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29-30 gennaio, a Verona, Fieragricola Tech accende i riflettori sull’importanza dei dati in agricoltura

«Oggi i dati in agricoltura rappresentano uno strumento per migliorare l’efficienza in azienda, per ottimizzare la gestione delle operazioni nelle imprese agricole e lungo le filiere agroalimentari e sono un mezzo tecnico che, in ultima analisi, incide sulla produzione, sulla redditività e sulla marginalità di un’azienda agricola. Ma i dati rivestono anche una utilità fondamentale non solo per imprenditori agricoli e catene di approvvigionamento, ma anche per dialogare con la Pubblica Amministrazione». Così Ivano Valmori, direttore di Agronotizie e accademico ordinario dei Georgofili ha sintetizzato il ruolo dei dati in agricoltura, una risorsa sempre più strategica nell’agricoltura moderna, intervenendo al webinar organizzato da Fieragricola Tech – expo conference di Veronafiere in programma i prossimi 29 e 30 gennaio 2025, con focus dedicati all’innovazione nei segmenti dell’automazione, robotica, smart irrigation, energie rinnovabili e biosolution – insieme con Image Line – Agricultural Hub, partner strategico della manifestazione.

Impossibile, dunque, fare a meno dei dati e dell’agricoltura digitale per tutte le 350 specie agrarie coltivate oggi in Italia, proprio perché è attraverso le informazioni raccolte in maniera scientifica attraverso macchine e mezzi agricoli, sistemi di supporto alle decisioni, satelliti, display e strumenti IoT che si riesce a prendere decisioni rapide in campo (versante agronomico), ma anche lungo la filiera (origine, salubrità, tipicità), per gli adempimenti legali delle imprese agricole (gestione e controllo registri di campo), per quelli amministrativi (attraverso i Caa, Centri di Assistenza Agricola delegati a raccogliere i dati per conto delle imprese agricole) e politici (Ministero dell’Agricoltura e Sovranità alimentare, Agea – Agenzia per le erogazioni in agricoltura, Unione europea).

Gli incontri sull’agricoltura digitale a Fieragricola Tech. La sfida dell’agricoltura digitale è articolata e complessa, anche per la rapidità stessa delle innovazioni nel settore, e nel corso di Fieragricola Tech gli operatori potranno approfondire diverse tematiche nei webinar organizzati da Veronafiere in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili (la più antica istituzione del mondo dedicata all’agricoltura, fondata a Firenze nel 1753) e Image Line.

Il 29 gennaio (ore 9.30, Tech Forum Verde), focus sul tema «Interoperabilità in agricoltura: stato dell’arte e prospettive», con interventi del professor Gianluca Brunori (Università di Pisa) e Andrea Cruciani (Agricolus).

Il 30 gennaio (ore 9.30, Tech Forum Blu), riflettori accesi su «Intelligenza Artificiale in agricoltura: prospettive e attualità»; interverranno la professoressa Laura Ercoli (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) e il professor Marco Montali (Libera Università di Bolzano). Alle 10.45 (Tech Forum Verde), spazio al convegno «I dati per dare valore al Made in Italy: certificazione, carbon credits e sostenibilità». Ne parleranno il professor Giuseppe Liberatore (direttore generale di Valoritalia) e Roberta Farina (Crea).

Alle 15.30 (Tech Forum Verde), il professor Angelo Frascarelli (Università di Perugia) e Salvatore Carfì (direttore di Agea Coordinamento) affronteranno le nuove frontiere del «Quaderno di Campagna dell’agricoltore nel fascicolo aziendale: implicazioni pratiche».

A seguire (ore 16:30, Tech Forum Verde), la presentazione del nuovo sistema «Agrinput®: integrare Intelligenza Artificiale e Realtà Aumentata per l’uso consapevole dei mezzi tecnici in agricoltura», con il rilascio di una App dedicata. Ne parleranno il professor Marco Vieri (Università di Firenze) e Manuel Isceri (direttore di Agrofarma e Assofertilizzanti in Federchimica). Moderatore di tutti gli incontri sarà il direttore di Agronotizie, Ivano Valmori.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

Verso Fieragricola Tech, in programma a Veronafiere il 29-30 gennaio 2025: l’irrigazione “smart” come strumento per migliorare efficenza, qualità e conti in agricoltura

Quanto costa investire per migliorare l’uso efficiente dell’acqua attraverso sistemi di smart irrigation (irrigazione intelligente)? «Difficile dare una cifra esatta, perché dipende dagli strumenti tecnologici che si scelgono, ma il costo potrebbe aggirarsi intorno ai 1.000-1.500 euro all’ettaro per il monitoraggio dell’umidità del terreno, informazione di grande rilevanza per pianificare l’impiego irriguo». Lo ha detto Salvatore Gentile del Consorzio di Bonifica per il Canale Emiliano Romagnolo (Cer), nel corso del webinar «Smart Irrigation, tecnologie e strategie per il risparmio idrico», organizzato da Fieragricola e dalla rivista Terra è Vita del gruppo New Business Media – Edagricole di Bologna, in vista della quarta edizione di Fieragricola Tech, expo-conference in programma il 29 e 30 gennaio 2025 e rivolta a imprenditori agricoli, operatori del settore primario, dottori agronomi, agrotecnici, periti agrari, decisori aziendali, energy manager e studenti. Al centro dell’evento di gennaio, le aree tematiche che sono sinonimo di innovazione e che saranno i driver per un’agricoltura sempre più sostenibile sul piano economico, ambientale e sociale: robotica, meccanizzazione e automazione, smart irrigation, energie rinnovabili e bio-solution.

Un approccio più scientifico e preciso

Fondamentale, ha proseguito Gentile, è il passaggio «da una gestione dell’irrigazione basata su stime e abitudini a un approccio più scientifico e preciso, monitorando costantemente l’umidità del suolo, le condizioni atmosferiche e le esigenze specifiche di ogni coltura, per definire con esattezza quando e quanto irrigare». Fra gli strumenti a supporto dell’agricoltore è possibile adottare sensori per misurare l’umidità del suolo e fornire dati precisi sulle necessità idriche delle piante; immagini satellitari per monitorare lo stato delle colture e individuare eventuali stress idrici; modelli matematici in grado di simulare il bilancio idrico del suolo e che consentono di prevedere le esigenze irrigue. Oltre, naturalmente, al sistema Irriframe, messo a disposizione gratuitamente dal Cer, per indicare agli agricoltori il momento ideale per irrigare nei campi. Fra gli strumenti a supporto delle decisioni, il cui acronimo è Dss (Decision Support System), Gentile ha elencato una serie di opportunità che gli agricoltori possono adottare in campo, dai sensori ottici integrati per la conoscenza dello stato idrico e di vigore della vegetazione direttamente in loco, ai sensori termici per effettuare analisi sullo stress idrico vegetazionale, ai sensori in grado di calcolare l’accrescimento della vegetazione in termini di volume di biomassa e di monitorare variabili come la fissazione del carbonio e l’esigenza idrica.

«Quando una pianta è sottoposta a stress idrico – ha spiegato la professoressa Brunella Morandi del Dipartimento di Scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna – la sua fisiologia subisce profonde modifiche. In condizioni di siccità, le piante chiudono gli stomi (piccoli pori sulle foglie, ndr) per limitare la perdita d’acqua attraverso la traspirazione, innescando un effetto a catena: riduzione dell’assorbimento di anidride carbonica, necessaria per la fotosintesi, processo attraverso il quale le piante producono zuccheri. Ma meno zuccheri significa meno crescita, meno frutti e una qualità inferiore. Inoltre, la riduzione del flusso di acqua e zuccheri verso i frutti compromette il loro sviluppo e la loro maturazione». Aspetti tutt’altro che trascurabili in frutticoltura. Una delle soluzioni attuabili, che è stata sperimentata dai ricercatori dell’Università di Bologna, è la gestione dell’irrigazione attraverso strategie di «deficit idrico controllato, che consiste nel ridurre l’apporto idrico in alcune fasi fenologiche specifiche della pianta, così da favorire lo sviluppo di alcune parti della pianta a discapito di altre, ottimizzando le risorse idriche, ma senza avere conseguenze negative sulla crescita dei frutti». Accanto alla smart irrigation, la ricerca deve proseguire il proprio percorso, attraverso lo sviluppo di varietà vegetali più resistenti alla siccità, migliorando le tecniche di irrigazione di precisione e utilizzando la fertirrigazione e i biostimolanti per aiutare le piante a far fronte allo stress idrico. 

Fonte: servizio stampa Veronafiere

Andamento del settore agricolo veneto del 2022, i dati presentati da Veneto Agricoltura a “Fieragricola Tech”

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Vale 7,7 miliardi di euro il comparto agricolo veneto nel 2022, un dato importante che segna addirittura un +18,4% sul 2021. Ad incidere maggiormente su questo valore non è tanto l’incremento delle produzioni quanto piuttosto l’aumento generale dei prezzi di mercato dovuto all’instabilità economica mondiale causata da una serie di fattori quali la guerra in Ucraina, l’aumento dei costi di produzione e dell’energia, l’inflazione, ecc. Come conseguenza, l’annata agricola 2022 nel Veneto registra buone performance sia per le coltivazioni erbacee (+10,9%) che legnose (+29,1%), mentre il settore zootecnico mostra un calo delle quantità prodotte, controbilanciato però proprio dall’incremento dei prezzi di mercato, con il valore della produzione che si stima in aumento del +18,1%.

Oltre 83 mila aziende agricole, guidate in gran parte da giovani. “In Veneto – sottolinea il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, in occasione della pubblicazione del report di Veneto Agricoltura sull’andamento del comparto agricolo veneto nel 2022 – abbiamo oltre 83mila aziende agricole, il 7,3% di tutte le aziende agricole italiane. Possiamo dire, con orgoglio, che oggi sono perlopiù i giovani a rappresentare il settore, con un contributo importante nell’innovazione, fatta anche di digitalizzazione e informatizzazione, in un settore ritenuto talvolta solo legato agli aspetti più tradizionali e meccanici delle colture. Invece oggi la competitività passa per l’innovazione: il valore nei mercati delle produzioni agricole è infatti dato anche dalla capacità delle aziende di “raccontare” il prodotto, in tutti i suoi aspetti. Sostenibilità, ecologia, proprietà organolettiche, ma anche quel patrimonio intangibile e straordinario che lega i prodotti del Veneto con la propria storia. Quella civiltà contadina che ha saputo guardare al futuro mantenendo salde le proprie radici”.

Nuova Pac. L’assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto, Federico Caner, intervenuto alla conferenza stampa, ha ricordato cheti tratta di “Un risultato raggiunto anche grazie al contributo della Regione, che sotto il profilo finanziario, strategico ed operativo ha sempre supportato le imprese agricole venete attive e i suoi 76mila addetti. Nel disegno regionale i fondi pubblici rappresentano un importante sostegno al settore primario. Nella programmazione 2023-2027 della PAC avremo a disposizione circa 500 milioni all’anno, quota importante che andrà ad alimentare la competitività delle nostre imprese agricole. Ora la vera sfida è anche quella di tutelare tutte le nostre produzioni, affinché il ‘Made in Veneto’ non rimanga solo un bello slogan sulla carta, ma diventi un vero e proprio brand capace di comunicare e assicurare qualità e autenticità di quello che di buono e sano viene prodotto nel nostro territorio”.

In dettaglio. Ecco i principali risultati raggiunti nei primi nove mesi del 2022 dai diversi comparti dell’agricoltura veneta, presentati lo scorso 1 febbraio da Alessandra Liviero, responsabile dell’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, in occasione della prima giornata di “Fieragricola Tech” svoltasi a Verona.

Cereali: l’annata è stata senz’altro positiva per i cereali autunno-vernini, visto che sono aumentati gli ettari coltivati a frumento tenero (96.000 ha, +1%), grano duro (19.400 ha, +34%) e orzo (21.500 ha, +20,4%). In calo invece le rese, compensate però dall’incremento delle superfici coltivate, ad eccezione del grano tenero la cui produzione è stimata in calo (-5,5%). Annata “no” per i cereali a semina primaverile che hanno dovuto fare i conti con il pessimo andamento climatico estivo: per il mais da granella sono calate le superfici coltivate (143.000 ettari, -3%) e soprattutto le rese (7,1 t/ha, -29,6%). L’aumento dei prezzi (+37%) ha solo parzialmente controbilanciato la riduzione della produzione (1 milione di tonnellate, -31,7%).

Colture industriali: anche per queste produzioni il 2022 è stato caratterizzato da un incremento generalizzato dei prezzi, tuttavia l’annata è stata negativa a livello produttivo. Le superfici coltivate a soia sono aumentate (+5,3%), ma le rese sono calate decisamente (2,4 t/ha, -19%) e di conseguenza la produzione (360 mila tonnellate, -15%). In aumento gli ettari a girasole (4.200 ha, +9,4%) e in calo quelli coltivati a colza (3.600 ha, -17%). Annata negativa per la barbabietola da zucchero che ha visto ridursi le superfici (7.000 ha, -21,4%) e soprattutto le rese (46,4 t/ha, -24%). Anche il tabacco ha registrato una riduzione sia degli investimenti (3.000 ha, -27%) che della produzione (-20%), e in questo caso l’aumento dei prezzi non ha controbilanciato l’aumento dei costi di produzione, compromettendo la redditività della coltura.

Orticole: gli investimenti hanno tenuto e sono stati registrati leggeri incrementi per la patata (3.500 ha, +1,4%), il radicchio (4.650 ha, +2%), la lattuga (1.100 ha, +2,6%) e la fragola (370 ha, +2%); incrementi maggiori per asparago (1.830 ha, +4%), zucchina (1.570, +10,5%), aglio (+14,5%). In calo invece le superfici coltivate a meloni (-13,6%), carote (-8,4%), fagiolini (-16,8%) e cocomeri (-12,8%).

Frutticole: ottima annata per tutte le produzioni, con rese in netto rialzo rispetto alla sfortunata stagione 2021: melo (+71,4%), pero (+415,6%), pesco (+669,6%), kiwi (+327,3%), ciliegio (+52,8%) e olivo (+495%). I prezzi unitari hanno avuto variazioni altalenanti, mentre le superfici investite a frutteti sono in calo di circa il 3% a livello regionale.

Vitivinicolo: ancora in crescita la superficie vitata nel Veneto (95.910 ha, +2%), della quale oltre l’83% riguarda aree in zone Doc/Docg, mentre quella a Igt scende al 13,7%. Complessivamente nel 2022 nel Veneto sono stati prodotti 15 milioni di quintali di uva (+7,4%) pari a 12,6 milioni di ettolitri di vino (+7,3% rispetto al 2021). Stabile il prezzo delle uve (0,76 €/kg, +0,7%).

Lattiero-caseario: in calo la produzione di latte (circa 12 milioni di quintali, -1,3%), come pure il numero di allevamenti (2.800). Il prezzo medio annuo del latte è stato di 45,8 €/hl (senza IVA e premi), con un aumento del 24% rispetto all’anno precedente.

Zootecnia: il comparto sta subendo gli effetti del forte aumento dei costi energetici e alimentari con un importante riflesso sui prezzi delle quotazioni all’origine e anche sulla produzione. Per la carne bovina, il Veneto si caratterizza per la produzione del vitellone da carne e in parte per il vitello a carne bianca. La produzione viene stimata in calo del 3,5%. Il numero di allevamenti da carne è stabile a circa 6mila unità. La produzione di carne suina, concentrata nelle province di Verona e Treviso, pone il Veneto tra le regioni della filiera di alta qualità IGP/DOP. Nel 2022 la produzione si è però ridotta a 779,5mila capi, di cui circa 690 mila grassi (-2%), circa il 7,5% del totale nazionale.

Bilancia commerciale agroalimentare veneta: dopo tre anni di segno positivo, il saldo nei primi nove mesi del 2022 è tornato negativo attestandosi circa a -690 milioni di euro, contro i +140 milioni di euro dello stesso periodo del 2021. Ad influire sul risultato, ancora provvisorio considerato che si riferisce ai primi tre trimestri del 2022, è stato il forte aumento delle importazioni (+32,4%) rispetto alla crescita delle esportazioni (+15,1%). Le cause di queste risultanze negative vanno cercate nell’incremento dei prezzi delle materie prime agricole e dei costi energetici che ha stravolto gli andamenti positivi registrati nel Veneto negli ultimi anni. Il Report “Prime valutazioni sull’andamento del comparto agroalimentare veneto 2022” può essere scaricato dal seguente link: https://bit.ly/3WSS5oF

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

1-2 febbraio, a Veronafiere la prima edizione di Fieragricola Tech. Tra i partecipanti anche l’agenzia regionale Veneto Agricoltura, che presenterà i primi dati del comparto agroalimentare veneto 2022.

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Innovazione, formazione e business insieme. È la formula adottata dalla prima edizione di Fieragricola Tech al debutto i prossimi 1 e 2 febbraio a Veronafiere, con 60 espositori e oltre 50 eventi tra convegni e workshop aziendali. «L’iniziativa si inserisce come evento ponte verso la 116ª edizione di Fieragricola (dal 31 gennaio al 3 febbraio 2024), rassegna espositiva internazionale dedicata all’agricoltura con forte verticalizzazione delle filiere della meccanica agricola, zootecnia, energie rinnovabili, servizi, vigneto e frutteto», afferma Maurizio Danese, amministratore delegato di Veronafiere.

Focus su digitalizzazione in agricoltura, robotica, smart irrigation, energie rinnovabili, biostimolanti e sistemi di biocontrollo. «L’obiettivo – spiega Sara Quotti Tubi, event manager di Fieragricola Tech – è quello di accompagnare le imprese agricole e zootecniche negli investimenti strategici per il futuro del settore primario, tenuto conto che sempre più la transizione ecologica e digitale, i cambiamenti climatici, la gestione dei rischi, la richiesta di incrementare le produzioni per rispondere ad una popolazione mondiale in aumento, l’economia circolare e la riduzione degli sprechi, e anche le difficoltà a reperire manodopera specializzata sono percorsi obbligati per le filiere agricole e le comunità rurali».

L’agricoltura sta compiendo passi da gigante nelle tecnologie che sviluppano sistemi di raccolta ed elaborazione dati, irrigazione e zootecnia di precisione e sistemi di produzione di energie rinnovabili da fonti agricole (dal biogas al biometano, fino ai pannelli solari e all’agrivoltaico), sostenuta anche da forti investimenti pubblici, tanto che in Italia solamente l’agricoltura 4.0 ha raggiunto 1,6 miliardi di euro nel 2021, secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano.
Fieragricola Tech si rivolge, in particolare, agli imprenditori agricoli e agromeccanici, allevatori, veterinari, agronomi, agrotecnici, periti agrari, energy manager, ingegneri e progettisti del settore agro-zootecnico, consorzi di bonifica, Università ed enti di ricerca, Pubblica Amministrazione. All’evento parteciperanno buyer, imprenditori agricoli e professionisti provenienti da Algeria, Croazia, Slovenia e Serbia (programma completo qui: https://www.fieragricola.it/category/event/).

Sul tema della risorsa acqua in agricoltura si concentra la partecipazione di Veneto Agricoltura a “Fieragricola Tech“. L’Agenzia della Regione Veneto sarà infatti presente con un proprio spazio espositivo dedicato all’acqua e in particolare ad una serie di progetti europei, che l’hanno vista protagonista di recente, incentrati sulla cattura e il trattenimento di questo prezioso elemento quando è presente in abbondanza (forti precipitazioni) e il suo utilizzo razionale e senza sprechi quando è carente (periodi siccitosi). Sempre in tema di acqua, Veneto Agricoltura proporrà, giovedì 2 febbraio (ore 15:30), il focus “Tecnologie per l’H20. L’H2O per l’agricoltura“. Lorenzo Furlan e Davide Misturini dell’Agenzia regionale presenteranno le esperienze realizzate presso le aziende pilota e dimostrative “ValleVecchia” di Caorle (Ve) e “Sasse Rami” di Ceregnano (Ro), mentre Francesco Domenichini di ARPAV illustrerà le nuove tecnologie per la previsione delle precipitazioni a supporto delle decisioni irrigue. Insieme a L’Informatore Agrario, Veneto Agricoltura sarà protagonista anche di uno workshop in programma sempre il 2 febbraio alle ore 14:00, dedicato ai biostimolanti. Obiettivo dell’incontro sarà quello di analizzare, attraverso la presentazione di una serie di casi di studio ed esperienze dirette in campo, il bilancio sull’uso dei biostimolanti dopo 10 anni di impiego. Interverranno il prof. Giuseppe Colla dell’Università della Tuscia e il dr. Franco Tosini del Centro Sperimentale per l’Ortofloricoltura di Veneto Agricoltura con sede a Rosolina (Ro). Inoltre, mercoledì 1° febbraio (ore 12:00), primo giorno di “Fieragricola Tech”, Veneto Agricoltura presenterà alla stampa i primi dati del comparto agroalimentare veneto nel 2022.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere/Veneto Agricoltura

Verso Fieragricola Tech 2023. Rinnovabili, la sfida del fotovoltaico, opportunità per l’agricoltura senza spreco di suolo.

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La sfida è ambiziosa: arrivare ad almeno 52.000 MW di capacità fotovoltaica entro il 2030, con una crescita dell’82% fra il 2025 e il 2030. E il vantaggio non è solo di natura ambientale, visto l’obiettivo di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche di aumentare la resilienza degli agrosistemi ai cambiamenti e migliorare l’efficienza energetica. La strategia delle energie rinnovabili, a livello europeo inserita nei progetti «Green Deal» e «Fit for 55», richiede impegno, ma allo stesso è alla portata degli operatori, purché si semplifichino gli iter autorizzativi e procedurali. E anche l’agricoltura, attraverso veri e propri «sistemi» agrovoltaici, giocherà un ruolo nella diffusione dell’energia pulita, anche se ad oggi solo l’11,5% della potenza fotovoltaica installata in Italia (pari a 2.497 MW) è generata da 38.115 impianti installati nelle aziende agricole (il 4,07% del totale degli impianti). I numeri, forniti da Nicola Colonna del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali del Gruppo agrivoltaico sostenibile di Enea, sono stati illustrati nei giorni scorsi nel corso del webinar moderato da Giulio Meneghello (caporedattore di QualEnergia, partner dell’evento) sulle “Applicazioni fotovoltaiche per le imprese agricole italiane”, organizzato da Fieragricola Tech, manifestazione in programma a Veronafiere i prossimi 1 e 2 febbraio e dedicata, come ha ricordato Sara Quotti Tubi (event manager di Fieragricola), «ha tre focus specifici nell’ambito delle tecnologie: le energie rinnovabili in agricoltura, l’agricoltura digitale e la smart irrigation».

L’Italia, grazie alla dotazione finanziaria prevista dal Pnrr, può contare su un piano di risorse pari a 1,10 miliardi di euro per gli impianti agrovoltaici di medie e grandi dimensioni e su 1,5 miliardi di euro per la realizzazione del cosiddetto Parco agrisolare, così da incentivare l’installazione di pannelli ad energia solare sui tetti di edifici ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale. «Fra i benefici dell’agrovoltaico – ha riassunto Michela Demofonti, coordinatrice del gruppo di lavoro Agro-Fv di Italia Solare – vi è la possibilità dell’utilizzo simultaneo del territorio per l’agricoltura e per la produzione di energia elettrica da fotovoltaico, che permette così di aumentare la resilienza dei terreni agricoli, diversificare le fonti di reddito e creare valore aggiunto alle aree rurali». Secondo i calcoli di Italia Solare, entro il 2030 sono necessari 41,4 GW di nuove installazioni fotovoltaiche e la nuova potenza, in particolare, richiederebbe circa 54.000 ettari di superficie, il 30% della quale potrebbe sfruttare i tetti. «Pertanto – ha reso noto Demofonti – la superficie agricola necessaria è di meno di 38.000 ettari, equivalente allo 0,23% della superficie agricola totale».

Per rispettare gli ambiziosi obiettivi europei è necessario, tuttavia, un cambio di marcia. Lo ha riferito Marino Berton di Esco Agroenergetica (Cia-Agricoltori Italiani): «Nel corso del primo semestre 2021 sono stati installati in Italia impianti fotovoltaici per 362 MW, mentre, a partire dal prossimo anno e per tutto il prossimo decennio, sarà necessario installare mediamente 2.500 MW ogni semestre, cioè quasi sette volte tanto», ha calcolato.  Sarà sicuramente utile, per Berton, «cogliere l’opportunità offerta dalla futura costituzione di numerose comunità energetiche, nelle quali gli agricoltori produttori di energia potranno partecipare, fornendo un contributo alla produzione di rinnovabili al servizio della comunità e ottenendo benefici economici. E a livello comunitario, l’Unione europea sta mettendo a punto una strategia per promuovere le Comunità energetiche rurali, che rappresentano una nuova opportunità». Fra impianti elevati da terra, interfilari, verticali, gli impianti agrovoltaici che adottino soluzioni integrative innovative «devono svilupparsi in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale, anche consentendo l’applicazione di strumenti di agricoltura digitale e di precisione – ha specificato Nicola Colonna di Enea –. Il decreto legge 77 del 31 maggio 2021 prevede infatti che l’accesso agli incentivi per gli impianti sia subordinato alla contestuale realizzazione di sistemi di monitoraggio che consentano di verificare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture e la continuità delle attività delle aziende agricole interessate».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere