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Siccità, appello Anbi Veneto a Regione: da rivedere modulazione derivazioni irrigue, in crisi idrica si disperde acqua dolce in mare

“È necessario che la Regione del Veneto riveda la modulazione delle derivazioni irrigue per far fronte alle rinnovate esigenze agricole e ai cambiamenti climatici in atto”. Ad affermarlo è Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica e irrigazione.

Cosa succede. “La disponibilità di risorsa idrica che i consorzi  possono prelevare dai fiumi è indicata in decreti di concessione regionali che risalgono a vari decenni fa – spiega – quando la situazione climatica era ben diversa da quella odierna. Tali decreti, nella loro rigidità, non collimano più con le esigenze del mondo agricolo; i parametri devono essere aggiornati per soddisfare le nuove esigenze delle campagne, prevedendo anche forme di flessibilità. È evidente, infatti, che l’aumento dei prelievi va fatto tenendo in considerazione la disponibilità della risorsa. Per esempio – continua Crestani – nel 2017 questa disponibilità non c’era perché oltre alla mancanza di precipitazioni, mancava anche la neve in quota, i fiumi erano in secca e il livello d’acqua nei bacini montani era al di sotto della media. Quest’anno, per lo meno in questo periodo, invece la disponibilità d’acqua c’è, i fiumi infatti sono in morbida grazie allo scioglimento delle nevi in alta quota e i bacini montani sono in media all’80 % della loro capacità d’invaso. Oltre al danno, dunque, la beffa: abbiamo bisogno di acqua nei campi e al contempo stiamo perdendo molta acqua dolce che dai fiumi va direttamente a mare”.

Il caso più esemplare è quello del canale LEB, il principale canale irriguo del Veneto, che deriva acqua dal fiume Adige e la distribuisce in un territorio di oltre 350 mila ettari tre le province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. “Il LEB in questi giorni – spiega il direttore di ANBI Veneto – sta prelevando 21 metri cubi d’acqua al secondo e, a inizio maggio, coerentemente con quanto previsto dal decreto regionale di concessione, potrà aumentare la derivazione fino a 25 metri cubi, ma è sempre troppo poco rispetto alle attuali necessità irrigue dell’agricoltura. In questo inizio di primavera il bisogno d’acqua delle campagne è pari a quello di giugno-luglio, ma d’estate la concessione di derivazione del LEB è di 34 metri cubi al secondo, stiamo dunque prelevando 10 metri cubi in meno rispetto a quanto previsto in un’analoga situazione, pur in un periodo diverso dell’anno. L’acqua nell’Adige c’è, ma non possiamo prelevarne a sufficienza, e la stiamo dunque perdendo in mare.”

L’appello lanciato da Crestani segue la riunione dell’Osservatorio per la crisi idrica istituito presso l’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali tenutasi venerdì 24 aprile nel corso della quale è stato riconosciuto lo scenario di “severità idrica bassa”: insomma possibile continuare a derivare acqua a uso irriguo, mentre è stato chiesto ai gestori idroelettrici dei laghi alpini di invasare tutta l’acqua possibile, mantenendo ovviamente un livello adeguato per far fronte a possibili rovesci. “È comunque da segnalare – spiega Crestani – che né l’amministrazione centrale, né quelle regionali hanno autorità per obbligare i gestori a invasare; i piani di riempimento e utilizzo
dell’acqua nei bacini alpini sono basati unicamente sulle esigenze legate alla produzione di energia idroelettrica”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Emergenza Covid-19, nuova ordinanza regione Veneto, vendita fiori nei negozi e nei mercati, riaprono anche gli orti sociali, take away anche negli agriturismi

“Riaprono gli orti urbani e i fiori si potranno vendere nei mercati agricoli oltre che nei negozi”. Coldiretti Veneto commenta il valore sociale ed economico dell’ordinanza firmata dal presidente Luca Zaia e in vigore già da ieri pomeriggio.

Segnali positivi. “La ripresa di alcune attività – afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – come la coltivazione del terreno ad uso agricolo per autoconsumo e la vendita in esercizi anche commerciali, quali fiorerie, di prodotti florovivaistici come fertilizzanti, semi, piante ornamentali sono segnali positivi per le imprese agricole che si stanno preparando alla ripresa per recuperare le perdite subite a causa dell’emergenza sanitaria. Centinaia di imprenditori florovivaistici potranno finalmente consegnare i prodotti freschi ai garden e a tutti gli altri punti vendita. Abbiamo visto questa settimana, con l’iniziativa di distribuzione di piante e fiori con il Comune di Padova, di fronte al tutto esaurito, quanto fosse sentito il bisogno di portare un po’ di profumo e colore nelle nostre case”.

Con 450 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, aveva registrato una sostanziale tenuta della produzione, il cui valore è di circa 215 milioni di euro con un patrimonio di 1,6 miliardi di piantine. In provincia di Padova, dove il florovivaismo è diffuso nel distretto di Saonara come in diversi centri della Bassa Padovana, le aziende fatturano poco meno di 70 milioni di euro. La produzione di fiori e piante vale in Veneto circa 52 milioni mentre quella vivaistica è a 29 milioni e il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese vale 126 milioni.

Take Away. “Bene l’apertura per il cibo da asporto anche mediante l’acquisto con contratti a distanza ove possibile – aggiunge Diego Scaramuzza, presidente regionale di Terranostra – una opportunità importante per gli agriturismi veneti obbligati alla chiusura per lunghe settimane. Dall’inizio della emergenza sanitaria il sistema agrituristico regionale ha perso 30 milioni di euro. Per evitare dubbi interpretativi abbiamo sollecitato la Regione del Veneto a confermare nel più breve tempo la possibilità del take away anche nelle realtà agrituristiche. Dalla crisi si esce ripartendo con la produzione – conclude Scaramuzza – ovviamente laddove è possibile, in attesa  dei finanziamenti e risarcimenti annunciati, ma che ancora non si sono visti”.​

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Lavori agricoli stagionali, convergenza unanime in Veneto su Incontralavoro agricoltura, in attesa di forme contrattuali temporanee semplificate

Pace fatta tra Confagricoltura, Cia e Agri Veneto e Regione Veneto, rea quest’ultima di aver siglato pochi giorni fa un protocollo con la sola Coldiretti Veneto finalizzato al reperimento di lavoranti agricoli stagionali. Il risultato dell’accordo si chiama “IncontroLavoro Agricoltura”, piattaforma veneta di incrocio tra domanda e offerta di lavoro per reperire manodopera per campi, serre e aziende agricole, accessibile da questo link.

A gestirla sarà l’ente strumentale Veneto Lavoro, attraverso i 39 Centri per l’impiego, che fanno intermediazione tra le offerte di lavoro delle aziende e le candidature dei disoccupati iscritti e dei cassaintegrati, nonché studenti e pensionati. Veneto Lavoro farà la preselezione dei candidati e invierà alle imprese interessate le disponibilità dei singoli, con relativo curriculum (caricato su Cpi online). Gli enti bilaterali accreditati o autorizzati collaboreranno all’incontro tra domanda e offerta, offrendo garanzie sul rispetto delle norme contrattuali e dei requisiti di sicurezza per i lavoratori, la formazione minima necessaria, e sulla disponibilità di servizi di trasporto per raggiungere le sedi di lavoro.

Centinaia le offerte di lavoro. La piattaforma è stata presentata ieri dall’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan, insieme al direttore di Veneto Lavoro Tiziano Barone; hanno partecipato i presidenti regionali di Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Agriveneto, Confcooperative e Legacoop e i rappresentanti dei tre sindacati di categoria Andrea Gambillara (Flai Cgil), Andrea Zanin (Fai Cisl) e Giuseppe Bozzini (Uila Uil). “La registrazione di offerte di lavoro è già iniziata – ha anticipato Barone – L’ente bilaterale veronese Agri Bi ha già segnalato 250 richieste di lavoro da parte delle aziende, e il portale online di Veneto Lavoro ha già raccolto centinaia di domande da parte di aspiranti braccianti agricoli”. “Ringrazio tutte le categorie professionali e le organizzazioni sindacali per la condivisione e il sostegno dato a questa iniziativa-pilota – ha sottolineato l’assessore Pan – che ha potuto prendere forma grazie al protocollo regionale sul lavoro in agricoltura e di contrasto al caporalato siglato il 21 maggio dello scorso anno con le organizzazioni datoriali e le parti sociali, Inps e Anpal”.

Nuove tipologie di contratti. Nei prossimi giorni Pan incontrerà le ministre all’Agricoltura e al Lavoro per “sollecitare strumenti contrattuali facilitati e snelli, che consentano ai lavoratori occasionali di non fare ‘cumulo’ con ammortizzatori sociali o altri redditi di assistenza, e nel contempo evitino alle aziende procedure complesse e onerose, insostenibili in questa fase di crollo dei prezzi di raccolta. Se non sarà possibile ripristinare i voucher semplificati, si definiranno altre forme di contratto occasionale e temporaneo. Ma chiediamo anche ai sindacati di farsi parte dialogante e di cogliere la straordinarietà del momento e la necessità di offrire alle categorie più deboli, in via temporanea, una opportunità di impiego e di integrazione al reddito, nel pieno rispetto della dignità e dei diritti dei lavoratori e delle esigenze operative delle imprese”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Gli agricoltori di Coldiretti rispondono all’appello del Parco Faunistico Valcorba, portando quintali di frutta e verdura. Fieno, invece, per cammelli, pony e lama del circo bloccato a Rovigo.

Da Padova a Pozzonovo il furgone degli agricoltori di Coldiretti ha trasportato i primi 25 quintali di frutta e verdura per sfamare gli animali del Parco Faunistico Valcorba di Stroppare. Il  pronto intervento  prevede una seconda consegna oggi pomeriggio, per continuare ad assicurare il pasto a giraffe, scimpanzé, mandrilli, suricati e altre specie esotiche ospiti dello zoo.

Pronto intervento. A 24 ore dall’appello lanciato dai gestori dell’area protetta, gli operatori agricoli di Coldiretti Padova hanno raccolto asparagi, biete, zucche, pere, mele, arance, limoni e fragole, quest’ultime molto gradite dalla comunità delle scimmie, mentre le giraffe hanno gradito molto l’insalata di Lusia tra l’altro Igp. Da questa località è in partenza una seconda fornitura dello stesso quantitativo oggi pomeriggio. Sempre in provincia di Rovigo, Coldiretti Veneto segnale la solidarietà degli imprenditori agricoli polesani che hanno donato un carico di fieno al Circo Busnelli-Niuman bloccato da due mesi a Borsea con cavalli, pony, cammelli e lama.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Lavori stagionali in agricoltura. L’accordo tra Regione Veneto e Coldiretti per agevolare l’incontro tra domanda e offerta fa insorgere Confagricoltura, Cia e Agri Veneto: “«La Regione Veneto ha perso ruolo super partes, tanto più grave in un momento di crisi come questo”

Appena il tempo per Giuseppe Pan ed Elena Donazzan, rispettivamente assessori regionali all’Agricoltura e al Lavoro, di gioire per la firma in teleconferenza del protocollo che potenzia il raccordo tra il portale online regionale Clic Lavoro Veneto e la banca dati di Coldiretti “Jobincountry” per agevolare il reclutamento di lavoratori stagionali, che le altre associazioni di categoria – Confagricoltura Veneto, Cia Veneto e Agri Veneto – sono insorte esprimendo “stupore e sconcerto per l’accordo firmato dalla regione con la sola Coldiretti”.

L’alzata di scudi. “La Regione ha perso la sua neutralità e il suo ruolo super partes, che dovrebbe essere garantito in ogni momento, ma soprattutto in questa fase di emergenza dovuta al coronavirus”, hanno dichiarato in una nota unitaria Gianmichele Passarini, Lodovico Giustiniani e Doriano Annibale, rispettivamente presidenti regionali di Confagricoltura Veneto, Cia Veneto e Agri Veneto. Continua la nota: “La mancanza di manodopera stagionale in agricoltura è conclamata, sono settimane che lanciamo l’allarme, l’idea di questo patto nel quale coinvolgere Veneto Lavoro è nata proprio in seno al Tavolo Verde al quale hanno partecipato tutte le associazioni; tutte hanno portato il proprio contributo, le proprie idee e messo a disposizione le rispettive strutture. Ma si vede che per la Regione questo non è importante: si firma con una parte sola e poi, con “magnanimità”, si assicura che si estenderà «l’accordo con la banca dati di Veneto Lavoro a tutte le organizzazioni del mondo agricolo». Ci spiace, ma non è un atteggiamento accettabile e corretto, non è una gara ad essere i primi della classe“. Cia, Confagricoltura e Agri del Veneto assicurano che continueranno a lavorare come prima e più di prima per cercare «soluzioni che vadano a vantaggio di tutti, per non creare agricoltori di serie A e di serie B. “Certamente – concludono nella nota – cambieranno i rapporti con la Regione Veneto, la cui scelta di parte non trova nessuna giustificazione se non in un grave errore commesso nella concitazione di questo momento”.

A buttare acqua sul fuoco è l’assessore Elena Donazzan. “Nessuna volontà di non tenere unito il mondo agricolo. Riconosciamo l’importanza di tutte le associazioni del primario, che svolgono un lavoro egregio nella rappresentanza delle loro differenti specificità, e che fin dall’inizio di questa emergenza sanitaria ed economica hanno segnalato opportunamente l’esigenza di un raccordo tra il settore del lavoro e quello dell’agricoltura”. “Gli strumenti previsti – chiarisce Donazzan – sono a disposizione dell’intero comparto. L’agricoltura in questo momento può rappresentare una delle poche occasioni di impiego, in particolare nei lavori stagionali. Lavori che, per quanto occasionali e temporanei, necessitano per sempre di formazione, come ben sottolineato dal collega Pan e da tutte le componenti del Tavolo verde. Il protocollo di oggi non è altro che l’aggiornamento di uno strumento creato da Coldiretti nel 2014, come banca dati delle professioni agricole, a seguito dell’esigenza maturata durante gli anni della crisi 2011-13 e che l’assessorato al lavoro della Regione Veneto ha subito colto e valorizzato, ritenendolo un metodo corretto di lavoro per l’incontro tra domanda e offerta per filiere specifiche. Il portale di Veneto Lavoro è, infatti, generalista e universale – precisa Donazzan – E l’idea di farlo diventare anche una interfaccia di specifici settori, in primis quello agricolo, è una richiesta espressa da tutte le diverse componenti del Tavolo Verde: idea che ho condiviso con il collega Giuseppe Pan e che, grazie anche a questi anni di sperimentazione incrociata con la banca dati nazionale delle professioni agricole gestita da Coldiretti, dimostra di avere tutte le potenzialità per essere da subito una piattaforma di intermediazione e formazione a valenza regionale, in collaborazione con tutte le associazioni di categoria e di sindacato del mondo agricolo”.

L’accordo siglato. Prevede che in Veneto le imprese del primario interessate possono pubblicare nel portale online Clic Lavoro Veneto le loro offerte di lavoro e i candidati possono inserire il loro curriculum. Coldiretti Veneto, da parte sua, ha implementato lo strumento per l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro denominato “Job in Country” afferente alla Confederazione Nazionale Coldiretti. La Regione, inoltre, con il supporto della Direzione Lavoro e di Veneto Lavoro, promuoverà appositi “recruiting day” stagionali presso i Centri per l’Impiego, organizzati sulla base delle specifiche necessità territoriali nei periodi di maggiore richiesta di lavoro agricolo. Durante questi eventi le persone in cerca di lavoro potranno incontrare le imprese del territorio e sarà possibile incrociare i curricula dei candidati con le richieste delle aziende favorendo l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il portale Clic Lavoro Veneto, in collegamento con il portale di Coldiretti “Jobincountry”, offrirà maggiore visibilità ai curricula e alle offerte di lavoro pubblicate sul portale nazionale di categoria. Coldiretti si impegna a promuovere i servizi offerti dai Centri per l’Impiego nei confronti delle aziende del settore agricolo. La Regione, dal canto suo, oltre a condividere la propria banca dati del lavoro con Coldiretti, si impegna a promuovere percorsi formativi regionali che assicurino un’adeguata risposta ai fabbisogni in termini di competenze, soprattutto in riferimento a quelle connesse all’innovazione nel primario.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto, Confagricoltura Veneto, Cia Veneto, Agri Veneto

Aree rurali punto di ripartenza ai tempi di Covid-19, insieme a innovazione, formazione, lotta al cambiamento climatico e ridefinizione degli obiettivi strategici. La riflessione del CdA VeGal.

Alekos Biancolini (da “Veneto Orientale: un racconto presente”)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione condivisa da Domenico Favro (presidente), Giampietro Orlandi (vicepresidente), Loris Pancino, Simone Pivetta e Alberto Teso (CdA) e Giancarlo Pegoraro (direttore) di VeGal.

L’emergenza epidemiologica di questo avvio 2020 è destinata a lasciare un segno importante. Cambieranno gli scenari, il territorio e le nuove priorità.

Certamente la nostra priorità va, oggi, ad affrontare tutti insieme l’emergenza e a limitare il più possibile la diffusione del contagio, con un pensiero emozionato e di rispetto alle vittime di questa prima violenta fase di diffusione e a chi sta lottando e lavorando, pazienti e lavoratori: immediatamente e visto il nostro ruolo, il pensiero e il nostro massimo impegno va allo stesso tempo per prepararci ai nuovi scenari, per i quali proponiamo alcune prime riflessioni.

La nostra area rurale, metropolitana e costiera, che da sempre ha perseguito una via per uno sviluppo integrato – ossia non appoggiato ad un unico comparto economico – si è dimostrata corretta. Dipendere da un unico settore, che possa entrare in crisi, per una qualsiasi causa, è molto rischioso. Ci stiamo dimostrando resilienti, come Veneto orientale, ma più in generale come area rurale. Le aree rurali possono offrire un gancio alle città. Non solo: in questo momento di difficoltà che le aree costiere subiscono per un’economia fortemente centrata sul turismo, l’entroterra può costituire un punto di ripartenza, con le sue risorse multiculturali, ambientali e storiche, anche per andare oltre una stagionalità ristretta che evidentemente si dimostra sempre più rischiosa.

Dobbiamo innanzitutto imboccare, davvero, una via sostenibile. La correlazione tra diffusione del virus, inquinamento e cambiamento climatico è sempre più evidente nella letteratura scientifica. Serve un cambio di passo. Il Green deal (Patto verde) lanciato a dicembre 2019 dalla Commissione europea, ci ha lasciato troppo indifferenti. Si tratta della più grande sfida mondiale al clima: dobbiamo davvero adoperarci al massimo per rendere il nostro continente “carbon neutral” entro il 2050. Anche prima. Dobbiamo contenere il target dei 2°C, se non quello di 1,5°C. Riduzione dei consumi. Elettrificazione. Riduzione dell’inquinamento. Miglioramento degli standard degli edifici. Riduzione della mobilità e telelavoro. Cambio degli stili di vita. Sistemi produttivi meno impattanti. Riduzione dei rifiuti. In sintesi: lotta al cambiamento climatico. Ma una lotta vera, non solo attraverso sottoscrizione di protocolli e impegni generici. Il virus non ci faccia dimenticare le recenti devastazioni: la tempesta Vaia del 2018 e le alluvioni del 2019.

Economia: nonostante il più resiliente approccio integrato ed intersettoriale, è evidente allo stesso tempo che il territorio dovrà accompagnare la transizione dei settori più immediatamente e fortemente colpiti da questo cambiamento. Turismo, commercio e settore culturale innanzitutto. Ma anche alcune categorie all’interno di settori meno colpiti, come l’agroalimentare ad esempio o i servizi. Oltre a tutti gli altri, colpiti comunque da una carenza di liquidità. Questi settori devono immediatamente introdurre innovazione, nuovi modelli e progetti in grado di permettere alle imprese di essere competitive anche nei nuovi scenari. Occorrerà abbandonare vecchi modelli e aiutare ad introdursi in nuovi mercati. Il cambiamento non può più essere graduale, ma va introdotto oggi, diciamo da maggio 2020, fin dall’inizio di una “riapertura” che sarà progressiva.

Occupazione: collegato al tema dell’economia e ai cambiamenti che le imprese dovranno affrontare, sarà fondamentale accompagnare il sistema formativo verso le nuove sfide, per i giovani, ma non solo. Nuove tecnologie, nuovi strumenti e nuove metodologie. Serve un piano formativo. Una sfida comune. Fondamentale per il nostro territorio, anche per i numerosi addetti stagionali.

Si tratta di sfide che richiedono un cambio di passo. VeGAL c’è. Abbiamo accompagnato insieme ai nostri associati il territorio nell’ultimo quarto di secolo, portando circa 100 milioni di euro di finanziamenti comunitari, che stimiamo abbiamo sviluppato almeno un indotto quattro volte superiore, con oltre 600 progetti realizzati o finanziati. Serve una collaborazione rafforzata Comuni-Città metropolitana-Regioni (al plurale: siamo area di confine, tra Veneto, FVG e Slovenia), oltre che con Stato-UE. E’ il nostro ruolo. Per questo nascono i GAL.

Servirà uno sforzo comune per rivolgere l’attenzione di tutti, verso progetti efficaci. È giunto il momento di fare una riflessione, vera, su tutto ciò che stiamo facendo e su tutto ciò che ci accingiamo a fare: è davvero strategico? Contribuirà davvero a migliorare i nostri standard? Certamente alcuni progetti andranno ridiscussi. Le regole in cui ci muoviamo andranno davvero semplificate: servono strumenti straordinari, che non si possono realizzare con procedure ordinarie, che tutti sappiamo essere rallentanti, demotivanti, costose, non sempre necessarie e chiare. Riusciremo davvero e finalmente ad introdurre una semplificazione?

Raccogliamo i pensieri e prepariamoci. Chiediamo a tutti – scienziati, esperti, imprenditori e politici – di mettere a disposizione idee, stimoli e riflessioni. Condividiamole e ri-partiamo.

 

Raccolti stagione primaverile. Impiegare i disoccupati nei campi in accordo con centri per l’impiego, l’ipotesi allo studio in Veneto prende concretezza. Ma sono in arrivo 15 mila stagionali rumeni.

Prende forma il progetto veneto per impiegare nei campi, in via provvisoria e sperimentale, disoccupati e cassaintegrati. Ieri l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan, ha incontrato il direttore di Veneto Lavoro, Tiziano Barone, e le associazioni del mondo agricolo del Tavolo verde regionale, per valutare fattibilità e procedure.

L’obiettivo è consentire alle aziende del primario di utilizzare i servizi di incontro domanda/offerta dei 39 Centri per l’Impiego per incrociare la disponibilità dei lavoratori in cerca di occupazione con le esigenze delle imprese a corto di manodopera stagionale per la raccolta di fragole ed asparagi e per le lavorazioni di primavera. “Veneto Lavoro si è resa disponibile a raccogliere le domande delle imprese in via informatica e ad effettuare una pre-selezione per profili, attitudini e disponibilità tra i disoccupati presenti nel sistema. Saranno poi gli enti bilaterali, le associazioni di categoria o gli enti agricoli abilitati ai servizi per l’impiego e le imprese a svolgere l’intermediazione diretta. Se le verifiche in corso con le rappresentanze sindacali e il Dipartimento regionale di prevenzione per la sicurezza nei luoghi di lavoro daranno un esito positivo potremmo dare avvio a questa forma snella e facilitata di incontro diretto tra domanda e offerta di lavoro già dopo Pasqua, forse a partire dal 14 aprile. Le procedure di urgenza dovranno comunque garantire, a lavoratori e aziende, sicurezza e sorveglianza sanitaria nel pieno rispetto dei protocolli di tutela anti-Covid siglati il 14 marzo scorso, formazione alle mansioni richieste e supporti alla mobilità, per consentire ai lavoratori di raggiungere le aziende di destinazione, ha dichiarato Pan.

Da Bucarest, oltre 15 mila stagionali rumeni nei campi italiani. Nel frattempo, Coldiretti informa che l’ambasciatore romeno in Italia George Bologan dà la disponibilità all’impiego dei suoi connazionali per la raccolta e i lavori nelle aziende agricole italiane. Pur evidenziando le difficoltà del momento e la situazione straordinaria legata all’emergenza coronavirus, ha confermato che “la Romania è accanto all’Italia e la disponibilità a venire incontro c’è” anche perchè “l’agricoltura resta un’opzione per chi cerca lavoro”. Sono circa 75mila lavoratori regolari che ogni anno arrivano dall’estero. La comunità  più numerosa è proprio quella rumena che supera 15 mila unità e fornisce anche la manovalanza specializzata in meccanica e manutenzione.

Proroga permessi di soggiorno fino al 15 giugno. In Italia il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova è intervenuto per prorogare i permessi di soggiorno per lavoro stagionale in scadenza al fine di evitare agli stranieri di dover rientrare nel proprio Paese proprio con l’inizio della stagione di raccolta nelle campagne. Secondo la circolare del Ministero degli Interni – spiega la Coldiretti – la proroga dura fino al 15 giugno e riguarda i permessi di soggiorno in scadenza dal 31 gennaio al 15 aprile ai sensi dell’articolo 103 comma 2 del D.L. 18. Inoltre, il decreto Cura Italia prevede che le attività prestate dai parenti e affini fino al sesto grado non costituiscono rapporto di lavoro nè subordinato nè autonomo, a condizione che la prestazione sia resa a titolo gratuito.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Coldiretti Veneto

Opportunità per le imprese della Bassa Padovana, anche non agricole: oltre 130 mila euro alle attività artigianali, turistiche e di servizio, domande entro il 19 maggio 2020

Anche le imprese della Bassa Padovana che non svolgono attività agricola, rientranti nel territorio del Gal Patavino, possono chiedere contributi tramite il nuovo bando “6.4.2 – Creazione e sviluppo di attività extra-agricole in aree rurali”.

Gli investimenti che possono essere candidati sono di due tipi: interventi su immobili che ospitano l’attività di impresa, oppure attrezzature, dotazioni (sia hardware che software) necessarie per migliorare l’azienda. Nel caso di interventi sugli immobili, il contributo a fondo perduto è il 40% del costo sostenuto, mentre nel caso delle attrezzature la percentuale è del 35%. Una bella opportunità per chi ha investimenti in vista: le spese sono ammissibili dalla data di presentazione della domanda e gli interventi devono essere conclusi entro il 28 Febbraio 2021 per dotazioni e attrezzature, entro 31 Ottobre 2021 per ristrutturazione e ammodernamento degli edifici.

Le imprese che possono richiedere il contributo. Sono solo quelle che presentano un codice ATECO tra quelli elencati nel bando e riferiti all’artigianato, il turismo e il servizio (attenzione, fa riferimento il Codice ATECO primario). C’è tempo fino al 19 maggio 2020 per fare domanda di contributo, e le imprese interessate devono rivolgersi agli Sportelli unici agricoli dell’AVEPA o ad un Centro Autorizzato di Assistenza Agricola (CAA), per accreditarsi e accedere al sistema informatico che raccoglie le richieste di contributo.

Perché un bando per le imprese, in questo momento particolare di crisi eccezionale causata dall’emergenza sanitaria del corona virus? Ci risponde Federico Miotto, presidente del GAL Patavino: “Nonostante l’emergenza, i nostri imprenditori guardano avanti e hanno fiducia, continuando a investire. Avevamo già programmato l’uscita del bando e, sentite anche le Associazioni di Categoria, lo abbiamo rinnovato. Con la passata edizione abbiamo assegnato 77.000 euro di contributi a imprese locali, ora rendiamo di disponibili oltre 130.000 euro. È una bella opportunità, una impresa può ottenere fino a 40.000 euro di contributo per i suoi investimenti”. Tutti i bandi del GAL sono disponibili sul sito web www.galpatavino.it alla sezione bandi pubblici. Gli uffici del GAL, inoltre, sono a disposizione per tutte le informazioni e-mail: servizio.tecnico@galpatavino.it.

Fonte: Servizio stampa Gal Patavino

Via libera regionale alle aziende agrituristiche per la consegna di prodotti agricoli e pasti a domicilio

Le aziende agrituristiche e quelle autorizzate alla vendita diretta dei prodotti coltivati in proprio possono effettuare le consegne a domicilio delle spese e dei pasti preconfezionati. Ad annunciarlo è l’assessore al turismo della Regione del Veneto, Federico Caner, dopo la comunicazione ufficiale alle organizzazioni delle categorie agricole che avevano manifestato la propria disponibilità a effettuare tale attività, che, in considerazione dell’emergenza creata da Covid-19, le consegne sono ammesse.

Servizio e opportunità nel contempo. “È un servizio utile per i cittadini e un’opportunità di lavoro preziosa per molti produttori veneti, nel pieno rispetto delle limitazioni imposte per il contenimento del contagio – precisa l’assessore –. Da una parte le famiglie avranno un’opportunità ulteriore di approvvigionarsi di alimenti e pasti senza muoversi di casa, dall’altra le nostre aziende agricole potranno distribuire i prodotti coltivati che altrimenti finirebbero al macero, evitando uno spreco inconcepibile, ancor più di questi tempi di difficoltà e ristrettezze economiche”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

In attesa che vengano semplificati i voucher agricoli, prorogati permessi di lavoro a stranieri, salva la raccolta di asparagi e fragole

L’annuncio della proroga del permesso di soggiorno per lavoro stagionale, coinvolge un settore che in Veneto conta mediamente circa 70.000 lavoratori. Con questo provvedimento, le imprese potranno quindi continuare ad  impiegare  i lavoratori stranieri, il cui permesso era in scadenza, nella prossima campagna di raccolta di asparagi, insalata e fragole in Veneto.

27 mila lavoratori. Coldiretti rende noto che secondo la circolare del Ministero degli Interni tutti i permessi sono stati posticipati fino al 15 giugno. Si tratta di quelli in scadenza dal 31 gennaio al 15 aprile ai sensi dell’articolo 103 comma 2 del D.L. 18. Una esigenza che – sottolinea la Coldiretti – è stata resa piu’ urgente dal caldo inverno che ha anticipato la maturazione delle primizie proprio nel momento in cui la chiusura della frontiere per l’emergenza sanitaria ha fermato l’arrivo nei campi italiane di lavoratori dall’estero. La comunità di lavoratori più presente a livello regionale è formata da rumeni 14mila, 7mila nordafricani, 4mila indiani, 2mila polacchi. “Unità lavorative necessarie per i campi di ortaggi e frutta e per la cura degli animali in particolar modo”, precisa Coldiretti Veneto.

Rivedere il voucher agricolo. E’ ora necessaria pero’ – ricorda l’associazione – una radicale semplificazione del voucher “agricolo”, che possa consentire da parte di cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta nelle campagne. I voucher erano stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 proprio in agricoltura con la vendemmia per le peculiarità dell’offerta di lavoro nelle campagne. Nel corso degli anni successivi quello dei campi – sottolinea la Coldiretti – è stata l’unico settore rimasto legato all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) e gli accresciuti appesantimenti burocratici che ne hanno limitato l’utilizzo e per questo ora in una situazione di emergenza vanno eliminati. Il momento attuale – conclude la Coldiretti – rende necessaria una radicale semplificazione per favorire la diffusione di uno strumento con importanti effetti sull’economia e il lavoro e che si era dimostrato valido nel favorire l’occupazione e l’emersione del sommerso.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto