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Selva di Grigno (Trento). La riserva naturale Fontanazzo si rivela uno scrigno di biodiversità in fatto di insetti impollinatori

(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) 4-24-75: non è la terna vincente di un’estrazione del lotto, bensì i numeri che, in un certo senso, sintetizzano il progetto di monitoraggio degli insetti impollinatori realizzato, con sviluppi futuri, all’interno della Riserva naturale provinciale “Fontanazzo” di Selva di Grigno.

Negli anni scorsi, l’associazione Selva Green, con la collaborazione di Fondazione E. Mach,  WBA-World Biodiversity Association e Rete di Riserve del fiume Brenta, ha avviato un “progetto di comunità” rivolto ai residenti della frazione in un’iniziativa di notevole interesse ambientale volta a preservare e a migliorare la biodiversità. L’associazione ha iniziato con il prendere in affitto alcuni appezzamenti all’interno della Riserva, coltivati fino ad allora a mais e a soia per l’alimentazione animale, convertendoli a “prato biodiverso” dopo che una ditta sementiera aveva individuato il miscuglio di sementi locali più adatto alla zona. E, come ci racconta il presidente di Selva Green Stefano Marighetti, la semina è stato il primo momento comunitario, perché si è svolta in occasione di feste e altre iniziative, appunto, “di comunità”.

E’ cresciuto così un bel prato, composto da diverse specie di piante sul quale nel 2021, cioè quattro anni fa – ed ecco il primo numero della “terna vincente” – è iniziato il monitoraggio degli insetti impollinatori. Non tutti però, perché gli impollinatori sono tantissimi: fra questi troviamo infatti ditteri (le varie specie di mosche), lepidotteri come farfalle e falene, odonati come le libellule, le vespe, alcuni coleotteri, uccelli, alcuni rettili come le lucertole, i pipistrelli e poi, naturalmente, le api. Il monitoraggio a Fontanazzo si è occupato proprio delle api o meglio di tutti gli apoidei che non appartengono al genere “Apis”, del quale fa parte l’ape domestica, quella cioè allevata dall’uomo per produrre miele. Perché è da ricordare che sulla Terra esistono addirittura circa 20.000 specie di insetti apoidei, più o meno 2.000 in Europa e 1.017 di queste nella sola Italia.

La tecnica di ricerca applicata al Fontanazzo – come ci spiega Paolo Fontana, l’entomologo della Fondazione E. Mach che ha coordinato il progetto – ha utilizzato le cosiddette “Pantrap”, tre vaschette di tre colori diversi (bianco, giallo e azzurro) per attirare i diversi insetti con all’interno acqua e una piccola goccia di tensioattivo; lasciate esposte per 48 ore a un’altezza di 40 centimetri da terra vengono poi ritirate filtrandone il contenuto e inserendo nelle provette i singoli insetti raccolti. Il campionamento, che prevede cinque gruppi di Pantrap, è stato ripetuto dai volontari di Selva Green una volta al mese da marzo ad agosto dal 2021 al 2024. Quindi sei mesi per quattro anni ed ecco il secondo “numero estratto”: 24, vale a dire i campionamenti nel corso dei quattro anni.

Il passaggio successivo del lavoro è stato quello che ha portato al terzo numero: ogni singolo insetto raccolto è stato infatti analizzato e, grazie alla grande competenza di Livia Zanotelli, entomologa della Fondazione E. Mach, è stato classificato assegnandogli nome e cognome, cioè genere e specie.

E i risultati sono stati molto interessanti perché in soli quattro anni di monitoraggio, lavorando su una striscia molto limitata di prato e con una raccolta di insetti per nulla invasiva, sono state censite ben 75 specie diverse di apoidei, più del 7% di tutte le specie conosciute in Italia!

Questo dato conferma l’importanza dell’area Natura2000 del “Fontanazzo” e in realtà di tutte le altre riserve all’interno della Rete del Brenta, che costituiscono dei veri e propri scrigni di biodiversità, per gli insetti, ma naturalmente anche per il resto della fauna, oltre che per la varietà floristica. Il discorso vale ovviamente per tutte le altre aree naturali presenti nel resto del Trentino e in tutto il mondo: porzioni di territorio, magari anche piccolissime, che consentono la vita a un numero incredibile di esseri viventi portando un grande beneficio, anche alla vita dell’uomo. Se venissero a mancare gli insetti impollinatori, ad esempio, una grande varietà di frutta e verdura non esisterebbe perché non più impollinata e non avremmo così a disposizione il 35% della produzione globale di alimenti, come ad esempio mele, pere, pesche, ciliegie, prugne, kiwi, meloni, pomodori, zucche, zucchine.

Grazie alla semina del “prato biodiverso” il monitoraggio ha anche evidenziato l’importanza ambientale della corretta gestione dei prati da parte dell’uomo. Al Fontanazzo sono state in realtà organizzate diverse altre attività legate alla biodiversità e alla ricerca sugli apoidei, come la produzione di miele nelle arnie posizionate in zona dalla Fondazione E. Mach e la cui analisi del polline trasportato dalle api ha consentito di conoscerne la composizione precisa, con le “preferenze alimentari” degli insetti.

Numerose sono state poi le iniziative di comunicazione, informazione e didattica come il posizionamento di “hotel per insetti”, svariate visite guidate con scolaresche e gruppi di cittadini e incontri di approfondimento come quello di fine maggio scorso quando sono stati illustrati i risultati che qui abbiamo riassunto o quello di giugno incentrato sulla sostenibilità in Valsugana.

Trentino. Nella riserva naturale Fontanazzo due prati biodiversi al posto dei campi coltivati

Lo stagno grande della riserva Fontanazzo (foto Giancarlo Orsingher)

(di Giancarlo Orsingher, socio Argav, articolo pubblicato anche sul mensile trentino IlCinque) Fra le aree umide tutelate dalle normative europee, quella del “Fontanazzo” nel comune di Grigno è una delle più estese del Trentino. Con i suoi 53 ettari e rotti che si estendono in destra Brenta poco a valle dell’abitato di Selva è un esempio di ontaneta di fondovalle, un tipo di habitat divenuto ormai piuttosto raro.

Caratterizzata da un bosco umido a tratti suggestivo per la presenza di canali abbandonati e completamente sommersi dalla vegetazione arborea, rappresenta un’area umida di vitale importanza per la riproduzione di molte specie di anfibi e rettili, oltre che per la nidificazione, la sosta e lo svernamento di specie di uccelli protette o in forte regresso. Lo “stagno grande”, proprio in mezzo alla zona di protezione è un paradiso per questi e altri animali.

Oltre a qualche superficie a prato stabile, all’interno dei confini della zona protetta sono presenti anche alcuni appezzamenti coltivati a mais o soia che, oggettivamente, poco si conciliano con la destinazione ad “area di protezione”, non fosse altro per l’inevitabile apporto di sostanze chimiche legate alla coltivazione come concimi, fitofarmaci e pesticidi. Da alcuni anni l’associazione Selva Green, che ha base nella frazione del comune di Grigno dalla quale prende il nome, è impegnata in iniziative di sviluppo locale partecipato volte a salvaguardare l’ambiente naturale della zona e a valorizzare il territorio. L’ultima attività, avviata a fine marzo nell’ambito del progetto “NVIATE – Nuova Vita Al Territorio”, vincitore del bando a carattere regionale “Generazioni 2020”, ha per oggetto proprio il recupero dei campi fino ad oggi coltivati a cereali o leguminose all’interno dell’area tutelata.

In futuro, due prati “biodiversi”. Per ora si tratta di 3.500 metri quadrati messi a disposizione dal proprietario Paolo Marighetti sui quali l’associazione, con in testa Stefano Marighetti, ha avviato un progetto che porterà alla formazione di un prato polifita con incremento della biodiversità nell’area e, conseguentemente, attirando api e altri insetti impollinatori. Dall’achillea alla vulneraria, dall’avena alla campanula passando per la centaurea, la festuca, il caglio, l’iperico, il trifoglio, la silene, la salvia e il ranuncolo sono una trentina le specie perenni selvatiche seminate nei giorni scorsi e che daranno vita a due prati “biodiversi”. L’auspicio – come ci spiega Gerri Stefani – è che i campi diventino innanzitutto “terreno di caccia” delle api allevate a poche centinaia di metri di distanza da tre residenti della zona, ma che anche altri insetti attingano a piene zampe dal Bengodi che fra qualche settimana comincerà a crescere a Fontanazzo.

E proprio per verificare la risposta degli insetti all’aumento della biodiversità è in programma una campagna di monitoraggi pluriennale che inizierà in estate probabilmente in collaborazione con la Fondazione E. Mach e con la Rete di Riserve del fiume Brenta: controlli periodici sul campo diranno se, quanto e come aumenterà la presenza di insetti pronubi. Una fase, questa, che potrebbe in parte essere realizzata con la partecipazione di popolazione locale e mondo scolastico, che sarebbe bello anche coinvolgere nella costruzione di “hotel per insetti”: rifugi artificiali realizzati con canne, pezzi di corteccia, paglia, mattoni forati, tronchi di legno, ecc. pensati per ospitare, soprattutto nel periodo invernale, insetti utili sia per l’impollinazione che nella lotta biologica e che potrebbero essere poi posizionati in giardini e campi.

L’azione di Selva Green non si fermerà però qui, perché l’intenzione è che questi primi 3.500 metri quadrati diventino, a partire dal secondo o dal terzo anno, dei “prati donatori” di semente biodiversa da poter poi spargere in altri appezzamenti, sia all’interno dell’area “Natura 2000” del Fontanazzo che in zone limitrofe. Un passo successivo, sicuramente ambizioso, sarebbe quello di poter procedere all’analisi chimica del miele prodotto con il polline del “prato biodiverso”, per verificarne la qualità e soprattutto la salubrità. L’attività di Selva Green – conclude Gerri Stefani – è rivolta anche alla lotta alle specie aliene infestanti e in questo senso si è indirizzato un recente intervento di taglio della balsamina da un prato di proprietà comunale nei pressi del Fontanazzo.

foto Giancarlo Orsingher

Conoscere il Fontanazzo. La riserva naturale Fontanazzo è un’area così ricca di ambienti da poter essere definitva un “ecomosaico”. La sua importanza è stata riconosciuta a livello europeo al punto da essere inserito sia nell’elenco delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva “Uccelli” sia nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) ai sensi della Direttiva “Habitat”. E’ così una delle oltre 27.000 aree “Natura 2000” dell’Unione europea destinate alla conservazione della diversità biologica. Fontanazzo è visitabile grazie a un percorso complessivo di circa 4 chilometri (in parte esterno all’area protetta) che inizia lungo la strada che collega la frazione di Selva a Grigno. Segnalato e arricchito da punti di osservazione della fauna e da bacheche illustrative che ne illustrano le peculiarità naturalistiche è in parte anche attrezzato per essere utilizzato da persone con difficoltà motorie.