• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Finite le scuole, bambini e bambine si divertono (e imparano) nelle Fattorie Didattiche

PANE E BELLEZZA3Terminato l’anno scolastico, le fattorie didattiche di Coldiretti sono pronte ad accogliere i bambini nei centri estivi con attività di educazione e laboratori preparati per far trascorrere le vacanze in campagna.

Il Veneto è la regione prima in Italia per numero di aziende agricole vocate a questo servizio. “Sul territorio regionale se ne contano 449 – spiega Valentina Galesso, responsabile Donne Coldiretti – un numero che conferma la vocazione all’accoglienza degli operatori agricoli e soprattutto la loro professionalità maturata con corsi di formazione e di aggiornamento previsti dalle delibere che istituiscono l’elenco regionale. Con il progetto Semin’segni promosso dalle agricoltrici – continua Valentina Galesso – sono stati coinvolti oltre 20mila alunni in lezioni teorico pratiche. Attenzione particolare è stata rivolta anche ai più piccoli con interventi nelle scuole dell’infanzia di Venezia. Una prima esperienza – aggiunge Valentina Galesso – che grazie alla disponibilità delle imprenditrici agricole veneziane ha dato buoni risultati in termini di partecipazione”. Secondo l’Osservatorio di Coldiretti a livello nazionale sono 3448 le fattorie didattiche totali censite nel 2024 con una crescita del 4% rispetto allo scorso anno spinta dall’impegno delle imprenditrici agricole che promuovono il progetto “Educazione alla Campagna Amica” in collaborazione con le scuole.

L’obiettivo delle fattorie didattiche è formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno. Le fattorie didattiche sono una opportunità nata grazie alla legge di orientamento (18 maggio 2001) voluta dalla Coldiretti e cresciuta grazie alla nuova sensibilità green degli italiani che vanno alla ricerca di spazi aperti e contatto con la natura, ma anche della possibilità di far mangiare i bambini prodotti sani, buoni, genuini e a km zero. Non è un caso che il 70% degli italiani sogna di iscrivere i propri figli in una agri colonia, per trascorrere le vacanze estive in sicurezza con attività ricreative ed educative a contatto con la natura nei grandi spazi all’aria aperta, secondo l’ultima analisi Coldiretti/Notosondaggi.

L’attività didattica nelle fattorieNelle fattorie didattiche si impara “facendo”, attraverso attività pratiche ed esperienze dirette come seminare, raccogliere, trasformare, manipolare e creare. Le attività proposte da Donne Coldiretti sono moltissime, si va dal laboratorio del bio pittore per dipingere con i colori estratti da foglie, fiori e ortaggi a quello dei baby chef dove imparare a cucinare risparmiando fino a quello dei più esperti dove allenare i sensi dell’olfatto, del gusto, del tatto e della vista ed imparare a riconoscere le piante aromatiche o assaporare i diversi tipi di miele.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

30 aprile 2024, le federazioni provinciali italiane di Coldiretti contemporaneamente in assemblea per celebrare gli 80 anni di storia all’insegna del made in Italy e del motto “più reddito agli agricoltori e più trasparenza per i consumatori” 

ColdirettiMartedì 30 aprile p.v. sarà un giorno in cui tutte le 96 federazioni provinciali Coldiretti, da Nord a Sud d’Italia, riuniranno i soci agricoltori per celebrare gli 80 anni di storia dell’associazione per ribadire sull’intero territorio italiano l’ #orgogliocoldiretti, ricordando le grandi battaglie, i risultati ottenuti e tracciare il cammino per il futuro, a partire dalle priorità urgenti per il mondo agricolo e l’ autentico “made in Italy”. Saranno presenti tanti imprenditori agricoli di ogni età, tra i quali numerosi giovani e donne, impegnati ogni giorno in un settore chiave per l’economia regionale ma alle prese con non poche emergenze. In primo piano le tante battaglie di Coldiretti per difendere il reddito degli agricoltori, la riflessione e il dibattito sulle priorità urgenti per il mondo agricolo, le sfide in Europa e in Italia che attendono il settore primario.

L’ obiettivo principale è garantire il giusto reddito ai produttori e dignità per il loro lavoro. “Da oltre vent’anni ci battiamo per la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti agroalimentari- spiega Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto –  per garantire ai consumatori cibo genuino e autentico. Il vero ‘made in Italy’ alimentare lo facciamo noi con quella parte dell’agro-industria e della distribuzione che non si piega al prezzo più basso, ma valorizza con noi il lavoro di migliaia di imprenditori. Queste assemblee saranno occasione per rilanciare  l’abolizione del codice doganale, che consente a materie prime estere di diventare prodotti italiani e portare all’attenzione di tutti i soci le iniziative in corso che Coldiretti porta avanti per fermare le importazioni sleali e dare dignità al lavoro degli agricoltori”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Boom dell’Agrifoodtech in Italia: investimenti per 167milioni di euro, oltre 340 startup operanti nel settore, forte presenza femminile e Intelligenza Artificiale al primo posto

Report Eatable Adventures - Infografica riassuntiva

Con oltre 740.000 aziende agricole, 330.000 imprese di ristorazione, 70.000 industrie alimentari e 4 milioni di lavoratori, il mercato agroalimentare italiano è il 3° più grande dell’Unione Europea e nel 2023 ha generato più di 65 miliardi di euro, pari al 3,8% dell’economia totale italiana. Non sorprende dunque che emergano all’orizzonte tante nuove realtà imprenditoriali che mirano a rinnovare un settore così strategico per il nostro paese: ad oggi, sono circa 340 le startup attive nel settore Agri-Foodtech, un mercato che in Italia ha ricevuto un investimento pari a 167 milioni di euro nel 2023, contro i 152 milioni dell’anno precedente (+9,8%). In questo scenario nasce il primo Report italiano sullo stato del Foodtech di Eatable Adventures, tra i principali acceleratori globali in materia Foodtech, promosso dal Verona Agrifood Innovation Hub, primo polo di sviluppo dell’ecosistema Agrifoodtech italiano sostenuto da Fondazione Cariverona, UniCredit, Eatable Adventures, Comune di Verona, Veronafiere, Confindustria Verona e Università di Verona. .

Nord Italia, team agili e quote rosa. Il Nord domina incontrastato il panorama delle startup in Italia: circa un terzo (30,5%) ha sede in Lombardia, seguita a ruota da Emilia-Romagna (11,1%) e poi da Piemonte, Veneto e Lazio, da cui ne provengono a parimerito circa il 10%. Inoltre, il 50% delle startup totali è nato tra il 2022 (25,3%) e il 2023 (22,8%): un fenomeno partito nel 2018 (7,6%) che, dal 2021 ha registrato una vera e propria impennata (19,1%), fino a toccare l’apice nel 2022. Un aumento, non solo dovuto al crescente interesse nel ricorrere all’innovazione per fornire risposte alle consistenti sfide della filiera agroalimentare e ai cambi nelle tendenze di consumo, ma anche alla nascita di iniziative di supporto dell’ecosistema e di nuovi strumenti di investimento per le realtà emergenti.

Composizione delle startup. Team compatti da 1 a 5 dipendenti per circa il 69% del campione, fino a un massimo di 6-10 dipendenti per il 13%. Società con un’età media di 35,6 anni, agili, ancora da plasmare e sviluppare nel tempo, non senza la presenza fondamentale dei talenti femminili: ben il 32% delle startup è stata fondata da una o più founder donne, una variabile molto positiva se si considera che la media nazionale delle imprenditrici si attesta solo al circa il 10% del totale, mentre quelle con team misti non superano il 16%. Questa osservazione non solo evidenzia la presenza di donne in ruoli chiave all’interno del settore delle tecnologie alimentari, ma suggerisce anche che l’industria ha un fascino particolare e impegna attivamente le quote rosa.

Focus su produzione, trasformazione alimentare, marchi e brevetti. Sono quattro le categorie individuate da Eatable Adventures nell’analisi dello stato del Foodtech in Italia: Agritech (tecnologie applicate all’agricoltura), Produzione e Trasformazione Alimentare, Retail&Distribuzione (robotica applicata, piattaforme di analisi retail, nuovi canali di vendita etc.) e Restaurant Tech&Delivery ( piattaforme di prenotazione e gestione; robot di cucina etc). Le startup si concentrano principalmente nel segmento Produzione e Trasformazione Alimentare (36%), seguito dall’Agritech (22.3%), Restaurant Tech&Delivery (22%) e infine Retail&Distribuzione (19.6%). Quasi la metà delle startup (il 43%) attive nella Produzione e Trasformazione Alimentare si concentra sulla realizzazione di nuovi prodotti con ingredienti innovativi, mentre tra quelle attive nell’Agritech il 33% ha sviluppato nuovi sistemi di coltivazione o sistemi di automazione delle colture (31.5%). Altro dato interessante è che il 66% del campione sviluppa internamente le proprie tecnologie, senza avvalersi di collaborazione con terze parti: solo il 12% ha cooperato con le università, il 2% con poli tecnologici e il 13% con altre aziende esterne. Ciò significa che circa il 70% delle startup mostra un livello di sviluppo autonomo notevolmente elevato, evidenziando una solida maturità tecnologica.

Tecnologie più impiegate. L’intelligenza artificiale emerge come quella predominante, utilizzata dal 42,86% delle startup intervistate; seguono a ruota il machine learning, con un tasso di utilizzo del 37,14% e le biotecnologie con uno del 32,38%. Per proteggere la proprietà intellettuale delle innovazioni create, elemento fondamentale per garantire la competitività sul mercato, oltre la metà delle startup (54,3%) implementa la registrazione di marchi nel proprio modello di business e il 40% possiede almeno un brevetto, mentre il 19% si affida al segreto commerciale.

Investimenti in Italia: lo stato dell’arte. Da una parte, a livello globale, gli investimenti nel Foodtech hanno registrato, nel secondo trimestre del 2023, un calo pari a circa il 61% rispetto all’anno precedente, dovuto principalmente ai conflitti geopolitici e alla crisi economica che hanno colpito a 360° tutti i settori. Dall’altra, invece, il mercato italiano emerge tra i più dinamici e in crescita con un +9% rispetto al 2022: nel 2023, infatti, le startup italiane hanno raccolto 167 milioni di euro (43% in fase seed; 32,3% in fase pre-seed), un dato che evidenzia la fiducia degli investitori nazionali e internazionali nel potenziale di crescita del segmento. Non solo: tra gli investimenti di primo piano in Italia, spiccano anche i programmi di formazione sostenuti da realtà come CDP Venture Capital Sgr e la stessa Eatable Adventures con Foodseed, il primo acceleratore nazionale nell’ambito foodtech italiano che, nel 2023, ha selezionato e accelerato sette realtà emergenti Made in Italy, destinando a ciascuna un investimento iniziale di 170 mila euro – con possibilità di incremento fino a ulteriori 500mila euro per le più performanti. Un programma pioniero che ha attirato l’interesse di primari partner di settore che hanno appoggiato l’iniziativa, tra cui Amadori e Cattolica, Business Unit di Generali Italia.

Come ulteriori risorse che potrebbero agevolarne lo sviluppo, le startup intervistate segnalano l’attrazione di Investitori Internazionali, il sostegno da parte dell’Industria Alimentare Italiana, la presenza a eventi Internazionali, la conoscenza delle best practice e la semplificazione dell’accesso agli aiuti pubblici.“L’Italia si sta impegnando sempre di più per dare risposte innovative alle pressioni del cambiamento climatico, della crisi energetica e dell’approvvigionamento delle materie prime. L’obiettivo è migliorare la competitività globale del Belpaese e mantenere il suo primato come eccellenza enogastronomica a livello mondiale”, dichiara José Luis Cabañer CEO e founder di Eatable Adventures. “Sono sempre più numerose le iniziative che coinvolgono aziende alimentari, startup, università e centri tecnologici, sostenuti da investitori di rilievo. L’Italia mira a preservare e rafforzare la sua competitività ed è pronta ad abbracciare con determinazione l’innovazione per plasmare un futuro alimentare sostenibile, efficiente e dinamico”.

A proposito di Eatable Adventures. Tra i principali acceleratori in materia di food-tech, identifica e sostiene le startup alimentari più innovative e dirompenti del mondo alimentare aiutandole a crescere sul mercato globale. Con l’obiettivo di agire sul fronte agroalimentare e spingere l’adozione di modelli di business più sostenibili, all’insegna di un uso più sapiente e smart della tecnologia, Eatable Adventures ha sviluppato più di 40 programmi annuali, una comunità di oltre 25.000 fondatori e imprenditori e un dealflowdi 3.000 progetti in 2022. Attraverso la promozione di una sinergia tra innovazione, etica e sostenibilità, l’azienda lavora sulla promozione, sviluppo e democratizzazione delle tecnologie nel food, per costruire il sistema alimentare di domani: sostenibile, efficiente, salutare e sicuro a livello globale. Eatable Adventures ha preparato questa analisi del settore utilizzando la propria tassonomia, che classifica le startup in base alla catena del valore. Questo lavoro è stato integrato da una classificazione e da un monitoraggio continuo delle startup italiane nel corso dell’anno. Per avere un quadro più completo del panorama del Foodtech nel 2023, è stata condotta anche un’indagine tra le startup dell’ecosistema foodtech italiano. I dati e le conclusioni di questa indagine sono presentati in dettaglio nel presente rapporto. La metodologia comprende l’uso di un questionario online auto-somministrato, con focus sulle startup della catena del valore agroalimentare con sede in Italia, coinvolgendo un totale di 105 sondaggi selezionati mediante un campionamento casuale semplice. L’indagine è stata condotta dall’ 8 novembre al 5 gennaio 2023, presentando un errore di +/- 4,34% con un livello di confidenza del 95%.

Fonte: Servizio stampa Eatable Adventures

Il futuro del kiwi è la scienza: innovazione varietale, portinnesti e buone prassi agricole

Convgegno-kiwi-sala

Per il futuro del kiwi non esiste solo un’unica soluzione ma devono essere attivate un insieme di azioni. A partire da maggiori investimenti su scienza e sperimentazione per un rinnovo varietale più tollerante a malattie, moria e cambiamenti climatici, si deve attuare nel tempo un’attenta verifica dei portinnesti e delle loro finalità, adottare coperture contro grandine eccesso di piogge e freddo e seguire buone prassi agricole. Questo, in sintesi, quanto emerso durante il convegno “Quale futuro per il kiwi a Verona. Varietà a confronto” svoltosi a dicembre 2023 a Bussolengo (Vr) a cui hanno partecipato oltre 300 agricoltori e produttori e in cui sono emerse problematiche e soluzioni possibili a supporto della coltivazione di actinidia che ancora oggi rappresenta un settore strategico per la frutticoltura italiana e scaligera.

Interventi. L’incontro, moderato dalla giornalista Ada Sinigalia, è stato organizzato dai Comuni di Bussolengo e Pescantina e dalla Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina con il supporto di Valpolicella Benaco Banca. Il prof. Guglielmo Costa, già docente all’Università di Bologna, nel suo intervento ha illustrato a che punto è arrivata la scienza e la sperimentazione nello studio dell’actinidia mostrando ai presenti le diverse varietà e portinnesti oggi sul mercato. L’esperto ha sottolineato che: “La situazione del kiwi in Italia è problematica. Dopo un periodo in cui era presente un’unica specie esente da malattie, l’Hayward a polpa verde, che nei primi anni di coltivazione ha dato redditi elevati agli agricoltori, si sono realizzati molti impianti tanto da far diventare l’Italia il primo paese del mondo. Oggi c’è la Cina che copre oltre il 50% della superficie mondiale. Dopo diversi anni sono comparsi una malattia (Psa) che ha falcidiato diversi ettari italiani e una sindrome – la moria – che con un insieme di concause fa morire la pianta”. “Oggi – ha continuato Costa – ci sono diverse varietà di kiwi a polpa gialla e a polpa rossa che il mercato apprezza molto e che stanno prendendo il posto di quella a polpa verde ma che sono più sensibili alla malattia Psa. Il futuro è problematico: bisogna riuscire a creare una varietà, e quindi speriamo nelle tecniche di miglioramento genetico avanzato, resistente o meglio più tollerante alla malattia Psa che ha diverse varianti”.

Coltura rilevante per il comparto italiano e veronese. Di varietà di kiwi a polpa gialla ne ha parlato Giampaolo Dal Pane del Consorzio Dori Europe e di Dal Pane Vivai che, nella relazione “Il futuro del kiwi tra innovazione e rischi. Il progetto Dori”, ha mostrato diversi casi di coltivazioni ed evidenziato costi e benefici di nuovi impianti. Massimo Ceradini di Ceradini Group con l’intervento “Il modello Jingold: coltivare kiwi giallo con un progetto collaudato” ha a sua volta illustrato le potenzialità e i risultati di diverse varietà di kiwi a polpa rossa, gialla e verde oltre alle prospettive del mercato. Ugo Palara, responsabile tecnico di Agrintesa nelle conclusioni ha sottolineato: “Questo comparto produttivo rischia di perdere la leadership per una serie di motivi già evidenziati durante il convegno. Si parla molto di innovazione varietale, che è una delle strade per pensare al futuro del settore, ma dobbiamo porre l’accento anche su altri aspetti come la gestione agronomica e la ricerca di maggiore adattabilità ai cambiamenti climatici. Il kiwi, come altre piante da frutto, non è in grado, se non attraverso diverse soluzioni, di affrontare situazioni ambientali difficili. Dobbiamo lavorare intensamente con la ricerca su tanti campi, a partire da quello varietale, per ridisegnare e ristrutturare il settore e dare un futuro ai tanti coltivatori di kiwi in Veneto e in Italia”.

Fonte: Servizio stampa

A Venezia e a Treviso una campagna contro la disinformazione alimentare sul grano

campo grano

I falsi miti alimentari veicolati nel web stanno evidenziando conseguenze sulla salute collettiva, anche nelle giovani generazioni, toccando punte del 42% di obesità nella fascia fra i 5 ed i 9 anni: è l’allarme lanciato nel corso del convegno “Dal grano al pane” organizzato da Molino Rachello, che ha sancito a Venezia e a Treviso una rinnovata collaborazione fra i mondi di sanità, università, impresa e ricerca; tre le parole d’ordine: credibilità, buon senso, sostenibilità.

In Italia si coltivano 600.000 ettari a frumento tenero, pari a 3 milioni di tonnellate di grano, cioè il 40% del fabbisogno del Paese; pane e cereali rappresentano il 16% della spesa alimentare di un nucleo familiare. Le disinformazioni riguardanti farine, glutine e lievito presenti sul web lanciate o rilanciate non solo da fonti anonime, ma anche da “influencer” rappresentano ormai un problema serio e diffuso; in alcuni casi, si assiste alla promozione di diete o regimi alimentari basati su credenze non supportate dalla scienza, mettendo a rischio la salute della popolazione.

A suffragare le preoccupazioni sul “marketing disinformante” è una ricerca dell’Agrifood Management and Innovation Lab dell’Università veneziana di Ca’ Foscari, che segnala come solo il 13% della popolazione segua la dieta mediterranea, ma soprattutto viga una diffusa, mancata conoscenza del significato e dei valori del cibo: un analfabetismo alimentare, che si limita al conteggio delle calorie e, forse, alla lettura degli ingredienti.

Grani antichi. Da qui l’invito ad un maggiore ruolo proattivo delle aziende agroalimentari del Nordest verso i consumatori, con i quali è necessario stabilire un linguaggio comune, ad iniziare dal differenziare informazione ed artificio commerciale, come nel caso dei cosiddetti grani antichi. “Il grano, che rappresenta il 20% delle calorie e proteine consumate al mondo – precisa Luigi Cattivelli, direttore del Centro Ricerca e Genomica del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), nonché autore del libro “Pane nostro” -, è una pianta in continua autoevoluzione per adattarsi alle diverse condizioni climatiche, altrimenti non potrebbe essere coltivato sia in Kenia che in Norvegia. Soprattutto di fronte all’evidente crisi climatica sul Pianeta, non è quindi possibile riproporre su larga scala le varietà di una volta, organoletticamente inferiori, nonché meno produttive e quindi economicamente non sostenibili.

Progetto Oasi. Quello del coniugare sostenibilità ambientale ed economica, quindi sociale, è invece l’asset del progetto Oasi di Molino Rachello. “A fronte di una tracciabilità certificata dal campo alla tavola per garantire grano coltivato senza inutili trattamenti e concimazioni, riusciamo ad assicurare maggiore redditività alle imprese agricole coinvolte” afferma Gabriele Rachello, direttore generale dell’azienda molitoria, che ha sede a Musestre.“Alcune false affermazioni sul glutine – aggiunge il dietista clinico, Maurizio Fadda, docente all’Università di Torino – possono indurre a restrizioni alimentari non necessarie, con conseguenti carenze nutrizionali; inoltre, informazioni sbagliate sull’utilizzo di lievito e farine possono comportare scelte dietetiche non equilibrate o comportamenti alimentari disfunzionali.”

I carboidrati sono uno dei tre principali macronutrienti essenziali per il nostro organismo, insieme alle proteine e ai grassi; un consumo equilibrato di carboidrati è cruciale per una dieta sana e bilanciata: essi forniscono non solo energia, ma anche importanti sostanze nutrienti come vitamine, minerali e fibre; vanno preferite fonti di carboidrati complessi, come cereali integrali, legumi e verdure. Il glutine è una proteina presente naturalmente in alcuni cereali come il grano, l’orzo e la segale, che sono anche fonti importanti di fibre, vitamine del gruppo B e minerali come il ferro; l’adozione di una dieta priva di glutine senza una vera necessità può portare ad una carenza di questi nutrienti essenziali. Inoltre, molti prodotti senza glutine spesso contengono ingredienti sostitutivi, che possono essere più ricchi di grassi, zuccheri o additivi per migliorarne la consistenza o il sapore. “Quindi – conclude Fadda – per coloro che non sono affetti da celiachia, non è necessario evitare il glutine e farlo potrebbe comportare carenze nutrizionali.”

Combattere le “bufale”. I rischi delle disinformazioni in ambito nutrizionale sono significativi e richiedono azioni immediate: educare il consumatore, promuovere pratiche oneste da parte dei professionisti della nutrizione ed incoraggiare le piattaforme on-line a combattere le “bufale” sono passi cruciali verso una migliore alfabetizzazione nutrizionale ed una salute pubblica più forte e resiliente. Alla giornata contro la disinformazione alimentare hanno portato il loro contributo anche Christine Mauracher, docente Università Ca’ Foscari Venezia; Gianni Rachello, contitolare Molino Rachello; Danilo Gasparini, docente Università Padova; Massimo Gorghetto, presidente Unione Regionale Veneto Panificatori; Giuseppina Girlando, direttrice Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione ULSS2; Pierpaolo Caldart, responsabile Area Economica Coldiretti Treviso; Stefano Guerrini, direttore Consorzio Maiscoltori e Cerealicoltori del Piave.

Fonte: servizio stampa Molino Racchello

5 dicembre, presentazione a Padova (anche on line) del progetto Smaq Veneto per l’innovazione digitale della filiera dei piccoli frutti

fragole veneteSaranno una trentina le aziende agricole di Padova, Rovigo, Belluno, Verona e Vicenza che verranno selezionate per partecipare al progetto Smaq (Strategie di Marketing per l’Agroalimentare di Qualità) Veneto, iniziativa avviata da Fondazione Cariparo e Fondazione Cariverona in collaborazione con l’Associazione Filiera Futura. Quest’ultima è un’associazione nata nel 2020 che vede riuniti 25 soci, tra fondazioni di origine bancaria, atenei ed enti di categoria, per valorizzare i prodotti di qualità e l’unicità del made in Italy, e portare innovazione nel settore agroalimentare.

Il progetto Smaq Veneto, sostenuto con 300.000 euro, mira a promuovere la produzione di piccoli frutti (mirtillo, lampone, more e ribes) grazie alla tracciabilità e l’e-commerce. Le aziende selezionate potranno accrescere le competenze digitali grazie ad attività di formazione e beneficeranno del supporto e dell’affiancamento di un Project Manager e di Digital Ambassador, professionisti con elevate competenze nell’ambito dell’innovazione digitale.

Due le Call per selezionare aziende e Digital Ambassador che parteciperanno a Smau Veneto. La prima call è dedicata alle aziende agricole già operanti in questo mercato e a quelle con un potenziale innovativo operanti in altri settori di produzione, ma che potrebbero trarre vantaggio a intraprendere queste colture. La seconda call è rivolta ai Digital Ambassador, figure che affiancheranno le aziende portandole a familiarizzare con strumenti e soluzioni digitali.

L’evento di presentazione. Il progetto Smaq Veneto sarà presentato ufficialmente in un incontro aperto a tutti gli interessati che si terrà in presenza nella Sala Conferenze di Palazzo del Monte di Pietà a Padova e in diretta streaming martedì 5 dicembre 2023 alle ore 17.00. Partecipazione gratuita con registrazione a questo link.

Fonte: Fondazione Cariparo

Patate, meno produzione e i prezzi lievitano. Aumentata del 25 per cento l’importazione di patate dal Nord Africa, dove però usano per la coltivazione sostanze chimiche vietate in Europa 

C-cassette patate

Meno produzione, ma prezzi soddisfacenti. Si può riassumere così la stagione delle patate della provincia di Verona, prima in Veneto per investimenti con 1.700 ettari sui circa 3.500 regionali, seguita da Vicenza (500 ettari) e Padova (500 ettari). I raccolti hanno segnato un consistente calo un po’ ovunque, tra l’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna e la siccità che, nel periodo primaverile, ha bloccato lo sviluppo delle piante. Proprio a causa della scarsa disponibilità, la richiesta sul mercato è stata forte e, di conseguenza, i prezzi sono aumentati. “Quest’anno registriamo un aumento di circa il 20% in base ai listini della Borsa di Bologna – sottolinea Umberto Parodi, tra i maggiori produttori di patate di Confagricoltura Verona, titolare di un’azienda agricola nel Basso Veronese che produce anche cereali e pomodori da industria -. Va però rimarcato che i guadagni sono stati limitati a causa dell’aumento dei costi di produzione: concimi, gasolio, mezzi tecnici e antiparassitari. L’annata, in generale, è stata comunque positiva. Si è verificata una minor incidenza del cosiddetto ferretto, cioè di elateridi o vermi delle patate, che nelle stagioni precedenti avevano lasciato un segno pesante. Tuttavia, le quantità sono leggermente inferiori per effetto della siccità primaverile, soprattutto per quanto riguarda le varietà precoci, che si raccolgono a inizio estate principalmente nella zona vocata del Veronese, cioè Cologna Veneta, famosa per la terra rossa attorno al Guà. Per quanto riguarda le varietà tardive, cioè le patate da industria utilizzate per chips e surgelati, il calo del raccolto è dovuto alla recrudescenza della peronospera”.

Aumentata l’importazione dal Nord Africa, dove vengono usate sostanze chimiche vietate in Europa. La mancanza o il divieto dell’Ue di principi attivi adeguati fa sì che la produzione di patate in Europa sia costantemente in calo, mentre i consumi sono in tenuta. In questo modo viene favorito l’import dal Nord Africa, aumentato del 25% in cinque anni. “Il paradosso è che i nostri competitor usano sostanze chimiche vietate in Europa – osserva Parodi -, con vantaggi per la produzione. Così, però, si rischia di perdere terreno sul fronte della produzione nazionale, avvantaggiando la concorrenza. L’Ue deve decidersi: o consente anche ai suoi produttori di utilizzare le sostanze altrove permesse, oppure mette dei limiti all’import dei Paesi che le usano”.

Il settore occupa in Italia 47.000 ettari, per una produzione di 1,3 milioni di tonnellate di patate. “Secondo me nel Veronese c’è fiducia nella coltivazione – dice Parodi -, soprattutto per quanto riguarda il prodotto fresco, cioè precoce. Il raccolto avviene, infatti, in un periodo ottimale, a cavallo tra le produzioni di Egitto, Cipro e Israele e quelle del Nord Europa. Quindi le patate sono poche e ce le pagano di più. Ci vorrebbero però più interventi di sostegno, ad esempio per quanto riguarda il seme, che è in continuo aumento, e attualmente veleggia su 3.000-4.000 euro ad ettaro.  Auspichiamo che la Pac provveda con aiuti accoppiati”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

“Conoscere il caffè, bevanda veicolo di cultura” il tema del corso di formazione Odg Veneto, organizzato in collaborazione con Argav, in programma il 27 ottobre al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD)

A_small_cup_of_coffee

Si intitola “Conoscere il caffè. Bevanda veicolo di cultura” il corso organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav che si svolgerà venerdì 27 ottobre 2023 dalle ore 18:30 alle ore 20:30 (2 crediti per i giornalisti partecipanti, iscrizioni entro mercoledì 25 ottobre sulla piattaforma Formazione Giornalisti).

Il tema affrontato. Pur provenendo dall’estero, il caffè è diventato parte integrante della nostra cultura – sorseggiare una tazzina di caffè è un rito che accomuna la gran parte degli italiani -,  eppure lo conosciamo poco, perché sono centinaia le sfumature di gusto, che invece tendiamo ad omologare in un’unica accezione. Il corso vuole offrire qualche strumento per identificare le principali tipologie, informando su cosa c’è dietro ogni chicco e su come l’immagine del caffè attraversi la cultura portando, come esempio, il teatro di Carlo Goldoni.

Relatori. Fabio Nero, perito chimico, è esperto di contenuti nutrizionali del cibo, nonchè delle sue origine e tradizioni. Dal 1998 si interessa di diffondere la cultura del caffè, promuovendo la conoscenza delle molteplici sfumature qualitative del prodotto; Valentina Puato, esperta di commercio equo e solidale, referente comunicazione Cooperativa Sociale angoli di mondo; Alice Guidolin, attrice. A moderare l’incontro sarà il giornalista vice presidente Argav Renzo Michieletto.

Terzo tempo. Al termine, degustazione di caffè dalla Casa del Caffè di Mestre (VE) e dalla Cooperativa Sociale Angoli di Mondo in Padova, accompagnata dai dolcetti di Pontelongo Wigwam. L’angolo enologico, curato da Omar Bison, componente del direttivo Argav, ospiterà i vini dell’azienda vitivinicola euganea “Marco Sambin”.

Foto in alto fonte Wikipedia

Agricoltura, Verona e il Veneto locomotive d’Italia

Veronamercato

Verona e il Veneto sono sempre più la locomotiva agricola d’Italia. Nel 2022 il valore della produzione agricola regionale ha sfiorato i 7,4 miliardi di euro, pesando per oltre l’11% del totale nazionale, con una crescita del 18,6%: quasi 3 punti in più dell’Italia. Verona rimane leader, con un valore aggiunto (la differenza tra il valore delle produzioni e il costo dei beni e servizi intermedi) che la vede seconda provincia in Italia dietro a Bolzano e seconda dopo Cuneo per l’export dell’agroalimentare. La città scaligera fa segnare il segno positivo (+1,8%) per il valore aggiunto, mentre il Veneto presenta una perdita del 0,4% rispetto al 2021 e del 4,4 per cento guardando ai dati 2019. A pesare sono ancora il forte aumento dei costi e la siccità, che hanno penalizzato fortemente il settore.

Sono i dati del report semestrale 2023 “Economia, agricoltura e agroalimentare” di Confagricoltura Verona, realizzato in collaborazione con l’Ufficio Studi CGIA di Mestre, illustrati lo scorso 15 settembre nella sede dell’associazione agricola, con il consuntivo 2022 e le prime proiezioni sul 2023 relativi ai diversi comparti agricoli, ai prezzi e all’escalation dei costi, e numeri aggiornati sulla manodopera e sull’export. Di particolare interesse un’appendice dedicata al meteo degli ultimi 15 anni, con le medie annuali di precipitazioni nelle province del Nord Italia.

Dall’elaborazione CGIA su dati Istat si nota come sia stato il processo inflattivo a determinare una salita molto netta del valore nominale delle produzioni nell’ultimo biennio: nel 2022, rispetto al 2019, i prezzi pagati agli agricoltori sono risultati infatti superiori del 27,3%. Per valore delle produzioni sono gli allevamenti zootecnici a fare da traino, con un + 25,4% rispetto al 2021 grazie alla buona performance di carne, latte, uova e miele. Dopo un pessimo 2021, ripartono le produzioni di frutta, con crescita boom dei kiwi in termini quantitativi e di valore, e buone performance per le pere, le pesche e le mele. Per i prodotti vitivinicoli, gli ortaggi e i cereali si registrano incrementi meno rilevanti, ma vantaggi relativi: a variazioni nominali positive, corrispondono infatti riduzioni dei volumi prodotti.

Costi. Ma se il valore della produzione regionale nel 2022 è di 7,4 miliardi di euro, il valore aggiunto è di 3,3 miliardi: in termini reali – 0,4% rispetto al 2021 e addirittura – 4,4% rispetto al 2019. Sono soprattutto i costi, in particolare energetici e dei fertilizzanti, a ridurre i margini degli agricoltori: in appena 3 anni il peso dei costi sul valore della produzione è salito di 6 punti percentuali schizzando al 58,6% nel 2022. Pesano anche l’impennata dei costi dei mezzi di produzione (+28,4% nell’ultimo biennio) e del costo del denaro. Per il 2023 le previsioni indicano un’ulteriore flessione del valore aggiunto (-0,5%), ad eccezione di Verona, che con 1 miliardo di euro pesa per il 30% sul totale regionale, per la quale il segno si prefigura positivo (+0,6%).

Primati scaligeri. La provincia veronese presenta, infatti, una marcia in più grazie all’export agroalimentare, che vale circa il 45% di quello Veneto e il 7% di quello nazionale. Dal 2007 al 2022 il suo valore è più che raddoppiato, passando da 1,6 miliardi a 4 miliardi (+147%), mentre il Veneto non va oltre i 9 miliardi. Una crescita più veloce, per l’agroalimentare scaligero, rispetto al totale dell’export di Verona (+82%), tanto che si piazza al secondo posto in Italia dopo Cuneo e davanti a Milano, Bologna e Parma. Nei primi venti posti del ranking si inseriscono tre province venete: Treviso, con l’undicesimo piazzamento, Vicenza con il quindicesimo e Venezia con il diciassettesimo. Anche in termini di manodopera il peso veneto e veronese è rilevante, con 94.600 unità di lavoro in Veneto (dati 2022) su 232.000 del Nordest e 1,1 milioni dell’Italia. Le previsioni 2023 confermano, però, la flessione in atto da alcuni anni, con 90.800 unità nelle campagne. Verona manterrà il numero più elevato, con 25.500 lavoratori (30%), davanti a Treviso con 18.700, Padova con 13.200, Venezia con 11.700, Vicenza con 9.800, Rovigo con 9.000 e Belluno con 2.900.

Verona è tra le prime posizioni anche nella classifica dolente delle città più siccitose, occupando l’ottavo posto, rispetto alle 10 principali province agricole, per precipitazioni più scarse, con una media annua di 788 millimetri dal 2006 al 2021. È il grado di piovosità tra i più bassi del Nord d’Italia, con Venezia (679 millimetri) e Rovigo (667 millimetri) che seguono a ruota, mentre Belluno si distingue per indice di precipitazioni molto alto (1.563 millimetri), seguita da Vicenza (1.137 millimetri) e Treviso (1.111) con indice alto, mentre quello di Padova è medio (922 millimetri).

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

30 settembre e 1 ottobre, a Piazzola sul Brenta (PD) c’è Caseus, con oltre 500 formaggi in gara

CaseusVenetiSabato 30 settembre e domenica 1° ottobre 2023, dalle 10:00 alle 19:00 a Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (PD), si svolgerà Caseus, il più importante evento regionale sui formaggi, promosso dalla Regione del Veneto.

La manifestazione riunirà grandi caseifici e piccoli produttori di malga, dando vita a un confronto che continua da ben 19 anni e che ha visto una crescita esponenziale di partecipanti e interesse. Nel 2022, infatti, i visitatori hanno raggiunto quota 80.000, e oltre 500 formaggi hanno partecipato al concorso. Per l’edizione 2023 verrà mantenuto lo spirito internazionale avviato l’anno scorso, ospitando e presentando tre percorsi: Caseus Veneti, Caseus Italie e Caseus Mundi. Anche quest’anno è confermata la presenza dello stand regionale “Casa Veneto”, in cui Veneto Agricoltura offrirà un programma ricco di degustazioni e incontri a tema con il supporto di Csqa, Bioagro, Intermizoo, il Consorzio PPL (Piccole Produzioni Locali) del Veneto e l’Accademia del Tartufo. Si preannunciano, quindi, due giornate di grandi occasioni per apprezzare il gusto autentico dei formaggi, con degustazioni guidate, abbinamenti enogastronomici, incontri con i casari, masterclass e momenti di formazione e confronto. Di seguito il calendario completo della manifestazione: https://caseusitaly.it/programma/

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura