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Agroalimentare: da dicembre 2010, al via una grande stagione contrattuale

Oltre 300 delegati, quadri e dirigenti di Fai, Flai e Uila hanno approvato, con due sole astensioni, le linee guida per la contrattazione di secondo livello che iniziera’, nel settore alimentare, a partire da dicembre 2010. Ne da’ notizia il segretario generale della Uila-Uil Stefano Mantegazza. ”Puntiamo a diffondere la contrattazione di secondo livello in un numero sempre maggiore di aziende e territori” ha dichiarato Mantegazza ”l’obiettivo e’ quello di superare le 2.000 piattaforme presentate. Un impegno importante che occupera’ la categoria nei prossimi mesi”. ”Le piattaforme” ha spiegato Mantegazza ”parleranno di partecipazione, di responsabilita’ sociale dell’impresa, di occupazione e professionalita‘, di lavoratori migranti, di pari opportunita’ e sicurezza. Le richieste salariali inoltre valorizzeranno quelle voci e quegli istituti assoggettabili alla tassazione agevolata con vantaggi fiscali e contributivi”. ”Sara’ quindi” ha concluso Mantegazza ”una grande stagione contrattuale che gestiremo con senso di responsabilita’ e lungimiranza per coniugare insieme incrementi di produttivita’ con maggior salario e migliori diritti”.

(fonte Asca)

Città del vino: no a tagli risorse decisi in Finanziaria 2010

I territori del vino italiani si schierano contro i tagli delle risorse decisi dalla Finanziaria 2010, che, tra le funzioni fondamentali dei comuni, esclude la promozione dello sviluppo della propria comunita’, trasformandoli in organismi destinati a dover unicamente gestire i tagli della spesa pubblica, anziche’ la valorizzazione dei propri territori. A dirlo, sono il presidente delle Citta’ del Vino Giampaolo Pioli ed il vice-presidente dell’associazione che riunisce quasi 600 comuni ad alta vocazione vitivinicola in tutta Italia, Fabrizio Montepara, unendosi all’allarme lanciato da Res Tipica, l’associazione delle Citta’ di Identita’ che rappresenta oltre 2.000 comuni, tra Citta’ dell’Olio, del Bio, del Pane, del Tabacco, del Castagno, I Borghi piu’ Belli d’Italia, e molte altre citta’ custodi delle produzioni di qualita’ e del patrimonio rurale, simboli del made in Italy nel mondo e alla base del turismo, voce fondamentale dell’economia italiana.

Togliere l’azione di promozione dei territori rurali ai comuni è un grave azzardo. Le Citta’ del Vino appoggiano Res Tipica che chiede di modificare sia il Ddl Calderoli e la Legge Finanziaria 2010, per quanto riguarda le funzioni fondamentali di comuni, province e citta’ metropolitane, in contrasto con quanto previsto dal Testo Unico, sia di rivedere le modalita’ di applicazione del Patto di Stabilita’, con l’eliminazione degli ”enti virtuosi” che hanno i conti in ordine. Per le Citta’ del Vino ”la promozione dei territori rurali e delle eccellenze che in questi si producono e’ uno strumento reale di azione a favore delle economie locali per la sostenibilita’ e la coesione sociale: toglierla ai comuni e’ un grave azzardo. Cosi’ come, se non si modifica il Patto di Stabilita’, aumentando la soglia dell’esenzione e l’eliminazione per quegli ”enti virtuosi”, sara’ difficile imprimere impulsi positivi alle economie locali”. Il rischio piu’ evidente e’ quello di forti ripercussioni in particolare sulle realta’ piu’ piccole (l’80% dei comuni in Italia, con meno di 5.000 abitanti) e sui loro territori rurali, e quindi sulla produzione agricola di qualita’ che sta alla base del made in Italy.

(fonte Asca)

22 ottobre 2010: a Legnaro (PD) si parla di crisi economica, globalizzazione dei mercati e posizioni delle imprese

Domani, 22 ottobre secondo appuntamento con la Conferenza regionale dell’Agricoltura dalle ore 9,00, presso la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura a Legnaro (Pd), presente l’Assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato; si discuterà di crisi economica, globalizzazione dei mercati e della posizione delle imprese. Tematiche di grande interesse affrontate con l’aiuto di esperti e accademici con l’intento di creare nuovi strumenti di intervento per un’agricoltura competitiva.

Coldiretti Veneto: luci e ombre del mercato globale. I numeri del Veneto sono di tutto rispetto – ricorda Coldiretti – la nostra regione ricopre a livello nazionale un ruolo di assoluto rilievo nelle esportazioni agroalimentari (gestisce il 13% del totale nazionali). Il contributo regionale è elevato sia nel settore primario che in quello industriale. Tuttavia, il deficit agroalimentare (esportazioni – importazioni) non è indifferente (-739 milioni di euro), e non si discosta  dalla situazione strutturale italiana, che da sempre manifesta questo fattore di debolezza. Da decenni l’industria di trasformazione ha operato utilizzando grandi quantitativi di materie prime estere, delegando la comunicazione di certezza alimentare ai grandi marchi commerciali. Un carosello di immagini che ormai fanno parte della collettività, tanto che il “Made in Italy” è sinonimo di qualità, stile di vita e benessere, così da essere esibito come lascia passare per ogni possibile acquisto taroccato. Spiccano per competitività i prodotti della viticoltura, che rappresentano quasi un terzo delle esportazioni regionali. Il Veneto è primo nell’export vitivinicolo: il 29,1 per cento del totale nazionale nel 2009. Per contro, gli acquisti dall’estero di formaggi rappresentano quasi il 13% delle importazioni alimentari italiane. Questo dato è stupefacente, visto che, sui bancali dei supermercati, molto raramente si trovano formaggi esteri. Né possiamo pensare di essere privi di produzioni lattiero-casearie, con più di 11 milioni di quintali di latte prodotto, per la gran parte trasformati proprio in formaggi (62% DOP). Evidentemente, intorno al commercio di latte e derivati si realizzano importanti profitti dell’industria che derivano, in parte, anche dalla mancanza dell’obbligo di indicazione dell’origine dei prodotti lattiero-caseari. “Un quadro frutto di un mercato molto liberalizzato e con deboli regole internazionali a garanzia del reddito delle imprese agricole – spiega Coldiretti, che non  chiede di evitare i rischi insiti nell’esercizio dell’attività dell’imprenditore, ma il rispetto delle produzioni tutelate (agro pirateria), la salubrità delle tipicità e non per ultima la prevenzione del dumping sociale.

(fonte Veneto Agricoltura/Coldiretti Veneto)

Ogm: da indagine Coldiretti emerge flop semina biotech e lobby per 3 italiani su 4

La semina di mais geneticamente modificato (Ogm) e il pressing delle grandi lobby multinazionali con imponenti campagne di promozione che hanno segnato in Italia il 2010 non convincono i cittadini che mantengono salda la propria opposizione agli Ogm, ritenuti meno salutari di quelli tradizionali da tre italiani su quattro che esprimono una opinione (73%). La forte contrarieta’ espressa dai consumatori sui prodotti geneticamente modificati e’ rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni nei quali e’ stato condotta la tradizionale indagine della Coldiretti presentata nei giorni scorsi al Forum di Cernobbio, ed e’ la conferma che non si tratta di una valutazione emotiva.

Regioni italiane contro coltivazione Ogm all’unanimità. Un atteggiamento che da’ valore alla scelta fatta dalla Conferenza delle regioni che ha deciso recentemente all’unanimita’ di continuare a vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati in Italia con l’importante invito ad esercitare la clausola di salvaguardia per vietare sul territorio nazionale la semina e la produzione della patata Amflora e del mais Mon810. Per effetto di questa decisione l’Italia – sottolinea la Coldiretti – si unisce al numero crescente di Paesi europei come Austria, Ungheria, Lussemburgo, Grecia, Francia e Germania che hanno gia’ vietato il mais MON 810 mentre con il medesimo mezzo giuridico per ora l’Austria, l’Ungheria e il Lussemburgo hanno vietato, altresi’, la patata Amflora. Gli Ogm spingono – sostiene la Coldiretti – verso un modello di sviluppo che e’ il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico della tipicita’, della distintivita’ e del Made in Italy.

In Europa, 6 paesi su 27 coltivano Ogm. La scelta di non utilizzare organismi geneticamente modificati non e’ quindi il frutto di un approccio ideologico, ma riguarda una precisa posizione economica per il futuro di una agricoltura che vuole mantenere saldo il rapporto con i consumatori. Su questa strada l’Italia – continua la Coldiretti – non e’ certo da sola poiche’ dopo il divieto posto anche in Germania si sono ridotti a soli sei, su ventisette, i Paesi Europei dove si coltivano Ogm con un drastico crollo del 12 per cento delle semine. Il drastico crollo nei terreni seminati a transgenico in Europa nel 2009 conferma che nel coltivare tali prodotti non c’e’ neanche convenienza economica. Il futuro della nostra agricoltura – conclude la Coldiretti – sara’ nell’essere diversi e migliori e non omologati a quei sistemi produttivi che operano con strutture di costi per noi irraggiungibili. Il problema e’ non farsi copiare le nostre eccellenze e non replicare modelli che il mercato ha gia’ abbondantemente bocciato.

(fonte Asca)

22 ottobre 2010: i soci Argav in visita a Redoro Frantoi Veneti per “Prime Olive 2010”

Venerdì 22 ottobre 2010 i soci Argav saranno in visita all’azienda Redoro Frantoi Veneti di Grezzana (VR) in occasione di “Prime Olive 2010“. Durante l’incontro, i colleghi giornalisti avranno modo di conoscere le previsioni stagionali di raccolta, l’andamento di mercato del settore olivicolo in funzione delle nuove normative introdotte in Italia sulla certificazione dell’origine del prodotto, un’analisi sulla previsione produttiva dell’Olio Extra Vergine di Oliva DOP Veneto Valpolicella e un excursus sulle varie DOP italiane in collaborazione con FederDOP. Avranno anche modo di vedere le nuove tecnologie di produzione Redoro a “Km zero”, tra cui il nuovo impianto per la molitura delle olive eco-sostenibile a risparmio energetico.

15-16 ottobre 2010: a Cernobbio (CO) il 10° Forum Int.le Coldiretti dell’agricoltura e dell’alimentazione

 

Pellegrino Artusi

 

L’edizione 2010 del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti con la collaborazione dello studio Ambrosetti, si terrà a Villa d’Este a Cernobbio , sul lago di Como,  dal 15 al 16 ottobre . Il Forum, giunto alla decima edizione, costituisce l’appuntamento annuale del settore che riunisce i maggiori esperti, opinionisti, ed esponenti del mondo accademico nonché rappresentanti istituzionali, responsabili delle forze sociali, economiche, sindacali e politiche nazionali ed estere anche con spazi culturali di una agricoltura che sa essere creativa ed innovativa.

Programma 15 ottobre. L’edizione 2010 inizia alle 10,00 del 15 ottobre con l’apertura della prima e unica Galleria sulla “Campagna creativa” che presenta dagli abiti che si mangiano alla bigiotteria dall’orto, dai vegetal toys ai quadri dipinti con vino, asparagi o erbe aromatiche, fino alle magiche sculture con croccante, cera d’api e ortaggi. Prosegue nella mattina alle ore 11,00 con la presentazione della più approfondita indagine sui cambiamenti nei consumi alimentari degli Italiani:Gli Italiani e l’alimentazione: atteggiamento e prospettive per il futuro” con il presidente dell’Swg Roberto Weber e il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Nel pomeriggio si svolgono le  sessioni di lavoro dedicate tra l’altro all’analisi dello “scenario internazionale” e a “flussi e cibo”.

Programma 16 ottobre. Il giorno successivo, sabato 16 ottobre, alle ore 9,30 per celebrare i 150 anni dell’Unità di Italia si apparecchia per la prima volta “la tavola con i piatti che hanno unito l’Italia” in collaborazione con Casa Artusi. A Pellegrino Artusi nato nel 1820 si deve quello che si può definire come il primo codice alimentare dell’Italia unita. Alle ore 11,00 presentazione delle anticipazioni sul primo Rapporto agromafie che analizza per la prima volta anche il fenomeno della coltivazione illegale della droga fai da te,  che sta avendo in Italia  una crescita inquietante. Durante tutta la giornata si svolgono le sessioni di lavoro dedicate a “L’Italia e la filiera agricola”, a “ La sicurezza alimentare” e al “Ruolo delle forze sociali nel rapporto Stato-Mercato”, fino alle conclusioni del Forum previste per il tardo pomeriggio.

(fonte Coldiretti)

Castagne: per Confagricoltura raccolto a rischio

 

foto Consorzio Marrone di San Zeno Dop

 

Il raccolto di castagne italiane quest’anno potrebbe diminuire anche del 70%. A lanciare l’allarme è Confagricoltura: “le piogge abbondanti hanno reso difficile l’allegagione e un micidiale parassita, arrivato dall’Oriente, colpisce gli alberi, rendendo quasi sterili le piante più giovani e danneggiando gravemente quelle più adulte”. Il castagno è la specie forestale più ampiamente distribuita in Italia ed è presente in tutte le regioni principalmente in Campania, Toscana, Lazio, Calabria e Piemonte.

Poiché l’insetto si diffonde principalmente attraverso il materiale di propagazione (talee o parti di piante), Confagricoltura raccomanda di fare attenzione alla provenienza e di sorvegliare le piantine messe a dimora. L’infestazione del “Cinipide galligeno”, questo il nome del parassita, mette a rischio una produzione di qualità che ha ottenuto ben 10 tra Dop e Igp (Castagna di Montella Igp e il Marrone di Roccadaspide Igp, Marrone del Mugello Igp, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana Dop, il Marrone di Castel del Rio Igp, il Marrone di San Zeno Dop, la Castagna Cuneo Igp, il Marrone di Combai Igp e la Castagna di Vallerano Dop).

La speranza arriva da un altro insetto. L’assalto dell’insetto si manifesta quando sui germogli e sulle infiorescenze, all’interno della chioma, si formano escrescenze (galle) in cui si sviluppano le larve. Confagricoltura segue con attenzione l’operato delle varie task force costituite nelle  regioni colpite: gli interventi meccanici e chimici, sono di difficile attuazione e non risolutivi, le larve all’interno delle galle sono ben protette dall’effetto degli insetticidi, e molte coltivazioni si trovano all’interno dei Parchi. La speranza viene da un altro imenottero, il “Torymus sinensis” che introduce le sue uova nelle galle, distruggendo le larve del “Cinipide”. L’insetto-killer del parassita delle castagne è stato recentemente introdotto in Italia, ma una sua eventuale efficacia sarà visibile solo nei prossimi anni, nel frattempo – a parere di Confagricoltura – è necessario mettere in piedi misure di  sostegno a favore dei produttori danneggiati.

(fonte Confagricoltura)

Unicarve lancia sul mercato “Scrigni” di carne garantita a prezzi contenuti. Prossimi obiettivi: “Strade e Confraternita della carne”

Dopo oltre un anno di sperimentazione, Unicarve presenterà giovedì 21 ottobre 2010, alle ore 12.30, in occasione della riunione del Consiglio Regionale a Palazzo Ferro Fini a Venezia, il progetto di filiera corta dello “Scrigno delle Carni”. Una buona notizia per i consumatori e in particolare per le famiglie perché potranno acquistare circa 5 kg. di buona carne di qualità, proveniente dagli allevamenti associati Unicarve, aderenti a disciplinari di qualità e di etichettatura per dare la massima garanzia anche in materia di tracciabilità.

Prezzi da 6,99 a 14,99 euro. I consumatori potranno scegliere fra 7 proposte di Scrigno: il Plus, il Premium, il Convenienza, il Gran Risparmio, tutti con carne di vitellone, lo Scrigno di solo vitello a carne bianca, di solo suino od il Gran Mix (vitellone, vitello e suino). I prezzi vanno da €. 7,95 al kg. sino ad un massimo di €. 11,99 al kg per il vitellone, €. 6,99 per il suino ed €. 14,99 per il vitello a carne bianca.

Acquisto in negozi convenzionati, Gas e on line. Innovativo il sistema di commercializzazione che dà ai consumatori la possibilità di ordinare lo Scrigno delle Carni direttamente nei negozi convenzionati con Unicarve, come ad esempio il Gruppo Ama Crai di Montebelluna, che per primo ci ha creduto (oltre 220 punti vendita in Veneto e Friuli V.G.) oppure di acquistarlo direttamente tramite i G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale) o, nel caso di consegne superiori a 5 Scrigni anche a domicilio, con possibilità di ordinarlo direttamente dal sito web www.loscrignodellecarni.it. Il progetto è stato presentato anche alla Società Consorzi Agrari d’Italia che ha manifestato l’intenzione di partecipare alla commercializzazione dello Scrigno delle Carni dando la possibilità ai consumatori di ordinarlo e ritirarlo presso le numerose e capillari Agenzie sparse in tutta Italia. Il primo ad inserirlo nelle proprie Agenzie sarà il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno. Unicarve ha previsto anche uno Scrigno dedicato ai ristoranti ed agli agriturismo, soprattutto per quelli che non dispongono di un proprio allevamento e voglio offrire ai consumatori la carne del territorio.

Prossimi obiettivi: “Strade e Confraternita della carne”. Unicarve ha in cantiere anche l’organizzazione delle “Strade della carne” che prevede il coinvolgimento di allevatori, agriturismo, ristoranti e punti vendita che accetteranno di commercializzare la carne bovina tracciata (etichettatura), con indicate le informazioni utili al consumatore per individuare chi ha allevato la carne, dove ed in che modo. Completerà il progetto dello Scrigno anche l’organizzazione della “Confraternita della carne”, un sodalizio che promuoverà con eventi ed iniziative la buona tavola con protagonista la carne prodotta in Italia.

(fonte Unicarve)

Da sabato 9 ottobre Mimmo Vita, presidente Unaga, ritorna sugli schermi Tv con “Bianco, Rosso e Verde”

Dopo la pausa estiva riprende sabato 9 ottobre, ore 10:30, su Canale Italia, in emissione nazionale (ed europea sul can. Sky 883), la trasmissione “Bianco, Rosso e Verde“, settimanale su agricoltura, ambiente, territorio e turismo rurale curata da Mimmo Vita, Preisdente Unaga. La puntata di sabato conterrà un reportage sul Portogallo, il vino Porto, le sugherete e la produzione di tappi da sughero, di cui il Portogallo e leader mondiale. Da Valdobbiadene inoltre si parlerà di Prosecco e della spumantistica nazionale.

Dura reazione degli allevatori italiani alla risposta del ciclista spagnolo Contador, positivo al test antidoping

“Ho mangiato un filetto spagnolo”, questa è stata la ridicola risposta di Alberto Contador, il ciclista spagnolo reputato il migliore al mondo, all’Unione Ciclistica Internazionale che aveva annunciato la sua positività ad un test antidoping,  parlando di intossicazione alimentare per una “piccola concentrazione di clenbuterolo (farmaco broncodilatatore che se usato in dosi elevate può causare effetti anabolizzanti)” per avere mangiato il 20 luglio della carne che gli era stata portata dalla Spagna durante il Tour de France su richiesta del cuoco della squadra.

La smentita londinese. La spiegazione di Contador è stata smentita da Andrew Franklyn Miller, medico dello sport presso il Centre for Human Performance di Londra e responsabile dello staff sanitario della nazionale britannica di canottaggio, che ha commentato la difesa del ciclista affermando: “I quantitativi di clenbuterolo trasmessi nell’organismo umano attraverso carne contaminata sono incredibilmente contenuti, a meno che non si consumino enormi quantitativi di carne”.

La presa di posizione italiana. Dura la reazione del Presidente degli allevatori del Consorzio Italia Zootecnica e di Unicarve, Fabiano Barbisan:  “Ancora una volta si tenta di screditare il comparto produttivo dell’allevamento bovino, che diventa capro espiatorio quando bisogna sviare l’attenzione da altri argomenti. La carne è troppo spesso ingiustificata vittima di attacchi da tutti i fronti, ora addirittura dal mondo sportivo! Chi si batte quotidianamente per garantire ai consumatori un prodotto al 100% di qualità, non può non esser stanco di queste continue ingiurie. E’ logorante ed inaccettabile che per la carne bovina gli unici messaggi trasmessi siano quelli di chi cerca di screditarla.”

Obiettivo: obbligatoria l’etichetta ora facoltativa. Sono anni ormai che gli allevatori italiani, guidati da Fabiano Barbisan, lottano per far diventare obbligatoria l’etichettatura facoltativa per le carni, uno strumento indispensabile per il consumatore, una vera e propria “carta d’identità” per avere tutte le informazioni sul prodotto. Attraverso l’etichettatura facoltativa è infatti possibile ottenere maggiori informazioni sulla carne, dall’allevamento dove è stato ingrassato l’animale, all’età, sesso, razza, alimentazione, oltre alle informazioni obbligatorie per legge quali il Paesi di nascita, allevamento, macellazione e sezionamento.

Sicurezza alimentare. “Noi allevatori– afferma Barbisan –  siamo certi  che il sistema di allevamento confinato/protetto, tipicamente italiano, dia la massima sicurezza alimentare poiché c’è il controllo totale dell’alimentazione, dell’acqua di abbeverata, dell’assenza di parassiti, del benessere animale  ed il controllo veterinario che accompagna il bovino, prima, durante e dopo la macellazione”. “La zootecnia da carne è già penalizzata dal mercato e dalla burocrazia – prosegue Barbisan – è vergognoso dover combattere quotidianamente contro le maldicenze. Se poi queste arrivano da sportivi di “caratura mondiale” per giustificare il doping- a che Santo dobbiamo votarci?”

(fonte Consorzio Italia Zootecnica)