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Plastic tax: Uecoop, serve piano strategico per ambiente

La plastic tax rischia di essere un’imposta non selettiva e di complicata gestione. La sua introduzione, al momento, non può essere accolta con favore, soprattutto se verrà applicata a quei manufatti che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione o consegna di prodotti alimentari, per molti dei quali non saranno disponibili, neppure fra sei mesi, alternative adeguate e più sostenibili“. E’ quanto afferma l’Unione Europea delle Cooperative (Uecoop) in occasione del vertice al Ministero dell’economia e delle finanze sul tributo per i contenitori in plastica.

La situazione odierna. E’ concreto il rischio che i maggiori costi a carico di fabbricanti e importatori vengano ribaltati sui soggetti a valle della filiera del consumo e, in particolare, sulle cooperative agricole di conferimento e sui loro soci nonché sui consumatori, senza alcuna garanzia di effetti positivi dal punto di vista ambientale. Uecoop, ricorda come gli imballaggi in plastica e i beni in polietilene siano già oggetto di un contributo ambientale a carico di produttori e utilizzatori destinato a coprire il costo per i maggiori oneri della raccolta differenziata, del riciclo e del recupero e che, dal 1 gennaio 2020, aumenterà senza un coordinamento tra i diversi prelievi.

Secondo Gherardo Colombo, presidente Uecoop: “Serve un piano strategico nazionale che conduca il pubblico, e non solo il privato, ad una duratura riduzione del consumo di oggetti di uso quotidiano, oltre che monouso, con più incentivi economici e di altro tipo tesi a generare circoli economici virtuosi che producano sviluppo e posti di lavoro. Nel frattempo verificare se, in Italia e nel resto d’Europa, il sistema della raccolta, del trattamento, del riciclo e del recupero delle materie plastiche funziona davvero come dovrebbe e se no, per quali ragioni. Inoltre – conclude Colombo – si potrebbe incentivare l’intervento sui beni della pubblica amministrazione per aumentare il livello di protezione ambientale anche nei settori di diretta responsabilità della stessa Pubblica Amministrazione”.

Fonte: Servizio stampa Uecoop

 

Presentata da Uecoop all’Istituto Manfredini di Este (PD) la carta d’identità on line del pesce, obiettivo favorire nei ristoranti la diffusione di pesce italiano e veneto

Contro la stagnazione dei consumi di pesce, che nel 2019 hanno registrato crescita zero nel primo semestre rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, arriva la carta d’identità on line per i tesori del mare made in Italy. E’ quanto annuncia Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, sulla base di dati Ismea in relazione all’avvio della “Operazione trasparenza” in collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi.

Claudio Zambon presenta ad Este l’App 5 Pesci e la carta d’identità on line del pesce

L’obiettivo è promuovere nel circuito della ristorazione la diffusione del pesce italiano e in particolare di quello Veneto. La carta d’identità, che segue il pesce dalla rete alla tavola, – spiega Uecoop – permette al consumatore di conoscere la zona marina di provenienza, la cooperativa che lo ha pescato e le caratteristiche del prodotto. Alla carta d’identità del pesce è abbinata la App “5 pesci”, uno strumento gratuito che consente di conoscere meglio il pesce italiano, le sue peculiarità e le tante cooperative di pescatori che operano nei litorali italiani. “In un paese che ha contratto i propri consumi  di pesce e nel quale più dell’80% del pesce che arriva in tavola proviene dall’estero – afferma il presidente regionale di Uecoop Veneto Claudio Zambon – è ancor più importante approfondire con gli operatori di settore e i futuri chef l’identità del nostro pesce oltre che mettere in evidenza il patrimonio delle tante imprese cooperative della pesca che sono impegnate in questa attività che produce una quota importante di valore nella nostra regione”.

Fonte: Servizio stampa Uecoop