• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Unicarve, rinnovati i vertici, prossimo passo il Piano di settore per la zootecnia bovina da carne da portare alla Conferenza Stato-Regioni. Dal 20 al 25 agosto a Padova il Congresso Internazionale di Scienza e Tecnologia della Carne

Fabiano BarbisanL’Assemblea generale di Unicarve (Associazione Produttori Carni Bovine) si è riunita loscorso 26 giugno al Crowne Plaza di Padova in occasione del convegno nazionale della zootecnia bovina da carne, ed ha approvato il bilancio delle attività svolte nell’anno 2022, con un saldo positivo. E’ stato infatti registrato  un aumento della base associativa, e un incremento delle attività sul fronte dei servizi ai soci nonché la partecipazione a progetti di settore, di respiro nazionale ed internazionale.

Eletto in sede assembleare il nuovo Consiglio direttivo, che rimarrà in carica per i prossimi quattro anni, con la riconferma all’unanimità del presidente Fabiano Barbisan (nella foto in alto). Unanimità raggiunta anche per l’elezione del vicepresidente Fabio Scomparin, figura importante della zootecnia bovina da carne in Italia, in quanto presidente della Stalla Sociale di Monastier (TV), un’azienda in continua crescita, sia sotto il profilo della qualità, sia per lo sviluppo economico di strutture e attività connesse con l’allevamento, nonostante le difficoltà di mercato in cui si dibatte il settore. Insieme a Barbisan e Scomparin, sono stati eletti i consiglieri Casimiro Andretta, Giorgio Durante (presidente della Cooperativa Allevatori di Volpago del Montello), Marco Fortuna (presidente dell’OP Scaligera), Mario Paolo Guzzo, Roberto Marchetti (settore vitelli a carne bianca),  Andrea Mezzanato, Gabriele Pangrazio, Willy Pesce, Ignazio Scappin (presidente della Stalla Sociale di Bonavigo), Fabio Taschini. Riconfermati i Sindaci revisori dei conti: Franceso Scappini, presidente del Collegio, Paolo Mingardo e Lucio Leoni. Nominato anche il collegio dei Probiviri con presidente Mariano Patergnani, membri Roberto Meneghini e Giampietro Omenetto. Nella prima riunione del nuovo Consiglio è stato preso in esame il Piano Carni Bovine Nazionale, riconfermando la validità del progetto e condivisa la necessità di dar vita ad un “Piano di Settore per la Zootecnia Bovina da Carne”, da portare, quanto prima, all’approvazione della Conferenza Stato-Regioni.

Si svolgerà a Padova, dal 20 al 25 agosto, il 69° Congresso Internazionale di Scienza e Tecnologia della Carne (ICoMST). L’ultimo in Italia si è tenuto a Roma nel 2002. Dopo una lunga pausa di 21 anni, Padova e l’Italia tornano ad essere il riferimento mondiale per la zootecnia da carne. Il tema principale del congresso è “From Tradition to Green Innovation”. Saranno ospiti diverse organizzazioni accademiche provenienti da oltre 55 paesi che incarnano la collaborazione delle menti più brillanti nella scienza della carne, nella ricerca e nell’innovazione. Famosi scienziati, ricercatori e studiosi presenteranno lavori di ricerca avanzati, discuteranno dei temi caldi, scambieranno idee e condivideranno le loro esperienze su tutti gli aspetti della scienza e della tecnologia della carne. Parlando di tradizione e di innovazione sostenibile nell’ambito della produzione di carne, non poteva mancare il supporto del Consorzio Sigillo Italiano che su questi temi sta organizzando tutta l’attività basata sui disciplinari di produzione SQNZ (Sistema di Qualità Nazionale in Zootecnia). Il percorso verso la sostenibilità, come sinonimo di qualità ed eccellenza, passa anche attraverso la ricerca e lo studio di tutte le fasi produttive. La partecipazione al congresso da parte del Consorzio Sigillo Italiano, e di tutte le organizzazioni associate, vuole essere un punto di partenza per intrecciare relazioni con il mondo accademico al fine di sviluppare progetti che possano coinvolgere in prima persona gli operatori della filiera ed in particolar modo gli allevatori, vero fulcro e punto di partenza per le produzioni di qualità.La partecipazione del Consorzio Sigillo Italiano a ICoMST si è resa possibile grazie al contributo fondamentale del Consorzio Carni Qualità Piemonte che ha messo a disposizione le risorse del progetto di comunicazione finanziato con i fondi del bando 2 della misura 3.2 del PSR 2014-2020 della Regione Piemonte annualità 2022/2023.

Fonte: Servizio stampa Unicarve/Consorzio Sigillo Italiano

“Sosteniamo l’Igp della pesca e nettarina veronese”: i comuni scaligeri ambasciatori della denominazione insieme agli attori della filiera

IMG_0645

Le Amministrazioni comunali veronesi si fanno ambasciatrici della denominazione della pesca di Verona. Gli 11 Comuni della provincia scaligera maggiormente vocati alla peschicoltura si uniscono, con capofila Bussolengo, per sensibilizzare i propri produttori a valorizzare le pesche locali che possono nuovamente fregiarsi dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP).

All’iniziativa aderiscono i Comuni di Bussolengo, Pescantina, Sona, Castelnuovo del Garda, Villafranca, Lazise, Sommacampagna, San Pietro in Cariano, Torri del Benaco, Pastrengo e Verona. Il via libera all’utilizzo del marchio Igp è stato dato nei giorni scorsi dal CSQA, ente certificatore veneto, che ha terminato i controlli. Gli obiettivi della certificazione sono molteplici: dare alle pesche e nettarine veronesi un riconoscimento per la loro qualità in un territorio storico vocato alla produzione, offrire un ulteriore impulso alle vendite e differenziarsi dalle pesche di altri territori nazionali e stranieri, tra cui Spagna e Grecia. La caratteristica che contraddistingue le pesche IGP è quella di essere strettamente legata al territorio di provenienza e presentarsi con peculiarità ben definite e garantite. Infatti, le Denominazioni, tra cui l’IGP, conferiscono un valore aggiunto ai prodotti agroalimentari di un determinato territorio con la tutela di standard qualitativi, la salvaguardia di metodi di produzione, fornendo ai consumatori informazioni chiare sulle caratteristiche delle produzioni.

La provincia veronese ha perso negli anni significativi ettari di superfici coltivate a pesche e nettarine arrivando a poco più di mille ettari nel 2022. Una tendenza che riguarda tutta Italia con un calo più al Nord che al Sud. Negli ultimi tempi, tuttavia, nel veronese si registra un nuovo interesse alla peschicoltura con installazione di impianti rinnovati per ottenere frutta di eccellenza, per la quale c’è una significativa domanda da parte del mercato. L’IGP potrebbe dare quindi un ulteriore impulso alle coltivazioni. “Fattore di questo successo è stato il gioco di squadra di tutti gli attori. L’obiettivo è dare un valore aggiunto al prodotto con la speranza che resti una maggiore marginalità ai produttori”, ha detto Marco Andreoli, presidente della Commissione agricoltura della Regione Veneto.

Offerta un’opportunità. “La valorizzazione dei nostri prodotti tipici – sottolinea il vicesindaco di Bussolengo Massimo Girelli – è una missione importante che ha l’obiettivo di sostenere la produzione locale oltre ad essere un veicolo per la promozione del territorio, la cui storia ed identità si esprime anche attraverso le tipicità, come nel caso della pesca che è simbolo di gusto ed eccellenza veronese. Come amministrazione siamo da sempre impegnati in questo senso anche attraverso eventi ed iniziative per far conoscere e apprezzare le nostre pesche ad un pubblico sempre più ampio. Il riconoscimento dell’IGP ci offre sicuramente un’opportunità e per questo vogliamo rafforzare la sinergia con gli altri Comuni e tutti gli attori coinvolti”. “La pesca veronese è il nostro frutto più rappresentativo – afferma l’assessore all’Agricoltura del comune di Bussolengo Giovanni Amantia – e il riconoscimento della denominazione IGP è una conferma alla qualità della produzione, che grazie alla filiera corta garantisce ai consumatori freschezza e genuinità. Merito del grande lavoro dei nostri agricoltori e di tutti i soggetti coinvolti che ogni anno si impegnano per portare sulle nostre tavole un prodotto buono, sano e gustoso. Come amministratori abbiamo il dovere di sostenere l’agricoltura locale perché possa crescere ed essere competitiva, creando valore per il territorio”. “Finalmente dopo anni di inattività – precisa Alex Vantini, il presidente di Coldiretti Verona – riparte il progetto di valorizzazione della pesca di Verona IGP, un prodotto di grande qualità del nostro territorio con una tradizione millenaria in una provincia, quella veronese, vocata alla frutticoltura. La Coldiretti ha voluto essere partner di questo percorso e inizieremo a breve l’iter per costituire il consorzio di tutela al fine di riuscire a garantire soddisfazione ai produttori per investire maggiormente su questa coltura e valorizzare il territorio della provincia scaligera”. “La nostra Fondazione si attiva per valorizzare i prodotti veronesi anche in collaborazione con le amministrazioni comunali del territorio. Per le pesche e nettarine locali utilizziamo il marchio Principesca, riconosciuto come sinonimo di qualità e certezza della provenienza da consumatori e grande distribuzione organizzata. Le denominazioni, come l’IGP, possono sicuramente dare un valore aggiunto alle produzioni agricole”, dice Gianluca Fugolo, presidente della Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina .“La Certificazione di origine protetta – evidenzia Leonardo Odorizzi, produttore e rappresentante della Grande Bellezza Italiana, organizzazione incaricata della distribuzione del prodotto. – rappresenta la strada per portare ai consumatori i valori del territorio, dell’ambiente e la garanzia di un prodotto controllato e garantito da un disciplinare molto stringente per una qualità superiore. La Grande distribuzione organizzata sta dando ampio spazio ai prodotti dei territori per andare incontro alla richiesta del consumatore che cerca certezze per un acquisto consapevole. Per i produttori la certificazione è il modo migliore per distinguersi in un mercato sempre più globalizzato così da raccogliere le giuste remunerazioni per garantire il proseguimento dell’agricoltura italiana”.

Fonte: Servizio stampa Comune di Bussolengo

24 giugno 2023, con il Premio Wigwam Stampa Italiana, a Pontelongo (Pd) si svelano tutte le declinazioni della dolcezza 

Efrem Tassinato con i dolcetti di Pontelongo

Lo zucchero in tutti i suoi modi di intenderlo, usarlo, consumarlo, è il tema del convegno in programma sabato 24 giugno 2023 alle ore 10:30-12:30 a Pontelongo (Pd), in via Villa del Bosco, area impianti sportivi. Un’attività, questa, che termina la prima fase del Premio Wigwam Stampa Italiana – Giovani comunicatori per Comunità resilienti 2023 e che ha coinvolto molte scuole e istituti scolastici del territorio della Saccisica. La seconda e ultima fase con la consegna dei riconoscimenti ai vincitori, sarà alla ripresa dell’anno scolastico, il prossimo settembre.

L’iniziava, che vede tra gli organizzatori il comune di Pontelongo, Italia Zuccheri-Co.Pro.B., l’Associazione Wigwam Clubs Italia APS, la Pro Loco di Pontelongo e l’Istituto di Istruzione Superiore De Nicola – Indirizzo Agrario di Piove di Sacco, si propone di rendere consapevoli, in specie le nuove generazioni, del valore storico-culturale ma anche produttivo, alimentare e turistico della sopravvivenza in questa parte del territorio padovano del più antico zuccherificio italiano. Fondato nel 1908 dai belgi , lo stabilimento è uno dei due rimasti nel nostro Paese dopo il taglio delle quote zucchero imposto dall’Unione Europea.

Interventi. All’incontro saranno presenti Roberto Franco, sindaco di Pontelongo per un saluto; Sara Berto, consigliere comunale di Pontelongo, con delega a Scuola e Orientamento Scolastico che presiederà e introdurrà; Leandro Cariolo, responsabile Marketing di Co.Pro.B./ItaliaZuccheri, che parlerà de “L’industria saccarifera italiana tra storia e futuro”; Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico, presidente di Wigwam Clubs Italia APS, responsabile segreteria Unarga e socio Argav, che presenterà “Il case history “Dolcetti di Pontelongo”(nella foto in alto) e il Sugar Contest del Premio Wigwam Stampa Italiana”; Cristiano Gaggion, pasticcere, presidente della Fed. Alimentaristi della Confartigianato del Veneto, che tratterà il tema “Lo zucchero nella pasticceria artigianale”; Claudio Grigoletto, Ad Gruppo Vecogel proporrà il tema “Lo zucchero nella gelateria moderna”; Carlo Dalla Longa, insegnate al CFP Brandolini Rota di Oderzo parlerà de “La sperimentazione dei sandwich dolci con le strutture HoReCa di Jesolo”; Giliola Dalla Libera, operatrice della Comunità Locale Wigwam della Saccisica spiegherà il “Lancio del programma di visite di studio e di cultura sullo Zuccherificio di Pontelongo”. Moderatore sarà Efrem Tassinato.

Nell’occasione saranno esposti i lavori in concorso realizzati finora dagli studenti sul tema “zucchero”, mentre a tutti i giovani concorrenti al Premio presenti sarà consegnata una confezione omaggio di zuccheri di Pontelongo. Ulteriori iunfo: Comunità Locale Wigwam Saccisica 348 4098002 saccisica@wigwam.it

Fonte: Servizio comunicazione Wigwam

Sol&agrifood e B/open, l’agroalimentare di qualità tra olio evo, bio, birre e sidri protagonista a Verona Fiere dal 2 al 5 aprile in contemporanea a Vinitaly

SolAgrifood2022_EnneviFoto_Veronafiere__SM12925

Con 300 espositori provenienti anche dall’estero, Sol&Agrifood si conferma punto di riferimento internazionale per l’agroalimentare di qualità, per i comparti dell’olio extravergine di oliva, della birra artigianale e, new entry della 27ª edizione (Verona, 2-5 aprile) in contemporanea con Vinitaly, anche dei sidri. Ulteriore novità la compresenza di B/Open, rassegna b2b dedicata al biologico. Nel Padiglione C saranno presenti espositori in rappresentanza di tutte le regioni italiane; le collettive più numerose da Sicilia, Calabria, Abruzzo, Marche, Basilicata, Lazio, Umbria (Assoprol). Molto qualificata anche la partecipazione di aziende guidate da Italia Olivicola del CNO e dalla Confederazione italiana agricoltori (CIA); presenti anche aziende estere da Spagna, Turchia e Albania.

Inaugurazione. Come da tradizione, il convegno inaugurale si svolge nel secondo giorno della rassegna (3 aprile, ore 11,30 – Area Talk del padiglione Sol&Agrifood) e sarà incentrato sul tema “La sostenibilità è un costo o un’opportunità di business per le aziende agroalimentari?”. Sul concetto di sostenibilità la Commissione europea sta lavorando a un progetto di regolamento che ne disciplini l’utilizzo del termine, affiancandolo a un preciso disciplinare. Il sistema agroalimentare italiano è pronto a raccogliere la sfida? Ne parleranno Roberto Berutti (Commissione europea), Eugenio Puddu e Francesca Tognetti di Deloitte Italia, Gennaro Sicolo, vicepresidente Cia e presidente Italia Olivicola, Nicola Bertinelli, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano. Le conclusioni saranno affidate all’On. Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare (invitato).

La birra artigianale, per essere pienamente apprezzata in tutte le sue favolose sfaccettature, va presentata e spiegata da professionisti che abbiano sia conoscenze tecniche vaste che una forte empatia nei confronti dei propri interlocutori. In questi ultimi anni, moltissimi gestori e addetti ai lavori operanti in contesti specializzati quali pub, ristoranti, birrerie e pizzerie a tema brassicolo hanno sostenuto e supportato il movimento birrario artigianale italiano con le loro capacità di diffusione culturale. 101 attività sparse in tutta Italia non sono solo alfieri per la commercializzazione di birra di qualità, ma anche luoghi ove si fa diffusione della “cultura brassicola“. “La “carica dei 101 ristoranti e pub: gli ambasciatori italiani della cultura birraria e del territorio” è il tema della tavola rotonda (3 aprile – Area Talk, Padiglione Sol&Agrifood – ore 16). Interverranno Natascia Tion, managing director di Ales&Co, Roberto Aliati, direttore commerciale di Aliati&Pedrazzini, Carlo Vischi, advisor specializzato in food&beverage, Carlo Schizzerotto, direttore generale del Consorzio Birra Italiana, Mauro Pellegrini, presidente di Unione Italiana Degustatori Birre (IDB). Modera: Lorenzo Dabove, in arte Kuaska.

Olivicoltura di montagna. Se da un lato l’olivicoltura si sta specializzando, in molte regioni italiane, è concentrata in aree marginali, in collina o in montagna. È un’olivicoltura che nasce dal passato, patrimonio storico, paesaggistico e ambientale che, purtroppo è in progressivo abbandono. Tanti i problemi, a partire dal frazionamento degli oliveti, per passare all’età avanzata degli olivicoltori, fino a costi di produzione sempre più insostenibili. Decine di migliaia di ettari destinati, in caso di abbandono, al rimboschimento. Occorre allora capire quale è e potrebbe essere il ruolo dell’olivicoltura di collina e montagna in Italia, a partire da una dimensione economica che eviti lo spopolamento e l’abbandono. Serve un’idea che dia dignità all’impresa olivicola, senza relegarla al semplice ruolo di custode del passato. “Far rinascere l’olivicoltura di collina e montagna: sogno o realtà?”, il tema dell’incontro (Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood, 4 aprile, ore 15.00), al quale parteciperanno Marco Viola, presidente Assoprol Umbria, Raffaele Amore, presidente Consorzio Igp Campania, Pietro Di Paolo, Coop Larentana (Abruzzo), Giosuè Catania, presidente Consorzio Monte Etna. Le conclusioni saranno di Sebastiano Forestale, della Direzione generale delle politiche internazionali e dell’Unione europea. Modera: Alberto Grimelli

B/Open. Il mercato degli alimenti biologici ha raggiunto i 260 miliardi di dollari nel 2022 e in Italia vale 4,4 miliardi di euro dei quali quasi 3 di export (fonte: Nomisma). Iper e supermercati coprono la maggior parte delle vendite con 1,4 miliardi di euro a luglio 2022. Al secondo posto per dimensioni i discount, con vendite pari a 272 milioni, in crescita del +14% rispetto all’anno precedente. Al terzo posto i liberi servizi con vendite per 159 milioni di euro. L’e.commerce continua a crescere e fa segnare vendite che raggiungono i 78 milioni di euro (dati IQ Nielsen). Nel complesso, nel nostro Paese il comparto bio tiene meglio del convenzionale che, nel periodo gennaio-maggio 2022, ha fatto segnare una flessione delle vendite del 2,9% contro lo 0,4% del biologico. In valore, il cibo convenzionale perde l’1,9% mentre il bio cresce del 2,3%. Da questi numeri parte la tavola rotonda sul tema “La crescita del biologico e i consumi fuori casa: sinergie per la sostenibilità” (4 aprile – Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood – ore 11.30). Moderato da Lorenzo Tosi, questo incontro si aprirà con un focus sulle dimensioni del settore nel 2022: il presidente di Assocertbio (Associazione degli Organismi di Certificazione del Biologico) Riccardo Cozzo, presenterà una recente indagine di scenario quantitativa, Riccardo Uleri, di Longino&Cardenal, offrirà una visuale reale dei trend del settore per trovare nuove chiavi di aggancio. Valentina Quattro, di ‘TheFork’, illustrerà i risultati di una recente indagine sulla sostenibilità svolta su più di 1000 utenti e ristoranti. Al Sottosegretario del Masaf, l’On. Luigi D’Eramo, il compito di delineare la politica per raggiungere gli obiettivi della “Farm To Fork”.

Artigianato alimentare e sostenibilità. La sostenibilità declinata tra ambiente, economia, sociale e culturale. Corollari che descrivono la necessità di conservare nella vita comune, non solo come testimonianza nei musei, il saper fare maturato in millenni di conoscenze e valori. Qui sta il ruolo dell’artigiano, già di per sé molto legato al territorio quindi garanzia di rispetto per l’ambiente e di presidio sociale ed economico, soprattutto in un paese baricentro della creatività mondiale come l’Italia. L’artigianato non è solo manualità, ma anche un continuo esercizio mentale perché la creatività dell’uomo resti sempre al centro della sua presenza attiva sul pianeta con la capacità di gestire l’intelligenza artificiale non di esserne gestito. Su queste premesse, si svilupperà la tavola rotonda sul tema “Il ruolo fondamentale dell’artigiano alimentare per la sostenibilità” (Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood – 5 aprile, ore 11.30). Parteciperanno Francesca Petrini, CNA, Roberto Bava, già presidente della Compagnia del Cioccolato, Walter Massa, artigiano del vino e contadino, Giampaolo Sodano, presidente dell’Associazione dei Mastri Oleari e Massimo Spigaroli, norcino, patron dell’Antica Corte Pallavicina. Modera: Guido Stecchi, presidente dell’Accademia delle 5T.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

A Vinitaly 2023, si parla della riforma degli alimenti a indicazione geografica (Igt), preoccupazioni in proposito da parte del mondo vitivinicolo

bottiglie-di-vino

C’è un grande dibattito nel mondo del vino sulla riforma degli alimenti a indicazione geografica, il nuovo impianto normativo al quale si sta lavorando in Europa e che entro fine aprile dovrebbe vedere l’approvazione del Consiglio dell’Ue. Sulla carta dovrebbe diventare, infatti, un testo unico sulla qualità, che andrebbe ad aggiornare e semplificare un sistema che in Italia vale 20 miliardi di euro. Ma c’è chi teme che per l’universo vinicolo potrebbe rappresentare un passo indietro, scalfendo perfino l’autonomia delle denominazioni del vino.

A fare il punto della situazione sarà il convegno “La riforma delle IG”, organizzato da Federdoc, Confagricoltura Veneto, Confagricoltura Venezia Giulia, Confagricoltura Trentino e Unione Agricoltori Altoatesini, che si svolgerà lunedì 3 aprile al Vinitaly di Verona nello stand di Confagricoltura. Il via alle 12.15 con i saluti di Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto; Alberto D’Attimis, presidente della sezione vitivinicola Friuli Venezia Giulia; Diego Coller, presidente di Confagricoltura Trentino; e Leo Tiefenthaler, presidente dell’Unione agricoltori e coltivatori diretti altoatesini. Seguiranno gli interventi dell’europarlamentare Herbert Dorfmann, componente Agricoltura e Sviluppo Rurale, e di Palma Esposito, funzionario dell’area politica Sviluppo economico filiera agroalimentare di Confagricoltura. La chiusura sarà affidata a Giangiacomo Bonaldi, presidente di Federdoc e Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura.

Preoccupazioni per il settore vino. “La proposta di riforma delle indicazioni geografiche ha l’intento di arrivare a un riordino generale, con termini procedurali e di tutela estesi a tutte le eccellenze dell’agroalimentare europeo, dai formaggi ai prosciutti – sottolinea Giangiacomo Bonaldi, che darà voce ai consorzi di tutela delle denominazioni italiane -. Inserire in questo contesto il vino, che si avvale di strumenti normativi specifici, ha destato preoccupazione in Federdoc e nel comparto in generale. Il nuovo regolamento potrebbe presentare delle opportunità, ma allo stesso tempo espone il settore a delle complessità che potrebbero indebolire la normativa sul vino. Il convegno punta a tracciare il quadro della situazione ed approfondire la questione, dato che a fine aprile sarà approvato il regolamento”. Sulla stessa linea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Oggi il vino ha un regolamento comunitario, che pone il suo punto di forza nell’essere specifico per il settore. Il punto debole, però, è che tutto il resto delle indicazioni geografiche rientra in un altro regolamento. Mettere tutto assieme, quindi, ha una sua logica nell’intento di potenziare la tutela e la promozione delle nostre eccellenze agroalimentari, ma è anche vero che nella proposta ci sono criticità che lasciano perplessi gli addetti ai lavori. Il dibattito è aperto a livello europeo e riteniamo anche noi che ci sia bisogno di confrontarci ancora sul tema”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Asparagi di Verona, la qualità premia i produttori, il 50 per cento è esportato all’estero

 

Asparagi-concorso

Al via la stagione degli asparagi di Verona. L’annata si prospetta buona per la qualità e stabile per la quantità a circa 15/20mila quintali di prodotto coltivato su 400 ettari in una ventina di comuni in pianura della provincia veronese.

Sul mercato si trovano asparagi bianchi e verdi precoci coltivati sotto tunnel come quelli in mostra al concorso che si è tenuto nei giorni scorsi al Mercato Coperto di Campagna Amica in Galleria Filippini. Alla prova hanno partecipato una ventina di aziende agricole, socie della Coldiretti scaligera, specializzate nella produzione di asparagi.  A decretare i vincitori sono stati gli allievi della classe 2^ della Scuola di formazione professionale Don Calabria di Bovolone che hanno valutato, con esperti, 29 campioni di asparagi bianchi e verdi. Il protocollo del concorso prevede analisi a crudo su parte dei turioni con esami visivi, olfattivi, gustativi e tattili. Gli asparagi risultati migliori sono profumati e dal sapore dolce con poca fibrosità. Nella categoria di asparagi di Verona varietà verde al primo posto si è classificato F.lli  Maestrello di Erbè, al secondo posto l’azienda agricola F.lli Pozzani di Cerea e a seguire Riccardo Bonfante di Gazzo Veronese. Nella categoria della varietà asparago bianco hanno vinto: F.lli Parisato di Zevio, F.lli Vesentini di Ronco all’Adige e Davide Fasoli di San Martino Buon Albergo. “Ci complimentiamo con i soci che hanno presentato ottimi prodotti in concorso. L’inverno caldo ha anticipato la partenza degli asparagi che è solo all’inizio ma a preoccupare sono la siccità e i costi di produzione elevati, tra fertilizzanti, energia per riscaldare le serre e gasolio. Ci auguriamo che i consumatori continuino a scegliere la qualità degli asparagi di Verona. La produzione, specie di verdi, è infatti per circa il 50% esportata in Germania, Austria e Inghilterra, mentre le varietà bianche sono più gradite a livello locale. Gli asparagi di Verona si possono acquistare nelle aziende agricole produttrici o nei mercati a km zero in città e provincia. I prezzi si stanno mantenendo in linea con il periodo, sostenute dalla non abbondanza di prodotto offerto sui mercati, a fronte di una domanda coerente con la stagione”, evidenzia Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Verso Fieragricola Tech 2023. Rinnovabili, la sfida del fotovoltaico, opportunità per l’agricoltura senza spreco di suolo.

1867_energie_rinnovabili

La sfida è ambiziosa: arrivare ad almeno 52.000 MW di capacità fotovoltaica entro il 2030, con una crescita dell’82% fra il 2025 e il 2030. E il vantaggio non è solo di natura ambientale, visto l’obiettivo di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche di aumentare la resilienza degli agrosistemi ai cambiamenti e migliorare l’efficienza energetica. La strategia delle energie rinnovabili, a livello europeo inserita nei progetti «Green Deal» e «Fit for 55», richiede impegno, ma allo stesso è alla portata degli operatori, purché si semplifichino gli iter autorizzativi e procedurali. E anche l’agricoltura, attraverso veri e propri «sistemi» agrovoltaici, giocherà un ruolo nella diffusione dell’energia pulita, anche se ad oggi solo l’11,5% della potenza fotovoltaica installata in Italia (pari a 2.497 MW) è generata da 38.115 impianti installati nelle aziende agricole (il 4,07% del totale degli impianti). I numeri, forniti da Nicola Colonna del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali del Gruppo agrivoltaico sostenibile di Enea, sono stati illustrati nei giorni scorsi nel corso del webinar moderato da Giulio Meneghello (caporedattore di QualEnergia, partner dell’evento) sulle “Applicazioni fotovoltaiche per le imprese agricole italiane”, organizzato da Fieragricola Tech, manifestazione in programma a Veronafiere i prossimi 1 e 2 febbraio e dedicata, come ha ricordato Sara Quotti Tubi (event manager di Fieragricola), «ha tre focus specifici nell’ambito delle tecnologie: le energie rinnovabili in agricoltura, l’agricoltura digitale e la smart irrigation».

L’Italia, grazie alla dotazione finanziaria prevista dal Pnrr, può contare su un piano di risorse pari a 1,10 miliardi di euro per gli impianti agrovoltaici di medie e grandi dimensioni e su 1,5 miliardi di euro per la realizzazione del cosiddetto Parco agrisolare, così da incentivare l’installazione di pannelli ad energia solare sui tetti di edifici ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale. «Fra i benefici dell’agrovoltaico – ha riassunto Michela Demofonti, coordinatrice del gruppo di lavoro Agro-Fv di Italia Solare – vi è la possibilità dell’utilizzo simultaneo del territorio per l’agricoltura e per la produzione di energia elettrica da fotovoltaico, che permette così di aumentare la resilienza dei terreni agricoli, diversificare le fonti di reddito e creare valore aggiunto alle aree rurali». Secondo i calcoli di Italia Solare, entro il 2030 sono necessari 41,4 GW di nuove installazioni fotovoltaiche e la nuova potenza, in particolare, richiederebbe circa 54.000 ettari di superficie, il 30% della quale potrebbe sfruttare i tetti. «Pertanto – ha reso noto Demofonti – la superficie agricola necessaria è di meno di 38.000 ettari, equivalente allo 0,23% della superficie agricola totale».

Per rispettare gli ambiziosi obiettivi europei è necessario, tuttavia, un cambio di marcia. Lo ha riferito Marino Berton di Esco Agroenergetica (Cia-Agricoltori Italiani): «Nel corso del primo semestre 2021 sono stati installati in Italia impianti fotovoltaici per 362 MW, mentre, a partire dal prossimo anno e per tutto il prossimo decennio, sarà necessario installare mediamente 2.500 MW ogni semestre, cioè quasi sette volte tanto», ha calcolato.  Sarà sicuramente utile, per Berton, «cogliere l’opportunità offerta dalla futura costituzione di numerose comunità energetiche, nelle quali gli agricoltori produttori di energia potranno partecipare, fornendo un contributo alla produzione di rinnovabili al servizio della comunità e ottenendo benefici economici. E a livello comunitario, l’Unione europea sta mettendo a punto una strategia per promuovere le Comunità energetiche rurali, che rappresentano una nuova opportunità». Fra impianti elevati da terra, interfilari, verticali, gli impianti agrovoltaici che adottino soluzioni integrative innovative «devono svilupparsi in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale, anche consentendo l’applicazione di strumenti di agricoltura digitale e di precisione – ha specificato Nicola Colonna di Enea –. Il decreto legge 77 del 31 maggio 2021 prevede infatti che l’accesso agli incentivi per gli impianti sia subordinato alla contestuale realizzazione di sistemi di monitoraggio che consentano di verificare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture e la continuità delle attività delle aziende agricole interessate».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Api stremate da caldo e siccità, -30% di miele in Veneto, raccolto dimezzato in Italia

miele4

Le fioriture estive bruciate dal caldo o distrutte dalla grandine, le api allo stremo costrette ad allungare i voli per trovare un po’ di nutrimento fanno emergere, a livello nazionale,  un bilancio dimezzato rispetto al potenziale produttivo. Il risultato è una produzione intorno ai 13 milioni di chili, fra le più basse del decennio, mentre in Veneto gli apicoltori veneti che monitorano l’andamento della produzione di miele regionale stimano un 30% di calo nella raccolta a causa del clima.

La mappa italiana del miele stilata da Coldiretti registra cali della produzione che vanno dal -15% della Calabria al -60% delle Marche, dal -50% di Lazio, Sardegna, Umbria e Valle d’Aosta al -80% della Basilicata, crolli del 40% in Toscana e Molise e del 35% in Emilia Romagna, Sicilia e Puglia, 30% in Piemonte, in Lombardia e Friuli è stato tagliato un quarto (25%) del raccolto, un calo del 20% si registra in Abruzzo e Trentino Alto Adige, mentre Calabria e Campania limitano i danni con una perdita del 15%. Una situazione sulla quale hanno pesato in modo particolare le alte temperature e la mancanza di acqua con fioriture anticipate che hanno costretto gli apicoltori a partire prima verso le aree montane e a portare razioni di soccorso negli alveari già nei primi giorni di agosto.

In Italia – precisa la Coldiretti – si consuma circa mezzo chilo di miele a testa all’anno, sotto la media europea che è di 600 grammi ma un terzo rispetto alla Germania. Il Belpaese però vince in biodiversità con più di 60 varietà da quelli Dop come il Miele della Lunigiana, e il Miele delle Dolomiti Bellunesi e il miele Varesino, fino a quelli speciali in barrique o aromatizzati, dal tiglio agli agrumi, dall’eucalipto all’acacia. Un patrimonio messo a rischio dalle importazioni dall’estero cresciute di quasi il 18% nei primi cinque mesi del 2022 e l’anno scorso hanno raggiunto i 24 milioni di chili di cui più della metà (14 milioni di chili) da Ungheria, Romania e Ucraina con quasi 2 vasetti su 3 pieni in pratica di prodotto straniero, spiega l’analisi di Coldiretti su dati Istat. Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori. Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria, fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere presente per legge sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale (es. miele italiano) mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della Ue” indicando il nome dei Paesi (ad esempio, se viene da Italia e Ungheria sul barattolo dovrà esserci scritto Italia, Ungheria); se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della Ue” con il nome dei Paesi, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della Ue”, anche qui con l’indicazione dei nomi dei Paesi.

Secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del rapporto dell’Osservatorio nazionale miele in Italia ci sono 1,5 milioni di alveari curati da circa 73mila apicoltori dei quali oltre 2 su 3 sono hobbisti che producono per l’autoconsumo. In crescita la presenza di giovani con le aziende apicole condotte da under 35 che sono aumentate del 17% negli ultimi cinque anni secondo un’analisi Coldiretti su dati Unioncamere. Su territorio regionale – spiega Coldiretti Veneto – Sono quasi 7mila gli apicoltori professionisti e hobbisti con un totale di 95mila alveari di cui il 19% sono certificati come biologici.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Semaforo Nutriscore in etichetta, a cui è contraria l’Italia, spiegato ai consumatori nelle Gdo che lo adottano 

semaforo-nutri-score

Le società del gruppo Carrefour GS spa, Carrefour Italia e Interdis dovranno informare i consumatori nei punti vendita e nel loro sito il perché dell’apposizione in etichetta su alcuni prodotti del semaforo “Nutriscore” . L’imposizione viene dall’Antitrust italiana il cui intervento è stato sollecitato da Confagricoltura, che ritiene come questa misura potrebbe essere contraria ai principi comunitari, visto che la Commissione europea intende adottare entro la fine del 2022 una proposta per l’etichettatura nutrizionale fronte pacco obbligatoria e armonizzata.

Una nota dell’azienda Carrefour informa che, in accordo con l’Autorità, non applicherà l’etichetta Nutri-score su: prodotti private label, commissionati da Carrefour Italia ai propri fornitori e commercializzati in Italia e/o all’estero; prodotti a denominazione di origine protetta (DOP), a indicazione geografica protetta (IGP), sulle specialità tradizionali garantite (SPT), sui prodotti agroalimentari tradizionali (PAT), prodotti della tradizione gastronomica italiana (salumi, formaggi, olio di oliva), a prescindere dal luogo di produzione (Italia o estero), prodotti a marchio Terre d’Italia. Carrefour Italia continuerà ad includere nel proprio assortimento una selezione limitata di prodotti private label, commercializzati in Italia dalla società francese Interdis, facente parte del Gruppo Carrefour France, che adotta il sistema di etichettatura nutrizionale volontaria Nutri-score. L’offerta verrà accompagnata da una campagna d’informazione in tutti i punti vendita e sul sito internet, sui motivi per cui alcuni prodotti recano il Nutri-score. Tale campagna d’informazione è stata infatti giudicata idonea dall’Autorità a orientare le scelte di acquisto dei consumatori in materia di nutrizione senza generare fraintendimenti.

Fonte: Garantitaly.it/Servizio stampa Carrefour Italia

Al via la campagna di produzione bieticolo-saccarifera 2022 di zucchero 100% italiano. Durerà 70 giorni e vedrà 2.630 aziende agricole conferire ai soli due zuccherifici rimasti in Italia a Pontelongo (PD) e a Minerbio (BO) le bietole coltivate su 26.600 ettari.

ItaliaZuccheri COPROB campagna barbabietola

Dopo la lavorazione, iniziata il 18 luglio scorso, di circa 45.000 tonnellate di bietole biologiche coltivate su poco meno di 2.000 ettari in sei regioni, è iniziata la produzione dello zucchero 100% italiano negli zuccherifici Italia Zuccheri-COPROB – Cooperativa Produttori Bieticoli – di Minerbio (BO) e Pontelongo (PD) che saranno chiamati a lavorare circa un milione e mezzo di tonnellate di barbabietole provenienti da 26.600 ettari coltivati da soci e produttori conferenti della Cooperativa.

Buona qualità nonostante la siccità. Le prime settimane hanno messo in evidenza una buona qualità delle barbabietole, nonostante le avverse condizioni climatiche: le elevate temperature unite alla persistente mancanza di precipitazioni non sono, infatti, le condizioni ottimali per molte produzioni agricole. In questo scenario, la barbabietola si conferma però competitiva rispetto alle altre colture, grazie alla costante ricerca e innovazione nel campo della genetica. Le nuove varietà oggi disponibili consentono, infatti, una maggiore resistenza ai cambiamenti climatici e rendono più semplice la coltivazione. Di grande interesse anche la semina autunnale, che permette un risparmio di acqua e minori trattamenti di diserbo e antiparassitari, con conseguente riduzione dei costi di oltre il 30%.

Sostenibilità. La barbabietola da zucchero ricopre un ruolo fondamentale all’interno di una corretta rotazione perché migliora la fertilità dei terreni e agevola la gestione delle infestanti e degli insetti nocivi nelle colture in successione. Questo consente una miglior produzione di cereali con margini che aumentano dal 10 al 30%. Oltre alla produzione di zucchero, vengono recuperati tutti i sottoprodotti di lavorazione delle bietole, fornendo materie prime (polpe e melasso) essenziali e strategiche per garantire una filiera tutta italiana per l’industria del lievito e per il settore dell’alimentazione animale. Le polpe, inoltre, trovano ampio utilizzo per la produzione di bioenergia e, in un futuro prossimo, anche di biometano. A questi prodotti si aggiungono anche le calci che vengono utilizzate come ammendante per i terreni e come basi per fertilizzanti. “La sostenibilità” – afferma Claudio Gallerani, presidente di Italia Zuccheri-COPROB –, “non è solo questione di ambiente: da sessant’anni ricopriamo anche un ruolo sociale sul territorio, garantendo da un lato agli agricoltori la possibilità di coltivare una coltura che dà reddito e dall’altro l’occupazione di circa 270 lavoratori che quasi raddoppiano nel periodo di campagna. Il ritorno economico è poi completato da tutte le imprese dell’indotto (circa 1.500) tra agromeccanici, fornitori di mezzi tecnici e sementieri. Ogni anno ciascuno dei due stabilimenti riversa sul proprio territorio circa 100 milioni di euro che intendiamo aumentare grazie a progetti di sviluppo in partnership con altre realtà”.

Fonte: Servizio stampa Italia Zuccheri Coprob