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Fotovoltaico: per ANBI Veneto, 2.450 ettari di laghi di cava per pannelli galleggianti l’alternativa al consumo del suolo agricolo

Pannello-Fotovoltaico

 “La pianura veneta è costellata da decine di cave dismesse da decenni o a fine ciclo, ormai piene d’acqua, denominate laghi di cava. Questi laghi ormai compromessi, che occupano, dati Arpav alla mano, una superficie complessiva di ben 2.450 ettari, si prestano benissimo al posizionamento di pannelli solari galleggianti per la produzione di energia solare. Costituirebbero un’alternativa, a zero consumo di suolo, all’utilizzo di terreni agricoli per il posizionamento di impianti fotovoltaici ad alto impatto ambientale e visivo.” A lanciare la proposta per un fotovoltaico più sostenibile è ANBI Veneto, l’associazione regionale dei consorzi di bonifica e irrigazione, per voce del presidente Francesco Cazzaro. L’occasione è stata la presentazione in Consiglio Regionale da parte di Coldiretti Veneto di oltre 24 mila firma raccolte con la petizione “No Fotovoltaico su Terreni Agricoli”.

Produzione sostenibile di energia elettrica. “ANBI Veneto, da sempre in prima linea contro l’indiscriminato consumo di suolo, condivide l’azione di Coldiretti Veneto nel denunciare lo sfruttamento di terreni vocati all’agricoltura per la produzione di energia solare – , spiega il presidente di ANBI Veneto –, le soluzioni per una produzione sostenibile di energia elettrica a basso impatto ambientale ci sono. Per quanto riguarda il fotovoltaico, in altre regioni d’Italia sono già state avviate centrali di produzione di energia solare grazie a pannelli galleggianti nei bacini artificiali a uso plurimo irriguo-idroelettrico, anche gestiti dai consorzi di bonifica. Il Veneto è punteggiato da moltissimi laghi di cava non più redditizi per i proprietari che avrebbero pertanto tutto l’interesse nel metterli a disposizione per l’uso fotovoltaico, tanto più che si tratta di laghi inaccessibili ai cittadini e privi di rilievo paesaggistico. Ad essi potenzialmente si sommano i laghi per l’idroelettrico e i bacini di laminazione, che hanno anche valenza irrigua. In quest’ultimo specifico caso il posizionamento di pannelli galleggianti avrebbe anche un ulteriore effetto positivo: una diminuzione della formazione delle alghe da cui conseguirebbe un miglioramento della qualità della risorsa idrica destinata all’irrigazione”.

I consorzi di bonifica sono molto attivi nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda l’energia solare a livello regionale, gli impianti solari in gestione ai consorzi di bonifica sono 10 per una produzione media annua di 496.100 kWh. Ad essi si sommano a 30 impianti, sempre in gestione consortile, per l’energia idroelettrica, per una produzione di 31.950.000 Kwh. Un’attenzione all’energia pulita, quella del sistema veneto della bonifica, che vede negli impianti solari galleggianti un’ulteriore strada da perseguire nel segno della sostenibilità. E nel rispetto dell’agricoltura.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

Fotovoltaico: 2 miliardi di dollari per nuovi accumulatori

impianti-fotovoltaici-industriali-campo-fotovoltaicoGli accumulatori saranno la nuova frontiera degli impianti fotovoltaici. Secondo la Global Information, infatti, entro il 2018 il volume d’affari di queste installazioni, produrrà oltre due miliardi di dollari. I protagonisti di questa espansione, come rende noto http://www.life.wired.it, saranno gli accumulatori a base di piombo acido, piombo carbonio e litio, giacché consentono di stoccare energia quando la produzione supera il consumo e di rilasciarla nel caso opposto, affiancandosi alle smart grid, le reti intelligenti che permettono di scambiare energia tra più utenti.

Litio, Cina tra i più grandi produttori mondiali. “Dal punto di vista tecnologico, grandi protagoniste del torrente di denaro saranno ancora le batterie piombo-acido, uno dei sitemi più vecchi per lo stoccaggio di energia che se da una parte hanno un ciclo di vita breve dall’altro beneficiano di un prezzo molto basso e di un efficienza accettabile già da ora, senza richiedere ulteriori spese in ricerca e sviluppo. Secondo i consulenti i ricavi di questa tecnologia arriveranno a 950 milioni di dollari entro il 2018, seguiti dal litio con 235 milioni e dal fanalino di coda, il piombo-carbonio, con 135 milioni dollari. “Queste cifre, secondo uno studio degli analisti, potrebbero variare; il litio, riconosciuta come la tecnologia migliore, potrebbe insidiarsi prepotentemente, seppur il suo alto prezzo dipenda da delicati equilibri geopolitici. Uno dei più grandi produttori del metallo infatti è la Cina e per cambiarne il prezzo sarebbero sufficienti incentivi governativi alla produzione.

(Fonte: Asterisco Informazioni)

Bio-impianti in aree rurali: la posizione di Coldiretti Veneto

cippato

L’impresa agricola ha molteplici opportunità nel settore agro-energetico: ri-utilizzo di biocombustibili solidi come biomasse forestali, residui agricolo e agroindustriali per la produzione di energia termica ed elettrica. Un ambito più specifico, ma non meno promettente, è rappresentato dal recupero di energia da effluenti zootecnici, anche in codigestione con materiali vegetali (biogas). Inoltre la diffusione del fotovoltaico in ambiente rurale può rappresentare una prospettiva interessante.

Necessaria una regolamentazione in Veneto. Per favorire la generazione di energia da fonti rinnovabili inserite in una filiera locale e limitare la diffusione di iniziative slegate dalle potenzialità produttive dell’agricoltura serve una regolamentazione in Veneto. I provvedimenti regionali, invece, vanno nel verso opposto evidenzia Coldiretti Veneto. Infatti la delibera della Giunta regionale del Veneto n. 2204/2008 disapplica l’art. 44 della legge regionale n. 11/2009, consentendo a tutti i soggetti la collocazione in aree rurali di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Priorità agli agricoltori. Di conseguenza, gli impianti più grandi, alimentati da biomasse non necessariamente locali, derogano totalmente, mentre quelli di dimensioni minori, devono dimostrare la connessione con le biomasse prodotte prevalentemente dall’azienda agricola e i requisiti fissati dalla legge urbanistica. Paradossalmente, quindi, le imprese che nulla hanno a che vedere con l’ambito produttivo agricolo, possono realizzare impianti alimentati con biomasse non locali o, addirittura, di provenienza estera, proprio in zona agricola.

Governare la diffusione del fotovoltaico in ambito agricolo. Coldiretti ha chiesto il  ripristino della norma regionale che consentirebbe di governare anche la diffusione del fotovoltaico, dato che l’impresa agricola, garantendo la connessione tra impianti e terreni, assicura una maggiore sostenibilità delle installazioni in ambito agricolo. Nel frattempo l’Organizzazione agricola è già ricorsa al Tar per bloccare quella che dovrebbe essere la distesa di pannelli solari  più grande d’Italia ovvero un progetto che andrà ad occupare oltre 100 ettari nella provincia di Rovigo.

(fonte Coldiretti Veneto)