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A Venezia e a Treviso una campagna contro la disinformazione alimentare sul grano

campo grano

I falsi miti alimentari veicolati nel web stanno evidenziando conseguenze sulla salute collettiva, anche nelle giovani generazioni, toccando punte del 42% di obesità nella fascia fra i 5 ed i 9 anni: è l’allarme lanciato nel corso del convegno “Dal grano al pane” organizzato da Molino Rachello, che ha sancito a Venezia e a Treviso una rinnovata collaborazione fra i mondi di sanità, università, impresa e ricerca; tre le parole d’ordine: credibilità, buon senso, sostenibilità.

In Italia si coltivano 600.000 ettari a frumento tenero, pari a 3 milioni di tonnellate di grano, cioè il 40% del fabbisogno del Paese; pane e cereali rappresentano il 16% della spesa alimentare di un nucleo familiare. Le disinformazioni riguardanti farine, glutine e lievito presenti sul web lanciate o rilanciate non solo da fonti anonime, ma anche da “influencer” rappresentano ormai un problema serio e diffuso; in alcuni casi, si assiste alla promozione di diete o regimi alimentari basati su credenze non supportate dalla scienza, mettendo a rischio la salute della popolazione.

A suffragare le preoccupazioni sul “marketing disinformante” è una ricerca dell’Agrifood Management and Innovation Lab dell’Università veneziana di Ca’ Foscari, che segnala come solo il 13% della popolazione segua la dieta mediterranea, ma soprattutto viga una diffusa, mancata conoscenza del significato e dei valori del cibo: un analfabetismo alimentare, che si limita al conteggio delle calorie e, forse, alla lettura degli ingredienti.

Grani antichi. Da qui l’invito ad un maggiore ruolo proattivo delle aziende agroalimentari del Nordest verso i consumatori, con i quali è necessario stabilire un linguaggio comune, ad iniziare dal differenziare informazione ed artificio commerciale, come nel caso dei cosiddetti grani antichi. “Il grano, che rappresenta il 20% delle calorie e proteine consumate al mondo – precisa Luigi Cattivelli, direttore del Centro Ricerca e Genomica del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), nonché autore del libro “Pane nostro” -, è una pianta in continua autoevoluzione per adattarsi alle diverse condizioni climatiche, altrimenti non potrebbe essere coltivato sia in Kenia che in Norvegia. Soprattutto di fronte all’evidente crisi climatica sul Pianeta, non è quindi possibile riproporre su larga scala le varietà di una volta, organoletticamente inferiori, nonché meno produttive e quindi economicamente non sostenibili.

Progetto Oasi. Quello del coniugare sostenibilità ambientale ed economica, quindi sociale, è invece l’asset del progetto Oasi di Molino Rachello. “A fronte di una tracciabilità certificata dal campo alla tavola per garantire grano coltivato senza inutili trattamenti e concimazioni, riusciamo ad assicurare maggiore redditività alle imprese agricole coinvolte” afferma Gabriele Rachello, direttore generale dell’azienda molitoria, che ha sede a Musestre.“Alcune false affermazioni sul glutine – aggiunge il dietista clinico, Maurizio Fadda, docente all’Università di Torino – possono indurre a restrizioni alimentari non necessarie, con conseguenti carenze nutrizionali; inoltre, informazioni sbagliate sull’utilizzo di lievito e farine possono comportare scelte dietetiche non equilibrate o comportamenti alimentari disfunzionali.”

I carboidrati sono uno dei tre principali macronutrienti essenziali per il nostro organismo, insieme alle proteine e ai grassi; un consumo equilibrato di carboidrati è cruciale per una dieta sana e bilanciata: essi forniscono non solo energia, ma anche importanti sostanze nutrienti come vitamine, minerali e fibre; vanno preferite fonti di carboidrati complessi, come cereali integrali, legumi e verdure. Il glutine è una proteina presente naturalmente in alcuni cereali come il grano, l’orzo e la segale, che sono anche fonti importanti di fibre, vitamine del gruppo B e minerali come il ferro; l’adozione di una dieta priva di glutine senza una vera necessità può portare ad una carenza di questi nutrienti essenziali. Inoltre, molti prodotti senza glutine spesso contengono ingredienti sostitutivi, che possono essere più ricchi di grassi, zuccheri o additivi per migliorarne la consistenza o il sapore. “Quindi – conclude Fadda – per coloro che non sono affetti da celiachia, non è necessario evitare il glutine e farlo potrebbe comportare carenze nutrizionali.”

Combattere le “bufale”. I rischi delle disinformazioni in ambito nutrizionale sono significativi e richiedono azioni immediate: educare il consumatore, promuovere pratiche oneste da parte dei professionisti della nutrizione ed incoraggiare le piattaforme on-line a combattere le “bufale” sono passi cruciali verso una migliore alfabetizzazione nutrizionale ed una salute pubblica più forte e resiliente. Alla giornata contro la disinformazione alimentare hanno portato il loro contributo anche Christine Mauracher, docente Università Ca’ Foscari Venezia; Gianni Rachello, contitolare Molino Rachello; Danilo Gasparini, docente Università Padova; Massimo Gorghetto, presidente Unione Regionale Veneto Panificatori; Giuseppina Girlando, direttrice Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione ULSS2; Pierpaolo Caldart, responsabile Area Economica Coldiretti Treviso; Stefano Guerrini, direttore Consorzio Maiscoltori e Cerealicoltori del Piave.

Fonte: servizio stampa Molino Racchello

5 dicembre, presentazione a Padova (anche on line) del progetto Smaq Veneto per l’innovazione digitale della filiera dei piccoli frutti

fragole veneteSaranno una trentina le aziende agricole di Padova, Rovigo, Belluno, Verona e Vicenza che verranno selezionate per partecipare al progetto Smaq (Strategie di Marketing per l’Agroalimentare di Qualità) Veneto, iniziativa avviata da Fondazione Cariparo e Fondazione Cariverona in collaborazione con l’Associazione Filiera Futura. Quest’ultima è un’associazione nata nel 2020 che vede riuniti 25 soci, tra fondazioni di origine bancaria, atenei ed enti di categoria, per valorizzare i prodotti di qualità e l’unicità del made in Italy, e portare innovazione nel settore agroalimentare.

Il progetto Smaq Veneto, sostenuto con 300.000 euro, mira a promuovere la produzione di piccoli frutti (mirtillo, lampone, more e ribes) grazie alla tracciabilità e l’e-commerce. Le aziende selezionate potranno accrescere le competenze digitali grazie ad attività di formazione e beneficeranno del supporto e dell’affiancamento di un Project Manager e di Digital Ambassador, professionisti con elevate competenze nell’ambito dell’innovazione digitale.

Due le Call per selezionare aziende e Digital Ambassador che parteciperanno a Smau Veneto. La prima call è dedicata alle aziende agricole già operanti in questo mercato e a quelle con un potenziale innovativo operanti in altri settori di produzione, ma che potrebbero trarre vantaggio a intraprendere queste colture. La seconda call è rivolta ai Digital Ambassador, figure che affiancheranno le aziende portandole a familiarizzare con strumenti e soluzioni digitali.

L’evento di presentazione. Il progetto Smaq Veneto sarà presentato ufficialmente in un incontro aperto a tutti gli interessati che si terrà in presenza nella Sala Conferenze di Palazzo del Monte di Pietà a Padova e in diretta streaming martedì 5 dicembre 2023 alle ore 17.00. Partecipazione gratuita con registrazione a questo link.

Fonte: Fondazione Cariparo

Patate, meno produzione e i prezzi lievitano. Aumentata del 25 per cento l’importazione di patate dal Nord Africa, dove però usano per la coltivazione sostanze chimiche vietate in Europa 

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Meno produzione, ma prezzi soddisfacenti. Si può riassumere così la stagione delle patate della provincia di Verona, prima in Veneto per investimenti con 1.700 ettari sui circa 3.500 regionali, seguita da Vicenza (500 ettari) e Padova (500 ettari). I raccolti hanno segnato un consistente calo un po’ ovunque, tra l’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna e la siccità che, nel periodo primaverile, ha bloccato lo sviluppo delle piante. Proprio a causa della scarsa disponibilità, la richiesta sul mercato è stata forte e, di conseguenza, i prezzi sono aumentati. “Quest’anno registriamo un aumento di circa il 20% in base ai listini della Borsa di Bologna – sottolinea Umberto Parodi, tra i maggiori produttori di patate di Confagricoltura Verona, titolare di un’azienda agricola nel Basso Veronese che produce anche cereali e pomodori da industria -. Va però rimarcato che i guadagni sono stati limitati a causa dell’aumento dei costi di produzione: concimi, gasolio, mezzi tecnici e antiparassitari. L’annata, in generale, è stata comunque positiva. Si è verificata una minor incidenza del cosiddetto ferretto, cioè di elateridi o vermi delle patate, che nelle stagioni precedenti avevano lasciato un segno pesante. Tuttavia, le quantità sono leggermente inferiori per effetto della siccità primaverile, soprattutto per quanto riguarda le varietà precoci, che si raccolgono a inizio estate principalmente nella zona vocata del Veronese, cioè Cologna Veneta, famosa per la terra rossa attorno al Guà. Per quanto riguarda le varietà tardive, cioè le patate da industria utilizzate per chips e surgelati, il calo del raccolto è dovuto alla recrudescenza della peronospera”.

Aumentata l’importazione dal Nord Africa, dove vengono usate sostanze chimiche vietate in Europa. La mancanza o il divieto dell’Ue di principi attivi adeguati fa sì che la produzione di patate in Europa sia costantemente in calo, mentre i consumi sono in tenuta. In questo modo viene favorito l’import dal Nord Africa, aumentato del 25% in cinque anni. “Il paradosso è che i nostri competitor usano sostanze chimiche vietate in Europa – osserva Parodi -, con vantaggi per la produzione. Così, però, si rischia di perdere terreno sul fronte della produzione nazionale, avvantaggiando la concorrenza. L’Ue deve decidersi: o consente anche ai suoi produttori di utilizzare le sostanze altrove permesse, oppure mette dei limiti all’import dei Paesi che le usano”.

Il settore occupa in Italia 47.000 ettari, per una produzione di 1,3 milioni di tonnellate di patate. “Secondo me nel Veronese c’è fiducia nella coltivazione – dice Parodi -, soprattutto per quanto riguarda il prodotto fresco, cioè precoce. Il raccolto avviene, infatti, in un periodo ottimale, a cavallo tra le produzioni di Egitto, Cipro e Israele e quelle del Nord Europa. Quindi le patate sono poche e ce le pagano di più. Ci vorrebbero però più interventi di sostegno, ad esempio per quanto riguarda il seme, che è in continuo aumento, e attualmente veleggia su 3.000-4.000 euro ad ettaro.  Auspichiamo che la Pac provveda con aiuti accoppiati”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

“Conoscere il caffè, bevanda veicolo di cultura” il tema del corso di formazione Odg Veneto, organizzato in collaborazione con Argav, in programma il 27 ottobre al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD)

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Si intitola “Conoscere il caffè. Bevanda veicolo di cultura” il corso organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav che si svolgerà venerdì 27 ottobre 2023 dalle ore 18:30 alle ore 20:30 (2 crediti per i giornalisti partecipanti, iscrizioni entro mercoledì 25 ottobre sulla piattaforma Formazione Giornalisti).

Il tema affrontato. Pur provenendo dall’estero, il caffè è diventato parte integrante della nostra cultura – sorseggiare una tazzina di caffè è un rito che accomuna la gran parte degli italiani -,  eppure lo conosciamo poco, perché sono centinaia le sfumature di gusto, che invece tendiamo ad omologare in un’unica accezione. Il corso vuole offrire qualche strumento per identificare le principali tipologie, informando su cosa c’è dietro ogni chicco e su come l’immagine del caffè attraversi la cultura portando, come esempio, il teatro di Carlo Goldoni.

Relatori. Fabio Nero, perito chimico, è esperto di contenuti nutrizionali del cibo, nonchè delle sue origine e tradizioni. Dal 1998 si interessa di diffondere la cultura del caffè, promuovendo la conoscenza delle molteplici sfumature qualitative del prodotto; Valentina Puato, esperta di commercio equo e solidale, referente comunicazione Cooperativa Sociale angoli di mondo; Alice Guidolin, attrice. A moderare l’incontro sarà il giornalista vice presidente Argav Renzo Michieletto.

Terzo tempo. Al termine, degustazione di caffè dalla Casa del Caffè di Mestre (VE) e dalla Cooperativa Sociale Angoli di Mondo in Padova, accompagnata dai dolcetti di Pontelongo Wigwam. L’angolo enologico, curato da Omar Bison, componente del direttivo Argav, ospiterà i vini dell’azienda vitivinicola euganea “Marco Sambin”.

Foto in alto fonte Wikipedia

Agricoltura, Verona e il Veneto locomotive d’Italia

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Verona e il Veneto sono sempre più la locomotiva agricola d’Italia. Nel 2022 il valore della produzione agricola regionale ha sfiorato i 7,4 miliardi di euro, pesando per oltre l’11% del totale nazionale, con una crescita del 18,6%: quasi 3 punti in più dell’Italia. Verona rimane leader, con un valore aggiunto (la differenza tra il valore delle produzioni e il costo dei beni e servizi intermedi) che la vede seconda provincia in Italia dietro a Bolzano e seconda dopo Cuneo per l’export dell’agroalimentare. La città scaligera fa segnare il segno positivo (+1,8%) per il valore aggiunto, mentre il Veneto presenta una perdita del 0,4% rispetto al 2021 e del 4,4 per cento guardando ai dati 2019. A pesare sono ancora il forte aumento dei costi e la siccità, che hanno penalizzato fortemente il settore.

Sono i dati del report semestrale 2023 “Economia, agricoltura e agroalimentare” di Confagricoltura Verona, realizzato in collaborazione con l’Ufficio Studi CGIA di Mestre, illustrati lo scorso 15 settembre nella sede dell’associazione agricola, con il consuntivo 2022 e le prime proiezioni sul 2023 relativi ai diversi comparti agricoli, ai prezzi e all’escalation dei costi, e numeri aggiornati sulla manodopera e sull’export. Di particolare interesse un’appendice dedicata al meteo degli ultimi 15 anni, con le medie annuali di precipitazioni nelle province del Nord Italia.

Dall’elaborazione CGIA su dati Istat si nota come sia stato il processo inflattivo a determinare una salita molto netta del valore nominale delle produzioni nell’ultimo biennio: nel 2022, rispetto al 2019, i prezzi pagati agli agricoltori sono risultati infatti superiori del 27,3%. Per valore delle produzioni sono gli allevamenti zootecnici a fare da traino, con un + 25,4% rispetto al 2021 grazie alla buona performance di carne, latte, uova e miele. Dopo un pessimo 2021, ripartono le produzioni di frutta, con crescita boom dei kiwi in termini quantitativi e di valore, e buone performance per le pere, le pesche e le mele. Per i prodotti vitivinicoli, gli ortaggi e i cereali si registrano incrementi meno rilevanti, ma vantaggi relativi: a variazioni nominali positive, corrispondono infatti riduzioni dei volumi prodotti.

Costi. Ma se il valore della produzione regionale nel 2022 è di 7,4 miliardi di euro, il valore aggiunto è di 3,3 miliardi: in termini reali – 0,4% rispetto al 2021 e addirittura – 4,4% rispetto al 2019. Sono soprattutto i costi, in particolare energetici e dei fertilizzanti, a ridurre i margini degli agricoltori: in appena 3 anni il peso dei costi sul valore della produzione è salito di 6 punti percentuali schizzando al 58,6% nel 2022. Pesano anche l’impennata dei costi dei mezzi di produzione (+28,4% nell’ultimo biennio) e del costo del denaro. Per il 2023 le previsioni indicano un’ulteriore flessione del valore aggiunto (-0,5%), ad eccezione di Verona, che con 1 miliardo di euro pesa per il 30% sul totale regionale, per la quale il segno si prefigura positivo (+0,6%).

Primati scaligeri. La provincia veronese presenta, infatti, una marcia in più grazie all’export agroalimentare, che vale circa il 45% di quello Veneto e il 7% di quello nazionale. Dal 2007 al 2022 il suo valore è più che raddoppiato, passando da 1,6 miliardi a 4 miliardi (+147%), mentre il Veneto non va oltre i 9 miliardi. Una crescita più veloce, per l’agroalimentare scaligero, rispetto al totale dell’export di Verona (+82%), tanto che si piazza al secondo posto in Italia dopo Cuneo e davanti a Milano, Bologna e Parma. Nei primi venti posti del ranking si inseriscono tre province venete: Treviso, con l’undicesimo piazzamento, Vicenza con il quindicesimo e Venezia con il diciassettesimo. Anche in termini di manodopera il peso veneto e veronese è rilevante, con 94.600 unità di lavoro in Veneto (dati 2022) su 232.000 del Nordest e 1,1 milioni dell’Italia. Le previsioni 2023 confermano, però, la flessione in atto da alcuni anni, con 90.800 unità nelle campagne. Verona manterrà il numero più elevato, con 25.500 lavoratori (30%), davanti a Treviso con 18.700, Padova con 13.200, Venezia con 11.700, Vicenza con 9.800, Rovigo con 9.000 e Belluno con 2.900.

Verona è tra le prime posizioni anche nella classifica dolente delle città più siccitose, occupando l’ottavo posto, rispetto alle 10 principali province agricole, per precipitazioni più scarse, con una media annua di 788 millimetri dal 2006 al 2021. È il grado di piovosità tra i più bassi del Nord d’Italia, con Venezia (679 millimetri) e Rovigo (667 millimetri) che seguono a ruota, mentre Belluno si distingue per indice di precipitazioni molto alto (1.563 millimetri), seguita da Vicenza (1.137 millimetri) e Treviso (1.111) con indice alto, mentre quello di Padova è medio (922 millimetri).

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

30 settembre e 1 ottobre, a Piazzola sul Brenta (PD) c’è Caseus, con oltre 500 formaggi in gara

CaseusVenetiSabato 30 settembre e domenica 1° ottobre 2023, dalle 10:00 alle 19:00 a Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (PD), si svolgerà Caseus, il più importante evento regionale sui formaggi, promosso dalla Regione del Veneto.

La manifestazione riunirà grandi caseifici e piccoli produttori di malga, dando vita a un confronto che continua da ben 19 anni e che ha visto una crescita esponenziale di partecipanti e interesse. Nel 2022, infatti, i visitatori hanno raggiunto quota 80.000, e oltre 500 formaggi hanno partecipato al concorso. Per l’edizione 2023 verrà mantenuto lo spirito internazionale avviato l’anno scorso, ospitando e presentando tre percorsi: Caseus Veneti, Caseus Italie e Caseus Mundi. Anche quest’anno è confermata la presenza dello stand regionale “Casa Veneto”, in cui Veneto Agricoltura offrirà un programma ricco di degustazioni e incontri a tema con il supporto di Csqa, Bioagro, Intermizoo, il Consorzio PPL (Piccole Produzioni Locali) del Veneto e l’Accademia del Tartufo. Si preannunciano, quindi, due giornate di grandi occasioni per apprezzare il gusto autentico dei formaggi, con degustazioni guidate, abbinamenti enogastronomici, incontri con i casari, masterclass e momenti di formazione e confronto. Di seguito il calendario completo della manifestazione: https://caseusitaly.it/programma/

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Pomodoro da industria, il maggior prezzo bilancia le perdite

raccolta pomodori

Le piogge e la grandine che hanno connotato l’estate 2023 in Veneto non sono state favorevoli per la coltivazione del pomodoro da industria, anche se il caldo di agosto ha permesso un recupero limitando le perdite di prodotto. Tuttavia, il maggior prezzo riconosciuto agli agricoltori grazie all’accordo con l’industria siglato nel maggio scorso, pari a 150 euro a tonnellata, bilancia in ogni caso i mancati guadagni, anche se bisognerà attendere la fine campagna a metà settembre per tracciare un conteggio definitivo.

Perdite di circa il 30 per cento, prezzo superiore del 20 per cento rispetto agli anni precedenti. “La campagna quest’anno è stata difficile, perché è piovuto molto e ha fatto freddo – sottolinea Camillo Brena, presidente della sezione di prodotto Pomodoro da industria e orticole di Confagricoltura Veneto, titolare di un’azienda a Taglio di Po nel Rodigino -. In Polesine ci sono stati tanti problemi dovuti all’eccesso di acqua, causando asfissia nelle piante e bacche molto piccole, mentre nelle province di Verona e Venezia la situazione è stata migliore. Possiamo, in generale, parlare di perdite medie di produzione fino al 30%, anche se c’è chi può vantare una raccolta ottimale. Fortunatamente l’accordo di maggio sul prezzo del pomodoro da industria ci permette di compensare le eventuali mancanze di prodotto, dato che è del 20% superiore rispetto a quello degli anni precedenti. Ora siamo al 60% della raccolta e ci auguriamo un settembre caldo e soleggiato, per consentirci di arrivare alla meta con buoni risultati”.

Da parte dell’industria la richiesta è alta, anche in conseguenza della mancanza di prodotto sul mercato dovuta all’alluvione in Romagna. In Veneto, secondo i dati di Veneto Agricoltura 2022, la superficie coltivata a pomodoro da industria è salita a circa 1.760 ettari (+ 2%), con Verona che conferma la leadership con circa 1.100 ettari (+14%), seguita da Rovigo (370 ettari, – 26%) e Venezia (200 ettari, + 25%). L’anno scorso la produzione fu di 114.000 tonnellate. In Italia quest’anno sono stati messi a coltura 68.600 ettari, il 5% in più rispetto alla scorsa stagione.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Unicarve, rinnovati i vertici, prossimo passo il Piano di settore per la zootecnia bovina da carne da portare alla Conferenza Stato-Regioni. Dal 20 al 25 agosto a Padova il Congresso Internazionale di Scienza e Tecnologia della Carne

Fabiano BarbisanL’Assemblea generale di Unicarve (Associazione Produttori Carni Bovine) si è riunita loscorso 26 giugno al Crowne Plaza di Padova in occasione del convegno nazionale della zootecnia bovina da carne, ed ha approvato il bilancio delle attività svolte nell’anno 2022, con un saldo positivo. E’ stato infatti registrato  un aumento della base associativa, e un incremento delle attività sul fronte dei servizi ai soci nonché la partecipazione a progetti di settore, di respiro nazionale ed internazionale.

Eletto in sede assembleare il nuovo Consiglio direttivo, che rimarrà in carica per i prossimi quattro anni, con la riconferma all’unanimità del presidente Fabiano Barbisan (nella foto in alto). Unanimità raggiunta anche per l’elezione del vicepresidente Fabio Scomparin, figura importante della zootecnia bovina da carne in Italia, in quanto presidente della Stalla Sociale di Monastier (TV), un’azienda in continua crescita, sia sotto il profilo della qualità, sia per lo sviluppo economico di strutture e attività connesse con l’allevamento, nonostante le difficoltà di mercato in cui si dibatte il settore. Insieme a Barbisan e Scomparin, sono stati eletti i consiglieri Casimiro Andretta, Giorgio Durante (presidente della Cooperativa Allevatori di Volpago del Montello), Marco Fortuna (presidente dell’OP Scaligera), Mario Paolo Guzzo, Roberto Marchetti (settore vitelli a carne bianca),  Andrea Mezzanato, Gabriele Pangrazio, Willy Pesce, Ignazio Scappin (presidente della Stalla Sociale di Bonavigo), Fabio Taschini. Riconfermati i Sindaci revisori dei conti: Franceso Scappini, presidente del Collegio, Paolo Mingardo e Lucio Leoni. Nominato anche il collegio dei Probiviri con presidente Mariano Patergnani, membri Roberto Meneghini e Giampietro Omenetto. Nella prima riunione del nuovo Consiglio è stato preso in esame il Piano Carni Bovine Nazionale, riconfermando la validità del progetto e condivisa la necessità di dar vita ad un “Piano di Settore per la Zootecnia Bovina da Carne”, da portare, quanto prima, all’approvazione della Conferenza Stato-Regioni.

Si svolgerà a Padova, dal 20 al 25 agosto, il 69° Congresso Internazionale di Scienza e Tecnologia della Carne (ICoMST). L’ultimo in Italia si è tenuto a Roma nel 2002. Dopo una lunga pausa di 21 anni, Padova e l’Italia tornano ad essere il riferimento mondiale per la zootecnia da carne. Il tema principale del congresso è “From Tradition to Green Innovation”. Saranno ospiti diverse organizzazioni accademiche provenienti da oltre 55 paesi che incarnano la collaborazione delle menti più brillanti nella scienza della carne, nella ricerca e nell’innovazione. Famosi scienziati, ricercatori e studiosi presenteranno lavori di ricerca avanzati, discuteranno dei temi caldi, scambieranno idee e condivideranno le loro esperienze su tutti gli aspetti della scienza e della tecnologia della carne. Parlando di tradizione e di innovazione sostenibile nell’ambito della produzione di carne, non poteva mancare il supporto del Consorzio Sigillo Italiano che su questi temi sta organizzando tutta l’attività basata sui disciplinari di produzione SQNZ (Sistema di Qualità Nazionale in Zootecnia). Il percorso verso la sostenibilità, come sinonimo di qualità ed eccellenza, passa anche attraverso la ricerca e lo studio di tutte le fasi produttive. La partecipazione al congresso da parte del Consorzio Sigillo Italiano, e di tutte le organizzazioni associate, vuole essere un punto di partenza per intrecciare relazioni con il mondo accademico al fine di sviluppare progetti che possano coinvolgere in prima persona gli operatori della filiera ed in particolar modo gli allevatori, vero fulcro e punto di partenza per le produzioni di qualità.La partecipazione del Consorzio Sigillo Italiano a ICoMST si è resa possibile grazie al contributo fondamentale del Consorzio Carni Qualità Piemonte che ha messo a disposizione le risorse del progetto di comunicazione finanziato con i fondi del bando 2 della misura 3.2 del PSR 2014-2020 della Regione Piemonte annualità 2022/2023.

Fonte: Servizio stampa Unicarve/Consorzio Sigillo Italiano

“Sosteniamo l’Igp della pesca e nettarina veronese”: i comuni scaligeri ambasciatori della denominazione insieme agli attori della filiera

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Le Amministrazioni comunali veronesi si fanno ambasciatrici della denominazione della pesca di Verona. Gli 11 Comuni della provincia scaligera maggiormente vocati alla peschicoltura si uniscono, con capofila Bussolengo, per sensibilizzare i propri produttori a valorizzare le pesche locali che possono nuovamente fregiarsi dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP).

All’iniziativa aderiscono i Comuni di Bussolengo, Pescantina, Sona, Castelnuovo del Garda, Villafranca, Lazise, Sommacampagna, San Pietro in Cariano, Torri del Benaco, Pastrengo e Verona. Il via libera all’utilizzo del marchio Igp è stato dato nei giorni scorsi dal CSQA, ente certificatore veneto, che ha terminato i controlli. Gli obiettivi della certificazione sono molteplici: dare alle pesche e nettarine veronesi un riconoscimento per la loro qualità in un territorio storico vocato alla produzione, offrire un ulteriore impulso alle vendite e differenziarsi dalle pesche di altri territori nazionali e stranieri, tra cui Spagna e Grecia. La caratteristica che contraddistingue le pesche IGP è quella di essere strettamente legata al territorio di provenienza e presentarsi con peculiarità ben definite e garantite. Infatti, le Denominazioni, tra cui l’IGP, conferiscono un valore aggiunto ai prodotti agroalimentari di un determinato territorio con la tutela di standard qualitativi, la salvaguardia di metodi di produzione, fornendo ai consumatori informazioni chiare sulle caratteristiche delle produzioni.

La provincia veronese ha perso negli anni significativi ettari di superfici coltivate a pesche e nettarine arrivando a poco più di mille ettari nel 2022. Una tendenza che riguarda tutta Italia con un calo più al Nord che al Sud. Negli ultimi tempi, tuttavia, nel veronese si registra un nuovo interesse alla peschicoltura con installazione di impianti rinnovati per ottenere frutta di eccellenza, per la quale c’è una significativa domanda da parte del mercato. L’IGP potrebbe dare quindi un ulteriore impulso alle coltivazioni. “Fattore di questo successo è stato il gioco di squadra di tutti gli attori. L’obiettivo è dare un valore aggiunto al prodotto con la speranza che resti una maggiore marginalità ai produttori”, ha detto Marco Andreoli, presidente della Commissione agricoltura della Regione Veneto.

Offerta un’opportunità. “La valorizzazione dei nostri prodotti tipici – sottolinea il vicesindaco di Bussolengo Massimo Girelli – è una missione importante che ha l’obiettivo di sostenere la produzione locale oltre ad essere un veicolo per la promozione del territorio, la cui storia ed identità si esprime anche attraverso le tipicità, come nel caso della pesca che è simbolo di gusto ed eccellenza veronese. Come amministrazione siamo da sempre impegnati in questo senso anche attraverso eventi ed iniziative per far conoscere e apprezzare le nostre pesche ad un pubblico sempre più ampio. Il riconoscimento dell’IGP ci offre sicuramente un’opportunità e per questo vogliamo rafforzare la sinergia con gli altri Comuni e tutti gli attori coinvolti”. “La pesca veronese è il nostro frutto più rappresentativo – afferma l’assessore all’Agricoltura del comune di Bussolengo Giovanni Amantia – e il riconoscimento della denominazione IGP è una conferma alla qualità della produzione, che grazie alla filiera corta garantisce ai consumatori freschezza e genuinità. Merito del grande lavoro dei nostri agricoltori e di tutti i soggetti coinvolti che ogni anno si impegnano per portare sulle nostre tavole un prodotto buono, sano e gustoso. Come amministratori abbiamo il dovere di sostenere l’agricoltura locale perché possa crescere ed essere competitiva, creando valore per il territorio”. “Finalmente dopo anni di inattività – precisa Alex Vantini, il presidente di Coldiretti Verona – riparte il progetto di valorizzazione della pesca di Verona IGP, un prodotto di grande qualità del nostro territorio con una tradizione millenaria in una provincia, quella veronese, vocata alla frutticoltura. La Coldiretti ha voluto essere partner di questo percorso e inizieremo a breve l’iter per costituire il consorzio di tutela al fine di riuscire a garantire soddisfazione ai produttori per investire maggiormente su questa coltura e valorizzare il territorio della provincia scaligera”. “La nostra Fondazione si attiva per valorizzare i prodotti veronesi anche in collaborazione con le amministrazioni comunali del territorio. Per le pesche e nettarine locali utilizziamo il marchio Principesca, riconosciuto come sinonimo di qualità e certezza della provenienza da consumatori e grande distribuzione organizzata. Le denominazioni, come l’IGP, possono sicuramente dare un valore aggiunto alle produzioni agricole”, dice Gianluca Fugolo, presidente della Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina .“La Certificazione di origine protetta – evidenzia Leonardo Odorizzi, produttore e rappresentante della Grande Bellezza Italiana, organizzazione incaricata della distribuzione del prodotto. – rappresenta la strada per portare ai consumatori i valori del territorio, dell’ambiente e la garanzia di un prodotto controllato e garantito da un disciplinare molto stringente per una qualità superiore. La Grande distribuzione organizzata sta dando ampio spazio ai prodotti dei territori per andare incontro alla richiesta del consumatore che cerca certezze per un acquisto consapevole. Per i produttori la certificazione è il modo migliore per distinguersi in un mercato sempre più globalizzato così da raccogliere le giuste remunerazioni per garantire il proseguimento dell’agricoltura italiana”.

Fonte: Servizio stampa Comune di Bussolengo

24 giugno 2023, con il Premio Wigwam Stampa Italiana, a Pontelongo (Pd) si svelano tutte le declinazioni della dolcezza 

Efrem Tassinato con i dolcetti di Pontelongo

Lo zucchero in tutti i suoi modi di intenderlo, usarlo, consumarlo, è il tema del convegno in programma sabato 24 giugno 2023 alle ore 10:30-12:30 a Pontelongo (Pd), in via Villa del Bosco, area impianti sportivi. Un’attività, questa, che termina la prima fase del Premio Wigwam Stampa Italiana – Giovani comunicatori per Comunità resilienti 2023 e che ha coinvolto molte scuole e istituti scolastici del territorio della Saccisica. La seconda e ultima fase con la consegna dei riconoscimenti ai vincitori, sarà alla ripresa dell’anno scolastico, il prossimo settembre.

L’iniziava, che vede tra gli organizzatori il comune di Pontelongo, Italia Zuccheri-Co.Pro.B., l’Associazione Wigwam Clubs Italia APS, la Pro Loco di Pontelongo e l’Istituto di Istruzione Superiore De Nicola – Indirizzo Agrario di Piove di Sacco, si propone di rendere consapevoli, in specie le nuove generazioni, del valore storico-culturale ma anche produttivo, alimentare e turistico della sopravvivenza in questa parte del territorio padovano del più antico zuccherificio italiano. Fondato nel 1908 dai belgi , lo stabilimento è uno dei due rimasti nel nostro Paese dopo il taglio delle quote zucchero imposto dall’Unione Europea.

Interventi. All’incontro saranno presenti Roberto Franco, sindaco di Pontelongo per un saluto; Sara Berto, consigliere comunale di Pontelongo, con delega a Scuola e Orientamento Scolastico che presiederà e introdurrà; Leandro Cariolo, responsabile Marketing di Co.Pro.B./ItaliaZuccheri, che parlerà de “L’industria saccarifera italiana tra storia e futuro”; Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico, presidente di Wigwam Clubs Italia APS, responsabile segreteria Unarga e socio Argav, che presenterà “Il case history “Dolcetti di Pontelongo”(nella foto in alto) e il Sugar Contest del Premio Wigwam Stampa Italiana”; Cristiano Gaggion, pasticcere, presidente della Fed. Alimentaristi della Confartigianato del Veneto, che tratterà il tema “Lo zucchero nella pasticceria artigianale”; Claudio Grigoletto, Ad Gruppo Vecogel proporrà il tema “Lo zucchero nella gelateria moderna”; Carlo Dalla Longa, insegnate al CFP Brandolini Rota di Oderzo parlerà de “La sperimentazione dei sandwich dolci con le strutture HoReCa di Jesolo”; Giliola Dalla Libera, operatrice della Comunità Locale Wigwam della Saccisica spiegherà il “Lancio del programma di visite di studio e di cultura sullo Zuccherificio di Pontelongo”. Moderatore sarà Efrem Tassinato.

Nell’occasione saranno esposti i lavori in concorso realizzati finora dagli studenti sul tema “zucchero”, mentre a tutti i giovani concorrenti al Premio presenti sarà consegnata una confezione omaggio di zuccheri di Pontelongo. Ulteriori iunfo: Comunità Locale Wigwam Saccisica 348 4098002 saccisica@wigwam.it

Fonte: Servizio comunicazione Wigwam