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Eletto il nuovo presidente di Strada del vino Colli Euganei

Roberto Gardina

Roberto Gardina è il nuovo presidente di Strada del vino Colli Euganei. L’imprenditore, fondatore dell’azienda agricola di Torreglia Quota 101, è stato eletto alla presidenza del Consiglio di Amministrazione del sodalizio euganeo nel corso della riunione del cda tenutasi lunedì 16 dicembre.

nuovo CdA Strada del vino Colli Euganei

Direttivo. Gardina, già vicepresidente dell’associazione, succede alla presidenza a Franco Zanovello, scomparso improvvisamente questa estate. La vicepresidenza è stata assegnata a Diego Bonato, dell’azienda agricola Reassi di Rovolon. Nel CdA entra inoltre Linda Zanovello, che gestisce assieme al fratello Marco l’azienda di Faedo di Cinto Euganeo fondata dal padre Franco nel 1976, Alberto Belluco della cantina La Roccola di Cinto Euganeo, Roberto Callegaro del frantoio Evo del Borgo di Arquà Petrarca, Martino Benato dell’azienda vitivinicola Vigne al Colle di Rovolon, Ida Poletto dell’Hotel AbanoRitz e Nicola Lionello dell’Antica Trattoria Taparo di Torreglia.

Sinergie territoriali. “Ringrazio per la fiducia che il CdA mi ha dimostrato, proseguiremo con la stessa dedizione ed entusiasmo il lavoro svolto negli anni, in particolare quello di Franco Zanovello, ponendoci sempre nuovi obiettivi e nuove sfide per la valorizzazione del territorio Euganeo. A tal proposito, prevediamo per il 2020 un’intensa programmazione di eventi e attività per promuovere l’offerta turistica enogastronomica. Porteremo avanti la proficua collaborazione con tutti gli attori preposti alla gestione, valorizzazione e cura della destinazione Terme e Colli Euganei, in particolare con il Parco, il Consorzio Vini e il Consorzio Terme e Colli Marketing con il quale stiamo lavorando per la realizzazione del nuovo sito internet della destinazione”, ha dichiarato il neo presidente.

Fonte: Servizio stampa Strada del vino Colli Euganei

Feste natalizie, “consumare veneto e attenzione agli abusivi, dannosi per economia e salute”, il consiglio di Confartigianato Imprese Veneto

Spenderanno oltre 1,1 miliardi di euro le famiglie venete per acquistare prodotti alimentari e bevande da mettere in tavola le prossime festività di Natale e fine anno. Pane, pasta, carni, salumi, formaggi, verdure, ortaggi, frutta e, soprattutto, dolci e vini, distillati e bevande, tutti prodotti dell’immenso “giacimento” della food economy del Veneto che, in particolare sotto le festività di Natale, registra sostanziose crescite di produzioni e vendite.

In Veneto più di 6.500 “artigiani del gusto” con oltre 13mila addetti. Un settore, quello dell’agroalimentare, rappresentato in regione da 6.576 imprese artigiane che danno lavoro a 13.102 addetti, con un’offerta enogastronomica 36 prodotti DOP, IGP e STG, ben 374 “tradizionali”, e una capacità export di circa 6 miliardi di euro all’anno. Sono questi alcuni dei numeri che emergono dall’analisi dell’Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese Veneto che, nel dossier “Food economy di MPI e artigianato alimentare nel 2019”, ha rielaborato i dati di Istat, UnionCamere-Infocamere e MIPAAF, su imprese e produzioni alimentari e consumi delle famiglie nell’ultimo anno. “I nostri artigiani del gusto utilizzano materie prime locali e metodi di produzione tipici che evidenziano il legame con il territorio regionale – commenta Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto e premio Argav 2018 – la genuinità di queste specialità fa bene alla salute, fa muovere l’economia e contribuisce a mantenere alta la bandiera del food regionale nel mondo. Per questo, i prodotti e le imprese della nostra tradizione alimentare, che hanno nella qualità e nell’artigianalità della lavorazione il proprio elemento distintivo, vanno promossi ancora di più”.

La spesa nelle festività natalizie. Le festività legate al Natale modificano notevolmente le abitudini di spesa anche dei consumatori veneti. A dicembre, infatti, il 95,3% della spesa in prodotti alimentari e bevande delle famiglie è costituita da prodotti alimentari e bevande analcoliche e per il restante 4,7% da bevande alcoliche. In particolare i prodotti più acquistati sono formaggi e latticini con una quota del 6,1% sul totale della spesa in prodotti alimentari e bevande, salumi con il 4,9%, pane con il 4,6% e altri prodotti di panetteria e pasticceria (tra cui rientrano in particolare i dolci da ricorrenza) con il 4,3%, prodotti in cui l’artigianalità rappresenta un importante fattore di qualità. Confartigianato stima una spesa delle famiglie venete in prodotti alimentari e bevande di 1,1 miliardi di euro, più alta di 181 milioni rispetto al consumo medio mensile. Inoltre, considerato come nella nostra regione una fetta consistente della spesa alimentare sia intercettabile dalle imprese artigiane, si stima che in Veneto verranno spesi circa 507 milioni di euro per prodotti da forno, salumi, latticini, formaggi, olio di oliva, dolci, gelati, condimenti e alcolici prodotti da artigiani. “I quasi 6 milardi di giro d’affari e l’export in continua crescita – continua Bonomo – certificano la qualità delle nostre produzioni alimentari, un patrimonio di bontà, varietà e tradizione unico al mondo. Impariamo a esserne orgogliosi e a difendere, tutti insieme, chi lo produce. In questo modo difendiamo il futuro dei nostri territori, delle nostre famiglie e delle nostre imprese e offriamo opportunità di lavoro per i giovani”.

Imprese e addetti dell’agrolimentare. Sono, come detto, 6.576 le imprese artigiane che operano in Veneto nel 2019 nella produzione di bevande e prodotti alimentari, in lieve calo rispetto allo scorso anno (- 1,4% equivalenti a 90 imprese in meno). A livello nazionale, invece, sono 87.499, con una perdita complessiva di 1.462 unità (-1,6%).

L’attacco di Confartigianato alle contraffazioni alimentari e all’abusivismo. “Da sempre siamo in prima fila contro il “fake food” – sottolinea il presidente di Confartigianato Veneto – una “rapina”, a livello nazionale, da 7 milioni di euro l’ora e da 60 miliardi di euro l’anno, di centinaia di milioni di euro solo in Veneto. E’ il business dell’agropirateria, della contraffazione, della frode nei confronti dell’agroalimentare made in Italy, il più clonato nel mondo, si tratta di un vero e proprio “scippo” ai danni del settore, un assalto indiscriminato e senza tregua, dove la criminalità organizzata fa veri affari. I consumatori vengono truffati, i piccoli imprenditori e gli agricoltori dell’agroalimentare derubati, a questo si aggiunge il fatto che ogni anno entrano nel nostro Paese prodotti alimentari “clandestini” e “pericolosi” per oltre 2 miliardi di euro. Poco meno del 5 per cento della produzione agricola nazionale. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. E ciò significa che i controlli funzionano, ma il pericolo di portare a tavola cibi “a rischio” e a prezzi “stracciati” è sempre più incombente”.

L’appello. “Nel periodo delle feste crescono a dismisura i furbetti che, senza alcuna tutela per i consumatori, vendono prodotti alimentari in maniera totalmente abusiva – chiude Bonomo – tutto ciò sottraendo spazi di mercato a chi in maniera onesta rispetta le regole, paga le tasse, subisce i controlli, garantisce buste paga. Alle Autorità preposte, per questo, chiediamo più vigilanza in questo settore e sanzioni per gli abusivi”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Agricoltura nei capannoni dismessi con la “vertical farm”, firmato l’accordo a Padova

esempio di vertical farm

Le nuove frontiere dell’agricoltura, sostenibile e innovativa, raggiungono le aree industriali e regalano una nuova vita a spazi dismessi, a capannoni ormai in disuso e difficilmente recuperabili. E’ la nuova frontiera della “vertical farm”, l’agricoltura che si sviluppa in spazi chiusi e ristretti, anziché nei tradizionali terreni per la coltivazione “in orizzontale”, e che permette di ottenere ortaggi, fiori, frutta e prodotti “nutraceutici“ in un ambiente con condizioni “climatiche” controllate, grazie all’automazione delle fonti energetiche, quasi azzerando l’uso di agrofarmaci e altri prodotti per il controllo dei parassiti.

Orti e giardini del futuro. In queste aree che l’industria ha abbandonato, in questi “vuoti” non più utili per le attività produttive, grazie alle innovazioni tecnologiche, alla ricerca e alla versatilità del settore primario, sarà possibile coltivare prodotti agricoli in condizioni ottimali, senza l’uso di pesticidi e con un consumo energetico ridotto. Coltivazioni idroponiche, a ridotto consumo d’acqua, in ambiente “indoor” permettono di riutilizzare spazi dismessi per attività produttive ad alto tasso di innovazione e a basso impatto ambientale. I vecchi capannoni dismessi diventano così orti e giardini del futuro. Il tutto grazie alla ricerca tecnologica condotta dall’ENEA e dal mondo universitario e all’apporto di innovazione di alcune aziende. Da questa partnership nasce il “Progetto Ri-Genera”, con il patrocino della Camera di Commercio, della Provincia e del Comune di Padova, attraverso la firma del protocollo d’intesa per la realizzazione e lo sviluppo di produzioni idroponiche in spazi dismessi tra ENEA, Coldiretti Padova, Parco Scientifico e Tecnologico Galileo, Idromeccanica Lucchini, Gentilinidue e Advance Srl (gruppo di spin-off dell’Università di Padova) sottoscritto ieri alla Camera di Commercio di Padova.

Hanno sottoscritto l’intesa Gabriella Funaro per Enea, Marco Giampieretti per Advance Srl, Massimo Bressan per Coldiretti Padova, Massimo Lucchini per Idromeccanica Lucchini, Nicoletta Marin per Gentilinidue, Alessio Zini per Parco Scientifico Tecnologico Galileo. “L’obiettivo – spiegano i promotori – è accelerare l’industrializzazione dei processi di vertical farming in Italia, favorire il recupero e la riqualificazione di spazi dismessi e promuovere lo sviluppo di attività produttive sostenibili, di qualità e ad alto valore nutraceutico. La presenza di un polo universitario di eccellenza nella ricerca agronomica e ingegneristica, di una consolidata tradizione agricola e industriale e di un sistema imprenditoriale dinamico e aperto all’innovazione rende il territorio della regione Veneto particolarmente adatto per l’avvio di attività sperimentali propedeutiche alla realizzazione del progetto, che potrà essere eventualmente replicato, in caso di esito positivo, a livello nazionale e internazionale”.

Come è nata questa iniziativa? Anzitutto da alcune considerazioni di ordine generale. La produzione di cibo rappresenta una delle maggiori sfide del prossimo futuro a causa dell’incremento della popolazione mondiale, della limitata disponibilità di terreno coltivabile e dei crescenti cambiamenti climatici. A questo proposito è necessario ridurre l’impatto ambientale delle produzioni agricole, massimizzando l’efficienza nell’uso delle risorse idriche e nutrizionali e minimizzando l’impiego di prodotti di sintesi per offrire al consumatore finale un prodotto sostenibile e sicuro. “Qui entrano in gioco – spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – le nuove frontiere dell’agricoltura: le colture idroponiche, o “senza suolo” o “fuori suolo”, comprensive di tutte le tecniche di coltivazione “indoor” senza uso di terreno agrario, sono un settore in forte crescita in Italia e all’estero. Inoltre contribuiscono di affrontare l’impegnativo aspetto della riqualificazione dei capannoni industriali dismessi, emergenza economica e sociale in tutte le regioni d’Italia, in particolare in quelle del Centro-Nord, ma al tempo stesso una grande opportunità per il rinnovamento e il rilancio dei sistemi produttivi locali. Queste “vertical farm” sono realizzate con sistemi di coltivazione idroponica indoor ad alta tecnologia che consente di aumentare notevolmente la produzione, abbattere il consumo di risorse naturali, ridurre le distanze tra produttore e consumatore e minimizzare l’uso di fitofarmaci”.

Le applicazioni pratiche e gli esempi già ci sono. ENEA ha realizzato in collaborazione con la Idromeccanina Lucchini un modello di vertical farm mobile, denominato “BoxXland”, consistente in un impianto modulare high tech per la coltivazione in container di prodotti orticoli in verticale e fuori suolo a ciclo chiuso, senza l’uso di insetticidi, in ambienti illuminati con luce a led e con un software che ne gestisce irrigazione e condizionamento dell’aria. Il primo prototipo di vertical farm realizzato per Expo 2015 è stato esposto in numerose fiere nazionali e internazionali del settore agroalimentare ed è attualmente commercializzato in Italia e all’estero. Sempre ENEA, in collaborazione con Gentilinidue e con i Dipartimenti di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente (DAFNAE) e Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università degli Studi di Padova, ha presentato nel 2016, nell’ambito del programma Horizon 2020 SME instruments – phase 1 dell’Unione Europea, il progetto “Vertical Farm 4.0” (impatto zero, km zero, scarti zero, emissioni zero) per il recupero di edifici industriali dismessi mediante la creazione di vertical farm, che ha ottenuto il “Seal of Excellence” da parte della Commissione Europea.

Un altro sistema innovativo di vertical farming in edifici dismessi, ribattezzato “Arkeofarm”, porta la firma di ENEA e Lucchini e consiste in un impianto per coltivazioni orticole intensive con sviluppo multipiano verticale, che impiega tecniche idroponiche avanzate in un ambiente chiuso e climatizzato, con illuminazione artificiale integrale a led, e che, in funzione della superficie coltivata, può essere ad alta o altissima automazione con sistemi automatici o robotizzati per tutte le operazioni, dalla semina, alla raccolta, al confezionamento; Entrambi i tipi di vertical farm, sia quella in container sia quella in edifici, possono contribuire alla rigenerazione di beni mobili e immobili dismessi dando loro una nuova destinazione d’uso a fini produttivi, generando un importante indotto economico, stimolando la nascita di distretti agroalimentari avanzati anche nelle aree urbane e periurbane e creando preziose opportunità di diversificazione e di apertura di nuovi mercati.

Ostacoli economici da rimuovere. Affinché queste soluzioni possano avere una diffusione su vasta scala, occorre però superare gli ostacoli economici derivanti dagli alti costi di investimento e di gestione per l’elevato grado di automazione delle linee produttive e i rilevanti consumi di energia e dalla qualità percepita dei prodotti, non sempre in linea con le esigenze del mercato. Qui entra in gioco Advance, spin-off dell’Università di Padova, che dispone delle competenze necessarie per selezionare i tipi di coltura, migliorare i processi produttivi e la qualità dei prodotti e per svolgere attività educative, di formazione professionale volte a migliorare la preparazione degli operatori e ad aumentare la consapevolezza dei produttori, dei consumatori e delle istituzioni sui benefici delle tecniche di coltivazione idroponica e di vertical farming. Insieme al Parco Scientifico Tecnologico Galileo, Advance può ottimizzare i processi produttivi al fine di aumentarne la sostenibilità economica e ambientale, analizzare le caratteristiche e le dinamiche dei settori di riferimento, individuare le filiere e le coltivazioni con il più alto grado di stabilità e di redditività e mettere a punto le strategie di marketing e comunicazione più adatte per rafforzare la competitività delle vertical farm e la loro capacità di penetrazione dei mercati.

Da Coldiretti invece arriva il contributo ad individuare gli spazi da adibire a vertical farm, gli imprenditori interessati ad avviare le relative attività e le figure professionali necessarie per la loro conduzione e a promuovere, in collaborazione con i partner e con gli altri soggetti pubblici e privati interessati, la cultura dell’idroponico high tech presso i propri associati, presso le istituzioni e presso il pubblico.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Panetthòn 2019, a vincere la sfida a carattere solidale una pasticceria padovana

podio Panetthòn 2019

E’ stata la pasticceria Le Sablon di Padova ad aggiudicarsi la quarta edizione di Panetthòn, la sfida solidale tra i migliori panettoni artigianali del Veneto. La finale si è disputata mercoledì 4 dicembre nella storica sala Rossini del Caffè Pedrocchi di Padova.

L’etichetta “solidale” definisce le finalità benefiche dell’inziativa, il cui ricavato è stato destinato ai progetti della Onlus padovana “Amici di Adamitullo”, che da dieci anni in Etiopia garantisce il sostegno alle attività scolastiche ed educative di circa mille bambini e adolescenti frequentanti la Missione salesiana di Adamitullo, piccolo paese a tre ore di auto dalla capitale Addis Abeba.

Al secondo posto Merry Day, medaglia di bronzo invece per Il Chiosco. 38 in totale i maestri pasticceri di tutto il Veneto che hanno deciso di mettersi in gioco partecipando al singolare concorso ideato da Daniele Gaudioso, medico oculista padovano e accademico della cucina. La giuria – composta da esperti del settore e giornalisti enogastronomici – ne ha selezionati 12, nel corso di una degustazione rigorosamente alla cieca avvenuta domenica 24 novembre. Ecco l’elenco degli artigiani che hanno partecipato alla serata finale:  Gardellin, L’arte della pasticceria, Bacelle, Le Sablon, Merryday e Celso per la provincia di Padova; Milady per la provincia di Venezia; Saporè, Lorenzetti, Panificio Antichi sapori  e Infermentum per la provincia di verona; il Chiosco di Lonigo per la provincia di Vicenza.

I panettoni ammessi. Da sempre al concorso sono ammessi solo panettoni rigorosamente privi di emulsionanti, conservanti, mono e digliceridi degli acidi grassi (quelli classificati come E471) e di tutti quegli additivi che vengono usati per una conservazione più lunga nel tempo dei prodotti alimentari. Panettoni classici, con uvetta e canditi, prodotti con materie prime di altissima qualità, che hanno una durata limitata ma che in cambio presentano una bontà senza paragoni. Una vetrina di qualità e di rigore nel rispetto dei valori tradizionali e salutistici del prodotto “panettone”.

Le giurie. A decretare il panettone più buono del Veneto, in aggiunta alle votazioni della giuria tecnica, anche il voto di una giuria popolare, composta dai golosi gourmet  presenti al Pedrocchi, chiamati anche loro a valutare – sempre alla cieca – i 12 panettoni finalisti. Questi i componenti della giuria tecnica: il sommelier Angelo Sabbadin, il maestro pasticcere Dario Loison, l’accademico della cucina Daniele Gaudioso, Claudia Stefani di Cookdigusto, il libero gourmet Federico Menetto, i giornalisti Paolo Brinis, Antonio Di Lorenzo, Renato Malaman e Antonino Padovese, Marco Mintrone di Idea Food &Beverage, Silvio Mason della Gastronomia Al Carmine di Padova.

Fonte: Servizio stampa Panetthòn

Canapa ad uso industriale, regione Veneto ne incentiva la coltivazione finanziando corsi di formazione

La canapa potrebbe diventare una delle colture del futuro in Veneto. Non la canapa a scopo terapeutico, ma quella industriale, utilizzata nel tessile, nel settore cartario e nel packaging, nei cosmetici, in edilizia e nella produzione di biomateriali e biocarburanti. Così pensa l’assessorato regionale all’Agricoltura che ha messo a bando 30 mila euro, attraverso Avepa, per sostenere e incentivare progetti di divulgazione e formazione rivolti a tecnici e operatori agricoli e agroalimentari.

Mettere in moto processi di filiera. “L’obiettivo – spiega l’assessore Giuseppe Pan – è far conoscere la coltura e i suoi derivati e mettere in moto processi di filiera, perché si ritorni a coltivare, produrre e utilizzare la canapa sia come materia prima di nuovi processi produttivi e nuovi prodotti sia per le sue proprietà ambientali. Con questo primo bando avviamo un percorso di sensibilizzazione e di formazione, al quale dedicheremo ulteriori e più cospicui finanziamenti”.

Fino agli anni ’40 in Italia la coltura della canapa era molto sviluppata e arrivava a coprire oltre 80 mila ettari. Oggi la superficie coltivata non arriva ad un migliaio di ettari, di cui 405 ettari in Veneto. Negli ultimi anni si sta assistendo ad una ripresa di interesse verso questa coltivazione, per la versatilità di utilizzo e per i vantaggi che può arrecare all’agricoltore. “La canapa è una coltura di presidio ambientale – fa notare Pan – è competitiva rispetto alle piante infestanti, consente di evitare trattamenti chimici, non necessita di irrigazione, bonifica i terreni e contrasta il dissesto idrogeologico. E’ quindi una coltura pienamente sostenibile, che aiuta l’imprenditore a diversificare il rischio, e che va promossa in una logica di filiera, all’interno dello sviluppo del sistema agroindustriale regionale e delle biotecnologie”.

Il bando regionale si rivolge agli organismi di formazione del comparto agricolo, delle organizzazioni dei produttori e agli enti di ricerca del settore primario perché elaborino progetti di formazione utili a diffondere una maggior conoscenza dei benefici e delle potenzialità della canapa industriale.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Giuseppe Boscolo Palo riconfermato presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp

da sx Giuseppe Boscolo Palo dona all’Ambasciatore italiano a Helsinki Gabriele Altana il tipico “Bragozzo” chioggiotto in occasione della serata di gala con protagonista il radicchio di Chioggia IGP, organizzata nella residenza dell’Ambasciata d’Italia a Helsinki nell’ambito della Terza Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, 22 novembre 2018

Giuseppe Boscolo Palo è stato confermato per la terza volta presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio IGP di Chioggia.

Nel triennio 2019-2021 sarà affiancato anche da un giovane vicepresidente: Mattia Perini, eletto in rappresentanza della Organizzazione Produttori OpoVeneto nel CdA, nel quale l’assemblea consortile ha confermato anche i produttori Vittorio Agostini, Emanuele Baldin, Michele Boscolo Nale, Roberto Boscolo Bacchetto e Claudio Ferro, presidente della Cooperativa CAPO di Conche e Roberto Pavan dell’azienda di confezionamento PEF Srl. «Credo che questo gruppo dirigente sia stato riconfermato – spiega Giuseppe Boscolo – in quanto costituito da persone e organizzazioni fortemente motivate e decise ad agire per l’affermazione sul mercato nazionale ed internazionale del Radicchio di Chioggia Igp. Proseguiremo assieme, caparbiamente, nella sua valorizzazione e diffusione con azioni ancora più stringenti per mantenere viva nei produttori e nell’intero comparto la fiducia nell’investire in questo prodotto espressione del nostro territorio, confidando nel valore aggiunto, in termini di tracciabilità e qualità, espresso nell’area a Indicazione Geografica Protetta. Sarà un lavoro impegnativo, specie in questi tempi difficili per il comparto ortofrutticolo e per l’economia in generale, e soprattutto dovrà riuscire là dove finora l’azione intrapresa dal Consorzio non si è tradotta in una piena affermazione, ossia nell’aumento delle produzioni certificate e in una ancor più marcata identificazione del Radicchio di Chioggia attraverso la sua storia, le sue peculiarità e le caratteristiche che lo rendono unico e irriproducibile».

Tutela e vigilanza. «Le azioni sviluppate in questi anni trascorsi – prosegue il riconfermato presidente – ci hanno fatto conseguire visibilità anche oltre i confini nazionali. Inoltre, il ruolo fondamentale del Consorzio è stato confermato anche dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che proprio nelle scorse settimane (vedi Gazzetta Ufficiale n. 256 del 31/10/2019) ci ha rinnovato anche per il prossimo triennio l’incarico a svolgere le funzioni di tutela del prodotto e vigilanza in collaborazione con l’Ispettorato Centrale di tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari».

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela radicchio di Chioggia Igp

Oggi, venerdì 8 novembre, alle 17 all’Ortomercato di Brondolo (VE) si parla della creazione di itinerari turistici nell’area di produzione del radicchio di Chioggia Igp

Alle 17 di oggi, venerdì 8 novembre, nella sala convegni dell’Ortomercato di Chioggia, in località Brondolo, avrà luogo il workshop “Gli itinerari del radicchio di Chioggia Igp, il prodotto promuove il territorio, prospettive per arricchire e diversificare l’offerta turistica locale”, organizzato dal Consorzio di tutela radicchio di Chioggia Igp.

Il fattore enogastronomico è sempre più importante nel determinare le scelte turistiche: motiva un viaggiatore su due (48%) a venire in Italia (Ispos-Enit 2017) ed è prioritario anche per i turisti italiani, visto che quasi due su tre (63%) ritengono importante la presenza di un’offerta legata al cibo per scegliere i propri viaggi (I° rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2018 Università di Bergamo). L’enogastronomia accresce, dunque, il ruolo che i prodotti a marchio hanno nel loro territorio di appartenenza e aumenta anche l’impegno dei Consorzi nel portare avanti progettualità che vanno dall’educazione alimentare alla valorizzazione delle vere eccellenze del mondo rurale. Un processo che trova nel legame tra “beni culturali” e prodotti Dop/Igp un connubio strategico per lo sviluppo di interi territori attraverso il “turismo lento”. Per questo il focus del workshop sarà sulla creazione di itinerari turistici all’interno dell’area di produzione del radicchio di Chioggia Igp, come elementi per accrescere l’informazione legata alla produzione e alla trasformazione del radicchio e come proposta per integrare l’offerta turistica della laguna Sud e del Delta del Po veneto.

Relatori. Al workshop sono previsti gli interventi di: Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio di tutela del radicchio di Chioggia Igp, Luca Mari, marketing e project manager Cso Italy, Elena Viani, ricercatrice dell’Università di Bergamo, relatrice del I° rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2018, Albergo Negro, commissario straordinario di Veneto Agricoltura, Mauro Gambin, direttore del magazine Con i piedi per terra, Isabella Penzo, assessore al Turismo del comune di Chioggia, Daniele Grossato, vice sindaco e assessore al Turismo del comune di Rosolina, Massimiliano Boscolo Marchi, azienda De Bei, conclusioni di Gianluca Forcolin, vice presidente della Regione Veneto. Modera Claudia Vigato. Per ulteriori informazioni e accrediti cell. 373.517581 email: redazione@speakoutmedia.it

Fonte: Speakoutmedia

 

 

Regione Veneto, danni agricoltura cimice asiatica, risarcimenti a chi ha perso più del 30 per cento della produzione vendibile

Prende forma l’azione di risarcimento disposta dalla Regione Veneto nei confronti dei frutticoltori la cui colture sono state gravemente danneggiate dalla cimice asiatica. La Giunta regionale del Veneto ha stabilito le modalità di calcolo e assegnazione del fondo di emergenza di 3 milioni e 48 mila euro stanziato nel bilancio 2019.

Risarciti danni superiori al 30 per cento della produzione. “I danni denunciati dagli agricoltori veneti – premette l’assessore all’agricoltura Pan – sono stimati tra gli 80 e i 100 milioni di euro per l’intero comparto frutticolo. Siamo in presenza di una vera e propria calamità, diffusa in tutta la pianura veneta, che richiede un piano organico di contenimento e prevenzione, a valenza nazionale, dotato di adeguate risorse, mezzi e finanze. In attesa che il ministero competente e il governo adotti un intervento incisivo di contrasto e di indennizzo, la regione Veneto, per parte propria, ha messo in campo un primo aiuto emergenziale per soccorrere i frutticoltori che hanno subito, a causa della cimice marmorata, danni superiori al 30 per cento della produzione lorda vendibile ordinaria dell’azienda. I risarcimenti saranno ripartiti in misura proporzionale tra tutti gli eventi diritti, sino ad un massimo dell’80 per cento del danno subito”.

Per le domande di risarcimento bisogna attendere i dati delle colture ancora in atto. La definizione del valore del parametro risarcitorio per le singole colture (melo, pero, pesco, actinidia, noce da frutto e altri fruttiferi) sarà individuata con prossimo decreto del direttore della Direzione regionale agroalimentare in collaborazione con il servizio fitosanitario regionale e con Avepa, sentite le organizzazioni dei produttori agricoli e le organizzazioni professionali agricole che aderiscono al tavolo verde. Con il medesimo provvedimento, per la cui emanazione sarà necessario attendere i dati delle colture ancora in atto, verranno aperti i termini per la presentazione delle domande al fine della quantificazione del contributo regionale.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto

Radicchio di Treviso Igp, tra “Gastomania”, “Mark”, “Globalgap”, “Sqnpi”, “Certificazione residuo zero”, cambiamenti climatici e insetti alieni, s’interroga sul proprio futuro

In attesa dei grandi freddi che porteranno a maturazione la varietà tardiva, il Consorzio del Radicchio Rosso di Treviso Igp e Radicchio Variegato di Castelfranco Igp guarda al futuro delle varietà che da 23 anni tutela, e lo fa attraverso un convegno dal titolo “Il radicchio si interroga sul suo futuro”, svoltosi nei giorni scorsi. Un’iniziativa che è parte di un percorso iniziato dal Consorzio 5 anni fa con l’obiettivo di formare e informare soci produttori, associazioni di categoria e amministratori su quelle che possono essere le potenzialità di sviluppo e i traguardi raggiungibili attraverso la valorizzazione e la promozione delle 3 varietà protette. Un prodotto che registra un trend in continua crescita dal 2015, ma che necessita di pianificare il prossimo futuro per mettersi in gioco anche in ottica globale e non solo territoriale.

Da elevare il concetto di “marchio”. A fornire il proprio contributo quattro relatori, ognuno dei quali ha espresso il proprio punto di vista su quelle che possono essere le prospettive di breve e medio periodo delle pregiate cicorie. Ad aprire le riflessioni Roberto della Casa, docente, fondatore e coordinatore di Italiafruit News, che ha indagato le dinamiche del mercato ortofrutticolo nella distribuzione moderna rispetto a diversi tipo di consumatori “Il radicchio ha tutte le carte in regola per fare da traino per questo territorio – spiega Dalla Casa – Il cliente cerca un prodotto buono, garantito, sostenibile, tracciabile, biologico ma premia anche il suggerimento e l’abbinamento consigliato. Nella distribuzione moderna dovrebbe esserci più spazio dedicato ad un prodotto come il Radicchio Rosso di Treviso IGP per far comprendere cosa c’è dietro. Va considerato che tra Treviso e Bologna l’impatto del ‘fiore che si mangia’ è diverso, pertanto o il consumatore conosce quello che sta acquistando o probabilmente non lo acquista, soprattutto se ha un costo superiore ai prodotti similie conclude – bisogna elevare il concetto di ‘mark’, dobbiamo far parlare il prodotto prima, in modo immediato, ha bisogno di un marketing che spieghi cos’è come si produce, ricette, abbinamenti, e aiuti a leggere un prodotto locale in ottica globale.”

E’ vera e propria “Gastomania”. A rafforzare il punto di vista anche l’intervento di Roberta Garibaldi, docente e componente di presidenza della Società Italiana Scienze del Turismo, che ha sottolineato come grazie all’attenzione mediatica sviluppata nei confronti dei prodotti agroalimentari ci troviamo davanti ad una vera e propria “Gastomania”. “Oggi la ricchezza enogastronomica è considerata uno degli elementi più rilevanti per la scelta della meta turistica. La totalità dei turisti vuole vivere esperienze enogastronomiche (86%) – e sottolinea – quello che emerge è che c’è un forte gap tra domanda e offerta, perché spesso le aziende alimentari non sono preparate a rispondere ad un segmento di domanda affine al loro core business. Il turismo enogastonomico è turismo culturale perché deve intrecciare tre elementi: prodotto, storia, servizio.” Singolare, inoltre, l’esempio che evidenzia come stati quali Thailandia o Giamaica si stiano evolvendo molto in questa direzione pur avendo una cultura e una proposta alimentare più ristretta di quella italiana. Ed infine conclude “Da considerare inoltre in un’ottica di accoglienza finalizzata alla valorizzazione del Radicchio Rosso di Treviso IGP che a richiedere esperienze sono, non solo i turisti abbienti, ma anche i giovani e i millennials”.

Certificazioni. Riflessioni più tecniche durante la seconda parte del convegno, dove è stata evidenziata limportanza delle certificazioni nelle transizioni dei prodotti ortofrutticoli grazie all’intervento di Maria Chiara Ferrarese, vicedirettore CSQA di Thiene La certificazione è una scelta, è un concetto di garanzia che si è affermato per i retailer di tutto il mondo, i quali hanno bisogno di tutelarsi rispetto al prodotto che stanno mettendo in commercio. Questo perché molto spesso le certificazioni comunicano claim sensibili al consumatore. Il Global GAP in questo momento è uno standard mondiale che rappresenta un elemento basilare per vendere non solo alle catene più note ma anche nei discount i quali, sempre più, chiedendo le stesse garanzie delle catene maggiormente conosciute. Global GAP è nna certificazione che oggi conta 200.000 aziende registrate al mondo di cui 110.000 solo in Europa e sottolinea come in questo momento si stiano sviluppando dei moduli aggiuntivi chiesti dai grandi retailer che vanno a toccare aspetti sociali e di sostenibilità rivolta all’intera filiera. Preciso inoltre l’intervento rivolto ai nuovo marchio ministeriale SQNPI “certifica una produzione sostenibile che non include elementi di sostenibilità sociale o economica ma ha il vantaggio di poter essere richiesta da una singola azienda o da aziende associate”. Non sono mancate inoltre le precisazioni sulla Certificazione Residuo Zero, partita nel 2018 “sarà un indicatore utile per il consumatore in quanto, oltre al residuo di pesticidi sul prodotto finito (inferiore a 0,01 mg/kg), attesta anche un sistema di rintracciabilità in tutte le varie fasi e valuta il procedimento attivato per arrivare al risultato finale”.

Cambiamenti climatici e insetti alieni. A chiudere la sessione Paolo Fontana, presidente di World Biodiversity AssociationLa sostenibilità non è una alternativa, è l’unica strada. Ci sono 2 aspetti che dimostrano il perché la sostenibilità non è un’opzione, i cambiamenti climatici e gli insetti alieni. I prodotti agricoli non sono qualcosa si standard sono esposti al ciclo organico, meteorologico, di stabile c’è poco. Va sempre considerato che il cambiamento climatico mette in crisi un sistema economico, i parassiti son diversi.  Gli organismi risentono molto dei cambiamenti climatici e si comporteranno in modo diverso e l’agricoltura degli ultimi 70 anni non è resiliente, è fragile da tanti punti di vista, è vulnerabile, la moderna agricoltura deve fare qualche passo in avanti e si deve sviluppare in un’ottica ecologica capace di adattarsi e progredire, come è sempre stato, in un’ottica di ciclo ecologico”. Tanti gli spunti per la platea presente composta prevalentemente di produttori che oggi hanno la fortuna di operare in uno dei settori con maggiore margine di innovazione. Un settore al centro di numerosi dibattiti ma che, soprattutto in termini di accoglienza e valorizzazione, può ancora esprimere molto grazie a spazi a misura d’uomo situati ad un passo dalle grandi mete turistiche. Necessaria quindi la formulazione di un’offerta articolata al consumatore che esprime, sempre più, l’esigenza di incontrare il produttore

Fonte: Servizio stampa Consorzio Radicchio di Treviso Igp


Al cinema in 7 multisala del Veneto, storie e volti per far conoscere i benefici del Psr Veneto e della politica agricola comunitaria

 

Dal 17 ottobre sul grande schermo delle multisale venete si proietta “Storie di sviluppo rurale”, trailer della docu-serie che racconta l’agricoltura presente e futura del Veneto e le realtà più significative finanziate con il programma di Sviluppo rurale. I trailer sono in programmazione nelle sale UCI e The Space di Venezia – Marghera, Marcon (VE), San Giovanni Lupatoto (VR), Lugagnano di Sona (VR), Silea (TV), Torri di Quartesolo (VI), Limena (PD) e inviteranno gli spettatori ad approfondire nel sito online del Psr veneto o nei social (Youtube) le storie dei protagonisti dello sviluppo rurale veneto: cinque brevi puntate dedicate a raccontare storie di competitività aziendale, di agricoltura sostenibile e sociale, di rispetto ambientale e di valorizzazione delle aree rurali.

Protagonisti della prima puntata della docu-serie, dedicata alla redditività, alla competitività delle aziende agricole e all’ammodernamento delle strutture, sono Sara Tognato della “Cooperativa Caresà” Brugine (Padova), Carlo Finotello de “I Sapori di Sant’Erasmo” Venezia, Valentina Tomezzoli de “El Restel” di Oppeano (Verona) e Andrea Borletti, della “Tenuta Ca’ Negra” Loreo (Rovigo). Il tema della competitività ritorna anche nella seconda puntata, dedicata all’insediamento dei giovani agricoltori e alla diversificazione delle attività: a raccontarsi sono l’azienda orticola di Francesco Saltarin di Vighizzolo D’Este (Padova), Genny Varotto della “Società Agricola La Magiara” di Pozzoveggiani (PD), Ilaria Nidini della “Tenuta Santa Maria Valverde” di Marano di Valpolicella (VR) e Nicola Dalla Grana dell’“Azienda Agricola Officinalis” a Val Liona (Vicenza). La terza e la quarta puntata sono riservate all’ambiente e alla valorizzazione degli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura e all’uso efficiente delle risorse e alla riduzione delle emissioni. La quinta puntata è centrata sullo sviluppo locale delle zone rurali. Tutti gli episodi si chiudono con un pensiero rivolto al domani: agli agricoltori è stato di chiesto di immaginare il futuro dell’agricoltura veneta e della politica agricola europea.

La docu-serie si affida inoltre alle parole di Goffredo Parise, Fulvio Ervas, Dino Coltro, Mario Rigoni Stern, Giuseppe Berto, Andrea Zanzotto, per aprire ciascuna puntata con una citazione introduttiva al tema, in omaggio ad alcune delle più importanti figure della cultura veneta che hanno saputo raccontare con profondità il legame tra il mondo rurale e il territorio regionale. L’iniziativa è stata realizzata dall’Autorità di gestione, in collaborazione con l’Avepa, l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, nel quadro del piano di comunicazione del PSR Veneto.“Abbiamo voluto questa campagna di comunicazione della nostra quotidianità multimediale – commenta l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan – per far conoscere a tutti che cos’è il piano di sviluppo rurale e come sono cambiate le imprese e le aree che hanno beneficiato dei fondi comunitari del Psr. Le parole e i volti dei beneficiari renderanno più immediata la comprensione di quanto il PSR non sia solo un aiuto economico, ma anche un’adesione agli obiettivi di innovazione e sostenibilità ambientale, sociale ed economica della politica agricola europea”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto