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A Vinitaly 2023, si parla della riforma degli alimenti a indicazione geografica (Igt), preoccupazioni in proposito da parte del mondo vitivinicolo

bottiglie-di-vino

C’è un grande dibattito nel mondo del vino sulla riforma degli alimenti a indicazione geografica, il nuovo impianto normativo al quale si sta lavorando in Europa e che entro fine aprile dovrebbe vedere l’approvazione del Consiglio dell’Ue. Sulla carta dovrebbe diventare, infatti, un testo unico sulla qualità, che andrebbe ad aggiornare e semplificare un sistema che in Italia vale 20 miliardi di euro. Ma c’è chi teme che per l’universo vinicolo potrebbe rappresentare un passo indietro, scalfendo perfino l’autonomia delle denominazioni del vino.

A fare il punto della situazione sarà il convegno “La riforma delle IG”, organizzato da Federdoc, Confagricoltura Veneto, Confagricoltura Venezia Giulia, Confagricoltura Trentino e Unione Agricoltori Altoatesini, che si svolgerà lunedì 3 aprile al Vinitaly di Verona nello stand di Confagricoltura. Il via alle 12.15 con i saluti di Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto; Alberto D’Attimis, presidente della sezione vitivinicola Friuli Venezia Giulia; Diego Coller, presidente di Confagricoltura Trentino; e Leo Tiefenthaler, presidente dell’Unione agricoltori e coltivatori diretti altoatesini. Seguiranno gli interventi dell’europarlamentare Herbert Dorfmann, componente Agricoltura e Sviluppo Rurale, e di Palma Esposito, funzionario dell’area politica Sviluppo economico filiera agroalimentare di Confagricoltura. La chiusura sarà affidata a Giangiacomo Bonaldi, presidente di Federdoc e Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura.

Preoccupazioni per il settore vino. “La proposta di riforma delle indicazioni geografiche ha l’intento di arrivare a un riordino generale, con termini procedurali e di tutela estesi a tutte le eccellenze dell’agroalimentare europeo, dai formaggi ai prosciutti – sottolinea Giangiacomo Bonaldi, che darà voce ai consorzi di tutela delle denominazioni italiane -. Inserire in questo contesto il vino, che si avvale di strumenti normativi specifici, ha destato preoccupazione in Federdoc e nel comparto in generale. Il nuovo regolamento potrebbe presentare delle opportunità, ma allo stesso tempo espone il settore a delle complessità che potrebbero indebolire la normativa sul vino. Il convegno punta a tracciare il quadro della situazione ed approfondire la questione, dato che a fine aprile sarà approvato il regolamento”. Sulla stessa linea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Oggi il vino ha un regolamento comunitario, che pone il suo punto di forza nell’essere specifico per il settore. Il punto debole, però, è che tutto il resto delle indicazioni geografiche rientra in un altro regolamento. Mettere tutto assieme, quindi, ha una sua logica nell’intento di potenziare la tutela e la promozione delle nostre eccellenze agroalimentari, ma è anche vero che nella proposta ci sono criticità che lasciano perplessi gli addetti ai lavori. Il dibattito è aperto a livello europeo e riteniamo anche noi che ci sia bisogno di confrontarci ancora sul tema”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Prodotti Dop e Igp, Italia sempre leader in Unione Europea per riconoscimenti, ma per i prodotti registrati dopo il 2010 benefici scarsi o irrilevanti dal riconoscimento d’origine

L’Italia si conferma, anche a fine 2017, il Paese dell’UE che ha ottenuto il maggior numero di riconoscimenti Dop (Denominazione origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta) nel settore “food” (293, esclusi vini e altre bevande alcoliche), precedendo la Francia (245) e la Spagna (190).

Questi tre Paesi rappresentano il 54% dei prodotti Dop e Igp registrati dall’Ue. Nel 2017, l’Italia ha ottenuto il riconoscimento Dop o Igp per 4 nuovi prodotti, molti meno della media annuale del periodo 2010-2017 (circa 11 prodotti l’anno), meno di quelli riconosciuti alla Francia (8) e al Regno Unito (6). Il primato di riconoscimenti dell’Italia, rispetto ai Paesi UE concorrenti, è legato alla larga prevalenza delle certificazioni Dop (167 contro le 103 della Francia e le 102 della Spagna); la Francia ha invece ottenuto più riconoscimenti Igp (142 contro i nostri 126). A fine 2017, il Paese Extra Ue che ha registrato il maggior numero di prodotti Dop o Igp è la Cina (10), seguita a distanza dalla Thailandia (4).

I settori produttivi. Nel ricco e articolato panorama della nostra biodiversità agraria e tradizione alimentare, il settore per il quale il nostro Paese ha proposto e ottenuto il maggior numero di riconoscimenti Dop e Igp è quello dei prodotti delle coltivazioni orticole e cerealicole (111), seguito dai formaggi (52) e dagli oli extravergini di oliva (46). Ma il maggior numero di riconoscimenti Dop, quindi certamente legati alla produzione primaria nazionale e territoriale, si registra per i formaggi (50) e per gli oli extravergini d’oliva (42). Per i riconoscimenti Igp, prevalgono con largo margine ortofrutticoli e cereali (75) seguiti dai salumi (prodotti a base di carne 20). Le Regioni italiane nel cui territorio ricadono produzioni agricole e alimentari Dop e Igp sono quelle del Nord (167), seguite da quelle di Sud e Isole (115) e poi da quelle del Centro (91). Nelle Regioni di Sud e Isole, si registra la maggior quota percentuale di riconoscimenti Dop sul totale Dop e Igp (62%). Per quanto riguarda il valore della produzione, il primato va a formaggi e salumi, mentre per il valore dell’export dominano formaggi
e aceti balsamici.

Luci e ombre. Dall’analisi effettuata, i più recenti dati sui prodotti agricoli e alimentari italiani Dop e Igp confermano alcuni aspetti positivi e altri meno, circa gli effetti di queste certificazioni sullo sviluppo dell’agricoltura e dell’economia rurale italiana. Fra gli aspetti positivi, si rilevano gli incrementi di 76 unità (il più elevato del periodo fra i Paesi UE) dei prodotti riconosciuti fra il 2010 e il 2017; dell’11% (2010-2016) del valore alla produzione; dell’82% (2010-2016) del valore esportato. Tuttavia, si rilevano alcune criticità (2010-2016): il valore alla produzione segna +11% a fronte del +35% dei riconoscimenti; le quantità prodotte segnano +20% a fronte, come sopra, del +35% dei riconoscimenti; il valore alla produzione dei primi 10 principali prodotti, tutti riconosciuti prima del 2010, continua a rappresentare circa l’81% del totale di settore, nonostante i 72 nuovi riconoscimenti; i valori unitari alla produzione (€/kg) segnano una flessione del 7,6%; il valore dell’export dei primi 10 principali prodotti, tutti riconosciuti prima del 2010, continua a rappresentare circa il 91% del totale di settore, nonostante i 72 nuovi riconoscimenti. In particolare, nel 2016, il valore medio alla produzione di ciascuno dei 10 principali prodotti è di circa 539 milioni di euro (+8,8% sul 2010), mentre lo stesso valore per ciascuno degli altri prodotti è di 4,45 milioni di euro (-11,4% sul 2010); il valore medio dell’export di ciascuno dei 10 principali prodotti è di circa 308 milioni di euro (+81,6% sul 2010), mentre lo stesso valore per ciascuno degli altri prodotti è di 1,1 milioni di euro (+40% sul 2010). Ciò significa che, attualmente, la maggior parte dei prodotti Dop-Igp, e in particolare i 72 nuovi registrati fra il 2010 e il 2016, rappresentando valori economici molto limitati, sembrano trarre benefici scarsi o irrilevanti dal riconoscimento d’origine, e di conseguenza incerti sono i benefici per gli agricoltori che devono sostenere costi aggiuntivi per certificare la produzione.

Specialità “eccessivamente locali”. Questi risultati poco esaltanti sono generalmente da attribuire alla registrazione di specialità eccessivamente “locali”, supportate da pochi produttori soprattutto medio-piccoli, con produzione limitata di basso valore complessivo, che non consentono di realizzare le necessarie economie di scala per la gestione, il controllo e la promozione della denominazione. Altri motivi di insuccesso si ritengono dovuti a: creazione troppo verticistica della denominazione protetta, senza il preliminare attento coinvolgimento dei produttori seguito dalla relativa assistenza tecnica; carenze organizzative dell’organismo di tutela della denominazione; insufficiente supporto di coordinamento, assistenza, promozione del settore da parte di istituzioni di livello superiore (Regioni, Stato). Tolto ciò, è un dato di fatto che l’agricoltura italiana, almeno a breve termine, oltre fondare la propria crescita su significativi incrementi di produzione e produttività può e deve puntare anche ad incrementare la remunerazione dei prodotti di pregio e orientare maggiormente la produzione verso tali prodotti. Le certificazioni Dop e Igp, sostenute dal notevole patrimonio di biodiversità agraria e di tradizioni alimentari di cui disponiamo, possono dare un contributo importante in questo senso purché istituite secondo oggettive considerazioni storico-tradizionali, ma anche, e soprattutto, secondo razionali progetti di riconversione produttiva e di marketing (nazionale e, ancor più, internazionale), anche collegati alla promozione del turismo gastronomico. L’attuazione di tali progetti dovrà essere sostenuta da specifiche professionalità e da una puntuale assistenza ai produttori agricoli. A questo link il rapporto completo del centro studi.

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura

Istat, Italia leader per prodotti agroalimentari di qualità e per sistema di controlli

Prosciutto Dop Montagnana

Prosciutto Dop Montagnana

“Il rapporto dell’Istat conferma che siamo leader in Europa per i prodotti di qualità e vogliamo continuare a far crescere questo primato, puntando sulla distintività del nostro agroalimentare. I 13 miliardi di euro al consumo testimoniano l’importanza del settore nel contesto economico nazionale. Il sistema delle Dop e Igp è una garanzia per i consumatori, che valorizza i territori e l’origine e sulla quale stiamo lavorando intensamente. Una parte fondamentale della tutela passa attraverso il sistema dei controlli, che è uno dei più avanzati al mondo. Non lo diciamo noi, ma un approfondito audit della Commissione Ue che nelle sue conclusioni conferma che l’Italia mette in campo misure che vanno oltre quelle richieste dall’Europa”.

Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha commentato i dati del rapporto Istat ‘Prodotti agroalimentari di qualità’, presentato lo scorso 18 settembre.Nelle conclusioni formali si legge: “In linea generale, il sistema in atto in Italia per i controlli ufficiali delle denominazioni registrate come DOP/IGP/STG è efficace. I controlli ufficiali dei prodotti DOP/IGT/STG sono delegati a organismi di controllo, a loro volta sottoposti a un’adeguata supervisione. In molti casi, l’Autorità di controllo ha attuato misure che vanno oltre i requisiti previsti dall’UE”.

Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali

 

Non solo frutta ma anche olio e riso veneti a Macfrut (25-27 settembre 2013)

CARTINA_ECCELLENZE_cartinaMacfrut 2013 (Cesena, 25-27 settembre 20143) sarà una bella opportunità di coesione e di fare sistema per 11 prodotti di qualità del Veneto, garantiti dai marchi Dop e Igp. Dentro uno stesso spazio, con iniziative coordinate, saranno in vetrina i 5 radicchi di Treviso, Castelfranco, Chioggia e Verona, le insalate, cappuccia e gentile, di Lusia (Rovigo), gli asparagi, bianchi e verdi, di Badoere (Treviso), i marroni del Monfenera e di Combai (nel Trevigiano), l’olio del Garda e il riso vialone nano veronese.

In fiera, sarà creato un “ambiente” per mostrare come si coltivano le colture orticole. Sono eccellenze del Veneto, caratterizzate dal fatto di essere coltivate in ambienti di qualità, con pratiche sostenibili, rispettose della biodiversità. Uno spazio particolare sarà riservato alla filiera delle insalate di Lusia, che sarà presente con una decina di aziende, con il coordinamento del locale Mercato ortofrutticolo. E’ in programma anche un momento spettacolare per coinvolgere i visitatori: sarà realizzato “un ambiente” nel quale si presenterà come si coltiva e come si lavora il radicchio Igp di Treviso, un ortaggio che si sta sempre più affermando e che sta allargando i tradizionali confini di mercato. “La novità, rileva Francesco Arrigoni, direttore di OPO Veneto, è costituita dal fatto che si mettono insieme realtà diverse per ottimizzare le risorse disponibili per la promozione. Non solo ortofrutta, ma anche l’olio e il riso. Una sinergia “transettoriale” che promette bene. Macfrut 2013, dunque, è vista anche come una bella prova di coesione e di fare sistema”. Lo stand, che sarà realizzato in una posizione molto visibile, comprenderà uno spazio comune per incontri, dibattiti, degustazioni, che sarà a disposizione dei singoli Consorzi di tutela dei prodotti Dop e Igp, i quali sono in primo piano nell’organizzazione e nella gestione dell’evento. L’intera operazione rientra nelle iniziative previste dalla misura 133 del Psr (Piano di Sviluppo Rurale), finalizzata a sostenere, con fondi comunitari, le attività di informazione e di promozione delle produzioni agroalimentari di qualità. In tal senso, nove Consorzi di tutela di prodotti Igp e Dop del Veneto si sono messi insieme ed hanno presentato un progetto aggregato intitolato “Promozione di qualità, ortofrutta, riso e olio del Garda per crescere”, che è stato approvato dalla Regione Veneto. Il progetto prevede tutta una serie di iniziative promozionali e di valorizzazione, tra le quali la presenza “comune” al Macfrut di Cesena, la cui immagine sarà curata da Pietro Berton di Lineart. Capofila del progetto è il Consorzio di tutela Radicchio Rosso di Treviso Igp e Radicchio Variegato di Castelfranco Igp presieduto da Paolo Manzan.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

L’elenco AOP si allunga: nella lista tre nuovi prodotti tra cui le Pesca di Verona IGP

La Commissione europea ha aggiunto tre nuove denominazioni di prodotti agricoli e alimentari nell’elenco delle Denominazioni di Origine Protetta (AOP) e Indicazioni Geografiche Protette (IGP). Si tratta dei formaggi ceki “Jihoèeská Niva” e “Jihoèeská Zlatá Niva” (IGP) e della “Pesca di Verona” (IGP). La pasta slovena “Idrijski žlikrofi” è stata introdotta nell’elenco delle Specialità Tradizionali Garantite (STG). Contrariamente alle IGP e AOP, le STG non sono legate a una zona geografica determinata, bensì valorizzano la composizione tradizionale di un prodotto o il suo modo di produzione tradizionale.

1889: nasce la prima pizza napoletana. E con la pubblicazione del regolamento 97/2010 della Commissione, riportato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue del 5 febbraio (L34), anche la Pizza Napoletana è ufficialmente una Specialità tradizionale garantita dall’Unione Europea e scattano quindi i venti giorni dopo i quali il riconoscimento sarà operativo a tutti gli effetti. La pizza napoletana Stg dovrà essere preparata con pomodoro, mozzarella di bufala dop o mozzarella Stg, olio extravergine d’oliva e origano, avere un diametro non superiore ai 35 cm, il bordo rialzato (cornicione) tra 1 e 2 cm e una consistenza insieme morbida, elastica e facilmente piegabile “a libretto”. Il logo europeo Stg potrà essere utilizzato solo se il prodotto è conforme con il disciplinare di produzione, anche se sarà comunque permessa la possibilità di continuare a usare il nome di pizza napoletana anche per il prodotto non certificato.

Ma il rischio di contraffazione rimane. “Si tratta di una forma di tutela del tutto insufficiente  – ha commentato la Coldiretti – che non impedirà il fatto che metà delle pizze servite nelle pizzerie italiane continui a essere preparata con ingredienti importati dall’estero: cagliate provenienti dall’est Europa invece della tradizionale mozzarella, pomodoro cinese invece di quello nostrano, olio di oliva tunisino e spagnolo e farina canadese o ucraina che sostituisce quella ottenuta dal grano nazionale, all’insaputa dei consumatori. Unici elementi di tutela sono legati al fatto che la mozzarella, secondo il disciplinare, deve essere di bufala Dop ma anche mozzarella Stg, e che la pizza non può essere congelata o surgelata. Niente peraltro viene specificato riguardo al pomodoro, tranne che deve essere sparso con un movimento a spirale. In Italia – ha precisato Coldiretti –  sono stati importati in un anno 500 milioni di chili di extravergine, 86 milioni di chili di cagliate per mozzarelle, 150 milioni di chili di concentrato di pomodoro e oltre 5 miliardi di chili di grano, è facile capire come il rispetto dell’originalità degli ingredienti e del loro legame con il territorio sia una condizione determinante per la tutela della vera pizza napoletana tradizionale.

Pizza, che numeri! Secondo un sondaggio on line della Societa’ Dante Alighieri pizza è la parola italiana piu’ conosciuta all’estero con l’8 per cento, seguita dal cappuccino (7 per cento), dagli spaghetti (7 per cento) e dall’espresso (6 per cento).  25mila le pizzerie in Italia con 120 mila posti di lavoro e un fatturato di 5 miliardi di euro che è in crescita nonostante la crisi. Una recente ricerca Doxa afferma che, quando si tratta di scegliere qualcosa di “gustoso” per la pausa pranzo, il 29 per cento degli italiani predilige pasta, ma ben il 26 per cento pizza.

(fonte: Verona Agricoltura Europa/Coldiretti)