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Lambro-Po: Veneto si prepara ad affrontare arrivo onda nera

Disastro Lambro - foto Asca

”Un disastro ambientale senza precedenti per l’ecosistema del fiume Lambro che ne paghera’ a lungo le conseguenze”. Questo il commento dei volontari di Legambiente che sono in prima fila a monitorare l’immane tragedia accaduta su uno dei principali corsi d’acqua lombardi a causa della fuoriuscita di derivati petroliferi dai depositi di una ex-raffineria.

Sempre meno dubbi sull’origine dolosa. Mentre si assiste impotenti alla morte nel fango di decine di animali impantanati dalla marea nera, gli investigatori sembrano avere sempre meno dubbi sull’origine dolosa della tragedia. Sul caso sono ancora in corso le indagini condotte dall’autorita’ giudiziaria, ma per il momento non sono emersi pericoli per la sanita’ pubblica. Intanto le barriere poste per impedire l’avanzata del petrolio nel fiume lombardo (si parla di una macchia di petrolio grande almeno mille metri cubi), non hanno tenuto e la macchia nera ha gia’ raggiunto le acque del Po.

Come si prepara il Veneto a ricevere lo sversamento. Per quanto riguarda il Veneto, due imbarcazioni in grado di raccogliere lo sversamento del materiale oleoso sono pronte a entrare in azione sull’asta del fiume di competenza della Regione. Sono ormeggiate a Porto Levante in attesa di come si evolverà la situazione nel tratto a monte. Lo fa sapere l’assessore regionale al bilancio, alla pesca all’acquacoltura Isi Coppola precisando che la Regione metterà a disposizione le risorse necessarie per questo intervento finalizzato ad arginare l’incombente minaccia ambientale. “Dobbiamo fare il massimo sforzo – sottolinea l’assessore Coppola – per prevenire e limitare i possibili danni non solo ambientali, ma anche le eventuali ricadute sulle attività economiche e turistiche nel delta del Po, un’area unica per la sua bellezza e per i suoi delicati equilibri che coinvolgono anche la pesca, settore che ha una rilevante incidenza sull’economia del Polesine”.

Le imbarcazioni in grado di raccogliere lo sversamento. L’intervento delle due imbarcazioni è subordinato all’efficacia dell’azione delle barriere rigide che saranno posizionate sul tratto piacentino del Po per imbrigliare lo sversamento, dopo che le panne galleggianti utilizzati ieri non hanno potuto fermare la massa oleosa. Le due imbarcazioni hanno già operato in passato per emergenze di questo tipo. Una è la “Ecolaguna 4 FZ”, lunga 40 m. per 10 m. di larghezza. E’ equipaggiata con delle panne galleggianti (skimmers) che vengono calate in acqua con una gru. Raccoglie 80 mc. di materiali l’ora, consentendone lo stoccaggio fino a 550 tonnellate. L’altra imbarcazione è il battello disinquinante ”Airone” (18 m. di lunghezza per 5 m. di larghezza). Opera aprendo la prua e catturando il materiale che galleggia sull’acqua. Ha una capacità di raccolta di 18 tonnellate.

Coldiretti: nessun rischio per alimenti provenienti dalla zona. Dopo il disastro ambientale che ha colpito il fiume Lambro nessun rischio per gli alimenti da tavola della zona. E’ quanto assicura la Coldiretti precisando che durante l’inverno il numero di coltivazioni nell’area e’ ridotto al minimo e che dopo le precipitazioni di questi giorni non e’ stato necessario irrigare i campi. In pratica, secondo la Coldiretti, solo la fase stagionale e l’andamento meteorologico hanno evitato il rischio inquinamento della catena alimentare.

Confagricoltura: tra poche settimane si comincerà a seminare. ”Cio’ che piu’ ci preoccupa  – ha detto Mario Vigo, Vicepresidente nazionale e presidente della Confagricoltura di Milano e Lodi -, e’ l’eventualita’ che la marea nera possa avere inquinato, oltre alla falda acquifera, anche le diramazioni idriche e la rete, fittissima, di canali e rogge che derivano acqua dal Lambro e che sono utilizzati per l’irrigazione delle campagne del sud di Milano e del lodigiano. ”Il problema – ha continuato Vigo – è che tra poche settimane si comincera’ a seminare e la richiesta di acqua sara’ fortissima, ad esempio per il riso. Chiederemo alle Prefetture di intervenire per far si che l’annata agraria non sia compromessa, se necessario procedendo a bonificare gli alvei e i manufatti contaminati dalla marea nera. Non esiteremo infine – conclude Vigo – a fare un bilancio dei danni. E a chiederne conto a chi ne risultera’ responsabile”.

(fonte Asca/Asterisco Informazioni)