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Rondini e balestrucci, chi li ha visti? Cittadini invitati a segnalare la loro presenza per completare l’Atlante nidificanti in Italia

rondine argavAll’inizio della primavera (già a metà marzo) arrivano dall’Africa e ci allietano con la loro presenza. Eppure non tutti sanno che rondini e balestrucci, tra le specie più conosciute e amate dalla gente, sono in declino. La rondine, che nidifica preferibilmente in campagna e nelle aree agricole di pianura più estese (pianura Padana), soffre dell’abbandono delle stalle, dell’intensificazione e dei cambiamenti nel regime agricolo (più mais/meno prati ed erba medica), mentre il balestruccio, che al contrario vive preferibilmente in città, trova con crescente difficoltà fango ed altro materiale utile alla costruzione dei nidi.

La scienza fatta e scritta dai cittadini. Per aumentare le conoscenze sulle due specie, la Lipu, in collaborazione con la piattaforma ornitho.it, lancia anche quest’anno una iniziativa di citizen science, ossia la scienza fatta e scritta dai cittadini. Cliccando nel sito www.ornitho.it, è possibile segnalare la presenza di rondini e balestrucci, anche di nidi e colonie, nel giardino di casa, in un prato o un edificio in campagna o in un palazzo del centro storico. Ovunque insomma si riesca a identificarne la presenza. A tal fine il sito web Lipu, pubblica foto e disegni delle due specie e dei nidi per aiutare l’identificazione.

Progetto paneuropeo che si concluderà nel 2016. L’iniziativa contribuirà al progetto Atlante italiano degli uccelli nidificanti in Italia che ha come obiettivo ottenere una dettagliata distribuzione delle specie nidificanti nel nostro Paese. L’Atlante fa parte di un progetto paneuropeo che si concluderà nel 2016. Quest’anno è dunque l’ultimo per poter contribuire al progetto. Partecipare al progetto è semplice: basta digitare sul browser www.ornitho.it e iscriversi nell’apposito spazio. Compilando poi una semplice scheda è possibile inserire fin da subito le proprie osservazioni, in particolare delle due specie.

Fonte: Lipu

Il Veneto di Mainardi, uomo e natura in laguna

Valle Averto (foto WWF)

E’ innamorato della laguna di Venezia, l’etologo Danilo Mainardi, e non solo per la sua bellezza, ma perche’, anche se con qualche evidente contraddizione, questo ecosistema, uno dei piu’ estesi (550 Kmq di superficie) e piu’ preziosi d’Europa e dell’intero bacino Mediterraneo, sa coniugare presenza umana e natura.

Zona di fermata per i migratori. ”In laguna, nonostante la presenza antropica, ho visto moltissimi cigni selvatici, ma c’e’ anche l’airone grigio, e in generale tutta la laguna e’ una delle zone di fermata piu’ importanti per i migratori”, afferma Mainardi, veneziano di adozione, milanese di nascita, laureato in biologia, gia’ docente di ecologia comportamentale alla Facolta’ di Scienze Matematiche Fisiche Naturali dell’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia.

Fistione turco

Rifugio faunistico. ”La laguna di Venezia e’ straordinaria, e’ ricca di siti naturalistici, anche nei suoi dintorni – aggiunge – mi viene in mente ad esempio l‘Oasi del Wwf di Valle Averto, assolutamente splendida, attrezzata per una visita naturalistica ampia e complessa”. Situata nella laguna sud, Valle Averto e’ nata come Oasi naturale di protezione nel 1988 ed e’ gestita direttamente dal Wwf che vi ha istituito un rifugio faunistico. Dal 1989, ricorda l’etologo, l’area e’ riconosciuta d’importanza internazionale dal Ministero dell’Ambiente ed e’ inserita nella convenzione di Ramsar. Per la sua particolare importanza ambientale, l’Unione Europea ha contribuito all’acquisto di 83 ettari effettuato dal Wwf. Come postazione di birdwatching, vi si osservano il Germano reale, l’Alzavola, il Mestolone, il Codone ed il Fistione turco, divenuto simbolo dell’Oasi. E vi sono di casa l’Airone cenerino, la Garzetta, l’Airone bianco maggiore e l’Airone rosso. Sono stati inoltre osservati il Fenicottero, la Spatola, la Casarca, l’Aquila di mare e l’Aquila anatraia maggiore.

Tra il Lido e la laguna centrale di Venezia. ”Altrettanto affascinante e’ l’Oasi di Ca’ Roman al Lido di Venezia, gestita dalla Lipu”: unita all‘isola di Pellestrina dalla diga artificiale dei ‘Murazzi’, questo spazio costituisce il lembo meridionale dei lidi che, da Cavallino a Chioggia, separano la laguna di Venezia dal mare. D’inverno si possono osservare tra l’altro lo Sparviero, il Falco pellegrino ed il Falco di palude e numerosi uccelli provenienti dal nord Europa: lo Svasso piccolo, lo Svasso maggiore e lo Smergo minore. ”Non dimentichiamo l’Isola della Certosa – prosegue Mainardi – e’ un’isola affascinante, un esempio interessante di recupero e adesso dotata di un porto per barche a vela, con molti animali domestici e selvatici”. La Certosa si trova nella laguna centrale di Venezia, a meno di 250 metri da S. Pietro di Castello e a poco piu’ di 500 metri dal Lido. Anticamente era costituita da due piccole isole divise da un canale che venne interrato nel 1199 per erigere un tempio e un monastero. Sede di Agostiniani e Certosini, con la soppressione degli ordini religiosi fu destinata da Napoleone a uso militare e spogliata delle sue opere d’arte. Ora e’ destinata ad ospitare il Parco Urbano della Lagune di Venezia.

Isola del Lazzaretto Nuovo

Quarantena per uomini e merci. ”Anche l’Isola del Lazzaretto Nuovo, poco distante, e’ un luogo che amo – continua l’etologo – e’ interessante dal punto di vista archeologico, ci sono scritte affascinanti lasciate nei secoli da visitatori e abitanti, tombe di diverse epoche: qui avveniva una sorta di quarantena per uomini e merci, che venivano purificate affumicandole con vari tipi di sostanze”. L’isola conserva edifici monumentali, tra i quali il cinquecentesco Tezon Grande e una cinta muraria ottocentesca che delimita l’antico insediamento. Di proprieta’ demaniale e vincolato dal Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali, Il Lazzaretto Nuovo dal 1977 e’ in concessione ad un’associazione di volontariato, l’Ecos Club, che organizza visite guidate, incontri, mostre ed eventi in riferimento alle caratteristiche storiche e ambientali, alla cultura e alle tradizioni lagunari e marinare.

Convivenza tra uomo e natura. ”Questo mi affascina della laguna: la possibilita’ di integrare la presenza dell’uomo e il rispetto della natura – dice Mainardi – e’ un po’ come il problema dell’Orso Dino, del quale oggi tanto si parla: non e’ piu’ l’orso dolomitico, il ‘furmigarol’ di cui parlava Dino Buzzati, chiamato cosi’ perche’ ghiotto di formiche, e un po’ piu’ piccolo, come un grosso cagnone. Dino oggi fatica a trovare un suo territorio e quindi a distinguere il confine tra selvatico e domestico”. ” Uomini e orsi possono imparare a stare insieme, ma occorre grande esperienza da parte degli uomini, come in Canada – conclude – dove gli uomini hanno imparato a insegnare agli orsi a girare alla larga, destinando loro lo spazio di cui hanno bisogno: questo e’ il paradigma da utilizzare, piu’ in generale, in ogni habitat di convivenza tra uomo e natura”.

(fonte ANSA)