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Pesca nel Polesine, ritardi nelle concessioni, molluschicoltori al limite

Pesca vongole Caleri

Diciotto ettari di laguna Caleri da dare in concessione ai coltivatori di vongole. Poca cosa per risollevare le sorti dell’acquacoltura nelle valli rosolinesi, ma i molluschicoltori li stanno aspettando dalla Regione Veneto fin dal 2008. A lanciare l’ennesimo appello, ma con tono da ultimatum, sono Alfieri Baruffaldi e Ivan Padovan, rispettivamente presidente e vice del Consorzio Delta nord di Rosolina, associato a Impresa pesca Coldiretti.

In pericolo l’attività economica principale del Delta. ”“Questo ritardo nel rilascio delle concessioni non ce lo spieghiamo – ha detto Alfieri Baruffaldi – Dal 2008, nonostante innumerevoli incontri che tutto il mondo della pesca che opera nelle lagune di Caleri e Marinetta, ha avuto con le istituzioni preposte e nonostante l’approvazione di uno specifico protocollo d’intesa con le linee guida per le concessioni, non si arriva da nessuna parte. I nostri associati sono stanchi e pretendono delle risposte. Ormai siamo pronti a gesti eclatanti”.

da sx Ivan Padovan e Alfieri Baruffaldi, vice presidente e presidente Consorzio Delta nord di Rosolina

Forte disparità di trattamento. Il problema dei 280 molluschicoltori rosolinesi (fra consorzi, cooperative e imprese singole) nasce da una forte disparità di trattamento rispetto alle marinerie limitrofe: un vongolaro polesano può contare in media su 4500 metri quadri di laguna pro capite da coltivare, quando i colleghi ferraresi di Goro ne coltivano 10 mila a testa e quelli veneziani di Chioggia ne hanno a disposizione 20 mila metri quadri pro capite. Dell’intera laguna di Caleri che presenta caratteristiche di demanialità e che sarebbe, dunque, passibile di concessione marittima, la Regione Veneto ha promesso di metterne a bando soltanto diciotto ettari, il che significa circa 500-600 metri quadri in più per ciascun coltivatore di vongole. Pochi rispetto alle necessità, ma anche quei pochi non arrivano. La maggior superficie coltivabile significa maggiore produzione e possibilità delle imprese ittiche polesane di restare sul mercato, coprendo i costi di gestione e del carburante.

Penalizzato un prodotto di alta qualità. “I segnali dei mercati ci dicono che la vongola verace di Caleri non ha rivali per qualità – ha aggiunto Baruffaldi – La pesca e la molluschicoltura sono attività economiche portanti per il Delta e non possiamo permetterci di perderle. Lanciamo un appello a tutti gli enti preposti di intervenire al più presto e di prendere a cuore le problematiche del comparto. La buona gestione delle lagune si rifletterebbe non solo sul settore ittico, ma sulla stessa sopravvivenza degli ambienti naturali lagunari, con ricadute in termini di creazione di nuovi posti di lavoro”. “Se al problema dei ritardi nelle concessioni – ha concluso Baruffaldi – aggiungiamo la mancanza di interventi per la vivificazione delle lagune, si capisce che si sta mettendo a rischio un settore strategico per l’economia e l’ambiente del Delta”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Pesca, dal 21 aprile l’Italia dipende dall’export

Con più di due pesci su tre consumati in Italia che provengono dall’estero è evidente il rischio che venga spacciato come Made in Italy pesce importato. E’ l’allarme lanciato da ImpresaPesca Coldiretti nel commentare il rapporto della New economics foundation (Nef) e da Ocean2012, secondo cui il 21 aprile è il “fish dependence day” italiano, cioe’ il giorno in cui l’Italia inizia a essere dipendente dalle importazioni per coprire il proprio abbisogno di pesce.

Italia indipendente per il 30% per cento del pesce che consuma. Stando al rapporto “Fish Dependence: The increasing reliance of the EU on fish from elsewhere“, l’Italia e’ autosufficiente per appena il 30 per cento del pesce che consuma, a fronte del 51 per cento della media dei 27 Paesi europei. Il deficit del nostro Paese potrebbe ulteriormente aumentare per effetto della crisi che ha determinato un riduzione dei prezzi di vendita ed un aumento dei costi di produzione che per circa la metà sono rappresentati dal gasolio. Quindi nell’ effettuare acquisti il consiglio di Coldiretti è di verificare sul bancone la presenza obbligatoria dell’etichetta, che per legge deve prevedere la zona di pesca, e scegliere la “zona Fao 37” se si vuole acquistare prodotto pescato del Mediterraneo. Una precauzione che purtroppo non vale al ristorante al ristorante dove invece la provenienza di quanto si porta in tavola non deve essere indicata obbligatoriamente e c’è il rischio che venga spacciato per italiano un prodotto importato.

Da dove proviene il pescato. Le vongole – spiega la Coldiretti – possono anche provenire dalla Turchia, mentre i gamberetti, che rappresentano quasi la metà del pesce importato in Italia, sono spesso targati Cina, Argentina o Vietnam, ma anche il pangasio del Mekong venduto come cernia, l’halibut atlantico al posto delle sogliole o lo squalo smeriglio venduto come pesce spada. Da qui la richiesta di Coldiretti ImpresaPesca di estendere l’obbligo dell’etichetta d’origine, già vigente per il prodotto che si acquista nelle pescherie o direttamente dagli imprenditori, anche ai menu della ristorazione.

Una vera e propria “carta del pesce”, con l’indicazione di dove è stato pescato quanto si porta in tavola. Il settore della pesca – secondo dati di ImpresaPesca Coldiretti – vede impegnate 13.300 imbarcazioni, mentre la top-ten delle produzioni e’ guidata dalle acciughe (54.312 tonnellate), seguite da vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie, pesce spada e sugarelli. Un patrimonio economico, sociale ed ambientale che è oggi a rischio con il solo l’aumento del prezzo del gasolio, rincarato del 25 per cento, che sta costando alle imprese di pesca duemila euro in più. Il gasolio incide fino alla metà dei costi di produzione e l’aumento delle quotazioni fatto registrare negli ultimi dodici mesi ha aggravato una situazione resa già difficile dal contemporaneo calo dei prezzi pagati ai pescatori.

Su 1 euro di prezzo al consumo, 25 centesimi al pescatore. La forbice tra prezzo all’origine e prezzo al consumo – ricorda Coldiretti Impresa Pesca – si e’ sempre piu’ allargata. Mediamente su ogni euro del prezzo al consumo agli operatori di settore sono destinati solo 25 centesimi. Un ulteriore fattore di crisi è poi rappresentato dal problema dal cosiddetto “credit crunch”, la stretta creditizia da parte delle banche. La quasi totalita’ degli istituti negli ultimi mesi ha ristretto gli affidamenti alle imprese del settore o di contro, ove possibile, ha elevato le garanzie. In questo modo – conclude Coldiretti ImpresaPesca – si stanno limitando gli investimenti nella pesca e nell’acquacoltura e togliendo la liquidita’ necessaria alle stesse operazioni di ordinaria gestione commerciale.

(Fonte: Agi.it)

Coldiretti, frutta e verdura gratis a Venezia contro le speculazioni, allarme settore pesca per costo gasolio e norme Ue

foto adnkronos.com

Per combattere i rincari anomali dei prezzi causati dal periodo di blocco della circolazione dei Tir, gli agricoltori di Coldiretti Veneto accompagnati dal direttore Enzo Pagliano, oggi alle ore 11.30 a Venezia  offriranno frutta e verdura a pensionati o famiglie in difficoltà lungo il Canal Grande con diverse fermate e concludendo le consegne omaggio alla mensa dei poveri di Betania in Cannaregio.

La distribuzione gratuita è organizzata per denunciare le perdite degli agricoltori dovute allo sciopero dei trasportatori e per segnalare le speculazioni non motivate che si stanno verificando nella vendita al dettaglio e che colpiscono  le fasce più deboli della società.

Crisi della pesca. Tra aumento del prezzo del gasolio e nuove norme comunitarie, cresce anche la sofferenza del settore ittico veneto. A denunciarlo è Impresa pesca Coldiretti, fortemente preoccupata dopo il boom fatto registrare dalle quotazioni di carburante, aumentate del 25 per cento rispetto a dodici mesi fa.  Un problema che si fa sentire sul bilancio economico delle imbarcazioni, ulteriormente aggravato dall’entrata in vigore delle nuove norme comunitarie, a partire dal provvedimento che introduce l’Iva al 21 per cento sul costo del carburante e sulle provviste di bordo per la flotta della pesca costiera, che rappresenta poi la quasi totalità delle imbarcazioni regionali. A questo si aggiunge il crollo fatto registrare nella prima parte del 2011 a livello di produzione, tanto da rendere necessari due mesi continuativi di fermo pesca. Il tutto si innesta in una situazione di particolare crisi del mercato, in cui la produzione locale soffre di prezzi all’origine in consistente calo.

Un ulteriore fattore di crisi è oggi rappresentato dal cosiddetto “credit crunch” (stretta del credito), già denunciato da Impresa pesca Coldiretti. Negli ultimi mesi, la quasi totalità degli istituti bancari ha ristretto gli affidamenti alle imprese ittiche o per contro, ove possibile, ha elevato le garanzie. Tali operazioni del sistema bancario stanno limitando gli investimenti nella pesca e nell’acquacoltura e togliendo la liquidità necessaria e basilare per operazioni anche di ordinaria gestione commerciale delle imprese. «Appare fondamentale, nel breve periodo – dichiara Alessandro Faccioli di Impresa pesca Coldiretti – affrontare l’emergenza a livello regionale, in maniera tale da proporre idee e azioni concrete, tali da intervenire quali ammortizzatori utili alle problematiche del credito e della carenza di liquidità determinata dall’aumento dei costi di gestione ed anche dagli adempimenti comunitari, che costringono le imprese ad aggravare ulteriormente i loro bilanci con esposizioni temporanee assai pesanti».

(Fonte: Coldiretti Veneto e Coldiretti Rovigo)