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Gennaio-settembre 2021: valore export vino veneto superiore a quello di Piemonte e Toscana messe insieme

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Poco prima di Natale sono arrivati dati ufficiali definitivi dell’ultima vendemmia nel Veneto. A fornirli è stata la Regione Veneto con il team del “Trittico Vitivinicolo”, costituito da Veneto Agricoltura e Avepa, in occasione dell’ormai “storico” focus di fine anno (svoltosi online causa pandemia) durante il quale è stato fatto anche il punto sull’export di vino veneto e l’andamento dei mercati internazionali.

La vendemmia 2021. I quintali di uva raccolta quest’anno in Veneto– hanno ricordato Luca Furegon di Avepa e Nicola Barasciutti della Direzione Agroalimentare della Regione del Veneto – sono stati poco più di 14 milioni, per l’esattezza 14,008 contro i 14,039 del 2020 (-0,22%) e i 13,159 del 2019 (+6,45%). Più in dettaglio, sono ben 11,415 i milioni di quintali di uva a Denominazione d’Origine (+14,88% rispetto al 2020) di cui 9,959 milioni di quintali di uva DOC (+15,68%) e 1,455 milioni DOCG (+9,68%), a conferma dell’altissima qualità complessivamente raggiunta dal vigneto veneto. Sono invece 11.746.774 gli ettolitri di vino prodotto nel 2021 nel Veneto, di cui il 71% DOC, il 10,44% DOCG e il 14,93% IGT, ovvero la quasi totalità della produzione regionale. Anche l’export di vino veneto sta andando a gonfie vele, visto che nei soli primi 9 mesi del 2021 le esportazioni hanno sfiorato 1,8 miliardi di euro, un valore addirittura superiore di quello registrato nell’intero 2019.

Isolamento e indipendenza non pagano. “Dal futuro incerto possono nascere straordinarie opportunità”. E’ questo il messaggio lanciato dall’assessore regionale all’Agricoltura del Veneto, Federico Caner. “Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una forte alterazione delle dinamiche domanda-offerta del settore vino. Oltre ad una sofferenza immediata, l’effetto più negativo è stata l’impossibilità di programmazione sul medio e lungo termine. Gli operatori hanno però dimostrato una grande capacità di adattamento alle mutate condizioni economiche e di mercato, dando prova di “resilienza”, anche mantenendo una corretta gestione dei volumi e delle richieste, concorrendo ad eliminare fenomeni speculativi e di riduzione della qualità del prodotto”. “Per affrontare le sfide del futuro – ha continuato Caner – in un settore strategico per il Veneto come quello del sistema vitivinicolo serve un pensiero globale: isolamento e indipendenza non pagano. Al contrario è necessario fare squadra tra i diversi elementi della filiera perché tutte le componenti possano essere riconosciute, attraverso un’equa distribuzione del valore aggiunto. Non dobbiamo avere paura di puntare in alto. Per raggiungere importanti obiettivi – ha chiuso l’assessore – servirà puntare sul capitale umano, investendo in formazione e informazione, sulla comunicazione delle nostre produzioni, che sono il nostro primo biglietto da visita e dovremo continuare a mantenere elevata l’attenzione al territorio e alla sua sostenibilità”.

Ache quest’anno il Prosecco DOC ha fatto la parte del leone con una produzione di 5,285 milioni di quintali di uva su una superficie di quasi 29.839 ettari; segue distanziato il delle Venezie con 1,455 milioni di quintali di uva raccolta su una superficie di 10.453 ettari. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG raggiunge invece 1,126 milioni di quintali (8.688 ettari), mentre il Valpolicella gli 838 mila quintali (8.572 ettari). Poi via via tutti gli altri vitigni tra cui il Soave (669 mila quintali; 5.277 ettari), il Venezia (378 mila quintali; 2.869 ettari), il Garda (345 mila quintali; 1.385 ettari), ecc. L’export di vino veneto sta viaggiando su binari quasi sconosciuti alle altre Regioni italiane. Francesco Alberti del Sistema Statisto Regionale e Gianni Bruno, direttore di Vinitaly di VeronaFiere, hanno rimarcato la straordinaria performance raggiunta nel periodo gennaio-settembre 2021 dal vino veneto: il valore dell’export è stato di 1,786 miliardi di euro, superiore di quello di Piemonte e Toscana messe assieme.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Previsioni vendemmia 2021: buona e in calo

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“Per la vendemmia 2021 la parola chiave resta ‘qualità’. In Veneto grazie all’impegno e alla passione dei nostri produttori anche quest’anno potremmo offrire un prodotto di alto livello, specie per alcuni vitigni, come il Glera, e quelli a bacca rossa”. Lo ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner, intervenendo ieri mattina alla 47^ edizione del focus sulle previsioni vendemmiali, storico evento promosso da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura con Avepa, Arpav e Crea-VE che, come ogni anno, rappresenta per il mondo vitivinicolo non solo veneto un importante momento di approfondimento e confronto alla vigilia della vendemmia. “Dopo un avvio difficile – ha continuato Caner – soprattutto a causa delle avverse condizioni climatiche, il caldo dell’estate ha favorito la viticoltura e dunque la produzione enologica oggi sempre più orientata ai principi di qualità e sostenibilità. Un valore quest’ultimo, fortemente condiviso con i Consorzi DOC e DOCG, che si realizza attraverso pratiche fitosanitarie che fanno scuola anche nel resto d’Italia. Penso alle produzioni biologiche che hanno avuto un incremento significativo nelle zone storiche, come la Valpolicella, e alla certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), alla quale da tempo lavora il Consorzio del Prosecco Doc, maggiormente diffusa nell’area del Veneto centro orientale, primo passo verso la certificazione di sostenibilità territoriale”.

Sul ruolo dei Consorzi DOC e DOCG, Caner ha ricordato che: “Oggi questi organismi svolgono una funzione fondamentale di indirizzo nei confronti degli strumenti di valorizzazione del prodotto e per la tutela della qualità della Denominazione intesa come qualità globale e percepita da parte del consumatore che ingloba non solo i caratteri intrinseci del vino, ma anche la qualità di vita e del territorio di produzione, per guidare, anche da un punto di vista tecnico le scelte strategiche della Denominazione stessa. I produttori veneti sono consapevoli che andare verso un sistema certificato dell’intera filiera, in linea con quanto disposto dalla norma nazionale, significa poter sfruttare nuove occasioni mediatiche e di valorizzazione del prodotto”. “Il dialogo con i Consorzi è continuo – ha concluso l’assessore – e la Regione, solo per fare alcuni esempi, ha attivato prontamente quanto chiesto in termini di riserve, stoccaggi e blocco delle rivendiche. Insieme al progetto per offrire indicazioni ai tecnici sulle potature e la gestione del vigneto, è stato avviato il monitoraggio del fenomeno della flavescenza dorata attraverso il sistema integrato tra il Servizio fitosanitario regionale e tecnici che operano nelle aziende. Abbiamo inoltre emanato apposite ordinanze di lotta obbligatoria alla cicalina Scaphoideus titanus e di estirpo delle piante sintomatiche, con le eventuali relative sanzioni in caso di inadempimento. Si tratta di un impegno che deve continuare unitamente a tutto il sistema, viticoltori per primi, a tutela del mantenimento della potenzialità produttiva regionale. Ho dato mandato ai miei uffici di individuare, in collaborazione con i Consorzi, le risorse necessarie per contrastare questo fenomeno. In Veneto l’export di vino vale 2,24 miliardi di euro, un valore che conferma la nostra Regione come quarta potenza mondiale. Proprio a sostegno della promozione dei vini veneti sui mercati mondiali, dopo la pubblicazione venerdì dell’avviso nazionale, stiamo lavorando alla nuova delibera che consentirà di finanziare progetti regionali per 15 milioni di euro”.   Il direttore di Veneto Agricoltura, Nicola Dell’Acqua, ha ricordato l’impegno dell’Agenzia a favore del settore vitivinicolo regionale, a partire dalla realizzazione dei tre focus del Trittico che da tanti anni contribuiscono a tenere costantemente monitorato il comparto e aggiornati gli operatori.

In estrema sintesi, relativamente alle previsioni di vendemmia nel Veneto, iniziata in queste ore, il focus, svoltosi online con la partecipazione di oltre 130 operatori ha confermato per il vigneto veneto un ritardo medio di inizio vendemmia di 8/10 giorni rispetto allo scorso anno; un calo complessivo della produzione di circa il -10%, con punte anche superiori in alcune aree colpite da pesanti grandinate e dalle gelate tardive di aprile; uno stato sanitario delle uve al momento ottimale (slide, report e video sono disponibili al seguente indirizzo internet: https://www.venetoagricoltura.org/evento/previsioni-vendemmiali-2021/; inoltre sul profilo Facebook è disponibile il video dell’intero incontro).

Nel dettaglio la situazione nei vigneti delle singole province, inquadrata sotto il profilo meteo da Francesco Rech di Arpav e sotto l’aspetto quali-quantitativo da Diego Tomasi del Crea-Ve di Conegliano sulla base dei dati raccolti sul territorio da Avepa e dal team del Trittico composto da rappresentanti dei Consorzi e delle Cantine, è la seguente: Belluno, un’annata difficile. Il protrarsi della stagione invernale ha comportato un ritardo vegetativo che ad oggi risulta essere di una decina di giorni. L’inizio dell’annata è stato caratterizzato da basse temperature ma anche da abbondanti precipitazioni che hanno favorito attacchi di peronospora e botrite; diffusa anche la presenza di sintomi di flavescenza dorata. Nell’area sono entrate in produzione nuove superfici, ma una forte grandinata che ha colpito le aree di Fonzaso e Feltre ha compromesso circa un 20% della produzione (con punte anche superiori a Cesiomaggiore dove il danno supera addirittura il 50%). In pratica, a causa dell’andamento anomalo di inizio stagione, si registra una riduzione dei grappoli delle varietà precoci (Pinot Nero, Pinot Grigio e Chardonnay) stimata in circa 10-20%, mentre il vitigno Glera risulta nella media. Complessivamente, tenendo in considerazione dell’entrata in produzione dei nuovi vigneti, si prevede una diminuzione delle rese quantificabile sull’ordine del 5-10% rispetto allo scorso anno. Padova e Rovigo, in pianura hanno colpito duro le gelate di aprile. Anche per questo motivo, l’annata in questo ampio areale si presenta poco carica. Fortunatamente, grazie alle frequenti piogge estive, i grappoli nei vigneti si sono ben ingrossati e oggi si presentano in ottima fase di maturazione. Da qui alla raccolta servirebbero giornate calde e soleggiate e notti fresche e arieggiate – l’auspicio di ogni viticoltore – per l’ottenimento di uve sane. In termini quantitativi, per quanto riguarda la Glera la produzione è in linea con la vendemmia 2020, salvo per i vigneti di pianura danneggiati dalle gelate primaverili, dove potrebbero risultare riduzioni tra il 20-25%. Per il Pinot Grigio si prevede una buona produzione, salvo anche in questo caso per i vigneti di pianura danneggiati dalle gelate tardive e dalla conseguente bassa fertilità per cui potrebbero esserci delle riduzioni fino al 20%. Il Moscato Giallo è invece in linea con le produzioni 2020; il Merlot potrebbe essere in crescita anche del 10% rispetto al 2020; per il Raboso si stima una riduzione in pianura, con punte fino al 50% in alcune aziende. Treviso, elevata qualità delle uve, produzione in calo. Tutti i vitigni hanno un ritardo fenologico di 7-10 giorni rispetto al 2020. Visto il numero contenuto di grappoli presente nelle piante e le escursioni termiche giorno/notte di questa parte finale di agosto, si può ipotizzare un livello qualitativo delle uve molto buono, ma come sempre molto dipenderà dall’andamento meteorologico dei prossimi giorni. In linea di massima, quest’anno le produzioni potrebbero attestarsi su valori nettamente più bassi rispetto allo scorso anno, soprattutto per le varietà Pinot Grigio e Chardonnay. Anche la Glera (Prosecco) risulta essere mediamente meno carica in termini di quantità di grappoli sulla pianta. Si sa, però, che questo vitigno è molto generoso e se sarà aiutato dalle piogge pre-vendemmiali potrebbe riassestare la propria produzione su valori quasi normali. Complessivamente nella Marca si stima una produzione inferiore di circa il 10% rispetto al 2020, in piccola parte compensata dall’entrata in produzione di nuovi vigneti (circa 2-3%). Pertanto, si stima quest’anno una produzione complessiva di 5.5000.000 q.li di uva di cui 4.9500.000 a bacca bianca e 550.000 a bacca nera. Vicenza, produzione in calo. Nel vicentino, dove la gelata di aprile ha generato danni a macchia di leopardo, le diverse fasi fenologiche hanno registrato un ritardo rispetto al 2020 variabile tra i 7 e i 15 giorni, stimabile sui 9-12 giorni in riferimento all’invaiatura e alla raccolta. Le gelate tardive e la flavescenza dorata sono state la concausa di un calo stimato della produzione. In provincia si stima complessivamente un calo produttivo di circa il 10%, ma nelle zone in cui i problemi metereologici sono risultati meno impattanti si ritiene che la produzione possa essere in linea con i livelli quantitativi dello scorso anno. Verona, preoccupa la flavescenza dorata.  Dal punto di vista fitosanitario, ad oggi nell’area veronese la sanità delle uve è buona, solo l’oidio sembra aver fatto capolino nelle colline più sensibili. La peronospora si è vista solamente in alcuni vigneti posti in zone di fondovalle, particolarmente favorevoli allo sviluppo di tale fungo, oppure in questa fase finale dove i soli prodotti rameici, non garantiscono un’adeguata persistenza. Nell’area del Soave, e particolarmente nella Val d’Alpone a ridosso del vicentino, è esploso il problema flavescenza dorata che risulta essere in netta crescita. Nei vigneti stanno aumentando notevolmente i rimpiazzi delle viti sintomatiche da flavescenza, in alcuni casi addirittura si arriva al reimpianto totale quando le viti sintomatiche superano il 30-40 %. Nelle principali aree di produzione si prevede: per il Garda e Pinot Grigio Venezie un -10% di produzione rispetto al 2020; per lo Chardonnay e altri vitigni precoci -20%; per il Valpolicella la produzione dovrebbe risultare come da disciplinare, tranne nelle aree grandinate: per il Soave e Soave Classico le produzioni dovrebbero essere in calo del -5-8%; il Bardolino è in linea con la produzione del 2020 e del disciplinare; il Custoza si annuncia in diminuzione del -15% circa, rispetto al 2020, a causa di una forte grandinata; il Durello e l’Arcole sono in linea con le produzioni storiche.

Riepilogo. Nel Veneto la produzione di uva quest’anno dovrebbe arrivare a 12,5 milioni di quintali (erano 14.039.000 milioni nel 2020); a Bolzano quasi 400.000 quintali (440.000); a Trento 1.158.000 ((1.258.700); in Friuli-Venezia Giulia 2.555.000 (3.116.300).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura