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Eurocarne, la zootecnia veneta rilancia la linea vacca-vitello

quote_latteParte dal Veneto, che con oltre 532 mila capi bovini macellati contribuisce per il 18 per cento alla produzione di carne bovina a livello nazionale, la riscossa della carne nata, allevata e macellata in Italia, grazie alla collaborazione dell’Associazione italiana allevatori con l’Associazione regionale degli allevatori veneti (Arav), la Regione Veneto, l’Università di Padova e i consorzi di produttori Unicarve e Azove.

Collaborazione di stalle da latte e da carne. Il progetto pilota lanciato si chiama «Meetbull» ed è stato presentato nel corso della 26ª edizione di Eurocarne.  La sperimentazione è già partita e vede la collaborazione di stalle da latte e da carne, con l’obiettivo di sostenere il comparto delle carni, attraverso la linea vacca-vitello, ottimizzando cioè la rimonta interna delle stalle da latte con il seme sessato. «In questo modo – spiega il presidente di Arav, Floriano De Franceschi sostituiamo le nascite di vitelli maschi dalle razze da latte, che non hanno alcun ritorno in chiave economica, con capi meticci da carne, di valore commerciale nettamente più alto, in modo da avere un prodotto al 100 per cento italiano». In termini economici, anche se il seme sessato ha un costo del 30 per cento superiore rispetto al seme convenzionale (circa 100 euro contro i 70 per il convenzionale), il ritorno è di circa 300 euro per animale allevato, al termine del ciclo di accrescimento. Il progetto pilota ha già coinvolto 150 stalle da latte e da carne e i primi 800 capi sono già nati. L’obiettivo è arrivare a fine novembre con 3.000 meticci di Frisona e razza Blu belga allevati per la produzione di carne. In una seconda fase dovrebbe essere coinvolta anche la razza Piemontese.

Lo scenario Veneto. Secondo le elaborazioni Ismea su dati Istat, la produzione di carne bovina realizzata in Veneto, il cui valore ai prezzi di base è pari a circa 475 milioni di euro, rappresenta il 14 per cento del valore della produzione a livello nazionale e incide per oltre il 9 per cento su quello dell’agricoltura regionale complessivamente considerata. Il numero dei bovini da carne allevati in Veneto rappresenta il 26,1 per cento del totale nazionale ed è secondo in ordine di importanza con una quota appena inferiore a quella della Lombardia (29,2 per cento).

Fonte: Servizio Stampa Eurocarne-Veronafiere

10-13 maggio 2015, a Verona si tiene Eurocarne. Cultura del prodotto e internazionalizzazione le chiavi di volta per il rilancio dei consumi.

Carne equinaShow cooking con i protagonisti dei talent televisivi di successo, corsi di taglio di prosciutto secondo la tradizione dei “cortador” spagnoli, degustazioni comparate e analisi sensoriali della carne della “Meat Experience”. E ancora un concorso nazionale che premia le quote rosa dietro al bancone della macellaria e uno dedicato ai giovani macellai di domani, “Junior gastromeat”. Sono solo alcune delle iniziative in programma alla 26ª edizione di Eurocarne, il salone internazionale sulla filiera delle carni che Veronafiere organizza da domenica 10 al mercoledì 13 maggio.

L’obiettivo della manifestazione è rilanciare i consumi, in favore di un compartom, quello carneo, che in Italia vale oltre 32 miliardi di fatturato, tra parte industriale e zootecnica, e dà lavoro a oltre 180mila persone. «Per questo – ha spiegato il presidente di Veronafiere, Ettore Riello – è prioritario riscoprire e diffondere una vera cultura della carne, che dall’allevamento alla tavola è fatta di tradizioni e innovazione costante. Per apprezzare e valorizzare questo prodotto bisogna conoscerlo e servono figure professionali, in macelleria come nei banchi della Gdo o nei ristoranti, in grado di soddisfare un consumatore sempre più esigente». Al via domenica, quindi, quattro giorni di fiera che per la prima volta rappresenta l’intero settore: dall’allevamento e macellazione, passando per l’industria di lavorazione, trasformazione e confezionamento, fino alla distribuzione, nelle sue diverse forme.

Oltre 170 aziende presenti. Al taglio del nastro, (ore 11, Padiglione 11, Area Forum by Costa Group), presente il Governatore del Veneto, Luca Zaia. La regione, infatti, è da sempre leader nazionale nel mondo delle carni, con oltre 2,3 miliardi di fatturato e il primato per numero di capi bovini (35% del totale italiano) e avicoli (30%). «Eurocarne, pur rinnovata nel format, grazie all’organizzazione diretta da parte di Veronafiere – ha ricordato il direttore generale dell’Ente, Giovanni Mantovani –, si conferma una rassegna b2b con oltre 170 aziende presenti, di cui il 10% estere. Per questa edizione abbiamo puntato molto sull’internazionalizzazione, investendo sull’incoming di buyer selezionati da Slovenia, Croazia, Bosnia, Macedonia, Russia, Polonia, Marocco, Egitto». Spazio perciò all’approfondimento più mirato per il business. Protagonisti a Eurocarne sono, infine, i numerosi convegni e workshop che affrontano tematiche come la sostenibilità, il benessere animale in allevamento, la sicurezza alimentare, l’etichettatura, la tracciabilità del prodotto e gli ultimi trend di consumo, quale il rinato interesse per la selvaggina, spinto da chef stellati come Bruno Barbieri.

Fonte: Veronafiere

 

Consumo carne, forte attenzione alle promozioni ma anche al benessere, ad Eurocarne 2015 si parla dei nuovi trend di consumo

Carne equinaScendono gli acquisti di carne a valore (-5,4%) e a volume (-3,2%), cresce il segmento degli elaborati di carne rossa e bianca (+3% a volume) e si consolida il segmento degli avicoli, che nel quinquennio 2009-2014 registra un incremento della spesa da parte delle famiglie italiane del 10%, superiore alla crescita della spesa per la carne suina (+4,1 per cento). Questi i dati elaborati da Ismea, sulla base delle informazioni Nielsen relative al periodo gennaio-novembre 2014, in confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, rilanciati da Eurocarne, manifestazione internazionale dedicata al comparto carneo, in programma a Veronafiere dal 10 al 13 maggio prossimi.

Forte attenzione alle promozioni, ma anche a salute e benessere. Tali tendenze sono in linea con l’effetto della spending review delle famiglie italiane, che ha portato 3 italiani su 4 a cambiare le proprie abitudini di acquisto verso una minore spesa di scorta e una forte attenzione alle promozioni. Sul fronte promozionale, aumenta la sensibilità degli italiani anche in relazione all’acquisto di carne, +2.1% il numero di famiglie acquirenti la categoria in offerta. Tra i consumi alimentari, in generale, si registra una rivitalizzazione di alcuni segmenti-servizio come il pronto da mangiare, con i secondi piatti che segnano trend crescenti pari al 17,5% a volume e al 12,6% a valore. Anche l’area cosiddetta «benessere-salutistica» manifesta un andamento positivo, con performance del +6,8% a volume e +6,9% a valore (fonte: Nielsen).

Attenzione alla qualità dei prodotti. La conseguenza di simili evoluzioni nei consumi di carne è che la moderna distribuzione deve rapportarsi sempre di più con un consumatore definito «flexitariano», orientato cioè a limitare l’apporto proteico dei derivati della carne (rossa in particolare), interessato e attento alla propria esperienza di consumo, connesso, responsabile degli acquisti.  Queste tematiche (e non solo) saranno presentate durante la tavola rotonda “Cambiano i consumi alimentari. Quale futuro per il reparto carni” in calendario il prossimo 11 maggio a Eurocarne (ore 10.30, Area Forum by Costa Group, Padiglione 11), alla presenza di importanti rappresentanti del mondo della produzione e della distribuzione, in seguito alla ricerca quanti-qualitativa consumer Cawi diretta da Sgmarketing e realizzata lo scorso mese su un campione di 1.000 responsabili degli acquisti.

Fonte: Verona Fiere

 

Sicurezza alimentare e redditività partono dal tavolo di progettazione

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), visita soci azienda Dimensione Carne, fasi lavorazione

Soci ARGAV in visita agli stabilimenti dell’azienda Dimensione Carne di Piove di Sacco (PD)

La redditività della filiera delle carni, in tutte le proprie fasi, ma in particolare in quella di trasformazione e lavorazione, passa attraverso la sicurezza alimentare e un’adeguata attenzione agli ambienti, alle macchine e alle attrezzature può fare la differenza. È quanto emerso nel corso del convegno di approfondimento «From Cad to Fork: hygienic design e sicurezza alimentare», organizzato da Eurocarne – rassegna internazionale dedicata al comparto carneo in programma a Veronafiere dal 10 al 13 maggio prossimi , in collaborazione con EHEDGEuropean Hygienic Engineering & Design Group e Università degli Studi di Padova (Master in Progettazione igienica per produzioni alimentari sicure ed efficienti).

Un nuovo modo di pensare alla sicurezza alimentare. Oltre 200 operatori del settore hanno preso parte all’evento, svoltosi lo scorso 9 gennaio, che ha voluto promuovere, come ha ricordato Fabrizio de Stefani, medico veterinario e direttore del dipartimento Aulss 4 Regione Veneto (Dipartimento di Sanità animale e sicurezza alimentare), «un nuovo modo di pensare la sicurezza alimentare, che non ha origine solamente nella fase di produzione animale e di lavorazione delle materie prime, ma vive un percorso parallelo nelle fasi di progettazione delle macchine e delle attrezzature per la lavorazione». Prodotti alimentari sicuri, insomma, si ottengono anche perché lavorati in ambienti igienicamente protetti. «E quello che oggi serve è una rivoluzione di pensiero», insiste de Stefani, assicurando che anche Eurocarne, manifestazione di riferimento a livello internazionale, potrà rappresentare un luogo di dibattito per conquistare nuove frontiere in chiave di sicurezza.

Il marchio Ehedg. A livello internazionale esiste un marchio che individua le macchine che rispondono ai requisiti di sicurezza più avanzata sul piano igienico. Si tratta del cosiddetto «Ehedg», European Hygienic Engineering & Design Group, di cui l’ingegnere Giampaolo Betta è il presidente. «Secondo la Fao – ricorda Betta – i sistemi più igienici possono garantire la riduzione degli sprechi alimentari, ridurre i tempi di sanificazione, consentire risparmi anche sulle risorse idriche impiegate. Aspetti importanti, che si traducono in vantaggi economici», ai quali soprattutto le multinazionali prestano attenzione.

Risparmio idrico. «In Europa il consumo di acqua dovuto all’uso dell’industria alimentare è il 12% del consumo totale e molto dovuto alla fase di lavaggio – riferisce –. Se prendiamo il settore delle carni, studi recenti dicono che per la lavorazione della carne, sul totale dell’acqua impiegata nel reparto, il 48%, cioè quasi la metà, è utilizzata per sanificare. L’hygienic design è la migliore soluzione per contenere l’uso di acqua». Eurocarne, secondo Betta, «sarà l’occasione per fare breccia con questi temi su un settore, come quello delle carni, che non sempre è sensibile».

Verso una classificazione dei macelli in base a criteri di igene di processo? Eppure, rende noto Antonia Ricci dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, «il mondo scientifico sta riflettendo se classificare i macelli in base a criteri di igiene di processo, con la conseguenza che rappresentare un modello efficiente e igienicamente sicuro significa immettere sul mercato prodotti di fascia più elevata, con prospettive di guadagno indubbiamente migliori». Macchinari e prodotti di hygienic design, tuttavia, accanto ai vantaggi presentano costi di acquisto superiori, «a volte anche di 6-7 volte maggiori rispetto alle attrezzature di base», precisa  Roberto Caracciolo dell’Università di Padova. «Parliamo di macchine o motori che presentano superfici trattate con una lucidatura elettrochimica, con guarnizioni particolari, senza pieghe, righe, cavità o viti – elenca Caracciolo –. Il tutto è progettato per essere pulito nel miglior modo possibile». La nuova frontiera della sicurezza alimentare, insomma, parte dal tavolo di progettazione.

Fonte: Veronafiere

La sicurezza alimentare dei prodotti tra i punti deboli del TTIP, l’Italia chiede l’etichettatura per la difesa del made in Italy

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), all'interno dello stabilimento Dimensione Carne

foto di repertorio, soci ARGAV in visita a stabilimento Dimensione Carne di Piove di Sacco (PD)

«Se, come temiamo, il negoziato sul libero scambio con gli Stati Uniti (TTIP) porterà ad un’apertura nei confronti delle importazione avicole, vogliamo la sicurezza dalla Commissione europea che il prodotto importato rispetti gli standard comunitari in termini di biosicurezza, benessere animale, divieto nell’utilizzo di sostanze chimiche, a tutela in particolare della filiera avicola italiana». A dirlo, Lara Sanfrancesco, direttore generale di Unaitalia (Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova), ieri, giovedì 30 ottobre, a Verona nel corso del del Roadshow di Eurocarne, ultima tappa di un tour che ha toccato Legnaro (Padova), Reggio Emilia e Milano e che proietta il comparto verso la grande manifestazione dedicata alla filiera delle carni e alle tecnologie per la produzione, lavorazione e commercializzazione in programma a Verona dal 10 al 13 maggio 2015.

Per contrastare i pericoli del Ttip (Transatlantictrade and Investment partnership), il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti, spiega Lara Sanfrancesco, «stiamo lavorando per far emergere i valori della filiera avicola italiana, anche attraverso l’etichettatura; solo così potremo difendere l’autosufficienza produttiva e tutelare le caratteristiche del made in Italy che rendono il prodotto sicuro e rispettoso di standard produttivi elevati. Altrimenti il rischio è che l’avicoltura italiana non sia più competitiva in caso di importazioni dagli Stati Uniti».

Le minacce sono di due ordini. «L’utilizzo negli Stati Uniti di antibiotici promotori della crescita e l’impiego di decontaminanti come il cloro per abbattere eventuali agenti patogeni – specifica Sanfrancesco -. Entrambe le procedure sono vietate nell’Unione europea». Altri rischi, inoltre, sono di ordine economico, perché «i costi di produzione in Italia sono molto più elevati, anche per garantire una tracciabilità della filiera che risponde ai massimi requisiti di sicurezza alimentare».

Carne avicola, consumi in aumento. Nel corso degli anni i consumi di carne avicola sono aumentati in maniera considerevole, passando «da 1,5 chilogrammi pro capite annui negli anni Cinquanta – osserva Sanfrancesco – agli attuali 19,30 chili e le prospettive sono di un’ulteriore crescita nel medio-lungo periodo, tanto che nel 2050 quella avicola sarà la carne più consumata al mondo». L’evoluzione dei consumi, prosegue il direttore generale di Unaitalia, ha registrato modifiche anche sul fronte degli acquisti. «Fino agli anni Ottanta – osserva – si consumava solo il pollo intero, mentre oggi il trend si è invertito e il consumatore predilige le singole parti. Cambiamenti che si possono riassumere così: «Il 28% dei consumi sono rappresentati da preparati e trasformati, come ad esempio spiedini e roll-on, il 60%  è legato alle singoli parti avicole, mentre solo il 12% è dato dall’acquisto di avicoli interi». Dinamiche, queste, che rispondono ai cambiamenti della società, che riflette un aumento delle famiglie mononucleari e la ricerca di prodotti pronti risponde al bisogno di avere una facilità di accesso agli strumenti di cucina più veloci. Nel 2008, invece, il 21 per cento era rappresentato da preparati e trasformati, il 64 per cento da singole parti avicole e il 15 per cento da avicoli interi.

Unaitalia in cifre. Unaitalia rappresenta oltre il 90% di tutta la produzione avicunicola nazionale, pari a 1.258.800 tonnellate di carni avicole e 68.000 tonnellate di carni cunicole (anno: 2013). Il valore alla produzione ha toccato i 5,7 miliardi di euro, mentre i dipendenti della filiera sono complessivamente 100mila, tra diretti (55mila) e indotto. «Le previsioni dei consumi nel 2014 sono sostanzialmente stabili, con un incremento dello 0,4 per cento – riassume Sanfrancesco -. La filiera avicunicola è l’unico comparto zootecnico in cui l’Italia può contare sulla sovranità alimentare, grazie a una produzione pari al 108% del fabbisogno, con 243mila tonnellate esportate e 145mila importate».

Polonia primo produttore europeo. A livello europeo l’Italia si colloca al sesto posto in termini di produzione, dopo Polonia (2.372.000 tons), Francia (1.872.000 tons), Germania (1.708.000 tons), Inghilterra (1.606.000 tons) e Spagna (1.299.000 tons).

Fonte: Veronafiere

 

Bovini da carne: al Veneto il primato in italia, ma nei ristoranti l’80% della carne viene dall’estero

Carne griglia Festa Agricoltura MiranoIl Veneto è la prima regione a livello nazionale per allevamento di bovini da carne, con 950 aziende e 420mila capi, per un valore di oltre 420 milioni di euro. Tra le province, Verona è in testa con il 29% della produzione, seguita da Padova (25%), Treviso (20%), Vicenza (12%), mentre Venezia, Rovigo e Belluno si spartiscono il restante 14 per cento. Nonostante questo primato, la carne servita nei ristoranti veneti è per l’80% straniera, secondo quanto dichiarato dal Consorzio Italia Zootecnica. A sottolinearlo, è stato il direttore dell’ente consortile, Giuliano Marchesin, nel corso della prima tappa dell’Eurocarne 2015 Road Show, tenutasi nei giorni scorsi a Legnaro, in provincia di Padova, nella sede dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. Un percorso dedicato alle filiere delle carni, come tappa di avvicinamento alla 26ª edizione di Eurocarne, in programma a Verona dal 10 al 13 maggio 2015 (www.eurocarne.it);

Zootecnia bovina del Veneto leader su scala nazionale, carne di importazione nei ristoranti. Un controsenso, diretta conseguenza del clima di incertezza che pesa sull’applicazione della nuova Politica agricola comune (Pac) 2020 per la zootecnia bovina da carne, cui si aggiunge il fatto che importare carne resta ancora la soluzione più conveniente, tanto che il 50% di quella che finisce sulle tavole italiane proviene da oltreconfine. In questo quadro, si assiste ad una continua riduzione di allevamenti, posti stalla e produzione: nel dubbio, gli allevatori italiani tengono meno capi per limitare eventuali perdite, con il risultato che nel solo 2013 il Veneto ha perso il 10% degli animali.  L’applicazione della nuova Pac, declinata per l’Italia dal Ministero delle Politiche agricole e dalle Regioni, non aiuta. «Dal 2015 gli allevatori percepiranno il 50% dei pagamenti diretti. Un taglio che inoltre vede penalizzate le aziende che possiedono meno terreni, visto che il plafond degli stanziamenti non sarà calcolato sul numero dei bovini, ma suddiviso a seconda degli ettari dell’impresa agricola – riassume Giuliano Marchesin, relatore all’Eurocarne 2015 Road Show di Legnaro –. Il rischio è che i finanziamenti si disperdano in mille rivoli, considerando, poi, che il tetto minimo di 250 euro, contro i 400 richiesti dagli allevatori, per la presentazione di domande di contributo Pac ha avuto come risultato la moltiplicazione delle istanze: 20mila solo in Veneto».

Zootecnica veneta, una strada in salita. Il leitmotiv è comunque sempre lo stesso: la coperta, per quanto la si tiri, è sempre più corta e le previsioni sul 2015 non sono confortanti: le richieste di contributi del settore zootecnico nazionale ammontano a 169 milioni di euro, a fronte dei 66 milioni che saranno effettivamente erogati sotto forma di premi accoppiati ai bovini allevati. Numeri che per la zootecnia da carne made in Veneto significano una strada in salita. Ne è convinto Giuliano Marchesin, che ha presentato a Legnaro i pilastri del Piano carni bovine nazionale. «Se non si portano a compimento le azioni progettate dagli allevatori e condivise dalla filiera entro il 2014 – ha spiegato all’Osservatorio Eurocarne – e con il mercato tradizionale caratterizzato da “carne anonima”, sarà veramente la fine de settore».

Controffensiva, istituire un marchio di qualità carne 100% italiana, a settembre si inizia. Nasce da qui la proposta degli allevatori di istituire un marchio di qualità per identificare la carne 100% made in Italy che tuteli il cliente finale e rilanci i consumi. «Il “Sigillo Italiano” di cui chiediamo al Ministero la registrazione – ha continuato Marchesin –, identificherebbe senza ombra di dubbio i bovini allevati secondo un disciplinare riconosciuto dal Sistema di Qualità nazionale Zootecnia». In questo il Veneto sta facendo da apripista, con il lancio ufficiale, a settembre, del marchio “Qualità Verificata” che ha già ottenuto il via libera dalla Regione. Per quanto riguarda il Sigillo Italiano e la sua promozione tra i consumatori, il finanziamento dell’iniziativa – secondo Marchesin – potrebbe arrivare dagli stessi attori della filiera grazie al riconoscimento dell’interprofessione della carne bovina: «Si parla di un prelievo nell’ordine di qualche millesimo per ogni chilo di carne». Per far questo, però, è necessario che tutto il settore legato all’allevamento – produzione, trasformazione e distribuzione – decida di fare squadra. Un’occasione per fare il punto sarà di sicuro Eurocarne, dal momento che la manifestazione internazionale di Veronafiere punta a coinvolgere tutti gli attori del comparto, in modo trasversale: associazioni allevatoriali italiane ed estere, servizi di mediazione e per import-export, industria e settore del meat processing, associazioni di categoria e consorzi, consorzi di prodotto, grande distribuzione, grossisti, laboratori artigianali.

Distribuzione carne GdO, l’85% è in confezione. Un aiuto ulteriore al progetto Sigillo Italiano nel campo della tracciabilità e della chiarezza nelle comunicazioni sul prodotto potrebbe arrivare anche dal moderno packaging, come ha spiegato Antioco Mei, business development manager di Sealed Air, multinazionale leader del settore del confezionamento delle carni: «Oggi, nella grande distribuzione organizzata l’85% delle vendite di carne si concentra su quelle confezionate e solo il 15% riguarda il banco, che non è più fulcro, ma vetrina. Un packaging moderno è quindi imprescindibile a livello di sicurezza alimentare e comunicazione, sia per il consumatore che per l’industria».

(Fonte: Verona Fiere)

 

 

PAC post 2013, De Castro: “A giugno miglioreremo l’attuale proposta di Cioloş”

«Il 18 e 19 giugno prossimi, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo inoltrerà le proprie controproposte su quanto avanzato dal commissario Cioloş. Potremmo avere una Pac molto diversa da quella che è stata illustrata dal commissario europeo. E soprattutto faremo in modo che la redistribuzione delle risorse non penalizzi l’Italia». Così Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura a Strasburgo, annuncia ad Eurocarne, il salone internazionale delle tecnologie e prodotti per la lavorazione, conservazione, refrigerazione e distribuzione delle carni, organizzato da Veronafiere insieme con Ipack-Ima Spa e in corso di svolgimento fino ad oggi.

Anche i suinocoltori potranno accedere ai contributi Pac. De Castro, che ha partecipato alla 43ª assemblea annuale di Uniceb insieme al direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, ha indicato la strada per sostenere l’agricoltura italiana all’interno di un contesto europeo che non mette più il settore primario al primo posto nelle voci di spesa del bilancio Ue.  Quanto alla richiesta dei suinicoltori di accedere ai contributi della Pac, l’ex ministro De Castro offre ampie rassicurazioni. «Non saranno più esclusi – osserva – dal momento che con l’ocm unica potranno accedere ai contributi Pac, al pari di tutti gli altri settori».

Fondi Pac drasticamente ridotti per l’Italia. Per l’Italia, il plafond complessivo fra il primo e il secondo pilastro (ovvero aiuti diretti e sviluppo rurale) subirà una contrazione di 280 milioni di euro l’anno. «Siamo convinti – sostiene il numero uno della Comagri al Parlamento europeo – che dopo il passaggio in Aula e grazie ai poteri attribuiti dal Trattato di Lisbona, l’attuale proposta di riforma della Pac migliorerà». In che modo, parlando di carne bovina? «Attraverso una maggiore flessibilità sul nuovo articolo 68 (sulla qualità, nda) – afferma De Castro – facendo programmazione produttiva e con un sostegno specifico accoppiato». Sembra comunque certo, secondo quanto annunciato dal presidente di Uniceb, Renzo Fossato – riconfermato per acclamazione anche per il triennio 2012-2014 – «che le future disponibilità economiche per gli aiuti diretti con la nuova Pac saranno largamente inferiori a quelli attuali. Per questo sollecitiamo il Governo italiano a riservarne una consistente percentuale alla zootecnia».

(Fonte: Veronafiere)