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Progetto di orti sociali nell’area industriale di Padova, necessario un voto di sostegno entro il 30 marzo 2017

ortisocialiilpresidioIl Circolo di Campagna® Wigwam® Il Presidio… sotto il portico…Associazione di Promozione Sociale ha candidato su Aviva Community Fund un progetto di creazione di un’area dedicata ad orticoltura sociale in un lembo di terra strappata alla zona industriale di Padova (tra via Germania e via Gramogne).

Ognuno di noi può donare 10 voti a sostegno del progetto. Per essere finanziato da Aviva Community Fund, che premierà i progetti on line più votati, c’è necessità di sostenere il progetto iscrivendosi alla Community e votandolo. Il 30 marzo si chiuderanno le votazioni, ed entro il 10 maggio si conosceranno i vincitori.

Il chi è del Presidio. L’associazione nasce il 7 marzo 2004 e il 20 marzo viene accettato come componente della Associazione Nazionale dei clubs Wigwam® . Ha sede in un edificio rurale del ‘700 nella prima periferia di Padova, segnalato nel censimento del FAI (Fondo Ambiente Italiano) “I Luoghi del Cuore” del 2003 tra i primi in Italia. Circondato dai capannoni della zona industriale di Padova, rimane l’ultimo spicchio di campagna veneta in questa zona, coinvolta nel processo di industrializzazione fin dai primi anni ’60. Come circolo di campagna® Wigwam®, “il Presidio” si propone di riscoprire i valori più importanti della civiltà rurale ed il recupero delle aree marginali del territorio dimenticate e trasformate spesso in discariche, per renderle fruibili alla collettivià.

Cosa sono gli “Orti Sociali”? Si hanno quando più soggetti si riuniscono per coltivare un appezzamento di terra in concessione, dotandosi di un regolamento e di strutture comuni.  L’esperienza degli orti sociali, ormai molto diffusa, riveste un ruolo importante nella socializzazione dei cittadini, nel recupero di aree marginali della città, nel presidio del territorio, permettendo a soggetti “deboli” forme di aggregazione non altrimenti pensabili. Non è da trascurare anche l’aspetto economico di questa attività, da cui i medesimi soggetti ricavano significativi risparmi. Un’indagine dell’Istat ha scoperto che il oltre il 50% degli anziani ha una grande passione per il giardinaggio. Purtroppo non tutti hanno la possibilità di esercitare questa passione. Soprattutto chi abita nei centri cittadini, ha notevoli difficoltà a reperire un ” fazzoletto di terra”.

Gli obiettivi che il Presidio si propone con questo progetto sono essenzialmente tre: 1) migliorare la vita delle persone partecipanti al progetto. A volte basta anche un fazzoletto di terra per tenere lontano l’anziano dalla solitudine che lo attanaglia spesso in terza età e che, in alcuni casi, può portare alla depressione se non al vero e proprio deterioramento psicofisico. 2) Recupero e salvaguardia del territorio: questa attività ha come effetto non trascurabilela capacità di rigenerare aree degradate, e di sottrarre aree verdi all’abusivismo edilizio, alla speculazione e all’inquinamento ambientale. Migliora l’assorbimento delle acque piovane e riduce la “bolla termica” delle città. 3) Educazione ambientale come strumento fondamentale per sensibilizzare i cittadini a una maggiore responsabilità verso i problemi ambientali, e alla consapevolezza della necessità di essere coinvolti nelle politiche di governo del territorio.

Fonte: Circolo di Campagna Wigwam Il Presidio

Orti urbani, giardini “interculturali” che fanno bene a persone e ambiente

orto_raccolta_1Sostenibili, intraculturali, sociali, estetici e volti ad alimentare comunità: è questa la fotografia più attuale del fenomeno degli orti urbani, che dalle grandi città si stanno diffondendo anche nei piccoli centri in tutta Italia. Se ne è parlato a Montichiari (BS) alla Fiera di Vita in Campagna 2014, nel convegno “Gli orti comunali: un fenomeno sociale in continua espansione”  dove sono state fornite stime, tendenze e testimonianze del fenomeno.

A coltivarli, non più solo anziani, ma studenti e persone con disagio sociale. “In base a dati Istat il 38% delle amministrazioni comunali capoluogo di provincia ha dedicato spazi urbani da adibire ad orti con un elevato risvolto sociale” dice Giorgio Vincenzi, direttore di Vita in Campagna. E se all’inizio del 2000 questi spazi recuperati da aree degradate venivano concesse agli anziani per favorire la socializzazione, oggi vengono assegnati anche a scuole, a persone con disagio sociale e di tutte le età. Tra i tanti lati positivi anche quello che numerosi parchi urbani un tempo lasciati a se stessi, tornano a essere popolati e vissuti”.

Tanti i benefici. “In base al protocollo con Italia Nostra abbiamo stimato in 500.000 mq gli orti urbani diffusi in Italia ha detto Fabrizio Montepara, Presidente di ResTipica-Anci. Particolarmente concentrati in grandi città come Torino, Padova e Genova, per fare solo qualche caso, stanno crescendo anche in piccoli centri. In media la dimensione media degli appezzamenti è tra i 30 e i 50 mq”. Ulteriori dati sono emersi dalla testimonianza di un esperto, da 15 anni attivo nel settore. “Il Comune fornisce terreno e acqua con un canone minimo che arriva fino ai 200 euro annui per gli orti urbani e tra i 25 e i 100 euro l’anno per gli orti urbani sociali” ha stimato Giorgio Prosdocimi Gianquinto, docente di orticoltura all’Università di Bologna. Tra le funzioni più rilevanti quella sociale, perchè permette il dialogo tra culture e fasce della popolazione di età e tradizioni diverse, terapeutica, estetica ma soprattutto ecologica, perchè favorisce la riduzione di Co2 in atmosfera e permette la nobilitazione di alcuni materiali residui che vengono riutilizzati”.

Giardini interculturali. Nati alla metà dell’800 in Germania, gli orti urbani si sono rapidamente diffusi in tutta Europa e oggi consentono di produrre fino a 50 kg/mq di prodotti freschi all’anno. Spiccata l’evoluzione fino ai nostri giorni: “I più diffusi sono quelli di quartiere – ha continuato l’esperto. Ma negli ultimi anni sono diventati sempre più tematici, per coinvolgere donne, disabili, scolari, hanno una valenza di “giardino interculturale” per facilitare interscambio e soprattutto da realtà prive di scopi di lucro stanno diventando “fattorie urbane” volte ad alimentare chi ci lavora o sostenere il progetto”.

Case history, l’orto sociale di Livorno. Un caso di successo emblematico, approfondito nel convegno alla Fiera di Vita in Campagna, è costituito dal Comune di Livorno dove è stato progettato un modello di orto sociale pionieristico e per tutti: “Ottenuta la copertura finanziaria di circa il 50% dalla Regione Toscana e aggiudicati i lavori, tra l’ottobre del 2004 e il maggio del 2005 sono stati realizzati 227 orti di cui 10 riservati per casi sociali rilevanti, 7 alle scuole e 210 assegnati in base al solo criterio dell’età anagrafica – spiega Mirco Branchetti, responsabile Ufficio Gestione Verde Urbano, Agricoltura e Foreste del Comune di Livorno. In media ogni orto è costato sui 1.000 euro all’anno con una produzione di 120-140 kg per una produzione totale tra i 25 e i 30.000 kg. Il pomodoro è stato l’ortaggio più coltivato in primavera-estate, mentre insalata, cavoli e cipolle hanno registrato una produzione costante”.

(Fonte: Fiera di Vita in Campagna)