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La difesa dal caldo inizia a colazione, vademecum di Coldiretti Verona per l’acquisto di frutta al giusto prezzo

Come la maggior parte degli italiani, anche i veronesi si difendono dal caldo mangiando semprea colazione, pranzo e a cena la frutta fresca che è il cibo consumato con maggiore frequenza a tavola, battendo addirittura il pane, la verdura e la pasta E’ quanto emerge da una indagine di Coldiretti che evidenzia peraltro che il 20% di veronesi non consuma mai frutta. Un errore poiché per difendersi dal ritorno del grande caldo è importante – sottolinea Coldiretti Verona – bere e mangiare molta frutta che aiuta a prevenire il rischio di colpi di calore che potrebbero creare problemi alla salute della popolazione più sensibile come anziani e bambini, dopo l’allarme lanciato dalla protezione civile.

Con il gran caldo, meglio bere anche se non si è assetati. “Frutta e verdura sono fonte di vitamine, sali minerali e liquidi preziosi per mantenere l’organismo in efficienza e per combattere la disidratazione, i radicali liberi prodotti come conseguenza dell’esposizione solare. – precisa Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – Antiossidanti “naturali” sono infatti le vitamine A, C ed E che  sono contenute in abbondanza in frutta e verdura fresca”. “E’ importante ricordare  – aggiunge Piccioni – che lo stimolo della sete, spesso, non è proporzionale allo stato di disidratazione e che negli anziani tale stimolo è attenuato. Per questo si consiglia di bere anche se non si è assetati o di mangiare un frutto che per l’80-90% è acqua. E poichè il caldo riduce l’appetito, si tende a mangiare meno nelle ore centrali e un frutto rifornisce nutrienti che aiutano a superare la debolezza. Questi vegetali sono dunque alimenti che soddisfano molteplici esigenze del corpo: nutrono, dissetano, reintegrano i sali minerali persi con il sudore, riforniscono di vitamine, mantengono in efficienza l’apparato intestinale con il loro apporto di fibre e si oppongono all’azione dei radicali liberi prodotti nell’organismo dall’esposizione al sole, nel modo più naturale ed appetitoso possibile”.

Consigli per gli acquisti. Per aiutare a fare acquisti di qualità al giusto prezzo Coldiretti ha messo a punto un vademecum considerando che questa è la fase stagionale in cui più conveniente per consumare frutta in un Paese come l’Italia che è leader nella produzione di ortofrutta per quantità e qualità. Verificare sempre la presenza dell‘etichetta di provenienza, prediligere le varietà di stagione coltivate in serra o in pieno campo che presentano le migliori caratteristiche qualitative e il prezzo più conveniente; preferire le produzioni e le varietà locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono maggiore freschezza; privilegiare gli acquisti diretti dagli agricoltori, nei mercati di campagna amica, in quelli rionali e di Paese e nei punti vendita specializzati della grande distribuzione dove è possibile fare buoni affari ed è più facile individuare l’origine e la genuinità dei prodotti; scegliere gli ortaggi e la frutta con il giusto grado di maturazione, quando sono esaltate le caratteristiche organolettiche e nutrizionali; optare per acquisti ridotti e ripetuti per garantirsi sempre l’elevato grado di freschezza ed evitare di essere costretti a buttare i prodotti eccessivamente maturati con il caldo; privilegiare il consumo di verdure crude perché con la cottura – conclude la Coldiretti – si perde parte di acqua, sali minerali e vitamine.

(fonte: Coldiretti Verona)

Il presidente Guidi a CortinaIncontra: agricoltura e credito

Mario Guidi, presidente Confagricoltura a Cortinaincontra

Nel corso della conferenza dal titolo “Fuori i soldi” nell’ambito della kermesse ampezzana “Cortina InConTra”, Mario Guidi, presidente Confagricoltura, ha dichiarato: «Per il sistema agricolo c’è una particolarità: è un sistema composto da aziende che hanno poco cash flow, che hanno percorsi reddituali altalenanti e quindi sono poco conformi a Basilea 3. Si può dialogare con il sistema bancario, indubbiamente. Ma sarebbe più agevole se riuscissimo a liberare le risorse che vengono divorate da un sistema Paese troppo goloso dei patrimoni e della redditività delle aziende; se liberassimo queste risorse, riusciremmo a incrementare il Pil. Ciò che risolverà il problema della ricchezza in Italia sarà la capacità di creare valore aggiunto. Noi del sistema agricolo siamo economia reale e sopportiamo meglio di altri la crisi, siamo passisti con un tempo più lungo per sviluppare i nostri business. Entro il 2040 dovremo produrre il 70% in più di cibo e, per questo, siamo sicuri, qualcuno ci verrà a cercare».

(fonte Confagricoltura)

Import export cerealicolo in Italia nei primi cinque mesi del 2011, saldo in negativo

Secondo i dati dell’Associazione nazionale cerealisti i movimenti valutari relativi all’import/export del settore cerealicolo hanno comportato nei primi cinque mesi del 2011 un esborso di valuta pari a 2107,7 milioni di Euro (1557,5 nel 2010) ed introiti per 1209,9 milioni di Euro (1042,5 nel 2010). Pertanto il saldo valutario netto è pari a -897,8 milioni di Euro, contro -515,0 milioni di Euro nel 2010.

In aumento l’import di granturco ed orzo. Le importazioni in Italia dell’intero settore dei cereali e semi oleosi nei primi cinque mesi del 2011 sono aumentate di 293.000 tonnellate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+4,3%). Aumentano in particolare gli acquisti dall’estero di granturco (+289.000 t), orzo (+55.000 t) ed altri cereali minori (+21.700 t). In diminuzione invece sia il grano tenero (-18.500 t), che il grano duro (-52.000 t). Tra gli altri prodotti presi in esame si registra un aumento delle importazioni dei trasformati+sostitutivi (+15.000 t) ed una riduzione del riso (considerato nel complesso tra riso lavorato, semigreggio e rotture) di 2.000 t (-3,8%). Le importazioni in Italia di farine proteiche di estrazione aumentano di 207.000 t (+20,7%), mentre i semi e frutti oleosi diminuiscono di 178.000 t (-19,5%).

Export in aumento per grano duro e  paste alimentari. Le esportazioni dall’Italia dell’intero settore cerealicolo nei primi cinque mesi del 2011 risultano in aumento del 14,4% rispetto allo stesso periodo 2010 (+228.000 t). L’incremento è dovuto alle esportazioni dei cereali in granella, tra cui il grano duro (+173.000 t), e delle paste alimentari (+37.000 t). Subiscono invece una riduzione le vendite all’estero dei prodotti trasformati (-12.000 t) e della semola di grano duro (-4.500 t). Sostanzialmente stabile il riso, considerato nel complesso (risone, semigreggio, semilavorato e lavorato a fondo) con 321.000 tonnellate vendute all’estero.

Saldo import/export in negativo. I movimenti valutari relativi all’import/export del settore cerealicolo hanno comportato nei primi cinque mesi del 2011 un esborso di valuta pari a 2107,7 milioni di Euro (1557,5 nel 2010) ed introiti per 1209,9 milioni di Euro (1042,5 nel 2010). Pertanto il saldo valutario netto è pari a -897,8 milioni di Euro, contro -515,0 milioni di Euro nel 2010.

(fonte Ministero Politiche Agricole)

In calo la produzione cerealicola europea

Nel contesto di una crescente domanda mondiale di frumento, di un mercato europeo teso e di incertezza delle condizioni climatiche, il Copa-Cogeca chiede alla Commissione europea che la nuova PAC post 2013 rilanci la produttività. Le cifre per il 2011/12 indicano una riduzione dell’1% nella produzione rispetto all’anno scorso con un totale di 272 milioni di tonnellate. Le principali riduzioni riguardano la produzione europea di frumento e di orzo con -3,5% e -4,4% rispettivamente, mentre le previsioni per il frumento sono buone.

Vista la siccità che ha colpito vaste zone dell’UE quest’anno, le previsioni sono ancora molto incerte. I costi di produzione, in particolare i prezzi dei fertilizzanti, sono saliti alle stelle e stanno esercitando forti pressioni sui produttori. Gli stock di cereali sono bassi e si prevede che la situazione del mercato resterà tesa. Sulla base del raccolto della Russia e dell’Ucraina, gli stock resteranno sotto pressione e i mercati continueranno a essere instabili.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Tabacco: rinnovato il Ccnl per il triennio 2011/2013

Fai, Flai e Uila hanno siglato il rinnovo del Ccnl per i dipendenti delle aziende di lavorazione della foglia di tabacco secco allo stato sciolto con validità 2011/2013. Ne dà notizia il segretario nazionale della Uila-Uil Pietro Pellegrini che con soddisfazione illustra i contenuti più rilevanti dell’intesa raggiunta.

“Si tratta innanzitutto di un buon risultato economico in quanto è stato concordato un incremento salariale dell’8,40% che per un livello 4A corrisponde a 105 euro nel triennio divisi in tre tranche di 35 € l’una che saranno erogate il 1° agosto 2011, il 1° luglio 2012 e il 1° luglio 2013 a cui si aggiunge un importo forfettario una tantum di 120 € per soddisfare il periodo di vacanza contrattuale 1° gennaio/31 luglio 2011. Ancora dal punto di vista economico, l’indennità di mensa è stata raddoppiata nell’importo (0,30 euro) ed estesa a tutti i lavoratori e l’indennità di malattia sarà elevata per il secondo giorno di malattia al 100% della retribuzione”.

“Dal punto di vista normativo – continua Pellegrini – è evidente l’attenzione rivolta dalle parti agli aspetti sociali con l’introduzione di un nuovo articolo dedicato ai lavoratori migranti offrendo loro la possibilità di usufruire di permessi per frequentare corsi di lingua italiana e due giorni di permessi non retribuiti all’anno per rispettare le festività religiose del proprio paese d’origine. Rispetto al tema della conciliazione della vita privata con i tempi di lavoro, si prevedono forme di flessibilità in entrata e in uscita per i genitori con figli fino a tre anni e si manifesta l’interesse a cercare convenzioni ed agevolazioni con asili nido locali”.

“Da evidenziare, infine, il grande senso di responsabilità con cui le parti hanno raggiunto l’accordo – conclude il segretario nazionale della Uila-Uil – perché, considerando il momento di forte incertezza in cui si trova il settore a causa di una mutata struttura del mercato, anche per la cessazione del sostegno comunitario alla produzione di tabacco greggio, hanno saputo cogliere l’opportunità di garantire al settore prospettive per il futuro e ai lavoratori certezze economiche per i prossimi tre anni”.

(Fonte: UILA – Unione Italiana Lavoratori Agroalimentari)

5-8 ottobre 2011, a Milano la fiera dell’architettura apre per la prima volta all’agricoltura

2011, Anno internazionale delle Foreste: ormai è evidente che la strada dell’architettura sostenibile porta verso un rapporto sempre più profondo e consapevole con il verde. Si sta diffondendo un cambiamento che coinvolge l’agricoltura e quindi l’alimentazione, l’architettura, il paesaggio, il design e l’abitare. Tutte discipline che si scoprono, ora più che mai, indissolubilmente legate da uno stesso denominatore comune: il verde.

Il futuro della sostenibilità. Ecco perchè anche la fiera MADE expo (Milano 5-8 ottobre 2011) propone per la prima volta nella sua storia “A.A.A. Agricoltura Alimentazione Architettura“, un’area interamente dedicata alle nuove tendenze dell’architettura green, un cantiere verde dove trovano spazio le tre A che rappresentano il futuro della sostenibilità: Agricoltura, Architettura, Alimentazione, tre ambiti che non solo hanno in comune il rapporto con il verde, ma scandiscono la vita degli esseri umani e sono alla base della sussistenza, dove le scelte operate ricoprono un’importanza strategica senza paragoni, al punto da aver ispirato il tema portante dell’EXPO 2015 “Feeding the Planet, Energy for Life”.

A MADE expo architetti, ingegneri e agronomi potranno condividere i saperi per trasformare la progettazione in una nuova e grande occasione di sviluppo professionale e di progresso urbano. All’interno dello spazio A.A.A. saranno presentate opere e prodotti per evidenziare i sistemi tecnologici impiegati in relazione all’efficienza energetica e ai materiali e alle tecnologie sostenibili. Un ricco contenitore di eventi per il pubblico professionista delle grandi occasioni, dove tutte le novità operative del verde tradizionale e tecnico, verde pensile, verde verticale, il variegato mondo del florovivaismo, saranno riunite in un unico ambito dove trovano spazio le più innovative soluzioni per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente.

(fonte madeexpo.it)

Vino, Italia raddoppia export in Russia ma Putin mette superdazi al Belpaese

Raddoppiano nel 2011 le esportazioni di vino italiano in Russia (+91 per cento) dove sono però scattati superdazi che rischiano di frenare la forte crescita dei consumi nel prodotto italiano. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al primo trimestre del 2011 che evidenzia come il Paese di Putin si sia classificato nel 2011 al terzo posto in Europa tra i principali mercati di sbocco del vino Made in Italy dopo Germania e Inghilterra ma davanti alla Francia.

Molto apprezzati gli spumanti. Un risultato – sottolinea la Coldiretti – dovuto anche alle ottime performance dei nostri spumanti che rappresentano in valore oltre un terzo delle esportazioni complessive di vino. I risultati positivi del Made in Italy rischiano però – continua la Coldiretti – di subire un drastico ridimensionamento nella seconda metà dell’anno per effetto dell’entrata in vigore da questa settimana di un superdazio che colpisce particolarmente la produzione nazionale e avvantaggia i concorrenti. In base alla nuova diposizione – spiega la Coldiretti – il livello di “custom profile” fissato per i vini italiani è pari a 3 dollari per litro: ciò si traduce in  1,60 euro per le bottiglie da 0,75 litri e 2,12 euro per quella da 1 litro. Cifre superiori a quelle predisposte per i vini francesi e spagnoli (1,22 euro al litro e 0,80 euro per la bottiglia da 0,75 litri). Gli effetti sul mercato russo dell’aumento dell’imposizione fiscale è stimato in un incremento pari al 30 per cento prezzi al consumo che non mancherà di avere effetti negativi sulle esportazioni Made in Italy. Una situazione sulla quale occorre fare immediata chiarezza per l’impatto economico del settore vitivinicolo ma anche – conclude la Coldiretti – per il ruolo da traino che svolge per l’intera economia Made in Italy all’estero.

(fonte Coldiretti.it)

Censimento agricolo, meno aziende ma più grandi

“L’8% delle imprese agricole gestisce il 63% dei terreni coltivabili, si consolida la ‘minoranza trainante’. Infatti la concentrazione produttiva negli ultimi dieci anni ha fatto  sì che 132 mila aziende, ognuna che opera su almeno 20 ettari di superficie, gestiscano quasi 8 milioni di ettari dei 13 milioni complessivi. Lo ha posto in evidenza Giandomenico Consalvo, componente della Giunta di Confagricoltura, intervenendo alla presentazione dei risultati provvisori del 6° censimento Istat dell’agricoltura.

Meno aziende ma più grandi. Dai dati Istat emerge – ha sottolineato Consalvo – che dal 2000 al 2010 sono scomparse 800 mila imprese (-32%, da 2,4 milioni di aziende a 1,6 milioni) e la dimensione media aziendale è ora di 7,9 ettari di Superficie agricola utilizzata  (+44%, era di 5,5 ha). A calare in numero, in questi dieci anni – ha rilevato il rappresentante di Confagricoltura – sono state le aziende con 20 o meno ettari di SAU (Superficie agricola utilizzata), mentre quelle con più di 20 ettari sono aumentate in numero e in ettari condotti. Praticamente oggi le aziende con più di 20 ettari sono poco meno del 10 % delle aziende totali e gestiscono quasi i due terzi della SAU nazionale. Le imprese più piccole, con meno di 20 ettari di SAU, sono diminuite in numero ma rappresentano sempre oltre il 90% delle aziende; che conducono però il 37% della superficie agricola utilizzata.

Le motivazioni dei risultati. “L’Istat attribuisce il processo evolutivo sia alle dinamiche di mercato che all’effetto delle politiche comunitarie. Siamo d’accordo sul primo aspetto perché – ha commentato Giandomenico Consalvo – la forte pressione competitiva ha indotto ad un rafforzamento delle unità produttive. Il secondo aspetto merita invece un approfondimento, perché non è detto che il disaccoppiamento degli aiuti diretti, erogati indipendentemente dalla produzione, favorisca il dimensionamento competitivo delle imprese”.  “A Bruxelles molto di più occorrerà fare sul fronte delle politiche strutturali per la competitività delle imprese e l’aggregazione dell’offerta su cui – ha concluso il rappresentante di Confagricoltura – ci attendiamo molto dalla prossima riforma della politica agricola comune verso il 2020”.

(fonte Confagricoltura)

Accolto il ricorso dell’agricoltore friulano, il Tar annulla il decreto Zaia anti-Ogm

Il TAR del Lazio ha condannato il Ministero delle politiche agricole a risarcire con 2.000 euro Silvano Dalla Libera, agricoltore friulano e vicepresidente di Futuragra, e ha annullato il decreto con il quale nel marzo 2010 l’allora Ministro delle politiche agricole Luca Zaia aveva impedito a Dalla Libera di coltivare sementi Ogm nei suoi terreni, nonostante una sentenza del Consiglio di Stato avesse riconosciuto il suo diritto.

Dalla Libera: sancito il diritto degli agricoltori a scegliere e innovare. “Questa sentenza è una vittoria di Futuragra e di tutti gli agricoltori italiani che credono nell’innovazione e nel diritto, ha commentato Silvano Dalla Libera. E’ finito il tempo delle guerre ideologiche e si apre quella del diritto degli agricoltori a scegliere e a innovare”. Il TAR ha stabilito che “nella sostanza è stato negato il diritto alla scelta tra le diverse tipologie di coltura, escludendo di fatto proprio quella transgenica” e ha esplicitamente attribuito alle Regioni la responsabilità della “situazione di stallo istituzionale che si è venuta a creare in conseguenza della volontà manifestata chiaramente di non voler adempiere agli obblighi di natura comunitaria”, vale a dire i piani di coesistenza.

Cosa dice la sentenza. Il Ministero delle politiche agricole e forestali, scrive il Tribunale, a sua volta non ha seguito l’iter di legge necessario ad ovviare alla mancata adozione da parte della Conferenza Stato Regioni delle linee guida sulla coesistenza e ha negato l’autorizzazione alla semina a Silvano Dalla Libera “adottando come sostanziale punto di riferimento proprio la relazione della regione Friuli Venezia Giulia” che “non costituisce nemmeno un vero e proprio piano di coesistenza essendo mancata, per volontà propria delle regioni nel loro complesso, l’adozione delle linee guida”. La sentenza ribadisce inoltre che il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali “debba attivare i propri poteri sostitutivi previsti dalla normativa sull’attuazione degli obblighi comunitari gravanti sulle regioni e non possa rifiutarsi di provvedere in caso di persistente inerzia di queste ultime”. “Anche la Regione Friuli Venezia Giulia a questo punto sarà costretta a rivedere la recente legge regionale in materia di coesistenza che di fatto vieta la coltivazione, ha proseguito Dalla Libera, e auspichiamo che la politica adesso dimostri più coraggio e soprattutto rispetto delle leggi e dei principi basilari del diritto. E’ bene ricordare che il Decreto era stato firmato anche dai Ministri Fazio e Prestigiacomo”.

Le prime reazioni. Dal canto suo il governatore del Veneto Luca Zaia non commenta e aspetta di leggere le motivazioni del Tar del Lazio prima di pronunciare parola. In soccorso alla linea anti-Ogm è intervenuto Legambiente. “Chiediamo al ministero delle Politiche agricole di fare immediatamente ricorso al Consiglio di Stato“. Il provvedimento, secondo l’associazione “non tiene conto in alcun modo delle conseguenze irreparabili che la dispersione di Ogm nell’ambiente può provocare alla qualità del sistema agricolo italiano”. Per Legambiente, la sentenza “rischia di aprire le porte dell’agricoltura italiana al rischio di conrtaminazione biotech”. Secondo un’indagine della Confederazione Italiana Agricoltori-Cia la stragrande maggioranza degli italiani sono contrari agli Ogm e favorevoli alle colture tradizionali per una questione di sicurezza e salute.

(fonte Futuragra/Il Gazzettino)


Il Ministero per l’Agricoltura premia i giovani agricoltori, entro il 30 giugno domande di partecipazione al concorso “Nuovi fattori di successo”

Prima edizione per il concorso “Nuovi fattori di successo”, indetto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali: l’iniziativa ha lo scopo di valorizzare e diffondere le buone pratiche dello sviluppo rurale realizzate da giovani agricoltori nell’ambito del FEASR. Possono presentare la propria candidatura i giovani titolari di aziende agricole che abbiano un’età inferiore ai quarant’anni al momento della presentazione della domanda e siano beneficiari di finanziamenti nell’ambito delle Politiche europee di Sviluppo Rurale. Un’apposita commissione ministeriale valuterà le candidature e selezionerà le buone pratiche più meritevoli.

Esempi di eccellenza. Saranno presi come parametri l’efficacia (intesa come rendimento, innovatività, impatto sul territorio e stabilità), trasferibilità e sostenibilità. Le aziende selezionate saranno portate come esempi di “eccellenza” nell’ambito delle iniziative della Rete Rurale Nazionale e le loro esperienze saranno diffuse attraverso diversi canali e in occasione di eventi nazionali e internazionali. Il termine per presentare le domande scade il 30 giugno 2011. Il bando di concorso completo è disponibile sul sito della Rete Rurale Nazionale www.reterurale.it

(fonte Veneto Agricoltura Europa)