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Sinergia tra mondo agricolo e cultura per la 29^ edizione del Premio Masi

Prmio Masi 2010: Sergi di Nekresi firma la botte di Amarone

(di Cinzia dal Brolo, socio Argav) Un inno alla cultura veneta, coniugata nel suo duplice aspetto di concretezza, quel “saper fare” che ha fatto conoscere l’impresa veneta nel mondo, e di conoscenza, definita dalla “apertura al globale” di cui il Premio Masi è l’emblema. Premiazione avvenuta al teatro Filarmonico di Verona, alla presenza di un folto pubblico, in una dolce serata autunnale, dove alla splendida cornice ha fatto riscontro una organizzazione impeccabile.  Siamo alla 29^ edizione: il premio Masi, istituito dalla prestigiosa casa vinicola veronese, è diventato ormai un appuntamento imperdibile, per il valore dei premiati e lo spirito internazionale che lo anima e ne definisce gli orientamenti.

I premiati 2010. Il Premio Masi per la civiltà veneta 2010 è andato a tre autorevoli personaggi: Diana Bracco de Silva imprenditrice milanese, presidente dell’omonimo gruppo farmaceutico leader nella ricerca e innovazione; Francesco Tullio Altan, disegnatore di fumetti e autore satirico, Mario Brunello, violoncellista famoso in tutto il mondo. Saperi e discipline diverse, mondo imprenditoriale e mondo artistico, un “comune denominatore”: passione e impegno per il proprio lavoro, che ha varcato i confini nazionali; senso di appartenenza e legame con il proprio territorio, in questo specifico caso il Triveneto. Di poche parole e piuttosto schivi i due artisti che hanno scelto il Veneto come luogo in cui vivere; Altan ad Aquileia, cittadina mitteleuropea di grande importanza nei secoli scorsi; Brunello nella nativa Castelfranco Veneto. Ma è stata Diana Bracco, presidente della Fondazione Milano per l’Expo 2015 e vicepresidente di Confindustria la più loquace e chiamata in causa, considerati i suoi incarichi e impegni futuri in una Milano “attualmente caratterizzata da grande rissosità”. Candidata a preparare un’Esposizione Universale sulla quale sono puntati gli occhi di tutti, come immagine per l’intero Paese, dopo i successi del padiglione italiano a Shangai.

Il Premio Grosso d’oro Veneziano è andato allo scrittore ungherese Peter Esterhazy, di famiglia nobile, il cui ultimo successo letterario, “Armonia Celeste” (Feltrinelli, 2000) è una saga familiare in cui narra le vicende della sua famiglia sotto la dittatura. Un periodo oscuro e terribile, perché la “dittatura distrugge la vita e la storia dell’Europa dell’Est dietro la Cortina di ferro era molto più brutale di quanto uno potesse immaginare”. Ma lo scrittore, pungolato nel suo racconto dalle domande di Isabella Bossi Fedrigotti, Presidente della Fondazione Masi, si è lasciato andare ad aneddoti piacevoli, citando alcune figure femminili presenti nella sua famiglia (le numerose zie) e la madre, ricordando come, in un periodo in cui non c’era nulla da mangiare, lei si ingegnava a scrivere dei menù in cui compariva la voce “antipasto” quando del pasto non vi era la minima traccia.

Il Premio internazionale Masi per la civiltà del vino è stato assegnato al metropolita Sergi di Nekresi, della chiesa ortodossa georgiana. Una figura emblematica e originale, che ci ha catapultato in Georgia, al bivio tra Ovest ed Est, con un passato di 1500 anni di cristianesimo. Un paese che il metropolita definisce “di grande spiritualità, costretto a difendersi, anche con le armi, in alcuni periodi, dalle influenze dei paesi islamici che lo circondano”. Ricordando poi che nei 70 anni della dittatura sovietica, oltre alla distruzione dei luoghi di culto (circa 3000 chiese) è stata perseguita duramente anche la libertà religiosa. “Attualmente, ha dichiarato Sergi di Nekresi, assistiamo ad una rinascita religiosa che fa ben sperare, anche perché sono molti i giovani che mostrano di avvicinarsi alla Chiesa”. Ma la Georgia ha una grande tradizionale vinicola, con una notevole produzione di vini e una forte passione per il vino; infatti, ha dichiarato il metropolita, da noi esiste un proverbio che recita “in Georgia si beve alla mattina e poi si sta bene per tutto il giorno” e questo rende efficacemente l’idea. In realtà, la conoscenza dei mercati e lo sviluppo commerciale del mondo del vino, ha conosciuto una battuta d’arresto, dopo la crisi politica seguita all’invasione russa del 2008. Il messaggio finale di Sergi di Nekresi è un messaggio di speranza, che “attraverso la cultura e civiltà del vino, possano migliorare i rapporti tra i popoli”. Con l’auspicio e l’invito all’intensificarsi dei rapporti tra l’Occidente e la Georgia, che necessita di maggiore visibilità a livello internazionale. Sull’esempio di Venezia, come ha ricordato Volcic, perché “L’epoca d’oro di Venezia è stata quando si è aperta al mondo e alle rotte dell’Oriente”.

Il rito della firma sulla botte di Amarone. La serata del Filarmonico, condotta con simpatia e ironia dall’attore teatrale Marco Paolini, si è conclusa con un momento di alto valore artistico, grazie a Mario Brunello che ha deliziato il pubblico suonando il violoncello per alcuni minuti in un silenzio d’incanto. Nel pomeriggio, nella cantina delle Tenute Serego Alighieri, si era rinnovato il rito della firma dei premiati alla Botte di Amarone, oggetto del premio, suggellando così il “felice connubio della tradizione con la promozione culturale e lo spirito di apertura al mondo globale”, come ha dichiarato Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola e vicepresidente della Fondazione Masi, impegnato a non disperdere il prezioso patrimonio incarnato dal premio.