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Pesce pescato e pesce allevato, qual è il migliore?

Schermata 2023-10-22 alle 18.27.18Uno dei luoghi comuni più diffusi è che il pesce pescato sia migliore e più genuino di quello allevato. In realtà le cose non sono così nette: entrambe le opzioni presentano dei vantaggi, e ad oggi la quota di pesce allevato ha ormai superato quella del pescato.

Il pesce pescato offre caratteristiche migliori dal punto di vista della composizione nutrizionale e del sapore delle carni; negli ultimi decenni, però, l’elevata pressione di pesca ha danneggiato molti habitat naturali e messo in pericolo la sopravvivenza di numerose specie. I prodotti ittici di allevamento presentano invece vantaggi dal punto di vista sanitario e della sostenibilità ambientale. Un confronto tra i vantaggi del pesce pescato e di quello allevato in questo video della serie «100 secondi» realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

L’editoriale. Il contrasto al granchio blu non può essere uno show-cooking

granchio blu

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Si è soliti dire che gli italiani mostrano il meglio di sé nell’emergenza; è vero, ma ora c’è anche l’eccezione, che conferma la regola: l’invasione dei granchi blu, una calamità affrontata comunicativamente in maniera superficiale, come la si potesse risolvere, abbuffandosi del crostaceo alieno (a Settembre organizzeremo un corso di formazione sui problemi del comparto ittico).

L’informazione estiva, attenta più al costume che ad approfondire le questioni, è scappata di mano agli stessi promotori dell’utilizzo del granchio blu in cucina ed ora corrono ai ripari, evidenziando quanto perderemo della nostra tradizione culinaria (e non solo), se non si riuscirà a respingere l’animale invasore (con buona pace di chi lo vuole proporre come eccellenza alimentare veneta!).

Accettarne opportunisticamente la presenza fa parte della furbesca italianità, che se pare contrastare il problema, in realtà non lo risolve. E’ lecito allora chiedersi perché la soluzione gastronomica in grande stile va bene per i granchi blu, ma non per gli assai più buoni cinghiali, divenuti un problema per gli agricoltori (e non solo)? Vogliamo provare a cibarci coi siluri e le nutrie (altrove già lo fanno), tornando per altro a riutilizzarne il manto per le pellicce di castorino? E poi, perchè i granchi blu sì e la farina di grilli (per altro allevati) no?

La verità è che il granchio blu è una calamità, che sta azzerando la molluschicoltura e cui non si potrà certo rispondere a base di scorpacciate bensì, ad esempio, (re)introducendo fauna ittica antagonista; bisogna, però, davvero fare presto, altrimenti è come se svendessimo gioielli di famiglia, perché dietro ogni prodotto del territorio c’è veramente la storia e la cultura di una comunità. Dietro il granchio blu italiano non c’è nulla.

Ben fanno i pescatori di Goro che, catturati gli indesiderati ospiti, li (ri)spediscono negli Stati Uniti, dove pare siano ricercatissimi dai loro palati (e già questo la dovrebbe dire lunga sulle caratteristiche gustative…).

Infine, una domanda: della presenza del crostaceo alieno ci si è accorti quest’estate o qualcuno, in anni recenti, ha fatto orecchi da mercante a segnali premonitori? Con una battuta amara, una cosa è certa: l’emergenza granchio blu, che pregiudica il futuro di un importante settore della pesca italiana e la vita dei suoi operatori, non lo si può risolvere a tarallucci e vino.

Granchio blu:  Zaia al porto di Pila. “L’ultima” pasta ai frutti di mare servita dai pescatori di Coldiretti. Presentato il dossier: perdite di vongole e cozze fino al 90%

Zaia che parla

Si è chiusa con la provocatoria “ultima spaghettata di cozze e vongole” tra reti divelte e gusci rotti di molluschi l’incontro con i pescatori di Coldiretti con il Governatore Luca Zaia al porto peschereccio di Pila, frazione di Porto Tolle, nella Bassa Polesana. I granchi blu, presenti in una nassa dedicata alla sua raccolta, rappresentano un vero disastro per le lagune veneziane e polesane e Zaia è stato il primo presidente regionale a chiedere al Governo lo stato d’emergenza. Questo fenomeno, per i molluschicoltori, è davvero un’emergenza e oggi il Governatore ha incontrato proprio loro, i pescatori, di Porto Tolle e non solo, che da qualche mese soffrono quella che è una vera invasione che purtroppo sta mettendo a rischio un intero comparto composto migliaia di lavoratori.  “Abbiamo chiesto stato calamità a luglio e stato d’emergenza ad agosto, che non basterà, ma aiuterà moltissimo – ha affermato Zaia -. Si stima dal meno 80 al meno 90% di produzione per il prossimo anno perché i granchi si cibano di vongole e cozze, anche le semine, rompendo le reti, è un cataclisma”.

Sono intervenuti all’incontro organizzato a pochi metri dai pescherecci anche il presidente del Consorzio pescatori Luigini Marchesini, il presidente della cooperativa Pila Giovanni Franzoso, il sindaco di Porto Tolle Roberto Pizzoli. Presenti, inoltre, tantissimi rappresentanti istituzionali, sia politici che delle forze dell’ordine. All’incontro tra i pescatori c’erano l’assessore Cristiano Corazzari e la consigliera Laura Cestari per la Regione, il presidente delle Provincia Enrico Ferrarese e numerosi componenti delle forze dell’ordine, presenti diversi sindaci e assessori del territorio a sostegno della situazione. Presenti i rappresentanti di Coldiretti dal direttore regionale Marina Montedoro, i direttori provinciali Silvio Parizzi di Rovigo e Giovanni Pasquali di Venezia oltre al responsabile di Coldiretti Impresapesca Alessandro Faccioli e la presidente di Venezia Tiziana Favaretto.

Nell’ultima pubblicazione di Veneto Agricoltura su dati del 2021, il Veneto vantava di essere la seconda regione italiana per produzioni di vongole veraci (39,5% del valore della produzione nazionale) un dato oggi a rischio a causa del granchio. La produzione del 2022, su dati del Consorzio di Scardovari si attesta sui 52mila quintali di vongole e 20mila quintali di cozze; nel 2023 la produzione fino a inizio giugno era del 10% in più rispetto al 2022, poi è arrivata la crisi del granchio blu. A spaventare sono le previsioni del 2024: si stima almeno un -80% fino al 90%. Fino a ieri raccolti 3.300 quintali di granchi prelevati dalle lagune (dato fornito dal Consorzio cooperative pescatori di Scardovari martedì 22 agosto) che sono tutti andati allo smaltimento. In media se ne raccolgono circa 130 quintali al giorno.
Coldiretti è tra i primi ad aver mostrato la versatilità gastronomica del crostaceo infestante, ma sa che non è questa la soluzione al problema: si stanno cercando delle filiere alternative, come l’utilizzo in impianti biogas.  Ma come è stato chiaramente detto stamattina non sono i granchi che rappresentano il nostro territorio, i pescatori vogliono continuare a coltivare cozze e vongole e pescare.

Il granchio è una specie aliena; il suo nome scientifico è Callinectes sapidus ed è diventato velocemente un’emergenza: Coldiretti ha sempre portato ai tavoli istituzionali il punto della situazione chiedendo più attenzione a questo fenomeno che ora ha dimensioni inquantificabili. Più volte Coldiretti ha ribadito che le lagune polesane erano in uno stato di sofferenza ambientale che ha provocato altri disagi, economici e sociali. Se non si raccolgono  più molluschi non c’è più lavoro per gli addetti. E probabilmente non ce ne raccoglieranno per molto tempo, perché le perdite riguardano sia il prodotto maturo che quello presente nelle nursery, le zone di semina, infatti questi crostacei indesiderati stanno mangiando avidamente e indistintamente quello che trovano nelle lagune. Coldiretti quotidianamente fa una ricognizione della situazione, che purtroppo si sta aggravando di giorno in giorno.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

24 giugno 2019, si inaugura ufficialmente a Udine il progetto interregionale Italia-Croazia AdriaAquaNet, obiettivo portare l’acquacoltura del Mare Adriatico all’eccellenza tecnologica e di mercato

Dopo quella tenutasi a il 31 maggio scorso a Spalato, in Croazia, lunedì 24 giugno 2019 a Udine si svolgerà la seconda cerimonia di presentazione del progetto AdriAquaNet, che vuole aprire un dialogo duraturo tra ricerca, imprese e governo del territorio su come portare l’acquacoltura del Mare Adriatico all’eccellenza tecnologica e di mercato.

Il progetto AdriAquaNet, che durerà fino al 30 giugno 2021, finanziato dal Programma UE Interreg V Italia-Croazia 2014-2020 (€ 2.740.408,15 dal Fondo europeo di sviluppo regionale e € 483.601,44 dal cofinanziamento nazionale, è guidato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Udine e mette in rete altri 6 enti di ricerca, tra cui l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’Associazione dei piscicoltori della Croazia e quattro aziende operanti in Italia e Croazia. Questa comunità, che conta circa 100 esperti, lavorerà per due anni e mezzo nella prima iniziativa mai realizzata di cooperazione tecnico-scientifica, avente l’obiettivo di trasferire conoscenze avanzate e nuove tecnologie su tutta la filiera dell’acquacoltura, dalla gestione degli impianti di produzione fino al mercato dei prodotti lavorati. Il progetto parte dalla ricognizione delle esigenze d’innovazione e sviluppo espresse dalle aziende e dalle conoscenze e tecnologie disponibili negli enti di ricerca. Ogni ente di ricerca avrà il compito di favorire le applicazioni tecnologiche nelle aziende, che sperimenteranno le innovazioni.  Dopo la prima fase pilota, seguirà quella della formazione tecnico-scientifica degli addetti del settore, sia in Italia che in Croazia.

I partner italiani sono: Università di Udine – Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari, Ambientali e Animali (Coordinatore). Università di Trieste – Dipartimento di Scienze della Vita. Istituto Sperimentale Zooprofilattico delle Venezie, Padova. Consiglio Nazionale della Ricerca – Dipartimento di Scienze Chimiche e Tecnologia dei Materiali, Padova. Ittica Caldoli Società Agricola a rl, Foggia. Friultrota di Pighin srl, San Daniele.I Partner croati sono: Istituto Veterinario Croato, Zagabria. Istituto di Oceanografia e Pesca, Spalato. Univerità di Rijega/Fiume – Facoltà di gestione del turismo e dell’ospitalità. Klaster Marikultura – associazione degli allevatori croati di acquacultura, Spalato. FriŠkina d.o.o., Spalato. Orada Adriatic d.o.o., Cherso.

I tre grandi temi del progetto sono: The fish farm, The fish doctor e The fish market. The fish farm. I Partner lavoreranno per trasferire maggior sostenibilità e qualità all’allevamento ittico con soluzioni innovative nell’alimentazione del pesce allevato e nel risparmio energetico negli impianti produttivi. The fish doctor. Per migliorare la gestione degli aspetti sanitari attraverso la preparazione di nuovi vaccini e la messa a punto di terapie a base di prodotti naturali. Verrà messo predisposto anche un metodo per monitorare il benessere del pesce allevato, applicabile direttamente da parte degli allevatori. The fish market. Verrà migliorata la qualità sensoriale e igienico-sanitaria del pesce fresco e si studieranno nuovi prodotti trasformati, anche valutando il gradimento dei consumatori. Queste innovazioni sono essenziali per una sempre maggiore integrazione tra ambiente ed attività di acquacoltura, rendendo gli allevamenti ittici compatibili con il paesaggio e il turismo, per fornire il mercato di pesce sano, controllato e in preparazioni appetitose dall’elevato potere nutrizionale, e per la sostenibilità sociale ed economica della filiera. L’acquacoltura può offrire, infatti, prospettive di lavoro specializzato e redditizio.

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), rappresentato dal dott. Amedeo Manfrin e dal suo staff di esperti, sarà coinvolto in protocolli di vaccinazione per testare vaccini stabulogeni contro specifici batteri patogeni (Vibrio harveyi e Tenacibaculum maritimum) che colpiscono il branzino e l’orata. La vaccinazione verrà eseguita negli allevamenti di alcuni partner del progetto. Inoltre l’IZSVe svilupperà anche uno strumento per valutare il benessere dei pesci (Indicatori Operativi di Benessere), che potrà essere concretamente utilizzato dagli allevatori  utilizzando parametri comportamentali e ambientali.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

 

Porto Tolle (RO), bando per la gestione del centro ittico “Bonello”, scadenza presentazione domande 24 giugno 2019

Fenicotteri nel centro ittico Bonello

È stato pubblicato sul sito web di Veneto Agricoltura il bando per la concessione in gestione del Centro Ittico Sperimentale “Bonello” di Porto Tolle (Ro). L’offerta dell’Agenzia regionale prevede una concessione della durata minima di 8 anni, incrementabili sino ad un massimo di 20, sulla base degli investimenti migliorativi delle strutture, che saranno proposti e realizzati dall’aspirante concessionario.

La scelta di Veneto Agricoltura verrà effettuata sulla base dell’offerta economica (canone annuale minimo fissato in 12.000 euro + IVA) e del progetto tecnico proposti. Al concessionario viene richiesta una specifica esperienza nel settore dell’acquacoltura. Il concessionario dovrà inoltre farsi carico anche degli oneri accessori, tra i quali il costo del canone consortile. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata per le ore 13:00 del 24/06/2019.

Il Centro Ittico Sperimentale “Bonello” è costituito da una valle da pesca di circa 45 ettari situata sull’Isola di Donzella nel Delta del Po, in prossimità della Sacca degli Scardovari, ed è orientato alla produzione di pesci, molluschi e crostacei oltre che alla realizzazione di prove sperimentali. Qui il bando di gara.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Vongole di mare, l’UE apre su taglia e distanza minima di pesca dalla costa

pescavongole caleriL’Europa “apre” sull’abbassamento della taglia minima delle vongole e sulla distanza minima di pesca dalla costa per le vongolare. E’ il risultato di un incontro promosso a Fano (provincia di Pesaro Urbino) da Coldiretti Impresapesca con Ernesto Bianchi, capo dell’Unità divisione generale mare della Commissione pesca dell’Unione europea. Per Impresapesca c’erano il responsabile tecnico di settore Tonino Giardini e quello veneto Alessandro Faccioli; c’erano anche i rappresentanti di diversi Consorzi di gestione molluschi dell’Adriatico, fra cui Michele Boscolo Marchi, presidente del Cogevo Chioggia, cui sono associate molte imprese ittiche polesane, e coordinatore dei Cogevo italiani; e Tommaso Di Sante, presidente regionale di Coldiretti Marche.

Pesca sostenibile. Nel corso dell’incontro, avvenuto nella sede all’Associazione vongolari fanese, si è discusso delle problematiche legate alla pesca delle vongole. La giornata è iniziata con “una uscita a mare” su un peschereccio della flotta locale per mostrare le tecniche di pesca delle vongole, sotto la supervisione ed autorizzazione dell’Ufficio marittimo; ci si è poi spostati a visionare l’attività del consorzio, in particolare i controlli in banchina e sul prodotto per peso e taglia. Il direttore della Dg mare, Ernesto Bianchi, ha riconosciuto agli operatori e al sistema di gestione in forma consortile, ove questi strumenti funzionano, di aver condotto un’attività di pesca sostenibile grazie a pratiche di autogestione, fondate sulla riduzione degli orari e delle giornate di pesca; ed anche dei quantitativi, che nell’arco dell’anno sono di gran lunga inferiori alle quote massime fissate a livello comunitario e nazionale. Nell’incontro si è convenuto che da questo esempio di molluschicoltura italiana si potrebbe partire per realizzare un progetto pilota che anticipi i tempi, sicuramente lunghi, di revisione del regolamento Ce n. 1967/2006, relativo appunto alle misure di gestione per la pesca sostenibile, soprattutto considerato che altri paesi europei, come Svezia e Olanda, hanno già e stanno beneficiato di deroghe relative alle taglie minime (per esempio sul merluzzo) e sugli attrezzi di pesca.

Taglia minima attuale immotivatamente eccessiva. Bianchi ha sottolineato che “i problemi della taglia minima delle vongole (se è comprovato che la specie raggiunge la maturità riproduttiva ben al disotto dei 18 millimetri), oppure la questione della distanza di pesca dalla costa, possano certamente essere risolti fornendo a Bruxelles, quei dati scientifici di supporto che l’Italia dovrebbe avere, ma che non ha ancora consegnato, incorrendo nell’avvio di una procedura di infrazione”. “In merito alla taglia minima fissata in 25 millimetri – secondo Impresapesca – viene oggi contestata da tutti gli operatori del settore come immotivatamente eccessiva, per il cui rispetto le aziende e gli addetti rischiano multe salatissime e procedimenti penali”. Nell’incontro è emerso che altri stati Ue “si aggiustano” i regolamenti in modo da non recare danno alle proprie flotte, sempre in un’ottica di pesca sostenibile, come spagnoli, francesi, olandesi, svedesi. Questi paesi agiscono per il raggiungimento degli obiettivi anche in maniera molto aggressiva, mentre agli italiani tutto sembra insormontabile. C’è dunque qualche ostacolo che deve essere rimosso velocemente e ad ogni costo, nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi del settore vongole. “Qualche giorno fa, è stato firmato il decreto ministeriale 30 luglio 2014, con il quale viene istituito il tavolo tecnico di confronto permanente nel settore della pesca dei molluschi bivalvi, fortemente voluto da Coldiretti Impresapesca”, ha concluso Alessandro Faccioli.

Fonte: Coldiretti Rovigo

Pesca in Polesine: concessioni e manutenzione delle lagune i nodi da sciogliere

Immagine 1I pescatori vogliono fare il loro lavoro, liberati dai laccioli burocratici. Il settore ittico è regredito ai prezzi di 20 anni fa; nel frattempo è andato perduto il 32 per cento delle imprese di pescatori, l’acquacoltura è ferma e l’immobilismo delle politiche del comparto l’ha consegnato all’invasività della normativa europea. Nel mezzo, la redistribuzione delle concessioni dal 2014 ed il prossimo calo delle produzioni di acquacoltura a causa dell’agonia delle lagune, non più sottoposte a vivificazione. Per il Polesine si aggiunge l’annosa vicenda, ancora irrisolta, della demanialità delle lagune e la disparità di superficie coltivabile rispetto alle marinerie di Venezia e Ferrara.

Gli interventi. Un quadro disastrato è emerso dal workshop sulla “Normativa delle concessioni demaniali e problematiche connesse al mondo della pesca”, organizzato da Impresapesca e Coldiretti Veneto, ieri, al Centro visitatori dell’Ente parco di Porto Viro. Ma anche l’ottimismo dell’organizzazione agricola, che per bocca del presidente regionale, Giorgio Piazza, ha assicurato: “C’è bisogno di condivisione e soprattutto, di certezze per gli imprenditori. Di togliere le complicazioni burocratiche. Con Impresapesca Coldiretti sta intervenendo nel settore ittico per fare chiarezza e dare risposte alla gente che lavora e opera nel comparto. Imprenditori che hanno bisogno di essere messi in condizione di fare con passione, il loro lavoro, in armonia l’azione della natura di questi ambienti dinamici di incontro tra acqua dolce e salata, dove basterebbero pochi interventi, costanti”. Tonino Giardini, responsabile nazionale di Impresapesca ha sottolineato l’importanza di un’evoluzione professionale: “Oggi la pesca e l’acquacoltura sono attività che non fanno reddito. Si vende a prezzi di 20 anni fa, con i costi di gestione aumentati del 280 per cento e con i problemi ambientali degli scarichi a mare inadeguati. Il prodotto, però, acquista sempre più valore e rischiamo di aumentare sempre di più le importazioni dal resto del Mediterraneo, dove ci sono attenzioni diverse su qualità e salubrità e minori costi. Non possiamo reggere questo confronto – ha detto Giardini – se non posizionandoci sul mercato e appropriandoci di una parte della filiera, come hanno fatto i produttori agricoli nel primario”.

Il settore ittico in Veneto. Un compiuto rendiconto sulla consistenza del settore è stato compiuto da Alessandro Faccioli, responsabile veneto di Impresapesca: 3713 imprese, di cui 1500 di pesca; 1531 di acquacoltura, 99 di commercio all’ingrosso di prodotto fresco, 28 di commercio all’ingrosso di surgelato o conservato, 203 di commercio al dettaglio, 299 di commercio ambulante. Poi il problema delle disparità di superfici coltivate: “A Venezia – ha spiegato Faccioli – la superficie è di 2.37 ettari per operatore; a Porto Tolle dei 5000 ettari in concessione, solo 350 sono utilizzati e quindi, solo 0,24 ettari effettivi sono disponibili per addetto”. Sul contenzioso in atto sulla demanialità di parte delle lagune polesane ha detto: “Ci impegniamo a stimolare le istituzioni e gli enti, affinché vegano finalmente rilasciate dopo oltre tre anni le concessioni in laguna di Caleri, vengano attivati i nuovi procedimenti di delimitazione delle lagune, dichiarandole finalmente beni del demanio marittimo, e venga tutelato il diritto di pesca e acquacoltura nelle acque tra il Po di Maistra ed il Po di Goro al Consorzio delle cooperative pescatori del Polesine”.

Regione, entro l’anno due bandi. La Regione Veneto, presente col capo del Genio civile di Rovigo, Adriano Camuffo, ha fatto un’apertura molto apprezzata: “Il nostro ufficio è aperto e disponibile ad ogni iniziativa che muove l’economia, entro i margini di manovra delle direttive regionali. Ci sarà entro l’anno un primo bando che riguarderà le concessioni delle nuove aree su cui non ci sono contenziosi in corso. Un secondo bando riguarderà le aree già concesse i cui diritti scadranno dal 2014”. E qui arriva l’ansia maggiore degli attuali concessionari, ma anche qualche rassicurazione da parte di Stefano Zunarelli, professore di diritto della navigazione all’Unibo: “La direttiva Bolkestein è storia passata perché non si applica alla pesca e acquacoltura, che non sono servizi. Però sono i principi di libertà di stabilimento e di iniziativa economica derivanti dal diritto europeo che fanno sì che tutte le imprese hanno diritto di partecipare alle procedure di evidenza pubblica. Ma la legge regionale può prevedere delle proroghe, quando queste sono adottate in prospettiva transitoria e finalizzate ad arrivare alla successiva procedura trasparente. L’importante è che le imprese arrivino preparate a quel momento – ha concluso – ad esempio sperimentando reti d’impresa che consentano di ovviare alle piccole dimensioni e alla carenza di strutturazione”.

Allarme Consorzio di bonifica, in tre anni, senza manutenzione causa tagli, a rischio sopravvivenza laguna e produzione ittica. Infine, un intervento del direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, Giancarlo Mantovani, che ha dimostrato con dati e mappe aeree che: “Fra tre anni, se non si proseguiranno i lavori di manutenzione delle lagune, le bocche a mare si chiuderanno, l’acqua diventerà color caffelatte e la pesca sarà impossibile, come era accaduto alla fine degli anni ‘80”. Il problema è quello del taglio totale dei finanziamenti regionali alla vivificazione degli ambienti deltizi che c’entra molto, non solo con la sopravvivenza della laguna, ma anche con la produzione ittica. “Quando si chiusero i finanziamenti dei Piani integrati mediterranei, alla fine degli anni ’90 – ha spiegato Mantovani – ci fu un calo della produzione, che riprese quando ripresero i finanziamenti regionali a partire dal 1999. Negli anni 2011-12-13 abbiamo zero euro e calerà la produzione: già ci sono stati fenomeni di morìa. Il problema è l’idrodinamica lagunare: l’acqua deve scorrere entro le lagune e deve essere mantenuta la morfologia originaria con una bocca a mare attiva, i canali sublagunari e le barene. Significa escavo dei canali, consolidamento degli scanni e ripristino delle barene. Ci vuole il coraggio delle scelte – ha concluso – se si dice che la laguna è importante per l’economia ed il territorio, allora bisogna collaborare per cercare delle modalità di finanziamento. In fondo servirebbero 2-3 milioni di euro l’anno per avere dei buoni risultati su novemila ettari di lagune”.

(Fonte: Coldiretti Impresapesca)

Pesca Alto Adriatico: fortemente negativa la bilancia commerciale dei prodotti ittici

foto Veneto Agricoltura

Il saldo della bilancia commerciale nel 2009 per il settore pesca nell’alto Adriatico (Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia) evidenzia un saldo negativo di –150 milioni di euro: centoottanta milioni di euro il valore del pesce esportato e trecentotrenta quello importato. I dati, a cura dall’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Veneto Agricoltura, con sede a Chioggia (VE), sono stati elaborati su fonti statistiche Istat (Italia), Crostat (Croazia) e Slostat (Slovenia).

Veneto maglia nera. Eclatante il dato del Veneto, regione che incide maggiormente sul saldo negativo del bilancio commerciale ittico dell’area: 218,4 milioni di euro il valore delle importazioni e  46 milioni circa le esportazioni (-172 milioni circa, il saldo). L’unica area in controtendenza è la Croazia il cui saldo risulta positivo per 62 milioni circa (da sola esporta il 40% dell’intera area). Entrando nel dettaglio, se la quota di pesce vivo importato può considerarsi irrisoria, rilevanti per il Veneto sono gli acquisti di pesci refrigerati e di molluschi, tanto più in rapporto alle esportazioni delle stesse specie.Il trend del primo semestre 2010 vede un Veneto ancora più scoperto sul versante esportazioni rispetto al dato del 2009 e all’ultimo quinquennio. Nello stesso periodo la Croazia ha ampliato progressivamente la forbice tra esportazioni ed importazioni con un saldo sempre più positivo.

Dalla Spagna, maggior import-export. Il Paese maggior esportatore verso le regioni alto adriatiche italiane nel 2009 è stata la Spagna che da sola ha invaso le nostre pescherie con prodotti ittici freschi, refrigerati e lavorati per oltre 46 milioni di euro (15% del totale importato, 14,6% Francia e 12% Danimarca). Comunque la stessa nazione iberica è stata il primo Paese destinatario del nostro pesce assorbendo il 35% del totale esportato (18% la Germania e 9% la Francia).

(fonte Veneto Agricoltura)

Oceani, mappati punti con più biodiversità

Gli oceani del mondo hanno ancora diversi punti ricchi di biodiversità, che sono però a rischio per la presenza sempre più massiccia dell’uomo e per i cambiamenti climatici. A censirli per la prima volta uno studio internazionale pubblicato da Nature, che ha prodotto la prima mappa della vita nei mari.

Coralli e pesci abbondano in Asia sud-orientale. I ricercatori hanno elaborato i dati grezzi del Census of Marine Life, un programma che dura da ormai un decennio cerca di fare un censimento della popolazione marina, alla ricerca di zone in cui la biodiversità fosse più abbondante. Il risultato dei calcoli è stato che le specie costiere, come coralli e pesci che vivono in acque basse, sono particolarmente abbondanti nell’Asia sud-orientale, mentre le creature che vivono in mare aperto come tonni e balene hanno diversi punti ricchi di biodiversità intorno alle latitudini temperate.

Fil rouge: la temperatura dell’acqua. Il ‘filo’ che unisce i diversi punti dove la biodiversità è più abbondante è la temperatura dell’acqua, spiegano gli esperti: “E’ stato stupefacente scoprire quanto stretto fosse il legame tra la temperatura dell’acqua e la biodiversità – ha spiegato Derek Tittensor dell’università canadese di Dalhousie – questa relazione suggerisce però che il riscaldamento degli oceani dovuto ai cambiamenti climatici potrebbe cambiare la distribuzione della vita oceanica“.

Cambiamenti climatici e sfruttamento dell’uomo minacciano la biodiversità degli oceani. Secondo i dati dello studio questi ‘punti caldi’ hanno però anche già attirato l’attenzione dell’uomo, e gli insediamenti umani si sono concentrati pericolosamente vicino a queste aree, minacciandole con la pesca eccessiva, l’alterazione dell’habitat e l’inquinamento: “L’effetto combinato dello sfruttamento dell’uomo e dei cambiamenti climatici – sottolinea Camilo Mora, uno degli autori – stanno minacciando la biodiversità negli oceani. La ricerca offre ulteriori evidenze che limitare il riscaldamento degli oceani e gli altri impatti umani è necessario a preservare queste fonti di biodiversità in futuro”.

(fonte Ansa)

A Udine: energia elettrica grazie ai salti d’acqua delle rogge

Udine. Roggia.

Facendo seguito al “Patto dei sindaci”, sottoscritto lo scorso anno, il Comune di Udine sottoscriverà una convenzione con l’Università friulana e il Consorzio di bonifica Ledra Tagliamento per sfruttare i salti d’acqua delle rogge cittadine al fine di produrre energia elettrica.

Avviato uno studio di fattibilità. Considerato, infatti, che sono di proprietà comunale le strutture adiacenti alcune piccole cascate in città e che le rogge, gestite dall’ente consortile, appartengono al demanio idrico, la giunta comunale ha deciso di avviare uno studio di fattibilità per installare piccole turbine di produzione idroelettrica. La convenzione, che verrà siglata tra i tre enti, impegna il Comune a coordinare l’iniziativa e a rendere disponibili le strutture adiacenti i salti d’acqua, il consorzio a redigere uno studio di fattibilità e l’ateneo a fornire la propria collaborazione scientifica, di ricerca e di consulenza.

(fonte Anbi)