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Il Veneto approva la legge delle “vie dei pascoli”, che dovrebbe essere adottata da Nord a Sud Italia

La pastora Katy Mastorci

La legge veneta sulla transumanza sarà trasmessa a tutte le regioni perché il testo sia adottato da nord a sud d’Italia: è l’impegno di Donne Impresa Coldiretti che hanno accolto con soddisfazione l’approvazione della normativa regionale in Consiglio del Veneto avvenuta lo scorso 21 luglio durante l’ultima seduta a Palazzo Ferro Fini.

Introducendo le vie dei pascoli e armonizzando i regolamenti di transito degli animali durante gli spostamenti di greggi e mandrie si sostiene un antico mestiere ancora praticato da giovani e soprattutto donne. “E’ il coronamento di un progetto promosso dalle agricoltrici di Coldiretti – spiega Chiara Bortolas vice presidente nazionale – e rappresenta una presa di coscienza anche politica di una realtà strategica per la salvaguardia del patrimonio zootecnico, la conservazione delle razze in via d’estinzione per la produzione di formaggi e tipicità locali altrimenti perdute”.

Apripista. “Il Veneto, escluso originariamente dai territori promotori del riconoscimento da parte dell’Unesco ottenuto lo scorso anno – continua Bortolas – non solo si riscatta ma fa da apripista per una serie di provvedimenti che saranno adottati lungo tutta la Penisola. Con l’aiuto dalla Conferenza dei Consigli regionali e l’appoggio delle imprenditrici agricole Coldiretti di tutta Italia trasferiremo il documento nelle stanze dei bottoni affinché sia esaltato il valore economico, turistico e sociale di un rito che, seppur del passato, è la moderna affermazione del benessere dei capi ovini e bovini che percorrendo tragitti storici sostengono la dieta mediterranea valorizzando i paesaggi vecchi e nuovi con la scoperta di itinerari naturali. Con l’urbanizzazione delle campagne, i vincoli amministrativi, regole rigide, le sanzioni previste, la scarsità di prati, la presenza degli animali selvatici e i grandi carnivori, le ordinanze sanitarie la transumanza rischiava l’oblio, ora invece abbiamo la possibilità di riscrivere la storia mettendo la firma di tutte i pastori, allevatori, malgari italiani”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Radicchio di Chioggia Igp: il «Sì» dell’Europa al nuovo disciplinare

Giuseppe Boscolo Palo, presidente Consorzio tutela Radicchio di Chioggia Igp

A dieci anni dal riconoscimento europeo dell’IGP per il Radicchio di Chioggia, il Consorzio ha ottenuto l’adeguamento del disciplinare di produzione all’evoluzione delle modalità di coltivazione e delle esigenze di mercato. E’ stato infatti pubblicato qualche giorno fa sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il Documento Unico che sancisce l’approvazione da parte della Commissione europea delle modifiche proposte dal Consorzio al disciplinare di produzione.

Piccole ma sostanziali modifiche. «E’ stato un lavoro paziente e meticoloso – spiega il presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Boscolo Palo – che abbiamo svolto di concerto con la Regione Veneto, prima, e con il Ministero delle Politiche agricole, poi. Il disciplinare non è stato stravolto, bensì sono state apportate piccole ma sostanziali modifiche che hanno tenuto conto delle esigenze sia dei produttori che degli operatori commerciali. Gli aspetti produttivi riguardano innanzitutto il peso del cespo, che viene fissato tra i 200 e i 600 grammi per entrambe le tipologie, precoce e tardivo; consentendo di proporre un ottimo prodotto adatto alle diverse destinazioni del mercato. Infatti, il consumatore potrà scegliere le pezzature di peso inferiore se è un single o quelle medio-grandi per la famiglia, così come l’industria del lavorato, soprattutto quella della IV gamma, che richiede un prodotto più grande, più pratico da condizionare e con una migliore resa.»

Continua Boscolo Palo: «C’è poi la densità colturale, che ora viene portata a 10-14 piante per metro quadro nella tipologia precoce e 8-12 piante per metro quadro nella tipologia tardivo. Si tiene così conto dello sviluppo e dell’applicazione di nuove tecniche colturali (uso di serre, tunnel, pacciamature, meccanizzazione del trapianto, ecc.), che comportano la possibilità di modificare i sesti d’impianto della cultura, attuando nelle file coltivate una maggiore variabilità nella densità di piante a metro quadrato, in modo da ottenere pezzature di peso e volume decrescenti all’aumentare del sesto d’impianto a seconda della destinazione commerciale del prodotto. Infine, viene adeguata la resa produttiva alle variazioni di peso del cespo e della densità colturale introdotte in questa nuova versione del disciplinare, fissando la quantità massima per ettaro in 35 tonnellate in campo, dopo una prima toelettatura da parte del produttore per eliminare le foglie esterne di colore verde o rosso non uniforme. Poi, con la seconda sfogliatura di rifinitura, che viene effettuata nella successiva fase di confezionamento assieme alla selezione dei cespi più idonei, la resa rapportata a ettaro si può ridurre anche fino ad un 30% del peso iniziale. Per questo, il quantitativo di Radicchio di Chioggia commerciabile col marchio IGP, dopo il passaggio presso il confezionatore, deve rimanere entro le 28 tonnellate rapportate ad ettaro

Prove sperimentali effettuate dall’Università di Padova. «Va precisato – sottolinea il presidente – che, in ogni caso, le caratteristiche organolettiche di sapidità e croccantezza peculiari del Radicchio di Chioggia restano invariate, quando non addirittura esaltate con l’applicazione delle densità e sesti d’impianto fissati col nuovo disciplinare, e ciò è dimostrato dalle specifiche prove sperimentali effettuate dall’Università di Padova e prodotte a supporto della proposta di modifica. Ci sono poi aspetti che interessano peculiarmente la fase di confezionamento e immissione sul mercato. Tra questi, il nuovo disciplinare esplicita che il periodo di commercializzazione del Radicchio di Chioggia IGP va dal 1 aprile al 31 agosto, per la tipologia “precoce”, e dal 1 settembre al 31 marzo, per la tipologia “tardivo”. In tal modo viene coperto l’intero arco dell’anno, senza sovrapposizioni di prodotto del precedente raccolto con il nuovo, al momento dell’immissione al consumo. E’ un chiaro segnale ed una opportunità per la filiera commerciale che potrà così approvvigionare ininterrottamente gli scaffali della distribuzione, fidelizzando il consumatore. Ma la vera novità introdotta per la fase commerciale è l’inclusione delle lavorazioni di IV gamma tra le operazioni di confezionamento. In termini pratici, questo comporta che anche il Radicchio di Chioggia confezionato in buste, tagliato e lavato pronto al consumo, potrà fregiarsi della denominazione ed essere ben riconoscibile grazie al logo circolare “Radicchio Chioggia Igp” con lo scudo a fondo bianco e bordatura gialla e all’interno il leone rampante di colore rosso; inoltre potrà affiancare anche il marchio comunitario azzurro con scritta circolare gialla “Indicazione Geografica Protetta”. Questa inclusione apre notevoli prospettive di mercato, dato che incrementa il servizio abbinato al prodotto, che può essere offerto a consumatori con capacità di spesa medio-alta, disposti ad attribuire un valore monetario all’elemento “tempo”.

Invito ai produttori di certificarsi. «Il nuovo disciplinare potrà essere applicato già dalle produzioni del prossimo autunno-inverno – conclude il presidente Boscolo -, perciò speriamo che questo possa rinfrancare la fiducia dei nostri produttori di radicchio, soprattutto quelli più professionalmente preparati e legati al territorio, dato che, voglio sottolinearlo con forza, resta ferma e consolidata nel disciplinare l’autoproduzione del seme quale caratteristica peculiare per arrivare a produrre Radicchio di Chioggia Igp. Credo sia l’unico modo distintivo per differenziarsi nel mercato, evidenziando la forte identità territoriale del nostro radicchio. Invito quindi gli orticoltori ad attivarsi per la certificazione della produzione e ad entrare nel Consorzio di tutela, che da 10 anni ormai sostiene la promozione del Radicchio di Chioggia Igp. Quindi, sia ai produttori che agli operatori commerciali dico: “Se non ora, quando?”».

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Radicchio Chioggia Igp

Sostegno regionale alle aziende agricole di Vo’ Euganeo, prima zona rossa del Veneto. In autunno, si valuterà la candidatura dei Colli Euganei a patrimonio dell’Umanità Unesco.

La Regione Veneto farà un bando specifico per sostenere le oltre 160 aziende agricole di Vo’ Euganeo, la prima zona rossa del Veneto che più ha patito le conseguenze della pandemia. Lo ha annunciato l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan nel corso dell’assemblea annuale di Confagricoltura Padova, che si è svolta ieri sera a Villa Sceriman, a Vo’ Euganeo (PD).

Unesco. Pan ha anche aggiunto che in autunno riunirà tutti i sindaci dei Comuni dei Colli Euganei per valutare di avviare la procedura della candidatura a patrimonio dell’umanità dell’Unesco, “un percorso lungo – ha spiegato – ma che potrebbe essere un volano per promuovere il nostro territorio. Ma servono coesione e partecipazione da parte di tutti”.

Luci e ombre. Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, ha tracciato una panoramica sulla recessione in corso e sulla situazione dei comparti agricoli. “Agriturismi e cantine sono stati i due comparti legati al turismo e alla ristorazione di qualità che hanno patito le conseguenze più pesanti del lockdown – ha detto -, ma le difficoltà ci sono state anche per i settori del florovivaismo e della manutenzione del verde e poi per gli allevamenti di suini, delle vacche da latte, degli ovini e dei conigli. In questo momento la situazione per alcuni settori è in ripresa, sia pur lenta, ma per altri si è ancora in attesa che il mercato ritrovi un equilibrio. Siamo però tutti preoccupati per le ricadute della pandemia a livello economico. La caduta del Pil a fine anno probabilmente supererà l’11 per cento e il rapporto tra debito pubblico e Pil è destinato a salire fino al 160 per cento. La cassa integrazione, i contributi e gli ammortizzatori sociali hanno attenuato gli effetti sociali e occupazionali. Ma il rilancio dell’economia deve partire da una strategia per il futuro, con interventi mirati a una crescita stabile e duratura: Confagricoltura propone di ridurre le aliquote Iva e di alleggerire il cuneo fiscale dei lavoratori per far ripartire la domanda di beni e servizi. Dobbiamo inoltre riconquistare una parte di mercato interno, oggi occupato dalle importazioni”.

2019, anno nero della cimice asiatica. “Nel 2019 molte aziende padovane hanno deciso di espiantare i frutteti, altre sono andate in difficoltà economica. Con la pandemia abbiamo visto il crollo dei prezzi, dall’ortofrutta al latte, mentre le produzioni di maggior pregio, come i prosciutti e i formaggi dop, sono andate in crisi a causa della chiusura di bar e ristoranti. Nonostante ciò nessuna delle nostre aziende ha pensato a licenziamenti o chiusure. Chiediamo però una sburocratizzazione e una valorizzazione dei nostri prodotti. E soprattutto che si finisca di demonizzare l’agricoltura e gli allevamenti, dato che da anni investiamo sul benessere animale e sul miglioramento delle strutture”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova

Piccole e medie industrie agricole venete, in attesa dell’approvazione del Consiglio regionale, la Giunta vara nuove misure a sostegno della crisi economica causata dalla pandemia

Finanziamenti a costo zero fino a 50 mila euro per le Pmi agricole del Veneto e modifica del Programma di Sviluppo Rurale per attivare la nuova misura per dare liquidità alle imprese agricole: la Giunta regionale del Veneto ha proposto la modifica del Psr, utilizzando il margine del 2 per cento del Programma concesso da Parlamento e Consiglio Ue e ha introdotto una nuova operatività del Fondo di rotazione per il settore primario presso Veneto Sviluppo per aiutare le imprese agricole più colpite dall’emergenza Covid-19.

L’intervento straordinario sul Fondo di rotazione per il primario prevede finanziamenti da 5 a 50 mila euro a costo zero, di durata da 1 a 5 anni, alle imprese agricole con sede in Veneto che autocertifichino una crisi di liquidità a seguito dell’emergenza Covid. L’intervento sarà possibile fino al 31 dicembre (salvo ulteriori proroghe) e potrà assicurare vera liquidità a costo zero alle imprese: il contributo a fondo perduto della Regione, sino ad un massimo di 2 mila euro, andrà a coprire tutte le spese di istruttoria, di gestione e di garanzia, nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato. La modifica del Psr inserisce una nuova sovvenzione diretta fino a 7.000 euro per azienda agricola per reagire agli effetti dell’epidemia. “Il pacchetto di modifiche – elenca Pan – è più ampio: consente alle imprese agroalimentari di poter beneficiare del Fondo di garanzia (FEIO) sostenuto dal PSR anche per avere maggior liquidità, e non solo quindi per investimenti, ammette la cimice asiatica tra le calamità naturali di tipo biotico sulle quali intervenire, fornisce maggior sostegno a chi mantiene metodi di produzione biologica e assicura più risorse alla formazione e allo sviluppo locale”.

La modifica del Psr rende disponibili per i bandi 23 milioni di euro; la nuova operatività del Fondo di rotazione è sostenuta con 3 milioni di euro del bilancio regionale. Entrambi i provvedimenti passano ora all’esame della terza commissione consiliare: il primo avrà bisogno anche dell’approvazione dell’aula di palazzo Ferro-Fini, perché modifica in modo strategico il Programma di sviluppo rurale.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Avviato iter di riconoscimento Dop e igp veronesi per mela, ciliegia e asparago

ciliegie varietà Kordia

Certificazioni in arrivo per l’ortofrutta veronese. Coldiretti Verona ha predisposto i disciplinari di produzione per la “Mela del Veneto DOP con la sottozona Mela di Verona DOP”, l’“Asparago di Verona IGP”, le “Ciliegie delle Colline Veronesi
IGP con la sottozona Ciliegia della Val d’Alpone”, attraverso gruppi di lavoro con imprenditori agricoli e operatori della filiera commerciale.

Iter di riconoscimento. Per ogni prodotto è stato predisposto il disciplinare di produzione con una scheda economica e il tutto è stato inviato con le necessarie istanze alla Regione Veneto e al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali attraverso l’Associazione Ortofrutta Veneta. L’Associazione è costituita dalla Coldiretti e da suoi organismi interni come Impresa Verde Verona srl, Consorzio Veronatura e Centro Servizi di Sviluppo Agricolo, da altre realtà quali Consorzio Ortofrutticolo di Belfiore, Ivagro (Istituto Valorizzazioni e Produzioni Agroalimentari), e Associazione Cerasicoltori di Montecchia di Crosara. L’iter della procedura di riconoscimento prevede, dopo una serie di verifiche, la trasmissione della domanda da parte del Ministero alla Commissione dell’Unione Europea.

Le Indicazioni geografiche (IG) generano un valore economico significativo. Il Veneto, secondo l’indagine annuale Ismea-Qualivita che analizza i valori economici e produttivi della qualità delle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP IGP STG, è la prima regione italiana a impatto economico per Indicazioni geografiche con un valore generato di 3,9 miliardi grazie a 18 denominazioni di origine protette (DOP), 18 indicazioni geografiche protette (IGP), innumerevoli specialità tradizionali garantite (STG), cui si aggiungono 14 denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG), 28 denominazioni di origine controllata (DOC) e 10 indicazioni geografiche tipiche (IGT). Verona, secondo l’indagine, è la terza provincia italiana (dopo Treviso e Parma) con un impatto economico IG di 1,15 miliardi in crescita (+40 milioni) soprattutto per la
produzione vinicola.

La produzione di mele veronese rappresenta l’80% di quella veneta. “Vogliamo dare maggiore valorizzazione alle nostre colture frutticole e orticole, che derivano dal duro e competente lavoro degli imprenditori agricoli veronesi, per aprire nuovi mercati e dare ai produttori il giusto riconoscimento economico tropo spesso mortificato dalle produzioni a basso prezzo di paesi stranieri”, evidenzia Stefano Faedo, presidente dell’Associazione Ortofrutta Veneta che aggiunge “Prima della presentazione delle domande, sono stati realizzati numerosi incontri nella provincia veronese coinvolgendo produttori,  amministratori comunali e vari attori della filiera. Le azioni future saranno l’organizzazione di tavoli di discussione per coordinare e creare strategia per l’offerta di prodotto”. “Le produzioni scelte per il riconoscimento rappresentano un forte legame tra prodotti e territorio, valorizzandosi in modo reciproco anche a sostegno del turismo – precisa Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona. – Ci auguriamo che l’iter per ottenere il riconoscimento proceda nei migliori dei modi e di ottenere dal Ministero delle Politiche agricole un’autorizzazione transitoria all’inizio del 2021”. In particolare, la mela è uno dei fiori all’occhiello dell’agricoltura locale coltivata da 1520 aziende agricole su 4520 ettari con una produzione di 1.898.400 quintali e un valore alla produzione di 74.986.800 euro. All’interno del territorio veronese vi è la consistente presenza di due varietà: la Granny Smith e la Golden Rugginosa, che hanno chiesto la possibilità di riconoscimento come sottozona, indicata come “Mela di Verona”. La produzione di mele veronese rappresenta l’80% di quella veneta e la rendono la terza provincia italiana dopo Trento e Bolzano. La ciliegia è coltivata da 2280 aziende agricole su 1850 ettari e una produzione lorda vendibile (PLV) di 32.100.000 di euro. L’Asparago veronese è presente in 315 ettari ed è coltivato da 341 aziende agricole con una PLV di 4.761.900 di euro e rappresenta il 24% di quella regionale.

Produzioni Dop veronesi. I disciplinari di produzione forniscono tutta una serie di indicazioni per la coltivazioni dei prodotti Dop e IGP e il loro forte legame con il territorio. Le nuove Indicazioni geografiche veronesi, una volta approvate, vanno ad aggiungersi a quelle attuali già certificate da anni, come per le Dop: Monte Veronese, Marrone di San Zeno di Montagna, Olio del Garda e Olio Veneto Valpolicella (da considerare anche Grana Padano e Provolone Valpadana) e per le Igp: Riso Vialone nano, Radicchio di Verona e Pesca di Verona.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Riprende nel padovano “Azienda pulita”, servizio pubblico – ripreso in tutta Italia – di raccolta dei rifiuti provenienti dalle aziende agricole

Ha ripreso a fine maggio 2020 “Azienda Pulita”, il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti provenienti dalle aziende agricole. Il calendario, messo a punto con la Provincia, il Consorzio Agrario, la Camera di Commercio di Padova e le organizzazioni agricole, prevede i prossimi appuntamenti il 9 giugno a Conselve Consorzio Agrario, l’11 ad  Abano Terme e il 16 Stanghella.

La novità di questa edizione di “Azienda Pulita”, spiega Coldiretti Padova, è l’ampliamento delle categorie di rifiuti che possono essere smaltiti in tutta sicurezza, ad esempio i materiali che contengono amianto, come le lastre di copertura in eternit, ma anche le batterie e gli accumulatori usati per le recinzioni elettrificate, come i rifiuti plastici impiegati nei silos, nelle mangiatoie e per le trappole sessuali usate in agricoltura biologica.

Gli agricoltori che aderiscono al servizio e devono consegnare i rifiuti devono prenotarsi al numero verde 800 051477. Ovviamente dovranno seguire le norme di distanziamento sociale e di protezione individuale indossando guanti e mascherine.

Un servizio che favorisce la raccolta differenziata in agricoltura, riduce la burocrazia e contiene i costi. “Da vent’anni Padova fa scuola in tutta Italia nella raccolta e gestione dei rifiuti provenienti dalle aziende agricole – ricorda Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – grazie a questo servizio pubblico integrativo che favorisce la raccolta differenziata in agricoltura, riduce la burocrazia e contiene i costi, il tutto a vantaggio dell’ambiente. L’esperienza positiva del “Progetto Azienda Pulita”, avviato nel 2000 con la Provincia di Padova e la Camera di Commercio di Padova, è stata esportata anche nel resto dell’Italia, dove negli ultimi anni sono nate iniziative analoghe che permettono una gestione più efficiente della raccolta differenziata dei rifiuti provenienti dalle attività agricole. Un servizio efficiente, dunque, che funziona e che risolve il problema dei rifiuti in campagna senza gravare le aziende agricole con eccessive spese e incombenze burocratiche. Molto è stato fatto per la gestione dei rifiuti, e molto ancora si farà grazie alla continuità del servizio con il concreto appoggio della Provincia di Padova e della Camera di Commercio”.

A Padova e provincia attualmente aderiscono al servizio circa 8.000 aziende, vale a dire oltre il 75% delle imprese “vitali” del settore primario locale. Dall’inizio del servizio nel 2000 sono stati circa 210 mila i conferimenti di rifiuti pericolosi e non pericolosi nei centri di raccolta o chiedendo la raccolta “porta a porta”. I centri di raccolta sono 37, dislocati in tutta la provincia e organizzati nel corso dell’anno, per lo più nelle agenzie del Consorzio Agrario del Nordest. Ciò ha permesso di raccogliere in vent’anni quasi 7,4 milioni di chilogrammi di rifiuti, in media 310 mila chilogrammi l’anno di rifiuti non pericolosi e 60 mila di pericolosi. Oltre il 90% dei rifiuti raccolti viene regolarmente riciclato.

Fra le tipologie più diffuse di rifiuti non pericolosi i contenitori vuoti di prodotti fitosanitari, debitamente lavati, pneumatici usati, contenitori e sacchi di plastica, cassette in plastica e legno per frutta e verdura, contenitori vari in metallo, ma anche oli e grassi vegetali, reti antigrandine, contenitori e sacchi di carta e cartone, tubi di irrigazione, film per la copertura di serre a altro ancora. Per il 92 per cento si tratta di materie plastiche e per il 6,7 per cento di pneumatici, il resto è carta, metallo, legno. Nella categoria dei rifiuti pericolosi troviamo invece gli oli minerali esausti, i rifiuti veterinari a rischio infettivo, gli accumulatori al piombo, i filtri olio e gasolio usati, contenitori di fitosanitari non lavati, rifiuti agrochimici.

Sono notevolmente semplificati gli oneri burocratici a carico delle imprese, con costi omogenei in tutta la provincia e tariffe che nel corso degli anni hanno subito una riduzione. Le aziende agricole aderenti, anche quelle che gestiscono quantitativi modesti di rifiuti, beneficiano perciò di un significativo risparmio dei costi unitari. L’obiettivo del progetto è quello di mantenere elevata la partecipazione delle aziende agricole e di continuare in un lavoro di informazione e di formazione per supportare l’intensa attività normativa che deriva dallo Stato in termini di salvaguardia ambientale.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

28 maggio 2020, i giovani imprenditori agricoli veneti si incontrano nel loro primo webinar regionale

Si terrà giovedì 28 maggio alle ore 21 il primo webinar organizzato, a livello regionale, tra i giovani imprenditori di Coldiretti. Anche se la tecnologia è diventata una consuetudine nelle vite degli imprenditori agricoli che, tra applicazioni digitali e satellitari per praticare un’agricoltura di precisione e l’impiego dei canali social per il marketing aziendale sono abituati a confrontarsi con l’on line, questo sarà il primo grande evento di coinvolgimento dei soci delle sette province che vedrà protagonisti tutti gli imprenditori under 30 veneti.
Tra gli obiettivi, la voglia di rincontrarsi e confrontarsi dopo tanto tempo, ma soprattutto di preparare al meglio i giovani imprenditori per la ripresa. “Un confronto sulle normative e approfondimenti sulle materie economiche finanziarie – spiega Alex Vantini, delegato regionale – è un’opportunità che offriamo a tutti gli imprenditori impegnati nella conduzione delle proprie aziende agricole. In questo periodo l’abitudine alle interpretazioni legislative, repentine ordinanze, faq urgenti hanno influito sulle modalità di essere responsabili di cantine, fattorie, agriturismi, stalle e tanto altro. È dunque importante trovare formule d’avanguardia di incontro perché le esperienze pratiche diventino insegnamento costruttivo. Alla luce dei nuovi dati del Piano di Sviluppo Rurale che registra nuovi insediamenti in campagna per 425 neo imprenditori pari a 27 milioni di investimento occorre considerare che il Covid-19 non ha stoppato la voglia di fare impresa in agricoltura”.
Interventi. Al webinar interverrà il direttore di Coldiretti Veneto Tino Arosio, modererà i lavori Alex Vantini mentre il seminario interattivo sarà tenuto da Malko Malcotta, responsabile del servizio AgriCorporate Finance e Paolo Bortoletto, capo area fiscale. “Abbiamo sposato subito l’idea di organizzare il webinar perché si sentiva la necessità di ritrovarsi e considerati i limiti dell’emergenza sanitaria avremmo rischiato di dover aspettare ancora mesi – commenta Federica Vidali, delegata provinciale del gruppo giovani -. Per iscriversi al webinar basta contattare la segreteria di Giovani Impresa presso la propria Coldiretti provinciale. Il giorno dell’appuntamento sarà inviato il link al collegamento e anche a una scheda per le domande e per esprimere la propria preferenza sulle proposte di temi futuri”.
Fonte: Servizio stampa Coldiretti Rovigo

Orticole di stagione, emergenza coronavirus alibi per speculazioni e offerte al ribasso, nella Gdo precedenza a prodotti stranieri piuttosto che a quelli del territorio

L’emergenza Coronavirus spinge verso il basso il prezzo all’origine dei prodotti agroalimentari di stagione. Dovrebbe essere il contrario, considerato che in queste settimane di lockdown la spesa alimentare non ha fatto che crescere e anche i prezzi al consumo sono aumentati. Ma per gli agricoltori non è così, anzi, il Coronavirus sta fornendo l’alibi per speculazioni e offerte al ribasso sui principali prodotti di stagione.

Mirko Guglielmi

Una strategia inaccettabile, afferma Coldiretti Padova, a scapito di migliaia di agricoltori che stanno fornendo prodotti freschi e di qualità, deprezzati dalla merce straniera che invade i nostri mercati. Una testimonianza significativa viene da Mirko Guglielmi, imprenditore agricolo di Montagnana (PD) che in questi giorni sta raccogliendo decine di quintali di cipolle fresche, pronte per essere immesse sul mercato. “Fino ad un paio di settimane ci dicevano che nella grande distribuzione c’era una notevole richiesta di cipolle e di patate – racconta l’imprenditore – ora che abbiamo le primizie e un prodotto di ottima qualità ci vengono proposti dei prezzi scandalosi, 25 centesimi al chilo per la cipolla fresca e lavorata, esattamente la metà di quanto ci veniva pagata lo scorso anno. I buyer ci dicono che il prezzo è crollato a causa del Coronavirus e perché i magazzini sono pieni di merce arrivata dall’estero. Come già è accaduto le settimane scorse per gli asparagi prima e in seguito per le fragole, ho l’impressione che il Coronavirus ormai sia diventato una scusa per acquistare a basso costo i prodotti agricoli che poi vengono venduti ad un prezzo nettamente più alto. Noi con 25 centesimi al chilo ci paghiamo appena le spese ma rischiamo anche di restare con molto prodotto invenduto. Anche gli stessi commercianti assicurano che non ci guadagnano nulla e così lungo la filiera”.

Ma allora i 90 centesimi o l’euro al chilo che paga il consumatore a chi vanno? Perché si continuano ad acquistare dall’estero prodotti alimentari presenti in quantità nelle nostre campagne e con una qualità nettamente superiore? Chi ci guadagna oggi nell’usare l’emergenza sanitaria come alibi per speculare sui prezzi? La speculazione sui prezzi, osserva Coldiretti Padova, e l’invasione di prodotti a basso costo e di minore qualità dall’estero è un fenomeno che sta penalizzando il “made in Italy” e gli stessi consumatori. “A farne le spese sono anzitutto i nostri produttori – afferma Massimo Bressan, presidente Coldiretti Padova- che in questi mesi hanno lavorato duro per continuare a garantire prodotti alimentari freschi nonostante le difficoltà delle limitazioni. E’ necessario però garantire la stabilità dei prezzi lungo tutta la filiera per bloccare ogni tentativo di speculazione a danno dei consumatori e degli agricoltori”.

Mesi duri quelli dell’emergenza Covid 19 anche per i produttori di radicchio e di orticole dell’area di Rosolina (RO), che hanno visto bloccare i loro canali di conferimento. Il radicchio pronto per la consegna post invernale è rimasto stivato nei frighi mentre nei campi, pur partendo in ritardo la produzione primaverile a causa della situazione generale, ora è già pronto il nuovo prodotto. Ma nessuno lo chiede e lo consumerà. “All’inizio si trattava solo del radicchio – afferma il presidente di zona Antonio Beltrame -, poi questa situazione anomala dei mercati ha portato sul fondo anche altre colture come ad esempio insalata e cipollotti. Siamo arrivati alla proposta di ricevere dai 5 agli 8 centesimi a chilogrammo: con questa cifra non si ripaga né la produzione, tantomeno la raccolta. Non abbiamo contratti con la grande distribuzione e non potevamo collocarci lì, la nostra commercializzazione è dedicata ai negozi, agli spacci, ai ristoranti, dove vendiamo il fresco. Quindi, con i canali Horeca immobili a causa del lockdown, ma anche con le esportazioni bloccate e i consumi non in linea con il periodo siamo arrivati alla disperazione. Si spera, con la timida ripresa della ristorazione, che la situazione abbia un’inversione di marcia perché la situazione è ormai insostenibile”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova e Rovigo

Fase 2 emergenza nuovo coronavirus, via libera agli agriturismi per l’alloggio

Foto Coldiretti Veneto (Fattoria Danietto)

Il servizio di alloggio ora è possibile anche negli agriturismi. Lo hanno annunciato Coldiretti e Confagricoltura Veneto, dopo il chiarimento riportato da una Faq (domande frequenti) sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri del Governo che recepisce le sollecitazioni degli operatori agrituristici. Anche se per ora, in questa Fase 2, riguarderà come tutte le strutture ricettive solo le persone autorizzate a spostarsi, vale a dire i lavoratori.

Ampi spazi verdi per operare in sicurezza. Leonardo Granata, presidente di Agriturist di Confagricoltura Veneto dichiara: “Ora anche noi possiamo cominciare a riprendere la nostra attività e a cominciare a guardare con più fiducia al futuro, dal momento che disponiamo di ampi spazi all’aperto, che facilitano la possibilità di operare in sicurezza, nel rispetto di tutte le normative relative al distanziamento sociale dettate dall’emergenza coronavirus”.

Anche servizio d’asporto in attesa di riapertura del servizio di ristorazione. “Si tratta di una buona notizia – spiega Diego Scaramuzza presidente regionale e nazionale di Terranostra di Coldiretti Veneto – ora è necessaria la riapertura anche per la ristorazione agrituristica. In attesa di un protocollo da concordare con la Regione del Veneto per procedere alla piena operatività abbinando anche la ristorazione procedono le consegne dei menù a domicilio dei cuochi contadini e il take away in azienda per sostenere il turismo rurale che in questo periodo ha sopportato una crisi senza precedenti”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti e Confagricoltura Veneto

 

Latte, speculazioni sui prezzi denunciate dalle organizzazioni agricole di settore

“A due mesi dall’inizio dell’emergenza Covid alcuni industriali caseari continuano a speculare fortemente sul prezzo del latte, mettendo in grande difficoltà gli allevatori veneti. Sappiano che non staremo zitti e segnaleremo chi non rispetta i contratti, che spesso neppure ci sono, al portale del ministero istituito per contrastare le pratiche sleali”. Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto, denuncia così la speculazione sul prezzo all’origine del latte da parte di alcuni caseifici industriali, che in quasi due mesi è stato abbassato da 40 a 36 centesimi al litro.

Al monito si aggiunge anche Coldiretti Veneto. “A seguito delle denunce rilevate alla casella postale sos.speculatoricoronavirus@coldiretti.it e in base alle elaborazioni dei dati relativi alle fatture dei mesi di marzo e aprile rispetto ai pagamenti di febbraio, prima del coronavirus, gli allevatori veneti hanno perso almeno 7 milioni di euro, a causa della decisione unilaterale di molti caseifici di ridurre il prezzo del latte alla stalla, mettendo in forte difficoltà le imprese agricole già alle prese con aumenti dei costi di produzione. Si tratta di vere e proprie speculazioni messe in atto da industriali e trasformatori che usano come pretesto la chiusura del canale Ho.re.ca ma chiudono gli occhi sugli aumenti del consumo di prodotti lattiero caseari domestici”.

Riduzioni imposte in modo unilaterale. La domanda di prodotto da parte della Gdo e dei negozi di vicinato è notevolmente aumentata, compensando le altre perdite, aggiunge Confagricoltura Veneto. Addirittura, per alcuni prodotti caseari ci sono stati aumenti a doppia cifra in termini percentuali. Nonostante questo, ci sono caseifici industriali e privati che, dalla sera alla mattina, mandano lettere agli allevatori che impongono abbassamenti di prezzo in maniera unilaterale. Addirittura con effetto retroattivo di un mese rispetto al latte già consegnato. Ma ci sono anche situazioni in cui non c’è neppure un contratto e tutto viene comunicato a voce, in barba alle norme che impongono di fare contratti scritti e a scadenza annuale”.

Latte straniero. “Tutto ciò accade mentre su territorio regionale continuano a giungere ogni giorno numerose cisterne di latte straniero – continua Coldiretti –  che va a sostituirsi a quello munto nelle oltre 3mila stalle venete e che finisce negli stabilimenti dei trasformatori che riducono il prezzo agli allevatori, minacciando di non ritirare i quantitativi quotidiani prodotti negli allevamenti. E’ giunto il tempo di scoperchiare la pentola e dire ai consumatori i nomi di chi importa latte cagliate e impoverisce gli allevatori veneti con simili comportamenti, continuando a mettere in commercio prodotti che di veneto non hanno nulla. Agli industriali diciamo che i prezzi di marzo e aprile sono da noi considerati acconti e che, alla ripresa delle attività di domani, siano ripristinati i prezzi contrattualizzati prima della pandemia”.

Aiuti agli indigenti solo per aziende virtuose. “Tra gli industriali c’è chi si vanta di fare dop e “i prodotti più buoni”, ma poi sfrutta chi gli fornisce la materia prima di qualità – rimarca Confagricoltura Veneto -. Spiace constatare che in questi difficili momenti di emergenza, in cui la filiera zootecnica dovrebbe dare maggiori segnali di solidarietà e mettere da parte le naturali frizioni tra chi vende e chi acquista il latte, ci sia chi cerca di approfittare della situazione per innestare una spirale ribassista e speculativa. Confagricoltura Veneto propone anche che i fondi messi a disposizione per l’acquisto di prodotti lattiero caseari per l’aiuto agli indigenti vadano a vantaggio solo delle aziende virtuose, escludendo chi ha speculato sull’emergenza. Curto ringrazia invece il mondo cooperativo veneto “per il sostegno che continua a garantire agli allevatori. “Le maggiori cooperative sono state al nostro fianco anche nella battaglia portata avanti con la Regione Veneto contro l’allungamento della data di scadenza del latte fresco. Battaglia che abbiamo vinto proprio grazie alla coesione della filiera”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura e Coldiretti Veneto