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Sol&agrifood e B/open, l’agroalimentare di qualità tra olio evo, bio, birre e sidri protagonista a Verona Fiere dal 2 al 5 aprile in contemporanea a Vinitaly

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Con 300 espositori provenienti anche dall’estero, Sol&Agrifood si conferma punto di riferimento internazionale per l’agroalimentare di qualità, per i comparti dell’olio extravergine di oliva, della birra artigianale e, new entry della 27ª edizione (Verona, 2-5 aprile) in contemporanea con Vinitaly, anche dei sidri. Ulteriore novità la compresenza di B/Open, rassegna b2b dedicata al biologico. Nel Padiglione C saranno presenti espositori in rappresentanza di tutte le regioni italiane; le collettive più numerose da Sicilia, Calabria, Abruzzo, Marche, Basilicata, Lazio, Umbria (Assoprol). Molto qualificata anche la partecipazione di aziende guidate da Italia Olivicola del CNO e dalla Confederazione italiana agricoltori (CIA); presenti anche aziende estere da Spagna, Turchia e Albania.

Inaugurazione. Come da tradizione, il convegno inaugurale si svolge nel secondo giorno della rassegna (3 aprile, ore 11,30 – Area Talk del padiglione Sol&Agrifood) e sarà incentrato sul tema “La sostenibilità è un costo o un’opportunità di business per le aziende agroalimentari?”. Sul concetto di sostenibilità la Commissione europea sta lavorando a un progetto di regolamento che ne disciplini l’utilizzo del termine, affiancandolo a un preciso disciplinare. Il sistema agroalimentare italiano è pronto a raccogliere la sfida? Ne parleranno Roberto Berutti (Commissione europea), Eugenio Puddu e Francesca Tognetti di Deloitte Italia, Gennaro Sicolo, vicepresidente Cia e presidente Italia Olivicola, Nicola Bertinelli, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano. Le conclusioni saranno affidate all’On. Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare (invitato).

La birra artigianale, per essere pienamente apprezzata in tutte le sue favolose sfaccettature, va presentata e spiegata da professionisti che abbiano sia conoscenze tecniche vaste che una forte empatia nei confronti dei propri interlocutori. In questi ultimi anni, moltissimi gestori e addetti ai lavori operanti in contesti specializzati quali pub, ristoranti, birrerie e pizzerie a tema brassicolo hanno sostenuto e supportato il movimento birrario artigianale italiano con le loro capacità di diffusione culturale. 101 attività sparse in tutta Italia non sono solo alfieri per la commercializzazione di birra di qualità, ma anche luoghi ove si fa diffusione della “cultura brassicola“. “La “carica dei 101 ristoranti e pub: gli ambasciatori italiani della cultura birraria e del territorio” è il tema della tavola rotonda (3 aprile – Area Talk, Padiglione Sol&Agrifood – ore 16). Interverranno Natascia Tion, managing director di Ales&Co, Roberto Aliati, direttore commerciale di Aliati&Pedrazzini, Carlo Vischi, advisor specializzato in food&beverage, Carlo Schizzerotto, direttore generale del Consorzio Birra Italiana, Mauro Pellegrini, presidente di Unione Italiana Degustatori Birre (IDB). Modera: Lorenzo Dabove, in arte Kuaska.

Olivicoltura di montagna. Se da un lato l’olivicoltura si sta specializzando, in molte regioni italiane, è concentrata in aree marginali, in collina o in montagna. È un’olivicoltura che nasce dal passato, patrimonio storico, paesaggistico e ambientale che, purtroppo è in progressivo abbandono. Tanti i problemi, a partire dal frazionamento degli oliveti, per passare all’età avanzata degli olivicoltori, fino a costi di produzione sempre più insostenibili. Decine di migliaia di ettari destinati, in caso di abbandono, al rimboschimento. Occorre allora capire quale è e potrebbe essere il ruolo dell’olivicoltura di collina e montagna in Italia, a partire da una dimensione economica che eviti lo spopolamento e l’abbandono. Serve un’idea che dia dignità all’impresa olivicola, senza relegarla al semplice ruolo di custode del passato. “Far rinascere l’olivicoltura di collina e montagna: sogno o realtà?”, il tema dell’incontro (Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood, 4 aprile, ore 15.00), al quale parteciperanno Marco Viola, presidente Assoprol Umbria, Raffaele Amore, presidente Consorzio Igp Campania, Pietro Di Paolo, Coop Larentana (Abruzzo), Giosuè Catania, presidente Consorzio Monte Etna. Le conclusioni saranno di Sebastiano Forestale, della Direzione generale delle politiche internazionali e dell’Unione europea. Modera: Alberto Grimelli

B/Open. Il mercato degli alimenti biologici ha raggiunto i 260 miliardi di dollari nel 2022 e in Italia vale 4,4 miliardi di euro dei quali quasi 3 di export (fonte: Nomisma). Iper e supermercati coprono la maggior parte delle vendite con 1,4 miliardi di euro a luglio 2022. Al secondo posto per dimensioni i discount, con vendite pari a 272 milioni, in crescita del +14% rispetto all’anno precedente. Al terzo posto i liberi servizi con vendite per 159 milioni di euro. L’e.commerce continua a crescere e fa segnare vendite che raggiungono i 78 milioni di euro (dati IQ Nielsen). Nel complesso, nel nostro Paese il comparto bio tiene meglio del convenzionale che, nel periodo gennaio-maggio 2022, ha fatto segnare una flessione delle vendite del 2,9% contro lo 0,4% del biologico. In valore, il cibo convenzionale perde l’1,9% mentre il bio cresce del 2,3%. Da questi numeri parte la tavola rotonda sul tema “La crescita del biologico e i consumi fuori casa: sinergie per la sostenibilità” (4 aprile – Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood – ore 11.30). Moderato da Lorenzo Tosi, questo incontro si aprirà con un focus sulle dimensioni del settore nel 2022: il presidente di Assocertbio (Associazione degli Organismi di Certificazione del Biologico) Riccardo Cozzo, presenterà una recente indagine di scenario quantitativa, Riccardo Uleri, di Longino&Cardenal, offrirà una visuale reale dei trend del settore per trovare nuove chiavi di aggancio. Valentina Quattro, di ‘TheFork’, illustrerà i risultati di una recente indagine sulla sostenibilità svolta su più di 1000 utenti e ristoranti. Al Sottosegretario del Masaf, l’On. Luigi D’Eramo, il compito di delineare la politica per raggiungere gli obiettivi della “Farm To Fork”.

Artigianato alimentare e sostenibilità. La sostenibilità declinata tra ambiente, economia, sociale e culturale. Corollari che descrivono la necessità di conservare nella vita comune, non solo come testimonianza nei musei, il saper fare maturato in millenni di conoscenze e valori. Qui sta il ruolo dell’artigiano, già di per sé molto legato al territorio quindi garanzia di rispetto per l’ambiente e di presidio sociale ed economico, soprattutto in un paese baricentro della creatività mondiale come l’Italia. L’artigianato non è solo manualità, ma anche un continuo esercizio mentale perché la creatività dell’uomo resti sempre al centro della sua presenza attiva sul pianeta con la capacità di gestire l’intelligenza artificiale non di esserne gestito. Su queste premesse, si svilupperà la tavola rotonda sul tema “Il ruolo fondamentale dell’artigiano alimentare per la sostenibilità” (Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood – 5 aprile, ore 11.30). Parteciperanno Francesca Petrini, CNA, Roberto Bava, già presidente della Compagnia del Cioccolato, Walter Massa, artigiano del vino e contadino, Giampaolo Sodano, presidente dell’Associazione dei Mastri Oleari e Massimo Spigaroli, norcino, patron dell’Antica Corte Pallavicina. Modera: Guido Stecchi, presidente dell’Accademia delle 5T.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

A Vinitaly 2023, si parla della riforma degli alimenti a indicazione geografica (Igt), preoccupazioni in proposito da parte del mondo vitivinicolo

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C’è un grande dibattito nel mondo del vino sulla riforma degli alimenti a indicazione geografica, il nuovo impianto normativo al quale si sta lavorando in Europa e che entro fine aprile dovrebbe vedere l’approvazione del Consiglio dell’Ue. Sulla carta dovrebbe diventare, infatti, un testo unico sulla qualità, che andrebbe ad aggiornare e semplificare un sistema che in Italia vale 20 miliardi di euro. Ma c’è chi teme che per l’universo vinicolo potrebbe rappresentare un passo indietro, scalfendo perfino l’autonomia delle denominazioni del vino.

A fare il punto della situazione sarà il convegno “La riforma delle IG”, organizzato da Federdoc, Confagricoltura Veneto, Confagricoltura Venezia Giulia, Confagricoltura Trentino e Unione Agricoltori Altoatesini, che si svolgerà lunedì 3 aprile al Vinitaly di Verona nello stand di Confagricoltura. Il via alle 12.15 con i saluti di Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto; Alberto D’Attimis, presidente della sezione vitivinicola Friuli Venezia Giulia; Diego Coller, presidente di Confagricoltura Trentino; e Leo Tiefenthaler, presidente dell’Unione agricoltori e coltivatori diretti altoatesini. Seguiranno gli interventi dell’europarlamentare Herbert Dorfmann, componente Agricoltura e Sviluppo Rurale, e di Palma Esposito, funzionario dell’area politica Sviluppo economico filiera agroalimentare di Confagricoltura. La chiusura sarà affidata a Giangiacomo Bonaldi, presidente di Federdoc e Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura.

Preoccupazioni per il settore vino. “La proposta di riforma delle indicazioni geografiche ha l’intento di arrivare a un riordino generale, con termini procedurali e di tutela estesi a tutte le eccellenze dell’agroalimentare europeo, dai formaggi ai prosciutti – sottolinea Giangiacomo Bonaldi, che darà voce ai consorzi di tutela delle denominazioni italiane -. Inserire in questo contesto il vino, che si avvale di strumenti normativi specifici, ha destato preoccupazione in Federdoc e nel comparto in generale. Il nuovo regolamento potrebbe presentare delle opportunità, ma allo stesso tempo espone il settore a delle complessità che potrebbero indebolire la normativa sul vino. Il convegno punta a tracciare il quadro della situazione ed approfondire la questione, dato che a fine aprile sarà approvato il regolamento”. Sulla stessa linea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Oggi il vino ha un regolamento comunitario, che pone il suo punto di forza nell’essere specifico per il settore. Il punto debole, però, è che tutto il resto delle indicazioni geografiche rientra in un altro regolamento. Mettere tutto assieme, quindi, ha una sua logica nell’intento di potenziare la tutela e la promozione delle nostre eccellenze agroalimentari, ma è anche vero che nella proposta ci sono criticità che lasciano perplessi gli addetti ai lavori. Il dibattito è aperto a livello europeo e riteniamo anche noi che ci sia bisogno di confrontarci ancora sul tema”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Asparagi di Verona, la qualità premia i produttori, il 50 per cento è esportato all’estero

 

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Al via la stagione degli asparagi di Verona. L’annata si prospetta buona per la qualità e stabile per la quantità a circa 15/20mila quintali di prodotto coltivato su 400 ettari in una ventina di comuni in pianura della provincia veronese.

Sul mercato si trovano asparagi bianchi e verdi precoci coltivati sotto tunnel come quelli in mostra al concorso che si è tenuto nei giorni scorsi al Mercato Coperto di Campagna Amica in Galleria Filippini. Alla prova hanno partecipato una ventina di aziende agricole, socie della Coldiretti scaligera, specializzate nella produzione di asparagi.  A decretare i vincitori sono stati gli allievi della classe 2^ della Scuola di formazione professionale Don Calabria di Bovolone che hanno valutato, con esperti, 29 campioni di asparagi bianchi e verdi. Il protocollo del concorso prevede analisi a crudo su parte dei turioni con esami visivi, olfattivi, gustativi e tattili. Gli asparagi risultati migliori sono profumati e dal sapore dolce con poca fibrosità. Nella categoria di asparagi di Verona varietà verde al primo posto si è classificato F.lli  Maestrello di Erbè, al secondo posto l’azienda agricola F.lli Pozzani di Cerea e a seguire Riccardo Bonfante di Gazzo Veronese. Nella categoria della varietà asparago bianco hanno vinto: F.lli Parisato di Zevio, F.lli Vesentini di Ronco all’Adige e Davide Fasoli di San Martino Buon Albergo. “Ci complimentiamo con i soci che hanno presentato ottimi prodotti in concorso. L’inverno caldo ha anticipato la partenza degli asparagi che è solo all’inizio ma a preoccupare sono la siccità e i costi di produzione elevati, tra fertilizzanti, energia per riscaldare le serre e gasolio. Ci auguriamo che i consumatori continuino a scegliere la qualità degli asparagi di Verona. La produzione, specie di verdi, è infatti per circa il 50% esportata in Germania, Austria e Inghilterra, mentre le varietà bianche sono più gradite a livello locale. Gli asparagi di Verona si possono acquistare nelle aziende agricole produttrici o nei mercati a km zero in città e provincia. I prezzi si stanno mantenendo in linea con il periodo, sostenute dalla non abbondanza di prodotto offerto sui mercati, a fronte di una domanda coerente con la stagione”, evidenzia Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Verso Fieragricola Tech 2023. Rinnovabili, la sfida del fotovoltaico, opportunità per l’agricoltura senza spreco di suolo.

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La sfida è ambiziosa: arrivare ad almeno 52.000 MW di capacità fotovoltaica entro il 2030, con una crescita dell’82% fra il 2025 e il 2030. E il vantaggio non è solo di natura ambientale, visto l’obiettivo di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche di aumentare la resilienza degli agrosistemi ai cambiamenti e migliorare l’efficienza energetica. La strategia delle energie rinnovabili, a livello europeo inserita nei progetti «Green Deal» e «Fit for 55», richiede impegno, ma allo stesso è alla portata degli operatori, purché si semplifichino gli iter autorizzativi e procedurali. E anche l’agricoltura, attraverso veri e propri «sistemi» agrovoltaici, giocherà un ruolo nella diffusione dell’energia pulita, anche se ad oggi solo l’11,5% della potenza fotovoltaica installata in Italia (pari a 2.497 MW) è generata da 38.115 impianti installati nelle aziende agricole (il 4,07% del totale degli impianti). I numeri, forniti da Nicola Colonna del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali del Gruppo agrivoltaico sostenibile di Enea, sono stati illustrati nei giorni scorsi nel corso del webinar moderato da Giulio Meneghello (caporedattore di QualEnergia, partner dell’evento) sulle “Applicazioni fotovoltaiche per le imprese agricole italiane”, organizzato da Fieragricola Tech, manifestazione in programma a Veronafiere i prossimi 1 e 2 febbraio e dedicata, come ha ricordato Sara Quotti Tubi (event manager di Fieragricola), «ha tre focus specifici nell’ambito delle tecnologie: le energie rinnovabili in agricoltura, l’agricoltura digitale e la smart irrigation».

L’Italia, grazie alla dotazione finanziaria prevista dal Pnrr, può contare su un piano di risorse pari a 1,10 miliardi di euro per gli impianti agrovoltaici di medie e grandi dimensioni e su 1,5 miliardi di euro per la realizzazione del cosiddetto Parco agrisolare, così da incentivare l’installazione di pannelli ad energia solare sui tetti di edifici ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale. «Fra i benefici dell’agrovoltaico – ha riassunto Michela Demofonti, coordinatrice del gruppo di lavoro Agro-Fv di Italia Solare – vi è la possibilità dell’utilizzo simultaneo del territorio per l’agricoltura e per la produzione di energia elettrica da fotovoltaico, che permette così di aumentare la resilienza dei terreni agricoli, diversificare le fonti di reddito e creare valore aggiunto alle aree rurali». Secondo i calcoli di Italia Solare, entro il 2030 sono necessari 41,4 GW di nuove installazioni fotovoltaiche e la nuova potenza, in particolare, richiederebbe circa 54.000 ettari di superficie, il 30% della quale potrebbe sfruttare i tetti. «Pertanto – ha reso noto Demofonti – la superficie agricola necessaria è di meno di 38.000 ettari, equivalente allo 0,23% della superficie agricola totale».

Per rispettare gli ambiziosi obiettivi europei è necessario, tuttavia, un cambio di marcia. Lo ha riferito Marino Berton di Esco Agroenergetica (Cia-Agricoltori Italiani): «Nel corso del primo semestre 2021 sono stati installati in Italia impianti fotovoltaici per 362 MW, mentre, a partire dal prossimo anno e per tutto il prossimo decennio, sarà necessario installare mediamente 2.500 MW ogni semestre, cioè quasi sette volte tanto», ha calcolato.  Sarà sicuramente utile, per Berton, «cogliere l’opportunità offerta dalla futura costituzione di numerose comunità energetiche, nelle quali gli agricoltori produttori di energia potranno partecipare, fornendo un contributo alla produzione di rinnovabili al servizio della comunità e ottenendo benefici economici. E a livello comunitario, l’Unione europea sta mettendo a punto una strategia per promuovere le Comunità energetiche rurali, che rappresentano una nuova opportunità». Fra impianti elevati da terra, interfilari, verticali, gli impianti agrovoltaici che adottino soluzioni integrative innovative «devono svilupparsi in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale, anche consentendo l’applicazione di strumenti di agricoltura digitale e di precisione – ha specificato Nicola Colonna di Enea –. Il decreto legge 77 del 31 maggio 2021 prevede infatti che l’accesso agli incentivi per gli impianti sia subordinato alla contestuale realizzazione di sistemi di monitoraggio che consentano di verificare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture e la continuità delle attività delle aziende agricole interessate».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Api stremate da caldo e siccità, -30% di miele in Veneto, raccolto dimezzato in Italia

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Le fioriture estive bruciate dal caldo o distrutte dalla grandine, le api allo stremo costrette ad allungare i voli per trovare un po’ di nutrimento fanno emergere, a livello nazionale,  un bilancio dimezzato rispetto al potenziale produttivo. Il risultato è una produzione intorno ai 13 milioni di chili, fra le più basse del decennio, mentre in Veneto gli apicoltori veneti che monitorano l’andamento della produzione di miele regionale stimano un 30% di calo nella raccolta a causa del clima.

La mappa italiana del miele stilata da Coldiretti registra cali della produzione che vanno dal -15% della Calabria al -60% delle Marche, dal -50% di Lazio, Sardegna, Umbria e Valle d’Aosta al -80% della Basilicata, crolli del 40% in Toscana e Molise e del 35% in Emilia Romagna, Sicilia e Puglia, 30% in Piemonte, in Lombardia e Friuli è stato tagliato un quarto (25%) del raccolto, un calo del 20% si registra in Abruzzo e Trentino Alto Adige, mentre Calabria e Campania limitano i danni con una perdita del 15%. Una situazione sulla quale hanno pesato in modo particolare le alte temperature e la mancanza di acqua con fioriture anticipate che hanno costretto gli apicoltori a partire prima verso le aree montane e a portare razioni di soccorso negli alveari già nei primi giorni di agosto.

In Italia – precisa la Coldiretti – si consuma circa mezzo chilo di miele a testa all’anno, sotto la media europea che è di 600 grammi ma un terzo rispetto alla Germania. Il Belpaese però vince in biodiversità con più di 60 varietà da quelli Dop come il Miele della Lunigiana, e il Miele delle Dolomiti Bellunesi e il miele Varesino, fino a quelli speciali in barrique o aromatizzati, dal tiglio agli agrumi, dall’eucalipto all’acacia. Un patrimonio messo a rischio dalle importazioni dall’estero cresciute di quasi il 18% nei primi cinque mesi del 2022 e l’anno scorso hanno raggiunto i 24 milioni di chili di cui più della metà (14 milioni di chili) da Ungheria, Romania e Ucraina con quasi 2 vasetti su 3 pieni in pratica di prodotto straniero, spiega l’analisi di Coldiretti su dati Istat. Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori. Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria, fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere presente per legge sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale (es. miele italiano) mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della Ue” indicando il nome dei Paesi (ad esempio, se viene da Italia e Ungheria sul barattolo dovrà esserci scritto Italia, Ungheria); se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della Ue” con il nome dei Paesi, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della Ue”, anche qui con l’indicazione dei nomi dei Paesi.

Secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del rapporto dell’Osservatorio nazionale miele in Italia ci sono 1,5 milioni di alveari curati da circa 73mila apicoltori dei quali oltre 2 su 3 sono hobbisti che producono per l’autoconsumo. In crescita la presenza di giovani con le aziende apicole condotte da under 35 che sono aumentate del 17% negli ultimi cinque anni secondo un’analisi Coldiretti su dati Unioncamere. Su territorio regionale – spiega Coldiretti Veneto – Sono quasi 7mila gli apicoltori professionisti e hobbisti con un totale di 95mila alveari di cui il 19% sono certificati come biologici.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Semaforo Nutriscore in etichetta, a cui è contraria l’Italia, spiegato ai consumatori nelle Gdo che lo adottano 

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Le società del gruppo Carrefour GS spa, Carrefour Italia e Interdis dovranno informare i consumatori nei punti vendita e nel loro sito il perché dell’apposizione in etichetta su alcuni prodotti del semaforo “Nutriscore” . L’imposizione viene dall’Antitrust italiana il cui intervento è stato sollecitato da Confagricoltura, che ritiene come questa misura potrebbe essere contraria ai principi comunitari, visto che la Commissione europea intende adottare entro la fine del 2022 una proposta per l’etichettatura nutrizionale fronte pacco obbligatoria e armonizzata.

Una nota dell’azienda Carrefour informa che, in accordo con l’Autorità, non applicherà l’etichetta Nutri-score su: prodotti private label, commissionati da Carrefour Italia ai propri fornitori e commercializzati in Italia e/o all’estero; prodotti a denominazione di origine protetta (DOP), a indicazione geografica protetta (IGP), sulle specialità tradizionali garantite (SPT), sui prodotti agroalimentari tradizionali (PAT), prodotti della tradizione gastronomica italiana (salumi, formaggi, olio di oliva), a prescindere dal luogo di produzione (Italia o estero), prodotti a marchio Terre d’Italia. Carrefour Italia continuerà ad includere nel proprio assortimento una selezione limitata di prodotti private label, commercializzati in Italia dalla società francese Interdis, facente parte del Gruppo Carrefour France, che adotta il sistema di etichettatura nutrizionale volontaria Nutri-score. L’offerta verrà accompagnata da una campagna d’informazione in tutti i punti vendita e sul sito internet, sui motivi per cui alcuni prodotti recano il Nutri-score. Tale campagna d’informazione è stata infatti giudicata idonea dall’Autorità a orientare le scelte di acquisto dei consumatori in materia di nutrizione senza generare fraintendimenti.

Fonte: Garantitaly.it/Servizio stampa Carrefour Italia

Al via la campagna di produzione bieticolo-saccarifera 2022 di zucchero 100% italiano. Durerà 70 giorni e vedrà 2.630 aziende agricole conferire ai soli due zuccherifici rimasti in Italia a Pontelongo (PD) e a Minerbio (BO) le bietole coltivate su 26.600 ettari.

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Dopo la lavorazione, iniziata il 18 luglio scorso, di circa 45.000 tonnellate di bietole biologiche coltivate su poco meno di 2.000 ettari in sei regioni, è iniziata la produzione dello zucchero 100% italiano negli zuccherifici Italia Zuccheri-COPROB – Cooperativa Produttori Bieticoli – di Minerbio (BO) e Pontelongo (PD) che saranno chiamati a lavorare circa un milione e mezzo di tonnellate di barbabietole provenienti da 26.600 ettari coltivati da soci e produttori conferenti della Cooperativa.

Buona qualità nonostante la siccità. Le prime settimane hanno messo in evidenza una buona qualità delle barbabietole, nonostante le avverse condizioni climatiche: le elevate temperature unite alla persistente mancanza di precipitazioni non sono, infatti, le condizioni ottimali per molte produzioni agricole. In questo scenario, la barbabietola si conferma però competitiva rispetto alle altre colture, grazie alla costante ricerca e innovazione nel campo della genetica. Le nuove varietà oggi disponibili consentono, infatti, una maggiore resistenza ai cambiamenti climatici e rendono più semplice la coltivazione. Di grande interesse anche la semina autunnale, che permette un risparmio di acqua e minori trattamenti di diserbo e antiparassitari, con conseguente riduzione dei costi di oltre il 30%.

Sostenibilità. La barbabietola da zucchero ricopre un ruolo fondamentale all’interno di una corretta rotazione perché migliora la fertilità dei terreni e agevola la gestione delle infestanti e degli insetti nocivi nelle colture in successione. Questo consente una miglior produzione di cereali con margini che aumentano dal 10 al 30%. Oltre alla produzione di zucchero, vengono recuperati tutti i sottoprodotti di lavorazione delle bietole, fornendo materie prime (polpe e melasso) essenziali e strategiche per garantire una filiera tutta italiana per l’industria del lievito e per il settore dell’alimentazione animale. Le polpe, inoltre, trovano ampio utilizzo per la produzione di bioenergia e, in un futuro prossimo, anche di biometano. A questi prodotti si aggiungono anche le calci che vengono utilizzate come ammendante per i terreni e come basi per fertilizzanti. “La sostenibilità” – afferma Claudio Gallerani, presidente di Italia Zuccheri-COPROB –, “non è solo questione di ambiente: da sessant’anni ricopriamo anche un ruolo sociale sul territorio, garantendo da un lato agli agricoltori la possibilità di coltivare una coltura che dà reddito e dall’altro l’occupazione di circa 270 lavoratori che quasi raddoppiano nel periodo di campagna. Il ritorno economico è poi completato da tutte le imprese dell’indotto (circa 1.500) tra agromeccanici, fornitori di mezzi tecnici e sementieri. Ogni anno ciascuno dei due stabilimenti riversa sul proprio territorio circa 100 milioni di euro che intendiamo aumentare grazie a progetti di sviluppo in partnership con altre realtà”.

Fonte: Servizio stampa Italia Zuccheri Coprob

In aumento la richiesta di zucchero 100 per cento italiano e certificato. La filiera bieticola italiana, che conserva a Pontelongo, in provincia di Padova, uno dei 2 zuccherifici rimasti in Italia, guarda con fiducia al 2023

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Coprob (Cooperativa Produttori Bieticoli), unico produttore nazionale di zucchero 100% italiano, chiude l’esercizio con un utile di 3,09 milioni di euro. Il 59° bilancio della Cooperativa, con sede a Minerbio (BO), proprietaria anche dello zuccherificio di Pontelongo, in provincia di Padova, è stato approvato dai Soci al termine di 7 assemblee separate, e presenta un fatturato pari a 170,7 milioni di euro, un risultato positivo grazie ad un prezzo dello zucchero in risalita negli ultimi mesi dell’anno. Il bilancio è completato da un consolidato del Gruppo Coprob, che include Italia Zuccheri Commerciale, pari a 230 milioni di euro e un utile netto di 4,7 milioni di euro.

Cambio di passo. Oltre ai dati di bilancio, le assemblee separate sono state l’occasione per illustrare il piano strategico 2023-2027 di Coprob-Italia Zuccheri che prevede un nuovo modello per il prezzo delle bietole legato all’andamento del prezzo dello zucchero e dei volumi di produzione. “C’è grande richiesta di zucchero di filiera 100% italiana ed il mercato è sempre più attento alla sostenibilità – afferma Claudio Gallerani, presidente di Coprob-Italia Zuccheri. È per questo motivo che il Cda ha deliberato un cambio di passo sulla valorizzazione delle bietole conferite. In base allo scenario attuale, nel 2023 si attende un prezzo che potrà raggiungere i 60 €/t per i soci con contratto triennale aderenti al Sistema di Qualità di Produzione Integrata (SQNPI)”.

L’obiettivo della cooperativa Coprob-Italia Zuccheri è quello di arrivare a certificare SQNPI – sistema di qualità nazionale di produzione integrata – l’intera filiera nei prossimi due anni e potersi così fregiare del marchio ministeriale dell’Ape. Questo permetterà di dare maggiore distintività al prodotto finito a supporto di una equa valorizzazione di una produzione rispettosa dell’ambiente e delle persone, in una visione proiettata al futuro della bieticoltura italiana. “Intendiamo essere protagonisti sia dell’agroalimentare italiano che nel settore delle bioenergie” – conclude Gallerani. “Vogliamo essere un modello di economia circolare sostenibile, sia in termini ambientali che economici, ed in questo contesto si inserisce anche il nuovo progetto che prevede l’avvio di impianti di produzione di biometano partendo dalle polpe di barbabietola”.

Fonte: Servizio stampa Coprob

Crisi climatica: 280 miliardi di dollari di danni a livello mondiale nel 2021

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I campi italiani e trentini devono fare i conti con la crisi climatica, ma non solo. Un’emergenza chiara emersa durante i lavori del Festival Agri Risk Management tenutasi lo scorso 17 giugno presso il centro congressi di Riva del Garda (TN). La manifestazione ha ospitato anche l’assemblea generale del Consorzio di difesa dei produttori agricoli di Trento Co.Di.Pr.A., che ha approvato il bilancio 2021 ed eletto il nuovo consiglio di amministrazione, che si rinnova per la metà dei componenti.

I dati Ania (Associazione nazionale fra le imprese di assicurazione) presentati da Umberto Guidoni, codirettore dell’associazione, parlano chiaro. “È necessario individuare e perseguire sostenibili condizioni per aumentare la resilienza delle imprese e affrontare il cambiamento in corso, su tutti quello climatico, ormai conclamato. In particolare, anche nel settore agricolo le imprese stanno soffrendo su diversi fronti, crisi climatica, fluttuazioni del mercato e, come se non bastasse, le conseguenze del conflitto russo-ucraino”. Conflitto che sta cambiando gli assetti geo-politici internazionali, in particolare nell’area Mediterranea, hanno spiegato gli esperti della Banca di Italia e del Ministero dell’agricoltura, areale che dovrà fare i conti con la mancanza di materie prime alimentari e i conseguenti flussi migratori.

Triplicati i danni da avversità atmosferiche negli ultimi 25 anni che hanno sfondato nel 2021 il muro dei 280 miliardi di dollari a livello mondiale, secondo i dati Munich Re. Già grave la situazione anche nel 2022, in oltre 100 comuni stanno valutando il razionamento dell’acqua potabile, il livello delle falde e dei bacini idrici è critico con le conseguenti problematiche agricole, si parla già di produzione di riso dimezzata. Gestione del Rischio sempre più centrale anche secondo la Banca d’Italia che ha spiegato durante il Festival come nella formazione del rating bancario, un giudizio espresso dalle banche, che esprime l’affidabilità di un’impresa, le aziende agricole che adottano soluzioni assicurative e/o mutualistiche sono avvantaggiate, infatti, queste imprese risultano più performanti. “Performance che sono necessariamente supportate dalla digitalizzazione e dall’innovazione tecnologica – ha spiegato Elio Catania, senior advisor Ministero politiche agricole, alimentari e forestali – sulle quali sono in arrivo una pioggia di miliardi di euro”. “Serve sostenere – ha sottolineato Guidoni – tutti gli strumenti di gestione del rischio per trovare soluzioni condivise, trasversali e a favore delle imprese agricole; la sostenibilità economica del mondo assicurativo è percorribile attraverso un allargamento della platea di agricoltori che ricorrono a strumenti di gestione del rischio e sfruttando tutte le innovazioni tecnologiche a favore di soluzioni sempre più smart, efficienti e che concorrano alla riduzione dell’impatto economico derivante dalle manifestazioni calamitose.

Nuovo Cda Co.Di.Pr.A. Particolarmente sentita la relazione del presidente Giorgio Gaiardelli (nella foto in alto), che con l’approvazione del bilancio chiude la sua esperienza nel Condifesa di Trento. Gaiardelli ha ripercorso le tappe fondamentali del suo percorso raccontando che il Consorzio esiste da 45 anni e per 21 ne è stato alla guida. “In questo percorso siamo riusciti a ricostruire sia la credibilità che la solidità finanziaria. Ogni anno riusciamo a portare a casa per gli agricoltori circa 50 milioni di euro”. Il presidente ha fatto il punto della situazione per quanto riguarda le soluzioni di Gestione del Rischio a supporto delle aziende agricole che devono affrontare in maniera efficace le nuove emergenze. L’assemblea ha visto anche l’elezione del nuovo Consiglio di Amministrazione: Stefano Albasini, Alessandro Anselmi, Gianluca Bertolas, Cinzia Cainelli, Paolo Calovi, Alessio Carlin, Enrico Furlani, Gianni Gretter, Tiziano Ioris, Gianluca Maccani, Giovanni Menapace, Tullio Parisi, Albino Tait e Francesco Zendri. “Ottima squadra” il commento del Presidente uscente Gaiardelli, una equilibrata sintesi di rappresentanza territoriale, dei diversi settori agricoli con giovani profili accompagnati da alcuni esperti, frutto della condivisione unanime di tutte le organizzazioni agricole trentine.

I numeri del Consorzio sono stati illustrati dalla direttrice Marica Sartori, che ha sottolineato come, “grazie ai numerosi strumenti di gestione del rischio a disposizione riusciamo a sostenere la sostenibilità delle nostre imprese associate. Il bilancio si dimostra in ottima salute con un patrimonio netto al 31 dicembre 2021 di oltre 13 milioni di euro e valori assicurati in continua crescita, dimostrazione dell’ottimo lavoro svolto dal gruppo coeso del Consorzio”. Anche i vertici di Asnacodi Italia, l’associazione nazionale, hanno presentato il nuovo corso dell’associazione con il direttore Andrea Berti, che ha raccontato il piano strategico che vede al centro i territori oltre che portare un entusiasmante commento sulle attività di bilancio di Co.Di.Pr.A. e sui costi di gestione del consorzio, il più virtuoso a livello nazionale in termini di convenienza per gli agricoltori e con Albano Agabiti che ha sintetizzato le sfide che il comparto agricolo dovrà affrontare, su tutte i cambiamenti climatici e la necessità di innovare sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie a partire dalla nuova PAC che vede il via al fondo AgriCat, soluzioni che metterà al riparo dai rischi catastrofali le aziende agricole del nostro Paese.

Fonte: Servizio stampa Co.Di.Pr.A.

La fame e la sete stanno sconvolgendo il mondo (che non ha ancora debellato il Covid)

siccità

Algeria, Tunisia, Bosnia-Erzegovina, Egitto, Giordania, Libano, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia e Sri Lanka: sarebbero questi gli undici Paesi a maggior rischio di forti tensioni e conflitti sociali causati dalla carenza di cibo, dall’aumento dei prezzi alimentari, dalla fame diffusa tra la popolazione. La stima è stata fatta dalla società di assicurazioni internazionale Allianz Trade che indica tra le concause in primo luogo la guerra in Ucraina e il mancato approvvigionamento di grano che da quel Paese viene annualmente esportato in tutto ilo mondo. I Paesi più solidi economicamente hanno la possibilità di diversificare le proprie fonti, accettando i maggiori costi che i mercanti globali stanno imponendo.

Ma c’è anche un altro nemico, oltre alla guerra: la siccità. Assolutamente straordinaria è quella che sta colpendo i Paesi del Corno d’Africa, ridotto alla fame da quattro anni di raccolti falliti, piogge irregolari e invasioni di locuste. Nella nostra Penisola non siamo, ovviamente, in una situazione altrettanto drammatica, anche da noi si stanno creando situazioni di grande difficoltà. Dalla Sardegna che lamenta una inusuale e pericolosissima invasione di cavallette che stanno distruggendo le coltivazioni al Polesine che dalla sua storia di devastanti alluvioni oggi si ritrova senz’acqua, con quella salata del mare che risale lungo il corso del Po. Tecnicamente si chiama ‘cuneo salino’ e rischia di rendere infertili i terreni che solitamente godevano della portata d’acquaq dolce del maggiore fiume italiano. Fiume che oggi fa registrare una portata inferiore del -67% rispetto a quelle che sarebbe la media di questo periodo. Tant’è che Acquevenete, ente gestore degli acquedotti, è stata costretta a noleggiare un dissalatore portatile come misura d’emergenza per garantire la fornitura alla popolazione. Ma la preoccupazione più profonda è quella per l’agricoltura: il Polesine vanta colture di mais, grano, granoturco e riso per oltre 258 chilometri quadrati solo nell’area di Porto Tolle e il bisogno d’acqua dolce per l’irrigazione, vista l’assoluta mancanza di piogge, è enorme.

Non va meglio nel resto del Veneto. Coldiretti denuncia una diminuzione del 50% delle piogge e quindi un apporto idrico alle preziose vigne che si è ridotto ad appena 300-400 millilitri. Inevitabile a questo punto anticipare, di almeno una settimana, la vendemmia 2022 per garantire una produzione di circa 14 milioni di quintali, come nell’ultimo anno. Infine, sullo sfondo, resta lo spettro del Covid: l’ultima variante, e l’impennata di contagi che nell’ultima settimana è stata registrata in Veneto e non solo, sta di nuovo preannunciando un autunno che potrebbe essere tutt’altro che sereno.

Fonte: Garantitaly.it