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Finapp, start up padovana che opera in ambito di prevenzione e tutela ambientale, cresce ed assume

foto luca stevanato finapp padova

In un’estate con temperature sempre torride, Finapp, start up innovativa di Padova, fondata nel 2018 da Luca Stevanato con altri due ricercatori, Marcello Lunardon, Sandra Moretto e l’imprenditore Angelo Amicarelli, che sono stati nostri ospiti n occasione degli incontri mensili organizzati in collaborazione con Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) per presentare le sonde da loro prodotte che permettono di rilevare la quantità d’acqua nel terreno su vasta scala, una tecnologia che trova molteplici applicazioni in ambito di prevenzione e tutela ambientale, sta riscuotendo maggiore interesse e molte aziende hanno deciso d’investirvi, dimostrando di essere una delle realtà più interessanti del panorama tecnologico veneto.

Un esempio virtuoso di spin off dell’Università di Padova che ha sviluppato un sensore innovativo per misurare il contenuto idrico del suolo, basato sulla misura dei neutroni ambientali prodotti dai raggi cosmici (Cosmic-Ray Neutron Sensing). In particolare, l’idea sfrutta i neutroni ambientali, sottoprodotti dei raggi cosmici, che investono il nostro pianeta 24 ore su 24. I processi di interazione dei neutroni sono descritti da modelli matematici che permettono di risalire alla quantità media di acqua presente attorno alla sonda, non solo nel suolo ma anche fuori suolo sottoforma di neve o di biomassa. Grazie a nuove metodologie e materiali, Finapp è riuscita a innovare la misurazione dei neutroni ambientali. E in questo momento di siccità, questo dispositivo è in grado di dare una grossa mano all’agricoltura e poter irrigare al meglio. «L’importante siccità, i fenomeni climatici con piogge violenti che stiamo vivendo e i cambiamenti climatici a livello mondiale – spiega il fondatore Luca Stevanato – ci pongono degli obiettivi importanti per il futuro, è ora di agire subito per mitigare il più possibile quello che sta accadendo. Finapp in questo contesto, grazie all’innovativo sensore per la misura dell’acqua tramite raggi cosmici, può dare un grande contributo. Lo può dare sia in termini di risparmio idrico, come nel caso dell’agricoltura o nella ricerca di perdite idriche lungo gli acquedotti, sia nel monitoraggio climatico e/o previsioni di eventi estremi, anch’essi purtroppo in forte crescita a causa dei cambiamenti climatici».

Dopo l’estate, Finapp prevede il trasferimento a Montegrotto Terme (PD), per aumentare personale, produzione ed essere sempre più competitivi. L’azienda è intenzionata a mantenere tutta la struttura in Italia, compresa la produzione tecnologica; nuovi uffici dove si trasferiranno gli attuali dipendenti, che diverranno otto per la fine del 2022 con l’obiettivo di raddoppiarli entro la fine del 2023 e avere una capacità produttiva più ampia (450 metri quadri), passando dalla possibilità di creare 30 sonde annue a oltre 200 per poter guardare, oltre al mercato italiano anche a quelli internazionali. Inoltre, a fine luglio 2022, c’è stato un nuovo aumento di capitale, che vede protagonisti Progress Tech Transfer, Crédit Agricole e Tech4Planet per una raccolta complessiva di oltre 1,2 milioni di euro. Dopo l’ingresso nell’estate 2020 di Progress Tech Transfer (il fondo lanciato da MITO Technology e finalizzato alla valorizzazione delle tecnologie nel campo della sostenibilità) con un investimento di 200 mila euro, grazie a questo ulteriore round potrà proseguire nel progetto di espansione. L’ingresso di nuovi soci permetterà a Finapp di essere sempre più all’avanguardia e di aumentare il portafoglio clienti su scala mondiale. «Questo aumento di capitale –prosegue Stevanato – per noi è molto importante, perché potremo accelerare lo scaleup del business su tutti i mercati e a livello mondiale. Gli ultimi anni sono stati molto intensi, abbiamo validato e sviluppato nuove applicazioni, abbiamo predisposto il sensore per la produzione su larga scala e abbiamo acquisito molti clienti in tutto il mondo. Nei prossimi mesi ci concentreremo sull’avvio della produzione in serie e sull’ampliamento dell’organico per scalare il business in tutto il mondo. Ringrazio moltissimo Progress Tech Transfer per aver rinnovato la fiducia in noi dopo un biennio di forte crescita e collaborazione. Inoltre, siamo orgogliosi di avere a bordo due realtà importanti come Credit Agricole e Tech4Planet che daranno un importantissimo contributo in termini di scalabilità del business e visibilità a livello internazionale».

Fonte: Servizio stampa Finapp

Dopo essere stati ospiti i ricercatori Luca Stevanato, Marcello Lunardon, Sandra Moretto e l’imprenditore Angelo Amicarelli della star up padovana Finapp, informano del

20 azioni virtuose per sprecare meno acqua 

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Sprecare meno acqua dovrebbe essere una buona regola da seguire sempre, ma ora più che mai è diventata un’esigenza imprescindibile. La drastica riduzione delle precipitazioni dallo scorso autunno a oggi sta portando a una condizione di sofferenza idrica il nostro Paese, non solo il centro Nord (il Po è ai minimi storici e sono in crisi anche i laghi): infatti, questo trend si sta spostando verso Sud. A questo si aggiunga poi che la disponibilità di risorsa idrica nell’ultimo trentennio 1991-2020 si è ridotta del 19% rispetto al 1921-1950 (fonte Ispra).

Cosa fare? Se da una parte occorre intervenire per efficientare una rete acquedottistica che perde in un anno il 41,2% dell’acqua immessa (dati Arera riferiti al 2021), d’altro canto occorre anche agire per risparmiare acqua nei settori produttivi e a livello domestico. Gli sprechi, infatti, hanno impatti negativi non solo sul consumo di acqua, ma anche di combustibili. Ecco quali comportamenti virtuosi suggerisce ENEA per ridurre gli sprechi. 1) Mantenere efficiente l’impianto idrico e verificare la presenza di perdite occulte (con un rubinetto che gocciola si perdono fino a 5 litri al giorno). 2) Chiudere bene il rubinetto per evitare che l’acqua scorra inutilmente: mentre ci stiamo lavando le mani (in un minuto evitiamo lo spreco di almeno 6 litri d’acqua), i denti (se lasciamo scorrere l’acqua, sprechiamo fino a 30 litri, solo 1,5 litri se non la lasciamo scorrere), durante la rasatura (risparmio fino a 20 litri). 3) Raccogliere l’acqua fredda non utilizzata quando si attende di ricevere quella calda; effettuare prima le operazioni che richiedono acqua fredda (per esempio per lavarsi i denti) e poi quelle che richiedono acqua calda (per esempio per farsi la barba). 4) Stesso consiglio in cucina: per le operazioni di preparazione degli alimenti o il lavaggio della verdura usare le bacinelle anziché l’acqua corrente. Si calcola che per bere e cucinare vengano consumati circa 6 litri di acqua al giorno pro capite e per lavare i piatti a mano almeno 40 litri. Tuttavia lo spreco può arrivare anche a 12 litri al minuto se non si chiude il rubinetto. 4) Riutilizzare l’acqua di cottura della pasta o del lavaggio delle verdure per sciacquare i piatti prima di metterli in lavastoviglie o per annaffiare (quando non è salata) .5) Utilizzare lavastoviglie e lavatrici sempre a pieno carico. Per un carico di lavastoviglie (classe A) senza prelavaggio vengono utilizzati fino a 15 litri (7 litri in classe A+++), mentre per uno di lavatrice (classe A) si impiegano 45 litri. Preferire inoltre programmi di lavaggio a temperature non elevate (40-60 °C). Inoltre, con l’installazione di pannelli solari si eviterebbero i consumi elettrici per scaldare l’acqua necessaria agli elettrodomestici. 6) Preferire, quando possibile, rubinetti con sensori o con rompigetto aerato che riducono il flusso dell’acqua e hanno maggiore efficacia di lavaggio, avendo cura di mantenerli in efficienza. 8) Installare sciacquoni a doppio tasto per risparmiare anche 100 litri al giorno (a ogni utilizzo di modelli con un solo pulsante si usano fino a 16 litri di acqua).
8) Scegliere la doccia invece che la vasca, risparmiando così fino a 1.200 litri all’anno. Si stima che per fare un bagno in vasca si consumino mediamente fra i 100 e i 160 litri di acqua, mentre per fare una doccia di 5 minuti se ne consumano al massimo 40 litri, ancora meno se si chiude il rubinetto quando ci si insapona. 9) Chiudere l’impianto centrale in caso di periodi prolungati di mancato utilizzo (per esempio, quando si parte per le vacanze). 10) Installare sistemi di raccolta per l’acqua piovana per usi non potabili (lavaggio toilette, lavaggio auto) e per innaffiare, evitando di farlo nelle ore calde per ridurre l’evaporazione. In Italia cadono mediamente circa 800 mm di pioggia l’anno: questo significa che su una superficie di circa 80 m2 si può raccogliere l’acqua necessaria per una persona per un anno. 11) Utilizzare per l’irrigazione sistemi temporizzati, a goccia o in subirrigazione, in virtù della loro maggiore efficienza. 11) Evitare di lavare la propria auto con acqua potabile. 12) Coprire la superficie delle piscine con teli per evitare l’evaporazione. 13) Recuperare l’acqua di condensa dei condizionatori o dell’asciugatrice, per usi domestici. 14) Diversificare l’uso dell’acqua a seconda della sua qualità (potabile, piovana, grigia, nera). 15) Utilizzare, ove possibile, tecnologie per il riutilizzo delle acque grigie, cioè delle acque generate dalle operazioni di igiene personale. Un impianto dedicato al riciclo delle acque da docce, lavabi e vasche e, in alcuni casi, dalle condense dei condizionatori o dalle caldaie ne garantisce il trattamento per il successivo impiego per usi “secondari”, come lo sciacquone del water, l’irrigazione delle aree verdi, le operazioni di lavaggio. 16) In giardino, attorno alle piante, effettuare un’adeguata pacciamatura in modo da mantenere il più possibile l’acqua nel terreno; inoltre preferire piante che necessitano di minori quantità di acqua e fare attenzione a non irrigare zone impermeabili. 17) Installare coperture vegetali sui tetti e giardini pensili. Si tratta di soluzioni che permettono di assorbire fino al 50% di acqua piovana e di rallentare il deflusso della pioggia nel sistema idrico della città, riducendo la possibilità di allagamenti in caso di forti precipitazioni. I tetti verdi favoriscono inoltre l’isolamento termico del tetto, riducono le polveri sottili e favoriscono un microclima più gradevole. 18) Nelle superfici esterne agli edifici utilizzare pavimentazioni drenanti al fine di conservare la naturalità e la permeabilità del sito, favorire la ricarica delle falde, ridurre la subsidenza e mitigare l’effetto noto come isola di calore.

I costi energetici dell’acqua. Qual è l’impatto del consumo d’acqua? I costi energetici dell’acqua, in base ai consumi per persona o per anno sono (dati Enea): doccia: 25.000 litri di acqua – 320 litri di petrolio; bagno: 50.000 litri di acqua – 620 litri di petrolio; rubinetto tradizionale: 40.000 litri di acqua – 240 litri di petrolio; rubinetto a risparmio d’acqua: 23.400 litri di acqua – 150 litri di petrolio; lavatrice tradizionale: 4.700 litri di acqua – 55 litri di petrolio; lavatrice a basso consumo: 2.600 litri di acqua – 40 litri di petrolio; lavastoviglie tradizionale: 7.300 litri di acqua – 250 litri di petrolio; lavastoviglie a basso consumo: 3.650 litri di acqua – 160 litri di petrolio.

Fonte: Viverelacasaincampagna.it

Trattenere la pioggia al suolo: Anbi e Coldiretti annunciano i primi 223 progetti, che potrebbero essere immediatamente cantierabili, per realizzare 10 mila invasi medio-piccoli e multifunzionali

Assemblea ANBI 6 luglio 2022

Sono 223 i progetti definitivi ed esecutivi, cioè immediatamente cantierabili, approntati da ANBI e Coldiretti nell’ambito del “Piano Laghetti”, che punta a realizzare 10.000 invasi medio-piccoli e multifunzionali  entro il 2030, in zone collinari e di pianura; i nuovi bacini incrementeranno  di oltre il 60% l’attuale capacità complessiva dei 114 serbatoi esistenti e pari a poco più di 1 miliardo di metri cubi, contribuendo ad aumentare, in maniera significativa, la percentuale dell’11% di quantità di pioggia attualmente trattenuta al suolo.

La realizzazione dei primi 223 laghetti comporterà nuova occupazione stimata in circa 16.300  unità lavorative ed un incremento di quasi 435.000 ettari nelle superfici irrigabili in tutta Italia, nel solco dell’incremento dall’autosufficienza alimentare, indicato come primario obbiettivo strategico per il Paese. Il maggior numero di attuali progetti interessa l’Emilia Romagna (40), seguita  da Toscana e Veneto come evidenziato dall’emergenza idrica in atto; per quanto riguarda il CentroSud è la Calabria a vantare il maggior numero di progetti sul tappeto.  L’investimento previsto per questa prima tranche del Piano Laghetti è quantificato in € 3.252.946.916,00.

A corollario degli invasi, perseguendo  l’altro e determinante obbiettivo strategico dell’autosufficienza energetica, dovranno essere realizzati 337 impianti fotovoltaici galleggianti (potranno occupare fino al 30% della superficie lacustre)  e 76 impianti idroelettrici, capaci di produrre complessivamente oltre 7 milioni di megawattora all’anno. “Quella attuale è la sesta emergenza siccità nei recenti 20 anni e ha già provocato danni per circa 2 miliardi all’agricoltura –precisa Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Servono investimenti infrastrutturali ed il Piano Laghetti è una scelta di futuro.” “L’Italia – aggiunge Ettore Prandini, presidente Coldiretti – è al terz’ultimo posto in Europa per investimenti nel settore idrico. Serve programmazione per uscire dalla logica dell’emergenza ed un piano di laghetti diffusi e con funzioni anche  ambientali è la soluzione all’impossibilità di realizzare grandi invasi come è stato negli anni scorsi per il Sud Italia.”“Se il Governo ha la reale volontà di realizzare almeno 20 grandi interventi infrastrutturali per il settore idrico entro il 2024, non potrà prescindere dalle progettazioni, in avanzato iter procedurale, redatte dai Consorzi di bonifica ed irrigazione. E’ un parco di soluzioni, che mettiamo a servizio del Paese” conclude Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. Che ribadisce, infine, la richiesta di una struttura commissariale, che abbia l’autorità per gestire la fase dell’emergenza idrica, ricercando, nel rispetto delle normative, la compatibilità fra i diversi interessi economici e territoriali, che gravano sulla risorsa idrica.

Fonte: Servizio stampa ANBI

La fame e la sete stanno sconvolgendo il mondo (che non ha ancora debellato il Covid)

siccità

Algeria, Tunisia, Bosnia-Erzegovina, Egitto, Giordania, Libano, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia e Sri Lanka: sarebbero questi gli undici Paesi a maggior rischio di forti tensioni e conflitti sociali causati dalla carenza di cibo, dall’aumento dei prezzi alimentari, dalla fame diffusa tra la popolazione. La stima è stata fatta dalla società di assicurazioni internazionale Allianz Trade che indica tra le concause in primo luogo la guerra in Ucraina e il mancato approvvigionamento di grano che da quel Paese viene annualmente esportato in tutto ilo mondo. I Paesi più solidi economicamente hanno la possibilità di diversificare le proprie fonti, accettando i maggiori costi che i mercanti globali stanno imponendo.

Ma c’è anche un altro nemico, oltre alla guerra: la siccità. Assolutamente straordinaria è quella che sta colpendo i Paesi del Corno d’Africa, ridotto alla fame da quattro anni di raccolti falliti, piogge irregolari e invasioni di locuste. Nella nostra Penisola non siamo, ovviamente, in una situazione altrettanto drammatica, anche da noi si stanno creando situazioni di grande difficoltà. Dalla Sardegna che lamenta una inusuale e pericolosissima invasione di cavallette che stanno distruggendo le coltivazioni al Polesine che dalla sua storia di devastanti alluvioni oggi si ritrova senz’acqua, con quella salata del mare che risale lungo il corso del Po. Tecnicamente si chiama ‘cuneo salino’ e rischia di rendere infertili i terreni che solitamente godevano della portata d’acquaq dolce del maggiore fiume italiano. Fiume che oggi fa registrare una portata inferiore del -67% rispetto a quelle che sarebbe la media di questo periodo. Tant’è che Acquevenete, ente gestore degli acquedotti, è stata costretta a noleggiare un dissalatore portatile come misura d’emergenza per garantire la fornitura alla popolazione. Ma la preoccupazione più profonda è quella per l’agricoltura: il Polesine vanta colture di mais, grano, granoturco e riso per oltre 258 chilometri quadrati solo nell’area di Porto Tolle e il bisogno d’acqua dolce per l’irrigazione, vista l’assoluta mancanza di piogge, è enorme.

Non va meglio nel resto del Veneto. Coldiretti denuncia una diminuzione del 50% delle piogge e quindi un apporto idrico alle preziose vigne che si è ridotto ad appena 300-400 millilitri. Inevitabile a questo punto anticipare, di almeno una settimana, la vendemmia 2022 per garantire una produzione di circa 14 milioni di quintali, come nell’ultimo anno. Infine, sullo sfondo, resta lo spettro del Covid: l’ultima variante, e l’impennata di contagi che nell’ultima settimana è stata registrata in Veneto e non solo, sta di nuovo preannunciando un autunno che potrebbe essere tutt’altro che sereno.

Fonte: Garantitaly.it