• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Ma l’agricoltura, “consuma” l’acqua? Anbi confuta con i dati la percezione esterna negativa.

acqua3Secondo la Direttiva Comunitaria 2000/60, si respira una diffusa percezione “negativa” dell’impatto dell’agricoltura sulle tematiche ambientali. Spesso l’agricoltura è accusata di sprecare l’acqua. Alcune metodologie/indicatori (es. impronta idrica) contribuiscono alla diffusione di questa opinione, divulgando risultati di analisi che tengono conto solo di alcuni elementi. Andrea Crestani, Direttore di Anbi Veneto (Unione Regionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue) è intervenuto a smentire queste tesi a Palazzo del Bò a Padova nel corso della giornata studio organizzata dalla Sezione Veneta dell’Associazione Idrotecnica Italiana (A.I.I.- Sez.Veneta) “Le acque dei fiumi veneti” con una relazione dal titolo “Risorse idriche per l’agricoltura in Veneto con la Direttiva 2000/60″.

Esternalità positive. “Contrariamente ad un’opinione diffusa – per Crestani -, la pratica agricola svolta con il supporto dell’irrigazione ha delle esternalità positive con un valore per la collettività che non viene però «quantificato» dal mercato”. Per esternalità positive si intendono gli effetti benefici che, non remunerati, ricadono su uno o più soggetti grazie allo svolgimento di un’attività da parte di terzi, ovvero i consorzi con la pratica irrigua. Dall’intervento di Crestani emerge come l’irrigazione prevenga il degrado del suolo, la desertificazione e contribuisca a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Sempre grazie alla pratica irriga si contribuisce al mantenimento della biodiversità e alla vificazione dei corsi d’acqua, si ricarica la falda, alimentando i fiumi e le risorgive e si contrasta la risalita del cuneo salino. “Non viene invece calcolato che se in Italia si è generata una pratica così importante è perché irrigando si crea ambiente, occupazione, produttività, maggiore sicurezza alimentare ed una miglior qualità del prodotto – chiosa Crestani-.”

In Veneto ogni anno vengono erogati 5 miliardi di metri cubi di acqua, di cui il 95% derivante da acque superficiali ed il rimanente 5% da acque sotterranee. Le superfici agricole soggette ad irrigazione ammontano a 600mila ettari, 400mila di soccorso e 200mila strutturata. Le aree agricole sono dotate di una rete di canali di servizio consortile di circa 18500 km di cui 10000 km di tipo promiscuo e 8500 ad uso irriguo esclusivo. La disponiblità idrica e la gestione dell’irrigazione da parte dei Consorzi permette la coltivazione di 504mila ettari a seminativo, 76mila ettari di vigneti, 27720 ettari di orticole e 15mila ettari di frutteti, per una produzione agricola lorda di 5,5 miliardi di euro all’anno, con un valore di esportazione di 420milioni di euro (22% sul totale nazionale).

Bilancio ambientale. Per quantificare le esternalità positive dell’irrigazione, un valido supporto per l’analisi dei costi-benefici dell’attività irrigua è lo strumento del bilancio ambientale, previsto anche dalla Legge Regionale 12 del 2009. “E’ uno strumento con funzione conoscitiva e di supporto alle decisioni, per rilevare, gestire e comunicare i costi e i benefici ambientali di tutte le attività del Consorzio, redatto al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile e valorizzare la valenza ambientale delle azioni consortili – conclude Crestani –”. Si tratta quindi di un metodo indiretto di valutazione che si avvale di una relazione di sostituibilità e/o complementarietà esistente tra un bene privo di mercato (ovvero le esternalità positive dell’irrigazione) e altri beni con un proprio valore economico.”

Fonte: Servizio Stampa Anbi

27 novembre 2015, all’incontro Argav-Wigwam si parlerà di nuovi calcoli per l’impronta idrica, della marcia pro clima, di bacari (e fast-food), nonché di cento eccellenze padovane

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Domani, venerdì 27 novembre, verso le ore 19.00 , ci sarà il consueto appuntamento ARGAV al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd).

Avremo ospiti: Paolo Cacciari, ambientalista, per parlarci della marcia per il clima e del prossimo Cop21, Alessandro Manzardo, ricercatore al Centro Studi “L’uomo e l’ambiente” dell’Università di Padova, che parlerà delle ultime novità in materia di calcolo dell’impronta idrica (water food print) e gli scrittori Sandro Brandolisio, autore della serie “Quando a Venezia non c’erano i fast-food, ghe gera i bacari” e Adriano Smonker, autore del libro “Cento eccellenze padovane”.

4,6 e 13 marzo 2014, a Legnaro (PD) si parla di impronta ambientale

Water footprintE’ necessario comprendere quanto la nostra presenza e le nostre attività lasciano traccia, talvolta indelebile, sul terreno della sostenibilità globale. E vale anche per l’Agricoltura. Sarà, quindi, l’impronta ambientale il tema del workshop organizzato da Veneto Agricoltura per le giornate del 4, 6 e 13 marzo 2014 (ore 09.00 – 17.00 presso la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura a Legnaro-PD).

Aspetti normativi, metodologie e incentivazione. Gli incontri analizzeranno gli impatti ambientali derivanti dalle attività di tutti i comparti agricoli, affrontando gli aspetti normativi, le metodologie di valutazione e certificazione e le forme di incentivazione alla sostenibilità ambientale, anche attraverso esperienze, casi studio e progetti. Al centro delle tre giornate saranno l’impronta del Carbonio, strumento utile a gestire le performance ambientali e contrastare il cambiamento climatico, e l’impronta idrica, indicatore che permette di calcolare l’uso di acqua, sia diretto che indiretto. Il programma di incontri è finanziato dal Programma di Sviluppo Rurale.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Info:049.8293920

Consorzi di bonifica veneti: “Investire in irrigazione porta più occupazione e ricchezza (anche ambientale)

Impronta idricaI cambiamenti climatici degli ultimi anni (eventi alluvionali come quelli che hanno colpito l’Italia in questi ultimi giorni, ma anche forte siccità come nel 2003, 2006 e 2012), hanno spinto il settore agricolo ad affrontare le criticità nell’utilizzo della risorsa idrica.

Investire in irrigazione significa migliorare la bilancia economica ed occupazionale veneta. I Consorzi di bonifica del Veneto, che annualmente provvedono a fornire acqua ad un territorio da 600.000 ettari (200.000 con irrigazione strutturata e 400.000 con irrigazione di soccorso), evidenziano la necessità di una più moderna ed efficiente gestione dell’irrigazione in agricoltura, in quanto primo fattore di produzione e di valorizzazione dell’ambiente. Giuseppe Romano, presidente dell’Unione Veneta Bonifiche: “L’agricoltura viene facilmente vista come la maggior responsabile dei consumi idrici, quando invece, attraverso l’irrigazione, genera ambiente, paesaggio e contribuisce alla ricarica delle nostre falde. Proprio per questo l’impronta idrica dei prodotti, sia agricoli che non (Water Foot Print) e la loro provenienza aprono una grande riflessione sulla sostenibilità dei consumi di questa importante risorsa.”

Necessario sostenere adeguate politiche di gestione dell’acqua. Un chilo di carne di manzo ha un’impronta idrica ben più elevata di tanti altri prodotti, perché derivante dal consumo diretto di acqua da parte dei bovini e da quella utilizzata per l’irrigazione delle foraggere di cui si nutrono, ma è ancora più significativo che i beni materiali di non “prima necessità” come scarpe, abbigliamento, carta (1 foglio = 13 litri), ma anche caffè, cioccolata e birra, ormai di uso quotidiano, se sommati producano sicuramente un’impronta idrica ben maggiore di quella agricola. “Sono dati su cui invitiamo a riflettere – prosegue Romano – Non è certamente nostra intenzione sostenere una politica finalizzata a mantenere gli attuali consumi irrigui, quanto piuttosto sostenere adeguate politiche di gestione dell’acqua, volte all’ampliamento ed ammodernamento delle reti irrigue nelle zone strutturate, nonché all’infrastrutturazione delle aree, dove si pratica l’irrigazione di soccorso. Un adeguato sostegno ai sistemi irrigui potrebbe derivare dalla realizzazione di bacini interaziendali per l’accumulo della risorsa; in alcune zone del Veneto, inoltre, il recupero ed il riutilizzo delle cave potrebbe trasformarle in grandi serbatoi con la duplice funzione di garantire approvvigionamento idrico nei periodi più aridi e di laminazione delle piene.”

Mdifiche colturaliModifiche colturali. Continua Romano: “Una migliore disponibilità d’acqua, sulla base delle esperienze degli ultimi anni, ha comportato modifiche colturali, differenti turnazioni, migliore strutturazione ed efficienza delle aziende agricole. Ad esempio, un’eventuale riconversione da seminativo (grano/mais) a colture specializzate (melo/pero/vite) porta un incremento medio di produzione lorda vendibile di 14.500 euro all’ettaro ed un aumento medio di giornate lavorative pari a 90 giorni ad ettaro.” Esistono poi altrettanto importanti esperienze come il “Sistema Intelligente Irriframe”, una piattaforma informatica a supporto delle aziende agricole, che fornisce, attraverso l’invio di mail o sms, un consiglio irriguo puntuale e preciso su ogni tipologia di coltura. Il sistema permetterà di ottimizzare l’utilizzo d’acqua, risparmiandone il consumo fino al 30%, riducendo i costi di produzione e, in prospettiva futura, migliorando il sistema delle turnazioni, rendendole più efficienti e razionali. I Consorzi di bonifica sono inoltre molto impegnati in interventi per preservare il buono stato dell’acqua, con aree di fitodepurazione per la riduzione dei carichi di nutrienti in Laguna di Venezia, azioni per la ricarica della falda acquifera e lo scongiurare della scomparsa delle risorgive, aree di vivificazione lagunare, aree umide ed opere di sbarramento anti-sale contro la risalita del cuneo salino.”

In vista dell’Expo, conoscere meglio le vie d’acqua. Conclude il presidente dell’Unione Veneta Bonifiche: “Siamo inoltre grandi produttori di energia pulita, idroelettrica per la precisione: nel 2013 i 34 impianti idroelettrici e fotovoltaici consortili disseminati nel Veneto hanno prodotto 36 milioni di chilowattora annui”. Il 2014, sarà inoltre un anno di grandi confronti sul tema dell’acqua come fattore di produzione; aderendo al tema di Expo 2015 “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, i Consorzi di bonifica del Veneto, in collaborazione con i G.A.L. (Gruppi d’Azione Locale) della regione, parteciperanno all’importante appuntamento con un progetto mirato alla conoscenza delle vie d’acqua e delle peculiarità di un vasto territorio, che va dal Delta Po al litorale del Veneto Orientale.

(Fonte: Uione Veneta Bonfiche)

Agrinsieme Veneto: spot Expo 2015 criminalizza il consumo di carne

Carne equinaAgrinsieme Veneto contro il promo Expo 2015. In una nota, il coordinamento che riunisce le sigle associative regionali Confagricoltura, CIA, Legacoop Agroalimentare, Confcooperative-Fedagri, Agci- Agrital, precisa infatti: “Lo spot televisivo, destinato a far scoprire a tutti gli italiani Expo Milano, ha individuato alcuni elementi cardine molto importanti per la comunicazione dei temi e valori di Expo Milano 2015. Lo afferma l’agenzia Sarà 186united che ha realizzato lo spot. Uno di questi “elementi cardine” è la criminalizzazione del consumo di carne: Per produrre un chilo di carne sono necessari 15.000 litri d’acqua. In altre parole: chi si nutre di carne, poca o tanta non importa, contribuisce a distruggere l’ecosistema del pianeta”.

I calcoli. “Lasciamo ai medici nutrizionisti spiegare se si debba mangiar carne o meno, ed in quale quantità – continua la nota -, ma il dato dei 15.000 litri d’acqua necessari per produrre un kg di carne è una frottola. Una bugia, anche se ripetuta tante volte, non diventa una verità e stupisce che una simile frottola sia diventata un “cardine” di Expo Milano. Un manzo beve mediamente circa 4 litri di acqua al giorno ogni 100 Kg di peso vivo: considerando che durante tutto il ciclo produttivo un manzo abbia un peso medio, esagerando, di 500 kg e beva 20 litri di acqua al giorno, fanno 7.300 litri di acqua all’anno. Facendo una stima approssimativa dalla nascita alla macellazione (16-17 mesi per un peso tra i 600-700 kg) ) un manzo non beve più di 10.000 litri di acqua, circa 15 litri per ogni kg di peso vivo, quindi al massimo 45 litri di acqua per ogni Kg di carne. Come si passa da 45 litri a 15.000 litri?

Impronta idrica. Il dato dei 15.000 litri, molto fantasioso, è stato calcolato da Arjen Hoekstra, inventore dell’impronta idrica, sommando all’acqua che bevono i bovini o che serve per lavare le stalle e per irrigare le colture di mais e soia, anche l’acqua che viene utilizzata per estrarre i minerali ferrosi necessari per realizzare gli attrezzi agricoli, le attrezzature utilizzate negli allevamenti e nei macelli e per fabbricare i mezzi (camion, trattori, rimorchi ecc. ecc.) che servono per trasportare i cereali, gli animali e la carne ed i silos per gli stoccaggi. Chiunque sia provvisto di buon senso capisce che un calcolo siffatto è privo di qualsiasi logica, e meno male che i pubblicitari non hanno preso a riferimento un altro dato sul consumo di acqua, ancor più fantasioso. Secondo il prof. Arjen Hoekstra, un foglio di carta A4 ha un’impronta idrica di 10 litri. Un buon libro, a seconda del numero di pagine, consuma tra i 2.000 ed i 5.000 litri. Dobbiamo smettere anche di stampare i libri? Avanti di questo passo ed a qualcuno verrà la brillante idea di sopprimere l’umanità per salvare il pianeta – l’uomo consuma più acqua di tutti – e qualcun altro la prenderà sul serio. Il problema delle risorse idriche disponibili è troppo serio per essere affrontato con tanta superficialità”.

(Fonte: Agrinsieme Veneto)

Sostenibilità: determinante valutare l’intero ciclo di vita di un prodotto. Se ne è parlato al workshop ARGAV “L’impronta ecologica”, tenuto dagli esperti di CSQA.

Fabrizio Stelluto presidente ARGAV

Fabrizio Stelluto presidente ARGAV

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Di particolare interesse e attualità il workshop di formazione professionale “L’impPlatea workshop impronta ecologica 21 marzo 2013ronta ecologica“, organizzato da ARGAV su iniziativa del presidente, Fabrizio Stelluto, giovedì 21 marzo scorso, nell’ambito della Settimana dell’Ambiente Veneto in Fiera a Padova, in occasione del salone “SEP- Green R.evolution Exhibition”.

Mimmo Vita presidente UNAGA

Mimmo Vita presidente UNAGA

Massimo Zennaro presidente Sindacato Giornalisti del Veneto

Massimo Zennaro segretario Sindacato Giornalisti Veneto

Gianluca Amadori presidente ODG Veneto

Gianluca Amadori presidente Ordine Giornalisti Veneto

Ruolo dei giornalisti. L’incontro, patrocinato dall’Ordine dei Giornalisti e dal Sindacato Giornalisti del Veneto, ha visto la presenza di Gianluca Amadori, presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti e di Massimo Zennaro, neo segretario regionale del Sindacato giornalisti. Entrambi hanno ricordato la grave situazione della categoria e del mondo dell’informazione veneto, una “crisi che si affronta con coraggio e soprattutto idee – hanno affermato Amadori e Zennaro – ed in questo senso va accolto con estremo favore l’inziativa  ARGAV, rivolta ad approfondire argomenti di grande interesse per i lettori”. Mimmo Vita, presidente UNAGA, ha ricordato la responsabilità dei giornalisti del settore agroambientale, “che hanno il compito di trasferire ai lettori, nel modo più corretto, informazioni determinanti per il futuro dell’uomo e della Terra, come ha evidenziato nel suo discorso di inizio pontificato Papa Francesco, che ha parlato di custodia della bellezza del creato, di rispetto di ogni creatura di Dio e dell’ambiente in cui viviamo”.

Relatori CSQA Padova Fiere 21 marzo 2013

I relatori CSQA

CSQA, esempio d’eccellenza italiana nella certificazione indipendente. A spiegarci in modo ampio ed esaustivo il tema del workshop, gli esperti di CSQA, Luigino Disegna, presidente CSQA, Maria Chiara Ferrarese, responsabile Ricerca e Sviluppo CSQA e Michele Crivellaro, responsabile Marketing e Comunicazione CSQA. Che ricordiamo, è una società italiana che da più di vent’anni offre servizi di certificazione, ispezione e formazione ad aziende ed enti pubblici con l’obiettivo di creare valore e di infondere fiducia nei mercati e nei territori. L’azienda opera, tra gli altri, nei settori agri-food & packaging, foreste e filiere del legno e carta, prodotti tradizionali e, tra i servizi offerti, effettua anche la certificazione di bilanci ambientali, sociali e di sostenibilità. Una parola, quest’ultima, oggi molto di moda, hanno ricordato i relatori, che basa il proprio modello su 3 pilastri, economico, ambientale e sociale, e fonda le prime notizie nel 2001, quando la Commissione Europea pubblicò il Libro VerdePromuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese“.

Pier Luigi Sgambaro workshop impronta ecologica 21 marzo 2013

Pier Antonio Sgambaro titolare Jolly Sgambaro

Sostenibilità, opportunità per le aziende. Nella scelta dei consumi, oggi si iniziano a considerare sempre più importanti i criteri legati alla sostenibilità e all’ambiente. L’opinione pubblica, inoltre, è molto più incisiva oggi nelle scelte aziendali che in passato, forte anche del fatto che le persone vivono spesso sulla propria pelle certe problematiche (effetto vissuto) ed è più sensibile al tema della sostenibilità dei prodotti. Quindi, l‘imprenditore “virtuoso” – e al nostro workshop ne era presente un esempio, Pier Antonio Sgambaro, titolare di Jolly Sgamabaro, che i soci ARGAV hanno visitato lo scorso anno-, dovrebbe considerare la sostenibilità come un passo da intraprendere per rendere più competitiva la propria azienda, piuttosto che considerarla un vincolo, un costo o semplicemente una buona prassi. Premesso ciò, i relatori CSQA hanno sottolineato come sia importante considerare, nella valutazione della sostenibilità, l’intero ciclo di vita di un prodotto/servizio, perché la qualità si costruisce nei vari passaggi della filiera e non può essere rintracciata solo nel prodotto/servizio finale. Si deve iniziare quindi a progettare a monte i prodotti ragionando sull’impatto ambientale che questo avrà su tutto il ciclo di vita.

impronta ecologicaImpronta ecologica: dopo la l’impronta climatica, l’impronta idrica. L’impronta ecologica è un indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. Tra gli indicatori di maggior utilizzo, figura la “Carbon footprint, ovvero l'”impronta climatica”, cioè l’ammontare dell’emissione di CO2 attribuibili ad un prodotto, un’organizzazione o un individuo. In tale modo viene identificato l’impatto che le diverse attività umane hanno sul “cambiamento climatico” di origine antropica. Prossima frontiera, che probabilmente vedrà i primi risultati a livello legislativo nel 2015, è però il water footprint, l’impronta idrica, indicatore del consumo di acqua dolce, che ricordiamo, ammonta al 2% dell’acqua presente sulla superficie della Terra. L’impronta idrica include sia l’uso diretto che indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. Per il computo si sommano tre componenti: acqua blu, che si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali ed è la quantità di acqua dolce che non torna a valle del processo produttivo nel medesimo punto in cui è stata prelevata o vi torna, ma in tempi diversi; acqua verde, cioè il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo; acqua grigia, che rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità.