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Imminenti le semine del radicchio di Treviso, attenzione al possibile eccesso di offerta

Nelle terre del radicchio di Treviso si è già al lavoro per le semine, che sono imminenti, tra la fine di giugno e i primi di luglio. Intanto si stanno preparando i terreni. Tutto fa presagire un aumento degli ettari destinati al pregevole ortaggio, soprattutto al tardivo, perché è questo, in particolare, che fa mercato e costituisce la ricchezza dell’orticoltura della zona.

Necessario programmare la produzione. Se da un verso il possibile incremento è positivo, perché dimostra una confermata fiducia nelle potenzialità del radicchio, dall’altro si mette in guardia dal possibile eccesso di offerta. Già nella passata stagione il tardivo di Treviso ha sofferto di questo: le quotazioni non hanno soddisfatto appieno. Anche a cavallo delle feste natalizie e di fine anno, i giorni d’oro per il tardivo, i prezzi sono rimasti sotto le attese. OPO Veneto, che ha nei radicchi il suo punto di forza, sostiene la necessità di arrivare alla programmazione della produzione e all’adeguamento della domanda. “Sarebbe questo, rileva Cesare Bellò, direttore di OPO Veneto, un obiettivo molto importante da raggiungere perché consentirebbe una presenza di prodotto sul mercato in linea con i consumi e una migliore redditività per i produttori”.

Tutelare i redditi dei produttori. La programmazione dell’offerta è basilare per un l’organizzazione di produttori fortemente orientata al mercato quale è OPO Veneto. Tutto questo, inoltre, darebbe qualche carta in più per prevenire e per gestire eventuali situazioni critiche e quindi per tutelare i redditi dei produttori. Sulla opportunità di un’equilibrata gestione della produzione di radicchio di Treviso si dichiara il presidente del Consorzio di tutela dell’ortaggio Igp Paolo Manzan: “Una programmazione sì, dentro però un ragionevole rapporto tra domanda e offerta, senza quindi paletti troppo limitativi o condizionamenti che possano in qualche modo vincolare l’imprenditorialità degli orticoltori. Bisognerebbe, piuttosto, arrivare a relazioni più solide tra produzione e distribuzione, con reciproco impegno”.

La produzione. Si coltivano sulle 8.500 tonnellate di tardivo di Treviso: questo è il dato ufficiale del prodotto commercializzato, ma si tratterebbe di una cifra per difetto. E’ancora relativamente basso il numero degli orticoltori che aderiscono all’Igp, Indicazione geografica protetta, il marchio europeo di tutela che documenta la qualità, dà valore all’ortaggio ed è garanzia per produttori e consumatori.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Arrivano le zucchine gialle, squisite, ma sempre meno coltivate

Le zucchine gialle sono una “chicca” in cucina, squisite e versatili, ma è sempre più difficile trovarle. E’ adesso il momento migliore per la raccolta. Sono rimasti in pochi a coltivarle. Così nel Veneto se ne producono poche decine di quintali, pochissimo se si fa il confronto con altre varietà, in particolare con le verdi.

Produzione ridotta per la raccolta laboriosa. Il motivo è spiegato da Vittorio Tosatto, azienda orticola a Scorzè, in provincia di Venezia: “Sono alquanto spinose e questo rende la raccolta laboriosa, bisogna cercare la zucchina tra le tante foglie, e la resa è piuttosto bassa. Fatti bene i conti, il prodotto non dà grandissime soddisfazioni, anche se ha ancora alcuni validi sbocchi commerciali”. Il prezzo è superiore rispetto alle varietà che si trovano comunemente in commercio; sul finire di maggio hanno toccato i 3 euro e mezzo alla produzione.Nel frattempo la quotazione è scesa sensibilmente, ma si mantiene comunque su livelli considerati interessanti.

Gusto simile alla zucca. E’ un mercato ormai solo di nicchia, confermano a OPO Veneto, organizzazione di produttori orticoli di Zero Branco (Treviso), rivolto in particolare al mondo della ristorazione. Si trovano quasi soltanto dai fruttivendoli più attenti alle cose diverse, curiose e ricercate. Sono richieste da consumatori intelligenti che cercano prodotti buoni e tradizionali, che amano il piacere di scoprire gusti originali. Delle zucchine gialle apprezzano il sapore ben riconoscibile nella sua delicatezza, la dolcezza, la leggerezza e la digeribilità. E’ un gusto che si avvicina molto a quello della zucca. Con le zucchine gialle sono preparati deliziosi risotti oppure ottime frittate. Si distinguono per versatilità in cucina tanto che si prestano per antipasti, primi, secondi, contorni, dolci.La pianta (cucurbita pepo, famiglia delle cucurbitacee), originaria dall’America centro meridionale, è resistente e ama il caldo. Il colore delle zucchine è giallo oro, i fiori sono sul giallo arancione. La gialla, come tutte le zucchine, è un ortaggio ipocalorico, disintossicante, depurativo e digeribile: virtù che lo rendono ideale per chi vuole mantenersi leggero o si trova in dieta. In più offre un tocco di colore, di originalità e di dolcezza.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

E’ partita bene la raccolta del radicchio “novello” di Chioggia

Giuseppe Boscolo Palo, presidente Mercato ortofrutticolo di Chioggia e socio ARGAV

Partenza sprint per i radicchi rossi Igp di Chioggia, in provincia di Venezia. Alla produzione sono stati quotati nei primi due giorni di vendita 1,65 euro e ci sono le premesse perché il prezzo possa tenere bene.

Soddisfazione tra i produttori. “Per il nostro radicchio novello, mi piace definirlo così al posto del tradizionale aggettivo precoce, le primissime battute di stagione sono effettivamente promettenti, ci dice Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Mercato ortofrutticolo di Chioggia e socio ARGAV. Il prezzo è favorito dal fatto che si prospetta una produzione limitata, dovuta alla forte bora che nei primi 15 giorni di febbraio hanno fermato il trapianto del precoce”.

Ortolani bloccati. “Inoltre – continua Boscolo Paolo -, le gelate invernali hanno ridimensionato di un trenta per cento circa la produzione di radicchio tardivo, fatto che ha provocato un innalzamento delle quotazioni di quasi il 50 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per la legge della domanda e dell’offerta, quando c’è carenza di prodotto i prezzi salgono”. Restano due incognite negative anche per il radicchio precoce: la crisi dei consumi (si mangiano meno ortaggi) e le importazioni: radicchio che viene dall’estero e che, lavorato in zona, è spacciato per chioggiotto. Non sappiamo quanto ne arrivi e quindi ne venga immesso nel mercato; per questo sarebbe importante creare una sorta di “anagrafe orticola”, in modo da avere sempre il quadro preciso della produzione, quindi i numeri reali per poter contrastare le “partite abusive”.

La produzione media di precoce di Chioggia è attorno alle 20 mila ton., un terzo delle quali è conferito nel mercato di Brondolo, alla periferia di Chioggia. Molto attivo sul mercato del prodotto è OPO Veneto, organizzazione di produttori che a Chioggia gestisce una piattaforma commerciale. La buona partenza del precoce e le sue positive prospettive sono confermate da Sergio Tronchin, responsabile commerciale dell’Organizzazione di produttori ortofrutticoli. Il precoce tondo di Chioggia, che ha il riconoscimento Igp, si caratterizza per il ceppo ben chiuso e da una bianca nervatura che si diffonde ricamando il rosso intenso delle foglie. Il sapore è leggermente amarognolo, molto gradevole. Foglie croccanti, se fresche. Si raccoglie da adesso a giugno. L’Igp si coltiva sui terreni alle spalle del lido di Chioggia e di Rosolina, in provincia di Rovigo.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

30 gennaio e 1 febbraio 2012, a Chiampo le “Serate Natura” di educazione ambientale

Le ciliegie della valle vicentina del Chiampo, le gustosissime durone, sono tra le più tardive e pregiate. Sono grosse, hanno una polpa molto soda e un colore rosso intenso, sono resistenti. Si coltivano soprattutto in un ambiente sostanzialmente sano: parliamo soprattutto di quelle che si raccolgono sulle colline a nord di Chiampo, ai margini dei monti Lessini.

Salvaguardare la biodiversità. Sarebbero nelle condizioni di fregiarsi del certificato “biodiversity friend”, rilasciato dalla Wba onlus (World biodiversity association), organizzazione internazionale che opera per la salvaguardia della biodiversità. Il territorio è sostanzialmente pulito, il paesaggio ordinato. I ciliegeti sono curati con buone pratiche agronomiche e con criteri a basso impatto ambientale. L’agricoltura sostenibile, il rispetto per l’ambiente, l’attenzione per la salvaguardia del territorio, la lotta all’inquinamento sono temi ai quali si è molto sensibili nella valle del Chiampo e ne sono conferma le “Serate Natura”, organizzate dall’Amministrazione comunale. Una vera e propria scuola di “educazione ambientale” con lezioni teoriche e uscite didattiche per verifiche sul campo, tra orti, frutteti e coltivazioni varie, che cosa accade e come si può lavorare la terra rispettando la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo. Sono serate frequentate oltre ogni aspettativa, arrivano “allievi” anche da fuori zona.

Consigli utili e risposte pratiche. L’iniziativa, originale e di prestigio, è seguita con molta attenzione dal sindaco Antonio Boschetto e dal vicesindaco e assessore all’ambiente Samuele Negro.  Le relazioni sono tenute da specialisti di larga esperienza e notorietà che si distinguono per il forte impegno sul fronte ambientale. Vengono dati consigli utili e risposte pratiche. Due serate quest’anno (30 gennaio e 1 febbraio) sono dedicate alla biodiversità e alla certificazione “biodiversity friend”. Sono realizzate in collaborazione con OPO Veneto, organizzazione alla quale fanno riferimento molti cerasicoltori della Valle del Chiampo, e con Wba Onlus. Relatori Gianfranco Caoduro, presidente di Wba, e Francesco Arrigoni, responsabile promozione di OPO Veneto. Sono previsti, inoltre, interventi di Cesare Bellò, direttore di OPO Veneto, e di Ettore Ramponi responsabile della formazione della stessa organizzazione. Per i partecipanti alle lezioni è in programma, inoltre, un’uscita nel parco del Sile (sabato 4 febbraio) per visitare OPO Veneto  e le aziende associate specializzate nella produzione di radicchio Igp rosso di Treviso e variegato di Castelfranco Veneto, asparago Igp di Badoere (Treviso) e altri ortaggi tipici e di pregio.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Radici di Soncino, amarcord di un buon ortaggio

foto rassegnadelgusto.it

La radice di Soncino è una varietà di cicoria (Cichorium intybus) della famiglia delle asteraceae, ricca di storia e di valori nutritivi, di vitamine e di sostanze che fanno bene alla salute. I giovani però la snobbano, per non parlare dei bambini che pare che proprio la rifiutino, perché troppo amara. 

A coltivare l’ortaggio, pochissimi agricoltori in Italia. Giacomo Archiati, coltivatore di Mairano (Brescia): “Tanti giovani non la conoscono nemmeno. Ci sono però tanti affezionati, gente adulta, in particolare anziani, che d’inverno la cercano e la gustano come specialità di stagione. E’ un ortaggio legato al freddo e, non appena questo arriva, subito aumentano le richieste. E’ quanto sta accadendo: finché non ha fatto freddo il mercato è stato debole. Siamo rimasti in pochissimi a coltivarla, quattro cinque, una produzione proprio per amatori”.

Si mangia la radice, cruda o cotta, condita con olio, sale, pepe, limone, aceto. Con la radice si aromatizza la grappa e si fa una bevanda dietetica e dalle virtù benefiche per l’intestino e altri malanni. I più anziani ricordano “il caffè” preparato con le radici tostate, sbriciolate e fatte bollire. Un succedaneo della polvere di caffè che soprattutto in tempo di guerra, era introvabile. E’ ritenuto un efficace depurativo per intestino e fegato il decotto che si ricava facendola bollire: un infuso tonico dal colore giallo fieno, molto amaro. La medicina popolare ne conosceva bene l’azione terapeutica. E’ dunque una verdura cara a chi non è più giovane e ama rivivere scampoli di verdi anni anche attraverso il cibo.

Prodotti di stagione. Una radice per amatori, che sa di inverni di altri tempi e richiama tradizionali cucine contadine, dove si mangiava quello che la terra naturalmente produceva. Non c’erano serre riscaldate, né frigoriferi, né trasporti internazionali che oggi aiutano a confondere a tavola la primavera con l’inverno. C’è oggi, a volerlo, di tutto durante tutto l’anno. L’ortaggio è adesso coltivato quasi esclusivamente a Soncino, comune di 7 mila 500 abitanti in provincia di Cremona, che gli dà il nome, e dintorni. Nel passato era molto più diffuso nel Nord in Italia, coltivato per consumo domestico.

Nel Veneto è chiamato “còa”, termine dialettale che indica radice, coda. In Toscana è conosciuta come “barba bianca”. E’ una cicoria molto resistente al freddo, tanto che, oltre alla radice, se ne mangiava il grumolo verde, il cuore del cespo, le cui foglie esterne erano rovinate dal ghiaccio, dalla brina o dalla bassa temperatura. Nell’immediato Dopoguerra se ne produceva centomila quintali circa, mentre oggi si arriva a fatica a 20 mila. Sembra che la caduta si sia fermata, commenta Paolo Zanibellato, operatore di OPO Veneto nel mercato di Treviso; la domanda si mantiene da alcune stagioni costante ed altrettanto stabile è la quotazione (attorno all’euro alla produzione). Il maggiore consumo si ha in Lombardia e in Emilia Romagna, ma anche nel Veneto resiste uno zoccolo di golosi delle radici di Soncino.

(fonte OPO Veneto)

Cavolo cappuccio, ortaggio amato da tutti, specie nella varietà dalla testa appuntita

Tra la stagione delle insalate e quella dei radicchi nel Veneto si inseriscono i cavoli cappucci che fanno cerniera tra i due ortaggi. Coprono, in particolare, il periodo in cui vengono a scarseggiare le insalate e non sono ancora pronti i radicchi. E’ una verdura interessante per i coltivatori. Si mantiene sostanzialmente stabile quanto a prezzo, e dà la possibilità di rotazione con altre prodotti a beneficio della salubrità dei terreni a orto. E’ quanto accade sul litorale adriatico nell’area che va da Chioggia (Venezia) a Rosolina (Rovigo).

L’esperienza di un coltivatore OPO Veneto. Tra i produttori di cavoli cappucci emerge Alessandro Boscarato, una bella azienda a Sant’Anna di Chioggia, socio OPO Veneto. “L’ortaggio – egli sottolinea – non dà un grande rendimento, ma il prezzo è stabile e ritengo questo molto positivo. Ci sono problemi soltanto quando c’è un eccesso di offerta, che si dovrebbe prevenire attraverso un’oculata azione di programmazione della produzione. I nostri crauti, comunque, si stanno comportando in questo momento bene sul mercato”.

Crauto, kraut, cavolo cappuccio. Una nota a questo punto: a Chioggia e dintorni l’ortaggio è chiamato crauto, termine con il quale si intende la pianta e non il prodotto generalmente conosciuto come crauto, che è il risultato del processo di fermentazione lattica naturale al quale il cavolo cappuccio viene sottoposto. La parola deriva dal tedesco kraut che significa erba, ortaggi, ma che finì per definire il crauto, una specialità che va forte nelle regioni nordiche, in particolare in quelle di lingua tedesca. Il cavolo cappuccio, di fatto, si trova tutto l’anno. Adesso è tempo della varietà autunnale. Sono tantissime le cultivar di cavoli, pianta della famiglia delle cruciferae. Nel Veneto si stanno allargando le varietà dalla testa appuntita, che sono, stando ai dati OPO Veneto (organizzazione di produttori) anche i più richiesti dai consumatori per delicatezza, tenerezza e sapidità. Può essere gustato crudo in insalata, cotto, lavorato, come crauto. Consumi consolidati, il prezzo attuale alla produzione si avvicina ai 50 centesimi al chilo. E’ valutato per il basso contenuto calorico e per proprietà salutistiche. E’ un amico della salute e un valido supporto alle difese organiche. Fa bene. L’ortaggio è antichissimo. Già più di duemila anni fa Catone il Censore, politico e scrittore dell’antica Roma, lo definiva “La prima di tutte le verdure”. Due secoli più tardi Columella, scrittore romano di agricoltura (suo è il De re rustica) ne esaltava la democraticità: “Un ortaggio adatto al volgo e al re sul suo trono”. Un buon cibo per tutti.

(fonte: OPO Veneto)

Il porro del Polesine, produzione in crescita. Risana i terreni “stanchi o malati”.

A Lusia nel Polesine il porro, in rotazione con l’insalata, ma anche con altri ortaggi, si sta dimostrando un valido rimedio naturale per risanare terreni stanchi o colpiti dalla fusariosi, malattia di origine micogena. E’ questo uno dei motivi per cui la sua coltivazione si sta espandendo, oltre al fatto che si posiziona positivamente sul mercato, che per i produttori i prezzi sono ritenuti, tutto sommato, accettabili e che, una volta maturo, può restare per quasi un mese in campo senza deperire. Può quindi attendere il momento più favorevole per essere raccolto e quindi smerciato.
La produzione attuale nel Polesine, in particolare attorno a Lusia, la terra delle insalate Igp, supera i 100 mila quintali.  Sono aspetti che mette in evidenza Renato Maggiolo, responsabile della piattaforma OPO Veneto di Lusia, oltre che affermato enogastronomo, che tra i fattori vincenti dell’ortaggio aggiunge anche la grande versatilità in cucina. Infatti, si presta a essere impiegato, come erba aromatica e come ortaggio, sia nella cucina tradizionale che in quella innovativa e ricercata.
E’ una pianta erbacee biennale, appartenente alla famiglia delle liliacee, che per gusto si avvicina alla cipolla. Si può trovare in commercio tutto l’anno, ma è durante l’inverno che viene particolarmente consumato. Si può dire che la sua stagione ideale comincia adesso e dura fino a febbraio. Si mangia la parte inferiore del fusto, che può superare i 50 centimetri ed è tenera e bianca. Ha una storia che si perde in anni lontanissimi. Si racconta che fosse cibo molto consumato dagli schiavi che costruivano le piramidi di Egitto. Ne facevano grande uso i romani. L’imperatore Nerone, passato alla storia per l’incendio di Roma, lo mangiava in giorni fissi per schiarire la voce e cantare in modo più vibrante. Il porro è il simbolo del Galles (Gran Bretagna), dove è stato portato dall’esercito romano. Ortaggio ricco di acqua (oltre il 90 per cento), è impiegato nelle diete ipocaloriche. Ma è sempre stato tenuto in alto dalla medicina popolare per le sue proprietà terapeutiche, grazie alla ricchezza di minerali e di vitamine. Rimedio usato come tonico, diuretico e lassativo, è ritenuto efficace contro colesterolo, artrosi, affezioni urinarie, reumatismi. Una panacea per prevenire o combattere questi e tanti altri malanni. La credenza popolare lo ritiene valido anche contro spiriti maligni, vampiri, streghe.


In Veneto quattro mesi di Feste del radicchio
, si parte con Rio San Martino (Venezia)


Con la Festa di Rio San Martino, in provincia di Venezia, è partita la stagione degli eventi in Veneto dedicati al radicchio rosso di Treviso e al variegato di Castelfranco. Quattro mesi di manifestazioni in cui sono coinvolte centinaia di migliaia di persone delle province di Treviso, Venezia e Padova. Sono momenti particolarmente importanti per gli ortaggi Igp che rappresentano un patrimonio orticolo rilevante per la conoscenza del territorio, per l’economia agricola, per il turismo fuori porta, per il settore della ristorazione e in generale enogastronomico.

Consigliere Opo Veneto

Fino al 20 novembre, è di scena la Festa e Mostra del Radicchio Rosso di Treviso Igp di Scorzè (VE). Sono sempre di grande richiamo le mostre con concorsi, che per i coltivatori sono uno stimolo a produrre sempre meglio, curando qualità e aspetti commerciali. La kermesse di Rio San Martino di Scorzè, a cui partecipa con un proprio stand OPO Veneto, l’organizzazione di produttori presieduta da Francesco Daminato e diretta da Cesare Bellò, quest’anno compie trent’anni, ed è tra le più visitate e ricche di appuntamenti. L’inaugurazione della mostra ha visto protagonista il radicchio rosso di Treviso precoce, varietà che negli ultimi anni ha perso smalto, surclassata dal più pregiato rosso tardivo, che sarà invece al centro della rassegna domenica 13 dicembre. Storia, tradizioni, valore per il territorio, prospettive produttive sono illustrate in un catalogo, tradotto in parte in inglese, dal sindaco di Scorzè, comune del quale Rio San Martino è frazione, Giovanni Battista Mestriner, dall’assessore all’agricoltura Angelo Michielan e dal presidente della Pro Loco Lorenzo Michielan. Il programma di quest’anno – sottolineano Gli Amici del radicchio – è particolarmente innovativo ed è motivato, come sempre, “dall’amore per la comunità e per il proprio territorio”. Un omaggio anche ai 150 anni dell’Unità d’Italia: un tocco patriottico che dà respiro storico e culturale all’evento.

Da dicembre 2011 a marzo 2012, le feste del radicchio nel trevigiano e veneziano. Dal 2 al 12 dicembre a Martellago (VE) si tiene la  “24^ Mostra del Radicchio Tardivo”; il 3 e  4 dicembre a Santa Maria di Sala (VE) c’è la “Festa del Radicchio Rosso di Treviso”; dall’8 all’11 dicembre a San Biagio di Callalta (TV) si tiene “Sapori di Calle Alta”; l’11 dicembre a Mogliano Veneto (TV) c’è la “28^ Mostra del Radicchio Rosso”; dal 15 al 18 dicembre a Castelfranco Veneto (TV) c’è la “Festa del Radicchio Variegato di Castelfranco”; il 17 e 18 dicembre a Treviso si tiene “l’Antica Mostra del Radicchio Rosso di Treviso”; dal 13 al 15 e dal 20 al 22 gennaio 2012 a Zero Branco (TV) si svolgerà la “19^ Mostra del Radicchio Rosso di Treviso Igp Tardivo”; il 14 e 15 gennaio 2012 a Preganziol (TV) è prevista la “41^ Mostra del Radicchio Rosso di Treviso a Preganziol”; il 15 gennaio a a Mirano (VE) c’è la “Festa del Radicchio e dei sapori della tradizione veneta”; il 27 gennaio e il 5 febbraio a Dosson di Casier (TV) c’è la “26^ Festa del Radicchio Rosso di Treviso a Dosson”; dal 22 al 25 marzo a Quinto di Treviso (TV) si tiene “Colori e sapori di Primavera”.

(fonte http://www.ortoveneto.it/index.php?pagename=ConsumatoriNews&categoryId=9&docId=596″>Opo Veneto/Marcadoc.it)

Orti di Lusia (Ro), meta di turismo verde (10 luglio) e protagonisti a tavola (12 luglio)

Gli orti di Lusia, nel cuore del Polesine, tra i fiumi Adige e Po, danno ottime verdure, ma rappresentano soprattutto un paesaggio unico, un patrimonio ambientale e turistico. Sono l’anima del territorio: ne costituiscono l’identità. E’ per questo che vanno fatti conoscere e valorizzati. Con questo obiettivo, in occasione della Festa della Madonna del Carmine (16 luglio), viene proposta una settimana di iniziative culturali, sportive, gastronomiche e turistiche.

Sono gli ortaggi il leitmotiv di tutto. In primo piano le insalate di Lusia IGP, cappuccia e gentile, due fiori all’occhiello, il cui Consorzio di tutela, presieduto da Alessandro Braggion si sta muovendo con efficaci proposte promozionali. Gli orti di Lusia, con le insalate, ma anche con altre importanti verdure, puntano molto sulle potenzialità del turismo fuori porta, di breve raggio. Rappresentano una bellezza ed una bontà che merita di essere “gustata”. Dunque sono di notevole richiamo.
Renato Maggiolo, enogastronomo, nonché operatore del settore ortofrutticolo, OPO Veneto: “Non c’è giardino più bello di un campo piantato a ortaggi”. E’ una espressione molto efficace che non si può non condividere. Gli orti di Lusia, visti in particolare dall’argine del fiume Adige sono decisamente suggestivi.

Domenica 10 luglio, a passeggio tra gli orti. Li potranno ammirare quanti parteciperanno alla sesta “Caminada tra gli orti” che nello scorso anno ha avuto oltre mille iscritti, cifra che quest’anno dovrebbe essere superata. Sono previsti arrivi dalle province di Ferrara, di Padova, di Verona, di Vicenza e da tutto il Polesine. La felicità di trascorre una domenica sportiva tra le buone cose che la terra offre per nutrirsi in maniera sana. Una novità quest’anno: un percorso di soli 5 chilometri (ne sono previsti di 7, di 12 e di 14 chilometri), che porterà in particolare a visitare la prima azienda in Europa ad essere certificata “biodiversa”. E’ titolare Luca Callegaro, socio OPO Veneto.

Grande attesa anche per la cena vegetariana di gala Lusia… il gusto della nostra terra”, completamente a base di Insalata di Lusia Igp e delle altre verdure del comprensorio. La fresca proposta estiva è fissata per il 12 luglio prossimo, alle 20 e trenta, in piazza Papa Giovanni XXIII, a Lusia, pensata dal Consorzio di tutela dell’Insalata Igp con l’Azienda speciale mercati ed il patrocinio del Comune di Lusia e della Provincia di Rovigo. La serata è aperta al pubblico, previa prenotazione obbligatoria, al numero del Mercato ortofrutticolo 0425-607501, dalle 8 alle 12 e trenta, entro le ore 12 e trenta di lunedì 11 luglio (costo cena 25 euro). A prepararla sarà il giovane chef Enrico Rizzato, che con il papà Luciano è il fantasioso creatore di piatti a base di ortaggi locali nel loro ristorante “Al Ponte” di Lusia. «Approfittando del fatto che sono sempre più numerose le persone che scelgono una forma di alimentazione vegetariana e che potranno apprezzare questa iniziativa – commenta il presidente del Consorzio, nonché produttore Coldiretti, Alessandro Braggion – abbiamo pensato che organizzando una cena completa con le verdure dei nostri produttori locali, è l’occasione giusta sia per far sperimentare la qualità dei prodotti, sia per dimostrare che è possibile mangiare a sazietà anche solo con le verdure di0 stagione». Venerdì 15, infine, si tiene il concorso per le migliori insalate di Lusia IGP.

(fonte OPO Veneto/Coldiretti Rovigo)

ARGAV visita O.P.O. Veneto, “l’orto d’Europa” che serve 100 milioni di consumatori in 24 ore

Il direttivo ARGAV ad OPO Veneto, da dx Angelo Squizzato e Cesare Bellò, direttore della struttura

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Il bello dei direttivi itineranti ARGAV nelle provincie venete è che ogni volta si scopre cosa di buono “cresce” nel territorio. Lo scorso 24 maggio, ad esempio, accogliente sede del direttivo è stata una delle più importanti realtà a livello nazionale del settore ortofrutticolo (30 milioni di fatturato nel 2010), l’Organizzazione Produttori Ortofrutticoli (OPO) Veneto di Zero Branco, in provincia di Treviso. Squisiti anfitrioni, il direttore di O.P.O. Veneto, Cesare Bellò, persona dalla forte capacità aggregativa, anima dell’ortofrutta veneta e nazionale (nonché entomologo di fama con all’attivo oltre 100 specie nuove scoperte), insieme all’infaticabile Ettore Ramponi, trentino d’origine (nato in val di Sole) ma trevigiano d’adozione, responsabile in O.P.O. Veneto di Qualità, Formazione nonché dei prodotti DOP e IGP e al collega Angelo Squizzato, già giornalista di RAI 3 Veneto (ricordiamo con nostalgia i suoi servizi sull’agricoltura), oggi collaboratore per la comunicazione dell’associazione di ortofrutta trevigiana.

da sx Cesare Bellò ed Ettore Ramponi di OPO Veneto

Il chi è di OPO Veneto, organizzazione innovativa per spirito e azione. Nata nel 2001 sull’esperienza di due storiche cooperative degli anni ’60, (Associazione Ortofrutticoltori Marca Trevigiana S.Bovo di S. Alberto di Zero Branco e la Cooperativa Ortolani Sottomarina di Sottomarina di Chioggia), nel giro di pochi anni OPO Veneto ha visto l’adesione di numerose realtà associative venete e non (tra i soci ci sono anche aziende singole o associate del Centro e Sud Italia) fino ad arrivare alla data dell’ultimo C.d.A. (31/03/2011) con una base sociale di 409 soci diretti singoli e 114 soci indiretti tramite le strutture associate. Innovativa per spirito e azione, O.P.O. Veneto riesce a portare dal campo alla tavola nel giro di 24 ore frutta e prodotti orticoli, quest’ultimi loro specializzazione, attraverso GDO, Mercati Ortofrutticoli, HORECA, ristorazione, ambulanti e vendita diretta, rispondendo alla richiesta di 100 milioni di consumatori tra nord Italia (fino a Firenze) ed estero (Olanda, Croazia, Slovenia, Ungheria, Austria e Germania).

da sx Cesare Bellò, direttore di OPO Veneto e Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

“Prodotti a km zero? Noi preferiamo parlare di filiera virtuosa, in grado di fornire al consumatore prodotti della migliore qualità al minor costo, anche se, va da sé, è sempre preferibile consumare l’orticolo della zona perché più fresco e meno costoso”– spiega Bellò. Che aggiunge: “OPO Veneto tiene molto a promuovere la formazione degli orticoltori, per sostenerne la coesione e l’aggregazione, per incentivare culture ecocompatibili nel rispetto della biodiversità (dal 2010 hanno aderito al progetto di certificazione Biodiversity Friend, ndr).  “L’orticoltura – ha puntualizzato Bellò – ma tutta l’agricoltura in genere, la frutticoltura, devono puntare su prodotti di eccellenza, quindi non di massa, in cui si riconosca la qualità di un territorio sano e pulito. Prodotti certificati. Perché sul terreno della quantità tentare di essere competitivi sarebbe velleitario: mancano, nella sostanza, le oggettive condizioni rispetto a Paesi che si muovono in situazioni decisamente più vantaggiose. L’Italia – ha concluso Bellò – è il Paese d’Europa con più biodiversità e dobbiamo cercare di preservarle perché rappresentano un valore e un’opportunità”.

I prodotti OPO Veneto. Orticoli: Radicchio Rosso di Treviso IGP,  Radicchio Variegato di Castelfranco IGP, Radicchio di Chioggia IGP, Radicchio di Verona IGP, Asparago Bianco di Bassano DOP, Aglio Bianco Polesano DOP, Asparago di Badoere IGP, Insalata di Lusia IGP, Carota di Chioggia (prodotto tradizionale), Patata dolce di Anguillara e Stroppare (prodotto tradizionale), Patata dolce di Zero Branco (prodotto tradizionale), Patata del Quartier del Piave (prodotto tradizionale), Patata Cornetta (prodotto tradizionale), Peperone di Zero Branco (prodotto tradizionale), Pomodoro del Cavallino (prodotto tradizionale), Radicchio bianco o variegato di Lusia (prodotto tradizionale), Zucca Marina di Chioggia (prodotto tradizionale), Cetriolo, Fagiolo, Melanzana, Porro, Sedano, Funghi coltivati, ecc., una vasta scelta di prodotto orticolo fresh-cut e IVa  gamma. Frutta: Ciliegia di Marostica IGP, Marroni di Monfenera Igp, Figo Moro da Caneva. (prodotto tradizionale).