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Clima, gli agricoltori veneti riscoprono le rogazioni, rito religioso propiziatorio per un buon raccolto

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) Non piove in Veneto oramai da mesi, la Regione stessa ha dichiarato lo stato di crisi idrica, e gli agricoltori che fanno? Per invocare la pioggia, ricorrono anche all’antico rito delle rogazioni. A confermarlo è la Coldiretti, che in una nota annuncia lo svolgimento del rito su gran parte del territorio, rivelando in particolare che si farà questa sera, giovedì 25 maggio, a Grezzana (VR), nei campi di olive del frantoio Redoro ed in un’azienda agricola ad Anconetta (VI).

Tra sacro e profano. Per rogazioni si intendono preghiere di supplica e propiziatorie per ottenere dei buoni raccolti. Il termine prende origine dal verbo latino rogare, ovvero pregare ripetutamente. Il rito stava scomparendo – anche per volontà degli stessi sacerdoti, che vi ravvisavano tratti più profani che sacri – ma le avversità atmosferiche sempre più imprevedibili hanno sollecitato gli agricoltori e i credenti a riscoprire questa usanza. “Oltre alle invocazioni servono dei rami di ontano che, scorticati, diventano legno bianco per fare delle croci da mettere all’inizio di ogni campo – spiega Enzo Gambin, direttore dell’Associazione dei produttori di olio d’oliva, animatore presso il Frantoio Redoro. In questa occasione chiederemo l’intercessione di due Sante – sottolinea Gambin – Santa Reparata di Cesarea e a Santa Caterina d’Alessandria, rispettivamente patrone degli olivicoltori e dei frantoiani.

Un rito che durava tre giorni. “Rispettiamo cosi gli insegnamenti della civiltà contadina per tenere lontano la siccità, la grandine e ogni altro disastro, ma anche come benedizione per le semine  – precisa Paola Ballardin, funzionaria di Coldiretti che sarà presente ad Anconetta nell’azienda agricola di Gaetano Pontarin –  un tempo l’evento durava tre giorni – racconta –  con processioni da un capitello all’altro con la solennità dei paramenti,  il prete in testa, chierichetti, le candele. Venivano recitate le litanee dedicate:” Signore, liberaci dai fulmini e dalla tempesta”. E se le campagne erano secche, il vescovo invitava i sacerdoti ed i fedeli a un pellegrinaggio “ad petendam pluviam”, per invocare la pioggia.

 

Siccità, in Veneto, registrato un calo del 25% delle precipitazioni negli ultimi 6 mesi, aziende agricole in sofferenza

Scipione, Caronte e infine Minosse. Questi i nomi dei cicloni subtropicali (dati da Antonio Sanò, de Ilmeteo.it, ndr) simboli indiscussi del sistema climatico globale che cambia e che mette alle strette l’economia agricola veneta.

L’acqua c’è ma non è sufficiente a soddisfare la domanda. L’aumento della temperatura media registrato negli ultimi 30 anni è stato quasi sempre superiore a quello medio globale sulla terraferma. L’acqua c’e’ ma non e’ sufficiente a soddisfare l’idroesigenza delle colture che han fatto del Veneto una delle regioni più importanti dal punto di vista della produzione agricola nazionale. Siamo di fronte ad un fenomeno mai visto. Negli ultimi sei mesi le precipitazioni medie sono state di 126 mm, contro i 350 previsti. Un deficit del 25% che sta mettendo in ginocchio le aziende agricole con perdite, in alcune zone del Polesine, anche del 100%.

Necessità di cambiare il sistema d’irrigazione. Il presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, Giuseppe Romano, nel corso dell’ assemblea ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) tenutasi nei giorni scorsi a Roma, ha sottolineato la necessità di rinnovare il sistema irriguo: “In una situazione nuova come quella che stiamo affrontando, emerge la necessità di ammodernare la rete irrigua’ trasformandola da irrigazione a scorrimento a irrigazione a pioggia, così come di aumentare le riserve idriche, attraverso il recupero di ex cave dismesse e sfruttando le cave di alta pianura, andando di fatto a contenere l’acqua quando c’è in abbondanza, evitando i fenomeni alluvionali, per poi utilizzarla nei periodi siccitosi. Non ci può essere rilancio degli investimenti senza sicurezza idrogeologica e la valorizzazione del nostro territorio.”

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)

Siccità, in Veneto dichiarato lo stato di crisi idrica

A causa del perdurare delle anomale condizioni meteorologiche che hanno determinato una situazione di grave insufficienza nei bacini idrici dei corsi d’acqua, con ripercussioni negative sui livelli delle falde sotterranee e sugli approvvigionamenti idropotabili, il presidente della Regione ha dichiarato  lo stato di crisi idrica su tutto il territorio veneto. Il provvedimento, valido fino al 30 aprile, potrà subire modifiche in relazione all’andamento meteorologico.

Le riduzioni. In base all’art. 44 delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Piano di Tutela delle Acque (PTA), l’ordinanza prevede deroghe ai valori del deflusso minimo vitale, sussistendo gravi esigenze di approvvigionamento per il consumo umano e per utilizzazioni irrigue nei bacini dei fiumi Piave, Brenta e Adige. In particolare sono ridotti del 50% i valori del deflusso minimo vitale da garantire a valle dei punti di captazione idrica in tutto il territorio regionale, salvo quanto diversamente specificato. Nel Bacino del Fiume Piave (art. 12 delle Norme di Attuazione del Piano stralcio per la Gestione delle Risorse Idriche dell’Autorità di Bacino dei fiumi dell’Alto Adriatico) le utenze irrigue dovranno ridurre il prelievo di concessione del 40% rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione, come previsto nel caso di eventi di grave siccità nel periodo compreso tra il 1° aprile e il 31 maggio. Per gli altri bacini idrografici, nel caso dei Consorzi di bonifica la riduzione del 40% delle portate concessionate non dovrà essere riferita alle singole derivazioni ma alla portata complessiva derivata dal medesimo sistema irriguo.

I soggetti gestori di manufatti con capacità di regolazione e invaso, per l’intero periodo di attuazione di questo provvedimento, dovranno trattenere la risorsa idrica così risparmiata, compatibilmente con le quantità disponibili, allo scopo di renderla fruibile nel periodo estivo. Per il bacino del Fiume Adige deve essere garantita la portata minima di 80 mc/s a Boara Pisani per assicurare l’efficacia dell’attuale barriera di contrasto della risalita del cuneo salino alla foce, a tutela dei prelievi acquedottistici e irrigui. Nel caso non potesse essere garantita tale portata minima, la Regione attiverà un tavolo tecnico con tutti gli utilizzatori interessati.

Per consentire l’accumulo la società Enel Produzione SpA, gestore degli invasi idroelettrici di S. Croce, Mis e Pieve di Cadore, per l’intero periodo di attuazione delle misure, provvederà a trattenere integralmente la risorsa idrica ottenuta con le riduzioni realizzate nel nodo di Nervesa della Battaglia, nelle sezioni di diga Bastia, Valle di Cadore e Pontesei (per il serbatoio di S. Croce), nelle sezioni di La Stanga e Mis (per il serbatoio del Mis) e nella sezione di Pieve di Cadore (per il serbatoio di Pieve di Cadore). Nell’alveo del fiume Piave deve comunque essere garantita una portata di minimo deflusso vitale, a valle della traversa di Nervesa della Battaglia, di almeno 3 mc/s. La società Enel Green Power SpA, gestore dell’invaso idroelettrico del Corlo, provvederà a trattenere integralmente la risorsa idrica del Torrente Cismon, ad eccezione della sola portata del deflusso minimo vitale. All’Autorità di Bacino del fiume Po è richiesto di stabilire in 450 mc/s il valore della portata di minimo deflusso vitale da garantire nella sezione di Pontelagoscuro.

Divieto di irrigare il verde pubblico e privato, nonchè di lavare l’auto in casa. Per i pozzi a salienza naturale dovranno essere installati dispositivi di regolazione per impedire l’erogazione d’acqua a getto continuo, limitandola ai soli periodi di effettivo utilizzo. Viene ribadito anche che nei territori dei comuni ricadenti nelle aree di primaria tutela quantitativa degli acquiferi entro il 30 giugno i pozzi a salienza naturale destinati all’utilizzo ornamentale senza specifico impiego (fontane a getto continuo) devono essere chiusi con le modalità stabilite dall’amministrazione competente al rilascio delle concessioni. L’ordinanza contiene l’invito ai gestori delle strutture acquedottistiche a rinviare tutte le operazioni di manutenzione delle reti e degli impianti che comportino consumi aggiuntivi di acqua, fatte salve le operazioni necessarie per motivi di igiene pubblica. Scatta inoltre il divieto di lavaggio di automezzi, al di fuori degli impianti autorizzati, e di irrigazione del verde pubblico e privato. Saranno i sindaci a disporre la vigilanza sull’applicazione di questa disposizione.
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Per i bacini dei fiumi Adige, Brenta-Bacchiglione, Livenza e Tagliamento, appositi tavoli di coordinamento tecnico fra tutti i soggetti titolari di prelievi dal corso d’acqua interregionale armonizzeranno le limitazioni ai rispettivi quantitativi prelevabili nei diversi punti secondo criteri che consentano l’equo utilizzo della risorsa lungo l’intera asta fluviale sino al tratto terminale, contrastando in tal modo la risalita del cuneo salino e nel complesso salvaguardando l’equilibrio ambientale del corso d’acqua e degli ecosistemi connessi anche nel tratto prossimo alla foce. Le funzioni di verifica delle effettive quantità prelevate, anche mediante misurazioni presso i manufatti di presa, vengono affidate ad ARPAV mentre quelle di sorveglianza sull’osservanza delle disposizioni sono demandate alle Unità di Progetto del Genio Civile. I Consorzi di Bonifica trasmetteranno ad ARPAV, con cadenza settimanale, i dati relativi al deflusso minimo vitale rilasciato nei corsi d’acqua. L’ordinanza sarà trasmessa alle autorità di bacino, alle province, ai consorzi di bonifica e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile.

(Fonte: Regione Veneto)

Siccità, azioni comuni di Veneto e Friuli-Venezia Giulia

Veneto e Friuli Venezia Giulia metteranno in campo azioni comuni per affrontare la grave situazione di siccità che sta attanagliando il Nordest. A tal fine sono stati attivati dei tavoli tecnici che nel giro di qualche giorno predisporranno una serie di indicazioni operative per consentire il massimo accumulo di acqua negli invasi e un sensibile contenimento dei consumi per tutte le utilizzazioni, da quelle irrigue a quelle domestiche.

I partecipanti al tavolo tecnico. La strategia di collaborazione è stata messa a punto ieri nel corso di un incontro a Palazzo Balbi a Venezia, presieduto dall’assessore regionale veneto all’ambiente Maurizio Conte e dal Vicepresidente e assessore all’ambiente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia Luca Ciriani, insieme a Roberto Casarin segretario dell’Autorità di bacino dell’Alto Adriatico e segretario generale dell’Autorità di bacino del fiume Adige. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, i rappresentanti degli enti gestori dei serbatoi idrici delle due regioni e dei consorzi di bonifica.

Montagne senza neve. In assenza di precipitazioni e in mancanza dell’apporto dello scioglimento della neve in montagna, che quest’anno ha visto un calo del 70-80% rispetto alla media, i volumi idrici degli invasi e delle falde acquifere stanno toccando i valori più bassi degli ultimi anni, creando uno stato di grave siccità che occorre affrontare, in considerazione anche dell’avvicinarsi della stagione irrigua in agricoltura. “Ci troviamo in una situazione particolarmente pesante – ha detto l’assessore Conte – e insieme al Friuli Venezia Giulia abbiamo deciso di mettere in atto azioni comuni, perché c’è la necessità di individuare con tempestività misure concrete di risparmio idrico per superare l’emergenza”.

Le linee di indirizzo. “Abbiamo concordato sulla necessità di metterci insieme – ha sottolineato da parte sua Ciriani – per affrontare il problema in maniera coordinata, in un clima di collaborazione che consenta l’adozione di indicazioni operative più incisive per razionalizzare le risorse disponibili idriche. Torneremo a riunirci tra una quindicina di giorni per la verifica”. In linea di massima, le linee di indirizzo su cui stanno lavorando i tecnici riguardano come intervenire per mantenere l’acqua nei bacini montani, immagazzinare l’acqua anche in pianura, ridurre gli usi irrigui e contemperare anche l’uso dell’acqua ai fini della produzione di energia.

(Fonte: Regione Veneto)