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Contratti di Fiume, nel Basso Piave siglato il “Manifesto” che dà avvio all’inziativa di salvaguardia del bacino idrografico

Firma contratto fiume Basso PiaveLunedì 10 novembre scorso, nelle sale del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale, gli aderenti al Comitato Promotore del Contratto di Fiume del Basso Piave hanno siglato il “Manifesto del Fiume”, primo passo fondamentale per la realizzazione e concretizzazione dell’iniziativa.

Che cos’è il Contratto di Fiume. E’ un protocollo giuridico per la rigenerazione ambientale del bacino idrografico di un corso d’acqua (secondo la definizione data dal 2º World Water Forum, il Contratto di Fiume permette “di adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo paritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale“).

Da proposta, l’iniziativa prende realmente vita. “Con questo atto formale,  l’iniziativa promossa inizialmente da Consorzio BIM Basso Piave, passa ufficialmente da Contratto di Fiume proposto ad attivato”, spiega Marco Abordi, coordinatore tecnico e segreteria del CdF Basso Piave. Che aggiunge: “Il nostro è stato un passo importante, perché i Contratti di Fiume proposti a livello nazionale sono pochi e ancor meno sono quelli che si concretizzano realmente con la formazione di una cabina di regia e di una assemblea plenaria, riconosciuta con delibere di consiglio comunale e provinciale e con l’istituzione dei direttivi di associazione e onlus”. “Il contratto di fiume attivato – continua Abordi – è riconosciuto come strumento operativo dalle autorità di bacino e le misure che verranno previste in modo condiviso, saranno oggetto di finanziamenti europei legati ai fondi strutturali. Queste forme di pianificazione condivisa delle azioni sono riconosciute nella legge “Sblocca Italia” del Governo e vi è un emendamento alla legge 152 già approvato dalla Commissione Ambiente che riconosce i contratti di fiume come strumenti di collegamento tra territorio ed enti”.

I partecipanti. La cerimonia di firma ha visto la partecipazione di tutti gli attori locali promotori: Autorità di Bacino, Associazione Naturalistica Sandonatese, Canoa Club san Donà di Piave, Centro didattico “Il Pendolino”, Comune di Eraclea, Comune di Fossalta di Piave, Comune di Jesolo, Comune di Musile di Piave, Comune di Noventa di Piave, Comune di San Donà di Piave, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Consorzio Bim Basso Piave, Consorzio Bim Belluno, Consorzio Bim Treviso, Consorzio di bonifica Veneto Orientale, Dipartimento Tesaf Università di Padova, FIPSAS Venezia, Gal Veneto Orientale Vegal, Legambiente Veneto Orientale, Provincia di Venezia. Alla cerimonia è intervenuto anche il Coordinatore del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume, Massimo Bastiani, che ha informato i presenti sulla situazione a livello nazionale e sul riconoscimento del Contratto di Fiume come strumento di attuazione delle politiche nazionali in riferimento a i bacini idrografici, nonchè il riconoscimento del Contratti di Fiume come beneficiari dei prossimi finanziamenti europei dei fondi strutturali.

Prossimo step, un piano di azioni condiviso. Nel corso della cerimonia, è stata premiata anche la vincitrice del bando di concorso “Un logo per il contratto di fiume del Basso Piave” Eleonora Fiorin, risultata vincitrice tra i 29 loghi proposti e concorrenti al premio. L’evento si è concluso con l’impegno di proseguire con i passi futuri previsti dalla metodologia, e quindi sviluppare un piano di azioni condiviso da enti e popolazioni con l’impegno ad allargare il contratto a tutta l’asta del fiume Piave.

Fonte: Cotratto di Fiume Basso Piave

Valorizzazione dei sarmenti di vite nella Marca Trevigiana

Marco Abordi, Coordinatore regionale giovani Fare Ambiente Veneto

Valorizzare le potature da vite in modo compatibile con l’ambiente e la salute umana è possibile: questo il principale risultato del convegno “Valorizzazione dei sarmenti di vite nella Marca Trevigiana” tenutosi lo scorso 20 marzo a Motta di Livenza (Tv) e organizzato da Fare Ambiente Veneto e dalla locale associazione culturale “Laboratorio Livenza”.

Obiettivo del convegno. Il recupero di ingenti quantità di biomassa legnosa che residuano dalla potatura della vite e dei fruttiferi può contribuire alla differenziazione dell’approvvigionamento energetico e alla riduzione della produzione di gas serra, così come accade per le biomasse forestali, e va certamente valutato in un’ottica positiva.  Inoltre l’utilizzo di questa biomassa può rappresentare una soluzione quando motivazioni fitosanitarie consiglino la rimozione dei sarmenti in alternativa alla trinciatura “a perdere” (va ricordato che in Veneto la bruciatura in campo non è più consentita).

sarmenti da vite

I temi trattati. Il tema del recupero dei sarmenti a fini energetici è stato affrontato nel convegno  in chiave di fattibilità tecnica, economica e ambientale, con una disamina delle tecnologie attualmente disponibili per il recupero degli scarti di potatura, con la valutazione puntuale dei costi di raccolta e trasporto e con la verifica qualitativa delle emissioni in atmosfera derivanti dalla loro combustione i residui nelle ceneri e i possibili finanziamenti.

I relatori. Numerosi e di particolare interesse per il folto pubblico presente gli interventi dei relatori al convegno. Tra questi, Marino Berton dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL), Giustino Mezzalira di Veneto Agricoltura Tiziano Vendrame dell’ARPAV, che ha illustrato le relative emissioni in atmosfera, i rappresentanti dell’Osservatorio regionale sul compostaggio, che hanno illustrato le possibili alternative verso il compost, Enzo Mescalchin della fondazione Edmund Mach, fautori di un recente studio sui residui nelle ceneri, Bruno Tolfo della Cooperativa Agricola Livenza, che ha illustrato i risultati dell’esperienza diretta dei soci della cooperativa e Massimiliano Rossi della Regione Veneto, che ha illustrato i possibili finanziamenti a disposizione dalla regione.

Una risorsa destinata a una filiera corta e locale. “Stabilito che la ricerca e la sperimentazione sono a uno stato ormai più che avanzato”, ha spiegato il Coordinatore regionale di Fare Ambiente Marco Abordi, “ora è tempo di agire sulla realizzazione di impianti per l’alimentazione di edifici pubblici (scuole, palestre, piscine ecc.) o piccoli quartieri, in modo da legare la risorsa alla valorizzazione in una filiera corta e locale”. E’ fondamentale che, prima di calare sulla testa dei cittadini dei progetti pre-confezioneti, si attivi un processi d’informazione e partecipazione pubblica, per spiegare i reali rischi per l’ambiente e la salute umana, attivando un processo che porti alla condivisione del progetto senza causare falsi allarmismi e disinformazione”.

(fonte Fare Ambiente)