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11 settembre 2020, nasce il progetto “Càneva”, che vuole fare di Montagnana (PD) la “casa delle eccellenze” enogastronomiche di Padova, Vicenza e Verona

Un progetto “autentico” di promozione e valorizzazione dei territori veneti che potrebbe essere definito la “Casa delle eccellenze”, perché destinato ad ospitare tutte quelle produzioni agroalimentari che danno lustro e prestigio ad un’area vasta che va dai Colli Euganei al Lago di Garda, passando dai Colli Berici, dai Monti Lessini e dalle Colline Veronesi. Questo è Càneva, ossia il sequel del Montagnana Wine Festival nato un anno fa con l’intento di trasformare la cittadina della Bassa Padovana in una vetrina dei sapori. Il progetto sarà presentato questa sera alle ore 19 dall’Associazione Montagnana 365 all’Hosteria Zanarotti a Montagnana.

Non solo  vini. Certo, la càneva era la cantina di un tempo, ma oltre ai vini il progetto guarda a tutte quelle eccellenze nate dalla tradizione alimentare del territorio, riconosciute come espressione della grande biodiversità che caratterizza questa parte del Veneto e oggi vero vanto dell’enogastronomia regionale. Dai suoli vulcanici degli Euganei e della Pedemontana Vicentina, a quelli calcarei dell’area Berica e giù alle terre sabbiose solcate dai grandi fiumi d’Italia fino a quelle salse della Gronda Lagunare di Venezia arrivano bottiglie e prodotti che qui, alla Càneva, troveranno racconto, presentazione e proposta di degustazione.

Attività annuale. “La città di Montagnana – spiega Alberto Bernardi, ideatore del progetto e presidente dell’Associazione Montagnana 365 – in occasione della scorsa edizione del Wine Festival, ha dimostrato di avere le carte in regola per essere la vetrina di tutte quelle eccellenze prodotte nei territori circostanti. Per bellezza, per storia, per tutte quelle presenze turistiche che ogni anno transitano sotto alle mura, Montagnana può davvero diventare il “salotto buono” in cui servire conoscenza, cultura e sapori. Ma se con il Festival questa “funzione” rimane attiva solo per tre giorni, con Càneva abbiamo pensato ad un’attività da svolgere su 365 giorni l’anno”.

Mostra permanente di vini. Càneva di fatto è diventata un gruppo di professionisti che insieme ad Alberto Bernardi si occuperanno della valorizzazione dei prodotti, a cominciare dal Food, affidato alle abili mani di chef del calibro di Simone e Cammellini, da anni figura di punta tra i fornelli de La Montecchia della famiglia Alajmo, Mida Muzzolon, di Tenuta San Martino a Verona, membro dell’Unione Cuochi del Veneto e dell’Associazione Cuochi Scaligeri, e Arturo Zanarotti dell’Hostaria Zanarotti che oltre al cibo si occuperà anche dei vini. A fianco della sua Hostaria, che proprio quest’anno ha tagliato il traguardo dei suoi primi vent’anni di attività, è stata creata la vera e propria “càneva”, ossia l’enoteca che funzionerà come una mostra permanente delle referenze di più di 70 cantine e soprattutto come store per lo shopping informato sulle tante declinazioni del buon bere nostrano. Il gruppo si completa con il giornalista Mauro Gambin, socio Argav, direttore del magazine Con i piedi per terra, e con le doti sensoriali di Sissi Baratella, enologa e degustatrice di vini, per il racconto dei luoghi, delle esperienze, dei sapori, delle donne e degli uomini dell’enogastronomia che passeranno da “Caneva”.

Strumenti per la promozione saranno tutte le occasioni legate alla convivialità che il buon cibo e il buon vino sanno stimolare e rallegrare e quindi cene a tema, dedicate ai tanti prodotti – molti quelli a marchio Dop o Igp – delle tre provincie, eventi, degustazioni, corsi di cucina dedicati alla conoscenza e alla preparazione delle materie prime, visite alle cantine ed escursioni con percorsi enogastronomici dedicati ai vari territori, Wine&Food Tasting. Càneva vuole essere un’esperienza totale destinata a coinvolgere i sensi di chiunque sia alla ricerca di conoscere da vicino i veri sapori della terra.

Fonte: Servizio stampa Associazione Montangnana 365

Il Covid non ferma la Festa del Bacalà alla vicentina, in programma dal 18 al 21 settembre a Sandrigo (VI)

bacalà alla vicentina (foto archivio Festa del bacalà di Sandrigo)

(di Emanuele Cenghiaro, consigliere Argav) Il Covid non ferma la Festa del Bacalà di Sandrigo! La 33esima edizione infatti si farà, anche se in versione decisamente ridotta: dal 18 al 21 settembre. E sarà una delle poche manifestazioni organizzate, quest’anno, dalle Pro Loco del vicentino: il presidente Unpli di Vicenza, Bortolo Carlotto, ha parlato infatti di circa 600 eventi annullati nella sola provincia berica.

La manifestazione di Sandrigo si accorcia nelle date, quattro giorni invece delle solite tre settimane, e taglia gran parte degli stand in piazza, ma si arricchisce di eventi collaterali diffusi sul territorio. E non mancheranno le novità: la prima è il ritorno all’origine, nella piazza centrale del paese invece che agli impianti sportivi.

La festa non vuole rinunciare alla solidarietà, e sarà quindi aperta dalla cena di beneficenza in favore della Città della Speranza, con consegna del 56° Premio Basilica Palladiana, giovedì 10 settembre a Villa Sesso Schiavo. Anche per questa serata, come per tutte le altre, l’accesso sarà esclusivamente su prenotazione.

Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina (foto Fantini)

Altro evento, che sarà di fatto il via ufficiale alla festa, sarà il Pic Nic in Vigna alla cantina IoMazzucato di Breganze, sabato 12 settembre; farà il paio con la serata Bacco e Baccalà a villa Mascotto di Ancignano di Sandrigo, il 26 settembre, che chiuderà il cartellone. Sono state invece annullate il tradizionale Gran Galà del Bacalà e la cerimonia di investitura dei nuovi Confratelli.

Un momento della conferenza stampa di presentazione della Festa del bacalà di Sandrigo

Al centro di tutto, però, le giornate della vera e propria festa, da venerdì 18 a lunedì 21 settembre. L’organizzazione ci tiene a fare presente come il mettere in piedi un evento di questo genere, in questo periodo, non sia un azzardo ma il frutto di attenta riflessione, condivisa con le autorità competenti. “Non accettiamo di essere considerati degli sconsiderati, come qualcuno sui social ci ha accusati, né ci sentiamo più bravi degli altri. Ma ci sembrava giusto dare un segno di vita: abbiamo atteso l’ok della Regione e abbiamo deciso di tentare, con tutti i cambiamenti dettati dalla pandemia. Stiamo predisponendo ogni cosa al fine di garantire la massima sicurezza per tutti i partecipanti. L’accesso alle tensostrutture sarà consentito solo dopo la misurazione della temperatura corporea da parte del presidio sanitario e l’igienizzazione delle mani, il distanziamento sarà assicurato e reale, il numero di persone massimo limitato a 250. Saranno quattro giorni in assoluta sicurezza”, ha garantito in sede di conferenza stampa di presentazione il presidente della Pro Loco di Sandrigo, Antonio Chemello.

L’accesso all’evento, come già detto, sarà consentito solo tramite prenotazione, rigorosamente online tramite il sito della manifestazione (v. sotto). Le degustazioni si effettueranno in due turni, alle 19:00 e alle 21:00. Online sarà possibile scegliere il giorno, l’ora, e persino il tavolo e il posto a sedere, oltre ai piatti che si desidereranno assaggiare. L’ordine verrà automaticamente inviato all’organizzazione e il pagamento sarà elettronico, per evitare assembramenti e code alle casse.
 Nel menù, manco a dirlo, il principe sarà il bacalà (con una “l” sola) alla vicentina assieme al mantecato, e poi crocchette di merluzzo con patate fritte, ma non mancheranno altre scelte. Tra i primi che si alterneranno nelle varie serate vi saranno due novità, la lasagnetta gratinata al bacalà e le mezzelune ripiene al bacalà mantecato, oltre ai classici gnocchi e risotto al bacalà. Sarà possibile l’asporto. Tutte le informazioni si trovano sul sito: www.festadelbaccala.com

Post Covid-19. Chioggia Ortomercato propone alla regione Veneto “un nuovo risorgimento per l’ortofrutta veneta”

Giuseppe Boscolo Palo

I numeri parlano da soli e sono testimoni che la stagione produttiva primaverile per il comparto orticolo clodiense sia stata molto difficile, la peggiore in assoluto. “I soli conferimenti nel nostro Mercato – precisa Giuseppe Boscolo Palo, Ad di Chioggia Ortomercato – non sono esaustivi della quantità prodotta dalle aziende orticole operanti nel territorio perché alcune di esse hanno come riferimento altri mercati oppure vendono direttamente ai commercianti attraverso accordi fissati mesi prima dell’inizio della raccolta. E’ indubbio però che il Mercato orticolo di Brondolo sia riferimento nazionale per i radicchi della tipologia tondo e lungo”.

Covid e non solo. “Le quotazioni registrate – continua Boscolo Palo – sono state impietose, soprattutto per il tondo. Sicuramente l’effetto di chiusura di canali di vendita quali l’Horeca, i mercati rionali e l’export provocati dall’emergenza Covid-19 è stato devastante per quasi tutti gli ortaggi che andavano in produzione, ma noi come altri abbiamo pagato anche per alcuni aspetti strutturali del sistema ortofrutticolo nazionale”. I dati evidenziano nel secondo trimestre (periodo reddituale chiave per il comparto) un calo dei volumi conferiti del 45%, dovuto in gran parte alla distruzione del prodotto sul campo per l’esiguità del prezzo offerto al produttore, e una perdita del 60% sul valore rispetto allo stesso periodo del 2019. Per il lungo, invece, le perdite riferite all’anno precedente sono state più contenute, con una diminuzione del 13% del volume e del 10% sul valore.

2019, anno “horribilis”. “Innanzitutto va tenuto presente – sottolinea Boscolo Palo – che il 2019 è stato definito l’anno horribilis per l’ortofrutta nazionale, nel nostro comparto i prezzi di vendita del radicchio tondo sono scesi sotto il costo di produzione. Per il radicchio lungo i prezzi medi hanno consentito e consentono anche quest’anno di respirare economicamente, ma la nostra produzione del tondo è sempre più in sofferenza a causa della compressione esercitata dal prodotto invernale marchigiano frigoconservato e da quello ferrarese contrattualizzato di maggio”. Stiamo assistendo ad una generalizzazione delle difficoltà di commercializzazione degli ortaggi che aveva investito la nostra area di produzione nella prima fase dell’emergenza Covid-19 con il lockdown e che ora riguarda un po’ tutti i mercati all’ingrosso nazionali.

Le ragioni di questa crisi di mercato sono riconducibili a molteplici fattori tra cui, senza alcun dubbio, la contrazione della capacità di spesa di molte famiglie (nel “ricco” Nord le famiglie povere sono aumentate del 165% col coronavirus, di più che al Centro, +79%, e al Sud, +72%; fonte UEcoop – Unione Europea delle cooperative) ma anche la maggiore propensione delle persone a coltivare orti familiari sia in campo che sul balcone.

Le previsioni per il primo semestre 2021 delle vendite al dettaglio, come riporta uno studio di Iri Liquid Data, fissa un calo del 3,8% in quantità e del 4,2% in valore, previsioni che favoriranno politiche da parte delle Gdo incentrate sulle promozioni a tutto danno dei produttori. E’ dalla lettura di questi indicatori e delle modalità operative fin qui seguite dalla filiera che si rafforza la convinzione che la proposta inviata da Chioggia Ortomercato all’assessore regionale Giuseppe Pan per un “nuovo risorgimento dell’ortofrutta Veneta” possa e debba essere attuata. Per una ripartenza post Covid è obbligatorio intervenire sul rapporto e sulle modalità operative tra gli attori della filiera (produttori, mercati all’ingrosso e alla produzione, GDO e dettaglio specializzato) per un riequilibrio del potere contrattuale e perché ci sia una piena valorizzazione del Made in Veneto nel più ampio contesto del Made in Italy.

Coinvolgere tutti i radicchi Igp veneti. “Tutto questo, per il nostro comparto orticolo, – conclude Boscolo Palo – significa valorizzare l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) del nostro Radicchio, dobbiamo distinguerci nel mercato e comunicarlo. Non mi stancherò mai di dire che l’IGP è l’unico strumento utile per un reale rilancio e una duratura redditività per l’impresa agricola e per il sistema che ci gira attorno. Noi dobbiamo concretizzare un piano strategico regionale innovativo che veda coinvolti tutti i Radicchi IGP Veneti che sono il fiore all’occhiello della nostra Regione. Prova ne sia che su questa linea si sta muovendo la regione Emilia Romagna che per rilanciare la sua ortofrutta sta elaborando un grande progetto che vede la centralità della Pera Igp”.

Apicoltura. Oltre 390 mila euro di fondi OCM a favore del settore, venerdì 14 agosto apertura del bando nel Bur regione Veneto

Sarà pubblicato domani, venerdì 14 agosto, sul Bur regionale, il bando a favore dell’apicoltura in Veneto che prevede sei misure d’intervento per complessivi 392 mila euro di finanziamento, per promuovere e sostenere il settore in regione e accompagnarlo nella realizzazione di iniziative volte al miglioramento della produzione e della commercializzazione dei relativi prodotti.

Il bando, rivolto principalmente alle associazioni degli apicoltori presenti nel territorio regionale, ma in varie misure, anche agli enti di ricerca o enti pubblici, finanzierà, tramite i fondi relativi alle Organizzazioni Comuni dei Mercati agricoli (OCM), interventi di formazione e aggiornamento per gli apicoltori, seminari e convegni tematici, attività inerenti l’assistenza tecnica mirata anche per fronteggiare gli aggressori e le malattie dell’alveare. Sono previsti finanziamenti per l’acquisto di attrezzature e per lo svolgimento delle analisi qualitative sui prodotti dell’apicoltura, per sostenere il ripopolamento del patrimonio apicolo dell’Unione Europea e la realizzazione di programmi di ricerca applicata al settore che favoriscano un innalzamento della qualità dei prodotti dell’alveare e quindi di una loro maggiore valorizzazione sul mercato. L’importo del contributo varierà da un minimo del 50% fino al 100% della spesa ammessa a finanziamento. Ricordiamo che il Veneto conta circa 75 mila alveari e una produzione di circa 1.500 tonnellate di miele.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Uomo, natura e alimentazione al centro de “Il ricettario della malga” edito dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago. All’interno, dieci ritratti di malghesi e ristoratori dell’Altopiano dei 7 Comuni.

Nuova tappa dell’impegno per la valorizzazione della produzione d’alpeggio del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che pubblica “Il Ricettario della Malga – 10 Ricette di Montagna con i Ristoratori 7 Comuni”. Il volume è un viaggio inedito attraverso l’Altopiano di Asiago, la zona originaria di produzione della denominazione d’origine protetta e il più grande comprensorio malghivo per numero ed estensione di tutta Europa.

Il ricettario nasce dalla volontà di esaltare i tre principali elementi distintivi della produzione di Asiago DOP: l’uomo, la natura e l’alimentazione. Il volume accompagna in un viaggio nell’ambiente delle malghe e nel lavoro dei malghesi da un punto d’osservazione non consueto, dove la scoperta di uno dei formaggi più celebri al mondo passa dall’incontro umano e professionale di casari e ristoratori assaporando ricette, racconti, profumi di montagna. Di malga in malga, di pagina in pagina, gli chef e i malghesi dell’Altopiano diventano gli originali compagni di un’inedita escursione lungo le vie dell’alpeggio e svelano al lettore, con i loro volti complici e sorridenti, quanti tesori sono custoditi in una forma di formaggio Asiago DOP e nel suo utilizzo in cucina.

L’Altopiano dei 7 Comuni è un unicum in Europa: racchiude infatti un centinaio malghe pubbliche, 28 delle quali producono formaggio e, di queste, 11 malghe producono Asiago DOP Prodotto della Montagna, l’essenza più tipica del territorio montano, specialità casearia fatta totalmente al di sopra dei 600 metri, riconosciuta e tutelata dall’Unione Europea fin dal 2006. Questo patrimonio di biodiversità è valorizzato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago con un apposito e restrittivo disciplinare e, in quasi quindici anni di tutela, ha visto la costante crescita del numero di soci produttori, oggi il 41% sul totale, facendo di questa produzione occasione unica di promozione e valorizzazione dell’intero comprensorio.

Un prodotto dalla storia millenaria che guarda al rispetto dell’ambiente e al benessere animale. “Questa pubblicazione – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago – è parte del percorso che vede il Consorzio impegnato a far conoscere ed apprezzare la produzione di montagna partendo proprio da chi, ogni giorno, ne garantisce le sue qualità distintive. Un’occasione per testimoniare come il formaggio Asiago DOP sia non solo un prodotto unico, dalla storia millenaria ma anche un’espressione di valori attualissimi e contemporanei che puntano alla naturalità, al rispetto dell’ambiente e al benessere animale”. Il ricettario è un progetto ideato con il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, a cura di Antonio Busellato, per la parte grafica e visuale, Luca Benetti per la fotografia, Roberto Busellato e con i testi e i contenuti di Margherita Grotto.

Il Veneto approva la legge delle “vie dei pascoli”, che dovrebbe essere adottata da Nord a Sud Italia

La pastora Katy Mastorci

La legge veneta sulla transumanza sarà trasmessa a tutte le regioni perché il testo sia adottato da nord a sud d’Italia: è l’impegno di Donne Impresa Coldiretti che hanno accolto con soddisfazione l’approvazione della normativa regionale in Consiglio del Veneto avvenuta lo scorso 21 luglio durante l’ultima seduta a Palazzo Ferro Fini.

Introducendo le vie dei pascoli e armonizzando i regolamenti di transito degli animali durante gli spostamenti di greggi e mandrie si sostiene un antico mestiere ancora praticato da giovani e soprattutto donne. “E’ il coronamento di un progetto promosso dalle agricoltrici di Coldiretti – spiega Chiara Bortolas vice presidente nazionale – e rappresenta una presa di coscienza anche politica di una realtà strategica per la salvaguardia del patrimonio zootecnico, la conservazione delle razze in via d’estinzione per la produzione di formaggi e tipicità locali altrimenti perdute”.

Apripista. “Il Veneto, escluso originariamente dai territori promotori del riconoscimento da parte dell’Unesco ottenuto lo scorso anno – continua Bortolas – non solo si riscatta ma fa da apripista per una serie di provvedimenti che saranno adottati lungo tutta la Penisola. Con l’aiuto dalla Conferenza dei Consigli regionali e l’appoggio delle imprenditrici agricole Coldiretti di tutta Italia trasferiremo il documento nelle stanze dei bottoni affinché sia esaltato il valore economico, turistico e sociale di un rito che, seppur del passato, è la moderna affermazione del benessere dei capi ovini e bovini che percorrendo tragitti storici sostengono la dieta mediterranea valorizzando i paesaggi vecchi e nuovi con la scoperta di itinerari naturali. Con l’urbanizzazione delle campagne, i vincoli amministrativi, regole rigide, le sanzioni previste, la scarsità di prati, la presenza degli animali selvatici e i grandi carnivori, le ordinanze sanitarie la transumanza rischiava l’oblio, ora invece abbiamo la possibilità di riscrivere la storia mettendo la firma di tutte i pastori, allevatori, malgari italiani”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Radicchio di Chioggia Igp: il «Sì» dell’Europa al nuovo disciplinare

Giuseppe Boscolo Palo, presidente Consorzio tutela Radicchio di Chioggia Igp

A dieci anni dal riconoscimento europeo dell’IGP per il Radicchio di Chioggia, il Consorzio ha ottenuto l’adeguamento del disciplinare di produzione all’evoluzione delle modalità di coltivazione e delle esigenze di mercato. E’ stato infatti pubblicato qualche giorno fa sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il Documento Unico che sancisce l’approvazione da parte della Commissione europea delle modifiche proposte dal Consorzio al disciplinare di produzione.

Piccole ma sostanziali modifiche. «E’ stato un lavoro paziente e meticoloso – spiega il presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Boscolo Palo – che abbiamo svolto di concerto con la Regione Veneto, prima, e con il Ministero delle Politiche agricole, poi. Il disciplinare non è stato stravolto, bensì sono state apportate piccole ma sostanziali modifiche che hanno tenuto conto delle esigenze sia dei produttori che degli operatori commerciali. Gli aspetti produttivi riguardano innanzitutto il peso del cespo, che viene fissato tra i 200 e i 600 grammi per entrambe le tipologie, precoce e tardivo; consentendo di proporre un ottimo prodotto adatto alle diverse destinazioni del mercato. Infatti, il consumatore potrà scegliere le pezzature di peso inferiore se è un single o quelle medio-grandi per la famiglia, così come l’industria del lavorato, soprattutto quella della IV gamma, che richiede un prodotto più grande, più pratico da condizionare e con una migliore resa.»

Continua Boscolo Palo: «C’è poi la densità colturale, che ora viene portata a 10-14 piante per metro quadro nella tipologia precoce e 8-12 piante per metro quadro nella tipologia tardivo. Si tiene così conto dello sviluppo e dell’applicazione di nuove tecniche colturali (uso di serre, tunnel, pacciamature, meccanizzazione del trapianto, ecc.), che comportano la possibilità di modificare i sesti d’impianto della cultura, attuando nelle file coltivate una maggiore variabilità nella densità di piante a metro quadrato, in modo da ottenere pezzature di peso e volume decrescenti all’aumentare del sesto d’impianto a seconda della destinazione commerciale del prodotto. Infine, viene adeguata la resa produttiva alle variazioni di peso del cespo e della densità colturale introdotte in questa nuova versione del disciplinare, fissando la quantità massima per ettaro in 35 tonnellate in campo, dopo una prima toelettatura da parte del produttore per eliminare le foglie esterne di colore verde o rosso non uniforme. Poi, con la seconda sfogliatura di rifinitura, che viene effettuata nella successiva fase di confezionamento assieme alla selezione dei cespi più idonei, la resa rapportata a ettaro si può ridurre anche fino ad un 30% del peso iniziale. Per questo, il quantitativo di Radicchio di Chioggia commerciabile col marchio IGP, dopo il passaggio presso il confezionatore, deve rimanere entro le 28 tonnellate rapportate ad ettaro

Prove sperimentali effettuate dall’Università di Padova. «Va precisato – sottolinea il presidente – che, in ogni caso, le caratteristiche organolettiche di sapidità e croccantezza peculiari del Radicchio di Chioggia restano invariate, quando non addirittura esaltate con l’applicazione delle densità e sesti d’impianto fissati col nuovo disciplinare, e ciò è dimostrato dalle specifiche prove sperimentali effettuate dall’Università di Padova e prodotte a supporto della proposta di modifica. Ci sono poi aspetti che interessano peculiarmente la fase di confezionamento e immissione sul mercato. Tra questi, il nuovo disciplinare esplicita che il periodo di commercializzazione del Radicchio di Chioggia IGP va dal 1 aprile al 31 agosto, per la tipologia “precoce”, e dal 1 settembre al 31 marzo, per la tipologia “tardivo”. In tal modo viene coperto l’intero arco dell’anno, senza sovrapposizioni di prodotto del precedente raccolto con il nuovo, al momento dell’immissione al consumo. E’ un chiaro segnale ed una opportunità per la filiera commerciale che potrà così approvvigionare ininterrottamente gli scaffali della distribuzione, fidelizzando il consumatore. Ma la vera novità introdotta per la fase commerciale è l’inclusione delle lavorazioni di IV gamma tra le operazioni di confezionamento. In termini pratici, questo comporta che anche il Radicchio di Chioggia confezionato in buste, tagliato e lavato pronto al consumo, potrà fregiarsi della denominazione ed essere ben riconoscibile grazie al logo circolare “Radicchio Chioggia Igp” con lo scudo a fondo bianco e bordatura gialla e all’interno il leone rampante di colore rosso; inoltre potrà affiancare anche il marchio comunitario azzurro con scritta circolare gialla “Indicazione Geografica Protetta”. Questa inclusione apre notevoli prospettive di mercato, dato che incrementa il servizio abbinato al prodotto, che può essere offerto a consumatori con capacità di spesa medio-alta, disposti ad attribuire un valore monetario all’elemento “tempo”.

Invito ai produttori di certificarsi. «Il nuovo disciplinare potrà essere applicato già dalle produzioni del prossimo autunno-inverno – conclude il presidente Boscolo -, perciò speriamo che questo possa rinfrancare la fiducia dei nostri produttori di radicchio, soprattutto quelli più professionalmente preparati e legati al territorio, dato che, voglio sottolinearlo con forza, resta ferma e consolidata nel disciplinare l’autoproduzione del seme quale caratteristica peculiare per arrivare a produrre Radicchio di Chioggia Igp. Credo sia l’unico modo distintivo per differenziarsi nel mercato, evidenziando la forte identità territoriale del nostro radicchio. Invito quindi gli orticoltori ad attivarsi per la certificazione della produzione e ad entrare nel Consorzio di tutela, che da 10 anni ormai sostiene la promozione del Radicchio di Chioggia Igp. Quindi, sia ai produttori che agli operatori commerciali dico: “Se non ora, quando?”».

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Radicchio Chioggia Igp

Sostegno regionale alle aziende agricole di Vo’ Euganeo, prima zona rossa del Veneto. In autunno, si valuterà la candidatura dei Colli Euganei a patrimonio dell’Umanità Unesco.

La Regione Veneto farà un bando specifico per sostenere le oltre 160 aziende agricole di Vo’ Euganeo, la prima zona rossa del Veneto che più ha patito le conseguenze della pandemia. Lo ha annunciato l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan nel corso dell’assemblea annuale di Confagricoltura Padova, che si è svolta ieri sera a Villa Sceriman, a Vo’ Euganeo (PD).

Unesco. Pan ha anche aggiunto che in autunno riunirà tutti i sindaci dei Comuni dei Colli Euganei per valutare di avviare la procedura della candidatura a patrimonio dell’umanità dell’Unesco, “un percorso lungo – ha spiegato – ma che potrebbe essere un volano per promuovere il nostro territorio. Ma servono coesione e partecipazione da parte di tutti”.

Luci e ombre. Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, ha tracciato una panoramica sulla recessione in corso e sulla situazione dei comparti agricoli. “Agriturismi e cantine sono stati i due comparti legati al turismo e alla ristorazione di qualità che hanno patito le conseguenze più pesanti del lockdown – ha detto -, ma le difficoltà ci sono state anche per i settori del florovivaismo e della manutenzione del verde e poi per gli allevamenti di suini, delle vacche da latte, degli ovini e dei conigli. In questo momento la situazione per alcuni settori è in ripresa, sia pur lenta, ma per altri si è ancora in attesa che il mercato ritrovi un equilibrio. Siamo però tutti preoccupati per le ricadute della pandemia a livello economico. La caduta del Pil a fine anno probabilmente supererà l’11 per cento e il rapporto tra debito pubblico e Pil è destinato a salire fino al 160 per cento. La cassa integrazione, i contributi e gli ammortizzatori sociali hanno attenuato gli effetti sociali e occupazionali. Ma il rilancio dell’economia deve partire da una strategia per il futuro, con interventi mirati a una crescita stabile e duratura: Confagricoltura propone di ridurre le aliquote Iva e di alleggerire il cuneo fiscale dei lavoratori per far ripartire la domanda di beni e servizi. Dobbiamo inoltre riconquistare una parte di mercato interno, oggi occupato dalle importazioni”.

2019, anno nero della cimice asiatica. “Nel 2019 molte aziende padovane hanno deciso di espiantare i frutteti, altre sono andate in difficoltà economica. Con la pandemia abbiamo visto il crollo dei prezzi, dall’ortofrutta al latte, mentre le produzioni di maggior pregio, come i prosciutti e i formaggi dop, sono andate in crisi a causa della chiusura di bar e ristoranti. Nonostante ciò nessuna delle nostre aziende ha pensato a licenziamenti o chiusure. Chiediamo però una sburocratizzazione e una valorizzazione dei nostri prodotti. E soprattutto che si finisca di demonizzare l’agricoltura e gli allevamenti, dato che da anni investiamo sul benessere animale e sul miglioramento delle strutture”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova

Piccole e medie industrie agricole venete, in attesa dell’approvazione del Consiglio regionale, la Giunta vara nuove misure a sostegno della crisi economica causata dalla pandemia

Finanziamenti a costo zero fino a 50 mila euro per le Pmi agricole del Veneto e modifica del Programma di Sviluppo Rurale per attivare la nuova misura per dare liquidità alle imprese agricole: la Giunta regionale del Veneto ha proposto la modifica del Psr, utilizzando il margine del 2 per cento del Programma concesso da Parlamento e Consiglio Ue e ha introdotto una nuova operatività del Fondo di rotazione per il settore primario presso Veneto Sviluppo per aiutare le imprese agricole più colpite dall’emergenza Covid-19.

L’intervento straordinario sul Fondo di rotazione per il primario prevede finanziamenti da 5 a 50 mila euro a costo zero, di durata da 1 a 5 anni, alle imprese agricole con sede in Veneto che autocertifichino una crisi di liquidità a seguito dell’emergenza Covid. L’intervento sarà possibile fino al 31 dicembre (salvo ulteriori proroghe) e potrà assicurare vera liquidità a costo zero alle imprese: il contributo a fondo perduto della Regione, sino ad un massimo di 2 mila euro, andrà a coprire tutte le spese di istruttoria, di gestione e di garanzia, nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato. La modifica del Psr inserisce una nuova sovvenzione diretta fino a 7.000 euro per azienda agricola per reagire agli effetti dell’epidemia. “Il pacchetto di modifiche – elenca Pan – è più ampio: consente alle imprese agroalimentari di poter beneficiare del Fondo di garanzia (FEIO) sostenuto dal PSR anche per avere maggior liquidità, e non solo quindi per investimenti, ammette la cimice asiatica tra le calamità naturali di tipo biotico sulle quali intervenire, fornisce maggior sostegno a chi mantiene metodi di produzione biologica e assicura più risorse alla formazione e allo sviluppo locale”.

La modifica del Psr rende disponibili per i bandi 23 milioni di euro; la nuova operatività del Fondo di rotazione è sostenuta con 3 milioni di euro del bilancio regionale. Entrambi i provvedimenti passano ora all’esame della terza commissione consiliare: il primo avrà bisogno anche dell’approvazione dell’aula di palazzo Ferro-Fini, perché modifica in modo strategico il Programma di sviluppo rurale.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Avviato iter di riconoscimento Dop e igp veronesi per mela, ciliegia e asparago

ciliegie varietà Kordia

Certificazioni in arrivo per l’ortofrutta veronese. Coldiretti Verona ha predisposto i disciplinari di produzione per la “Mela del Veneto DOP con la sottozona Mela di Verona DOP”, l’“Asparago di Verona IGP”, le “Ciliegie delle Colline Veronesi
IGP con la sottozona Ciliegia della Val d’Alpone”, attraverso gruppi di lavoro con imprenditori agricoli e operatori della filiera commerciale.

Iter di riconoscimento. Per ogni prodotto è stato predisposto il disciplinare di produzione con una scheda economica e il tutto è stato inviato con le necessarie istanze alla Regione Veneto e al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali attraverso l’Associazione Ortofrutta Veneta. L’Associazione è costituita dalla Coldiretti e da suoi organismi interni come Impresa Verde Verona srl, Consorzio Veronatura e Centro Servizi di Sviluppo Agricolo, da altre realtà quali Consorzio Ortofrutticolo di Belfiore, Ivagro (Istituto Valorizzazioni e Produzioni Agroalimentari), e Associazione Cerasicoltori di Montecchia di Crosara. L’iter della procedura di riconoscimento prevede, dopo una serie di verifiche, la trasmissione della domanda da parte del Ministero alla Commissione dell’Unione Europea.

Le Indicazioni geografiche (IG) generano un valore economico significativo. Il Veneto, secondo l’indagine annuale Ismea-Qualivita che analizza i valori economici e produttivi della qualità delle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP IGP STG, è la prima regione italiana a impatto economico per Indicazioni geografiche con un valore generato di 3,9 miliardi grazie a 18 denominazioni di origine protette (DOP), 18 indicazioni geografiche protette (IGP), innumerevoli specialità tradizionali garantite (STG), cui si aggiungono 14 denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG), 28 denominazioni di origine controllata (DOC) e 10 indicazioni geografiche tipiche (IGT). Verona, secondo l’indagine, è la terza provincia italiana (dopo Treviso e Parma) con un impatto economico IG di 1,15 miliardi in crescita (+40 milioni) soprattutto per la
produzione vinicola.

La produzione di mele veronese rappresenta l’80% di quella veneta. “Vogliamo dare maggiore valorizzazione alle nostre colture frutticole e orticole, che derivano dal duro e competente lavoro degli imprenditori agricoli veronesi, per aprire nuovi mercati e dare ai produttori il giusto riconoscimento economico tropo spesso mortificato dalle produzioni a basso prezzo di paesi stranieri”, evidenzia Stefano Faedo, presidente dell’Associazione Ortofrutta Veneta che aggiunge “Prima della presentazione delle domande, sono stati realizzati numerosi incontri nella provincia veronese coinvolgendo produttori,  amministratori comunali e vari attori della filiera. Le azioni future saranno l’organizzazione di tavoli di discussione per coordinare e creare strategia per l’offerta di prodotto”. “Le produzioni scelte per il riconoscimento rappresentano un forte legame tra prodotti e territorio, valorizzandosi in modo reciproco anche a sostegno del turismo – precisa Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona. – Ci auguriamo che l’iter per ottenere il riconoscimento proceda nei migliori dei modi e di ottenere dal Ministero delle Politiche agricole un’autorizzazione transitoria all’inizio del 2021”. In particolare, la mela è uno dei fiori all’occhiello dell’agricoltura locale coltivata da 1520 aziende agricole su 4520 ettari con una produzione di 1.898.400 quintali e un valore alla produzione di 74.986.800 euro. All’interno del territorio veronese vi è la consistente presenza di due varietà: la Granny Smith e la Golden Rugginosa, che hanno chiesto la possibilità di riconoscimento come sottozona, indicata come “Mela di Verona”. La produzione di mele veronese rappresenta l’80% di quella veneta e la rendono la terza provincia italiana dopo Trento e Bolzano. La ciliegia è coltivata da 2280 aziende agricole su 1850 ettari e una produzione lorda vendibile (PLV) di 32.100.000 di euro. L’Asparago veronese è presente in 315 ettari ed è coltivato da 341 aziende agricole con una PLV di 4.761.900 di euro e rappresenta il 24% di quella regionale.

Produzioni Dop veronesi. I disciplinari di produzione forniscono tutta una serie di indicazioni per la coltivazioni dei prodotti Dop e IGP e il loro forte legame con il territorio. Le nuove Indicazioni geografiche veronesi, una volta approvate, vanno ad aggiungersi a quelle attuali già certificate da anni, come per le Dop: Monte Veronese, Marrone di San Zeno di Montagna, Olio del Garda e Olio Veneto Valpolicella (da considerare anche Grana Padano e Provolone Valpadana) e per le Igp: Riso Vialone nano, Radicchio di Verona e Pesca di Verona.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona