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E’ trevigiana la prima pasta veneta “carbon free”

ARGAV SGAMBARO 093Non solo l’unica a chilometro zero, ora la pasta Sgambaro è anche la prima carbon footprint. E’ di questi giorni la notizia dell’acquisto di cento tonnellate di Co2 nell’ambito del mercato volontario dei crediti di carbonio da parte dell’azienda di Castello di Godego (TV), visitata nel 2012 anche dai soci ARGAV.

Un’azienda dall’impronta verdeL’ossigeno acquistato dal pastificio trevigiano è prodotto dagli alberi del bosco di Lusiana in provincia di Vicenza che, grazie all’investimento del molino trevigiano, potranno continuare a produrre legna per altri decenni. Una decisione maturata nella consapevolezza della salvaguardia ambientale da sempre cara a Pierantonio Sgambaro, tanto da averne fatto una vera e propria scelta aziendale: dal 2002 in questo molino si produce pasta ottenuta con farina da grano duro nazionale certificato dal Csqa. Fedele al kmzero quale progetto per una migliore sicurezza ed educazione alimentare, Sgambaro ha fatto in questi anni un ulteriore salto imprenditoriale organizzando in casa la filiera corta: i chicchi lavorati sono frutto del lavoro degli agricoltori pugliesi, veneti, emiliani e friulani. L’imprenditore pioniere ha così anticipato la rintracciabilità obbligatoria del prodotto, seguendo in prima persona le coltivazioni in tutta Italia: delle 40mila tonnellate, 30 sono frutto della consolidata alleanza con le cooperative della Puglia, mentre le restanti 10mila provengono dai 9mila ettari seminati nelle vicine campagne. A lui il merito di aver fatto dell’insospettabile provincia di Rovigo l’avamposto del grano duro, incentivando la semina proprio nella Pianura padana che, grazie alle variazioni climatiche, ha riscoperto un’antica vocazione, fino ad ora tipica del Tavoliere del sud.

Farro, risposta europea al kamut americano. Leader anche nella distribuzione di confezioni a base di farro, cereale europeo, Pierantonio Sgambaro risponde con contratti tricolore – in particolare toscano- umbri- al kamut ormai completamente raccolto nei campi lontani a stelle e strisce. La sua scommessa green continua verso la montagna, in provincia di Belluno dove le conifere del comune di Mel attendono di essere rivalutate e in attesa di ulteriori polmoni vegetali guarda ai principi etici intrattenendo accordi con i missionari impegnati in Amazzonia e in Africa.

(Fonte: Jolly Sgambaro)

28 giugno 2013, scienza, alimentazione, musica e ambiente, tanti gli argomenti al centro dell’incontro ARGAV-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

anello ciclabile Colli Euganei

Anello ciclabile Colli Euganei

In vista della consueta pausa estiva delle attività societarie, venerdì 28 giugno, dalle ore 19.00 circa,  i soci ARGAV concludanno un’altra stagione di incontri al Circolo di Campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in  via Porto 8, con un appuntamento ricco di spunti interessanti (e spuntini golosi, grazie all’ospitalità di Efrem Tassinato).

Partecipanti. Per l’occasione, saranno infatti con noi Roberto Padoan, capitano, subacqueo professionista, per presentare un nuovissimo brevetto internazionale nel campo della tutela ambientale ed artistica; Pier Antonio Sgambaro, presidente Jolly Sgambaro,per un “panel test pastaiolo”; Erica Boschiero, cantautrice, per aggiornare sui suoi progetti artistici dedicati alla valorizzazione del territorio; Marco De Agostini, presidente “Mancin Nadia srl”, per presentarequesta realtà imprenditoriale nella gastronomia ittica; Luciano Sanavia e Gianni Sandon, animatori del territorio, per illustrarci i progetti “Ecomuseo della Saccisica” e “Anello Ciclabile dei Colli Euganei.

Sostenibilità: determinante valutare l’intero ciclo di vita di un prodotto. Se ne è parlato al workshop ARGAV “L’impronta ecologica”, tenuto dagli esperti di CSQA.

Fabrizio Stelluto presidente ARGAV

Fabrizio Stelluto presidente ARGAV

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Di particolare interesse e attualità il workshop di formazione professionale “L’impPlatea workshop impronta ecologica 21 marzo 2013ronta ecologica“, organizzato da ARGAV su iniziativa del presidente, Fabrizio Stelluto, giovedì 21 marzo scorso, nell’ambito della Settimana dell’Ambiente Veneto in Fiera a Padova, in occasione del salone “SEP- Green R.evolution Exhibition”.

Mimmo Vita presidente UNAGA

Mimmo Vita presidente UNAGA

Massimo Zennaro presidente Sindacato Giornalisti del Veneto

Massimo Zennaro segretario Sindacato Giornalisti Veneto

Gianluca Amadori presidente ODG Veneto

Gianluca Amadori presidente Ordine Giornalisti Veneto

Ruolo dei giornalisti. L’incontro, patrocinato dall’Ordine dei Giornalisti e dal Sindacato Giornalisti del Veneto, ha visto la presenza di Gianluca Amadori, presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti e di Massimo Zennaro, neo segretario regionale del Sindacato giornalisti. Entrambi hanno ricordato la grave situazione della categoria e del mondo dell’informazione veneto, una “crisi che si affronta con coraggio e soprattutto idee – hanno affermato Amadori e Zennaro – ed in questo senso va accolto con estremo favore l’inziativa  ARGAV, rivolta ad approfondire argomenti di grande interesse per i lettori”. Mimmo Vita, presidente UNAGA, ha ricordato la responsabilità dei giornalisti del settore agroambientale, “che hanno il compito di trasferire ai lettori, nel modo più corretto, informazioni determinanti per il futuro dell’uomo e della Terra, come ha evidenziato nel suo discorso di inizio pontificato Papa Francesco, che ha parlato di custodia della bellezza del creato, di rispetto di ogni creatura di Dio e dell’ambiente in cui viviamo”.

Relatori CSQA Padova Fiere 21 marzo 2013

I relatori CSQA

CSQA, esempio d’eccellenza italiana nella certificazione indipendente. A spiegarci in modo ampio ed esaustivo il tema del workshop, gli esperti di CSQA, Luigino Disegna, presidente CSQA, Maria Chiara Ferrarese, responsabile Ricerca e Sviluppo CSQA e Michele Crivellaro, responsabile Marketing e Comunicazione CSQA. Che ricordiamo, è una società italiana che da più di vent’anni offre servizi di certificazione, ispezione e formazione ad aziende ed enti pubblici con l’obiettivo di creare valore e di infondere fiducia nei mercati e nei territori. L’azienda opera, tra gli altri, nei settori agri-food & packaging, foreste e filiere del legno e carta, prodotti tradizionali e, tra i servizi offerti, effettua anche la certificazione di bilanci ambientali, sociali e di sostenibilità. Una parola, quest’ultima, oggi molto di moda, hanno ricordato i relatori, che basa il proprio modello su 3 pilastri, economico, ambientale e sociale, e fonda le prime notizie nel 2001, quando la Commissione Europea pubblicò il Libro VerdePromuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese“.

Pier Luigi Sgambaro workshop impronta ecologica 21 marzo 2013

Pier Antonio Sgambaro titolare Jolly Sgambaro

Sostenibilità, opportunità per le aziende. Nella scelta dei consumi, oggi si iniziano a considerare sempre più importanti i criteri legati alla sostenibilità e all’ambiente. L’opinione pubblica, inoltre, è molto più incisiva oggi nelle scelte aziendali che in passato, forte anche del fatto che le persone vivono spesso sulla propria pelle certe problematiche (effetto vissuto) ed è più sensibile al tema della sostenibilità dei prodotti. Quindi, l‘imprenditore “virtuoso” – e al nostro workshop ne era presente un esempio, Pier Antonio Sgambaro, titolare di Jolly Sgamabaro, che i soci ARGAV hanno visitato lo scorso anno-, dovrebbe considerare la sostenibilità come un passo da intraprendere per rendere più competitiva la propria azienda, piuttosto che considerarla un vincolo, un costo o semplicemente una buona prassi. Premesso ciò, i relatori CSQA hanno sottolineato come sia importante considerare, nella valutazione della sostenibilità, l’intero ciclo di vita di un prodotto/servizio, perché la qualità si costruisce nei vari passaggi della filiera e non può essere rintracciata solo nel prodotto/servizio finale. Si deve iniziare quindi a progettare a monte i prodotti ragionando sull’impatto ambientale che questo avrà su tutto il ciclo di vita.

impronta ecologicaImpronta ecologica: dopo la l’impronta climatica, l’impronta idrica. L’impronta ecologica è un indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. Tra gli indicatori di maggior utilizzo, figura la “Carbon footprint, ovvero l'”impronta climatica”, cioè l’ammontare dell’emissione di CO2 attribuibili ad un prodotto, un’organizzazione o un individuo. In tale modo viene identificato l’impatto che le diverse attività umane hanno sul “cambiamento climatico” di origine antropica. Prossima frontiera, che probabilmente vedrà i primi risultati a livello legislativo nel 2015, è però il water footprint, l’impronta idrica, indicatore del consumo di acqua dolce, che ricordiamo, ammonta al 2% dell’acqua presente sulla superficie della Terra. L’impronta idrica include sia l’uso diretto che indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. Per il computo si sommano tre componenti: acqua blu, che si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali ed è la quantità di acqua dolce che non torna a valle del processo produttivo nel medesimo punto in cui è stata prelevata o vi torna, ma in tempi diversi; acqua verde, cioè il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo; acqua grigia, che rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità.

Rapporto “Green Italy”, tra le aziende virtuose anche il pastificio trevigiano Jolly Sgambaro

C’è un’azienda trevigiana tra le grandi d’Italia che tengono alto il valore dell’agroalimentare nazionale. Si tratta del pastificio “Jolly Sgambaro” di Castello di Godego che compare nell’elenco degli esempi virtuosi segnalati dal rapporto “Green Italy” redatto dalla Fondazione Symbola. Lo studio sarà presentato a Roma oggi nella sede di UnionCamere, alla presenza di Ermete Realacci presidente dell’associazione e dei Ministri Mario Catania e Corrado Clini rispettivamente dell’ Agricoltura e dell’Ambiente.

I soci ARGAV in visita alla Jolly Sgambaro, giugno 2012

Km zero, scelta vincente. La segnalazione per la realtà industriale è legata all’adozione di modelli di sviluppo e consumo fondati su principi cardine: quali la difesa del territorio, la valorizzazione della biodiversità e la promozione della cultura locale. La scelta antesignana di Pierantonio Sgambaro, alla guida dell’ impresa a conduzione famigliare che i soci ARGAV hanno visitato lo scorso giugno, ovvero produrre la prima pasta italiana a chilometro zero realizzando e garantendo la minor percorrenza possibile tra i campi di coltivazione del grano duro e il punto di trasformazione, è stata dunque strategica e concorre tuttora a far crescere l’export nel mondo di “spaghetti made in italy” con un incremento del 7%.

Jolly Sgambaro, particolare produzione pasta

Agricoltura nordestina, 1,1% del Pil nazionale. A sostenere una decisa politica aziendale anche l’accordo di filiera siglato con i produttori del Veneto orientale e dell’Emilia che forniscono un quarto della materia prima utilizzata dal molino e proveniente da 9 mila ettari seminati nella pianura veneto-emiliana. La filiera corta e controllata secondo i severi disciplinari di coltivazione fanno della pasta Sgambaro un prodotto di altissima qualità, ricco di proteine, biologico, poco energivoro: si pensi solo che per la sua produzione – dalla coltivazione della spiga allo scaffale del negozio – ogni anno sono risparmiate all’ambiente emissioni di CO2 pari alla combustione di oltre 70.000 litri di gasolio. Dal 2002, inoltre, Jolly Sgambaro detiene l’assoluto riconoscimento di unico pastificio industriale della penisola il cui prodotto è marchiato Grano Duro Italiano da CSQA certificazioni. Un vanto per il nord est cuore delle produzioni di qualità dove l’agricoltura è l’unico settore in controtendenza con una produzione lorda vendibile che quest’anno supera i 5 miliardi di euro contribuendo all’aumento del Pil dell’intero Paese per 1,1 per cento.

(Fonte: Jolly Sgambaro)

ARGAV in visita al pastificio Jolly Sgambaro, marchio simbolo per le tavole venete

Pasta Jolly Sgambaro (foto Maurizio Drago)

(di Emanuele Cenghiaro, socio ARGAV) Fare la pasta e farla bene è lo scopo del pastificio Jolly Sgambaro di Castello di Godego, in provincia di Treviso. Una delegazione Argav lo ha visitato l’1 giugno scorso traendo la conclusione che anche in Veneto è possibile fare una pasta di qualità.

Pier Antonio, Dino e Cristina Sgambaro con Fabrizio Stelluto, Mirka Cameran Schweiger di ARGAV e lo chef Giuseppe Agostini (foto Maurizio Drago)

Un’azienda da sempre all’avanguardia. Soprattutto in Veneto, verrebbe da dire, vista l’eccellenza assoluta del grano duro coltivato nella pianura Padana, come assicura Pierantonio Sgambaro, che oggi conduce l’azienda fondata a Cittadella nel 1947 da Tullio Sgambaro e poi proseguita dai figli Dino ed Enzo. E se, nel 2003, il pastificio aveva ottenuto, primo in Italia, la certificazione di prodotto di puro “Grano duro italiano” oggi impressa su tutte le confezioni rosse a marchio “Jolly”, a Pierantonio è sorta l’idea di fare di più: accostare al proprio prodotto di punta, la pasta a marchio “Jolly Sgambaro” in confezione gialla, l’idea del “Km 0”.

Pastificio Jolly Sgambaro (foto Maurizio Drago)

I vantaggi del km zero. “Non si tratta di una semplice trovata commerciale – spiega Pierantonio Sgambaro – perché per questa pasta si utilizzano solo grani selezionati provenienti da Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e in parte Friuli Venezia Giulia. La massima distanza dal nostro molino è di 170 chilometri: un vero km 0 a paragone dei viaggi intercontinentali che devono effettuare i chicchi usati da altri pastifici”. E continua: “Attraverso la minor percorrenza possibile tra i campi di coltivazione del grano e il molino garantiamo la perfetta conservazione del grano come appena raccolto. E si assicura un maggior rispetto dell’ambiente, con minor consumo di energia e minore inquinamento”. A completare la qualità di questa pasta si aggiungono la lenta lavorazione e le basse temperature di essicazione, grazie alle quali le qualità organolettiche, il profumo e la fragranza del grano rimangono inalterate.

Dal molino al piatto, Jolly Sgambaro (Foto Maurizio Drago)

Non solo grano, ma anche farro, kamut e farine biologiche. La Jolly Sgambaro, che da anni garantisce la tracciabilità del prodotto, lavora circa 50mila tonnellate di grano duro all’anno, di cui 30mila frutto di un consolidato rapporto con agricoltori e cooperative della Puglia, le restanti 20mila provenienti da 9mila ettari di seminativi nella pianura Padana. Fiore all’occhiello è anche la produzione di pasta con farina di farro, ma non mancano prodotti con farine biologiche e kamut. Il rapporto diretto con i coltivatori, oltre a garantire la tracciabilità del prodotto già da ben prima che diventasse un obbligo di legge, permette all’azienda di ottenere una materia prima dalla qualità controllata (zero rilevabilità dei pesticidi, ad esempio), che viene lavorata in modo ottimale e trasformata in farina con metodo a sfregamento nel mulino annesso al pastificio. Un lettore ottico seleziona i chicchi ad uno ad uno.

Dino Sgambaro (foto Maurizio Drago)

Prossimo obiettivo: sostenibilità. Tutta l’energia elettrica utilizzata per i processi produttivi deriva da fonti rinnovabili, l’acqua viene pescata nelle falde sotterranee, le stesse usate da notissimi marchi di acque minerali (per 100 chili di pasta si utilizzano 28 litri d’acqua). Nell’agosto 2011 l’azienda ha conseguito la certificazione UNI EN CEI 16001:2009, primo passo verso il prossimo obiettivo: l’efficienza energetica e il minor impatto ambientale possibile. Lo stabilimento di Castello di Godego è inoltre dotato di un percorso didattico che illustra tutte le fasi della lavorazione, dal chicco alla pasta, ed è visitato ogni anno da migliaia di alunni.