28 maggio 2020, i giovani imprenditori agricoli veneti si incontrano nel loro primo webinar regionale

Si terrà giovedì 28 maggio alle ore 21 il primo webinar organizzato, a livello regionale, tra i giovani imprenditori di Coldiretti. Anche se la tecnologia è diventata una consuetudine nelle vite degli imprenditori agricoli che, tra applicazioni digitali e satellitari per praticare un’agricoltura di precisione e l’impiego dei canali social per il marketing aziendale sono abituati a confrontarsi con l’on line, questo sarà il primo grande evento di coinvolgimento dei soci delle sette province che vedrà protagonisti tutti gli imprenditori under 30 veneti.
Tra gli obiettivi, la voglia di rincontrarsi e confrontarsi dopo tanto tempo, ma soprattutto di preparare al meglio i giovani imprenditori per la ripresa. “Un confronto sulle normative e approfondimenti sulle materie economiche finanziarie – spiega Alex Vantini, delegato regionale – è un’opportunità che offriamo a tutti gli imprenditori impegnati nella conduzione delle proprie aziende agricole. In questo periodo l’abitudine alle interpretazioni legislative, repentine ordinanze, faq urgenti hanno influito sulle modalità di essere responsabili di cantine, fattorie, agriturismi, stalle e tanto altro. È dunque importante trovare formule d’avanguardia di incontro perché le esperienze pratiche diventino insegnamento costruttivo. Alla luce dei nuovi dati del Piano di Sviluppo Rurale che registra nuovi insediamenti in campagna per 425 neo imprenditori pari a 27 milioni di investimento occorre considerare che il Covid-19 non ha stoppato la voglia di fare impresa in agricoltura”.
Interventi. Al webinar interverrà il direttore di Coldiretti Veneto Tino Arosio, modererà i lavori Alex Vantini mentre il seminario interattivo sarà tenuto da Malko Malcotta, responsabile del servizio AgriCorporate Finance e Paolo Bortoletto, capo area fiscale. “Abbiamo sposato subito l’idea di organizzare il webinar perché si sentiva la necessità di ritrovarsi e considerati i limiti dell’emergenza sanitaria avremmo rischiato di dover aspettare ancora mesi – commenta Federica Vidali, delegata provinciale del gruppo giovani -. Per iscriversi al webinar basta contattare la segreteria di Giovani Impresa presso la propria Coldiretti provinciale. Il giorno dell’appuntamento sarà inviato il link al collegamento e anche a una scheda per le domande e per esprimere la propria preferenza sulle proposte di temi futuri”.
Fonte: Servizio stampa Coldiretti Rovigo

Orticole di stagione, emergenza coronavirus alibi per speculazioni e offerte al ribasso, nella Gdo precedenza a prodotti stranieri piuttosto che a quelli del territorio

L’emergenza Coronavirus spinge verso il basso il prezzo all’origine dei prodotti agroalimentari di stagione. Dovrebbe essere il contrario, considerato che in queste settimane di lockdown la spesa alimentare non ha fatto che crescere e anche i prezzi al consumo sono aumentati. Ma per gli agricoltori non è così, anzi, il Coronavirus sta fornendo l’alibi per speculazioni e offerte al ribasso sui principali prodotti di stagione.

Mirko Guglielmi

Una strategia inaccettabile, afferma Coldiretti Padova, a scapito di migliaia di agricoltori che stanno fornendo prodotti freschi e di qualità, deprezzati dalla merce straniera che invade i nostri mercati. Una testimonianza significativa viene da Mirko Guglielmi, imprenditore agricolo di Montagnana (PD) che in questi giorni sta raccogliendo decine di quintali di cipolle fresche, pronte per essere immesse sul mercato. “Fino ad un paio di settimane ci dicevano che nella grande distribuzione c’era una notevole richiesta di cipolle e di patate – racconta l’imprenditore – ora che abbiamo le primizie e un prodotto di ottima qualità ci vengono proposti dei prezzi scandalosi, 25 centesimi al chilo per la cipolla fresca e lavorata, esattamente la metà di quanto ci veniva pagata lo scorso anno. I buyer ci dicono che il prezzo è crollato a causa del Coronavirus e perché i magazzini sono pieni di merce arrivata dall’estero. Come già è accaduto le settimane scorse per gli asparagi prima e in seguito per le fragole, ho l’impressione che il Coronavirus ormai sia diventato una scusa per acquistare a basso costo i prodotti agricoli che poi vengono venduti ad un prezzo nettamente più alto. Noi con 25 centesimi al chilo ci paghiamo appena le spese ma rischiamo anche di restare con molto prodotto invenduto. Anche gli stessi commercianti assicurano che non ci guadagnano nulla e così lungo la filiera”.

Ma allora i 90 centesimi o l’euro al chilo che paga il consumatore a chi vanno? Perché si continuano ad acquistare dall’estero prodotti alimentari presenti in quantità nelle nostre campagne e con una qualità nettamente superiore? Chi ci guadagna oggi nell’usare l’emergenza sanitaria come alibi per speculare sui prezzi? La speculazione sui prezzi, osserva Coldiretti Padova, e l’invasione di prodotti a basso costo e di minore qualità dall’estero è un fenomeno che sta penalizzando il “made in Italy” e gli stessi consumatori. “A farne le spese sono anzitutto i nostri produttori – afferma Massimo Bressan, presidente Coldiretti Padova- che in questi mesi hanno lavorato duro per continuare a garantire prodotti alimentari freschi nonostante le difficoltà delle limitazioni. E’ necessario però garantire la stabilità dei prezzi lungo tutta la filiera per bloccare ogni tentativo di speculazione a danno dei consumatori e degli agricoltori”.

Mesi duri quelli dell’emergenza Covid 19 anche per i produttori di radicchio e di orticole dell’area di Rosolina (RO), che hanno visto bloccare i loro canali di conferimento. Il radicchio pronto per la consegna post invernale è rimasto stivato nei frighi mentre nei campi, pur partendo in ritardo la produzione primaverile a causa della situazione generale, ora è già pronto il nuovo prodotto. Ma nessuno lo chiede e lo consumerà. “All’inizio si trattava solo del radicchio – afferma il presidente di zona Antonio Beltrame -, poi questa situazione anomala dei mercati ha portato sul fondo anche altre colture come ad esempio insalata e cipollotti. Siamo arrivati alla proposta di ricevere dai 5 agli 8 centesimi a chilogrammo: con questa cifra non si ripaga né la produzione, tantomeno la raccolta. Non abbiamo contratti con la grande distribuzione e non potevamo collocarci lì, la nostra commercializzazione è dedicata ai negozi, agli spacci, ai ristoranti, dove vendiamo il fresco. Quindi, con i canali Horeca immobili a causa del lockdown, ma anche con le esportazioni bloccate e i consumi non in linea con il periodo siamo arrivati alla disperazione. Si spera, con la timida ripresa della ristorazione, che la situazione abbia un’inversione di marcia perché la situazione è ormai insostenibile”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova e Rovigo

Fase 2 emergenza nuovo coronavirus, via libera agli agriturismi per l’alloggio

Foto Coldiretti Veneto (Fattoria Danietto)

Il servizio di alloggio ora è possibile anche negli agriturismi. Lo hanno annunciato Coldiretti e Confagricoltura Veneto, dopo il chiarimento riportato da una Faq (domande frequenti) sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri del Governo che recepisce le sollecitazioni degli operatori agrituristici. Anche se per ora, in questa Fase 2, riguarderà come tutte le strutture ricettive solo le persone autorizzate a spostarsi, vale a dire i lavoratori.

Ampi spazi verdi per operare in sicurezza. Leonardo Granata, presidente di Agriturist di Confagricoltura Veneto dichiara: “Ora anche noi possiamo cominciare a riprendere la nostra attività e a cominciare a guardare con più fiducia al futuro, dal momento che disponiamo di ampi spazi all’aperto, che facilitano la possibilità di operare in sicurezza, nel rispetto di tutte le normative relative al distanziamento sociale dettate dall’emergenza coronavirus”.

Anche servizio d’asporto in attesa di riapertura del servizio di ristorazione. “Si tratta di una buona notizia – spiega Diego Scaramuzza presidente regionale e nazionale di Terranostra di Coldiretti Veneto – ora è necessaria la riapertura anche per la ristorazione agrituristica. In attesa di un protocollo da concordare con la Regione del Veneto per procedere alla piena operatività abbinando anche la ristorazione procedono le consegne dei menù a domicilio dei cuochi contadini e il take away in azienda per sostenere il turismo rurale che in questo periodo ha sopportato una crisi senza precedenti”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti e Confagricoltura Veneto

 

Latte, speculazioni sui prezzi denunciate dalle organizzazioni agricole di settore

“A due mesi dall’inizio dell’emergenza Covid alcuni industriali caseari continuano a speculare fortemente sul prezzo del latte, mettendo in grande difficoltà gli allevatori veneti. Sappiano che non staremo zitti e segnaleremo chi non rispetta i contratti, che spesso neppure ci sono, al portale del ministero istituito per contrastare le pratiche sleali”. Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto, denuncia così la speculazione sul prezzo all’origine del latte da parte di alcuni caseifici industriali, che in quasi due mesi è stato abbassato da 40 a 36 centesimi al litro.

Al monito si aggiunge anche Coldiretti Veneto. “A seguito delle denunce rilevate alla casella postale sos.speculatoricoronavirus@coldiretti.it e in base alle elaborazioni dei dati relativi alle fatture dei mesi di marzo e aprile rispetto ai pagamenti di febbraio, prima del coronavirus, gli allevatori veneti hanno perso almeno 7 milioni di euro, a causa della decisione unilaterale di molti caseifici di ridurre il prezzo del latte alla stalla, mettendo in forte difficoltà le imprese agricole già alle prese con aumenti dei costi di produzione. Si tratta di vere e proprie speculazioni messe in atto da industriali e trasformatori che usano come pretesto la chiusura del canale Ho.re.ca ma chiudono gli occhi sugli aumenti del consumo di prodotti lattiero caseari domestici”.

Riduzioni imposte in modo unilaterale. La domanda di prodotto da parte della Gdo e dei negozi di vicinato è notevolmente aumentata, compensando le altre perdite, aggiunge Confagricoltura Veneto. Addirittura, per alcuni prodotti caseari ci sono stati aumenti a doppia cifra in termini percentuali. Nonostante questo, ci sono caseifici industriali e privati che, dalla sera alla mattina, mandano lettere agli allevatori che impongono abbassamenti di prezzo in maniera unilaterale. Addirittura con effetto retroattivo di un mese rispetto al latte già consegnato. Ma ci sono anche situazioni in cui non c’è neppure un contratto e tutto viene comunicato a voce, in barba alle norme che impongono di fare contratti scritti e a scadenza annuale”.

Latte straniero. “Tutto ciò accade mentre su territorio regionale continuano a giungere ogni giorno numerose cisterne di latte straniero – continua Coldiretti –  che va a sostituirsi a quello munto nelle oltre 3mila stalle venete e che finisce negli stabilimenti dei trasformatori che riducono il prezzo agli allevatori, minacciando di non ritirare i quantitativi quotidiani prodotti negli allevamenti. E’ giunto il tempo di scoperchiare la pentola e dire ai consumatori i nomi di chi importa latte cagliate e impoverisce gli allevatori veneti con simili comportamenti, continuando a mettere in commercio prodotti che di veneto non hanno nulla. Agli industriali diciamo che i prezzi di marzo e aprile sono da noi considerati acconti e che, alla ripresa delle attività di domani, siano ripristinati i prezzi contrattualizzati prima della pandemia”.

Aiuti agli indigenti solo per aziende virtuose. “Tra gli industriali c’è chi si vanta di fare dop e “i prodotti più buoni”, ma poi sfrutta chi gli fornisce la materia prima di qualità – rimarca Confagricoltura Veneto -. Spiace constatare che in questi difficili momenti di emergenza, in cui la filiera zootecnica dovrebbe dare maggiori segnali di solidarietà e mettere da parte le naturali frizioni tra chi vende e chi acquista il latte, ci sia chi cerca di approfittare della situazione per innestare una spirale ribassista e speculativa. Confagricoltura Veneto propone anche che i fondi messi a disposizione per l’acquisto di prodotti lattiero caseari per l’aiuto agli indigenti vadano a vantaggio solo delle aziende virtuose, escludendo chi ha speculato sull’emergenza. Curto ringrazia invece il mondo cooperativo veneto “per il sostegno che continua a garantire agli allevatori. “Le maggiori cooperative sono state al nostro fianco anche nella battaglia portata avanti con la Regione Veneto contro l’allungamento della data di scadenza del latte fresco. Battaglia che abbiamo vinto proprio grazie alla coesione della filiera”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura e Coldiretti Veneto

Siccità, appello Anbi Veneto a Regione: da rivedere modulazione derivazioni irrigue, in crisi idrica si disperde acqua dolce in mare

“È necessario che la Regione del Veneto riveda la modulazione delle derivazioni irrigue per far fronte alle rinnovate esigenze agricole e ai cambiamenti climatici in atto”. Ad affermarlo è Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica e irrigazione.

Cosa succede. “La disponibilità di risorsa idrica che i consorzi  possono prelevare dai fiumi è indicata in decreti di concessione regionali che risalgono a vari decenni fa – spiega – quando la situazione climatica era ben diversa da quella odierna. Tali decreti, nella loro rigidità, non collimano più con le esigenze del mondo agricolo; i parametri devono essere aggiornati per soddisfare le nuove esigenze delle campagne, prevedendo anche forme di flessibilità. È evidente, infatti, che l’aumento dei prelievi va fatto tenendo in considerazione la disponibilità della risorsa. Per esempio – continua Crestani – nel 2017 questa disponibilità non c’era perché oltre alla mancanza di precipitazioni, mancava anche la neve in quota, i fiumi erano in secca e il livello d’acqua nei bacini montani era al di sotto della media. Quest’anno, per lo meno in questo periodo, invece la disponibilità d’acqua c’è, i fiumi infatti sono in morbida grazie allo scioglimento delle nevi in alta quota e i bacini montani sono in media all’80 % della loro capacità d’invaso. Oltre al danno, dunque, la beffa: abbiamo bisogno di acqua nei campi e al contempo stiamo perdendo molta acqua dolce che dai fiumi va direttamente a mare”.

Il caso più esemplare è quello del canale LEB, il principale canale irriguo del Veneto, che deriva acqua dal fiume Adige e la distribuisce in un territorio di oltre 350 mila ettari tre le province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. “Il LEB in questi giorni – spiega il direttore di ANBI Veneto – sta prelevando 21 metri cubi d’acqua al secondo e, a inizio maggio, coerentemente con quanto previsto dal decreto regionale di concessione, potrà aumentare la derivazione fino a 25 metri cubi, ma è sempre troppo poco rispetto alle attuali necessità irrigue dell’agricoltura. In questo inizio di primavera il bisogno d’acqua delle campagne è pari a quello di giugno-luglio, ma d’estate la concessione di derivazione del LEB è di 34 metri cubi al secondo, stiamo dunque prelevando 10 metri cubi in meno rispetto a quanto previsto in un’analoga situazione, pur in un periodo diverso dell’anno. L’acqua nell’Adige c’è, ma non possiamo prelevarne a sufficienza, e la stiamo dunque perdendo in mare.”

L’appello lanciato da Crestani segue la riunione dell’Osservatorio per la crisi idrica istituito presso l’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali tenutasi venerdì 24 aprile nel corso della quale è stato riconosciuto lo scenario di “severità idrica bassa”: insomma possibile continuare a derivare acqua a uso irriguo, mentre è stato chiesto ai gestori idroelettrici dei laghi alpini di invasare tutta l’acqua possibile, mantenendo ovviamente un livello adeguato per far fronte a possibili rovesci. “È comunque da segnalare – spiega Crestani – che né l’amministrazione centrale, né quelle regionali hanno autorità per obbligare i gestori a invasare; i piani di riempimento e utilizzo
dell’acqua nei bacini alpini sono basati unicamente sulle esigenze legate alla produzione di energia idroelettrica”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Emergenza Covid-19, nuova ordinanza regione Veneto, vendita fiori nei negozi e nei mercati, riaprono anche gli orti sociali, take away anche negli agriturismi

“Riaprono gli orti urbani e i fiori si potranno vendere nei mercati agricoli oltre che nei negozi”. Coldiretti Veneto commenta il valore sociale ed economico dell’ordinanza firmata dal presidente Luca Zaia e in vigore già da ieri pomeriggio.

Segnali positivi. “La ripresa di alcune attività – afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – come la coltivazione del terreno ad uso agricolo per autoconsumo e la vendita in esercizi anche commerciali, quali fiorerie, di prodotti florovivaistici come fertilizzanti, semi, piante ornamentali sono segnali positivi per le imprese agricole che si stanno preparando alla ripresa per recuperare le perdite subite a causa dell’emergenza sanitaria. Centinaia di imprenditori florovivaistici potranno finalmente consegnare i prodotti freschi ai garden e a tutti gli altri punti vendita. Abbiamo visto questa settimana, con l’iniziativa di distribuzione di piante e fiori con il Comune di Padova, di fronte al tutto esaurito, quanto fosse sentito il bisogno di portare un po’ di profumo e colore nelle nostre case”.

Con 450 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, aveva registrato una sostanziale tenuta della produzione, il cui valore è di circa 215 milioni di euro con un patrimonio di 1,6 miliardi di piantine. In provincia di Padova, dove il florovivaismo è diffuso nel distretto di Saonara come in diversi centri della Bassa Padovana, le aziende fatturano poco meno di 70 milioni di euro. La produzione di fiori e piante vale in Veneto circa 52 milioni mentre quella vivaistica è a 29 milioni e il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese vale 126 milioni.

Take Away. “Bene l’apertura per il cibo da asporto anche mediante l’acquisto con contratti a distanza ove possibile – aggiunge Diego Scaramuzza, presidente regionale di Terranostra – una opportunità importante per gli agriturismi veneti obbligati alla chiusura per lunghe settimane. Dall’inizio della emergenza sanitaria il sistema agrituristico regionale ha perso 30 milioni di euro. Per evitare dubbi interpretativi abbiamo sollecitato la Regione del Veneto a confermare nel più breve tempo la possibilità del take away anche nelle realtà agrituristiche. Dalla crisi si esce ripartendo con la produzione – conclude Scaramuzza – ovviamente laddove è possibile, in attesa  dei finanziamenti e risarcimenti annunciati, ma che ancora non si sono visti”.​

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Lavori agricoli stagionali, convergenza unanime in Veneto su Incontralavoro agricoltura, in attesa di forme contrattuali temporanee semplificate

Pace fatta tra Confagricoltura, Cia e Agri Veneto e Regione Veneto, rea quest’ultima di aver siglato pochi giorni fa un protocollo con la sola Coldiretti Veneto finalizzato al reperimento di lavoranti agricoli stagionali. Il risultato dell’accordo si chiama “IncontroLavoro Agricoltura”, piattaforma veneta di incrocio tra domanda e offerta di lavoro per reperire manodopera per campi, serre e aziende agricole, accessibile da questo link.

A gestirla sarà l’ente strumentale Veneto Lavoro, attraverso i 39 Centri per l’impiego, che fanno intermediazione tra le offerte di lavoro delle aziende e le candidature dei disoccupati iscritti e dei cassaintegrati, nonché studenti e pensionati. Veneto Lavoro farà la preselezione dei candidati e invierà alle imprese interessate le disponibilità dei singoli, con relativo curriculum (caricato su Cpi online). Gli enti bilaterali accreditati o autorizzati collaboreranno all’incontro tra domanda e offerta, offrendo garanzie sul rispetto delle norme contrattuali e dei requisiti di sicurezza per i lavoratori, la formazione minima necessaria, e sulla disponibilità di servizi di trasporto per raggiungere le sedi di lavoro.

Centinaia le offerte di lavoro. La piattaforma è stata presentata ieri dall’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan, insieme al direttore di Veneto Lavoro Tiziano Barone; hanno partecipato i presidenti regionali di Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Agriveneto, Confcooperative e Legacoop e i rappresentanti dei tre sindacati di categoria Andrea Gambillara (Flai Cgil), Andrea Zanin (Fai Cisl) e Giuseppe Bozzini (Uila Uil). “La registrazione di offerte di lavoro è già iniziata – ha anticipato Barone – L’ente bilaterale veronese Agri Bi ha già segnalato 250 richieste di lavoro da parte delle aziende, e il portale online di Veneto Lavoro ha già raccolto centinaia di domande da parte di aspiranti braccianti agricoli”. “Ringrazio tutte le categorie professionali e le organizzazioni sindacali per la condivisione e il sostegno dato a questa iniziativa-pilota – ha sottolineato l’assessore Pan – che ha potuto prendere forma grazie al protocollo regionale sul lavoro in agricoltura e di contrasto al caporalato siglato il 21 maggio dello scorso anno con le organizzazioni datoriali e le parti sociali, Inps e Anpal”.

Nuove tipologie di contratti. Nei prossimi giorni Pan incontrerà le ministre all’Agricoltura e al Lavoro per “sollecitare strumenti contrattuali facilitati e snelli, che consentano ai lavoratori occasionali di non fare ‘cumulo’ con ammortizzatori sociali o altri redditi di assistenza, e nel contempo evitino alle aziende procedure complesse e onerose, insostenibili in questa fase di crollo dei prezzi di raccolta. Se non sarà possibile ripristinare i voucher semplificati, si definiranno altre forme di contratto occasionale e temporaneo. Ma chiediamo anche ai sindacati di farsi parte dialogante e di cogliere la straordinarietà del momento e la necessità di offrire alle categorie più deboli, in via temporanea, una opportunità di impiego e di integrazione al reddito, nel pieno rispetto della dignità e dei diritti dei lavoratori e delle esigenze operative delle imprese”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Gli agricoltori di Coldiretti rispondono all’appello del Parco Faunistico Valcorba, portando quintali di frutta e verdura. Fieno, invece, per cammelli, pony e lama del circo bloccato a Rovigo.

Da Padova a Pozzonovo il furgone degli agricoltori di Coldiretti ha trasportato i primi 25 quintali di frutta e verdura per sfamare gli animali del Parco Faunistico Valcorba di Stroppare. Il  pronto intervento  prevede una seconda consegna oggi pomeriggio, per continuare ad assicurare il pasto a giraffe, scimpanzé, mandrilli, suricati e altre specie esotiche ospiti dello zoo.

Pronto intervento. A 24 ore dall’appello lanciato dai gestori dell’area protetta, gli operatori agricoli di Coldiretti Padova hanno raccolto asparagi, biete, zucche, pere, mele, arance, limoni e fragole, quest’ultime molto gradite dalla comunità delle scimmie, mentre le giraffe hanno gradito molto l’insalata di Lusia tra l’altro Igp. Da questa località è in partenza una seconda fornitura dello stesso quantitativo oggi pomeriggio. Sempre in provincia di Rovigo, Coldiretti Veneto segnale la solidarietà degli imprenditori agricoli polesani che hanno donato un carico di fieno al Circo Busnelli-Niuman bloccato da due mesi a Borsea con cavalli, pony, cammelli e lama.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Lavori stagionali in agricoltura. L’accordo tra Regione Veneto e Coldiretti per agevolare l’incontro tra domanda e offerta fa insorgere Confagricoltura, Cia e Agri Veneto: “«La Regione Veneto ha perso ruolo super partes, tanto più grave in un momento di crisi come questo”

Appena il tempo per Giuseppe Pan ed Elena Donazzan, rispettivamente assessori regionali all’Agricoltura e al Lavoro, di gioire per la firma in teleconferenza del protocollo che potenzia il raccordo tra il portale online regionale Clic Lavoro Veneto e la banca dati di Coldiretti “Jobincountry” per agevolare il reclutamento di lavoratori stagionali, che le altre associazioni di categoria – Confagricoltura Veneto, Cia Veneto e Agri Veneto – sono insorte esprimendo “stupore e sconcerto per l’accordo firmato dalla regione con la sola Coldiretti”.

L’alzata di scudi. “La Regione ha perso la sua neutralità e il suo ruolo super partes, che dovrebbe essere garantito in ogni momento, ma soprattutto in questa fase di emergenza dovuta al coronavirus”, hanno dichiarato in una nota unitaria Gianmichele Passarini, Lodovico Giustiniani e Doriano Annibale, rispettivamente presidenti regionali di Confagricoltura Veneto, Cia Veneto e Agri Veneto. Continua la nota: “La mancanza di manodopera stagionale in agricoltura è conclamata, sono settimane che lanciamo l’allarme, l’idea di questo patto nel quale coinvolgere Veneto Lavoro è nata proprio in seno al Tavolo Verde al quale hanno partecipato tutte le associazioni; tutte hanno portato il proprio contributo, le proprie idee e messo a disposizione le rispettive strutture. Ma si vede che per la Regione questo non è importante: si firma con una parte sola e poi, con “magnanimità”, si assicura che si estenderà «l’accordo con la banca dati di Veneto Lavoro a tutte le organizzazioni del mondo agricolo». Ci spiace, ma non è un atteggiamento accettabile e corretto, non è una gara ad essere i primi della classe“. Cia, Confagricoltura e Agri del Veneto assicurano che continueranno a lavorare come prima e più di prima per cercare «soluzioni che vadano a vantaggio di tutti, per non creare agricoltori di serie A e di serie B. “Certamente – concludono nella nota – cambieranno i rapporti con la Regione Veneto, la cui scelta di parte non trova nessuna giustificazione se non in un grave errore commesso nella concitazione di questo momento”.

A buttare acqua sul fuoco è l’assessore Elena Donazzan. “Nessuna volontà di non tenere unito il mondo agricolo. Riconosciamo l’importanza di tutte le associazioni del primario, che svolgono un lavoro egregio nella rappresentanza delle loro differenti specificità, e che fin dall’inizio di questa emergenza sanitaria ed economica hanno segnalato opportunamente l’esigenza di un raccordo tra il settore del lavoro e quello dell’agricoltura”. “Gli strumenti previsti – chiarisce Donazzan – sono a disposizione dell’intero comparto. L’agricoltura in questo momento può rappresentare una delle poche occasioni di impiego, in particolare nei lavori stagionali. Lavori che, per quanto occasionali e temporanei, necessitano per sempre di formazione, come ben sottolineato dal collega Pan e da tutte le componenti del Tavolo verde. Il protocollo di oggi non è altro che l’aggiornamento di uno strumento creato da Coldiretti nel 2014, come banca dati delle professioni agricole, a seguito dell’esigenza maturata durante gli anni della crisi 2011-13 e che l’assessorato al lavoro della Regione Veneto ha subito colto e valorizzato, ritenendolo un metodo corretto di lavoro per l’incontro tra domanda e offerta per filiere specifiche. Il portale di Veneto Lavoro è, infatti, generalista e universale – precisa Donazzan – E l’idea di farlo diventare anche una interfaccia di specifici settori, in primis quello agricolo, è una richiesta espressa da tutte le diverse componenti del Tavolo Verde: idea che ho condiviso con il collega Giuseppe Pan e che, grazie anche a questi anni di sperimentazione incrociata con la banca dati nazionale delle professioni agricole gestita da Coldiretti, dimostra di avere tutte le potenzialità per essere da subito una piattaforma di intermediazione e formazione a valenza regionale, in collaborazione con tutte le associazioni di categoria e di sindacato del mondo agricolo”.

L’accordo siglato. Prevede che in Veneto le imprese del primario interessate possono pubblicare nel portale online Clic Lavoro Veneto le loro offerte di lavoro e i candidati possono inserire il loro curriculum. Coldiretti Veneto, da parte sua, ha implementato lo strumento per l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro denominato “Job in Country” afferente alla Confederazione Nazionale Coldiretti. La Regione, inoltre, con il supporto della Direzione Lavoro e di Veneto Lavoro, promuoverà appositi “recruiting day” stagionali presso i Centri per l’Impiego, organizzati sulla base delle specifiche necessità territoriali nei periodi di maggiore richiesta di lavoro agricolo. Durante questi eventi le persone in cerca di lavoro potranno incontrare le imprese del territorio e sarà possibile incrociare i curricula dei candidati con le richieste delle aziende favorendo l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il portale Clic Lavoro Veneto, in collegamento con il portale di Coldiretti “Jobincountry”, offrirà maggiore visibilità ai curricula e alle offerte di lavoro pubblicate sul portale nazionale di categoria. Coldiretti si impegna a promuovere i servizi offerti dai Centri per l’Impiego nei confronti delle aziende del settore agricolo. La Regione, dal canto suo, oltre a condividere la propria banca dati del lavoro con Coldiretti, si impegna a promuovere percorsi formativi regionali che assicurino un’adeguata risposta ai fabbisogni in termini di competenze, soprattutto in riferimento a quelle connesse all’innovazione nel primario.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto, Confagricoltura Veneto, Cia Veneto, Agri Veneto

Aree rurali punto di ripartenza ai tempi di Covid-19, insieme a innovazione, formazione, lotta al cambiamento climatico e ridefinizione degli obiettivi strategici. La riflessione del CdA VeGal.

Alekos Biancolini (da “Veneto Orientale: un racconto presente”)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione condivisa da Domenico Favro (presidente), Giampietro Orlandi (vicepresidente), Loris Pancino, Simone Pivetta e Alberto Teso (CdA) e Giancarlo Pegoraro (direttore) di VeGal.

L’emergenza epidemiologica di questo avvio 2020 è destinata a lasciare un segno importante. Cambieranno gli scenari, il territorio e le nuove priorità.

Certamente la nostra priorità va, oggi, ad affrontare tutti insieme l’emergenza e a limitare il più possibile la diffusione del contagio, con un pensiero emozionato e di rispetto alle vittime di questa prima violenta fase di diffusione e a chi sta lottando e lavorando, pazienti e lavoratori: immediatamente e visto il nostro ruolo, il pensiero e il nostro massimo impegno va allo stesso tempo per prepararci ai nuovi scenari, per i quali proponiamo alcune prime riflessioni.

La nostra area rurale, metropolitana e costiera, che da sempre ha perseguito una via per uno sviluppo integrato – ossia non appoggiato ad un unico comparto economico – si è dimostrata corretta. Dipendere da un unico settore, che possa entrare in crisi, per una qualsiasi causa, è molto rischioso. Ci stiamo dimostrando resilienti, come Veneto orientale, ma più in generale come area rurale. Le aree rurali possono offrire un gancio alle città. Non solo: in questo momento di difficoltà che le aree costiere subiscono per un’economia fortemente centrata sul turismo, l’entroterra può costituire un punto di ripartenza, con le sue risorse multiculturali, ambientali e storiche, anche per andare oltre una stagionalità ristretta che evidentemente si dimostra sempre più rischiosa.

Dobbiamo innanzitutto imboccare, davvero, una via sostenibile. La correlazione tra diffusione del virus, inquinamento e cambiamento climatico è sempre più evidente nella letteratura scientifica. Serve un cambio di passo. Il Green deal (Patto verde) lanciato a dicembre 2019 dalla Commissione europea, ci ha lasciato troppo indifferenti. Si tratta della più grande sfida mondiale al clima: dobbiamo davvero adoperarci al massimo per rendere il nostro continente “carbon neutral” entro il 2050. Anche prima. Dobbiamo contenere il target dei 2°C, se non quello di 1,5°C. Riduzione dei consumi. Elettrificazione. Riduzione dell’inquinamento. Miglioramento degli standard degli edifici. Riduzione della mobilità e telelavoro. Cambio degli stili di vita. Sistemi produttivi meno impattanti. Riduzione dei rifiuti. In sintesi: lotta al cambiamento climatico. Ma una lotta vera, non solo attraverso sottoscrizione di protocolli e impegni generici. Il virus non ci faccia dimenticare le recenti devastazioni: la tempesta Vaia del 2018 e le alluvioni del 2019.

Economia: nonostante il più resiliente approccio integrato ed intersettoriale, è evidente allo stesso tempo che il territorio dovrà accompagnare la transizione dei settori più immediatamente e fortemente colpiti da questo cambiamento. Turismo, commercio e settore culturale innanzitutto. Ma anche alcune categorie all’interno di settori meno colpiti, come l’agroalimentare ad esempio o i servizi. Oltre a tutti gli altri, colpiti comunque da una carenza di liquidità. Questi settori devono immediatamente introdurre innovazione, nuovi modelli e progetti in grado di permettere alle imprese di essere competitive anche nei nuovi scenari. Occorrerà abbandonare vecchi modelli e aiutare ad introdursi in nuovi mercati. Il cambiamento non può più essere graduale, ma va introdotto oggi, diciamo da maggio 2020, fin dall’inizio di una “riapertura” che sarà progressiva.

Occupazione: collegato al tema dell’economia e ai cambiamenti che le imprese dovranno affrontare, sarà fondamentale accompagnare il sistema formativo verso le nuove sfide, per i giovani, ma non solo. Nuove tecnologie, nuovi strumenti e nuove metodologie. Serve un piano formativo. Una sfida comune. Fondamentale per il nostro territorio, anche per i numerosi addetti stagionali.

Si tratta di sfide che richiedono un cambio di passo. VeGAL c’è. Abbiamo accompagnato insieme ai nostri associati il territorio nell’ultimo quarto di secolo, portando circa 100 milioni di euro di finanziamenti comunitari, che stimiamo abbiamo sviluppato almeno un indotto quattro volte superiore, con oltre 600 progetti realizzati o finanziati. Serve una collaborazione rafforzata Comuni-Città metropolitana-Regioni (al plurale: siamo area di confine, tra Veneto, FVG e Slovenia), oltre che con Stato-UE. E’ il nostro ruolo. Per questo nascono i GAL.

Servirà uno sforzo comune per rivolgere l’attenzione di tutti, verso progetti efficaci. È giunto il momento di fare una riflessione, vera, su tutto ciò che stiamo facendo e su tutto ciò che ci accingiamo a fare: è davvero strategico? Contribuirà davvero a migliorare i nostri standard? Certamente alcuni progetti andranno ridiscussi. Le regole in cui ci muoviamo andranno davvero semplificate: servono strumenti straordinari, che non si possono realizzare con procedure ordinarie, che tutti sappiamo essere rallentanti, demotivanti, costose, non sempre necessarie e chiare. Riusciremo davvero e finalmente ad introdurre una semplificazione?

Raccogliamo i pensieri e prepariamoci. Chiediamo a tutti – scienziati, esperti, imprenditori e politici – di mettere a disposizione idee, stimoli e riflessioni. Condividiamole e ri-partiamo.