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Stasera, al circolo Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD),corso di formazione giornalisti promosso da Argav con focus sull’agroalimentare fra diritti e doveri: promozione, ispezione, vigilanza e controllo

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Stasera, venerdì 24 giugno,  ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) si svolgerà dalle ore 18.00 alle ore 21.00 un corso di formazione accreditato promosso da Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato Giornalisti del Veneto presso il Circolo di Campagna Wigwam (Via Porto, 8) dal titolo “L’agroalimentare fra diritti e doveri. Promozione, Ispezione, Vigilanza e Controllo”. Sarà l’occasione per comprendere di più e meglio i meccanismi di funzionamento delle attività ispettive, di vigilanza, di controllo e di repressione a tutela del made in Italy agroalimentare e della promozione delle sue eccellenze.

Relatori.  Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che interverrà su “Ruolo dei Consorzi come aggregatori di sistema e promotori di sviluppo, nel contesto della nuova normalità”; Luca Giavi, direttore del Consorzio di Tutela del Prosecco doc su “Le eccellenze del made in italy agroalimentare, l’italian sounding e il ruolo dei Consorzi di Tutela. Un patrimonio da difendere. Come?”; Biagio Morana, direttore ICQRF di Conegliano su “Ispezione, controllo e vigilanza pubblica e privata sui prodotti agroalimentari”; Daniel Melis, Generale di Brigata, Comandante del nucleo Carabinieri per la tutela agroalimentare su “Le frodi agroalimentari e le attività di repressione”. Coordinatore il giornalista Gian Omar Bison membro del direttivo Argav. Il corso è in piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it e i giornalisti interessati a partecipare possono iscriversi.

Agromafie, presentata a Padova la strategia per tutelare il Made in Veneto

L’agropirateria e la contraffazione di prodotti del Made in Italy valgono ogni anno un fatturato da 60 miliardi di euro. Un fenomeno, quello dell’italian sounding, che non risparmia il Veneto. L’elenco del cibo fake non è di poco conto: tra il falso Prosecco, il finto Asiago, persino la “povera” polenta che viene venduta nei supermercati stranieri confezionata con svariati nomi, per non dimenticarci dell’Amarone che addirittura in Canada viene distribuito con un wine kit che nulla ha a che fare con il vero vino, ma piuttosto una miscela di fantasia “insaporita” con i trucioli per dare quel che di barricato: insomma tutto nel mondo, in qualsiasi modo, è “BelPaese”.

Il mercato del cibo ha bisogno di regole giuste che possano definirlo libero e trasparente. “Il grande valore economico e culturale del nostro agroalimentare – spiega Daniele Salvagno, presidente regionale di Coldiretti – ha paradossalmente un suo rovescio della medaglia che si manifesta nel vizioso operato delle agromafie le quali, sfruttando la fertilità della filiera del cibo, danneggiano produttori agricoli e cittadini. I fenomeni distorsivi del mercato, la concorrenza sleale e l’illegalità compromettono ogni giorno il nostro settore così importante per la crescita e la stabilità dei nostri territori”. Dal terreno alla commercializzazione, le attuali strutture normative a livello nazionale, comunitario e internazionale stanno giocando un ruolo chiave nella proliferazione dei fenomeni distorsivi, il mercato del cibo ha bisogno di regole giuste che possano definirlo libero e trasparente. Per questi motivi è sempre più urgente l’approvazione della riforma dei reati agroalimentari che ha la finalità di rivedere l’intera materia penale riguardante il settore, la piena attualizzazione dell’etichettatura di origine, il rifiuto di ogni processo che implichi l’omologazione produttiva, l’efficacia dei controlli e l’attuazione di sanzioni adeguate.

In Italia si calcolano 120 miliardi l’anno di evasione fiscale, 60 miliardi sono il costo della corruzione, il volume d’affari dell’economia mafiosa è stimato, per difetto, in 150 miliardi, facendo la somma quante cose si potrebbero fare con 330 miliardi di euro all’anno per migliorare la qualità della vita dei cittadini e la correttezza di un mercato che premi la serietà delle aziende oneste”. “Le eccellenze venete – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan – debbono misurarsi con la concorrenza sleale di imitatori stranieri che si affacciano al di qua o al di là del confine orientale, occhieggiando da Austria, Slovenia e Croazia per intercettare ignari consumatori, ma anche più strutturati ristoratori con una bottiglia di “Secco” dalla forma panciuta, una vassoio di “Radizzo” celofanato in viola, un prosciutto “Dulze”, con l’immagine di una città murata che nell’etichetta fa da sfondo al nome: certo, l’Austria abbonda di castelli, ma le robuste mura rosse di mattoni sono un’altra cosa, estranea alla cultura della Carinzia”. La Regione non sta a guardare, continua Pan, e ha commissionato all’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema agroalimentare la predisposizione di uno strumento giuridico agile e di pronto intervento per ottenere la rimozione dagli scaffali d’oltre confine di quei prodotti contraffatti, d’imitazione servile, che danneggiano il comparto regionale. Una cosa non facile, che deve muoversi fra la libertà di concorrenza predicata dall’Unione europea, la sovranità degli Stati esteri ed un certo protezionismo di cui godono i produttori esteri. Non di meno, la via è stata trovata, le collaborazioni estere ottenute, le disponibilità comunitarie raccolte.

Come, quando e cosa fare è stato illustrato agli operatori del settore da chi sta già lavorando in stretto legame con le Autorità estere, nel convegno organizzato da Coldiretti Veneto lo scorso 4 febbraio alla CCIAA di Padova. Lo studio operativo è stato presentato da Andrea Baldanza della Corte dei Conti e vice presidente vicario del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie” e da Marcello Maria Fracanzani della Corte Suprema di Cassazione e anche componente dello stesso Comitato Scientifico, moderati dal professore Francesco Saverio Marini dell’Università di “Tor Vergata”.

Il primo passo è individuare il soggetto, totalmente pubblico, che possa accreditarsi presso il sistema giudiziario di Austria, Slovenia e Croazia e agire per conto dei produttori locali, compresi quelli piccoli che non hanno la forza di affrontare complicate cause internazionali. “Qui entra in gioco la Regione – spiega Fracanzani- che diventa braccio operativo per la difesa dei prodotti, in grado di togliere materialmente dagli scaffali dei supermercati esteri i prodotti similari che richiamano le nostre tipicità. In sostanza, bisogna individuare una società totalmente pubblica che ha come scopo istituzionale tutelare i prodotti made in delle aziende venete. È una “portaerei” che agisce per conto dei produttori con i tempi rapidi del commercio rivolgendosi direttamente ai tribunali amministrativi per rivalersi nei confronti di chi mette in vendita prodotti che richiamano i nostri originali. È dunque un soggetto pubblico a tutela di un interesse pubblico superiore, in grado di agire con rapidità perché già accreditato in quei Paesi come sostituto processuale.

Il consumatore deve essere libero di scegliere con consapevolezza. “Questa soluzione – conclude Fracanzani – messa in atto con l’apporto di Coldiretti in stretto contatto con la Regione, permetterà di avere l’assist dall’autorità amministrativa per togliere dal mercato i prodotti mimetici che danneggiano i nostri originali. La vera concorrenza infatti funziona sulla comparazione e sull’informazione, ma con una precisa distinzione, tenendo presente che la qualità si paga. In tutto questo il consumatore deve essere libero di scegliere con consapevolezza e sapere che il radicchio che sta comprando non è radicchio. In questo modo abbiamo tutta l’accelerazione di una causa che dall’ambito privatistico investe quello pubblico, senza dimenticare la tutela della salute“.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

“Eataly vuole fregare Trump con l’Italian sounding? La vaccata del giorno!” a dirlo Efrem Tassinato, presidente circuito Wigwam e socio Argav

mucche-central-park(di Efrem Tassinato, socio Argav e presidente Circuito Wigwam, rete associativa non profit per lo sviluppo sostenibile delle Comunità Locali, nata in Italia nel 1972 e che oggi connette territori, organizzati in Comunità Locali, di 21 Paesi). Se non fosse che le cronache ci hanno abituati a chi la spara più grossa che poi, si spera, finisca come nella favola di Esopo dell’Al lupo al lupo e quindi non ci creda più nessuno, ci sarebbe da scuotere la testa per l’enorme ed ennesima scemenza lanciata in titoli cubitali per amor del sensazionalismo.

italia-oggiItalian sounding…all’italiana! Mi riferisco a quanto dichiarato da Oscar Farinetti, sì proprio quello che nel mondo sta facendo un gran bel business col Made in Italy alimentare e che a Italia Oggi del 1 febbraio 2017 “svela come intende aggirare il neoprotezionismo USA”. Il titolone recita: “Faremo in USA il made in Italy italiano” e nel sottotitolo “Farinetti: se Trump ci blocca useremo materie prime locali” spiegando poi nel testo che produrrà sul posto, ma all’italiana. Vanta ad esempio che “abbiamo aggirato il divieto d’importazione delle nostre carni negli USA. Approfittando della possibilità d’esportarvi sperma di toro, vi abbiamo portato quello di stalloni di razza piemontese e oggi produciamo là dell’ottima carne che poi utilizziamo e vendiamo nei nostri negozi.” E così via continuando…Insomma, ci chiediamo. Ma quale differenza ci passa tra il prosciutto di Parma fatto in Canada e il Regianito fatto in Argentina, chiaramente evocando la tanto ambita e prestigiosa italianità, da ciò che già ha dichiarato di fare ed ancor più farà Farinetti quanto alle operazioni di taroccamento dell’italian sounding?

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Efrem Tassinato

Agricoltori e artigiani, figure da proteggere e non da immolare. Al di là della sua indiscutibile capacità di businessman, finanche meritevole per certi aspetti, qui ci troviamo di fronte alla più grande minaccia di disastro per le comunità rurali e della montagna italiana, con agricoltori e artigiani alimentaristi che faticano a marginalizzare quel che serve per sopravvivere, ai quali peraltro si chiede anche di essere manutentori del territorio, custodi delle tradizioni ed un’infinità di altre prestazioni, sempre troppo poco riconosciute dall’establishment dei burocrati europei e nostrani delle politiche agricole e falcidiati da una grande distribuzione organizzata che pretende la massima qualità ma funzionale alle operazioni del tre per due e del sottocosto.

Agricultura-spettacolo. Rispetto alla domanda potenziale del mercato globale le nostre possibilità di produzione – quantitativamente parlando – rappresentano davvero poca cosa. Ma quel che finora ci ha in qualche modo salvato è stato il prestigio, la nomea, la tradizione, l’enfatizzazione del legame coi territori che nei secoli hanno cumulato, tutt’altro che gratis, valore aggiunto per le nostre produzioni agro-alimentari. Un valore immateriale di inestimabile quantificazione che si somma a quello materiale di prodotti di assoluta qualità perché frutto di lavoro fatto con il cuore e con teste pensanti che non son più gli zotici Fontamaresi di Silone, per di più garantiti da una tra le più solerti normative igienico-sanitarie al mondo. Non ce l’ho con Farinetti, lui fa il suo business. Quello che deve preoccupare è il messaggio che sta passando con la creazione dei parchi tematici del cibo contadino, dove è tutto finto. Proprio come fantasticava, ma neanche tanto, un bell’articolo di Economist della metà degli anni settanta sull’agricoltura spettacolo: l’operatore alla mattina arrivava, timbrava il cartellino, si vestiva da contadino, prendeva il secchio ed andava mungere la vacca o a svolgere altri mestieri. Il tutto a beneficio di spettatori che vi assistevano meravigliati, avendo prima pagato il biglietto per poi acquistare prodotti, fatti però in grande serie da una super industria, super multinazionale ed ovviamente, super robotizzata.

In gioco la sopravvivenza e lo sviluppo delle Comunità locali rurali. Quel che noi diciamo è che il prodotto tipico è tale perché è intimamente legato al territorio di origine ed espresso, conservato, tramandato da quei microcosmi che sono le Comunità Locali. Ed anzi, il rapporto è così stretto ed interdipendente che la sopravvivenza e lo sviluppo duraturo e sostenibile delle Comunità Locali rurali e della montagna dipende essenzialmente dalla tutela della prerogativa di tale valore immateriale. Perché ciò non accada la soluzione è semplice: incentivare il consumo negli originari luoghi di produzione. La marginalizzazione rimarrebbe al territorio dove si manterrebbero posti di lavoro e risorse per la manutenzione e il miglioramento del territorio stesso. Se il Signor Trump chiude alle importazioni italiane, facciamo venire gli americani a consumare da noi!

 

10-13 aprile 2016, in contemporanea a Vinitaly, torna Sol&Agrifood, che “racconta” l’agroalimentare di qualità italiano e come difenderlo

prodottiL’agroalimentare italiano torna protagonista a Sol&Agrifood. Il salone internazionale di Veronafiere, dal 10 al 13 aprile, in contemporanea a Vinitaly, propone le migliori produzioni made in Italy nel campo dell’olio extravergine di oliva, ma non solo: paste e prodotti da forno, birre artigianali, formaggi, cioccolata, caffè, conserve, condimenti e salumi completano l’offerta delle aziende espositrici presenti nel’ampliato padiglione C di Veronafiere. In fiera anche espositori esteri, da Austria, Baviera, Belgio, Malta, Marocco e Croazia.

L’inaugurazione ufficiale del salone è prevista lunedì 11 aprile (ore 10.30 sala Polifunzionale, del padiglione di Sol&Agrifood) con il convegno “Agropirateria: quando l’Italia sa difendersi”, al quale parteciperà il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. Un appuntamento che vuole fare il punto su rischi e opportunità dei mercati internazionali e sulla battaglia all’Italian sounding per conquistare nuove quote di mercato. Tra i relatori Giancarlo Caselli, magistrato ora presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Guida il dibattito Colomba Mongiello, vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale.

Tra gli eventi in programma, domenica 10 aprile (ore 16, Sala Vivaldi, Palaexpo, piano -1) si tiene la degustazione “Oli d’Italia 2016 – I migliori extra vergine della raccolta 2015”, organizzata da Gambero Rosso e Unaprol, in collaborazione con Veronafiere. Martedì 12 aprile (ore 10.30, Sala Polifunzionale) si parla di etichette nel seminario della Guida agli extravergini di Slow Food Editore “Leggere l’olio extravergine di qualità: quali informazioni per tutelare consumatori e produttori?”. E sempre martedì, Giorgio “Giorgione” Barchesi, testimonial di Sol&Agrifood 2016, nonché volto noto su Gambero Rosso Channel e autore del best seller “Giorgione: orto e cucina”, incontra giornalisti e operatori, alle ore 17, nella Sala Polifunzionale. Mercoledì 13 aprile (ore 11.30, Sala Polifunzionale) esperienze a confronto con “I consumatori internazionali sempre più agguerriti: buono, pulito e giusto è sufficiente?”, evento realizzato insieme a Teatro Naturale e che vede la partecipazione dei rappresentanti delle principali riviste di consumatori europee.

Fonte: Servizio Stampa Verona Fiere

 

 

Pasta Zara, successo “glocal” italiano, investe nei mercati di Nord Africa e Medio Oriente e assume in Italia

Stabilimento pastificio zara

Particolare interno stabilimento Pasta Zara di Riese PIo X (TV)

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Nella marca trevigiana c’è una azienda che conferma ancora una volta come l’agroalimentare sia attualmente l’argine in grado di salvare l’economia italiana dal dilagare della crisi. Si tratta di Pasta Zara di Riese Pio X, azienda fondata più di un secolo fa dalla famiglia Bragagnolo che, nel giro di quattro generazioni (qui le tappe), ha saputo trasformare un piccolo laboratorio di pasta artigianale in un’azienda di dimensioni mondiali.

Gruppo soci ARGAV pastificio Zara

Gruppo soci ARGAV in visita al pastificio Zara

Marco Prosdocimi, responsabile controllo qualità Pasta Zara

Marco Prosdocimi, responsabile controllo qualità Pasta Zara

Nel proprio Dna, l’export. Lunedì 10 marzo scorso i soci ARGAV hanno avuto la bella opportunità di visitare l’azienda, accolti dal presidente Furio Bragagnolo, insieme a Giovanni Bertizzolo, responsabile comunicazione e a Marco Prosdocimi, responsabile controllo qualità.  Ecco qualche cifra per far capire l’importanza dell’azienda: un fatturato di 235 milioni di euro nel 2013 (+ 14% circa rispetto al 2012, 92% estero, 8% Italia), tre stabilimenti, tutti in Italia (Riese in Veneto, Muggia in Friuli Venezia Giulia e Rovato in Lombardia) aperti 362 giorni l’anno (con il placet sindacale) e che producono a ciclo continuo 22 linee di pasta, 384 dipendenti. Ed ancora, il 14,5% della pasta secca italiana consumata nel mondo è prodotta da Pasta Zara, un risultato che mette l’azienda al primo posto tra gli esportatori italiani di pasta, con il proprio marchio e con la produzione per altri marchi (private label), e al secondo posto tra i produttori in Italia. Pasta Zara è da sempre orientata all’export, fin da quando nel 1932 scelse la Dalmazia, allora veneta, per approcciare il mercato dell’est, esperienza poi conclusa dopo la II^ Guerra Mondiale e la confisca di Tito ma rimasta indelebile nel nome della compagnia. Oggi, l’azienda è presente in 108 Paesi conquistati dai Bragagnolo, prima Umberto, poi Franco ed oggi Furio, palmo a palmo, con un serrato lavoro “porta a porta” e la partecipazione a fiere. “Intendiamo rafforzare il mercato italiano, ma il nostro futuro guarda soprattutto verso il Medio Oriente e il Nord Africa, dove ad Alessandria d’Egitto stiamo aprendo un ufficio commerciale, e prevediamo un ulteriore sviluppo nei Paesi dell’Est Europa“, ha raccontato ai soci ARGAV Furio Bragagnolo.

Bragagnolo e Stelluto

da sx, Fulvio Bragagnolo, presidente Pasta Zara riceve da Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, la penna ricordo ARGAV

Produzione pasta Zara 2

Pasta Zara, particolare produzione

Proiettati nel domani. La famiglia Bragagnolo (oltre a Furio in azienda lavorano i fratelli Arianna, Umberto e Franca), ha sempre investito in uomini e prodotti. Va in questo senso la bella notizia di una cinquantina di prossime nuove assunzioni tra Muggia, lo stabilimento più nuovo ed avanzato del gruppo in fatto di capacità produttiva e Rovato. Quest’ultimo stabilimento è stato acquisito nel 2010 per dare all’azienda uno sbocco ad ovest attraverso il vicino porto di Genova. Senza l’intervento dei Bragagnolo lo stabilimento sarebbe stato chiuso mentre così sono stati salvati 90 posti di lavoro e create le condizioni per una crescita ulteriore. Per quanto riguarda i prodotti, sottoposti a continui e accurati controlli, in collaborazione con le Università di Padova e Bologna sono in via di sviluppo diverse innovazioni volte a intercettare nuove nicchie di mercato, tra cui una pasta più ricca di fibre ma dalla classica colorazione dorata, una pasta “salutista” ricca di omega 3 ed una pasta più proteica grazie all’impiego di farina di fagioli. Importante anche la ricerca di una sempre maggiore sostenibilità aziendale: compiendo una scelta oggi lungimirante, dal 2008 Pasta Zara trasporta in treno le semole dal sud Italia ai 3 stabilimenti e fa largo impiego di energie rinnovabili grazie alla presenza di impianti fotovoltaici sui tetti degli stabilimenti (a Riese viene prodotto l’80% circa di energia, a Muggia il 55%, mentre lo stabilimento di Rovato è agli albori).

Contraffazione alimentare, i pacchi di pasta polacchi che ricordano nell'imballo la pasta Zara

Contraffazione alimentare, i pacchi di pasta polacchi che ricordano nell’imballo la pasta Zara

Successo del made in italy, il rovescio della medaglia. Si chiama “Italian sounding“, ovvero l’utilizzo fraudolento di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia – ma che non hanno niente a che fare con il Bel Paese – per promuovere e vendere prodotti di qualità, nella migliore delle ipotesi, inferiore a quella italiana. E di recente, proprio nell’Est europeo, in Polonia, pasta Zara ha registrato degli episodi di contraffazione del marchio. “E’ un problema serio per l’Italia . ha commentato Bragagnolo – perché ci vengono sottratte quote importanti di mercato, purtroppo all’estero non è obbligatorio mettere nell’etichetta la zona di produzione, e questo ci penalizza fortemente”.

Dino Baggio Andrea Casellato ristorante Fior Castelfranco

da sx Dino Baggio e Andrea Casellato ristorante Fior di Castelfranco

Gustoso assaggio. La visita dei soci ARGAV è terminata con un assaggio di pasta Zara, preparata in modo eccellente all’interno dello stabilimento in una cucina a vista dallo chef Andrea Casellato e servita di tutto punto da Dino Baggio, entrambi del rinomato ristorante Fior di Castelfranco Veneto (TV).

Agroalimentare italiano, chiave di volta per uscire dalla crisi, se ne è parlato al talk show di Confartigianto Alimentazione del Veneto a Longarone Fiere (BL)

Longarone Fiere (BL), direttivo ARGAV al talk show promosso da Confartigianato Alimentazione del Veneto, 13 ottobre 2012

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV). Sabato 13 ottobre scorso il direttivo ARGAV ha fatto tappa nel bellunese, riunendosi negli spazi di Longarone Fiere, messi gentilmente a disposizione dall’ente fiera che nel weekend scorso ospitava la due giorni “Sapori Italiani e Alpini“.

Longarone Fiere (BL), 13 ottobre 2012, da sx Alfredo Tesio, Fabrizio Stelluto, Christian Malinverni, Claudio Vercellone

Talk show. Nell’occasione, i componenti del direttivo hanno assistito al talk show organizzato da Confartigianato Alimentazione del VenetoLa corretta alimentazione, Italia punto di riferimento mondiale“, moderato dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto e che ha visto partecipi Christian Malinverni, presidente nazionale e del Veneto dei Ristoratori di Confartigianato Imprese, Claudio Vercellone di Avenue Media, ideatore e organizzatore di Pasta Trend, il Salone dedicato alla pasta che nel 2013 si svolgerà a Verona e Alfredo Tesio, giornalista e scrittore, coordinatore del Gruppo del Gusto dell’Associazione della Stampa Estera in Italia.

Molte le tematiche affrontate nel dibattito, tra cui il fatto che l’agroalimentare potrebbe essere per l’Italia la chiave di volta per uscire dalla crisi economica se solo le Istituzioni e gli italiani stessi ci credessero di più. Per quanto riguarda la pasta, rilevazioni Ismea-AC Nielsen (2008) confermano un dato che verrebbe naturale pensare e cioè che l’Italia è il Paese che ha il consumo medio pro-capite all’anno più alto (media di 28 kg), seguito da Venezuela (13 kg), Tunisia (11,8 Kg), Grecia (10,3 kg), Svizzera (10 Kg), Stati Uniti e Svezia (9 Kg), Perù (8,5 Kg), Francia (7,4 Kg), Brasile (6,2 Kg), Germania (5, 5 Kg) e Giappone (1,7 Kg). A minacciare il successo della pasta italiana nel mondo, il pericolo della contraffazione e dell’Italian sounding (pasta che richiama nel nome l’Italia ma fatta con materie prime di provenienza non italiana), che fonti ICE/Federalimentare stimavano nel 2010 pari a un valore di 60 mld di euro. Al proposito, ecco  i video girati in fiera a fine dibattito (un grazie a Vittorio Baroni per la regia).

 

 

Il team per il Guinness dei Primati della pasta sfoglia più lunga del mondo, al centro Luca Da Corte

Una pasta sfoglia da Guinness. La kermesse enogastronomica bellunese ha visto festeggiare il Guinness World Record per la pasta sfoglia più lunga del mondo. Luca Da Corte, presidente nazionale dei maestri pastai di Confartigianato, in collaborazione con il gruppo di Miss Tagliatella guidato da Rina Poletti e Maria Corzani e dall’Anap – Associazione nazionale artigiani in pensione di Belluno ha realizzato la pasta sfoglia di 71 metri, misurata dal sindaco di Longarone, Roberto Padrin, battendo il precedente record di 34.

Caso Simest, direttiva ministeriale blocca il sostegno pubblico a iniziative sleali di “Italian sounding”

pecorino e caciotta rumeni prodotti da Lactitalia con finanziamenti italiani.

“A nome di tutto il Consiglio direttivo dell’Associazione polesana Coldiretti Rovigo, ho il piacere di informare la sua Amministrazione che, anche grazie all’impegno del Comune da lei rappresentato, il ministro dello Sviluppo economico ha emanato una direttiva Simest che vieta il sostegno ad iniziative che configurano il finanziamento pubblico all’italian sounding”.

En plein polesano. Inizia così la lettera che il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo, ha inviato a tutti i 50 sindaci dei 50 comuni polesani che hanno appoggiato la mobilitazione pro vero “Made in Italy” con specifici ordini del giorno. L’adesione plebiscitaria delle amministrazioni polesane, caso unico in Veneto, ha contribuito al successo della mobilitazione di Coldiretti a livello nazionale, cui hanno aderito 2215 comuni italiani, 26 province, 41 camere di commercio, 119 comunità montane e tante associazioni di consumatori. In Polesine hanno appoggiato la mobilitazione anche il Prefetto Romilda Tafuri, la Provincia, la Cciaa di Rovigo, la Cna Rovigo, i Consorzi di tutela dell’Aglio bianco polesano Dop e dell’Insalata di Lusia Igp, l’Adiconsum e la Federconsumatori.

Il movimento di denuncia era partito da Coldiretti nazionale nell’ottobre 2011, quando erano stati scoperti caciotte e pecorini prodotti in Romania con latte romeno, ma con nomi italiani, dalla società romena Lactitalia, sostenuta dalla finanziaria pubblica italiana Simest, una controllata del ministero per lo Sviluppo. La denuncia di Coldiretti si era dunque estesa in Polesine e in tutte le province italiane, con incontri atti a sensibilizzare le istituzioni e le forze sociali contro il finanziamento di Stato a prodotti stranieri che fanno concorrenza al “vero Made in Italy”.

Auspicabile un divieto per legge. Con la manifestazione di Coldiretti in piazza Montecitorio a Roma, la Simest ha ceduto le proprie quote partecipative uscendo da Lactitalia, in ottemperanza alla direttiva del ministero. “Una vicenda finita bene – conclude il presidente Mauro Giuriolo – ma che solleva una domanda: quanti casi ancora esisteranno di finanziamento pubblico ai prodotti stranieri che fanno concorrenza sleale al vero “Made in Italy” di cui non sappiamo niente? Ci auguriamo che governo e parlamento provvedano in modo definitivo con un divieto per legge”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Contraffazione alimentare del “made in Italy” oltreoceano, sottratti 4 miliardi di dollari all’Italia

L’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che conta 34 Paesi europei e ha sede a Parigi, stima nel suo più recente rapporto che siano 149 i paesi origine di prodotti contraffatti; 27 dei quali sono paesi OCSE; cinque paesi sono indicati come fonte principale da cui deriva l’80% delle merci contraffatte; al primo posto figurano Cina, Hong Kong e la Tailandia. Per i pezzi di autoveicoli, il Medio Oriente è il principale mercato di sbocco, seguito dall’Europa e dal Nordamerica; per i prodotti farmaceutici è l’Africa. E poi c’è Internet che sta diventando uno dei canali principali sia per acquirenti inconsapevoli di prodotti contraffatti sia per coloro che li acquistano consapevolment.

L’impatto della contraffazione sul Made in Italy, secondo gli ultimi dati diffusi nel 2009, stimano che la contraffazione in Italia alimenti un giro d’affari di 7,8 miliardi di euro l’anno. L’Italia è stata a lungo indicata come il paese leader nel campo della contraffazione anche se, con l’avanzare delle merci contraffatte provenienti dalla Cina, questa situazione è in parte cambiata. La Regione Campania, con quasi la metà dei prodotti sequestrati su tutto il territorio nazionale, guida con largo margine la classifica delle Regioni in termini di contraffazione.

Difesa del made in Italy. Uno dei maggiori problemi che l’Italia è chiamata ad affrontare in tema di contraffazione è rappresentato dal cosidetto Italian Sounding”, ossia la diffusione all’estero di prodotti che presentano nomi, loghi, colori o slogan riconducibili all’Italia ma che di fatto non hanno nulla a che vedere con l’autenticità dei prodotti “made in Italy”: per i prodotti alimentari gli ultimi dati, aggiornati al marzo 2010 (Federalimentare) descrivono un fenomeno che vale circa 60 miliardi di euro in termini di export, di cui 24 miliardi diretti al solo mercato nordamericano, 26 a quello europeo e oltre 10 agli altri mercati. Un recente studio realizzato dal Management Resources of America per l’ICE presso le principali catene di supermercati di 11 città negli Stati Uniti, in Canada e in Messico fornisce dati preoccupanti sul fenomeno dell’imitazione dei prodotti italiani: si va dai biscotti, per i quali il processo di imitazione riguarda il 50% dei prodotti venduti, alle paste fresche per le quali si arriva al 100%. L’ICE stima che se l’Italia riuscisse a recuperare una quota del 25% sul mercato nordamericano degli Italian sounding il fatturato delle nostre imprese potrebbe aumentare di oltre 4 miliardi di dollari.

(fonte http://www.garantitaly.it)