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Canapa ad uso industriale, regione Veneto ne incentiva la coltivazione finanziando corsi di formazione

La canapa potrebbe diventare una delle colture del futuro in Veneto. Non la canapa a scopo terapeutico, ma quella industriale, utilizzata nel tessile, nel settore cartario e nel packaging, nei cosmetici, in edilizia e nella produzione di biomateriali e biocarburanti. Così pensa l’assessorato regionale all’Agricoltura che ha messo a bando 30 mila euro, attraverso Avepa, per sostenere e incentivare progetti di divulgazione e formazione rivolti a tecnici e operatori agricoli e agroalimentari.

Mettere in moto processi di filiera. “L’obiettivo – spiega l’assessore Giuseppe Pan – è far conoscere la coltura e i suoi derivati e mettere in moto processi di filiera, perché si ritorni a coltivare, produrre e utilizzare la canapa sia come materia prima di nuovi processi produttivi e nuovi prodotti sia per le sue proprietà ambientali. Con questo primo bando avviamo un percorso di sensibilizzazione e di formazione, al quale dedicheremo ulteriori e più cospicui finanziamenti”.

Fino agli anni ’40 in Italia la coltura della canapa era molto sviluppata e arrivava a coprire oltre 80 mila ettari. Oggi la superficie coltivata non arriva ad un migliaio di ettari, di cui 405 ettari in Veneto. Negli ultimi anni si sta assistendo ad una ripresa di interesse verso questa coltivazione, per la versatilità di utilizzo e per i vantaggi che può arrecare all’agricoltore. “La canapa è una coltura di presidio ambientale – fa notare Pan – è competitiva rispetto alle piante infestanti, consente di evitare trattamenti chimici, non necessita di irrigazione, bonifica i terreni e contrasta il dissesto idrogeologico. E’ quindi una coltura pienamente sostenibile, che aiuta l’imprenditore a diversificare il rischio, e che va promossa in una logica di filiera, all’interno dello sviluppo del sistema agroindustriale regionale e delle biotecnologie”.

Il bando regionale si rivolge agli organismi di formazione del comparto agricolo, delle organizzazioni dei produttori e agli enti di ricerca del settore primario perché elaborino progetti di formazione utili a diffondere una maggior conoscenza dei benefici e delle potenzialità della canapa industriale.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Giuseppe Boscolo Palo riconfermato presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp

da sx Giuseppe Boscolo Palo dona all’Ambasciatore italiano a Helsinki Gabriele Altana il tipico “Bragozzo” chioggiotto in occasione della serata di gala con protagonista il radicchio di Chioggia IGP, organizzata nella residenza dell’Ambasciata d’Italia a Helsinki nell’ambito della Terza Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, 22 novembre 2018

Giuseppe Boscolo Palo è stato confermato per la terza volta presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio IGP di Chioggia.

Nel triennio 2019-2021 sarà affiancato anche da un giovane vicepresidente: Mattia Perini, eletto in rappresentanza della Organizzazione Produttori OpoVeneto nel CdA, nel quale l’assemblea consortile ha confermato anche i produttori Vittorio Agostini, Emanuele Baldin, Michele Boscolo Nale, Roberto Boscolo Bacchetto e Claudio Ferro, presidente della Cooperativa CAPO di Conche e Roberto Pavan dell’azienda di confezionamento PEF Srl. «Credo che questo gruppo dirigente sia stato riconfermato – spiega Giuseppe Boscolo – in quanto costituito da persone e organizzazioni fortemente motivate e decise ad agire per l’affermazione sul mercato nazionale ed internazionale del Radicchio di Chioggia Igp. Proseguiremo assieme, caparbiamente, nella sua valorizzazione e diffusione con azioni ancora più stringenti per mantenere viva nei produttori e nell’intero comparto la fiducia nell’investire in questo prodotto espressione del nostro territorio, confidando nel valore aggiunto, in termini di tracciabilità e qualità, espresso nell’area a Indicazione Geografica Protetta. Sarà un lavoro impegnativo, specie in questi tempi difficili per il comparto ortofrutticolo e per l’economia in generale, e soprattutto dovrà riuscire là dove finora l’azione intrapresa dal Consorzio non si è tradotta in una piena affermazione, ossia nell’aumento delle produzioni certificate e in una ancor più marcata identificazione del Radicchio di Chioggia attraverso la sua storia, le sue peculiarità e le caratteristiche che lo rendono unico e irriproducibile».

Tutela e vigilanza. «Le azioni sviluppate in questi anni trascorsi – prosegue il riconfermato presidente – ci hanno fatto conseguire visibilità anche oltre i confini nazionali. Inoltre, il ruolo fondamentale del Consorzio è stato confermato anche dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che proprio nelle scorse settimane (vedi Gazzetta Ufficiale n. 256 del 31/10/2019) ci ha rinnovato anche per il prossimo triennio l’incarico a svolgere le funzioni di tutela del prodotto e vigilanza in collaborazione con l’Ispettorato Centrale di tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari».

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela radicchio di Chioggia Igp

Oggi, venerdì 8 novembre, alle 17 all’Ortomercato di Brondolo (VE) si parla della creazione di itinerari turistici nell’area di produzione del radicchio di Chioggia Igp

Alle 17 di oggi, venerdì 8 novembre, nella sala convegni dell’Ortomercato di Chioggia, in località Brondolo, avrà luogo il workshop “Gli itinerari del radicchio di Chioggia Igp, il prodotto promuove il territorio, prospettive per arricchire e diversificare l’offerta turistica locale”, organizzato dal Consorzio di tutela radicchio di Chioggia Igp.

Il fattore enogastronomico è sempre più importante nel determinare le scelte turistiche: motiva un viaggiatore su due (48%) a venire in Italia (Ispos-Enit 2017) ed è prioritario anche per i turisti italiani, visto che quasi due su tre (63%) ritengono importante la presenza di un’offerta legata al cibo per scegliere i propri viaggi (I° rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2018 Università di Bergamo). L’enogastronomia accresce, dunque, il ruolo che i prodotti a marchio hanno nel loro territorio di appartenenza e aumenta anche l’impegno dei Consorzi nel portare avanti progettualità che vanno dall’educazione alimentare alla valorizzazione delle vere eccellenze del mondo rurale. Un processo che trova nel legame tra “beni culturali” e prodotti Dop/Igp un connubio strategico per lo sviluppo di interi territori attraverso il “turismo lento”. Per questo il focus del workshop sarà sulla creazione di itinerari turistici all’interno dell’area di produzione del radicchio di Chioggia Igp, come elementi per accrescere l’informazione legata alla produzione e alla trasformazione del radicchio e come proposta per integrare l’offerta turistica della laguna Sud e del Delta del Po veneto.

Relatori. Al workshop sono previsti gli interventi di: Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio di tutela del radicchio di Chioggia Igp, Luca Mari, marketing e project manager Cso Italy, Elena Viani, ricercatrice dell’Università di Bergamo, relatrice del I° rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2018, Albergo Negro, commissario straordinario di Veneto Agricoltura, Mauro Gambin, direttore del magazine Con i piedi per terra, Isabella Penzo, assessore al Turismo del comune di Chioggia, Daniele Grossato, vice sindaco e assessore al Turismo del comune di Rosolina, Massimiliano Boscolo Marchi, azienda De Bei, conclusioni di Gianluca Forcolin, vice presidente della Regione Veneto. Modera Claudia Vigato. Per ulteriori informazioni e accrediti cell. 373.517581 email: redazione@speakoutmedia.it

Fonte: Speakoutmedia

 

 

Regione Veneto, danni agricoltura cimice asiatica, risarcimenti a chi ha perso più del 30 per cento della produzione vendibile

Prende forma l’azione di risarcimento disposta dalla Regione Veneto nei confronti dei frutticoltori la cui colture sono state gravemente danneggiate dalla cimice asiatica. La Giunta regionale del Veneto ha stabilito le modalità di calcolo e assegnazione del fondo di emergenza di 3 milioni e 48 mila euro stanziato nel bilancio 2019.

Risarciti danni superiori al 30 per cento della produzione. “I danni denunciati dagli agricoltori veneti – premette l’assessore all’agricoltura Pan – sono stimati tra gli 80 e i 100 milioni di euro per l’intero comparto frutticolo. Siamo in presenza di una vera e propria calamità, diffusa in tutta la pianura veneta, che richiede un piano organico di contenimento e prevenzione, a valenza nazionale, dotato di adeguate risorse, mezzi e finanze. In attesa che il ministero competente e il governo adotti un intervento incisivo di contrasto e di indennizzo, la regione Veneto, per parte propria, ha messo in campo un primo aiuto emergenziale per soccorrere i frutticoltori che hanno subito, a causa della cimice marmorata, danni superiori al 30 per cento della produzione lorda vendibile ordinaria dell’azienda. I risarcimenti saranno ripartiti in misura proporzionale tra tutti gli eventi diritti, sino ad un massimo dell’80 per cento del danno subito”.

Per le domande di risarcimento bisogna attendere i dati delle colture ancora in atto. La definizione del valore del parametro risarcitorio per le singole colture (melo, pero, pesco, actinidia, noce da frutto e altri fruttiferi) sarà individuata con prossimo decreto del direttore della Direzione regionale agroalimentare in collaborazione con il servizio fitosanitario regionale e con Avepa, sentite le organizzazioni dei produttori agricoli e le organizzazioni professionali agricole che aderiscono al tavolo verde. Con il medesimo provvedimento, per la cui emanazione sarà necessario attendere i dati delle colture ancora in atto, verranno aperti i termini per la presentazione delle domande al fine della quantificazione del contributo regionale.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto

Radicchio di Treviso Igp, tra “Gastomania”, “Mark”, “Globalgap”, “Sqnpi”, “Certificazione residuo zero”, cambiamenti climatici e insetti alieni, s’interroga sul proprio futuro

In attesa dei grandi freddi che porteranno a maturazione la varietà tardiva, il Consorzio del Radicchio Rosso di Treviso Igp e Radicchio Variegato di Castelfranco Igp guarda al futuro delle varietà che da 23 anni tutela, e lo fa attraverso un convegno dal titolo “Il radicchio si interroga sul suo futuro”, svoltosi nei giorni scorsi. Un’iniziativa che è parte di un percorso iniziato dal Consorzio 5 anni fa con l’obiettivo di formare e informare soci produttori, associazioni di categoria e amministratori su quelle che possono essere le potenzialità di sviluppo e i traguardi raggiungibili attraverso la valorizzazione e la promozione delle 3 varietà protette. Un prodotto che registra un trend in continua crescita dal 2015, ma che necessita di pianificare il prossimo futuro per mettersi in gioco anche in ottica globale e non solo territoriale.

Da elevare il concetto di “marchio”. A fornire il proprio contributo quattro relatori, ognuno dei quali ha espresso il proprio punto di vista su quelle che possono essere le prospettive di breve e medio periodo delle pregiate cicorie. Ad aprire le riflessioni Roberto della Casa, docente, fondatore e coordinatore di Italiafruit News, che ha indagato le dinamiche del mercato ortofrutticolo nella distribuzione moderna rispetto a diversi tipo di consumatori “Il radicchio ha tutte le carte in regola per fare da traino per questo territorio – spiega Dalla Casa – Il cliente cerca un prodotto buono, garantito, sostenibile, tracciabile, biologico ma premia anche il suggerimento e l’abbinamento consigliato. Nella distribuzione moderna dovrebbe esserci più spazio dedicato ad un prodotto come il Radicchio Rosso di Treviso IGP per far comprendere cosa c’è dietro. Va considerato che tra Treviso e Bologna l’impatto del ‘fiore che si mangia’ è diverso, pertanto o il consumatore conosce quello che sta acquistando o probabilmente non lo acquista, soprattutto se ha un costo superiore ai prodotti similie conclude – bisogna elevare il concetto di ‘mark’, dobbiamo far parlare il prodotto prima, in modo immediato, ha bisogno di un marketing che spieghi cos’è come si produce, ricette, abbinamenti, e aiuti a leggere un prodotto locale in ottica globale.”

E’ vera e propria “Gastomania”. A rafforzare il punto di vista anche l’intervento di Roberta Garibaldi, docente e componente di presidenza della Società Italiana Scienze del Turismo, che ha sottolineato come grazie all’attenzione mediatica sviluppata nei confronti dei prodotti agroalimentari ci troviamo davanti ad una vera e propria “Gastomania”. “Oggi la ricchezza enogastronomica è considerata uno degli elementi più rilevanti per la scelta della meta turistica. La totalità dei turisti vuole vivere esperienze enogastronomiche (86%) – e sottolinea – quello che emerge è che c’è un forte gap tra domanda e offerta, perché spesso le aziende alimentari non sono preparate a rispondere ad un segmento di domanda affine al loro core business. Il turismo enogastonomico è turismo culturale perché deve intrecciare tre elementi: prodotto, storia, servizio.” Singolare, inoltre, l’esempio che evidenzia come stati quali Thailandia o Giamaica si stiano evolvendo molto in questa direzione pur avendo una cultura e una proposta alimentare più ristretta di quella italiana. Ed infine conclude “Da considerare inoltre in un’ottica di accoglienza finalizzata alla valorizzazione del Radicchio Rosso di Treviso IGP che a richiedere esperienze sono, non solo i turisti abbienti, ma anche i giovani e i millennials”.

Certificazioni. Riflessioni più tecniche durante la seconda parte del convegno, dove è stata evidenziata limportanza delle certificazioni nelle transizioni dei prodotti ortofrutticoli grazie all’intervento di Maria Chiara Ferrarese, vicedirettore CSQA di Thiene La certificazione è una scelta, è un concetto di garanzia che si è affermato per i retailer di tutto il mondo, i quali hanno bisogno di tutelarsi rispetto al prodotto che stanno mettendo in commercio. Questo perché molto spesso le certificazioni comunicano claim sensibili al consumatore. Il Global GAP in questo momento è uno standard mondiale che rappresenta un elemento basilare per vendere non solo alle catene più note ma anche nei discount i quali, sempre più, chiedendo le stesse garanzie delle catene maggiormente conosciute. Global GAP è nna certificazione che oggi conta 200.000 aziende registrate al mondo di cui 110.000 solo in Europa e sottolinea come in questo momento si stiano sviluppando dei moduli aggiuntivi chiesti dai grandi retailer che vanno a toccare aspetti sociali e di sostenibilità rivolta all’intera filiera. Preciso inoltre l’intervento rivolto ai nuovo marchio ministeriale SQNPI “certifica una produzione sostenibile che non include elementi di sostenibilità sociale o economica ma ha il vantaggio di poter essere richiesta da una singola azienda o da aziende associate”. Non sono mancate inoltre le precisazioni sulla Certificazione Residuo Zero, partita nel 2018 “sarà un indicatore utile per il consumatore in quanto, oltre al residuo di pesticidi sul prodotto finito (inferiore a 0,01 mg/kg), attesta anche un sistema di rintracciabilità in tutte le varie fasi e valuta il procedimento attivato per arrivare al risultato finale”.

Cambiamenti climatici e insetti alieni. A chiudere la sessione Paolo Fontana, presidente di World Biodiversity AssociationLa sostenibilità non è una alternativa, è l’unica strada. Ci sono 2 aspetti che dimostrano il perché la sostenibilità non è un’opzione, i cambiamenti climatici e gli insetti alieni. I prodotti agricoli non sono qualcosa si standard sono esposti al ciclo organico, meteorologico, di stabile c’è poco. Va sempre considerato che il cambiamento climatico mette in crisi un sistema economico, i parassiti son diversi.  Gli organismi risentono molto dei cambiamenti climatici e si comporteranno in modo diverso e l’agricoltura degli ultimi 70 anni non è resiliente, è fragile da tanti punti di vista, è vulnerabile, la moderna agricoltura deve fare qualche passo in avanti e si deve sviluppare in un’ottica ecologica capace di adattarsi e progredire, come è sempre stato, in un’ottica di ciclo ecologico”. Tanti gli spunti per la platea presente composta prevalentemente di produttori che oggi hanno la fortuna di operare in uno dei settori con maggiore margine di innovazione. Un settore al centro di numerosi dibattiti ma che, soprattutto in termini di accoglienza e valorizzazione, può ancora esprimere molto grazie a spazi a misura d’uomo situati ad un passo dalle grandi mete turistiche. Necessaria quindi la formulazione di un’offerta articolata al consumatore che esprime, sempre più, l’esigenza di incontrare il produttore

Fonte: Servizio stampa Consorzio Radicchio di Treviso Igp


Al cinema in 7 multisala del Veneto, storie e volti per far conoscere i benefici del Psr Veneto e della politica agricola comunitaria

 

Dal 17 ottobre sul grande schermo delle multisale venete si proietta “Storie di sviluppo rurale”, trailer della docu-serie che racconta l’agricoltura presente e futura del Veneto e le realtà più significative finanziate con il programma di Sviluppo rurale. I trailer sono in programmazione nelle sale UCI e The Space di Venezia – Marghera, Marcon (VE), San Giovanni Lupatoto (VR), Lugagnano di Sona (VR), Silea (TV), Torri di Quartesolo (VI), Limena (PD) e inviteranno gli spettatori ad approfondire nel sito online del Psr veneto o nei social (Youtube) le storie dei protagonisti dello sviluppo rurale veneto: cinque brevi puntate dedicate a raccontare storie di competitività aziendale, di agricoltura sostenibile e sociale, di rispetto ambientale e di valorizzazione delle aree rurali.

Protagonisti della prima puntata della docu-serie, dedicata alla redditività, alla competitività delle aziende agricole e all’ammodernamento delle strutture, sono Sara Tognato della “Cooperativa Caresà” Brugine (Padova), Carlo Finotello de “I Sapori di Sant’Erasmo” Venezia, Valentina Tomezzoli de “El Restel” di Oppeano (Verona) e Andrea Borletti, della “Tenuta Ca’ Negra” Loreo (Rovigo). Il tema della competitività ritorna anche nella seconda puntata, dedicata all’insediamento dei giovani agricoltori e alla diversificazione delle attività: a raccontarsi sono l’azienda orticola di Francesco Saltarin di Vighizzolo D’Este (Padova), Genny Varotto della “Società Agricola La Magiara” di Pozzoveggiani (PD), Ilaria Nidini della “Tenuta Santa Maria Valverde” di Marano di Valpolicella (VR) e Nicola Dalla Grana dell’“Azienda Agricola Officinalis” a Val Liona (Vicenza). La terza e la quarta puntata sono riservate all’ambiente e alla valorizzazione degli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura e all’uso efficiente delle risorse e alla riduzione delle emissioni. La quinta puntata è centrata sullo sviluppo locale delle zone rurali. Tutti gli episodi si chiudono con un pensiero rivolto al domani: agli agricoltori è stato di chiesto di immaginare il futuro dell’agricoltura veneta e della politica agricola europea.

La docu-serie si affida inoltre alle parole di Goffredo Parise, Fulvio Ervas, Dino Coltro, Mario Rigoni Stern, Giuseppe Berto, Andrea Zanzotto, per aprire ciascuna puntata con una citazione introduttiva al tema, in omaggio ad alcune delle più importanti figure della cultura veneta che hanno saputo raccontare con profondità il legame tra il mondo rurale e il territorio regionale. L’iniziativa è stata realizzata dall’Autorità di gestione, in collaborazione con l’Avepa, l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, nel quadro del piano di comunicazione del PSR Veneto.“Abbiamo voluto questa campagna di comunicazione della nostra quotidianità multimediale – commenta l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan – per far conoscere a tutti che cos’è il piano di sviluppo rurale e come sono cambiate le imprese e le aree che hanno beneficiato dei fondi comunitari del Psr. Le parole e i volti dei beneficiari renderanno più immediata la comprensione di quanto il PSR non sia solo un aiuto economico, ma anche un’adesione agli obiettivi di innovazione e sostenibilità ambientale, sociale ed economica della politica agricola europea”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Olive Colli Euganei (PD), annata nera con perdite fino all’80 per cento

olive pronte per il frantoio

Annata da dimenticare per l’olio dei Colli Euganei, in provincia di Padova, con previsioni catastrofiche per la raccolta 2019. Dopo un 2018 eccellente, coronato da un’abbondante produzione (220.000 quintali di olive in Veneto), si può parlare di vera e propria debacle, visto che si parla di perdite previste nell’ordine di decine di milioni di euro.

Niente reti a terra perché sugli alberi non c’è quasi nulla. “Nella migliore delle ipotesi, prevediamo che la raccolta segni perdite dal 70 all’80 per cento – allarga le braccia Leonardo Granata, olivicoltore di Monte Sereo del settore olivicoltori di Confagricoltura Padova -, ma io e molti altri colleghi non metteremo neppure a terra le reti per la raccolta, perché sugli alberi non c’è quasi più nulla. Trattandosi di olive, è fisiologico che anni carichi, come quello scorso, si alternino ad anni di scarica, ma un quadro così desolante è da catastrofe. Il mese di maggio molto piovoso e freddo ha interferito pesantemente nella fioritura, in quanto il fiore dell’olivo è molto delicato e ha bisogno di un buon clima per svilupparsi. Da giugno è seguito un rialzo termico importante, che ha ulteriormente aggravato la situazione. Infine c’è stato un aumento delle fitopatie, che hanno accentuato la cascola. Molti, avendo poche olive, non hanno neppure trattato adeguatamente contro la mosca olearia e perciò gli attacchi sono stati letali”.

La produzione in Veneto. Lo scorso anno la resa, favorita dalle ottimali condizioni climatiche, era stata pari a più del doppio rispetto alla pessima annata 2017. In Veneto ci sono 3.560 ettari a olivo, con crescita annua del +0,7 per cento. A Verona si concentra circa il 70 per cento delle superfici regionali, seguita da Vicenza (562 ettari, +0,4%), Treviso (550 ettari, +18,3%) e Padova (430 ettari, +3,6%). (dati Veneto agricoltura).

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova

L’Associazione Polesana Coldiretti Rovigo festeggia i primi 100 anni di storia

Coldiretti Rovigo oggi, venerdì 18 ottobre 2019, festeggia i 100 anni di storia al teatro comunale Ballarin a Lendinara (RO), città che ha dato i natali all’Associazione Polesana. Rovigo è l’unica federazione provinciale che si chiama ancora associazione; ed ecco perché festeggerà un centenario in questo 2019 anche se l’associazione nazionale è nata il 30 ottobre 1944 al termine del secondo conflitto mondiale.

Programma. Il convegno celebrativo “100 anni di Coldiretti a Rovigo: una storia di cambiamenti. Dalla terra allo stile di vita, come è cambiato il ruolo dell’agricoltore” si terrà a partire dalle 9,30. A fare gli onori di casa sarà il direttore di Coldiretti Rovigo Silvio Parizzi. Coordinerà i lavori il presidente di Coldiretti Rovigo Carlo Salvan. Presenti per i saluti il sindaco di Lendinara Luigi Viaro, il presidente della Provincia Ivan Dall’Ara, il Prefetto di Rovigo Maddalena De Luca, il vescovo della Diocesi di Adria-Rovigo Pierantonio Pavanello; seguiranno l’intervento di matrice storica di Leonardo Raito, docente dell’Università di Ferrara seguito dal presidente di Coldiretti Veneto, Daniele Sanvagno e dall’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan. Chiuderà la mattinata il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini. Infine, i presenti si sposteranno in via Conti per la mostra fotografica e documentale “Cento anni di storia”; poi in piazza Risorgimento di terrà la celebrazione con inaugurazione della targa memoriale e un buffet preparato con i prodotti delle aziende agricole polesane.

Il numero di Terra Polesana del 1920

Un po’ di storia. A febbraio del 1919, come si apprende dalla stampa locale di quel tempo, si tenne una “adunanza fra tutti i piccoli proprietari e fittavoli del comune di Lendinara per gettare le basi per la costituenda Associazione Polesana tra piccoli proprietari e fittavoli”. Qualche settimana dopo, domenica 1° marzo 1919, a Rovigo, nacque ufficialmente l’associazione. Nulla arriva per caso; si trattava di in un momento storico particolare dove vigeva una forte contrapposizione politica tra agrari liberi e leghe rosse socialiste. I piccoli proprietari e i fittavoli stavano vivendo una forte crisi economica, come del resto in tutta Europa, che non dava prospettive a tutti coloro che lavoravano per vivere nei campi polesani. Da questa situazione nacque una aggregazione proprio per difendere la dignità dei piccoli proprietari e per riconoscere valore del loro lavoro. Lo sviluppo dell’associazione prese vita velocemente in tutta la provincia perché, come scriveva l’associazione sul suo foglio, “la causa del piccolo proprietario è la causa dell’agricoltura italiana!”.

L’agricoltura in Polesine. “Nella nostra provincia – sottolinea il presidente di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan – l’agricoltura ha sempre ricoperto un ruolo importante dell’economia polesana. Anche oggi si mostra il settore economico di riferimento in tutte le sue declinazioni che vanno dall’allevamento, all’estensivo, alla pesca passando per l’ortofrutticolo e proprio per questo vorremmo che il centenario fosse l’occasione per ribadire l’importanza della valorizzazione di questo grande patrimonio economico e sociale, nonché speranza di futuro per le nostre aziende e per il nostro territorio”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Rovigo

19-20 ottobre 2019, al via il “week-end Unesco” sulle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene con escursioni gratuite su prenotazione

Il prossimo fine settimana, 19 e 20 ottobre, sarà un week end dedicato alle colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, insignite lo scorso luglio del Patrimonio dell’Umanità Unesco. Una due giorni di festeggiamenti pensato da Regione del Veneto e ATS per condividere il traguardo con tutti gli abitanti dei comuni coinvolti e i visitatori.

Escursioni e assaggi. Sia sabato 19 sia domenica 20, sono previste escursioni “A piedi tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene” organizzate in collaborazione con Unpli Treviso e Primavera del Prosecco Superiore. Per i turisti del gusto, poi, già da oggi, giovedì 17 fino a domenica 20, è previsto il programma “A tavola con il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg”. Che, grazie a numerosi ristoranti del Conegliano Valdobbiadene aderenti all’iniziativa, consentirà di degustare, sia a pranzo sia a cena, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg abbinato a un “piatto Unesco” creato per l’occasione. Prenotazione obbligatoria  (IAT Conegliano – 0438.21230. Ulteriori informazioni: treviso@unpliveneto.it. Le escursioni sono gratuite e riservate ad un massimo di 25 partecipanti. Si consigliano abbigliamento e scarpe da trekking. Itinerari: Tra Rive e Chiesette | Farra di Soligosabato 19 ottobre, ore 9.30; Le Grotte del Caglieron | Fregona sabato 19 ottobre, ore 10.0; L’anello del Prosecco | Valdobbiadene sabato 19 ottobre, ore 14.00;  Nei dintorni del Castello | Susegana sabato 19 ottobre, ore 14.30; Passeggiata tra i castagneti | Combai (Miane) domenica 20 ottobre, ore 9.30; Il Molinetto della Croda | Refrontolo domenica 20 ottobre, ore 14.30; Itinerari storico-culturali Serravalle e i suoi luoghi storici | Vittorio Veneto sabato 19 ottobre, ore 10.00; La Confraternita dei Battuti | Conegliano sabato 19 sabato, partenza ore 15.00; L’Abbazia e il Borgo di Follina| Follina domenica 20 ottobre, ore 14.30. Per organizzare al meglio il proprio “week-end Unesco” saranno operativi durante il fine settimana degli info-point, a cura di Unpli Treviso e Primavera del Prosecco Superiore. I punti informativi saranno allestiti nei Comuni di: Cison di Valmarino, Conegliano, Follina, Fregona, Miane (Combai), Pieve di Soligo, Refrontolo, Revine Lago, San Pietro di Feletto, Sarmede, Sernaglia della Battaglia, Tarzo, Treviso, Valdobbiadene e Vittorio Veneto. In generale, per informazioni: ATS “Colline di Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità” Tel. 0438 83028; segreteria@prosecco.it

Convegno “Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene: prospettive per il territorio”. Domenica 20 ottobre ore 10.00 – Teatro Careni, Pieve di Soligo (Treviso) Interverranno, moderati da Luciano Ferraro, giornalista esperto di enologia, il sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan, per i saluti iniziali, Franco Bernabè, presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, Innocente Nardi, presidente dell’Associazione temporanea di scopo, Pia Petrangeli, segretariato Generale – Servizio I Coordinamento- Ufficio Unesco Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed Emilio Gatto – direttore Generale dello Sviluppo Rurale del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. L’incontro, inoltre, sarà arricchito dagli approfondimenti di Amerigo Restucci, coordinatore Comitato Scientifico del sito Unesco; Mauro Agnoletti – coordinatore dossier candidatura del sito Unesco, Roberto Cerrato, direttore associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato Unesco; Vincenzo Tinè – soprintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso. Chiuderà il presidente Luca Zaia.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Strade del vino e dei prodotti tipici del Veneto, scarseggiano le risorse finanziarie per la loro affermazione in Italia e all’estero

Il coordinamento delle Strade del vino e dei sapori tipici del Veneto

Veneto Agricoltura ha realizzato il report sulle “Strade del vino e dei prodotti tipici”, in Veneto 19, sorte 18 anni fa con una legge regionale. Lo studio dell’Agenzia regionale si è posto l’obiettivo di analizzare queste realtà, di verificarne i fattori di successo e le criticità, nonché di individuare azioni, strumenti e informazioni utili ad affrontare le sfide future.

La metodologia utilizzata ha visto la messa a punto e distribuzione di un apposito questionario ad un campione rappresentativo di 211 associati alle Strade, su circa 800 complessivi, suddivisi in base alla tipologia di attività, ovvero: aziende produttrici (aziende agricole, cantine); strutture ricettive (agriturismo, alberghi, bed & breakfast); servizi per la ristorazione (trattorie, ristoranti, enoteche, bar); altre attività inerenti la Strada (agenzie turistiche, guide, musei, piccoli negozi). All’analisi hanno collaborato sia il neonato Coordinamento regionale delle Strade del vino e dei prodotti tipici, che il referente ufficio della Regione del Veneto.

Punti di forza. Riguardo alla “base associativa” del Coordinamento delle Strade del vino e dei prodotti tipici, essa è formata da un nucleo consolidato pari a circa il 50% (soci da più di 8 anni), mentre l’8% lo è da meno di due anni, ma con la caratteristica della prevalenza di produttori che effettuano anche vendita diretta. Alcune Strade attraggono turisti grazie al brand vino, incoming del quale beneficiano alberghi, ristoranti e altri soggetti ma, ahi loro, non i produttori: il prodotto vino pur possedendo dei brand molto forti (Amarone, Prosecco, etc.), non sempre è correttamente allineato/utilizzato per la valorizzazione comunicativa del territorio. Il principale veicolo promozionale a disposizione delle Strade del Vino è il web, Internet, in linea con il tipo di turismo che esse attraggono, dall’estero o comunque da fuori Veneto; dato questo che fornisce un’indicazione molto precisa sull’investimento strategico da fare in termini di marketing. L’altro binario informativo è il sempreverde “passaparola”, che indica quali fattori determinanti il contatto fiduciario e il gradimento dell’esperienza; l’analisi dei questionari fa emergere con grande chiarezza che il “passaparola” premia soprattutto i produttori e la vendita diretta. Le Guide, invece, sono il maggior veicolo pubblicitario dei ristoratori, mentre per l’accoglienza contano oltre ad internet, le agenzie turistiche. La provenienza dei turisti dall’estero premia maggiormente i produttori. Quella di prossimità, cioè italiani specie del Nord, premia invece i ristoratori che comunque hanno anche un 39% di clienti dall’estero.

Punti di debolezza. Il Report segnala invece criticità nella scarsità di risorse finanziarie a disposizione dell’attività delle Strade, e quindi nella conseguente mancanza di eventi promozionali. Sono soprattutto albergatori e attività collegate alla Strada che richiamano il tema della scarsa notorietà turistica del loro territorio. La carenza di personale e la concorrenza tra vicini sono lacune evidenziate soprattutto tra i produttori.

Prospettive future. Quindi, che fare?  La prospettiva più agognata che i tecnici di Veneto Agricoltura rilevano dall’analisi comparata dei questionari è la necessità di aprirsi maggiormente al turismo estero. In particolare, gli albergatori sono più sensibili alla costruzione di proposte integrate, che implichino una permanenza più lunga e una capienza di spesa più generosa. Nonostante molti soci avvertano la difficoltà di coordinare le attività aziendali con quelle delle Strade, ben l’85% è risoluto a continuare e a investire in questa esperienza. Anzi, lì dove si registrano alcune sacche di disaffezione, vi è anche una quota importante di soci determinati ad impegnarsi di più nell’organismo associativo. Le minacce più sentite dagli scettici riguardano la riduzione dei contributi pubblici e la marginalità nella promozione turistica. Ma poiché si avverte che il contesto è quello di un mercato in crescita, in particolare tra gli stranieri e i non veneti, è evidente che le Strade rappresentano sicuramente uno strumento importante da utilizzare e da sfruttare per la promozione del territorio e la produzione di esperienze non replicabili destinate ai turisti.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura