• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Impronta idrica colture agricole in Veneto, Consorzio Venezia Ricerche assegna valutazione migliore rispetto a studi europei, ma peggioramento nel confronto 2001-2011

Si è tenuto testata WFPil 5 luglio scorso l’evento “L’industria Agroalimentare incontra l’impronta idrica” organizzato da AISM e Consorzio Venezia Ricerche nella cornice del Parco Scientifico Vega di Venezia. L’incontro ha avuto un ottimo riscontro di pubblico, oltre che esser stato occasione per un interessante dibattito tra imprese, mondo accademico ed il settore della consulenza riguardo la necessità di avere indicatori ambientali per la valutazione dei prodotti agroalimentari e soprattutto per misurare l’impegno per la sostenibilità ambientale delle imprese.

L’industria alimentare consuma e gestisce l’80 per cento della risorsa idrica disponibile. L’evento, sponsorizzato da Envirobytes, società americana che sviluppa software specifici e Depuracque, nostra realtà locale di rilievo che si occupa della depurazione, ha visto la partecipazione di relatori di eccellenza provenienti dal mondo delle imprese come Barilla e Brazzale e dal mondo scientifico con il contributo di  Tony Allan, professore al King’s College di Londra, ideatore del concetto dell’acqua virtuale. Nel corso del convegno, Daniele Rossi, direttore di Federalimentare Italia, ha sottolineato come il settore alimentare sia trainante per il nostro paese visto che, nonostante la crisi,  è ancora in crescita grazie alle esportazioni e come il comparto abbia una rilevante responsabilità nell’ambito della gestione delle acque poiché tale industria consuma e gestisce più dell’80% della risorsa idrica, ovvero delle acque dolci intese come acque superficiali e sotterranee prelevate dall’ambiente per scopi umani.

Impronta idrica, per 1 kg di pomodoro usati 214 l d’acqua, ma per 1 kg di passata, impiegati 710 l. Ecco che, per la gestione sostenibile della risorsa idrica, ci vengono in aiuto strumenti come l’impronta idrica (in inglese water footprint) che permette di contabilizzare, nell’ambito di un singolo processo, di un’impresa, di un cittadino, di un territorio o di una nazione, non solo il consumo diretto di acqua ma anche il consumo indiretto, ovvero quello “nascosto” nelle fasi di produzione e commercializzazione. Il che ci porta a scoprire che: se la produzione di un kg di pomodoro necessita di 214 litri di acqua, un kg di passata ne richiede ben 710 litri dovuti in parte anche ai processi che subiscono il pomodoro, gli altri ingredienti, l’imballaggio, l’etichettatura nonché la sua commercializzazione. Se si valutano poi alimenti a più elevato potere nutrizionale come il latte o le uova si passa a volumi pari rispettivamente a 1.000 e 3.300 litri per kg di prodotto.

In anni di scarsità idrica, prioritario per le imprese agricole valutarne l’impronta. L’importanza di misurare e supportare la gestione di tale preziosa e vitale risorsa attraverso l’impronta idrica risulta soprattutto prioritaria per le imprese agricole e conserviere che utilizzano tale risorsa che, se ben gestita, può portare sia ad un risparmio economico per l’imprese sia ad un fondamentale contributo alla sostenibilità del territorio che esse sfruttano. Ciò è ancor più rilevante poiché, per diverse ragioni (aumento demografico, cambiamenti climatici e inquinamento), stiamo per approssimarci ad un periodo di scarsità idrica anche in territori storicamente ricchi di acqua come il nostro (vedi crisi idrica avuta in Veneto nell’estate 2012).

Impronta idrica colture agricole in Veneto, bene ma in via di peggioramento. Dallo studio condotto dal Consorzio Venezia Ricerche relativo ai consumi idrici delle colture agricole del Veneto, esposti dalla dott.ssa Petra Scanferla, emerge che l’impronta idrica relativa alla crescita delle nostre colture è inferiore rispetto a quella indicata dagli studi condotti dall’ideatore olandese prof. Hoekstra, che ha utilizzato per il calcolo di tali produzioni italiane dati generici nazionali. L’attenzione va comunque posta perché il confronto tra la water footprint del 2001 e del 2011 ha fatto emergere un peggioramento ovvero una costanza dell’indicatore rispetto ad una sostanziale diminuzione della produzione, fenomeno dovuto in parte al clima meno favorevole ed in parte al cambio delle colture a favore di culture che necessitano di una più elevata quota di irrigazione.

Water footprint, incentivo per le aziende alla sostenibilità. Importante anche il contributo del dipartimento Green Marketing dell’Associazione Italiana Marketing- AISM che ha evidenziato come l’uso dell’impronta idrica rappresenta sia un incentivo a un comportamento aziendale più sostenibile, sia un elemento determinante da utilizzare in una strategia comunicativa green oriented, capace di influenzare positivamente la reputazione di un prodotto o servizio. Ulteriori informazioni sono sull’evento reperibili al sito Aismgreenmarketing.wordpress.com

(Fonte: Consorzio Venezia Ricerche)

5 luglio 2013, al Vega di Venezia il workshop “L’industria agroalimentare incontra l’impronta idrica”. ARGAV media partner dell’evento.

locandina workshop WFP_defSi terrà il prossimo 5 luglio, nella cornice del Parco Scientifico Vega di Marghera-Venezia, presso la sala conferenze Porta dell’Innovazione, il workshop “L’industria Agroalimentare incontra l’impronta idrica“. Un evento importante, di cui ARGAV è media partner, che intende mettere a confronto gli operatori economici del settore agroalimentare e i massimi esperti mondiali sul tema delle risorse idriche.

Interverrà in collegamento da Londra il prof. Tony Allan, padre del Water Footprint (impronta idrica): un indicatore che misura consumo diretto, sfruttamento indiretto e inquinamento delle acque. L’incontro, supportato da Envirobytes e Depuracque, è stato organizzato dal Dipartimento di Green Marketing di AISM (dott.ssa Antonia Santopietro) e dal Consorzio Venezia Ricerche (dott.ssa Petra Scanferla). Questi due attori collaborano per promuovere elementi di innovazione nel settore della gestione ambientale sostenibile, da una parte il Dipartimento Green Marketing di AISM che promuove attività ed iniziative a supporto di un nuovo modello manageriale che consenta una crescita d’impresa più rispettosa dell’ambiente, dall’altra il Consorzio Venezia Ricerche, partner del Water Footprint Network, che si occupa invece di ricerca applicata e trasferimento tecnologico con elevate competenze nell’ambito della gestione della risorsa idrica e di innovativi sistemi di depurazione.

Il mondo scientifico incontro il mondo imprenditoriale. Le due realtà hanno organizzato questo evento per mettere a contatto mondo scientifico e mondo imprenditoriale, consentendo così uno scambio di idee e progettualità su un tema di stringente attualità. Le risorse idriche, un bene comune fondamentale, sono messe a rischio non soltanto dal consumo diretto, ma ancor più dall’alterazione dell’acqua utilizzata nei processi legati all’industria e all’agricoltura e dall’uso così detto indiretto che risulta di gran lunga superiore a quello diretto. Il primo ad occuparsi di tali aspetti è stato il professore Allan del King’s College London che ha introdotto nel 1993 il concetto dell’acqua virtuale ovvero della misura della quantità d’acqua che viene realmente consumata nell’ambito della produzione e commercializzazione di alimenti e beni di consumo sulla base del loro intero ciclo di vita. Da tale concetto si è sviluppato successivamente un innovativo indicatore del calcolo dell’acqua virtuale ovvero la WATER FOOTPRINT (impronta idrica), che può applicarsi non solo a singoli prodotti, ma a interi processi produttivi, fino ad arrivare all’impatto di una comunità o di una nazione. Essa si propone come strumento per quantificare l’appropriazione di acqua dolce da parte dell’uomo e valutare i possibili impatti legati al suo utilizzo nella produzione di prodotti di consumo.

Relatori. In particolare, è proprio la crescente domanda di cibo e la necessità di un’agricoltura sempre più intensiva a provocare il 70% dei prelievi totali di acqua dolce superficiale e sotterranea, prelievi che portano l’impronta idrica dell’agricoltura ad incidere pesantemente rispetto a quelli determinati dall’industria e dal consumo diretto dei cittadini. L’industria alimentare e la disponibilità di questa risorsa sono dunque profondamente legate.  L’incontro verrà aperto dai saluti di Franco Giacomazzi – presidente di AISM – e di Dario Bovo, direttore del Consorzio Venezia Ricerche. Numerosi i nomi di spicco fra i relatori presenti al workshop: fra gli altri, Francesca Greco e Marta Antonelli, autrici del libro “L’Acqua che mangiamo”; Philippe Pypaert, dell’UNESCO; il presidente di Civiltà d’Acqua e assessore al Comune di Venezia Pier Franceso Ghetti. Interverranno anche esponenti del mondo imprenditoriale, come Barilla e Brazzale.

Il workshop, aperto al pubblico, approfondirà il tema del calcolo dell’impronta idrica per l’industria alimentare italiana e la necessità di adottare un approccio condiviso che consenta di gestire in modo più sostenibile questa risorsa così preziosa. Sono sempre di più, infatti, le grandi aziende italiane ad adottare criteri di sostenibilità e di responsabilità sociale di impresa; in questo contesto, il workshop intende promuovere una più ampia diffusione dell’impronta idrica fra le imprese che operano nel nostro Paese. Riportare la Water Footprint di un prodotto o un servizio, infatti, rappresenta un chiaro segnale della volontà di utilizzare al meglio questa risorsa, ottimizzando i processi in tutte le fasi della produzione e della commercializzazione degli alimenti. L’uso dell’impronta idrica rappresenta quindi sia un incentivo a un comportamento aziendale più sostenibile, sia un elemento strategico da utilizzare in una strategia comunicativa green oriented, capace di influenzare positivamente la reputazione di un prodotto o servizio. La partecipazione al workshop è gratutia previa iscrizione al sito, numero di posti limitato. Per informazioni contattare la segreteria AISM a info@aism.org tel 02-863293.

(Fonte: Consorzio Venezia Ricerche)