• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Ambiente, massimo storico per eolico e solare, che coprono il 14 per cento della domanda elettrica. CO2 in calo ma, questa volta, non per la crisi economica.

fonti-rinnovabiliNei primi nove mesi dell’anno le fonti rinnovabili non programmabili – eolico e solare – hanno coperto il 14% della domanda di energia elettrica nazionale: un massimo storico registrato a fronte di un calo dei consumi di energia primaria (-2%) e delle emissioni di CO2 (-3%) rispetto allo stesso periodo del 2015 mentre la quota di energia elettrica prodotta da tutte le fonti green si conferma intorno al 41%. È quanto emerge dall’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano curata dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).

Riduzione emissioni del 29% rispetto al 2005. “L’analisi evidenzia una novità rilevante rispetto al trend degli ultimi anni,  ovvero la diminuzione dei consumi e delle emissioni,  pur in presenza di un lieve aumento del PIL. Si tratta di un’inversione di tendenza perché fino ad oggi, l’Italia è stato il solo Paese, tra le maggiori economie Ue, in cui un contributo significativo alla riduzione delle emissioni è venuto dalla crisi”, spiega Francesco Gracceva, dell’Unità Studi e Strategie ENEA, responsabile del gruppo di ricerca che cura l’analisi. “Con questo trend, a fine anno si stima una riduzione delle emissioni del 29% rispetto al 2005, in linea con gli obiettivi di riduzione fissati per il 2020 dalla SEN e con i target in discussione per il 2030”, aggiunge.

Luci e ombre. L’analisi evidenzia inoltre che l’indice ISPRED (Indice Sicurezza energetica, PRezzo Energia e Decarbonizzazione, è espresso in un range da 0 (indicatore negativo) a 1 (massimo valore positivo), elaborato dall’ENEA per misurare sicurezza energetica, prezzi e decarbonizzazione nel nostro Paese è migliorato, raggiungendo con 0,62 il massimo degli ultimi cinque anni. “Questo dato è però frutto di due andamenti contrapposti: da un lato la riduzione delle emissioni di CO2 e la conseguente decarbonizzazione del sistema, e dall’altro, il peggioramento dell’indicatore relativo ai prezzi”, sottolinea Gracceva. Sul fronte gas, i prezzi medi per i consumatori industriali segnano un tasso di riduzione del 9,5% a fronte di un calo del 17% della media dei principali paesi Ue, che implica dunque un peggioramento della posizione italiana. Inoltre, la forbice fra i prezzi italiani e quelli sul mercato di riferimento europeo (TTF) resta molto elevata, 2€/MWh, non giustificata dai costi del trasporto internazionale. Quanto ai prezzi dell’energia elettrica per le industrie, negli ultimi due trimestri 2016 sono aumentati del 3% circa rispetto al primo semestre, con un probabile ulteriore allargamento del gap fra Italia e resto d’Europa.

I paesi da cui importiamo il greggio: Iraq e Iran in crescita. Gas aumenta quello algerino, in calo quello russo. In aumento anche i prezzi del gasolio: con 1,3 €/l il prezzo del gasolio italiano nel periodo giugno – settembre si è avvicinato ai massimi dell’Unione, pari a 1,35 €/l. L’analisi evidenzia una ripresa delle importazioni di greggio (+3%) nel terzo trimestre, con l’import dall’area mediorientale in forte crescita (+38%), in particolare da Iraq e Iran. Si conferma la crescita della domanda di gas naturale (+1,9%), che fa seguito all’incremento del 4,8% registrato nel secondo trimestre. Aumenta l’import dall’Algeria (+150%), mentre cala quello da Russia (-10%) e Nord Europa, in controtendenza rispetto al resto dei Paesi europei.

Fonte: Enea

Energie rinnovabili: “Piano Regolatore delle Città del Vino”

Si’ all’eolico ed al fotovoltaico, ma senza eccessi, perche’ se il risparmio energetico e’ un obiettivo importante su cui puntare per il futuro, bisogna stare attenti che questo non comporti un eccessivo ”consumo” del territorio: i sindaci dei territori del vino concordano nella necessita’ di inserire nel ”Piano Regolatore delle Citta’ del Vino” un regolamento ad hoc perche’ gli impianti delle energie rinnovabili siano rispettosi del paesaggio, senza che un’installazione indiscriminata possa deturpare vigneti o colture.

In Italia gli impianti installati nel 2009 sono stati circa 71.300, per una produzione di oltre 1.140 megawat. ”Quello delle energie rinnovabili e’ un tema che interessa sempre piu’ da vicino i territori rurali – spiega il presidente delle Citta’ del Vino Giampaolo Pioli – ma, in un momento difficile per l’agricoltura come quello che stiamo vivendo, si corre il rischio che sostituire un vigneto con un impianto fotovoltaico o installare pale eoliche al posto di colture o vicino ad edifici di interesse storico e culturale, possa essere considerato solo una forma di reddito alternativa, senza considerare i gravi danni di immagine per il paesaggio e le pesanti ripercussioni sul turismo.

Energie alternative: meglio in territori poco produttivi e svantaggiati. L’obbiettivo e’ quello di dare ai sindaci dei territori del vino regole e misure per la gestione urbanistica degli impianti. Siamo assolutamente favorevoli al diffondersi delle energie alternative – conclude Pioli – ma e’ necessario che gli strumenti urbanistici dei comuni si facciano carico di scegliere le porzioni di territorio aperto meno produttive e svantaggiate, le aree industriali o di cava dismesse”. Di fronte alle nuove problematiche legate alle energie rinnovabili e al loro impatto sulla gestione del territorio, le Citta’ del Vino hanno deciso di lavorare ulteriormente al loro Piano Regolatore – lo strumento urbanistico dei comuni del vino italiani, dove anche il ”territorio rurale aperto” e’ oggetto di attivita’ pianificatrice da parte dell’ente pubblico – approfondendo i problemi che l’uso indifferenziato, al di fuori della pianificazione, dei pannelli fotovoltaici, o degli impianti eolici, comportano, in termini di impatto paesaggistico, ma anche in relazione al loro smaltimento, che non sara’ semplice ne’ poco invasivo per l’ambiente, anche quando si renderanno necessarie sostituzioni con nuovi modelli.

(fonte Asca)

23 e 30 agosto 2010: scadono i bandi indetti dai Gal Polesani rivolti agli agricoltori

Francesco Peratello, presidente Gal Delta Po

Alberto Faccioli, presidente Gal Adige

Scade il 23 agosto 2010 il termine per il bando relativo alla Misura 311 Azione 3 “Incentivazione della produzione di energia e biocarburanti da fonti rinnovabili”, pubblicato sul Bollettino della Regione del 9 luglio 2010 dei Gal polesani Delta Po e Adige. Il bando è rivolto agli agricoltori, così come definiti dal regolamento (CE) n. 73/2009, che realizzeranno investimenti per la produzione e vendita di energia elettrica e/o termica e per la lavorazione e trasformazione della biomassa destinata alla produzione di energia.

Ancora fonti rinnovabili e sviluppo microimpresa. Il 30 agosto 2010, invece, scadranno i termini per la presentazione delle domande relative ai bandi del Programma di Sviluppo Locale (PSL), nell’ambito dell’Asse IV Leader del PSR del Veneto inerenti la “Creazione e sviluppo di microimprese”  (Misura 312 Azione 1), e “Creazione e ammodernamento di microimprese orientate allo sfruttamento delle energie rinnovabili” (Misura 312 Azione 2).

Entro il 2014, investimenti nel territorio polesano per oltre 18 milioni di euro. Con questi due bandi, i GAL polesani mettono a disposizione del territorio 1.200.000 euro di contributo pubblico, che si vanno ad aggiungere ai 2.830.000 euro, messi a disposizione con i tre bandi precedenti, per complessivi oltre 4 milioni di euro. Con il programma di sviluppo locale si vuole aumentare la competitività, la qualità, la distintività del territorio, dell’ambiente e delle sue produzioni, elementi chiave per rafforzare la capacità delterritorio di agire e contrastare la crisi economica attraverso la valorizzazione delle eccellenti e peculiari risorse di cui dispone. Questo obiettivo verrà concretizzato proprio attraverso le risorse del Leader dei due Gal polesani, che attiveranno fino al 2014 investimenti locali per oltre 18 milioni di euro sul territorio di competenza, da utilizzare in maniera sinergica con gli altri strumenti che l’Unione Europea ha messo a disposizione per il territorio.

(fonte Gal Delta Po)