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13 maggio 2016, parte dalla provincia di Verona la rassegna di cene in agriturismo con protagonista il territorio

Gusta VenetoDal 13 maggio al 4 novembre 2016, piatti e prodotti della terra veneta saranno i protagonisti di “I Venerdì di Gusta Veneto”, rassegna di cene a tema proposte dagli agriturismi regionali di Agriturist nell’ambito del progetto “Gusta Veneto” di Confagricoltura, che mette in rete oltre 300 aziende tra imprese agricole con vendita diretta, cantine, fattorie didattiche, agriturismi, ristoranti, punti vendita e botteghe artigiane.

Inizio delle cene ore 20.30. Durante le cene, che seguiranno la stagionalità per garantire i prodotti freschi e genuini dei campi, saranno fornite schede specifiche dei prodotti utilizzati e informazioni su dove acquistare i prodotti. A ciascun piatto proposto verrà abbinato un vino di una cantina del circuito Gusta Veneto, con una guida alla degustazione e una spiegazione della sua storia e delle sue caratteristiche.

Il calendario delle cene da maggio a luglio. La rassegna prenderà il via il 13 maggio alla Tenuta La Pila di Villa Bartolomea, in provincia di Verona, con la cena dal titolo “Vegetariamo” a base di porri, asparagi, formaggio Morlacco e mostarde casalinghe. Il 20 maggio si va in provincia di Belluno, all’agriturismo Le Zercole di Trichiana, ad assaporare “Erbe e fiori in tavola” come l’ortica, la borragine, il tarassaco e la borsa del pastore amalgamate in torte, crespelle e ravioli. Il 27 maggio è la volta dell’agriturismo Rechsteiner di San Nicolò di Ponte di Piave (TV), con la cena “Punte del Piave” a base di asparagi ma anche di pollastrella ruspante. Il 3 giugno tocca alla provincia di Padova con l’agriturismo Alba, di Baone, che apre la sua “Corte di primavera” sfornando fiori di zucca ripieni, coniglio e faraona al passito Fior d’Arancio. Il 10 giugno si va in provincia di Rovigo all’agriturismo Millefiori, con le sue “Eccellenze polesane” che vanno dal melone Igp di Loreo all’arancino di riso Igp del Delta, accompagnati da prosciutto di Montagnana e cipolle borretane. Il 22 giugno ecco Venezia e l’agriturismo Relais Ormesani di Marcon, che offre “Profumi e colori d’estate” a base di mozzarelline e ricottine autoprodotte, verdure dell’orto e galletto di corte. L’1 luglio tiene banco ancora Venezia con l’agriturismo Tenuta Civrana, di Pegolette di Cona, che propone “La campagna in tavola” con salumi artigianali e piatti con verdure dell’orto. L’8 luglio si va di nuovo a Rovigo all’agriturismo Valgrande, a Bagnoli di Po, con una “Passeggiata di sapori tra l’Adige e il Po” a base di melone del Delta, salame e pancetta Valgrande, insalata di Lusia Igp e faraona ripiena. Il 15 luglio si resta a Rovigo all’agriturismo Millefiori con “Le meraviglie dell’orto” e un tripudio di profumi e sapori. Il 22 luglio, sempre nel Rodigino, l’agriturismo Corte Carezzabella lancia la “Serata 10% locale”, vale a dire un menù interamente composto con i prodotti dell’azienda, dalla verdura alla frutta.

Il calendario delle cene da settembre a novembre. Il 30 settembre si torna in provincia di Padova all’agriturismo La Buona Terra, a Cervarese Santa Croce, con il menù “Zucca barucca”, coniugata in tortini, tortellini, soranella e crostata. Il 7 ottobre torna in campo l’agriturismo Relais Ormesani di Marcon (VE) con “Il maialino come da tradizione”, che viene cotto al forno con patate e offerto anche in forma di cotechino. Finale il 4 novembre, sempre in provincia di Venezia, all’agriturismo Civrana di Pegolette di Cona con “I sapori dell’autunno”, con l’immancabile polentina con funghi e salsiccia, risotto al guanciale nostrano, faraona e coniglio arrosto.

Promozione a 360 gradi del patrimonio enogastronomico veneto. “La rassegna propone menù caratterizzati dai prodotti di eccellenza della rete “Gusta Veneto” – spiega David Nicoli, presidente regionale di Agriturist -, di cui fanno parte aziende al top come i produttori del prosciutto veneto Berico Euganeo dop e della sopressa vicentina dop, gli agricoltori che producono birra agricola, grappe di miele e distillati, le migliori aziende risicole, i produttori dei presidi slow food del Veneto e i migliori produttori di vini a marchio. Il nostro obiettivo è promuovere a 360 gradi il nostro patrimonio enogastronomico, facendo conoscere agli appassionati della buona tavola e del turismo rurale sia la trasformazione dei prodotti fatta dagli agriturismi, sia la provenienza del prodotto e le indicazioni per acquistarlo. Con il contorno, ovviamente, dello splendido paesaggio veneto”.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

 

24 febbraio 2016, a “La Vigna” di Vicenza si parla di latte e salute

biola-il-distributore-automatico-di-latte-crudo-dalla-mucca-alla-bottiglia-fotoMercoledì 24 febbraio 2016, alle ore 17.30, la Biblioteca “La Vigna” ospiterà la conferenza sul tema “Latte, prodotti lattiero-caseari e salute”. L’ incontro segna l’avvio del terzo ciclo di collaborazione, frutto di una Convenzione sottoscritta da “La Vigna” nel 2013 e già rinnovata a settembre scorso, con l’Università di Padova ed in particolare con il Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione (BCA), il Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute (MAPS) e l’ULSS n. 6 di Vicenza.

Effetti negativi sulla salute di chi lo consuma dopo lo svezzamento? Il latte è il primo alimento assunto nella nostra vita e il suo prezioso ruolo è noto a tutti. Il panorama del latte e dei prodotti caseari è molto ampio e ciascuno di noi può ormai trovare il prodotto che meglio ci soddisfa in termini di gusto e nutrizione. Negli ultimi anni, però, il cibo della nostra infanzia è oggetto di molte discussioni per il suo possibile effetto negativo sulla salute di chi lo consuma dopo lo svezzamento. E le numerose informazioni generano confusione nel consumatore che fatica a districarsi tra notizie spesso contrastanti o allarmiste. La conferenza tratterà la relazione tra salute e consumo di latte e formaggi e gli aspetti che caratterizzano i diversi prodotti in commercio, spiegando il significato delle evidenze scientifiche più recenti.

Ingresso libero. Dopo i saluti iniziali del presidente della Biblioteca Mario Bagnara, prenderà la parola la prof.ssa Lucia Bailoni, direttore del Dipartimento BCA.

Fonte: La Vigna

Tradizioni culinarie. In Trentino Alto Adige a Natale c’è lo Zelten.

Lo zelten nelle formelle(di Nadia Donato) E’ veramente piacevole nei giorni che precedono il Natale, e per tutta la durata delle feste natalizie, accompagnare la nostra giornata, dalla colazione al fine cena, con qualcosa di dolce.

Non solo panettone o pandoro. In questo periodo, poi, in ogni zona della nostra bella Italia si aprono le credenze  alla ricerca della ricetta della nonna: scritta a mano, magari in stampatello, in una pagina strappata da un quaderno a quadretti, con ancora impresse le dita di chi l’ha utilizzata chissà quante volte. In una madia dell’Alto Adige, è conservata un’antica ricetta di dolce fruttato appartenente alla tradizione dei paesi del Sud Tirolo, il cui ingrediente principale è costituito dalla frutta secca. Si tratta dello Zelten, che significa “a volte”, perché questo dolce altoatesino veniva preparato proprio in occasione del Natale. Verso il 13 dicembre o in prossimità dell’Avvento le donne si procuravano gli ingredienti e lì impastavano creando una forma allungata e grossa da tagliare a piccole fette.

Mercatino di

Mercatino di Natale di Bressanone

La magia del Natale in Alto Adige. Aiutati da Christian Pupp della famosa pasticceria Pupp (via Mercato Vecchio), nel centro di  Bressanone (Bz), in  questi giorni addobbato a festa con il famoso mercatino di Natale e, novità di quest’anno, con la suggestiva rappresentazione di luci, suoni e immagini dello show di Soliman all’interno del Palazzo Vescovile (maggiori info: Consorzio Turistico Valle Isarco Bressanone), ci accingiamo a preparare lo zelten. Innanzitutto, ecco gli ingredienti, secondo la ricetta proposta da Pupp.

Il pasticcere Christian Pupp prepara l'impasto dello Zelten

Il pasticcere Christian Pupp prepara l’impasto dello Zelten

Ingredienti per 3/4 zelten. 250 gr di uva sultanina, 125  cl di vino rosso merlot, 125 gr di scorza d’arancia candita, 125 gr di scorza di limone candita, 125 gr di noci, ¼ di scorza di limone, ¼ di scorza di arancia, 50 gr di pinoli, 50 gr di mandorle (per la decorazione), un pizzico di cannella, chiodi di garofano e noce moscata, 100 gr di farina di segale, 30 gr di farina di frumento, 5 gr di lievito per dolci, mezzo bicchierino di rum, 80 cl di acqua.

Decorazione con mandorle

Decorazione con mandorle

Procedimento. Mettete assieme la frutta secca sminuzzata e quella candita tagliata a cubetti. Aggiungete la buccia grattugiata dell’arancia e del limone, la noce moscata, la cannella, i chiodi di garofano, il vino rosso, il rum. Amalgamate il tutto, coprite la terrina e lasciate riposare per 24 ore. Il giorno dopo, in un’altra ciotola, unite la farina di frumento con quella di segale, aggiungete il lievito, un pizzico di sale e l’acqua. A questo punto, unite  l’impasto di farina con quello della frutta secca amalgamando bene il tutto.  Si formeranno poi  dei piccoli zelten ovali, tondi o a forma di cuore. Quindi si mette tutto in una piastra unta di olio in forno a 150 gradi per 40 minuti. Una volta raffreddato si guarnisce con mandorle o canditi. Lo zelten è pronto per essere assaporato.

 

Carni lavorate, no a psicosi. Confartigianato Veneto: “Carne italiana diversa e di qualità, insaccati artigianali sicuri. Obbligo di etichettatura di orgine degli alimenti la battaglia che l’Italia deve fare in Europa”.

Sartorato Lavorazioni carni Confartigianato Veneto

da sx Giorgio Merletti (presidente Confartigianato Imprese), Ferdinando Sartorato (presidente Lavorazioni Carni Confartigianato Imprese Veneto) e Luciano Fontana (direttore Corriere della Sera) durante una premiazione ad Expo 2015

“La campagna denigratoria sulla carne rossa e sulle carni lavorate lanciata dall’OMS “puzza di bruciato”. E’ troppo generalizzata ed ha una eco spropositata proprio qui in Italia, dove rischia di penalizzare una filiera straordinaria che non ha eguali in Europa con un gravissimo danno economico, in Veneto in particolare, anche nell’artigianato”. Ad affermarlo è Ferdinando Sartorato, presidente della lavorazione carni di Confartigianato Imprese Veneto, preoccupato per il falso allarme che mette a rischio un settore di nicchia che contribuisce in modo importante al patrimonio gastronomico-culturale italiano.

Una rete di sapere che garantisce carne di qualità e controllata. “La trasformazione e la lavorazione delle carni –spiega Sartorato- consta in regione di 202 laboratori artigiani che danno da lavorare ad oltre 2mila addetti. Una rete di sapere che garantisce non solo la realizzazione dei prodotti a base di carne “doc”, ben 7 in Veneto su 40 specialità di salumi che hanno ottenuto la denominazione d’origine o l’indicazione geografica, ma anche la produzione delle 104 leccornie inserite nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT sul sito del Mipaaf è disponibile l’elenco aggiornato) – sui 782 totali in Italia – legati alla carne. Un primato assoluto per il Veneto, si pensi che la Toscana è seconda con 81, che rischia realmente di venire penalizzato”.

Panico immotivato per il nostro Paese. “L’indagine Oms –prosegue il presidente- sta creando un panico immotivato per quanto riguarda il nostro Paese, soprattutto se si considera che la qualità della carne italiana, dalla stalla allo scaffale, è diversa e migliore. E soprattutto i cibi sotto accusa come hot dog e bacon non fanno parte della tradizione nostrana. Nulla hanno infatti da spartire con le metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura di tipo “naturale” a base di sale garantite dalle lavorazioni dei laboratori artigiani. Da sempre sappiamo che a fare male sono gli additivise usati in modo esagerato. Ma sappiamo bene che in Italia e  soprattutto gli artigiani sono molto attenti su questo punto”.

Obbligo di etichettatura d’origine per tutti gli alimenti, passo necessario per la tranquillità dei consumatori. “Ora –conclude Sartorato- il vero rischio che corriamo è che i consumatori incorrano in paure ingiustificate che nel passato, per situazioni analoghe, hanno provocato senza ragione una psicosi nei consumi che è costata migliaia di posti di lavoro e miliardi di euro al sistema produttivo. I produttori di insaccati artigiani hanno da tempo investito volontariamente nella maggiore trasparenza dell’informazione possibile e nella rintracciabilità in etichetta. Due sistemi fondamentali per garantire i consumatori ed evitare la psicosi nei consumi. Questo nuovo falso allarme, conferma la necessità di accelerare nel percorso dell’obbligo di etichettatura d’origine per tutti gli alimenti, a partire dai salumi. E’ questa la vera battaglia che l’Italia deve fare in Europa”.

Fonte: Confartigianato Imprese Veneto

L’Oms lancia l’allarme sulle carni lavorate, dannose per la salute. Coldiretti: no a terrorismo alimentare, carni italiane tra le più sane

SausagesChe alcune carni come quelle rosse o quelle più grasse siano da mangiare con parsimonia non è una novità, ma a certificare la poca salubrità di certe tipologie di carne  arriva l’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Oms, che inserisce nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta, come il fumo e il benzene, anche le carni lavorate. Meno a rischio quelle rosse non lavorate, inserite fra le “probabilmente cancerogene”.

La lista Oms delle carni “cancerogene”. Le carni lavorate, spiega l’Oms, includono le carni che sono state trasformate ”attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”. La maggior parte delle carni lavorate contiene maiale o manzo, ma le carni lavorate è possono anche contenere altri tipi di carni rosse, pollame, frattaglie o prodotti derivati dalla carne come il sangue. Esempi di carni lavorate includono, avverte l’Oms, gli hot dogs, prosciutto, salsicce, carne in scatola, preparazioni e salse a base di carne. Sono invece considerate “probabilmente cancerogene” le carni rosse: questa categoria, spiega l’Oms, ”si riferisce a tutti i tipi di carne di muscolo di mammifero, come ad esempio manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra”. La decisione è stata presa, si legge nel documento, dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema. “Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore colorettale. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa”.

Coldiretti, no a terrorismo alimentare. Le carni Made in Italy sono piu sane, perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione “Doc” che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali tanto da garantire agli italiani una longevità da primato con 84,6 anni per le donne e i 79,8 anni per gli uomini. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che il rapporto Oms è stato eseguito su scala globale su abitudini alimentari molto diverse come quelle statunitensi che consumano il 60 per cento di carne in più degli italiani. Non si tiene peraltro conto – sottolinea la Coldiretti – che gli animali allevati in Italia non sono uguali a quelli allevati in altri Paesi e che i cibi sotto accusa come hot dog, bacon e affumicati non fanno parte della tradizione italiana. Il consumo di carne degli italiani con 78 chili a testa – precisa la Coldiretti – è ben al di sotto di quelli di Paesi come gli Stati Uniti con 125 chili a persona o degli australiani con 120 chili, ma anche dei cugini francesi con 87 chili a testa. E dal punto di vista qualitativo la carne italiana – continua la Coldiretti –  è meno grassa e la trasformazione in salumi avviene naturalmente solo con il sale senza l’uso dell’affumicatura messa sotto accusa dall’Oms. Proprio quest’anno peraltro – precisa la Coldiretti – la carne ed è diventata la seconda voce del budget alimentare delle famiglie italiane dopo l’ortofrutta con una rivoluzione epocale per le tavole nazionali che non era mai avvenuta in questo secolo. La spesa degli italiani per gli acquisti è scesa a 97 euro al mese per la carne che, con una incidenza del 22 per cento sul totale, perde per la prima volta il primato, secondo l’analisi della Coldiretti.

Fonte: Ansa.it/Coldiretti Veneto

7 giugno 2015, va in scena a Firenze la sfida tra Veneto e Toscana per la migliore battuta di carne al coltello

Unicarve Qualità VerificataC’è chi la definisce la sfida del secolo! Sarà perché il Vitellone ai cereali del Veneto osa sfidare la “regina” delle carni italiane, la mitica Chianina certificata con il marchio IGP ”Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”. O sarà perché scendono in campo due macellai blasonati, da una parte il maestro macellaio Bruno Bassetto di Treviso, reduce dalla recente nomina a testimonial della carne veneta Qualità Verificata, dall’altra il maestro macellaio Enrico Ricci, che a Trequanda di Siena gestisce da quattro generazioni una macelleria storica, aperta nel 1895 all’insegna della carne bovina di pura razza Chianina.

Il trionfo della buona carne. Domenica 7 giugno, al Mercato Centrale di Firenze, dalle ore 12.00 alle ore 14.30, una giuria composta da giornalisti della stampa agricola della Toscana e del Veneto, semplici cittadini ed assaggiatori ufficiali, dovranno valutare sapore, tenerezza, colore e gusto della carne battuta al coltello, presentata al naturale e su crostini, condita con un filo d’olio extravergine di oliva ed un pizzico di sale. I due macellai diranno il taglio di carne prescelto all’inizio della gara e dovranno preparare 200 crostini in meno di un’ora, che saranno serviti alla giuria su piatti numerati, per non svelare la provenienza della carne.

Vegetariani, vegani, onnivori: rispetto reciproco. Comunque vada sarà una grande festa e a vincere saranno gli allevatori che ogni giorno, con il loro lavoro, rispettando il benessere animale ed alimentando con materie prime pregiate i bovini, forniscono ai consumatori carne eccellente. Una prova dell’utilità e della qualità della carne bovina per una sana e corretta alimentazione, arriva dall’Avis di Cremona che di recente ha scritto agli oltre 5.700 associati che “nell’ultimo anno, analizzando gli esami del sangue, è stato rilevato un progressivo aumento dei donatori carenti di ferro” e, continua il comunicato, “vi ricordiamo che i cibi più ricchi di ferro, utili al vostro organismo, sono le carni rosse”. Vegani e vegetariani vanno rispettati ma vanno rispettati anche gli onnivori perché il tema dell’alimentazione non è una “religione” ed anche le “piramidi alimentari” possono essere “rovesciate” se ognuno mangia la giusta dose di cibo, senza trascurarne alcuna e senza eccedere, accompagnando i piaceri della dieta mediterranea con una sana attività fisica, magari passeggiando in campagna e, perché no, visitando gli allevamenti e parlando con gli allevatori, per scoprire quanto amore e quanta passione dedicano ai loro animali.

Presentazione dell’apertivo “Carne & Bollicine” ideato da Unicarve. L’evento sarà anche il trionfo dei marchi distintivi della qualità: da una parte la Chianina certificata IGP ”Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale” allevata secondo il relativo disciplinare di produzione e dall’altra il Vitellone ai cereali, allevato secondo il Disciplinare Qualità Verificata, marchio istituzionale, registrato dalla Regione Veneto per distinguere le produzioni di qualità. Al termine della gara, nell’area verde del Ristorante Tosca del Mercato Centrale di Firenze, verrà presentato ufficialmente l’aperitivo “Carne & Bollicine”, ideato da Unicarve, che ha messo assieme la bontà della battuta di carne al coltello, su crostino croccante del Piave, con pizzico di sale e un filo d’olio extravergine Dop del Garda dei Fratelli Turri, accompagnato delle bollicine del Prosecco Valdobbiadene DOCG dell’Astoria vini, sponsor ufficiale del Giro d’Italia 2015.

Fonte: Servizio Stampa Unicarve

22-27 maggio 2015, i Colli Euganei ospitano la festa dei bisi di Baone (PD)

Menu bisi

Menu a base di piselli di Baone

Veri protagonisti di maggio sui Colli Euganei sono i bisi di Baone. Arrivata alla 17a edizione, “La Festa dei Bisi” apre i battenti oggi, venerdì 22 maggio e allieterà i visitatori con un programma fittissimo di appuntamenti fino al 27 maggio.

Programma. Stand gastronomico tutte le sere, un’Isola del Gusto dove acquistare con i coupon le specialità del ristorante la Pila, Enoteca San Daniele, Valpomaro, Il Dosso, Frantoio di Cornoleda e della Pasticceria Rasi di Este; e ancora uno stand-enoteca dove degustare i vini del Consorzio DOC dei Colli Euganei, musica e cultura che faranno da sfondo ad una manifestazione pensata per valorizzare un prodotto tipico e per promuovere il territorio e le tradizioni che di esso fanno parte da secoli. La scelta del marchio di fabbrica per Baone è ricaduta sulla varietà nana di piselli che meglio si adatta al terreno e alle condizioni climatiche dei Colli Euganei e che è noto per dolcezza e tenerezza. Per queste giornate di festa all’insegna del gusto e della tradizione sono previste, inoltre, una mostra mercato di prodotti tipici e hobbysti e la rievocazione degli antichi mestieri a cura dall’Associazione Culturale “La Corte Medioevale” di Valle San Giorgio per la durata dell’intera domenica 24 maggio, giornata in cui Moreno Morello vestirà i panni di telecronista per il campionato di sgranatura dei Bisi alle ore 10.00.

Si gioca con le carte dei bisi. Se non bastasse, la Tipografia Guerra di Lozzo Atestino insieme con gli organizzatori della Festa ha ideato e realizzato un nuovo e originale gioco di società con le carte che riproducono i piselli in simpatiche espressioni. La manifestazione, attiva da alcuni anni sul fronte della promozione delle tipicità nostrane, sostiene anche le attività solidali e per l’edizione 2015 promuove una lotteria a favore di Team For Children Onlus, per raccogliere con l’Associazione fondi per il Reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale di Padova presieduto dal Dott. Giuseppe Basso.
“La Festa dei Bisi” rappresenta l’incontro tra sapore e storia, tra antico e moderno, tra folklore e solidarietà: e i bisi di Baone ne sono i veri ispiratori.

Fonte: Servizio Stampa festa dei bisi di Baone

L’asparago di Conche incontra il pesce di Chioggia. Ed è subito amore!

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asparago di Conche e fasolari

(di Marina Meneguzzi) Primavera, tempo di primizie verdi in tavola, tra cui i prelibati asparagi. Tra le diverse varietà in commercio, ce n’è una particolarmente sapida, grazie ai terreni in cui viene coltivata da oltre mezzo secolo: l’asparago di Conche, località padovana al confine con la gronda lagunare alle spalle di Chioggia. Sono terre, queste, di origine alluvionale e ad alta salinità, ricche di limo. Da qui, il particolare sapore dell’asparago, che rappresenta una delle più grandi realtà nazionali in fatto di asparago bianco, e che viene venduto con il logo ADC (Asparago di Conche) secondo un disciplinare di produzione.

da sx Armido Boscolo Camiletto_Claudio Ferro_Giuseppe Boscolo Palo

da sx Armido Boscolo Camiletto_Claudio Ferro_Giuseppe Boscolo Palo

Una produzione di 4mila q. “Seppur con un ritardo di una ventina di giorni a causa del meteo, la produzione quest’anno si presenta buona, siamo sui 4 mila quintali, e se il tempo resterà favorevole potremo gustare l’asparago di Conche fin oltre la fine di maggio”, afferma Claudio Ferro, presidente della Cooperativa Agricola di Produttori Ortofrutticoli (C.A.P.O. tel. 049 5845293) di Codevigo (Pd), che comprende 250 soci, tra cui 70 produttori di asparago di Conche, grandi protagonisti con i loro prodotti anche alla XXVII Festa dell’Asparago, conclusasi da pochi giorni a Conche. Chi si fosse perso la sagra, può gustare il prelibato ortaggio proposto in gustosi abbinamenti  con il pesce in alcuni ristoranti di Chioggia, che  hanno elaborato dei menù specifici nell’ambito dei festeggiamenti della sagra.

P1020835Omaggio ai prodotti di mare e di terra. Tra questi, c’ il ristorante Minerva, (tel. 041 4965367), bel locale a gestione familiare sul lungomare di Sottomarina.  Lo chef Armido Boscolo Camiletto ha elaborato per la Festa dell’Asparago un menù sopraffino, in omaggio al connubio tra i prodotti di mare e terra promosso dal Consorzio del Radicchio di Chioggia Igp, presieduto da Giuseppe Boscolo Palo e di cui la cooperativa fa parte. Molti di questi piatti, Armido continuerà a proporli fino al termine della stagione dell’asparago: da non perdere, allora, la fonduta di taleggio e asparagi con polenta cotta nel giardino esterno vista mare, le polpettine di fasolari con asparagi, la sopressa di piovra al profumo di asparagi, i ravioli ripieni di mantecato e puntarelle bianco-verdi di Conche, e una particolare marmellata di asparagi di Conche servita con il “birramisù“, originale e gustosa variazione di tiramisù alla birra.

E’ nato al “Passo con le api”, progetto di crowdfunding per far nascere un museo del miele e dell’apicoltura a Passo San Boldo (TV)

ApiUn anno fa l’Osteria La Muda di San Boldo, storico edificio del ‘400 a Cison di Valmarino (TV), ha riaperto sotto la guida di una coppia di appassionati trentenni, Federica Romitelli ed Enrico Perin. Oggi i giovani “mudari” hanno un progetto: adeguare l’antica sala degli archi medievali del locale per trasformarla in museo del miele e dell’apicoltura di montagna.

Per questo hanno creato ProduzioniDalBasso.com, progetto di crowdfunding (dall’inglese crowd, folla, e funding finanziamento), ovvero, una modalità di raccolta fondi online che, attraverso una piattaforma, consente a chiunque e in modo completamente autonomo e disintermediato di pubblicare un progetto determinandone gli scopi, il tempo di raccolta, le eventuali ricompense per i sostenitori e il budget. Se il progetto raccoglie consensi e sostegno da parte delle persone nel tempo stabilito – visibile nel sito – sarà poi possibile realizzarlo.

Entrata La MudaPremessa. La località di Passo San Boldo è conosciuta per l’omonimo Passo e la strada dei 100 giorni che da Tovena porta fino a Trichiana. Questa strada rappresenta una straordinaria opera d’ingegneria realizzata dall’esercito austroungarico che, durante l’occupazione del 1918, necessitava di una via diretta con la linea del Piave. L’impresa è avvenuta con l’impiego di circa 7000 persone che in soli 100 giorni hanno scavato nella roccia le 5 gallerie che si possono oggi visitare. La Muda si trova immediatamente all’uscita delle gallerie, nella direzione verso Trichiana. Nei secoli, l’edificio è stato dogana, locanda e osteria (dal 1470) non perdendo mai il suo ruolo strategico sul Passo San Boldo in termini militari, commerciali e turistici. Coi suoi 600 mq, comprende alcuni spazi, di recente restaurati, che hanno riportatoalla luce elementi storici importanti quali ad esempio l’antico Larin ottagonale del 1600, la fondamenta romanica della torre medievale del San Boldo e i 3 stemmi presenti sul fronte (Città di Belluno, il Leone di San Marco e le insegne del Capitanio Leonardo Venier).

Interno La Muda

L’ala dedicata alla ristorazione dell’Osteria La Muda

L’idea de “Al Passo con le Api”. Oggi l’attività di ristorazione dell’antica Muda occupa una metà dell’edificio. Le altre stanze, corrispondenti all’area che occupava un tempo il dazio – la stanza degli archi- e il negozio di alimentari attivo fino agli anni ’80, sono in disuso. Il sogno di Federica ed Enrico è, quindi, di recuperare l’antica sala degli archi medievali per adibirla a Museo delle Api e punto informativo di riferimento per gli amanti della montagna e gli appassionati di storia. “Gli oggetti in mostra saranno recuperati con l’aiuto e la collaborazione delle Associazioni di Apicoltori del trevigiano e del bellunese. I testi e gli eventuali supporti video saranno realizzati grazie ai fondi che riusciremo a raccogliere“, racconta Federica. Che aggiunge: “L’intenzione è quella di creare un museo adatto ad adulti e bambini, con la possibilità di effettuare percorsi guidati in collaborazione con esperti apicoltori. Sarà inoltre possibile visitare l’apiario di Confos posto a 600 m s.l.m. Vorremmo anche realizzare un piccolo e moderno shop per fornire materiale turistico e prodotti tipici del territorio quali miele, salumi e formaggi“.

Percorso di sensibilizzazione sul mondo delle api. Perchè aprire un museo delle Api alla Muda? Alla domanda risponde Enrico: “La vita delle api dipende dalla qualità dell’ambiente in cui vivono. A questo proposito, il museo nascerebbe in un’area strategica, le Prealpi Venete. Che a Nord confinano con un’area di grande pregio ambientale, ricca di biodiversità, in cui si trovano Limana, detto il paese del Miele, e Passo San Boldo. Beninteso, il museo a cui vorremmo dar vita non vuole essere un luogo di memoria dell’ape ma un punto di sensibilizzazione verso il mondo delle api e un’alimentazione rispettosa dell’ambiente, buona, pulita e giusta come insengna anche Slow Food“.

Se amate le api, la montagna e il buon vivere,  non vi resta che cliccare e donare, potrete essere anche ricompensati con degustazioni di miele e formaggio locali, fare un’esperienza in apiario e sala smielatura, oppure con l‘adozione di un’arnia.

Fonte: La Muda

 

Allergie e intolleranze alimentari: la dieta giusta è strategica

cerealiOggi oltre il 36% della popolazione è colpita da ipersensibilità alimentare, una tendenza in crescita; non bisogna però confondere allergie e intolleranze, causa questa, di numerosi errori diagnostici che alla lunga possono generare danni all’organismo e al sistema immunitario. A parlarne, in un ampio e partecipato incontro alla Fiera di Vita in Campagna, svoltasi lo scorso marzo, Alessandro Formenti, medico nutrizionista, fitoterapeuta e autore del libro “La Medicina dei semplici” (Edizioni L’Informatore Agrario).

Le cause. “Nella moderna società l’abuso di cibo senza rispettare la varietà di alimenti e la stagionalità e la presenza di allergeni ambientali e industriali tende a generare ipersensibilità alimentari, spesso concausa di allergie respiratorie che si sviluppano dal 10 al 30% a seconda del grado di industrializzazione” ha introdotto l’esperto, che da 40 anni si occupa di medicina naturale e per la terza volta partecipa come relatore alla Fiera di Vita in Campagna. Teniamo presente che allergie e pseudo-allergie  possono avere concatenazioni psico-neuro-immunologiche (es: tensione nervosa) compromettendo le difese immunitarie e favorendo, tra le altre, l’insorgenza di congiuntiviti, tiroiditi di Hashimoto, diabete, insonnia, asma, attacchi di panico e ipertensione. Mentre le allergie alimentari coinvolgono lo 0,5% della popolazione, le intolleranze alimentari raggiungono oltre il 30%. Tra gli alimenti responsabili di intolleranze alimentari in Italia al primo posto si candida il latte vaccino, seguono frumento, latte, pomodoro e olio di oliva, mentre negli Stati Uniti al primo posto si pone l’arachide. Le intolleranze alimentari sono reazioni croniche ad alimenti spesso usuali e ad accumulo che intossicano l’organismo e provocano reazioni che sono spesso confuse con quelle provocate dalle allergie.

La cura. L’approccio convenzionale alle allergie è l’inibizione sistematica con cortisonici, antistaminici e antiinfiammatori che funzionano in caso di emergenza perché bloccano i sintomi ma mascherano il problema e alla lunga provocano effetti indesiderati. Quello alle intolleranze è spesso erroneamente autogestito. E’ tuttavia possibile una modulazione alimentare delle sindromi alimentari reattive. “Il primo passo è curare la mucosa intestinale attraverso una alimentazione corretta (dieta funzionale in primis) e con la fitoterapia – ha detto Alessandro Formenti. Tra le piante utili ad azioni lenitiva e antiinfiammatoria rientrano malva, salice, ribes nero e gingko biloba che vanno però valutate in base a eventuale cura farmacologica”.

Coniugare salute e gusto. All’incontro è intervenuta anche Cristina Mazzi, coautrice del libro “La Salute in cucina”, che ha offerto consigli preziosi sulle tecniche culinarie e sugli ingredienti sostitutivi utili alla preparazione di piatti nutrienti e appetitosi anche nel caso delle più comuni allergie e intolleranze alimentari. “Quando si deve eliminare per un certo periodo un alimento molti non sanno che si possono  realizzare ottime ricette anche con ingredienti alternativi –  ha detto Cristina Mazzi. Il latte può essere ad esempio sostituito con latte di mandorle, miglio o soia. L’utilizzo del rosmarino e di erbe aromatiche permette di insaporire i piatti e favorisce la digestione. In generale la radice di zenzero è un toccasana che in frigo non deve mancare mai”. Numerosi sono però gli accorgimenti che possono essere adottati, a seconda dei casi, per coniugare salute e gusto.

Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario