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Riqualificato a Segusino (TV) il “Trodo delle Acque”, escursionisti a piedi ed in bici ora più sicuri

da sx Denis Coppe e Carlo Stramare ricevano da Fabrizio Stelluto, presidente Argav, le tessere di soci onorari Argav al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD)

Gli amici Carlo Stramare e Denis Coppe, da noi eletti “soci onorari Argav” per il legame pluriennale che ci lega agli “S-céch de Segusin“, ci hanno informato che lo scorso 29 giugno è stato inaugurato a Segusino (TV) il nuovo sentiero che attraversa il torrente Riù, affluente del Piave. Si tratta di un progetto di riqualificazione dello storico Trodo de le Acque che collega Segusino a Stramare. L’iniziativa, fortemente voluta dalla Pro Loco e dal Comune di Segusino, è stata realizzata grazie ad un finanziamento di oltre centomila euro ricevuti dal Consorzio Bim Piave.

Uno degli otto ponticelli installati lungo il sentiero (foto Giovanni Carraro)

Il sentiero, di circa 3-4 chilometri, collega il centro di Segusino con il borgo di Stramare, passando per la valle dei mulini, tra Riva Secca e Riva Grassa. Frequentato da camminatori e ciclisti, il sentiero è stato messo in sicurezza con la collocazione di otto nuovi ponticelli realizzati in acciaio e legno, che consentiranno agli escursionisti, a piedi o in bici, di attraversare in sicurezza anche durante le piene del torrente. I lavori di posa dei ponticelli non sono stati semplici, infatti, la soluzione più veloce ed economica, volta a tutelare la valle, è stata l’utilizzo di un elicottero.

L’intervento rappresenta un  progetto naturalistico e turistico di ampio respiro, che abbraccia la realizzazione di una nuova area sosta camper dotata di 25 stalli. I due progetti turistici mirano a promuovere il territorio segusinese e rientrano nel più ampio progetto provinciale della pista ciclabile “La Piave”, che collegherà il Veneto da nord a sud seguendo il corso del fiume Piave.

Elena Filini racconta la leggenda del diavoletto (foto Giovanni Carraro)

In occasione dell’inaugurazione, è stato proiettato il film “Vette, borghi e capitelli di Segusino”, documentario voluto dalla Pro Loco e dal Comune e realizzato in collaborazione con l’emittente televisiva Telebelluno. «L’idea è nata insieme al regista Giovanni Carraro alcuni mesi fa», spiega Gloria Paulon, sindaco di Segusino. «Una puntata tutta per noi che entra nel ciclo di documentari “Dolomiti e Prealpi Flash” non solo per parlare di sentieri della nostra area montana, ma anche di tradizioni e leggende”. Oltre alla visita dei numerosi capitelli che si incontrano lungo il sentiero, il nuovo filmato prevede, infatti,  inserti culturali che raccontano storia e leggende di due piccoli edifici sacri. Il primo è la chiesetta campestre di Maria Ausiliatrice a Milies, altro importante borgo della montagna Segusinese. «Questa struttura, che sorge su una piccola collina nella conca di Millies ai piedi del Monte Zogo, stava cadendo in rovina», spiega Elena Filini, una dei protagonisti del film. «Grazie all’intervento degli Alpini e degli Amici di Milies, sostenuti economicamente dal Comune e dalla generosità della popolazione, è tornata all’antico splendore. Durante il restauro sono emersi due antichi affreschi che erano rimasti celati negli anni sotto gli intonaci, una Madonna con il Bambino e un San Francesco». Il secondo inserto si riferisce all’oratorio di San Barnaba, che la gente del luogo ha sempre identificato erroneamente come figura femminile citandolo come “Santa Barnaba”. Qui la Filini racconta la leggenda del diavoletto posto sull’affresco dell’altare, che rappresentò per intere generazioni di contadini un monito a non bestemmiare.

veduta aerea del borgo di Stramare (foto Giovanni Carraro)

Stramare, borgo magico. Una tappa del video è tutta dedicata a Stramare, borgo che fino a pochi anni fa era completamente disabitato, ma che oggi sta lentamente ripopolandosi. L’inserto è curato da Mariano Lio, scrittore locale che ha all’attivo numerosi libri aventi come tema l’attività rurale e le tradizioni della valle di Segusino. «Sono stato coinvolto dal regista per parlare della storia dei primi carbonai che hanno fondato il borgo nel Seicento, ma anche di tradizioni popolari», racconta Mariano Lio. «Un paese che ha vissuto di agricoltura e alpeggio fino a metà del secolo scorso, dove l’unica regola era quella dell’aiuto spontaneo tra le famiglie sfociato in quell’Opera de Rodol che ha reso unico questo borgo».

Fonte: Pro Loco Segusino e Associazione Amici del Presepio di Segusino, Giovanni Carraro, autore del docu-film “Vette, borghi e capitelli di Segusino”