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Bandi PSR Veneto, impegni agroambientali e indennità in zona montana, proroga al 15 giugno 2019 per presentare le domande

Si ampliano i tempi per la presentazione delle domande per alcuni dei recenti bandi del PSR Veneto. La Giunta Regionale ha approvato, infatti, al 15 giugno 2019 la proroga dei termini per presentare le domande di aiuto per quattro tipi d’intervento e per le domande di conferma pluriennali in ambito agroambientale.

La proroga riguarda nello specifico i seguenti bandi: Tipo intervento 10.1.3 – Gestione attiva di infrastrutture verdi; importo a bando: 4 milioni di euro (collegato a Tipo di intervento 4.4.2); Tipo intervento 10.1.6 – Tutela ed incremento degli habitat seminaturali, importo a bando: 2. Milioni di euro (collegato a Tipi di intervento 4.4.2 e 4.4.3); Tipo intervento 10.1.7 – Biodiversità – Allevatori custodi, importo a bando: 750 mila euro; Tipo intervento 13.1.1 – , importo a bando: 20 milioni di euro. Misura 221 del PSR 2007-2013; Misure 6 e 8 del PSR 2000-2006; Regolamenti CEE 2078 e 2080/1992.

La domanda riguarda i beneficiari degli impegni pluriennali sottoscritti nel corso delle programmazioni 2007-2013, 2000-2006 e con i regolamenti del 1992 in materia agroambientale e forestale. In particolare sono coinvolti quanti hanno assunto impegni pluriennali nell’ambito delle misure: 221 – Primo imboschimento dei terreni agricoli del PSR 2007-2013, 6 – Agroambiente e 8 – Forestazione nel periodo 2000-2006, e infine, quanti hanno assunto impegni nel quadro dei regolamenti europei sui programmi agroambientali e forestali n. 2080 del 1992. Misure 10 e 11 del PSR 2014-2020
 Riguarda i beneficiari che negli ultimi quattro anni hanno presentato domanda di aiuto per gli impegni pluriennali nel quadro del PSR 2014-2020, a seguito dei bandi aperti con le deliberazioni n. 465 del 19 aprile 2016, n. 440 del 31 marzo 2015 e n. 435 del 6 aprile 2017 e n.396 del 2018. Si tratta in particolare dei beneficiari dei tipi d’intervento: 10.1.1 – Tecniche agronomiche a ridotto impatto ambientale, 10.1.2 Ottimizzazione ambientale delle tecniche agronomiche ed irrigue, 10.1.3 – Gestione attiva di infrastrutture verdi, 10.1.4 Gestione sostenibile di prati, prati-seminaturali, pascoli e prati-pascoli in zone montane, 10.1.7 – Biodiversità – Allevatori e coltivatori custodi, 11.1.1 – Pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica e 11.2.1 – Pagamenti per il mantenimento dell’agricoltura biologica del PSR 2014-2020. Si precisa che la proroga è condizionata all’approvazione dell’analogo provvedimento da parte della Commissione europea e del Ministero delle politiche agricole. Il testo ufficiale del provvedimento è stato pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto il 14 maggio.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Nasce l’Asiago DOP prodotto con latte di razza bruna

Nuova tappa dell’azione di valorizzazione e differenziazione della qualità distintiva dell’Asiago Dop. Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago annuncia l’avvio della produzione di Asiago con latte di razza bruna, caratterizzato da un elevato valore proteico ed altissima qualità organolettica.

Il percorso di differenziazione nasce oltre dieci anni fa, con l’avvio della prima produzione dell’Asiago Dop Prodotto della Montagna, specialità prodotta sopra i 600 metri nell’Altopiano di Asiago e nei territori montani del Trentino. Oggi, l’Asiago si può apprezzare a seconda della stagionatura, del latte impiegato e delle specifiche caratteristiche della zona di origine nelle produzioni dall’Asiago Fresco allo Stagionato, dall’Asiago bio a quello di latte di razza bruna.

La nuova proposta. Da zona di allevamento e produzione in territorio vicentino, per intenditori e limitata a 3500 forme/anno, garantisce un valore proteico superiore. In una prima fase, verrà prodotto un Asiago Dop fresco con stagionatura di oltre 40 giorni e una maturazione che esalterà le caratteristiche peculiari della specialità legata alla razza: pasta morbida, dal sapore dolce e delicato con un intenso profumo di latte e corposità che ricorda i sapori di un tempo.

“Rispetto della tradizione e innovazione– afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago – sono due elementi fondanti dell’azione di valorizzazione, che consentono di mostrare la vera qualità del formaggio Asiago. Un percorso nel quale la nuova produzione di razza bruna accentua ancor di più il valore della tradizione e dimostra la capacità dei nostri produttori di interpretare le esigenze dei consumatori proponendo prodotti in grado di esaltare le caratteristiche distintive della specialità”.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Tutela Asiago Dop

11 e 12 agosto 2018, a Farra d’Alpago (BL) agroalimentare e montagna protagonisti con Top-Value

Qualità, tipicità e tutto il buono della montagna. È la ricetta che sabato 11 e domenica 12 agosto trasformerà Farra d’Alpago (BL) nella capitale del gusto ad alta quota per un weekend interamente dedicato alle eccellenze agroalimentari montane.

Tipicità locali e qualità senza confini. Organizzata dalla Regione Veneto in collaborazione con L’Informatore Agrario e Ven.Lat., la due-giorni si inserisce nell’ambito del progetto Top-Value, una partnership per la promozione del “Prodotto di Montagna” che coinvolge la Camera dell’Agricoltura della Carinzia, l’ente regionale per lo Sviluppo Rurale del Friuli Venezia Giulia, la Regione del Veneto — Direzione Agroalimentare, l’Umweltbüro GmbH, l’Università degli Studi di Udine e l’Università degli Studi di Padova.

Cuochi stellati. Ad illuminare i podotti di montagna, le stelle degli chef Renzo Dal Farra (Locanda San Lorenzo di Puos D’Alpago – BL), Renzo De Prà (ristorante Dolada di Pieve d’Alpago – BL) e dello chef pasticcere Ivan Centeleghe (omonima pasticceria di Farra D’Alpago – BL), che sabato 11 (ore 20.00) interpreteranno i sapori della Val Belluna in un cooking show a base di prodotti del territorio: dall’orzotto con i fagioli giàlet all’agnello, passando per degustazioni di formaggi bio col miele, Pinot grigio e nero, fino ai cannoli con la ricotta del Cansiglio e lo zafferano a km0. Uno show “pret a manger” che punta i riflettori sulle potenzialità di un territorio a dimensione quasi familiare, fatto di micro-produzioni orientate alla genuinità, al gusto e al rispetto dell’ambiente.

Produttori locali. Domenica 12 sarà quindi la volta dei produttori locali e non solo, che animeranno il centro di Farra D’Alpago (dalle 9.00 alle 18.00) con una mostra mercato sui “prodotti di qualità di montagna e dell’area di confine tra Italia e Austria” con i produttori dell’area transfrontaliera ad esporne le lavorazioni e le caratteristiche organolettiche. Tra queste la Casatella trevigiana, i fagioli di Lamon, il formaggio Piave, l’aglio bianco polesano e il radicchio, ma anche formaggi, salumi, verdure, vino, miele e frutta provenienti da latterie, malghe o imprese dell’agroalimentare.

Convegno. Sul fronte tecnico, riflettori puntati sul “valore aggiunto dei prodotti di qualità e di montagna per lo sport e per l’ambiente” nel convegno di sabato 11 (ore 18.00, presso la palestra comunale di Farra D’Alpago – BL), che vedrà intervenire Ivo Bianchi, medico specializzato in omotossicologia; Enrico Sturaro, professore all’Università di Padova e Giorgio Trentin, della Direzione agroalimentare della Regione Veneto, moderati dal direttore de L’Informatore Agrario, Antonio Boschetti.

La registrazione in loco sarà consentita fino all’esaurimento dei posti disponibili. Tutte le iniziative proposte nell’ambito dell’evento sono aperte al pubblico e a libero accesso fino ad esaurimento posti. La registrazione anticipata al convegno e al cooking show (la partecipazione al cooking show è vincolata alla partecipazione al convegno) è possibile inviando una mail ai seguenti indirizzi: valentina.zambetti@regione.veneto.it v.marcantonio@informatoreagrario.it

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Sei storie di vita in montagna al femminile protagoniste del documentario “Maestoso Cesen 2”, in visione il 22 marzo 2018 sera al comune di Segusino (Tv)

Sei donne sono le protagoniste del nuovo documentario “Maestoso Cesen 2” prodotto dallo scrittore e documentarista Giovanni Carraro, affiancato nella realizzazione da Andrea Cecchella, giornalista di Telebelluno, e che sarà proietatto giovedì 22 marzo 2018 alle ore 20.30 nella sala Zancaner del comune di Segusino (Tv).

Vita da malgara. Regina Rebuli, la più anziana della famiglia che da decenni conduce Malga Domion, nel documentario parla, insieme a figli e nipoti, di come si porta avanti la dura vita di malga, a partire dalla mungitura del mattino, passando per la produzione di burro e formaggio fino ad arrivare alla transumanza, che dalle loro parti chiamano “scargar montagna”. Nel film, si vedono le mucche scendere a San Pietro di Barbozza dopo cento giorni di alpeggio, dove entreranno in stalla per passare l’inverno.

L’innovazione è il tema su cui si basa l’inserto dedicato a Elena Vanzin, conduttrice di lama e alpaca. La docile indole di questi animali attira sempre di più bambini e adulti in una forma di escursionismo del tutto innovativa e originale, con l’idea di camminare in sincronismo con il passo lento e cadenzato dell’animale lungo i sentieri che si snodano attorno al Cesen. Elena ci racconterà la sua esperienza di vita che l’ha vista abbandonare una comoda poltrona di uno studio tecnico per affrontare la stalla, dove si reca ogni giorno di buon mattino a spazzolare e rifocillare i sette amici a quattro zampe.

Il mondo dell’aviazione di montagna è il tema invece collegato ad Angela Vanzin, giovanissima appassionata del volo che nel dicembre 2016 a soli diciassette anni, giusto nei limiti della normativa, ha conseguito la licenza PPL per condurre aerei da turismo all’aeroporto Arturo dell’Oro di Belluno, divenendo così la più giovane donna pilota dello scalo bellunese. La sua è la storia di una ragazza determinata che ha dovuto far fronte con grande impegno a studi e procedure di volo in un ambiente normalmente governato da uomini. Angela vive ai piedi del Cesen, a San Vito di Valdobbiadene, e nel film la vedremo ai comandi di un PA28 monomotore che la porterà sui cieli di Belluno in direzione del Monte Cesen.

Sport. Il gruppetto di escursionisti ripresi nel documentario vede la presenza di un’istruttrice del Pianezze Avventura. Si tratta di Emily Corazzin a cui è dedicato un inserto della struttura sportiva nata di recente a Pianezze. Immagini rapide faranno vedere i vari percorsi del parco, dove grandi e piccini possono sbizzarrirsi tra liane, passerelle, ponti tibetani e zip lines.

Amazzoni e cavalli sono invece lo scenario dell’inserto curato da Gloria Paulon, sindaca di Segusino (Tv), che parlerà delle ippovie che caratterizzano tutto il comprensorio prealpino trevigiano e bellunese, oltre a far cenno sulla storia rurale di Segusino, Stramare e Milies, anch’essi strettamente legati alla realtà montana del Cesen. Gloria e l’amica Beatrice, si uniranno con i rispettivi cavalli al gruppo di escursionisti nel tratto del Trodo dei Much, un antico sentiero il cui appellativo si riferisce alle popolazioni di lingua tedesca che in passato frequentarono queste zone.

Una voce femminile per la colonna sonora. Carraro ha curato particolarmente la colonna sonora di questo film, scegliendo nel programma musicale due canzoni inedite realizzate da un’altra figura femminile che caratterizza il suo nuovo lavoro, Sarah Jane Olog, cantante nota per le sue esibizioni musicali a fianco dell’artista e conduttore televisivo Max Giusti. Carraro viene

L’anello escursionistico lungo il quale è stato girato il film è la circumnavigazione del monte Cesen (1570 m) e comprende un vecchio tracciato non molto conosciuto, il Trodo dei Much. Si parte dal piazzale di Pianezze e si segue il segnavia n. 1008 che sale per ghiaioni verso Barbaria. Lo si lascia percorrendo pochi metri della strada Pianezze – Mariech fino ad incontrare l’inizio del Sentiero 72 Storte, così chiamato per i numerosi tornanti che lo caratterizzano. Lo strappo in salita porta a Malga Frascada Alta. Si continua fino a Malga Barbaria, quindi a cavallo della dorsale ovest si raggiunge la base del Monte Orsere. Qui si devia a nord in forte discesa verso la Val de Maria e si prosegue per un magnifico sentiero fino ai ruderi di Malga Forcelletto. Anziché proseguire per la cima del Cesen, si continua dritti sul Trodo dei Much costeggiando il versante nord del monte al margine della Val Paula. Si arriva ad una lama posta nei pressi dei ruderi di Malga Cesen e successivamente si giunge a Malga Mariech incontrando un monumento dei partigiani. Dal piazzale di sosta, si segue una traccia di sentiero che taglia a sud il Domion in direzione di Malga Faé. Da qui, tramite un tratto del sentiero 1008, in breve tempo si ritorna a Pianezze. Distanza km 9,64, dislivello D+ 650 m, tempo di percorrenza 4h 30’.

Fonte: servizio stampa comune di Segusino

 

Programma di sviluppo rurale regione Veneto: due nuovi bandi per colture a risparmio idrico e agricoltura in montagna

La Giunta regionale del Veneto ha avviato due nuovi bandi per il 2018, nell’ambito del Programma di sviluppo rurale. Il provvedimento, finanzia gli agricoltori di montagna e le imprese che adottano tecniche e colture “a risparmio idrico” e con minor impiego di fertilizzanti. La delibera di Giunta è ora all’attenzione della commissione competente del Consiglio Regionale, che avrà trenta giorni di tempo per eventuali modifiche e il via libera. Successivamente, il provvedimento sarà approvato in via definitiva dalla Giunta Regionale e poi pubblicato nel Bollettino Ufficiale Regionale: da quella data decorreranno i termini per la presentazione delle domande.

I due bandi valgono complessivamente 35 milioni di euro: 20 destinati a compensare gli agricoltori delle montagne venete degli svantaggi di produrre in quota, e 15 per incentivare le tecniche agronomiche che contengono il consumo di acqua e di fertilizzanti. Di seguito i particolari.

Bando per l’ottimizzazione ambientale delle tecniche agronomiche ed irrigue. Il tipo d’intervento propone un insieme di impegni quinquennali finalizzati a ridurre gli impatti originati sulle acque dalle pratiche agricole intensive, specialmente per i seminativi. Gli impegni finanziabili sostengono l’adozione di pratiche finalizzate a contenere l’uso di fertilizzanti azotati e di acqua irrigua. Lo scopo è di conciliare i fabbisogni delle colture con la tutela delle risorse idriche, mitigando nel contempo le emissioni originate dalle attività di fertilizzazione che alternano il clima. Le risorse stanziate ammontano a 15 milioni di euro.

Bando per indennità compensativa in zona montana. Il tipo d’intervento prevede l’erogazione di un’indennità intesa a compensare gli agricoltori dei costi aggiuntivi e della perdita di reddito derivanti dagli svantaggi che ostacolano la produzione agricola nella zone montane. L’obiettivo, infatti, è quello di favorire il mantenimento dell’attività agricola nelle aree montane, dove la redditività è generalmente inferiore rispetto alla pianura. L’importo a bando previsto è di 20 milioni di euro.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Innovazione e cooperazione le chiavi di volta per lo sviluppo sostenibile della montagna, se ne parla ad Auronzo di Cadore (BL) venerdì 8 settembre 2017, modera il dibattito il socio Argav Edoardo Comiotto

Il giornalista socio Argav, Edoardo Comiotto ci rende partecipi di questo interessante evento, che si svolgerà venerdì 8 settembre ad Auronzo di Cadore (BL). Si tratta del convegno “Innovare in montagna, esperienze concrete di sviluppo sostenibile nella montagna bellunese“, che si terrà in malga Maraia (località Maraia, a 1.700 metri, raggiungibile con l’auto e poi a piedi in un percorso di poco più di duecento metri).

Programma. L’incontro è articolato in due momenti: workshop dalle 9,30 alle 13.30, moderato dal collega Comiotto, e dalle 14 alle 18 visita della malga che ospita l’evento. Nel dettaglio: ore 9.15, registrazione dei partecipanti e caffè di benvenuto. Ore 9.30, apertura dei lavori e saluti istituzionali: Marco Slongo (vicepresidente Confcooperative Belluno e Treviso), Daniele Galante (direttore Irecoop Veneto); L’allevamento e l’agricoltura di montagna: di nuovo protagonisti per la valorizzazione della “risorsa territorio”, Osvaldo Vecellio Del Frate (presidente Società Cooperativa Agricola Auronzo); Sinergia proficua fra attori locali: il caso Verzegnis, Elena Valent e Franco Suilli (Uti Unione territoriale della Carnia);  La cooperazione come risorsa per lo sviluppo della montagna, Claudio Agnoli (presidente Cadore Scs onlus). Ore 13, dibattito e chiusura dei lavori.

Gli interessati a partecipare possono mandare un’e-mail entro il 6 settembre a servizi.bltv@confcooperative.it. Per informazioni, si può chiamare lo 0422-910926 (Danila Attene, Confcooperative Belluno e Treviso).

Agricoltura montana, si potrà scrivere in etichetta “prodotto di montagna”

La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il decreto predisposto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali con il quali si concede la possibilità di utilizzare l’indicazione facoltativa di qualità “prodotto di montagna”.

Su quali prodotti potrà essere applicata l’indicazione.  Prodotti ottenuti da animali allevati nelle zone di montagna e lì trasformati; derivanti da animali allevati, per almeno gli ultimi due terzi del loro ciclo di vita, in zone di montagna, se i prodotti sono trasformati in tali zone; derivanti da animali transumanti allevati, per almeno un quarto della loro vita, in pascoli di transumanza nelle zone di montagna. La proporzione dei mangimi non prodotti in zone di montagna non deve superare il 75% nel caso dei suini, il 40% per i ruminanti e il 50% per gli altri animali da allevamento. Questi ultimi due parametri non si applicano per gli animali transumanti quando sono allevati al di fuori delle zone di montagna.

Anche il confezionamento dovrà essere prossimo alla montagna.L’indicazione potrà essere applicata anche ai prodotti dell’apicoltura, se le api hanno raccolto il nettare e il polline esclusivamente nelle zone di montagna, e ai prodotti vegetali, se le piante sono state coltivate unicamente nella zona di montagna. Gli impianti di macellazione degli animali e quelli di spremitura dell’olio di oliva dovranno essere situati non oltre 30 km dal confine amministrativo della zona di montagna. Più severo il limite per il latte e i prodotti lattiero caseari: non oltre i 10 km dalla montagna. “Con questo decreto diamo rilievo alle produzioni montane per il loro valore non solo economico, ma sociale e di tenuta del territorio. Premiare con la trasparenza chi produce qualità è il primo passo per tutelare le scelte dei consumatori e per sostenere l’attività economica virtuosa che l’Italia esprime. Su questa strada siamo decisi a continuare con determinazione”, ha dichiarato il ministro Maurizio Martina.

Fonte: Garantitaly.it

Nuovi bandi regione Veneto per conversione all’agricoltura bio e per il mantenimento delle attività agricole in montagna

La Giunta regionale del Veneto ha dato avvio ai nuovi bandi del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 per la conversione all’agricoltura biologica e il mantenimento delle attività agricole in montagna: rispettivamente sostenuti con 2,5 e 20 milioni di euro.

In attesa di ratifica. Si tratta di complessivi 22,5 milioni di euro, resi disponibili per le aziende che investono in questi due settori ad alto valore di difesa ambientale. Il provvedimento, attende ora la ratifica della terza commissione del Consiglio regionale del Veneto, prima di essere adottato definitivamente e pubblicato sul BUR. Successivamente gli agricoltori interessati potranno presentare le domande di aiuto ad Avepa.

La misura “Pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica” è finalizzata alla conversione all’agricoltura biologica, ossia la transizione dall’agricoltura convenzionale alle modalità agronomiche definite dalle norme europee. Tra gli impegni che costituiscono la produzione biologica rientrano la rotazione pluriennale delle colture e la fertilizzazione con concime naturale di origine animale o con materia organica, difesa fitoiatrica ottenuta attraverso nemici naturali, esclusivo utilizzo di sementi e materiali di moltiplicazione vegetativa prodotti biologicamente.

Le indennità compensative in zona montana, invece sostengono le aziende agricole montane che hanno una redditività generalmente inferiore rispetto a quella che operano nelle zone di pianura. Le indennità previste vanno a  compensare gli agricoltori dei costi aggiuntivi e della perdita di reddito derivanti dagli svantaggi che ostacolano la produzione agricola nella zone montane. Obiettivo generale è quello di favorire il mantenimento dell’attività agricola e di preservare l’ambiente, promuovendo pratiche agricole estensive ed ecocompatibili nelle zone montane, utili anche a preservare la stabilità dei versanti e la regimazione delle acque.

In Veneto il settore dell’agricoltura biologica è in continua crescita: dagli ultimi dati disponibili risulta che le produzioni bio hanno registrato un aumento del 10,4 per cento rispetto all’anno precedente per superfici dedicate e un incremento del 22,6 per cento degli operatori. Si tratta comunque di un settore con ancora grandi potenzialità di crescita, visto che nel 2015 rappresentava il 2,1% della superficie regionale coltivata e l’1,3 degli occupati in agricoltura.

Amaranto e nocciolo nuove future produzioni bellunesi? Se ne parla ad Agrimont in corso fino a domenica 26 marzo 2017 a Longarone Fiere (BL).

E’ un sabato pieno di iniziative quello in programma oggi ad Agrimont, la fiera dell’agricoltura di montagna aperta a Longarone Fiere (BL) fino a domani, domenica 26, dalle 9 alle 19.

cavallo Haflinger

Presenti diverse filiere, dalla canapa alla bachicoltura fino all’intero sistema foresta-legno. E complessivamente 274 marchi (139 espositori diretti da 13 regioni italiane) dall’Italia e dall’estero con le principali aziende di prodotti, macchine e attrezzature per l’agricoltura e tutto ciò che riguarda il mondo rurale montano, compreso il mondo dell’orticoltura e della cura e della manutenzione del territorio. Agrimont ospita anche un’intera area riservata al settore dell’allevamento che, grazie alla consolidata collaborazione con l’A.R.A.V. – Associazione Regionale Allevatori del Veneto, si presenta con un’esposizione di razze particolari di bovini, equini e con altre razze di animali meno diffusi ma allevati comunque nel territorio. Continuano inoltre l’attività promozionale del cavallo Haflinger dedicata ai ragazzi e dalle 15.30 alle 16.30 il Battesimo della sella per i bambini con i pony.

Amaranto, nuova possibile produzione? Tra le iniziative realizzate, da segnalare il convegno di approfondimento “Amaranto, risorsa alimentare del futuro“, svoltosi ieri, sul possibile sviluppo della coltivazione dell’amaranto in provincia di Belluno. Al momento, la pianta annovera tra i principali Paesi europei produttori la vicina Austria. Ad interessare in particolare le sue notevoli proprietà nutritive, la grande produttività e l’assenza di glutine che lo rende quindi adatto anche per chi soffre di celiachia.

Nuove opportunità economiche dal nocciolo. Tra gli eventi in programma nel pomeriggio di oggi, alle 14.30 in Sala Barel, l’attesissimo incontro sul tema “Il nocciolo, innovazione e opportunità in Provincia di Belluno” a cura di Longarone Fiere Dolomiti e Coldiretti Belluno. Ad intervenire su quella che sembra essere l’opportunità più sentita del momento, in particolare per l’interessamento espresso anche dai grandi marchi italiani, sarà in primis il dott. Alberto Pansecchi sugli aspetti agronomici della coltivazione del nocciolo e a seguire il dott. Enrico Vidale sulla relativa valorizzazione economica. Inoltre alle 15.00 nel piazzale esterno – ingresso centrale – si svolgerà la seconda ed ultima dimostrazione di “Teoria e pratica dell’innesto e della potatura” organizzata dall’Istituto di Istruzione Superiore “Antonio Della Lucia” di Feltre.

Canapa e cultura di precisione. Non mancheranno le iniziative curate dal Centro Consorzi nel Pad. C con i momenti di confronto sulle esperienze di coltivazione della canapa nel bellunese che includono le dimostrazioni di spremitura dei semi per produzione di olio e farine, la decorticazione dei semi e la realizzazione di coibentazioni canapa-calce e lana di pecora; invece nel Pad. B ci sarà la presentazione del Progetto Elicka – Agricoltura di precisione: simulazioni di volo, dimostrazioni e prove pratiche di utilizzo dei droni.

Fonte: Servizio Stampa Longarone fiere

 

“Eataly vuole fregare Trump con l’Italian sounding? La vaccata del giorno!” a dirlo Efrem Tassinato, presidente circuito Wigwam e socio Argav

mucche-central-park(di Efrem Tassinato, socio Argav e presidente Circuito Wigwam, rete associativa non profit per lo sviluppo sostenibile delle Comunità Locali, nata in Italia nel 1972 e che oggi connette territori, organizzati in Comunità Locali, di 21 Paesi). Se non fosse che le cronache ci hanno abituati a chi la spara più grossa che poi, si spera, finisca come nella favola di Esopo dell’Al lupo al lupo e quindi non ci creda più nessuno, ci sarebbe da scuotere la testa per l’enorme ed ennesima scemenza lanciata in titoli cubitali per amor del sensazionalismo.

italia-oggiItalian sounding…all’italiana! Mi riferisco a quanto dichiarato da Oscar Farinetti, sì proprio quello che nel mondo sta facendo un gran bel business col Made in Italy alimentare e che a Italia Oggi del 1 febbraio 2017 “svela come intende aggirare il neoprotezionismo USA”. Il titolone recita: “Faremo in USA il made in Italy italiano” e nel sottotitolo “Farinetti: se Trump ci blocca useremo materie prime locali” spiegando poi nel testo che produrrà sul posto, ma all’italiana. Vanta ad esempio che “abbiamo aggirato il divieto d’importazione delle nostre carni negli USA. Approfittando della possibilità d’esportarvi sperma di toro, vi abbiamo portato quello di stalloni di razza piemontese e oggi produciamo là dell’ottima carne che poi utilizziamo e vendiamo nei nostri negozi.” E così via continuando…Insomma, ci chiediamo. Ma quale differenza ci passa tra il prosciutto di Parma fatto in Canada e il Regianito fatto in Argentina, chiaramente evocando la tanto ambita e prestigiosa italianità, da ciò che già ha dichiarato di fare ed ancor più farà Farinetti quanto alle operazioni di taroccamento dell’italian sounding?

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Efrem Tassinato

Agricoltori e artigiani, figure da proteggere e non da immolare. Al di là della sua indiscutibile capacità di businessman, finanche meritevole per certi aspetti, qui ci troviamo di fronte alla più grande minaccia di disastro per le comunità rurali e della montagna italiana, con agricoltori e artigiani alimentaristi che faticano a marginalizzare quel che serve per sopravvivere, ai quali peraltro si chiede anche di essere manutentori del territorio, custodi delle tradizioni ed un’infinità di altre prestazioni, sempre troppo poco riconosciute dall’establishment dei burocrati europei e nostrani delle politiche agricole e falcidiati da una grande distribuzione organizzata che pretende la massima qualità ma funzionale alle operazioni del tre per due e del sottocosto.

Agricultura-spettacolo. Rispetto alla domanda potenziale del mercato globale le nostre possibilità di produzione – quantitativamente parlando – rappresentano davvero poca cosa. Ma quel che finora ci ha in qualche modo salvato è stato il prestigio, la nomea, la tradizione, l’enfatizzazione del legame coi territori che nei secoli hanno cumulato, tutt’altro che gratis, valore aggiunto per le nostre produzioni agro-alimentari. Un valore immateriale di inestimabile quantificazione che si somma a quello materiale di prodotti di assoluta qualità perché frutto di lavoro fatto con il cuore e con teste pensanti che non son più gli zotici Fontamaresi di Silone, per di più garantiti da una tra le più solerti normative igienico-sanitarie al mondo. Non ce l’ho con Farinetti, lui fa il suo business. Quello che deve preoccupare è il messaggio che sta passando con la creazione dei parchi tematici del cibo contadino, dove è tutto finto. Proprio come fantasticava, ma neanche tanto, un bell’articolo di Economist della metà degli anni settanta sull’agricoltura spettacolo: l’operatore alla mattina arrivava, timbrava il cartellino, si vestiva da contadino, prendeva il secchio ed andava mungere la vacca o a svolgere altri mestieri. Il tutto a beneficio di spettatori che vi assistevano meravigliati, avendo prima pagato il biglietto per poi acquistare prodotti, fatti però in grande serie da una super industria, super multinazionale ed ovviamente, super robotizzata.

In gioco la sopravvivenza e lo sviluppo delle Comunità locali rurali. Quel che noi diciamo è che il prodotto tipico è tale perché è intimamente legato al territorio di origine ed espresso, conservato, tramandato da quei microcosmi che sono le Comunità Locali. Ed anzi, il rapporto è così stretto ed interdipendente che la sopravvivenza e lo sviluppo duraturo e sostenibile delle Comunità Locali rurali e della montagna dipende essenzialmente dalla tutela della prerogativa di tale valore immateriale. Perché ciò non accada la soluzione è semplice: incentivare il consumo negli originari luoghi di produzione. La marginalizzazione rimarrebbe al territorio dove si manterrebbero posti di lavoro e risorse per la manutenzione e il miglioramento del territorio stesso. Se il Signor Trump chiude alle importazioni italiane, facciamo venire gli americani a consumare da noi!