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Ghiacciaio della Marmolada condannato a morte

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Il ghiacciaio della Marmolada, il più grande delle Dolomiti, è ormai un ghiacciaio in coma irreversibile. Dal 1888 è arretrato di 1.200 metri e con un innalzamento della quota della fronte di 3.500 metri, e negli ultimi cinque anni ha perso ben 70 ettari di superficie  passando dai circa 170 ha del 2019 a 98 nel 2023.  A questo ritmo entro il 2040 il ghiacciaio della Marmolada non esisterà più.

Morte condivisa con altri due ghiacciai

Una condanna a morte che condivide con i due ghiacciai più grandi delle Alpi, quello dell’Adamello, situato tra Lombardia e Trentino, e quello dei Forni, in Lombardia, tutti e tre posti sotto i 3.500 metri e segnati da perdite di spessore importanti. Misure sulle condizioni superficiali dei ghiacciai indicano che il ghiacciaio della Marmolada e dei Forni hanno picchi di perdita di spessore a breve termine rispettivamente di 7 e 10 cm al giorno, mentre per il ghiacciaio dell’Adamello le misurazioni a lungo termine rilevano che la perdita di spessore derivata dalla fusione glaciale permette di camminare oggi sul ghiaccio derivato dalle nevicate degli anni ‘80.

Tappa sulla Marmolada

A fare il punto della situazione è Carovana dei ghiacciai 2024, la campagna nazionale di Legambiente in collaborazione con CIPRA Italia (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi-Italia Apas) e con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Italiano, che ha concluso il suo viaggio sull’arco alpino con la sesta. La Carovana dei ghiacciai ha fatto tappa sulla Regina delle Dolomiti già nel 2020 e nel 2022 per poi tornarci nel 2024. Quello che emerge è un ghiacciaio in forte sofferenza: in 136 anni ha registrato una perdita areale superiore all’80% e una perdita volumetrica superiore al 94%. L’accelerata della fusione del ghiaccio ad alta quota sta lasciando il posto ad un deserto di roccia bianca, levigata da quello che un tempo era il grande gigante bianco, e prendono vita nuovi ecosistemi. «Le Alpi sono un luogo fondamentale a livello nazionale ed europeo, ma sono anche sempre più fragili a causa della crisi climatica che avanza. Il ghiacciaio della Marmolada ne è un esempio importante e con Carovana dei ghiacciai abbiamo raccontato la sofferenza di un ghiacciaio morente, segnato da un’accelerazione del processo di fusione che ha numeri impressionanti e che richiede risposte urgenti a partire da una governance sostenibile del territorio – ha dichiarato Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia -. Per questo abbiamo sottoscritto il Manifesto per Un’altra Marmolada per una fruizione sostenibile della montagna presentato da Climbing For Climate».

Ritrovamento di reperti e ordigni storici prima sepolti dalla neve

 «A due anni dal disastro della Marmolada, il ghiacciaio continua a fondersi a ritmi allarmanti. Il ritrovamento di corpi e l’emersione di reperti e ordigni storici in costante aumento ne sono la tragica conferma. Da oltre 50 giorni il termometro non scende sotto zero sulla cima della Marmolada. L’ultimo dato con segno negativo, -0,9 gradi, è stato osservato a Punta Penia (3.343 metri d’altezza) il 5 luglio scorso. Il riscaldamento globale sta mettendo a rischio la sopravvivenza della Marmolada, destinata a scomparire entro i prossimi trent’anni se non prima. Nonostante le naturali fluttuazioni climatiche che fanno esultare qualcuno per qualche saltuario grado in meno, la situazione è tutt’altro che normale ed occorre reagire in frettafrenando le emissioni di CO2, se vogliamo salvare il ghiacciaio» hanno commentato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto e Andrea Pugliese,  presidente di Legambiente Trento.

Altre minacce rappresentate da microplastiche e rifiuti

Sulla Marmolada preoccupa anche l’inquinamento da microplastiche legato anche ai teli geotermici che per Legambiente sono solo un accanimento terapeutico. Attualmente ci sono 4 ettari di teli sul ghiacciaio, un numero che è raddoppiato rispetto all’inizio e l’Università di Padova a luglio ha fatto un primo campionato dell’acqua fusa del ghiacciaio. C’è poi la questione dei rifiuti abbandonati in quota, di ieri e di oggi. Sono circa 400 quelli trovati e raccolti sulla Marmolada dal team di Carovana dei ghiacciai e dai volontari che il 6 settembre, nel primo giorno di tappa, nell’attività di Clean up organizzata in vista di Puliamo il Mondo, la campagna di volontariato ambientale di Legambiente in programma in tutta Italia da oggi fino al 22 settembre.  Infine, c’è la questione della post gestione degli impianti chiusi e da smantellare come quello a Pian dei Fiacconi. L’impianto di risalita, chiuso nel 2019, è stato travolto dalla valanga del 2020. Oggi in quota rimane una struttura abbandonata e sventrata dalla valanga e dal pesante impatto ambientale e paesaggistico in un’area montana che è patrimonio Unesco. Per questo Legambiente chiede si intervenga al più presto per smantellarlo e che non vengano costruiti altri impianti di risalita visto che la zona di Pia dei Fiacconi è considerata zona rossa, ossia zona a pericolosità P-4 elevata, che nella scala di valutazione è la pericolosità massima.

In soccorso dei giganti bianchi, metti una firma per i ghiacciai

Con Carovana dei ghiacciai 2024 Legambiente invita tutti a firmare la petizione on line “Una firma per i ghiacciai” per chiedere al Governo azioni concrete partendo dall’attuazione di 7 interventi indicati nel Manifesto per una governance dei Ghiacciai e salvare il nostro ecosistema. Una petizione che l’associazione ambientalista ha lanciato a settembre. Per firmare basta andare sulla landing page https://attivati.legambiente.it/firmaperighiacciai – attiva sul sito di Legambiente.

Fonte: redazione Ecopolis/Legambiente

Clima e buone pratiche, in Veneto quattro bandiere verdi di Legambiente

gli effetti nelle montagne venete della tempesta Vaia

Dopo il Piemonte, il Veneto è la seconda regione alpina per numero di bandiere verdi assegnate da Legambiente alle buone pratiche locali in difesa dell’ambiente e contro l’emergenza climatica.

Tempesta Vaia. Per tutelare la fragilità delle zone montani causata dai cambiamenti climatici in atto è necessario, secondo l’associazione ambientalista, mettere in campo azioni innovative di difesa del territorio, replicando le esperienze virtuose che vanno in questa direzione. Premiati in Veneto i Comuni della provincia di Belluno Rocca Pietore e Feltre per per gli sforzi tesi a restituire centralità alla montagna e per i lavori di rimessa in sicurezza dei luoghi colpiti dalla tempesta Vaia lo scorso ottobre. «La tempesta Vaia ha mostrato con grande chiarezza quanto il cambiamento climatico possa essere repentino e toccarci in prima persona – dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – per affrontare la crisi climatica serve intervenire subito con politiche mirate ed efficaci e approvare piani di adattamento climatico che partano dai territori colpiti, mettendo al centro il protagonismo delle comunità; si pensi al caso di Feltre, che ha reagito all’emergenza mobilitando cittadini e associazioni: un lavoro incessante che prosegue con la realizzazione di un primo campo di volontariato nazionale per contribuire al ripristino dell’ecosistema.»

Tradizioni rurali preservate. Nella provincia di Verona i riconoscimenti per buone pratiche di sostenibilità sono andati invece all’allevatore Modesto Gugole che porta avanti la transumanza e a Nello e Giorgio Boschi che mantengono viva la tradizione delle carbonaie, attività nata dalla migrazione cimbri dalla Bassa Bavaria nel XII-XIII secolo.

Alpi sempre più calde. Secondo Legambiente per affrontare i cambiamenti climatici – in particolare nelle Alpi che vedono il doppio dell’aumento medio della temperatura – è necessario tanto moltiplicare le esperienze virtuose di gestione del territorio e delle risorse, quanto sviluppare finalmente un modello energetico distribuito e rinnovabile che sia un’opportunità per territori, famiglie, imprese. Perché per fermare l’emergenza climatica serve una radicale inversione di rotta che riduca drasticamente le emissioni e metta al centro il necessario adattamento del territorio.

Fonte: redazione Ecopolis

23 febbraio 2019, nel Padovano appuntamento alle 8:45 lungo il Bacchiglione per pulirne gli argini

Dopo il Brenta, il Bacchiglione. L’Associazione intercomunale Brenta Sicuro, insieme a Spiritus Mundis onlus, Legambiente Pratiarcati di Albignasego (Pd) e Amissi del Piovego organizza sabato 23 febbraioAmiamo e puliamo il nostro fiume Bacchiglione“, iniziativa che vedrà la pulizia degli argini padovani del fiume.

Il ritrovo per tutte le località è alle ore 08:45. La giornata vedrà l’impegno condiviso fra associazioni ed amministrazioni pubbliche, in particolare quelle di Padova, Ponte San Nicolò, Casalserugo, Polverara, Bovolenta e Codevigo e molti cittadini, attenti al tema del rispetto dell’ambiente. Ogni comune organizzerà il ritrovo, fissato alle ore 08:45 e precisamente: Padova (con partenza chiuse Voltabarozzo), Ponte San Nicolò (con partenza via Giorato, fronte chiesa San Nicolò), Casalserugo (con partenza fronte municipio), Polverara (con partenza piazzale chiesa),
 Bovolenta (con partenza via Umberto I°, palasport, Codevigo (con partenza oasi Cà di Mezzo)
. Al termine della mattinata è in programma nel Municipio di Casalserugo (piazza Aldo Moro, 1) la presentazione dei risultati della raccolta. Sarà inoltre resa pubblica l’indagine svolta lo scorso anno dalle Protezioni Civili dei comuni di Ponte San Nicolò, Casalserugo, Polverara, Bovolenta, Pontelongo e Correzzola, sulle criticità arginali del fiume.

un momento della presentazione alla stampa dell’iniziativa

L’idea nasce da molte e diffuse esperienze sul territorio. Da una nota stampa delle associazioni che condividono l’iniziativa si legge: “E’ un tentativo di porre rimedio all’inciviltà e maleducazione di pochi che rischiano, però, di deturpare il nostro maltrattato ambiente, già fortemente sollecitato da inquinanti ambientali legati al traffico, al riscaldamento, agli agenti chimici presenti. L’iniziativa fa seguito ad un progetto diffuso di tutela che vede in “campo” grandi associazioni nazionali, quali Legambiente, ed associazioni locali come “Spiritus Mundi” e Brenta Sicuro. Nel solo 2018, nella nostra area sono stati state organizzate 15 sessioni di pulizia solo nell’ambito dell’evento “Amiamo il nostro fiume Brenta”, con il coinvolgimento di 500 persone in 10 Comuni. L’elenco dei rifiuti è, purtroppo, molto variegato e spazia dal semplice incarto di caramella a voluminosi mobili passando attraverso le tossiche batteria d’auto, pneumatici e tanto altro. E’ del tutto evidente che il problema non è risolvibile solo con alcune meritevoli azioni, seppur importanti, di pulizia del territorio. Serve un autentico cambio di cultura, di consapevolezza dei danni che, con gesti sconsiderati si crea, ai nostri figli ed a tutte le persone che ci stanno attorno. Ecco perchè diventa importante l’informazione a scuola, parlando con i ragazzi, anche molto piccoli oltre che agli adulti. E’ indispensabile anche somministrare qualche esemplare sanzione, per non dare l’impressione che sia molto più conveniente (e meno rischioso) gettare rifiuti che conferirli correttamente. Quindi, constante presenza sul territorio, telecamere e fototrappole. L’ambiente, ed i particolar modo i fiumi, hanno necessità delle nostre cure, della nostra attenzione. E’ importantissimo non trascurarli. Domani potremmo rimpiangere questa incuria. Di certo la trascuratezza si ritorcerà contro l’uomo, sia in termini di conseguenze per l’inquinamento arrecato che in danni idrogeologici“.

Fonte: Servizio stampa associazioni organizzatrici di “Amiamo e puliamo il nostro fiume Bacchiglione”

3 febbraio 2019, apertura straordinaria dell’oasi di Ca’ di Mezzo a Codevigo (PD) nell’ambito della Giornata mondiale delle zone umide

In occasione della Giornata Mondiale delle zone umide, organizzata da Legambiente e festeggiata il 2 febbraio in ricordo della Convenzione di Ramsar, firmata il 2 febbraio 1971, che ha permesso di identificare le più importanti aree umide mondiali, l’area di fitodepurazione di Ca’ di Mezzo-Codevigo (Pd) propone un’apertura straordinaria dalle 10.30 alle 17.00 e una visita guidata alle 14.30. Alle 11.00  inaugurazione della mostra di alcuni quadri in ricordo dell’architetto, insegnante e socio di Legambiente della Saccisica Claudio Giupponi. Ulteriori info a questo link.

I siti. in Italia attualmente sono 65, per un totale di 82.331 ettari. Un patrimonio di immenso valore caratterizzato da una considerevole fragilità ambientale e dalla presenza di specie ed habitat che risultano fra quelli maggiormente minacciati a livello globale. Oltre ad essere dei serbatoi di biodiversità, le zone umide forniscono un’elevata quantità di servizi ecosistemici, quali la regolazione dei fenomeni idrogeologici o la fissazione del carbonio presente nella biosfera, con conseguente mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. Sono anche luoghi di grande bellezza da visitare in ogni stagione.

Tema 2019: “Le Zone Umide per un futuro sostenibile delle città”.
Nelle aree urbane l’azione di filtraggio dell’acqua da parte delle zone umide è fondamentale per salvaguardare l’approvvigionamento idrico, assorbendo alcune tossine dannose, pesticidi agricoli e rifiuti industriali e aiutando anche a trattare i liquami domestici. Inoltre le zone umide raffreddano l’aria dei centri urbani surriscaldata dallo smog e rappresentano spazi verdi che riducono lo stress e migliorano la salute dei residenti.

Fonte: Legambiente/Ecopolis Newsletter

 

Il Veneto è la sesta regione italiana per produzione di energia pulita. Belluno la provincia più virtuosa.

È uscito il rapporto di Legambiente Comuni Rinnovabili 2018, che ogni anno fotografa lo sviluppo delle fonti rinnovabili nei territori italiani. Per la prima volta è stato suddiviso in edizioni regionali e corredato da un report speciale che racconta e valorizza gli sforzi e le buone pratiche adottate da enti pubblici e privati per un futuro 100% rinnovabile, già realtà per trentasette Comuni.

L’Italia è uno dei Paesi più virtuosi quanto a percentuale di energia rinnovabile consumata sul totale: secondo il rapporto ISPRA sulle emissioni nazionali di gas serra, il mix energetico nazionale è composto per il 17% di produzione rinnovabile, contro una media europea del 13%. Tenendo conto che molti Paesi comprendono tra le rinnovabili anche l’energia nucleare, l’Italia che ne è priva può farsi vanto di avere uno dei sistemi energetici più efficienti al mondo.

In Veneto. Secondo quanto emerge dal rapporto di Legambiente negli ultimi anni in Veneto c’è stato un aumento della capacità installata e della produzione di energia da fonti rinnovabili del 111%, con un’impennata impressionante del fotovoltaico, che nel 2016 ha visto aumentare la produzione del 1358% rispetto al 2010, mentre eolico e bioenergie hanno registrato rispettivamente +847% e +453%. Grazie a questi investimenti, la percentuale di energia prodotta in Veneto da fonti rinnovabili si attesta al 44% del totale (6° tra le regioni italiane), trainata da idroelettrico (50%) e seguita da fotovoltaico e bioenergie (entrambi con una quota del 24,7%).

Tra le provincie venete la più virtuosa è Belluno, con una percentuale di energia rinnovabile prodotta sul totale pari al 96%, seguita da Treviso (79%), Vicenza (74%), Verona (70%), Padova (67%), Rovigo (60%) e infine Venezia (8%), ancora ben lontana dal traguardo della sostenibilità energetica. Per quanto riguarda l’apporto delle varie fonti di energia rinnovabile, si riscontra una netta preponderanza dell’idroelettrico nelle provincie che comprendono aree montuose, mentre le provincie di pianura si servono principalmente di fotovoltaico e bioenergie. Secondo il rapporto, la ripartizione dei consumi di energia elettrica in Veneto nei diversi settori vede al primo posto l’industria (49%), seguita da terziario (30%), residenziale (18%) e agricoltura (2,3%).

Dieci infine i meritori Comuni che sono, secondo il rapporto di Legambiente, 100% rinnovabili per quanto riguarda l’energia elettrica, cioè con la loro produzione possono raggiungere la piena indipendenza dai combustibili fossili per questo loro fabbisogno: Bagnolo di Po, Fossalta di Portogruaro, Camisano Vicentino, Longarone, Campiglia dei Berici, Rosà, Tezze sul Brenta, Cerea, Quero Vas e Cittadella.

Nel nostro Paese ancora l’83% dell’energia viene prodotta in modo non rinnovabile, con i combustibili fossili che la fanno ancora da padrone, anche grazie ai cospicui incentivi erogati dallo Stato. Alcune novità arrivano però dall’Unione Europea che ha adottato lo scorso 21 dicembre la nuova direttiva sulle energie rinnovabili, con l’obiettivo di raggiungere 32% di energia rinnovabile entro il 2030, in risposta al grido d’allarme lanciato in autunno dagli scienziati dell’IPCC sui drammatici effetti del cambiamento climatico.

Un aspetto rilevante della nuova direttiva è la possibilità per i cittadini europei di diventare prosumers (sia produttori che consumatori) e di poter vendere l’energia peer to peer, ovvero da cittadino a cittadino senza dover passare per un’impresa energetica come attualmente è d’obbligo in Italia. Questo sistema permetterebbe di produrre in loco energia pulita e di vendere l’eccesso direttamente al vicino di casa, oppure consentirebbe ai condómini di installare un impianto fotovoltaico comune sul tetto e beneficiare tutti dell’energia prodotta, soluzione ad oggi irrealizzabile a causa della rigida equazione per cui ad un impianto di produzione deve corrispondere un solo consumatore finale. Si tratta di occasioni importanti, starà anche ai singoli la capacità di accettare la sfida e prendere parte alla transizione energetica in corso.

Fonte: Newsletter Legambiente Padova – redazione Ecopolis

Città venete nella classifica dei centri più inquinati

SmogTorino, Frosinone, Milano, Venezia, Vicenza, Padova, Treviso: sono le città in cima alla classifica per il numero di superamenti del limite di 35 giorni/anno con concentrazioni superiori a 50 μg/m3 per il particolato previsto dalla normativa italiana. Lo dice Legambiente che ha presentato “PM10 ti tengo d’occhio 2016”, la classifica – elaborata su dati Arpa – dei capoluoghi di provincia che hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno.

Meteo e mancanza di misure adeguate, combinazione fatale. “Molte città italiane sono costantemente in allarme smog sia per le ricorrenti condizioni climatiche che favoriscono l’accumulo, giorno dopo giorno, degli inquinanti, sia per la mancanza di misure adeguate a risolvere il problema. Sono necessari interventi strutturali, di lunga programmazione, i cui tempi di messa in opera superano quelli del mandato elettorale di un sindaco. Serve un piano nazionale che aiuti i primi cittadini a prendere e sostenere le decisioni giuste: misure strutturali e permanenti, anche radicali e a volte impopolari, per la cui realizzazione occorrono, per altro, investimenti largamente al di sopra della portata dei Comuni, stretti dal patto di stabilità”, afferma Rossella Muroni, presidente di Legambiente.

Le misure proposte. Legambiente ha preparato un elenco di proposte sugli interventi necessari a migliorare davvero la qualità dell’aria ed alcune appaiono effettivamente al di sopra delle possibilità dei comuni, ma anche delle stesse casse dello Stato come, ad esempio, la riqualificazione di tutti gli edifici pubblici per ridurne il consumo energetico e l’acquisto di 10mila autobus elettrici, 1000 treni e nuove metropolitane. Anche l’incentivazione dell’uso della bicicletta appare nei mesi freddi assai problematico, mentre è certo che un divieto alla circolazione in centro città di auto inquinanti sarebbe fin da ora possibile.

Fonte: Asterisco Informazioni

Comuni Ricicloni 2014, Veneto regione con il più alto numero di comuni virtuosi e Ponte nelle Alpi (BL) ancora in vetta

rubbishLo scorso 9 luglio sono stati premiati a Roma i Comuni Ricicloni 2014 e, anche quest’anno, è il Nord Italiaad aggiudicarsi il podio per la gestione dei rifiuti: Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, per la quinta volta è al primo posto della classifica di Legambiente. Ben 1328 comuni vincono l’appellativo di ricicloni 2014 per aver superato il 65% di raccolta differenziata nel 2013, con una netta prevalenza di amministrazioni del Nord-Est.

Il Veneto è campione incontrastato, con 389 Comuni Ricicloni su 581. Ben il 67% delle amministrazioni locali venete si dimostra virtuoso con un incremento di quasi due punti percentuali rispetto allo scorso anno. Comuni ricicloni 2014 di Legambiente ha voluto premiare i comuni che avessero raggiunto nel 2013 la quota di almeno il 65% di raccolta differenziata. La valutazione dei Comuni è avvenuta attraverso un Indice di Buona Gestione che ha considerato l’azione a tutto campo nel governo complessivo del settore rifiuti: produzione, riduzione, riciclo. Ma il Veneto non primeggia solo per i comuni che effettuano oltre il 65% di raccolta differenziata: notevole è anche la presenza di comuni veneti nella classifica deiComuni Rifiuti Free”, quei territori, cioè, che producono meno di 75 kg l’anno di rifiuto indifferenziato. Tra i comuni con più di ventimila abitanti, sei su nove sono veneti (Castelfranco, Montebelluna, Vittorio Veneto, Paese, Feltre). Tra le prime cento posizioni della graduatoria generale, ben 56 comuni sono veneti, di cui 46 trevigiani, la maggior parte appartenenti ai consorzi Priula e TV3.

I rifiuti speciali rappresentano oltre l’85% dei rifiuti in Veneto. “Questi risultati – sostiene Gigi Lazzaro, Presidente Legambiente Veneto –  devono incoraggiare a proseguire sulla strada che porta a rottamare lo smaltimento in discarica, a fermare qualsiasi ipotesi di nuovi impianti di incenerimento ed anzi a chiudere le linee obsolete, come accaduto nel caso di Fusina, a Venezia. Moltiplicare gli impianti di recupero di materia, incentivare riuso e riutilizzo oltre che ridurre drasticamente la quota di rifiuti prodotti, sia urbani che di origine industriale, devono essere le prossime urgenti priorità. Non dimentichiamoci – continua Lazzaro – che oltre i rifiuti urbani vi sono quelli industriali, e per una credibile e coordinata strategia di transizione verso rifiuti zero è indispensabile prendere in considerazione il problema rifiuti nella sua interezza e guardando con maggiore attenzione a quei 14,7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non (fonte Arpav, osservatorio regionale rifiuti), che rappresentano oltre l’85% dei rifiuti totali prodotti in questa regione”.

I vincitori assoluti in Veneto sono Carbonera (TV) per i Comuni sopra i 10.000 abitanti (85,7% di raccolta differenziata – 75,66 Indice di Buona Gestione), Ponte nelle Alpi (BL) per i comuni sotto i 10.000 abitanti (89% di raccolta differenziata – 80,49 Indice di Buona Gestione) e Belluno per la categoria dei Comuni capoluogo, essendo l’unico capoluogo veneto ed uno dei pochi in Italia a raggiungere il 70,6% di raccolta differenziata, con un Indice di buona gestione pari a 62,33.

La sfida alle Istitutuzioni di Legambiente. “Viste le ottime prestazioni del Veneto – rilancia Lazzaro – e la dimostrazione che “si può fare” e che i cittadini rispondono positivamente, vogliamo proporre una nuova sfida alla Regione, ai Consorzi, ai Comuni: poniamoci quale nuovo obiettivo il raggiungimento del 75% di raccolta differenziata dei rifiuti urbani entro il 2018. Questo obiettivo è coerente con il percorso ed i successi operativi già consolidati in alcuni Ambiti veneti. Si tratta di un obiettivo gestionale ambizioso ma assolutamente raggiungibile”. A ciò, secondo l’Associazione Ambientalista, va affiancato l’obiettivo della riduzione complessiva dei rifiuti urbani prodotti pari ad almeno il 10% rispetto ai quantitativi prodotti nel 2010 (sempre entro il 2018) e la necessità di aumentare la percentuale di recupero di materia che oggi si attesta su di un misero 2%. Inoltre come detto, devono partire serie politiche per la riduzione della produzione di rifiuti industriali. “Anche in virtù degli ottimi risultati raggiunti in Veneto – aggiunge Lazzaro – torniamo a chiedere l’istituzione della tariffazione puntuale che, oltre a rappresentare un criterio imprescindibile per raggiungere determinate soglie di raccolta differenziata, garantisce l’applicazione di una Tariffa più equa, poiché basata sull’effettiva produzione e sulla disincentivazione del conferimento di rifiuto non differenziato. Il principio per Legambiente, deve essere “chi inquina paga”. Il modello c’è, è veneto e si chiama Contarina SpA, braccio operativo dei consorzi Priula e TV3”.

La risposta dell’assessore regionale all’Ambiente. “Il rapporto di Legambiente prende atto che il Veneto è ai primi posti tra le regioni italiane quanto a raccolta differenziata. Secondo i nostri dati, ben 455 su 581 comuni veneti hanno già superato da tempo l’obiettivo del 65% fissato dall’Unione Europea per il 2015. Il presidente di Legambiente Veneto pone l’ulteriore sfida di raggiungere una media regionale del 75% entro il 2018. Lo sa benissimo che è un traguardo non pienamente conseguibile, ma con il nuovo Piano regionale per i rifiuti per la raccolta differenziata prevediamo di raggiungere per quella data una media regionale del 70% e su questa percentuale la sfida è accettata”.Risponde così l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte alla “provocazione” lanciata dal presidente di Legambiente Veneto . “I positivi risultati – sottolinea Conte – sono il frutto di un sistema che funziona e di una sempre più diffusa sensibilità su questi tema da parte della popolazione che sta dando un contributo fondamentale al corretto recupero dei rifiuti”. L’assessore fa rilevare, inoltre, che nel 2013 – in base ai dati dell’Osservatorio regionale sui rifiuti173 comuni veneti hanno superato il 75% di raccolta differenziata. “Ci sono ragioni oggettive come la stagionalità turistica – conclude l’assessore – che rendono difficile pensare di riuscire a far raggiungere questa quota a tutte le realtà della nostra regione. L’impegno comunque c’è e proseguirà con la nuova pianificazione che punta proprio a migliorare ulteriormente, puntando a ridurre la produzione di rifiuti urbani, favorire prioritariamente il recupero di materi a tutti i livelli, incentivare il recupero di energia e minimizzare il ricorso alla discarica.

(Fonte:Legambiente/Regione Veneto)

Ecco i comuni “più solari” d’Italia

Bolzano, Senigallia (An), Vipiteno (Bz) e Torre San Giorgio (Cn) sono i comuni ”piu’ solari” d’Italia, ossia i territori piu’ avanti nel settore dell’energia solare. Il Campionato Italiano del Solare, diviso in quattro categorie, e’ organizzato da Fiera Bolzano in collaborazione con Legambiente in occasione della fiera Klimaenergy.

A Torre San Giorgio lo scudetto italiano 2010. In questi comuni il contributo del solare termico e fotovoltaico ai fabbisogni delle famiglie ha gia’ raggiunto risultati significativi fino a superare, come nel caso di Torre San Giorgio, vincitore dello scudetto italiano 2010, i fabbisogni elettrici delle famiglie attraverso l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici. A Vipiteno sono installati oltre 2400 mq di pannelli solari termici, 277 kW di fotovoltaico, ma anche altri impianti da fonti rinnovabili come eolico, mini idroelettrico, da biomassa collegati a reti di teleriscaldamento e biogas. A Senigallia sono installati 4 mila mq si pannelli solari termici e quasi 1 MW di fotovoltaico, distribuiti tra centinaia di impianti pubblici e privati. In questo comune il regolamento edilizio prevede l’obbligo d’installazione di pannelli fotovoltaici in tutte le nuove costruzioni. A Bolzano, i pannelli solari installati sono oltre 5.200 mq per il termico e 3.152 kW per il fotovoltaico, tutti installati sui tetti di abitazioni, edifici pubblici e aziende private. Nel capoluogo altoatesino il regolamento edilizio prevede l’obbligo di installazione di pannelli solari sia termici che fotovoltaici nelle nuove costruzioni e anche nelle ristrutturazioni.

(fonte Ansa)

Entrato in vigore il decreto che salva dalle trivellazioni offshore

Pelagos

E’ in vigore da ieri, giovedì 26 agosto,  il decreto del Ministero dell’Ambiente, sulle trivellazioni offshore che salverà Pelagos, il santuario internazionale dei mammiferi marini, dal rischio trivellazioni per l’estrazione di gas e petrolio a sud dell’Isola d’Elba, tra Pianosa e Montecristo.La concessione di ricerca “Elba Sud” di 643 km2, rilasciata alla Puma Petroleum della multinazionale australiana Key Petroleum Ltd, ricadrebbe infatti nel pieno della zona protetta che include al suo interno le aree protette di Bergeggi, Cinque Terre, Portofino, Secche della Meloria, Asinara, i parchi nazionali dell’Arcipelago toscano e dell’Arcipelago della Maddalena e che, a tutti gli effetti ex legem, rappresenta un’area protetta per scopi di tutela ambientale, in virtù della legge nazionale istitutiva del santuario (la l. 426/98) realizzata in attuazione di accordi e convenzioni internazionali.

Non garantite zone non vincolate come il Canale di Sicilia e il mare di Pantelleria. “Il decreto pubblicato mercoledì 11 agosto sul supplemento ordinario della G.U. – ha dichiarato il vicepresidente nazionale di Legambiente Sebastiano Venneri vieta le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale ma purtroppo non garantisce tutte le zone non vincolate come il Canale di Sicilia e il mare di Pantelleria per esempio, dove è appunto in corso una mobilitazione dei barcaioli insieme ai turisti e a molti residenti per dire no alle trivellazioni. Chiediamo quindi al ministro Stefania Prestigiacomo di pronunciarsi con chiarezza per impedire scempi e disastri ambientali anche nelle aree costiere e marine non protette ma ugualmente pregiate e preziose per un corretto sviluppo turistico-economico del Belpaese”.

(fonte Legambiente)

Pesticidi: in Italia aumentano i prodotti contaminati

Secondo le conclusioni del rapporto di Legambiente Pesticidi nel piatto 2010“, aumentano i prodotti contaminati da uno o più residui di pesticidi (da 27,5 a 32,7%) e salgono anche i campioni irregolari (da 1,2 a 1,5%)”. Dal rapporto, elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e Laboratori zooprofilattici, emerge che tra le verdure il 76,4% dei campioni risulta senza residui contro l’82,9% del 2009, mentre l’1,3% dei campioni è considerato “fuori legge”. Diminuiscono i campioni di frutta irregolari, con residui oltre i limiti o molecole non autorizzate, dal 2,3% di un anno fa all’attuale 1,2%, mentre aumentano quelli regolari ma contaminati da uno (22%) o più residui (26,4%) che passano nel complesso dal 43,9% al 48,4%. Per quanto riguarda i prodotti derivati, come ad esempio pane, miele e vino, la percentuale dei prodotti “regolari”, con la presenza di un solo residuo, è scesa dall’80,5% del 2009 all’attuale 77,7%, mentre è balzato al 2,7% la parte di prodotti irregolari, “segnalando una novità rispetto agli anni precedenti, quando la percentuale era pari a zero”. Rispetto allo scorso anno, il rapporto ha evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo, ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.

(Fonte: Legambiente)