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Ecco la top ten di frutta che abbronza e difende dalle elevate temperature

succhi-di-fruttaDalle carote alle albicocche, dai meloni alle pesche fino ai cocomeri: sono alcuni dei frutti che entrano nella speciale classifica top ten degli abbronzanti naturali in grado di “catturare” i raggi del sole e garantire una tintarella naturale ma anche utilissimi per difendere l’organismo dalle elevate temperature. E’ la Coldiretti a stilare la speciale classifica top ten del cibo che abbronza in occasione dell’arrivo dell’ondata di caldo africano che ha raggiunto la penisola portando afa ed il rischio di colpi di calore soprattutto per le persone piu’ anziane ed i bambini.

Top ten. Con il grande caldo consumare frutta e verdura serve a difendersi dai colpi di calore, ma anche – sottolinea la Coldiretti – a favorire l’abbronzatura estiva. Anche chi e’ ancora costretto a rimanere in città infatti può difendersi dal caldo e prepararsi la tintarella estiva con una dieta adeguata che si fonda sul consumo di cibi ricchi in vitamina A che – precisa la Coldiretti – favorisce la produzione nell’epidermide del pigmento melanina per donare il classico colore ambrato alla pelle.. Il primo posto è conquistato indiscutibilmente dalle carote che contengono ben 1200 microgrammi di vitamina A o quantità equivalenti di caroteni per 100 grammi di parte edibile. Al secondo posto – continua la Coldiretti – salgono i radicchi che ne hanno circa la metà mentre al terzo si posizionano le albicocche seguite da cicoria, lattuga, melone giallo e sedano, peperoni, pomodori, pesche gialle, cocomeri e susine che presentano comunque contenuti elevati di vitamina A o caroteni.

Antiossidanti “naturali” sono infatti le vitamine A, C ed E che – sottolinea la Coldiretti – sono contenute in abbondanza in frutta e verdura fresca. Questi vegetali – continua la Coldiretti – sono dunque alimenti che soddisfano molteplici esigenze del corpo: nutrono, dissetano, reintegrano i sali minerali persi con il sudore, riforniscono di vitamine, mantengono in efficienza l’apparato intestinale con il loro apporto di fibre e si oppongono all’azione dei radicali liberi prodotti nell’organismo dall’esposizione al sole, nel modo più naturale ed appetitoso possibile. Per consentire a tutti di poter acquistare frutta e verdura italiana al giusto prezzo la Coldiretti ha aperto in tutta Italia quasi diecimila fattorie, mercati e botteghe di Campagna amica dove è possibile acquistare direttamente dagli agricoltori, frutta e verdura fresca e di grande qualità al giusto prezzo.

(Fonte: Coldiretti Verona)

9 giugno 2013, a San Zeno di Montagna (VR) inizia “Una montagna di gusto”

Da sx l'assessore al turismo del Comune di San Zeno di Montagna Corrado Bonetti , il presidente Consorzio Marroni San Zeno  il sindaco Graziella Finotti, il responsabile PromoeServizi Michele Chiaramonte

Da sx l’assessore al turismo del Comune di San Zeno di Montagna Corrado Bonetti , il presidente Consorzio Marroni San Zeno il sindaco Graziella Finotti, il responsabile PromoeServizi Michele Chiaramonte

(di Nadia Donato, socio ARGAV) Nello splendido paesaggio del Comune di San Zeno di Montagna (Vr), chiamato anche il “Balcone sul Lago di Garda” grazie alla vista mozzafiato a quasi 700 metri di altitudine, partirà una serie di eventi enogastronomici che si scopriranno nel territorio attraverso suggestive passeggiate, a cominciare da domenica 9 giugno 2013.

Prodotti della montagna baldese, nuovo “polo del gusto”. Nei giorni scorsi è stato presentato alla stampa il programma che il Comune di San Zeno di Montagna, con l’organizzazione tecnica di Promo&Servizi e i patrocini di Provincia di Verona, Consorzio Lago di Garda E’, Federalberghi del Garda, Consorzio di Tutela del Marrone di San Zeno e Unione dei Comuni montani, promuovono una serie di eventi estivi atti a valorizzare le tipicità dello splendido territorio, sotto l’egida di “Una Montagna di Gusto“. Oltre ai marroni di San Zeno DOP ci sono i prodotti della montagna baldense: salumi, formaggi, piatti tipici preparati con le erbe del Baldo, funghi e tartufi. E ancora: l’ottimo olio extra vergine di oliva del lago di Garda e la ricchezza e la qualità dei vini . L’intenzione del sindaco Graziella Finotti e dell’assessore al turismo Corrado Bonetti è quella di avviare un “polo del gusto” dove i turisti possono effettuare lunghe passeggiate incontrando varie specialità del territorio.

Domenica 9 giugno 2013 il via alla manifestazione. Inizia alle ore 9,00 una lunga e piacevole passeggiata enogastronomica tra le suggestive Contrade e gli straordinari paesaggi che si possono ammirare dall’alto del Lago di Garda, gustando le eccellenze locali. Otto operatori locali dislocati lungo i due percorsi, di cui uno più corto ( percorso San Zeno di circa 9 km) e meno impegnativo e un altro più lungo ( percorso Lumini di circa 12 km) e più difficoltoso, ognuno con sei tappe di degustazione dei piatti della tradizione locale, accompagnati da ottimi vini del territorio veronese. Per San Zeno di Montagna l’iniziativa “Una montagna di gusto” rappresenta un’occasione per valorizzare le produzioni locali e per far conoscere ai turisti quanto di bello e accogliente esiste nel rinomato paese: dai ristoranti agli agriturismi di qualità, passando dagli alberghi, completi di ogni confort per soddisfare le esigenze del cliente di qualsiasi età, fino ai negozi di prodotti tipici. Nello stesso giorno nella piazza centrale del paese sarà allestito anche un mercatino di tipicità e piccolo artigianato. I dettagli della giornata si possono trovare sul sito www.unamontagnadigusto.it oppure telefonando al n. 335.5388177

Le trappole del cibo “low cost”, dossier presentato a Bruxelles da Coldiretti

-1Il cahiers de doleance presentato nel Dossier Coldiretti su “I rischi del cibo low cost” è piuttosto lungo: una mozzarella su quattro non è realizzata con il latte ma partendo da cagliate straniere spesso provenienti dall’Est europeo;  proviene dall’Argentina quasi la metà dell’import dei limoni sul quale sono stati riscontrati problemi di trattamenti chimici;  sono raddoppiate le importazioni in Italia di imitazioni del Parmigiano reggiano e del Grana Padano Dop che non rispettano però’ i rigidi disciplinari; “wine kit” promettono prestigiosi vini italiani ottenuti da polveri miracolose (140.000 confezioni vengono addirittura realizzate in una fabbrica svedese);  nel 2012 sono stati importati in Italia 85 milioni di chili di pomodori “irregolari” per presenza di residui chimici, conservati in fusti che vengono rilavorati e diventano concentrato o sughi miracolosamente italiani;  nel 25% dei casi l‘aglio argentino che giunge in Italia è irregolare per la presenza di residui chimici;  in quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate;  vi sono allarmi per l’importazione in Italia di nocciole e pistacchi dalla Turchia contaminati per la presenza di muffe e aflatossine;  nel 2012 sono aumentate del 38 per cento le importazioni di miele naturale dalla Cina (l’Ue ha lanciato un allarme sul rischio di contaminazione da organismi geneticamente modificati);  il 90% dei cosci venduti in Italia per il prosciutto cotto provengono da animali provenienti da Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga indicato in etichetta;  in Italia nel 2012 sono aumentate del 12 per cento le importazioni di riso dagli Stati Uniti (rischio Ogm); in Italia arriva un flusso di milioni di chilogrammi di impasti per pane semicotti, surgelati, con una durata di 24 mesi, grazie ad additivi e conservanti, provenienti dall’Est europeo;  oltre la metà del grano duro utilizzato nella produzione di pasta è di importazione, con problemi di aflatossine; nel corso del 2012 sono stati importati in Italia quasi un milione di chili di succo d’arancia dal Brasile, con problemi per la presenza dell’ antiparassitario carbendazim.

+ 26% allarme cibo con boom low cost. Nel 2013 sono aumentati del 26 per cento gli allarmi alimentari in Italia dove quello del cibo low cost è l’unico settore a registrare un aumento delle vendite per effetto della crisi. E’ quanto emerge dal primo dossier sui “Rischi dei cibi low cost” presentato dalla Coldiretti a Bruxelles, dal quale si evidenzia nel primo trimestre dell’anno un balzo record nel numero di notifiche nazionali al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, rispetto allo stesso periodo di cinque anni fa, prima dell’inizio della crisi. A differenza di quanto è accaduto per tutti gli altri settori – sottolinea la Coldiretti – dall’abbigliamento alle automobili, in cui gli italiani hanno rinunciato agli acquisti, per l’alimentare, che va in tavola tutti i giorni, questo non è possibile, almeno oltre un certo limite, ma si è verificato un sensibile spostamento verso i prodotti a basso costo per cercare comunque di risparmiare. Nel primo trimestre del 2013 le vendite sono aumentate solo nei discount alimentari che – precisa la Coldiretti – hanno fatto segnare un incremento del 2 per cento mentre sono risultate in calo tutte le altre forme distributive fisse al dettaglio. Una tendenza – continua la Coldiretti – frutto del cambiamento dei consumi delle famiglie italiane che per gli alimentari e bevande nel 2012 sono scesi a 117 miliardi, con un calo del 6,3 per cento dal 2008. Una storica inversione di tendenza provocata – precisa la Coldiretti – dall’aumento degli acquisti di “cibo low cost” con oltre sei famiglie italiane su dieci (62,3 per cento) che hanno tagliato quantità e qualità degli alimenti privilegiando nell’acquisto prodotti offerti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. “Dietro questi prodotti spesso si nascondono infatti ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “verificare sempre gli ingredienti e la provenienza in etichetta, preferire l’acquisto di prodotti freschi o comunque poco elaborati e che non devono aver subito lunghi trasporti, diffidare dei prodotti che costano troppo poco come certi extravergini che non coprono neanche il costo della raccolta, sono alcuni dei consigli da seguire”.

-2In Europa 8 allarmi su 10 da cibi extracomunitari. L’80 per cento degli allarmi alimentari è stato provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea. E’ quanto emerge dal dossier e dal quale si evidenzia che nel 2012, in base al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, a salire sul podio sono stati nell’ordine la Cina, l’India e la Turchia. Nazioni dalle quali provengono ingredienti e alimenti che possono essere offerti a basso prezzo anche per le diverse regole sanitarie e ambientali in vigore, oltre che per lo sfruttamento della manodopera. La relazione sul sistema di allerta rapido sui rischi alimentari nell’Unione Europa – sottolinea la Coldiretti – ha registrato allarmi sull’importazione di nocciole e pistacchi dalla Turchia, contaminati per la presenza di muffe e aflatossine e spesso utilizzati per snack low cost. Ma nel 2012 – continua la Coldiretti – sono anche aumentate del 38 per cento le importazioni in Italia di miele naturale dalla Cina per un totale di 1,7 milioni di chili, a fronte di una produzione nazionale stimata in 8 milioni di chili. Dopo che la scoperta di antibiotici nella produzione cinese aveva di fatto azzerato gli arrivi in Europa adesso un nuovo allarme – informa la Coldiretti – riguarda il rischio della contaminazione da organismi geneticamente modificati (Ogm) che non sono autorizzati nel Vecchio Continente. Un problema che riguarda pure il riso importato dalla Cina, ma anche dagli Usa che ha aumentato l’export verso l’Italia del 12 per cento nel 2012, dopo che nel passato era scoppiato lo scandalo dell’importazione illegale in tutto il mondo di riso geneticamente modificato non autorizzato. Se si vanno poi ad analizzare i singoli paesi, l’ultimo Rapporto annuale sui residui dei pesticidi negli alimenti elaborato dall’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) evidenzia risultati particolarmente negativi – precisa la Coldiretti – per il pepe indiano (irregolare il 59 per cento dei casi), per il pomodoro cinese (irregolare il 41 per cento), per le arance egiziane (irregolare il 26 per cento), per l’aglio argentino (irregolare il 25 per cento) e per le pere slovene (irregolare il 25 per cento). La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa poi proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quanto avviene per la spremuta. Nel 2012 gli Stati Uniti – conclude la Coldiretti – hanno bloccato le importazioni di succo di arancia concentrato proveniente dal Brasile, a causa di residui sugli agrumi di un antiparassitario, il carbendazim, vietato negli Stati Uniti, ma anche in Europa. “Se l’Europa vuole difendere la salute dei propri cittadini,e tutelare l’ambiente e il territorio comunitario deve investire sulla propria agricoltura” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “la politica agricola è l’unica politica veramente integrata dell’Unione Europea e occorre far si che con la riforma si premi chi lavora e vive di agricoltura, chi produce in modo sostenibile, chi produce cibo. Una esigenza per l’Italia dove – conclude Marini – occorre un piano strategico nazionale per aumentare del 10%, entro 5 anni, la copertura del fabbisogno alimentare nazionale, anche con politiche di salvaguardia del suolo agricolo e delle risorse naturali”.

Produzione alimentare “made in Italy”, la più sicura a livello planetario per la presenza di residui chimici irregolari. Secondo l’ultimo Rapporto annuale sui residui dei pesticidi negli alimenti elaborato dall’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, nei prodotti alimentari provenienti da Paesi extracomunitari sono stati individuati residui chimici sopra il limite nel 7,9 per cento dei campioni, una percentuale di oltre cinque volte superiore a quella dei prodotti dell’Unione Europea, dove gli “irregolari” sono l’1,5 per cento, e ben 26 volte superiore a quelli italiani dove appena lo 0,3 per cento dei campioni è risultato contaminato oltre i limiti di legge. La produzione alimentare Made in Italy è la più sicura a livello planetario per quello che riguarda la presenza di residui chimici irregolari. Tuttavia l’Italia – sottolinea la Coldiretti – importa dall’estero circa il 25 per cento del proprio fabbisogno alimentare e il flusso riguarda anche prodotti fuori stagione per le quali la produzione nazionale sarebbe sufficiente. Sono infatti – precisa la Coldiretti – quasi 227 milioni i chili di frutta e verdura giunti nel 2012 in Italia dall’Africa: dai fagiolini del Marocco (irregolari nel 15 per cento dei casi) alle fragole etiopi (irregolari nel 16 per cento dei casi), ai piselli del Kenya (irregolari nel 38 per cento dei casi) o ancora i peperoni dell’Uganda (irregolari addirittura nel 48 per cento dei casi). In quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, nonostante – sottolinea la Coldiretti – sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario N.182 del 6 marzo 2009. Il rischio è che olio importato dalla Tunisia, con un minor contenuto di antiossidanti, venga spacciato per italiano. Sulle confezioni – continua la Coldiretti – è praticamente impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. Inoltre – precisa la Coldiretti – spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi fortemente ingannevoli che richiamano all’italianità. In alcuni biscotti e merendine low cost ingredienti di qualità come l’olio extravergine di oliva e il burro, sono spesso sostituiti da grassi di bassa qualità e di basso prezzo come l’olio di palma e l’olio di cocco, spesso utilizzati in forma idrogenata. Accanto al pane artigianale venduto nei forni in Italia si assiste – segnala la Coldiretti – all’arrivo di milioni di chilogrammi di impasti semicotti, surgelati, con una durata di 24 mesi, grazie ad additivi e conservanti, provenienti dall’est europeo, destinati ad essere poi cotti e diventare pane nelle strutture commerciali a basso costo. Peraltro oltre la metà del grano duro utilizzato nella produzione di pasta in Italia è importato da Paesi dove si registrano spesso – informa la Coldiretti – problemi di aflatossine che hanno anche portato a sequestri di importanti partite di prodotto. La crisi porta a cercare di contenere i costi risparmiando sull’ingrediente base la cui origine non è purtroppo obbligatorio indicare in etichetta. Nell’Unione Europea è possibile acquistare pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che – sostiene la Coldiretti – promettono in pochi giorni di ottenere le etichette piu’ prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano. E’ sconvolgente che anche in Europa siano stati addirittura aperti degli stabilimenti di lavorazione come in Svezia dove opera una fabbrica a Lindome, vicino a Goteborg, che produce e distribuisce in tutto il continente, e del tutto indisturbata, oltre 140mila wine kit all’anno dai quali si ottengono circa 4,2 milioni di bottiglie. I wine kit della società Vinland – conclude la Coldiretti vengono venduti con i marchi Cantina e Doc’s che fanno esplicito riferimento alla produzione italiana, ma anche ad un marchio di qualità tutelato dall’Unione Europea, e promettono in soli 5 giorni di ottenere in casa imitazioni dei vini italiani più noti per i quali vengono addirittura fornite le etichette da apporre sulle bottiglie.

Rischio “Italian sounding”. I rischi del low cost riguardano anche le imitazioni dei nostri prodotti più tipici come il parmigiano Reggiano e il Grana Padano che soffrono la concorrenza sleale dei similgrana le cui importazioni in Italia sono raddoppiate negli ultimi dieci anni. Le importazioni italiane di formaggi duri di latte bovino non Dop hanno raggiunto infatti i 27,3 milioni di chili nel 2012, con un aumento dell’88 per cento in dieci anni. I similgrana – rileva la Coldiretti – sono arrivati in Italia soprattutto dall’Europa a partire dalla Germania (8,3 milioni di chili) e dalla Repubblica Ceca (8,1 milioni di chili) anche se in forte crescita risulta essere l’Ungheria dalla quale sono giunti ben 2,7 milioni di chili, pari al 10 per cento del totale delle importazioni. Ma volumi addirittura superiori di questi formaggi, che spesso hanno anche una assonanza fonetica con quelli nazionali, sono purtroppo destinati a Paesi diversi dall’Italia, in Europa e fuori, togliendo spazio di mercato al Parmigiano e al Grana. Si tratta di formaggi di diversa origine e qualità che non devono rispettare i rigidi disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea. Il rischio è che vengano scambiati dai consumatori come prodotti Made in Italy perché vengono spesso utilizzati nomi, immagini e forme che richiamano all’italianità, ma anche perché appare il bollo Ce con la “IT” di Italia se il formaggio viene semplicemente confezionato in Italia. Un problema analogo – continua la coldiretti – riguarda i prosciutti che in quattro casi su cinque tra quelli venduti in Italia provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna senza che questo venga chiaramente indicato in etichetta e con l’uso di indicazioni fuorvianti come “nostrano” che ingannano il consumatore sulla reale origine. Il problema riguarda sia il prosciutto crudo che quello cotto, per il quale si stima la provenienza straniera del coscio in una percentuale superiore al 90 per cento. Le caratteristiche di questi prodotti sono profondamente diversi da quelli a denominazione di origine come il Parma e il San Daniele che sono ottenuti da allevamenti italiani regolamentati sulla base di rigidi disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea. Almeno una mozzarella su quattro tra quelle in commercio – afferma la Coldiretti – non è stata realizzata a partire direttamente dal latte, ma da cagliate straniere, anche se non è obbligatorio indicarlo in etichetta. Ogni anno decine di milioni di chili di cagliate provenienti soprattutto da Lituania, Ungheria, Polonia e Germania diventano mozzarelle Made in Italy, dietro il nome di marchi con nomi italiani, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta. Oltre ad ingannare i consumatori, si tratta di una concorrenza sleale nei confronti dei produttori che utilizzano esclusivamente latte fresco, perché rispetto alla mozzarella genuina fatta dal latte quella “tarocca” costa attorno alla metà e può essere venduta sullo scaffale a prezzi molto bassi.

9 italiani su 10, sì ai dazi “salva made in Italy” Più di nove italiani su dieci (91 per cento) si dicono favorevoli all’introduzione dei dazi alle importazioni per difendere le produzioni italiane e salvare i posti di lavoro. E’ quanto emerge dal sondaggio on line condotto sul sito www.coldiretti.it, divulgato in occasione della presentazione a Bruxelles del dossier. Oltre un terzo degli italiani (34 per cento) – sottolinea la Coldiretti – è favorevole ai dazi per tutti i prodotti provenienti da fuori dell’Italia mentre il 29 per cento solo per le merci che provengono da paesi che non rispettano norme sul lavoro, sull’ambiente e sulla salute simili a quelle nazionali. Inoltre – continua la Coldiretti – il 15 per cento li chiede solo sui prodotti “spacciati” per Made in Italy, ma fatti all’estero e il 13 per cento per tutti i prodotti provenienti da Paesi extracomunitari. Se quella dei dazi è una proposta provocatoria è anche vero che esprime un “sentiment” diffuso nei confronti della difesa dell’identità territoriale delle produzioni e della necessità di investire sui valori distintivi del territorio”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “nell’agroalimentare occorre intervenire subito per garantire la trasparenza delle informazioni con l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta per dare la possibilità ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli”. La crescente attenzione alla difesa del tessuto produttivo legato al territorio nazionale è confermata dal crescente numero di italiani che acquista prodotti locali anche per favorire l’economia e l’occupazione in un difficile momento di crisi.

(Fonte: Coldiretti Verona)

16 maggio 2013, il tour per i trent’anni della “Vigna del Mondo” fa tappa a Chioggia (VE). Karen Boscolo (ristorante El Gato), nominata Ambasciatrice del Vino della Pace.

Vino della Pace(di Umberto Tiozzo, socio Argav) Giovedì 16 maggio fa tappa al Ristorante El Gato di Chioggia (VE) il tour celebrativo dei 30 anni della Vigna del Mondo organizzato dalla Cantina Produttori Cormòns.

Vino della Pace. Nel 1983 sono stati messi a dimora in questo fazzoletto di terra del Friuli oltre 600 vitigni provenienti da tutto il mondo, in rappresentanza di 60 Paesi, ed oggi sono 7231 le viti della Vigna del Mondo, con 855 diversi vitigni, alcuni dai nomi esotici che ricordano terre lontane, come Sirah, Tulilah, Shurrebe, Pedral, Maizy, altri a noi più familiari, come Marzemino, Terrano, Merlot, Gamay, Ucelut, che ogni anno elargiscono il Vino della Pace, simbolo di concordia e fratellanza universale. La prima vendemmia risale al 1985 e, come allora, ogni anno vi partecipano persone di diverse nazionalità, tra cui i ragazzi del Collegio del Mondo Unito di Duino. Il messaggio di pace comincia da qui e continua con la vinificazione in bianco di tutte le uve insieme. Ogni anno vengono prodotte dalle 5 alle 15mila bottiglie che, in parte, vengono inviate ad autorità civili e religiose di diversi Paesi del mondo come messaggio di pace.

 

 

Karen Boscolo ristorante El Gato

Karen Boscolo ristorante El Gato

Karen Boscolo nominata Ambasciatrice del Vino della Pace. Il menù della cena di gala “Dalla Vigna del Mondo, il Vino della Pace” proposto da Karen Boscolo, Chef del ristorante e grande cultrice della cucina chioggiotta e non solo, che nel corso della serata sarà nominata Ambasciatrice del Vino della Pace, offre come antipasti, una triade di “saòri” (sarde in saòre, scampi in saòre di radicchio, tonno in saòre di asparagi), cappessante e sedano rosolati su vellutata di broccolo abbinati a Friulano Collio 2012; come primo piatto, dei gnocchetti di patate con ragù di fasolari abbinati a Friulano Collio 2011 e come secondo piatto il filetto di Rombo in crosta di patate abbinato al Vino della Pace 2011; quindi sorbetto ananas e canella e per dessert la piccola biscotteria con chantilly al ristretto di Vino degli Angeli con Vino della Pace 2000. L’appuntamento è alle ore 20, costo € 50,00, con prenotazione obbligatoria allo 041.400265.

10-12 maggio 2013, “Terre dei Dogi in festa” a Portogruaro (Ve) con elezione del miglior Lison Docg dei Dogi 2013

Lison Docg

Lison Docg

Il prossimo fine settimana, 10 -11 e 12 maggio 2013, il centro di Portogruaro ospiterà la 9^ edizione di “Terre dei Dogi in festa”.  I protagonisti della manifestazione sono i prodotti di qualità, i vini tipici e la tradizione gastronomica del Veneto Orientale. Il centro storico diventa un palcoscenico per la valorizzazione delle eccellenze della terra, con un programma ricco di iniziative enogastronomiche, culturali, di spettacoli ed intrattenimenti.

Venerdì 10 maggio, una cena speciale per eleggere il miglior Lison Docg dei Dogi 2013. Tra i vini protagonisti del territorio c’è certamente il Lison Docg, eccellenza enologica nel cuore delle terre di Lison e Pramaggiore. Nell’ambito di Terre dei Dogi in Festa, il Consorzio Vini Venezia in collaborazione con la Strada dei Vini Doc Lison Pramaggiore promuove l’evento “Il Lison Docg dei Dogi 2013” in cui sarà scelto il miglior Lison Docg del 2012 che diventerà ambasciatore del territorio. Una giuria tecnica, composta da produttori ed enologi, ha selezionato i tre Lison Docg che si sottoporranno al giudizio del pubblico durante la cena in programma venerdì 10 maggio alle ore 20.00 presso il ristorante Spessotto di Portogruaro. I piatti preparati dallo chef saranno abbinati ai tre Lison Docg ‘semifinalisti’ , che hanno ottenuto il maggior punteggio dalla giuria tecnica, ed i commensali decreteranno il vincitore. L’azienda premiata riceverà in premio un prezioso calice realizzato dai maestri vetrai di Murano. La cena è su prenotazione (info@stradavini.it oppure info@hotelspessotto.it) , il costo è di 33 euro a persona.

(Fonte: Consorzio Vini Venezia)

Frutta e verdura: italiani sopra la media europea nel consumo

ortofruttaNonostante la crisi, gli italiani sono sopra la media europea per acquisto di frutta e di verdura fresche: una buona notizia, visto che consumare più volte al giorno frutta e verdura fresche di stagione (almeno 400 gr al giorno) è la raccomandazione del Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per una dieta sana e rappresenta la prima forma di prevenzione all’insegna del benessere e del gusto.

Ricerca di maggior benessere o sana abitudine. Gli italiani sembrano averlo ben compreso, più di altri in Europa: attenti al proprio benessere e alla prevenzione attraverso una corretta alimentazione, o semplicemente per una sana abitudine, il 23% degli italiani compra frutta e verdura tra le 4 e le 6 volte a settimana (contro il 19% della media europea) ed il 37% consuma due volte al giorno frutta e verdura, contro il 31% della media europea, come dimostrato dai risultati della recente Global Survey of Fresh Food realizzata da Nielsen. A conferma dell’attenzione degli italiani al consumo giornaliero di prodotti salubri giocano anche i risultati dell’ultima rilevazione del Panel Famiglie di Ismea/Gfk Eurisko nella quale si mostra una continua crescita nel 2012 (+7,8% rispetto all’anno precedente) dei consumi di prodotti ortofrutticoli biologici. Gli italiani dimostrano quindi una maggior cura nella scelta dei prodotti, e anche in tempo di crisi è chiara la tendenza di un significativo numero di consumatori a pagare di più in cambio di qualità, sicurezza e garanzia degli alimenti portati in tavola.

Frutta e verdura: la normativa europea tutela i consumatori. «Il peso del consumo di ortofrutta mantiene un trend costante – dichiara il professor Corrado Giacomini, docente di Economia Agroalimentare dell’Università degli Studi di Parma – nonostante la contrazione anche dei consumi alimentari. Con la crisi economica che stiamo vivendo è mutato in generale il comportamento del consumatore che tende ad ottimizzare la spesa sia sulla base delle disponibilità economiche sia mostrando una particolare attenzione a determinati valori, basta vedere come il settore biologico sia in crescita continua anno dopo anno pur avendo prezzi superiori». Grazie ad una filiera presidiata in ogni passaggio e ad un sistema di tracciabilità tra i più rigorosi e severi che permette di risalire facilmente al produttore di ogni confezione di prodotto, frutta e verdura possono essere considerati prodotti in generale piuttosto sicuri. L’Unione europea, infatti, può vantare una legislazione molto scrupolosa e attenta alla salute dell’uomo e una rigorosa regolamentazione in termini di produzione biologica, di denominazioni di qualità legate al territorio e in generale di attenzione all’ambiente e alla sostenibilità. Per una maggiore ed approfondita informazione, si può visionare www.fruitylife.eu, il sito web del progetto ”Fruitylife – Frutta e verdura, sana e sicura” co-finanziato dall’Unione Europea, dal ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e da Alimos-Alimenta la Salute, cooperativa che raggruppa enti pubblici, unioni di produttori e cooperative del settore agroalimentare. Navigando nelle varie sezioni del sito è possibile trovare spunti per preparare gustose ricette e informative sulla tracciabilità, i controlli e la filiera di produzione dell’ortofrutta europea.

(Fonte: Garantitaly.it)

In America, dal 28 maggio 2013 storico via libera ai salumi “made in Italy”. Coldiretti: “Stop ai tarocchi”

salumi2Finalmente salami, pancette, coppe, culatello e altri salumi Made in Italy potranno arrivare sulle tavole dei 250 milioni di cittadini americani che fino ad ora sono stati costretti ad acquistare imitazioni di bassa qualità realizzate fuori dall’Italia. E’ la Coldiretti a commentare il passo storico compiuto con il superamento del blocco durato 15 anni delle esportazioni nazionali di salumi dal prossimo 28 maggio grazie alla pubblicazione del provvedimento con cui le autorita’ statunitensi di Aphis (Animal and Plant Health Inspection Service) hanno ufficialmente riconosciuto l’indennita’ dalla malattia vescicolare del suino di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e delle Province autonome di Trento e Bolzano.
Stop ai tarocchi. Si tratta di Regioni dove – precisa la Coldiretti – si concentra la stragrande maggioranza degli allevamenti di maiali e degli stabilimenti di lavorazione delle carni in Italia. In questo difficile momento di crisi – sottolinea la Coldiretti – si tratta di un passo importante per l’economia del sistema agroalimentare nazionale che ha ora l’opportunità di crescere nel ricco mercato americano dove le esportazioni di cibo e bevande italiane sono cresciute in valore del 10 per cento ad un livello record di 2,7 miliardi. Il provvedimento non riguarda il prosciutto che se stagionato oltre i 14 mesi puo’ già essere esportato negli Usa. Dal culatello uruguaiano alla soppressata calabrese Made in Usa, dal salame veneto canadese al “Parma salami” del Messico, i consumatori statunitensi – sostiene la Coldiretti – sono stati fino ad ora una facile preda di salumi taroccati che purtroppo è imbarazzante notare a volte vedono coinvolte all’estero imprese industriali italiane. Se l’abbattimento di questa anacronistica barriera commerciale, che ha fatto perdere all’Italia un importo stimato in 250 milioni di euro all’anno, sarà accompagnato a livello internazionale da una piu’ decisa tutela delle denominazione di origine dei nostri salumi si aprono enormi spazi di crescita. La Coldiretti ricorda ad esempio che in Canada vengono venduti salumi locali con il marchio “San Daniele” e che non puo’ essere esportato il prosciutto di Parma perché il marchio è stato registrato da una azienda privata.
(Fonte: Coldiretti Verona)

L’Asparago di Conche (Pd) incontra a tavola la cucina chioggiotta

Asparago conche locandina(di Umberto Tiozzo, socio Argav) – Torna per il secondo anno il binomio asparago e cucina tipica chioggiotta con una serie di iniziative proposte da Ascom Confcommercio, in sinergia con la Cooperativa CAPO di Conche di Codevigo (Pd) e il patrocinio del Comune di Chioggia.Il calendario si apre giovedì 18 aprile alle 20.30 con la cena di gala negli stand della XXV Festa dell’Asparago di Conche.

La cena di Gala a Conche. Per la serata inaugurale cinque ristoranti di Chioggia propongono ricette innovative in cui il sapore delicato dell’asparago si sposa ai prodotti tipici di Chioggia, dal pesce agli ortaggi. Danno il benvenuto i piccoli club-sandwich con guacamole di asparagi verdi e giardiniera di asparagi in agrodolce dell’enoteca Fronte del Porto, a questi segue l’antipasto, vellutata di asparagi, gamberoni, pancetta croccante e polvere d’uovo del ristorante Garibaldi; quindi, come primo piatto, lo spaghetto gratinato, capesante e mazzancolle con variazione di asparagi proposto dal ristorante El Fontego e, come secondo piatto, la caramella di sanpiero con asparagi e verdurine del ristorante El Gato. Conclude la sfera di pistacchio allo zucchero di stevia con asparago caramellato, dessert proposto dal ristorante Aurora. Ultime prenotazioni presso la direzione CAPO, tel. 049.5845293, fino ad esaurimento posti (costo 40 euro a persona).

I festeggiamenti a Chioggia da aprile a maggio. Si prosegue dal giorno successivo nel week end del 19, 20 e 21 aprile col mercatino “DiGusto” in Corso del Popolo a Chioggia con degustazioni e assaggi di ricette a base di asparago. A maggio l’iniziativa si sposta nei cinque ristoranti della cena di gala con altrettante serate a tema: il 2 all’enoteca Fronte del Porto (339.7082627), l’8 al ristorante El Gato (041.400265), il 15 al ristorante Aurora (041.493006), il 22 al ristorante El Fontego (041.5500953), e il 29 al ristorante Garibaldi (041.5540042). «La manifestazione mira a esaltare le tipicità del territorio, promuovendo contemporaneamente la nostra città – spiega il presidente di Ascom, Alessandro Da Re – la sinergia con la CAPO di Conche e i suoi produttori di asparagi è stata un successo lo scorso anno e contiamo di ripeterlo quest’anno. Abbiamo delle eccellenze, come il nostro pesce e gli asparagi, che combinate assieme possono dar vita a sapori nuovi e particolarmente graditi».

Asparago ConcheL’asparago di Conche si coltiva da oltre mezzo secolo sui terreni di origine alluvionale ad alta salinità e ricchi di limo tipici della gronda lagunare alle spalle di Chioggia, che gli conferiscono caratteristiche uniche ed inconfondibili dal punto di vista organolettico. La produzione è di circa 3000 quintali, commercializzati col logo territoriale ADC (Asparago di Conche). Pur con un ritardo di una ventina di giorni a causa del perdurare delle avverse condizioni climatiche, la produzione del gustoso turione si presenta buona e di aspetto invitante; se il tempo resterà favorevole potremo portarlo sulle nostre tavole anche fin oltre la fine di maggio.

OPO Veneto organizza a Cimadolmo un punto di raccolta degli asparagi IGP

punte-asparagiOPO Veneto entra in maniera più diretta e operativa nel territorio dell’asparago Igp, bianco e verde, di Cimadolmo, sulle rive trevigiane del fiume Piave. Con la stagione appena cominciata, organizza un centro raccolta che farà da riferimento per i produttori di asparago.

Produzione 2013 in linea con il 2012. L’Organizzazione di produttori con sede centrale a Zero Branco (Treviso) può così presentarsi sul mercato con la serie completa degli asparagi veneti con il marchio di tutela comunitario Igp (Cimadolmo e Badoere) e Dop (Bassano del Grappa). Commercializza, inoltre, produzioni di altre aree della regione, tradizionalmente vocate alla coltura del’asparago quali il Padovano ed il Veronese dove si concentra oltre il 50 per cento del totale della produzione veneta (che è stimata attorno alle 8.300 tonnellate). Gli asparagi di Cimadolmo, nonostante il cattivo tempo, stanno promettendo bene. La produzione 2013 si annuncia sullo stesso livello dello scorso anno (oltre 5 mila quintali). Ci sarà forse una piccola lievitazione, dovuta al fatto che è leggermente aumentata la superficie coltivata. Per ora si raccolgono i turioni bianchi sotto serra, che rileva Flavio Peterle, presidente del Consorzio di tutela, si presentano con il loro più elevato standard di bontà e croccantezza. Ci si sta, intanto, preparando anche alla raccolta delle coltivazioni all’aperto. Attorno all’asparago si sta attivando il territorio di 11 comuni del Medio Piave, compresi nell’area Igp: al loro storico ortaggio (si hanno testimonianze della loro coltivazione che risalgono al Cinquecento).

Iniziative. Si sta muovendo in particolare il mondo della ristorazione, con l’organizzazione di serate a tema, una disfida territoriale per offrire piatti nuovi, gustosi, attraenti. Sono coinvolti più di trenta locali. E’interessante il fatto che, con gli asparagi, in cucina sia data assoluta priorità ad altri prodotti tipici del territorio e siano serviti i vini pregiati del Piave. Un grande omaggio a quanto si produce sul posto: “un’operazione, quindi, anche culturale”, hanno rilevato il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro e i sindaci di Cimadolmo Giancarlo Cadamuro e di Conegliano Floriano Zambon. Il via della stagione è stato dato con un incontro ufficiale nella scuola enologica di Conegliano, sempre in provincia di Treviso. Tra le proposte vi è il rilancio della Strada dell’asparago, della quale è presidente Graziano Dall’Acqua, che è anche alla testa della Pro Loco, promotrice di tutta una serie di iniziative per valorizzare l’ortaggio e di una festa di grande richiamo.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Carciofo violetto di Sant’Erasmo e asparago verde amaro Montine, operazione salvataggio

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asparago Montine

L’archivio del gusto di Veneto Agricoltura continua ad arricchirsi. Dopo alcune specie frutticole, cerealicole e di vecchi vitigni veneti autoctoni selezionati per salvaguardarne la tipicità, per prevenirne l’estinzione, è la volta del carciofo violetto veneto e dell’asparago verde amaro montine.

Due campi sperimentali a Sant’Erasmo e Cavallino Treporti. La Regione Veneto, nell’ambito del progetto europeo “SIGMA2” di cui è partner, ha istituito due campi sperimentali di studio e conservazione dei biotipi locali delle colture orticole su citate (carciofo ed asparago) a Cavallino Treporti (Ve) e nell’Isola di Sant’Erasmo, demandando Veneto Agricoltura attraverso il suo Centro Sperimentale Ortofloricolo “Po di Tramontana” a raccogliere e custodire il germoplasma delle due varietà. Il lavoro di recupero e selezione del materiale dalla zona tipica di coltivazione, la sua caratterizzazione con schede descrittive specifiche nonché l’affinamento della tecnica di coltivazione, compresa la parte vivaistica, sono parte di due pubblicazioni specifiche edite dall’Azienda di Legnaro (Pd) distribuite gratuitamente (salvo i costi di spedizione) su richiesta. Info: www.ventoagricoltura.org

(Fonte: Veneto Agricoltura)