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Estate in arrivo: stato delle risorse idriche italiane

Diga (foto Anbi)

“L’estate ormai alle porte ripropone il paradosso ambientale italiano: quest’anno, grazie ad un inverno e ad una primavera particolarmente piovosi, non c’è alcun problema di approvvigionamento idrico; anzi, c’è talmente tanta acqua che alcuni invasi hanno dovuto essere scolmati, rilasciando la preziosa risorsa verso il mare. E’ una ricchezza irrimediabilmente persa e che, invece, andrebbe immagazzinata come riserva, con evidenti benefici ambientali. Il Piano Nazionale degli Invasi, fatto di bacini medio-piccoli collinari o di pianura, resta però ancora nel libro dei sogni.”

Lo stato delle risorse idriche italiane. E’ quanto dichiara Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), di fronte ai rassicuranti dati sulle risorse idriche del Paese: i bacini del Centro-Sud, a riempimento pluriennale, racchiudono quantità idriche tali da essere un buon viatico anche per la prossima stagione irrigua; i grandi laghi del Nord segnano livelli superiori (Maggiore, Iseo, Garda) o in linea (Como, Idro) con le medie stagionali.

Un Piano Nazionale Invasi per evitare sprechi. “Ogni anno, in Italia, lasciamo terminare in mare, inutilizzati, 8.000 miliardi di litri d’acqua, che potremmo rimpiangere nei momenti di necessità. E’ una risorsa naturale, cui si deve attribuire anche un valore economico, considerato che condiziona fortemente il reddito agricolo: secondo stime del Consorzio Canale Emiliano Romagnolo, l’apporto irriguo comporta un incremento di valore produttivo nei campi che, a seconda della coltivazione, va dai 500 ai 3.000 euro ad ettaro.”

(fonte Anbi)

Senz’acqua l’Italia non dà frutti

E’ innovativa l’immagine della nuova campagna di “prevenzione mediatica” lanciata dall’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), incentrata sulla tutela e gestione della risorsa idrica: “Senz’acqua l’Italia non dà frutti” è l’headline immediatamente comunicativa, accompagnata all’immagine di una foglia, da cui cade una goccia, il cui valore è esaltato dal termine Riserva. “L’immagine è una sintesi del concetto di natura – spiega l’art director, Giacomo Marsella – Gli elementi della foglia e dell’acqua hanno un significato primordiale, riconducibile agli inizi della vita. Il connubio è sospeso in un candido non-luogo: l’unione nella lucente nettezza è rassicurante. I colori sulla foglia sono una citazione ai Pellerossa (richiamati anche dal termine riserva) ed al loro rispetto per le risorse naturali, quali l’acqua.”

La cultura dell’acqua. “Quando abbiamo pensato a una campagna di comunicazione sul bene acqua soprattutto ad uso irriguo – aggiunge Massimo Gargano, Presidente A.N.B.I. – temevamo, per questo periodo, il rischio siccità. Invece, quest’anno, i bacini contengono mediamente notevoli quantità di risorsa idrica e ciò rafforza il significato della nostra iniziativa, mirata a sensibilizzare sulla necessità di una nuova cultura dell’acqua, soprattutto ora che non siamo in emergenza. I problemi strutturali, concausa dei deficit idrici registrati negli scorsi anni, non sono infatti stati risolti ed il rischio permane: il Piano Nazionale degli Invasi (bacini medio-piccoli collinari e di pianura capaci di trattenere le acque meteoriche per utilizzarle nei momenti di necessità), indicato dall’ANBI, ha finora raccolto soprattutto condivisioni di principio. Se è vero che il nostro futuro sarà quello che sapremo costruirci, è necessaria una maggiore consapevolezza collettiva sui valori del bene acqua; i consorzi di bonifica e di irrigazione se ne fanno interpreti, forti di un impegno all’ottimizzazione d’uso della risorsa idrica, che ha portato le utilizzazioni irrigue sotto la soglia del 50% del fabbisogno nazionale ed in favore di un settore dell’eccellenza made in Italy, quello agroalimentare, dove l’84% della produzione dipende dalla disponibilità idrica.”

(fonte Anbi)

3-4 giugno 2010: a Venezia c’è Pianeta Acqua

Il mare è infinito solo nelle vecchie canzoni d’amore. In realtà la parte liquida del globo non è un bene inesauribile e ha bisogno delle cure sempre più attente da parte di un uomo che già di guasti ne ha prodotti tanti sulla terra ferma. Pianeta Acqua, in calendario dal 3 al 5 giugno all’Arsenale di Venezia, parte proprio da questa considerazione e propone una serie di occasioni di riflessione, non solo teorica, ma quanto più possibile concreta, per guardare al mare come ad una ricchezza anche per le prossime generazioni. L’evento è organizzato da Expovenice con il coordinamento scientifico di eAmbiente e di Città d’acqua e con il patrocinio, tra gli altri, della Commissione Europea, dei Ministeri all’Ambiente e quello ai Beni Culturali, dell’iniziativa Adriatico Ionica, dell’Unesco, della Regione Veneto, delle università veneziane e da altri soggetti ancora pubblici e privati.

In programma: green jobs, un master di pianificazione del mare e accordo “verde” tra i Paesi dell’Adriatico. La presentazione del programma è avvenuta nella sede del Corila, il consorzio per la gestione del centro di coordinamento delle attività di ricerca inerenti il sistema lagunare di Venezia. Nella giornata di apertura, la presentazione del libro “Guida ai Green Jobs” per dimostrare come l’ambiente e la sua tutela sia anche una occasione che genera nuovi lavori. Centrale sarà il workshop per l’istituzione di un master sulla pianificazione del mare: dall’autunno diventerà operativo allo IUAV e creerà nuovi professionisti capaci di progettare l’uso dello spazio acqueo al pari delle strade e delle città di terraferma. Di altissima attualità l’accordo che verrà stipulato tra i Paesi che si affacciano sull’Adriatico per la prevenzione degli incidenti e delle catastrofi ambientali. Infine il Parco tecnologico scientifico di Venezia VEGA illustrerà un progetto di piattaforma integrata per la salvaguardia delle risorse idriche con tecnologie ecosostenibili.

(fonte Asterisco Informazioni)

Dal 1 giugno 2010 nuove regole per la pesca nel Mediterraneo

Niente più seppie, calamaretti e telline nelle tavole degli italiani che potranno dire addio anche a rossetti, bianchetti e latterini, frittura di paranza per eccellenza dalla Liguria alla Calabria. Tutto questo a partire da martedì 1 giugno con l’entrata in vigore del Regolamento Mediterraneo. La Commissione europea, infatti, detta nuove regole per la pesca nel Mediterraneo, con maglie più larghe che rendono impossibile, ad esempio, la cattura dei calamaretti e dei rossetti essendo molto piccoli, e nuove distanze dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa.

Obiettivo: la tutela di specie a rischio. Prelibatezze che godono di una solida tradizione gastronomica italiana ma che si scontrano con l’obiettivo dichiarato dell’Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca. Il Regolamento Mediterraneo è penalizzante soprattutto per l’Italia, Paese per antonomasia della piccola pesca a cui è dedita il 5% della flotta. E ora occorre saper affrontare una nuova realtà che, a detta delle associazioni di categoria a partire dall’Agci Agrital, deve essere governata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe.

La posizione del Ministro Giancarlo Galan. Il Ministro Galan ha dichiarato “Sono pienamente consapevole delle difficoltà che la pesca italiana sta affrontando.  L’entrata in vigore delle nuove regole per il Mediterraneo stanno creando molte preoccupazioni al settore, e mi fanno riflettere sulla esigenza di avviare strategie che non consentano più di accumulare ritardi rispetto alle politiche comunitarie. Proprio per questo  ritengo di condividere l’idea che si costituisca l’unità di crisi e ho richiesto la predisposizione di un dossier pesca che sto analizzando per affrontare con concretezza e  realismo i problemi. D’altra parte con le Associazioni della pesca sono pronto a condividere una politica basata su una pesca responsabile, capace di garantire le imprese nel rispetto del mare. Dobbiamo disegnare insieme un settore capace di affrontare i nuovi scenari economici, soprattutto utilizzando al meglio gli strumenti a nostra disposizione. Dovremo usare in modo corretto la programmazione triennale e la legge delega proprio per ridisegnare il settore alla luce delle ricorrenti emergenze.”
(fonte Ansa/Ministero Politiche agricole alimentari e forestali)

Acquacoltura: il Veneto dimezza il canone idrico

La Giunta della Regione Veneto, su proposta dell’Assessore all’Ambiente Maurizio Conte, ha approvato l’aggiornamento dei canoni di concessione di derivazione d’acque per l’uso dei beni del demanio idrico.

Atto dovuto per un comparto importante come  l’acquacoltura. Si tratta dell’adeguamento all’aumento ISTAT pari all’1,35% applicato ai canoni demaniali dovuti per l’anno 2011 rispetto a quelli vigenti nel 2010. Con il medesimo provvedimento ha anche disposto il dimezzamento degli attuali canoni pagati per le vallicolture e pescicoltura, mentre sono completamente esentati dal canone idrico, sia per quanto riguarda le acque superficiali che sotterranee, i rifugi alpini ed escursionistici. A questo proposito l’Assessore Conte fa presente che è un atto dovuto rispetto ad un impegno preso a fine legislatura per definire una questione che interessa in particolare un settore tanto importante per l’economia regionale come quello dell’acquacoltura. Gli operatori – precisa Conte – aspettavano da tempo questo provvedimento, per il quale è stato necessario modificare la legge.

Una decisione che migliora la competitività veneta. Da parte sua l’Assessore allo Sviluppo Economico Isi Coppola ha sottolineato che “per il settore dell’acquacoltura questo è un importantissimo passo in avanti, che al di là della qualità del prodotto ittico, consente di meglio concorrere con gli altri paesi europei, che attualmente pagano un  canone dimezzato, con ricadute positive sul prezzo finale”.

(fonte Regione Veneto)

28-30 maggio: a Rovigo Fiere c’è Terre d’acqua

Dal 28 al 30 maggio, a Rovigo Fiere, Slow Food Italia e la Regione del Veneto lanciano “Terre d’Acqua”, un nuovo appuntamento interamente dedicato alla salvaguardia degli ecosistemi di delta, stagni e lagune. Tema centrale sarà la risorsa acqua e la complessa e affascinante biodiversità dei delta fluviali, raccontata attraverso la cultura, la tradizione e i sapori di questi ambienti grazie a esposizioni, incontri tecnici, momenti didattici e degustazioni gastronomiche.

Il programma. La tre giorni si aprirà il 28 maggio alle ore 17.00 con un importante convegno che porterà all’attenzione le problematiche delle zone salmastre: “Riflessioni e visioni sull’elemento cardine della vita sul pianeta. Quanta, quale, e di chi sarà l’acqua del futuro.” Il programma proseguirà il 29  maggio, dalle 10 alle 22 ed il  30 maggio, dalle 10 alle 20 offrendo un’immersione nel mondo delle Terre d’Acqua con numerosi appuntamenti. Nell’Area delle Scuole, divise in 5 settori distinti, dalle elementari all’università, ognuno degli istituti coinvolti presenterà una tematica diversa, tra percorsi sensoriali, attività teatrali e di laboratorio didattico, proposte enogastronomiche, dispute filosofiche e giuridiche, pianificazione del territorio e tutela delle biodiversità. Attraverso i Percorsi del Gusto, seminari interattivi che coinvolgeranno i cinque sensi, i visitatori potranno  conoscere i delicati ecosistemi delle terre d’acqua con le proprie economie, tradizioni, culture e sapori. Ogni percorso si concluderà con la degustazione di alcune specialità di quel territorio. Nella colorata Area Mercato saranno proposte alcune selezioni dei migliori prodotti delle aree salmastre italiane. Non mancherà poi lo spazio dedicato all’Enoteca e ai Microbirrifici del Veneto.

(fonte: Slowfood Veneto)

Pesca in Alto Adriatico: luci ed ombre

Anche nel 2009 la flotta dell’Alto Adriatico si assottiglia un po’ (-0,7%). In particolare il Veneto perde 12 imbarcazioni, contro le 4 “pensionate” dal Friuli Venezia Giulia; l’unico aumento si è registrato per l’Emilia Romagna con 2 pescherecci in più.

Nonostante ciò, il Veneto registra un consistente aumento delle catture (+15% rispetto al 2008); Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia invece registrano un calo della produzione, rispettivamente di 3 e 5 punti percentuali. Di conseguenza il Veneto ha riportato un buon incremento dei ricavi (+20%); comunque discreto l’aumento per l’Emilia Romagna (+6,2%); a distanza invece il Friuli Venezia Giulia (+0,6%). Con 3.044 imprese attive che operano nel settore della pesca e della piscicoltura (sulle 5.396 totali presenti nelle Regioni dell’Alto Adriatico), il Veneto si aggiudica il primato, seguito dai romagnoli (1.922) e dai friulani.

2009 anno più produttivo rispetto al 2008. I dati,  a cura dell’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di  Veneto Agricoltura, si riferiscono alla pesca marittima e lagunare nel 2009, che, nonostante la crisi della vongola, è stato un anno complessivamente più produttivo del 2008, periodo che ha pagato lo scotto della crisi carburante con riduzione di attività e produzione. E’ azzurro circa la metà del pesce pescato dagli italiani nell’Alto Adriatico, per una produzione totale di 25.756 tonnellate, con un ricavo di 57 milioni di euro. In evidenza, opposta, il fatturato dei mercati ittici di Venezia (54 milioni di euro, -5%) e Chioggia (46,4 milioni di euro, +2%).

(fonte Veneto Agricoltura)

Acquacoltura: pesce gatto, a Rovigo produzione sperimentale “virus esente”

pesce gatto

Dal 1993 la produzione nazionale di pesce gatto Ictalurus melas è progressivamente crollata di oltre il 90%. Specie alloctona (cioè non autoctona), introdotta nel nostro territorio dal Nord-America all’inizio del secolo scorso per scopi alimentari, è causa della comparsa di due patologie virali (Iridovirosi e Herpesvirosi) diffuse probabilmente in seguito ad importazioni di pesce vivo infetto dall’estero.

Pesce gatto certificato. Tuttavia, negli ultimi dieci anni la produzione intensiva di pesce gatto nazionale è divenuta economicamente interessante; di conseguenza l’insufficiente offerta di prodotto non è riuscita a far fronte alla crescente domanda. Perciò il prezzo è aumentato mantenendosi sugli attuali 5-7 euro/kg in azienda per il prodotto adulto maturo. Per far fronte a questa situazione critica, Veneto Agricoltura ha verificato sul campo la possibilità di produrre quantitativi limitati di novellame di pesce gatto certificato, esente da patologie virali, da mettere a disposizione delle aziende private.

Produzione possibile, a patto che…La ricerca, condotta nell’arco di due cicli annuali consecutivi (2008 e 2009), ha dimostrato che la produzione di pesce gatto non infetto è possibile, operando anche in ambienti a bassa tecnologia d’impianto e di gestione, a condizione che sia presente una fornitura idrica proveniente da falda sotterranea e che il pesce immesso provenga da un’azienda sanitariamente certificata. La produzione è risultata sempre negativa alle indagini virologiche e non si sono manifestati episodi significativi di parassitosi. Il sito di produzione è stato creato artificialmente da Veneto Agricoltura presso la propria azienda pilota e dimostrativa “Sasse Rami” a Ceregnano (RO). È stata utilizzata esclusivamente tecnologia a basso costo di gestione ed a minimo impatto ambientale. Questa modalità è al momento l’unica che consente la produzione di quote significative di materiale ittico indenne dalle patologie sopracitate (Iridovirosi e Herpesvirosi).

(fonte Veneto Agricoltura)

Incontro a Bruxelles sulla situazione della piccola pesca nell’Alto Adriatico

Una delegazione composta dal sindaco di Chioggia Romano Tiozzo, dall’assessore alla pesca Nicola Boscolo Pecchie, dal sindaco di Caorle Marco Sarta e dai rappresentati di AGCI pesca, Lega Coopesca Veneto, Lega Pesca Emilia Romagna, Federcoopesca, Coopesca, Mare Azzurro, è stata ricevuta oggi, giovedì 25 marzo 2010, dalla Commissione Parlamentare Europea della pesca.

Motivo dell’incontro: piccola pesca a strascico. “La delegazione ha incontrato le autorità comunitarie per chiedere la deroga delle scadenze europee per la piccola pesca a strascico entro le tre miglia, in maniera tale che in questo momento di crisi sia possibile garantire il lavoro agli operatori, pur tenendo conto degli obblighi comunitari. – ha spiegato il sindaco Romano Tiozzo – La nostra speranza è che il coinvolgimento dei Parlamentari veneti ed italiani ci possa portare ad un risultato positivo, anche se difficile da raggiungere”. “Le Amministrazioni locali non hanno alcuna competenza in materia, tuttavia il Comune di Chioggia ha voluto promuovere questa iniziativa in difesa dei cittadini. – ha commentato  l’assessore alla pesca Nicola Boscolo Pecchie – Se non sarà possibile ottenere la deroga chiederemo all’Unione Europea che le nostre attività possano continuare ancora a lavorare, cercando di diminuire lo sforzo di pesca in linea con gli obiettivi dell’UE per una maggiore tutela dell’ambiente. Valuteremo infine se sarà possibile ottenere delle misure di sostegno per la categoria”.

(fonte: Comune di Chioggia)

A Caorle (Ve) nuovo Centro Spedizione Molluschi

S’inaugura oggi, martedì 23 marzo, a Caorle (Venezia) il nuovo Centro Spedizione Molluschi dell’Organizzazione di Produttori di Molluschi del Mare Veneto Soc. Coop. “OP Bivalvia Veneto”. La cerimonia è prevista alle ore 16.00 nella nuova struttura (via Traghete 68/C1), alla presenza dell’assessore regionale alla pesca e all’acquacoltura. Promossa dal Consorzio COGEVO di Venezia e Chioggia aderiscono all’OP Bivalvia Veneto circa cento imprese di pesca di tutto l’arco costiero regionale che esercitano la raccolta delle vongole di mare e dei canolicchi. Nel nuovo centro, che accoglie il prodotto pescato dai soci, si procederà alle operazioni di controllo, vagliatura e calibratura fino al confezionamento finale e alla spedizione dei molluschi.

(fonte Regione Veneto)