La decisione con cui l’assessore regionale Franco Manzato non ha aderito, unico in Italia, agli orientamenti ministeriali relativi ai criteri di funzionamento della nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria), ha trovato il pieno consenso e l’appoggio incondizionato delle associazioni agricole aderenti ad Agrinsieme Veneto.
Penalizzata in particolare la zootecnia da carne. La presa di posizione di Manzato, commentano, è da condividere, perché il documento ministeriale manca di visione strategica per tutti i comparti produttivi agricoli ed in particolare per la zootecnia da carne: un comparto già in difficoltà per la crisi generale del mercato e gravemente colpito dall’impostazione adottata per la riforma della PAC, al quale sono riservate risorse insufficienti. Sarebbe opportuno, invece, utilizzare tutto il plafond nazionale previsto per i pagamenti accoppiati (15%), al fine di destinare ulteriori risorse finanziarie al bovino da carne. Il plafond destinato a tale comparto appare assolutamente inadeguato anche alla luce delle scelte operate in merito dai principali Paesi concorrenti, scelte ben più favorevoli di quelle italiane per la zootecnia da carne e che quindi rischiano di mettere fuori mercato la nostra produzione.
Comparto zootecnia da carne, Veneto prima regione italiana. Agrinsieme Veneto ricorda che il valore della produzione del bovino da carne vale per la nostra regione ben oltre mezzo miliardo di euro all’anno con quasi 210.000 tonnellate di produzione di carne, che rappresentano poco più del 25% della produzione nazionale. In questo comparto il Veneto risulta la prima regione italiana. L’orientamento ministeriale, spiegano i rappresentanti di Agrinsieme Veneto, penalizza un comparto di importanza strategica per tutta l’agricoltura nazionale ed in particolare per quella veneta. Ne deriveranno gravi ripercussioni sull’occupazione e su tutte le attività a monte e a valle, che danno vita ad una filiera fra le più ricche ed articolate di tutta l’economia veneta. Alla zootecnia, infatti, sono legate a monte le produzioni foraggere e cerealicole per l’alimentazione del bestiame, a valle i macelli e l’agroindustria mangimistica, senza tenere conto dell’intensa attività veterinaria, di assistenza tecnica e di controllo. Di conseguenza la scelta dell’assessore Manzato di “chiamarsi fuori” va appoggiata completamente. Non si può, infatti, avallare in alcun modo una linea che, nonostante le critiche serie ed argomentate giunte dal mondo agricolo al Ministero, rimane fortemente e ottusamente penalizzante per un comparto di importanza vitale per tutta l’economia agricola e agroalimentare di un intero Paese.
(Fonte: Agrinsieme Veneto)
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