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Dopo la vite e il melo, ecco il genoma della fragola

Dopo il sequenziamento del genoma della vite e del melo, l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige è protagonista di un altro importante risultato di portata internazionale: la decodifica del genoma della fragola, precisamente della fragolina di bosco, varietà Hawaii4. Il progetto è durato due anni ed è stato realizzato da un consorzio internazionale formato da 37 istituzioni scientifiche, coordinate dall’università della Florida, dove l’Italia è rappresentata unicamente dall’Istituto di San Michele.

Il più piccolo genoma di pianta coltivata finora decifrato. I risultati sono riportati in un articolo scientifico firmato da 71 autori di 37 Istituzioni, pubblicato on line sulla prestigiosa rivista Nature Genetics, lo stesso mensile scientifico del gruppo Nature dedicato alle eccellenze nel settore genetico e genomico, che nel numero di ottobre ha riservato la copertina al genoma del melo. I geni identificati sono 34.809 ed è il più piccolo genoma di pianta coltivata finora decifrato. Grazie a questo risultato si potrà sostenere e potenziare la ricerca nel campo della fragola e dei piccoli frutti (ad es. lampone) per ottenere in modo rapido nuove varietà di fragola: i tempi del miglioramento genetico convenzionale saranno velocizzati per ottenere piante in grado di produrre frutti più salubri e gustosi e che si difendono da sole dalle malattie e dagli insetti, riducendo così gli interventi agronomici in campagna e realizzando una frutticoltura più sostenibile.

Ricerca settore genomica a garanziadi un’agricoltura sostenibile. “Dopo pochi mesi dalla pubblicazione sulla stessa rivista dell’articolo sul genoma del melo questo risultato è per noi motivo di orgoglio e soddisfazione –spiega il presidente Francesco Salamini-. Proseguiremo con la ricerca nel settore della genomica con l’idea di utilizzarla a garanzia di una agricoltura sostenibile, per dare risposta alle esigenze dei produttori e dei consumatori”. Il progetto ha visto partecipare 25 centri di ricerca nordamericani, due sudafricani, uno norvegese, uno francese, due spagnoli, due cileni, uno israeliano, e uno italiano, appunto, l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, che ha partecipato sia per le competenze sviluppate nei due progetti di sequenziamento di vite e melo, completate rispettivamente nel 2007 e nel 2010, nonché per le strumentazioni all’avanguardia di cui si è recentemente dotato durante i due progetti.

Sequenze DNA disponibili da gennaio. “Il sequenziamento del genoma della fragola, come lo è stato per vite e melo –spiegano gli autori italiani Roberto Viola (dirigente del Centro ricerca e innovazione), Riccardo Velasco (coordinatore dell’area agricoltura del CRI) e la ricercatrice Michela Troggio– amplifica di almeno mille volte le nostre conoscenze relativamente a questa importante pianta agraria, in particolare le sue proprietà nutrizionali, l’impatto ambientale, l’esplorazione della biodiversità, gli studi filogenetici ed evolutivi”. Il genoma della fragola ora, dunque, non è più un segreto e le sequenze del DNA saranno disponibili da gennaio sulle banche dati internazionali, liberamente consultabili da parte della comunità scientifica. La fragola sequenziata è la fragolina di bosco (Fragaria vesca), la quale ha contribuito per un quarto al genoma della fragola che troviamo sulle nostre tavole (Fragaria x ananassa). Il progetto ha permesso, inoltre, di identificare le relazioni tra i cromosomi della fragola e i cromosomi del pesco (entrambe sono della famiglia botanica delle Rosaceae, come del resto il melo) e le loro relazioni filogenetiche.

I “numeri” del genoma della fragola:  8 miliardi i nucleotidi sequenziati, 7 i cromosomi della fragola, 210 milioni le basi di Dna, 34.809 i geni identificati, 72 gli autori della pubblicazione scientifica, 37 le istituzioni partecipanti, di cui una italiana.

(fonte IASMA)

Ogm: Confagricoltura stigmatizza il no preconcetto delle Regioni italiane

“Le Regioni hanno ribadito all’unanimità che non vogliono la coltivazione di OGM (organismi geneticamente modificati) su tutto il territorio e chiedono al governo che l’Italia si appelli alla clausola di salvaguardia”. Lo ha affermato l‘assessore pugliese Dario Stefàno, presidente della commissione Politiche agricole della Conferenza delle Regioni. La posizione della Conferenza coincide con quella espressa in precedenza dagli assessori regionali e sarà lo stesso Vasco Errani a comunicarla al governo e a chiedere il ricorso alla clausola di salvaguardia, come previsto dal regolamento di Bruxelles.

Ma Confagricoltura critica il comportamento delle Regioni le quali, per l’ennesima volta, rinviano ogni decisione sulle linee della coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e OGM – come era stato richiesto dal Ministro Galan – non affrontando il problema, mentre hanno il preciso obbligo di farlo. “La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, ancora una volta ha deciso di non decidere. Si sta nuovamente privilegiando il pregiudizio piuttosto che la presa di posizione lucida e basata su dati di fatto, che dovrebbe caratterizzare le scelte politiche”, commenta Confagricoltura. Inoltre – sottolinea ancora l’Organizzazione agricola – non indicano nemmeno argomentazioni per invocare la clausola di salvaguardia che ha bisogno, come presupposto, di solide motivazioni scientifiche per evidenziare l’ipotetico danno alla salute e/o all’ambiente dalla coltivazione di OGM.

Sicurezza OGM. D’altronde solo il 9 dicembre scorso la Commissione europea ha pubblicato una raccolta di studi sugli OGM che abbracciano dieci anni di attività e 50 progetti di ricerca sul tema della sicurezza degli OGM. Tutti studi che, secondo quanto afferma la stessa Commissione, assieme agli altri svolti da 25 anni a questa parte da oltre 500 gruppi di ricerca, dimostrano che “non esiste, allo stato, alcuna prova scientifica che gli OGM determinino rischi maggiori per l’ambiente e per la sicurezza degli alimenti umani ed animali rispetto alle coltivazioni ed agli organismi convenzionali”.  Ad avviso di Confagricoltura, le Regioni si trincerano dietro una voglia di “OGM free” che non solo non ha basi scientifiche ma continua a danneggiare i maiscoltori italiani che ogni anno perdono oltre 300 milioni di euro tra mancati ricavi e maggiori costi. E la ricerca resta bloccata.

(fonte Adnkronos.com)

A Natale e Santo Stefano “compra Veneto” in autogrill, il ricavato andrà agli alluvionati

A Natale e a Santo Stefano, il 25 e 26 dicembre prossimi, se vi fermate in un Autogrill di qualunque parte d’Italia, acquistate prodotti “made in Veneto”: l’intero introito sarà devoluto a favore delle popolazioni devastate dall’alluvione del 31 ottobre scorso. Autogrill ha deciso di attuare l’operazione “Compra Veneto” per offrire ai propri clienti l’opportunità di fare un acquisto di qualità e renderlo oggetto di regalo e nello stesso tempo di compiere un gesto di solidarietà.

Nell’iniziativa sono impegnati oltre 450 punti vendita sulle autostrade, con il personale e le strutture di marketing, in un periodo, quello natalizio, nel quale ogni anno l’azienda registra nella propria rete di punti vendita in Italia circa 400 milioni di contatti. Un’apposita segnaletica presente sulle confezioni aiuterà i clienti a riconoscere i prodotti di “Compra Veneto”, una settantina, con un ampio paniere di tipicità locali proviene dalla migliore tradizione agroalimentare veneta, con numerose certificazioni: dai panettoni al Pan del Doge, al Dolse de le Comari, al Bussolà di Burano; vini DOC quali, per fare solo qualche esempio, il Bianco di Custoza, il Valpolicella, il Soave Classico, l’Amarone, il Bardolino; salumi come la Sopressa Veneta o la Sopressa Vicentina DOP; formaggi quali l’Asiago DOP.

Un segno di condivisione da parte del consumatore italiano. “Ringrazio la società Autogrill per questo intervento molto concreto — ha sottolineato il presidente del Veneto Luca Zaia, Commissario delegato per il superamento dell’emergenza alluvione — che ci dà una mano ad affrettare i tempi del ritorno alla normalità per le imprese e le famiglie devastate dall’acqua. La ritengo una operazione di grande significato, in un Paese che sa essere capace di dare straordinari esempi di solidarietà”. “Con l’impegno della rete di Autogrill, come di altre aziende nazionali — ha dichiarato Gianmario Tondato Da Ruos, Amministratore Delegato di Autogrill — ci si augura che l’alluvione veneta divenga un fattore condiviso e di sensibilizzazione del consumatore italiano, come è stato per le altre calamità che hanno afflitto ma anche dato stimoli di crescita ai territori”.

Altri modi per dimostrare solidarietà. Dona 2 euro per il Veneto: SMS al 45501. Conto Corrente Solidarietà: Unicredit SpA — intestazione “Regione Veneto — Emergenza Alluvione Novembre 2010” Codice IBAN: IT62D0200802017000101116078 Codice BIC SWIFT: UNCRITM1VF2

(fonte Regione Veneto)

Natale 2010: sotto l’albero gli italiani amano trovare prodotti enogastronomici

La maggioranza assoluta degli italiani adulti vorrebbe trovare sotto l’albero un prodotto dell’enogastronomia che, con il 52 per cento delle preferenze, e’ di gran lunga il regalo preferito. Lo ha reso noto la Coldiretti sulla base del sondaggio on line sul ”regalo che si vorrebbe trovare sotto l’albero”.

Tra i regali piu’ gettonati al secondo posto si posizionano i capi di abbigliamento con il 12 per cento, al terzo posto ci sono con l’11 per cento le novita’ della tecnologia informatica e a seguire libri, dvd e cd con il 9 per cento mentre il 16 per cento esprime scelte molto diversificate. La possibilita’ di donare un regalo enogastronomico e’ molto ampia e – sottolinea la Coldiretti – varia dalle piu’ tradizionali offerte dei cesti natalizi alle idee piu’ moderne e innovative che utilizzano il web per assicurare forniture di prodotti di qualita’ attraverso la formula dell‘adozione di un albero da frutto, un orto, una mucca o addirittura un maiale, la vera novita’ di successo del Natale 2010.

(fonte Asca.it)

Censimento Agricoltura: 63 mila aziende agricole hanno scelto il web per rispondere

Sono circa 63.000 i conduttori di aziende agricole che hanno scelto la compilazione via web del 6° Censimento Generale dell’Agricoltura ). In particolare sono 29.083 i questionari già completati, mentre 33.575 sono al momento in via di compilazione. Infatti, chi sceglie di rispondere alle domande del questionario direttamente in rete può “dosare” il lavoro a seconda dei propri tempi di disponibilità: può iniziare la compilazione, salvare le risposte date, sospenderla e riprenderla in seguito.

Mezzo milione di questionari per il Censimento. Complessivamente, sono 453.836 le aziende che, on-line o tramite rilevatore, hanno risposto al 6° Censimento Generale dell’Agricoltura. “Partecipare on-line al Censimento consente all’Istituto Nazionale di Statistica di semplificare le operazioni accelerando i tempi di raccolta ed elaborazione dei dati oltre ad abbattere i costi organizzativi – ha affermato Enrico Giovannini, Presidente dell’Istat – Come sempre, la partecipazione delle aziende è fondamentale per la precisione e la tempestività dei risultati. Collaborare alle operazioni censuarie, insieme all’Istat e agli altri organi competenti, rispondendo al questionario con la massima precisione e correttezza, è un atto utile alle stesse aziende agricole, nonché a tutto il Paese, per costruire un futuro sempre più sostenibile”.

Lombardi gli agricoltori “più digitali”. La Regione che ha, al momento, la palma della compilazione digitale è la Lombardia, seguita da Valle D’Aosta, Toscana, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Nel complesso la raccolta dei dati, calcolando sia i questionari pervenuti tramite web direttamente dalle aziende sia quelli registrati dai rilevatori, vede invece al primo posto la provincia autonomia di Trento che ha superato quota 52%, seguono l’Emilia Romagna con il 47% e il Veneto con il 34%. La fase di raccolta dei dati si concluderà il 31 gennaio 2011; i primi dati provvisori saranno disponibili ad aprile 2011, mentre i risultati definitivi sono attesi nei primi mesi del 2012.

(Agi.it)

A Natale, all’estero vola il Made in Italy alimentare

Con un aumento del 10 per cento vola il Made in Italy alimentare sulle tavole delle festività di tutto il mondo con l’export di vini, spumanti, grappa e liquori, panettoni, formaggi, salumi e pasta che questo Natale toccherà i 2,2 miliardi di euro. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare il grande successo nel mese delle feste natalizie dei prodotti alimentari italiani all’estero dove nonostante  la crisi cresce la domanda di prodotti tipici nazionali da regalare a se stessi a agli altri.

A guidare la classifica di questo Natale è senza dubbio lo spumante italiano che all’estero fa segnare un aumento record del 21 per cento nelle spedizioni. Un successo che – sottolinea la Coldiretti – è il frutto della forte crescita in Germania (+10 per cento) che è il principale importatore, seguito dagli Stati Uniti (+15 per cento) e dal Regno Unito (+ 30 per cento). Tra i nuovi clienti del Made in Italy – precisa la Coldiretti – si fa luce la Russia che si classifica al quarto posto con un aumento record del 200 per cento e il Giappone che rimane però sostanzialmente stabile, sulla base degli andamenti registrati nei primi otto mesi del 2010. Complessivamente si stima che saranno circa 150 milioni le bottiglie si spumante Made in Italy consumate all’estero nel 2010 su una produzione complessiva di circa 340 milioni

Il Made in Italy più richiesto. Si tratta di risultati che – precisa la Coldiretti – trainano l’intero settore dei vini per i quali si registra complessivamente un aumento del 9 per cento che potrebbe far sfiorare a fine anno i 3,5 miliardi di euro il valore del fatturato realizzato nel 2010 sui mercati esteri dove rappresenta la principale voce dell’export agroalimentare nazionale. Ad essere richiesti molto richiesti sono anche i dolci nazionali prodotti della panetteria, della pasticceria o della biscotteria a partire dal panettone per il quale si stima che saranno consumati all’estro dieci milioni di pezzi, una quantità piu’ che raddoppiata negli ultimi venti anni. Ottimi risultati anche per la domanda di formaggi italiani che fanno registrare un aumento in valore delle esportazioni del 13 per cento e si stima che nel mese di Natale saranno spesi all’estero piu’ di 130 milioni di euro per gustarli, con il parmigiano reggiano ed il  grana padano in testa.  Sulle tavole mondiali delle feste – precisa la Coldiretti – si mangerà anche molta pasta italiana per un importo superiore a 150 milioni di euro che sancisce il primato nazionale a livello mondiale nella produzione e nell’esportazione di pasta.

Agropirateria in agguato. L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: All’estero – stima la Coldiretti – il falso Made il Italy a tavola fattura 50 miliardi di euro e sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro. Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le piu’ copiate nel mondo con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, ma in vendita c’è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America, ma anche Pamesello in Belgio o Parmezan in Romania. Per non parlare del Romano, dell’Asiago e del Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano “spacciate” come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere “taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada. Un fenomeno che frena la diffusione del Made in Italy e che è causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili.

Il made in Italy vola, ma gli agricoltori…I risultati positivi delle esportazioni alimentari non si sono ancora adeguatamente trasferiti alle imprese agricole dove – conclude la Coldiretti – si registrano ancora in molti settori quotazioni al di sotto dei costi di produzione, a conferma delle pesanti distorsioni che permangono nel passaggio degli alimenti lungo la filiera dal campo alla tavola. La Coldiretti sta promuovendo un progetto per una filiera agricola tutta italiana con l’obiettivo di tagliare le intermediazioni e arrivare ad offrire, attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, mercati degli agricoltori di campagna amica, agriturismi e imprese agricole, prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.

Terzo trimestre 2010: in Italia, l’agricoltura unico settore che arretra secondo Confagricoltura

”Nel terzo trimestre del 2010 il Pil e’ aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, pero’ si e’ registrata una diminuzione del valore aggiunto in agricoltura dell’1,2% (-0,8% in termini tendenziali); di fatto, l’agricoltura e’ l’unico settore economico che arretra”. Lo sottolinea Confagricoltura in relazione alla stima preliminare dell’Istat sul prodotto interno lordo nel III trimestre 2010.

L’attesa ripresa non riesce ad avviarsi nei campi. In base alle stime Ismea a fine anno, prosegue Confagricoltura, ”il valore aggiunto agricolo calerà del 2,6%, proseguendo la performance negativa degli ultimi anni”. L’organizzazione evidenzia, infatti, che ”il valore aggiunto in agricoltura e’ diminuito negli ultimi sei anni di 2 miliardi, passando da 30 a 28 miliardi di euro circa; meno 7,4%. Se si eccettua la ‘ripresina’ del 2007-2008, i tassi di variazione degli ultimi anni sono sempre stati negativi”. ”Non riesce ad avviarsi nei campi l’attesa ripresa – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli -. Solo di recente i prezzi all’origine hanno cominciato a crescere ma questo non basta per rilanciare la produzione e l’export. Costi produttivi ed oneri sociali elevati (in primis quelli del lavoro), burocrazia, prezzi non sempre remunerativi e debolezza nei rapporti contrattuali di filiera, impossibilita’ ad avviare innovazioni… tutto cio’ frena lo sviluppo e la competitivita’ delle imprese agricole anche sul mercato globale”.

(fonte Asca.it)

Dagli agricoltori anti-‘ndrangheta nasce GOEL BIO

E’ la piccola ma concreta risposta del Gruppo GOEL ai fatti di Rosarno e ad un mercato locale degli agrumi che schiaccia la dignità dei piccoli agricoltori. I prezzi sono da fame, spesso non consentono di coprire nemmeno le spese vive né il costo sindacale del lavoro: si arriva a pagare le arance 10 centesimi al chilo. E’ un mercato spesso condizionato dalla prepotenza della ‘ndrangheta che, come al solito, vive lucrando sulle fatiche e sui sacrifici dei Calabresi.

GOEL – spiega una nota – sceglie di stare al fianco degli agricoltori onesti, spesso vessati dalla ‘ndrangheta con uno “stalking” prepotente e spietato che mira a sottometterli e condizionarli, se non addirittura ad espropriarli. I prodotti di GOEL BIO non provengono dai terreni confiscati alle mafie ma dai terreni di normali e “ordinari” agricoltori onesti, che resistono giorno per giorno alle pressioni mafiose, che si sono impegnati rispettare l’ambiente con produzioni biologiche, che si sforzano di promuovere la dignità del lavoro e del territorio. .

L’offerta di Goel Bio è composta da: arance Biologiche e in conversione – varietà: Navel, Tarocco, Biondo di Caulonia; le arance vengono proposte direttamente al consumatore finale in tutta Italia, ad un prezzo equivalente ad una normale arancia non biologica. Clementine Biologiche, Olio Extravergine Biologico di alta qualità, prodotto nella Locride e nella Piana di Gioia Tauro tramite spremitura a freddo, utilizzando unicamente procedimenti meccanici. Vengono distribuiti 4 tipi di olio monocultivar, selezionati tra le migliori specie autoctone: Geracese, Carolea, Ottobratica, Sinopolese. GOEL BIO si rivolge principalmente ai circuiti commerciali diretti, senza intermediari tra produttore e consumatore finale, per garantire un’equa retribuzione del prodotto e, a sua volta, un equo salario ai lavoratori. Oltre ad offrire occupazione sana nel territorio, ciò mira a prevenire fin dalla radice fenomeni di sfruttamento dell’immigrazione. I soci produttori di GOEL BIO garantiscono infatti: il rispetto dei diritti dei lavoratori; la scrupolosa osservanza dei disciplinari di produzione biologica; l’estraneità con ogni malaffare o collusione con la ‘ndrangheta; l‘alta qualità e la tipicità delle produzioni. Gli agrumi con il bollino “GOEL BIO” e l’Olio Extra-vergine di Oliva Biologico, saranno – conclude la nota – “messaggeri della legalità e dei valori di cambiamento di GOEL”.

(fonte Agi.it)

La denominazione “cioccolato puro” contro il diritto UE

La Corte di giustizia europea vieta all’Italia di denominare “puro” il cioccolato”. Secondo la Corte, la denominazione, che distingue il cioccolato tra puro e non, viola la direttiva europea, per la quale il consumatore debba essere informato dall’etichettatura solo sulla presenza o meno nel cioccolato di grassi vegetali sostitutivi.

Le norme europee sull’etichettatura dei prodotti di cacao e di cioccolato armonizza le denominazioni di vendita di questi prodotti. Quando contengono fino al 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, la loro denominazione resta immutata, ma la loro etichettatura deve contenere, in grassetto, la specifica dizione: «contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao». Per i prodotti di cioccolato che contengono unicamente burro di cacao, è possibile indicare sull’etichettatura tale informazione, purché sia corretta, imparziale, obiettiva e non induca in errore il consumatore.

La legge italiana prevede che la dicitura «cioccolato puro» sia aggiunta o integrata nelle denominazioni di vendita o sia indicata in altra parte dell’etichettatura dei prodotti che non contengono grassi vegetali sostitutivi e, in caso di violazione, applica ammende da 3000 a 8000 euro. L’obiettivo delle norme UE è quello di garantire la coerenza delle regole nel mercato interno, attraverso un’armonizzazione completa delle denominazioni di vendita dei prodotti di cacao e di cioccolato. La disciplina europea non prevede né la denominazione di vendita «cioccolato puro» né l’introduzione di un’altra denominazione da parte del legislatore nazionale. Quindi, secondo la Corte la norma italiana è in contrasto con il sistema UE delle denominazioni di vendita. Il sistema di duplice denominazione italiano non rispetta neppure il diritto dei consumatori a disporre di un’informazione corretta, imparziale ed obiettiva che non lo induca in errore. La Corte, infatti, ha già dichiarato che l’aggiunta di grassi sostitutivi a prodotti di cacao e di cioccolato che rispettano i contenuti minimi previsti dalla normativa non modifica la loro natura al punto di trasformarli in prodotti diversi. Di conseguenza, una distinzione delle loro denominazioni di vendita non è giustificata.

(fonte Asterisco Informazioni)

Agricoltura: Ue proroga aiuti fino a tutto il 2011

La Commissione Europea ha prorogato al 31 dicembre 2011 il regime di aiuto temporaneo di importo limitato fino a 15.000,00 euro erogabile in favore delle imprese che operano nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli. Lo rende noto un comunicato del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Domande di aiuto entro il 31 marzo 2011. Si tratta – spiega la nota – di una decisione molto attesa, sollecitata piu’ volte dal Ministero, perche’ rappresenta uno dei pochi strumenti attivabili a sostegno delle imprese agricole colpite dalla crisi finanziaria. Non si tratta di nuovi finanziamenti, ma di una deroga alle norme sugli aiuti di Stato in agricoltura, a condizione che l’importo dell’aiuto non superi i 15.000,00 euro per azienda. La proroga al 31 dicembre 2011 e’ concessa a condizione che le domande di aiuto siano presentate entro il 31 marzo 2011. La proroga di un anno – l’attuale regime prevedeva infatti la scadenza del 31 dicembre 2010 – e’ stata disposta a causa del permanere di condizioni di incertezza sulle prospettive economiche dei Paesi membri, tali da giustificare, prosegue il ministero, il ricorso alle misure eccezionali previste dalla Commissione.

(fonte Asca)