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Fino al 27 maggio 2014, al Muse di Trento interessanti aperitivi con lo scienziato “Nature & Food”

nature and food205xhNegli spazi del MUSE, il nuovo Museo delle Scienze di Trento e Fondazione Edmund Mach, in collaborazione con CiMeC, SlowFood, Apot, Astro, Cantina Frantoio Agraria Riva del Garda, Azienda Provinciale per i servizi sanitari, propongono con “Nature & Food” un modo nuovo e piacevole di accostarsi alla scienza, attraverso una serie di apertivi con lo scienziato che approfondiscono i segreti del cibo. Il tutto, accompagnato da degustazioni particolari.

Mentre i ricercatori parleranno di ambiente, alimentazione, salute, i partecipanti potranno assaggiare i prodotti oggetto della presentazione, quali mele, pesci, vino, olio, miele… e per i più coraggiosi anche gli insetti. Obiettivo, divulgare in modo semplice e appetibile argomenti che altrimenti resterebbero chiusi nei laboratori di ricerca, coinvolgendo la popolazione su tematiche che partono dalla terra e dai suoi prodotti per arrivare fino alla tutela della salute.

Prossimi appuntamenti. Il primo incontro dell’anno nuovo sarà dedicato al tema del vino, visto da una prospettiva insolita, quella della sostenibilità e della salute, mentre successivamente uno degli appuntamenti sarà dedicato a una tematica attuale quanto importante, la sicurezza alimentare, che passa attraverso la tracciabilità degli alimenti. Sempre in tema di salute, un ulteriore appuntamento sarà dedicato ai prodotti realizzati in modo non industriale come ad esempio il latte crudo, i formaggi di malga, la birra non filtrata, che secondo alcuni recenti studi hanno proprietà benefiche, grazie ai microrganismi che arricchiscono la nostra flora intestinale. Gli ultimi due appuntamenti saranno dedicati agli insetti, dalle fastidiose zanzare alle zecche fino alle api. Dulcis in fundo, l’ultimo appuntamento sarà infatti dedicato ai segreti del miele.

In dettaglio28 gennaio 2014. IL TRIANGOLO SÌ O NO? Vino, salute e sostenibilità: un trinomio possibile? Marco Stefanini (Fondazione Edmund Mach) David Tombolato (MUSE).  25 febbraio 2014. LA SALUTE VIEN MANGIANDO. Alimenti tracciabili, consumatori sicuri: dai formaggi all’olio Federica Camin (Fondazione Edmund Mach) Massimo Fia (Agraria Riva).  25 marzo 2014. A TAVOLA CON I MICRORGANISMI. Mantenersi in salute grazie ai cibi Duccio Cavalieri (Fondazione Edmund Mach) Giorgio Guzzetta (FameLabber). 29 aprile 2014. NOI E GLI INSETTI, UN TEMA “PUNGENTE”. Zecche, zanzare e altro Annapaola Rizzoli (Fondazione Edmund Mach) Franco Guizzardi (APSS).  27 maggio 2014. API, MIELE E CURIOSITA’. Dolci nozioni sull’apicoltura Paolo Fontana (Fondazione Edmund Mach) Sergio Angeli (Professore di scienze agrarie e agroalimentari).

Modalità di partecipazione.Ore 18.00, MUSE Museo delle ScienzeCorso del lavoro e della Scienza 3, Trento. Partecipazione a pagamento (info costi su richiesta). Gradita la prenotazione: museinfo@muse.it, 0461.270311.

(Fonte: MUSE)

La Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario ha sequenziato il genoma del melo

Dopo la decodifica del genoma della vite, la Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario di San Michele all’Adige consegue un altro importante risultato. I ricercatori del Centro ricerca e innovazione hanno effettuato, infatti, l’intera sequenza del genoma del melo, per l’esattezza della varietà Golden Delicious. I risultati del progetto, durato due anni e finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, sono riportati in un articolo scientifico firmato da 85 autori pubblicato su Nature Genetics, prestigiosa rivista scientifica che all’importante risultato di portata mondiale dedicherà anche la copertina della versione cartacea di ottobre.

Il progetto. Nel corso del 2007 e 2008 sono state prodotte le sequenze del DNA di melo (circa 13 miliardi di nucleotidi sequenziati) e nel 2009 i ricercatori hanno effettuato l’assemblaggio e la ricostruzione del contenuto ordinato dei geni dei 17 cromosomi del melo. Le sequenze coprono 17 volte il genoma del melo con oltre l’82% del genoma assemblato nei cromosomi ed oltre il 92% dei geni ancorati ad una precisa posizione dei cromosomi. Le sequenze del DNA saranno disponibili da lunedì 30 agosto sulle banche dati internazionali, liberamente consultabili da parte della comunità scientifica.

Le scoperte.  Il sequenziamento del genoma del melo ha consentito di fare nuove scoperte e aumentare il grado di conoscenza sulla pianta del melo e sulla sua storia. In particolare:
– il melo coltivato è stato addomesticato 3-4000 anni fa a partire da un progenitore selvatico recente, Malus sieversii, specie ancora diffusa nei boschi tra il Kazakistan e la Cina;
-il genoma del melo ha subito una duplicazione databile a circa 50 milioni di anni fa, che ha portato i suoi cromosomi dai 9 dell’antico progenitore americano ai 17 attuali;
-il numero dei geni, 57 mila, è il più elevato riportato per i genomi di piante finora considerate. Tra questi geni la pubblicazione individua il completo assetto dei 992 geni responsabili della resistenza alle malattie: un arsenale potenzialmente molto utile al miglioramento genetico;
– è disponibile un elenco di tre milioni di posizioni del genoma (marcatori molecolari) utilizzabili come riferimento per orientarsi nel genoma e scoprire le funzioni dei suoi geni;
– sono state identificate alcune famiglie di geni correlabili con lo sviluppo del pomo, nome botanico del frutto del melo e dei suoi parenti stretti (ad es. pero, cotogno, sorbo).

Le ricadute. Il risultato è di portata mondiale. Si potranno ottenere in tempi rapidi nuove varietà di melo, accelerando i tempi del miglioramento genetico convenzionale e ottenendo piante che si autodifendono dalle malattie e dagli insetti e in grado di produrre frutti più salubri e gustosi. L’obiettivo è costituire varietà di mele che riducano gli interventi agrotecnici, realizzando così una frutticoltura più sostenibile: un filone di ricerca che l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige persegue da alcuni anni. Il sequenziamento del genoma del melo amplifica di almeno mille volte le nostre conoscenze relativamente a questa importante pianta agraria, in particolare le sue proprietà nutrizionali, l’impatto ambientale, l’esplorazione della biodiversità, gli studi filogenetici ed evolutivi.

Una mela su cinque in Italia è trentina. La mela è il frutto più importante delle regioni temperate. Delle 3000 varietà note circa dieci coprono oltre il 70 per cento della produzione mondiale. L’Italia è il sesto produttore al mondo, il secondo il Europa, con 2,2 milioni di tonnellate di mele prodotte. La scelta di sequenziare il genoma di Golden Delicious è stata dettata dall’importanza che questa varietà, originaria della Virginia, riveste a livello mondiale (è la seconda più diffusa al mondo) e, in particolare, in Trentino. Che, territorio tra i più vocati per la frutticoltura di qualità, dedica alla produzione della mela una superficie di circa diecimila ettari per un totale di circa 450 mila tonnellate (2009), rappresentando il 21 per cento del mercato nazionale (una mele su cinque consumate in Italia è trentina) ed raggiungendo assieme all’Alto Adige oltre il 60 per cento della produzione italiana.

Le collaborazioni. Il progetto coordinato dal Centro Ricerca e Innovazione di San Michele è stato realizzato in collaborazione con altre istituzioni internazionali: Myriad Genetics inc., Salt Lake City, Utah (USA), 454/Roche, Branford, Connecticut (USA), Amplicon Express, Pullman, Washington (USA), Washington State University, Pulllman, Washington (USA), University of Washington, Seattle, Washington (USA), INRA Anger (Francia), Plant and Food Research (New Zealand), Università di Gent, Gent, (Belgio), Parco Tecnologico Padano, Lodi (Italia), Università di Padova e Milano (Italia).

(fonte: Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario di San Michele all’Adige)