Valle dei Veleni, così è chiamata dal 2005 la Valle del Sacco, quella zona del Lazio dove più di cinquanta aziende in nove paesi, tra Roma e Frosinone, sono state costrette a vedere distrutti anni di sacrifici. Colleferro; Gavignano; Segni; Paliano; Anagni; Sgurgola; Morolo; Supino, Ferentino: in questi paesi nel 2005 è stata dichiarata l’emergenza. Una sostanza tossica per l’uomo, vietata in Italia dal 2001, era stata ritrovata in quantità superiori ai limiti nel latte dei bovini, nel fieno e nel mais.
Da allora l’area di Colleferro continua ad essere utilizzata per lo stoccaggio e l’interramento di rifiuti tossici, senza che nessuna istituzione intervenga per far cessare questa situazione vergognosa. Ieri la “Valle degli Orrori” è tornata sugli schemi televisivi a far parlare di sé a seguito di una denuncia in televisione da parte di un allevatore che sta perdendo tutte le sue greggi per avvelenamento.
Istituzioni lontane. Noi agricoltori – ha detto Fabiano Barbisan, Presidente del Consorzio L’Italia Zootecnica – siamo sottoposti a rigidissimi sistemi di controllo e dobbiamo rispettare le regole ferree della Direttiva Nitrati, per prevenire la benché minima forma di inquinamento. Sembra però – continua Barbisan – che gli Enti pubblici e, nella fattispecie, la Regione Lazio, possano “soprassedere” alla cura del territorio ed al controllo degli scarichi abusivi di sostanze tossiche. Ma non erano stati investiti milioni di euro dalla Regione Lazio per bonificare la zona e rilanciare l’agricoltura e la zootecnia della Valle? Nulla, ancora una volta il Settore Primario è stato coinvolto in una vicenda scandalosa: bestiame, latte, foraggi, terreni…avvelenati dalle discariche abusive nascoste nella Valle.
Appello ai Ministri Fazio e Prestigiacomo. L’impegno degli agricoltori andrebbe premiato, perché nonostante le enormi difficoltà del settore vanno avanti e continuano a garantire produzione. Il Consorzio L’Italia Zootecnica esprime tutta la sua solidarietà all’allevatore laziale che ha avuto il coraggio per primo di denunciare quanto successo alla sua azienda e di preservare in questo modo la salute dei consumatori interrompendo la commercializzazione dei prodotti. Facciamo un appello ai Ministro della Salute, Fazio e dell’Ambiente Prestigiacomo, affinché intervengano con fermezza per sanare il malcostume di chi, istituzione, avrebbe dovuto occuparsi delle oltre 50 aziende vittime di una politica che certo non le aiuta.
(fonte Consorzio L’Italia Zootecnica)
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