• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Olive Colli Euganei (PD), annata nera con perdite fino all’80 per cento

olive pronte per il frantoio

Annata da dimenticare per l’olio dei Colli Euganei, in provincia di Padova, con previsioni catastrofiche per la raccolta 2019. Dopo un 2018 eccellente, coronato da un’abbondante produzione (220.000 quintali di olive in Veneto), si può parlare di vera e propria debacle, visto che si parla di perdite previste nell’ordine di decine di milioni di euro.

Niente reti a terra perché sugli alberi non c’è quasi nulla. “Nella migliore delle ipotesi, prevediamo che la raccolta segni perdite dal 70 all’80 per cento – allarga le braccia Leonardo Granata, olivicoltore di Monte Sereo del settore olivicoltori di Confagricoltura Padova -, ma io e molti altri colleghi non metteremo neppure a terra le reti per la raccolta, perché sugli alberi non c’è quasi più nulla. Trattandosi di olive, è fisiologico che anni carichi, come quello scorso, si alternino ad anni di scarica, ma un quadro così desolante è da catastrofe. Il mese di maggio molto piovoso e freddo ha interferito pesantemente nella fioritura, in quanto il fiore dell’olivo è molto delicato e ha bisogno di un buon clima per svilupparsi. Da giugno è seguito un rialzo termico importante, che ha ulteriormente aggravato la situazione. Infine c’è stato un aumento delle fitopatie, che hanno accentuato la cascola. Molti, avendo poche olive, non hanno neppure trattato adeguatamente contro la mosca olearia e perciò gli attacchi sono stati letali”.

La produzione in Veneto. Lo scorso anno la resa, favorita dalle ottimali condizioni climatiche, era stata pari a più del doppio rispetto alla pessima annata 2017. In Veneto ci sono 3.560 ettari a olivo, con crescita annua del +0,7 per cento. A Verona si concentra circa il 70 per cento delle superfici regionali, seguita da Vicenza (562 ettari, +0,4%), Treviso (550 ettari, +18,3%) e Padova (430 ettari, +3,6%). (dati Veneto agricoltura).

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova

L’Associazione Polesana Coldiretti Rovigo festeggia i primi 100 anni di storia

Coldiretti Rovigo oggi, venerdì 18 ottobre 2019, festeggia i 100 anni di storia al teatro comunale Ballarin a Lendinara (RO), città che ha dato i natali all’Associazione Polesana. Rovigo è l’unica federazione provinciale che si chiama ancora associazione; ed ecco perché festeggerà un centenario in questo 2019 anche se l’associazione nazionale è nata il 30 ottobre 1944 al termine del secondo conflitto mondiale.

Programma. Il convegno celebrativo “100 anni di Coldiretti a Rovigo: una storia di cambiamenti. Dalla terra allo stile di vita, come è cambiato il ruolo dell’agricoltore” si terrà a partire dalle 9,30. A fare gli onori di casa sarà il direttore di Coldiretti Rovigo Silvio Parizzi. Coordinerà i lavori il presidente di Coldiretti Rovigo Carlo Salvan. Presenti per i saluti il sindaco di Lendinara Luigi Viaro, il presidente della Provincia Ivan Dall’Ara, il Prefetto di Rovigo Maddalena De Luca, il vescovo della Diocesi di Adria-Rovigo Pierantonio Pavanello; seguiranno l’intervento di matrice storica di Leonardo Raito, docente dell’Università di Ferrara seguito dal presidente di Coldiretti Veneto, Daniele Sanvagno e dall’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan. Chiuderà la mattinata il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini. Infine, i presenti si sposteranno in via Conti per la mostra fotografica e documentale “Cento anni di storia”; poi in piazza Risorgimento di terrà la celebrazione con inaugurazione della targa memoriale e un buffet preparato con i prodotti delle aziende agricole polesane.

Il numero di Terra Polesana del 1920

Un po’ di storia. A febbraio del 1919, come si apprende dalla stampa locale di quel tempo, si tenne una “adunanza fra tutti i piccoli proprietari e fittavoli del comune di Lendinara per gettare le basi per la costituenda Associazione Polesana tra piccoli proprietari e fittavoli”. Qualche settimana dopo, domenica 1° marzo 1919, a Rovigo, nacque ufficialmente l’associazione. Nulla arriva per caso; si trattava di in un momento storico particolare dove vigeva una forte contrapposizione politica tra agrari liberi e leghe rosse socialiste. I piccoli proprietari e i fittavoli stavano vivendo una forte crisi economica, come del resto in tutta Europa, che non dava prospettive a tutti coloro che lavoravano per vivere nei campi polesani. Da questa situazione nacque una aggregazione proprio per difendere la dignità dei piccoli proprietari e per riconoscere valore del loro lavoro. Lo sviluppo dell’associazione prese vita velocemente in tutta la provincia perché, come scriveva l’associazione sul suo foglio, “la causa del piccolo proprietario è la causa dell’agricoltura italiana!”.

L’agricoltura in Polesine. “Nella nostra provincia – sottolinea il presidente di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan – l’agricoltura ha sempre ricoperto un ruolo importante dell’economia polesana. Anche oggi si mostra il settore economico di riferimento in tutte le sue declinazioni che vanno dall’allevamento, all’estensivo, alla pesca passando per l’ortofrutticolo e proprio per questo vorremmo che il centenario fosse l’occasione per ribadire l’importanza della valorizzazione di questo grande patrimonio economico e sociale, nonché speranza di futuro per le nostre aziende e per il nostro territorio”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Rovigo

19-20 ottobre 2019, al via il “week-end Unesco” sulle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene con escursioni gratuite su prenotazione

Il prossimo fine settimana, 19 e 20 ottobre, sarà un week end dedicato alle colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, insignite lo scorso luglio del Patrimonio dell’Umanità Unesco. Una due giorni di festeggiamenti pensato da Regione del Veneto e ATS per condividere il traguardo con tutti gli abitanti dei comuni coinvolti e i visitatori.

Escursioni e assaggi. Sia sabato 19 sia domenica 20, sono previste escursioni “A piedi tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene” organizzate in collaborazione con Unpli Treviso e Primavera del Prosecco Superiore. Per i turisti del gusto, poi, già da oggi, giovedì 17 fino a domenica 20, è previsto il programma “A tavola con il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg”. Che, grazie a numerosi ristoranti del Conegliano Valdobbiadene aderenti all’iniziativa, consentirà di degustare, sia a pranzo sia a cena, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg abbinato a un “piatto Unesco” creato per l’occasione. Prenotazione obbligatoria  (IAT Conegliano – 0438.21230. Ulteriori informazioni: treviso@unpliveneto.it. Le escursioni sono gratuite e riservate ad un massimo di 25 partecipanti. Si consigliano abbigliamento e scarpe da trekking. Itinerari: Tra Rive e Chiesette | Farra di Soligosabato 19 ottobre, ore 9.30; Le Grotte del Caglieron | Fregona sabato 19 ottobre, ore 10.0; L’anello del Prosecco | Valdobbiadene sabato 19 ottobre, ore 14.00;  Nei dintorni del Castello | Susegana sabato 19 ottobre, ore 14.30; Passeggiata tra i castagneti | Combai (Miane) domenica 20 ottobre, ore 9.30; Il Molinetto della Croda | Refrontolo domenica 20 ottobre, ore 14.30; Itinerari storico-culturali Serravalle e i suoi luoghi storici | Vittorio Veneto sabato 19 ottobre, ore 10.00; La Confraternita dei Battuti | Conegliano sabato 19 sabato, partenza ore 15.00; L’Abbazia e il Borgo di Follina| Follina domenica 20 ottobre, ore 14.30. Per organizzare al meglio il proprio “week-end Unesco” saranno operativi durante il fine settimana degli info-point, a cura di Unpli Treviso e Primavera del Prosecco Superiore. I punti informativi saranno allestiti nei Comuni di: Cison di Valmarino, Conegliano, Follina, Fregona, Miane (Combai), Pieve di Soligo, Refrontolo, Revine Lago, San Pietro di Feletto, Sarmede, Sernaglia della Battaglia, Tarzo, Treviso, Valdobbiadene e Vittorio Veneto. In generale, per informazioni: ATS “Colline di Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità” Tel. 0438 83028; segreteria@prosecco.it

Convegno “Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene: prospettive per il territorio”. Domenica 20 ottobre ore 10.00 – Teatro Careni, Pieve di Soligo (Treviso) Interverranno, moderati da Luciano Ferraro, giornalista esperto di enologia, il sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan, per i saluti iniziali, Franco Bernabè, presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, Innocente Nardi, presidente dell’Associazione temporanea di scopo, Pia Petrangeli, segretariato Generale – Servizio I Coordinamento- Ufficio Unesco Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed Emilio Gatto – direttore Generale dello Sviluppo Rurale del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. L’incontro, inoltre, sarà arricchito dagli approfondimenti di Amerigo Restucci, coordinatore Comitato Scientifico del sito Unesco; Mauro Agnoletti – coordinatore dossier candidatura del sito Unesco, Roberto Cerrato, direttore associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato Unesco; Vincenzo Tinè – soprintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso. Chiuderà il presidente Luca Zaia.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Strade del vino e dei prodotti tipici del Veneto, scarseggiano le risorse finanziarie per la loro affermazione in Italia e all’estero

Il coordinamento delle Strade del vino e dei sapori tipici del Veneto

Veneto Agricoltura ha realizzato il report sulle “Strade del vino e dei prodotti tipici”, in Veneto 19, sorte 18 anni fa con una legge regionale. Lo studio dell’Agenzia regionale si è posto l’obiettivo di analizzare queste realtà, di verificarne i fattori di successo e le criticità, nonché di individuare azioni, strumenti e informazioni utili ad affrontare le sfide future.

La metodologia utilizzata ha visto la messa a punto e distribuzione di un apposito questionario ad un campione rappresentativo di 211 associati alle Strade, su circa 800 complessivi, suddivisi in base alla tipologia di attività, ovvero: aziende produttrici (aziende agricole, cantine); strutture ricettive (agriturismo, alberghi, bed & breakfast); servizi per la ristorazione (trattorie, ristoranti, enoteche, bar); altre attività inerenti la Strada (agenzie turistiche, guide, musei, piccoli negozi). All’analisi hanno collaborato sia il neonato Coordinamento regionale delle Strade del vino e dei prodotti tipici, che il referente ufficio della Regione del Veneto.

Punti di forza. Riguardo alla “base associativa” del Coordinamento delle Strade del vino e dei prodotti tipici, essa è formata da un nucleo consolidato pari a circa il 50% (soci da più di 8 anni), mentre l’8% lo è da meno di due anni, ma con la caratteristica della prevalenza di produttori che effettuano anche vendita diretta. Alcune Strade attraggono turisti grazie al brand vino, incoming del quale beneficiano alberghi, ristoranti e altri soggetti ma, ahi loro, non i produttori: il prodotto vino pur possedendo dei brand molto forti (Amarone, Prosecco, etc.), non sempre è correttamente allineato/utilizzato per la valorizzazione comunicativa del territorio. Il principale veicolo promozionale a disposizione delle Strade del Vino è il web, Internet, in linea con il tipo di turismo che esse attraggono, dall’estero o comunque da fuori Veneto; dato questo che fornisce un’indicazione molto precisa sull’investimento strategico da fare in termini di marketing. L’altro binario informativo è il sempreverde “passaparola”, che indica quali fattori determinanti il contatto fiduciario e il gradimento dell’esperienza; l’analisi dei questionari fa emergere con grande chiarezza che il “passaparola” premia soprattutto i produttori e la vendita diretta. Le Guide, invece, sono il maggior veicolo pubblicitario dei ristoratori, mentre per l’accoglienza contano oltre ad internet, le agenzie turistiche. La provenienza dei turisti dall’estero premia maggiormente i produttori. Quella di prossimità, cioè italiani specie del Nord, premia invece i ristoratori che comunque hanno anche un 39% di clienti dall’estero.

Punti di debolezza. Il Report segnala invece criticità nella scarsità di risorse finanziarie a disposizione dell’attività delle Strade, e quindi nella conseguente mancanza di eventi promozionali. Sono soprattutto albergatori e attività collegate alla Strada che richiamano il tema della scarsa notorietà turistica del loro territorio. La carenza di personale e la concorrenza tra vicini sono lacune evidenziate soprattutto tra i produttori.

Prospettive future. Quindi, che fare?  La prospettiva più agognata che i tecnici di Veneto Agricoltura rilevano dall’analisi comparata dei questionari è la necessità di aprirsi maggiormente al turismo estero. In particolare, gli albergatori sono più sensibili alla costruzione di proposte integrate, che implichino una permanenza più lunga e una capienza di spesa più generosa. Nonostante molti soci avvertano la difficoltà di coordinare le attività aziendali con quelle delle Strade, ben l’85% è risoluto a continuare e a investire in questa esperienza. Anzi, lì dove si registrano alcune sacche di disaffezione, vi è anche una quota importante di soci determinati ad impegnarsi di più nell’organismo associativo. Le minacce più sentite dagli scettici riguardano la riduzione dei contributi pubblici e la marginalità nella promozione turistica. Ma poiché si avverte che il contesto è quello di un mercato in crescita, in particolare tra gli stranieri e i non veneti, è evidente che le Strade rappresentano sicuramente uno strumento importante da utilizzare e da sfruttare per la promozione del territorio e la produzione di esperienze non replicabili destinate ai turisti.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Agricoltura 4.0. Presentato oggi a Zenson di Piave (TV) il robot che poterà le vigne e raccoglierà l’uva

Nel prossimo futuro un robot sfalcerà l’erba nei vigneti, distribuirà i fitofarmaci necessari alle piante e sarà anche in grado di potare le vigne e di raccogliere l’uva. Si chiama Rovitis 4.0 e sarà presentato oggi alle 15 nell’azienda Terre Grosse a Zenson di Piave (Treviso), a una delegazione in arrivo dalla Polonia, composta da rappresentanti ministeriali, ricercatori, tecnici e agricoltori, interessati dai progetti innovativi nel campo dell’agricoltura.

Rovitis 4.0 è un progetto finanziato dal Programma di sviluppo rurale (Psr) del Veneto di cui sono partner Confagricoltura Veneto, il Centro per la ricerca in agricoltura Crea e il Centro per la ricerca in viticoltura ed enologia Cirve. Si tratta di un sistema altamente innovativo per il settore vitivinicolo del Veneto: una gestione robotizzata del vigneto, che si basa sul dialogo tra un mezzo robotico, la sensoristica e un software Dss (Sistema di supporto alle decisioni). Una macchina intelligente, dotata di sensori e presto anche di telecamere, grazie ai quali tutte le operazioni saranno completamente automatizzate. Al viticoltore sarà sufficiente impostare il programma di trattamenti, che poi il robot eseguirà in modalità autonoma. Oggi il macchinario viene già impiegato in alcune aziende, come quella di Zenson di Piave, nella distribuzione dei fitofarmaci in vigneto. Ma in futuro si prospettano altre applicazioni quali lo sfalcio dell’erba, la lavorazione sottofila, l’attività di potatura e la raccolta dell’uva.

“Non si tratta di sostituire gli uomini con i robot, ma di trovare nelle nuove tecnologie un valido supporto per le aziende vitivinicole nel lavoro agricolo. L’obiettivo dell’agricoltura 4.0 è di andare a implementare dei modelli di robotizzazione, con macchinari senza operatore, che consentono di elaborare velocemente dei dati per capire lo stato di salute della vite, quali trattamenti fare, come usare meno principi attivi. Il fatto che non ci sia un operatore alla guida ci consente di operare con sicurezza anche dove le pendenze sono proibitive e con assoluta precisione. I robot, infatti, contengono all’interno tutta la mappatura dei vigneti, con la disposizione dei filari, e sono in grado di seguire il percorso indicato senza errori”, sottolinea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto. Aggiunge Francesco Meneghetti, responsabile dei progetti innovativi per Confagricoltura Veneto: “Con questi macchinari innovativi sarà possibile ottimizzare le risorse, ridurre i costi di produzione delle uve anche nelle aziende di piccole e medie dimensioni, minimizzare l’impatto ambientale grazie a un uso razionale e mirato dei prodotti fitosanitari e ridurre i rischi per la salute degli operatori nelle pratiche agricole. Naturalmente è indispensabile che i nuovi macchinari abbiano costi contenuti, in modo da essere accessibili anche alle piccole aziende”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Incidenti in agricoltura, calano a Verona, la provincia più agricola del Veneto

Negli ultimi 5 anni gli infortuni nei campi nel Veronese, provincia che è la prima del Veneto per produzione agricola e quindi ha un utilizzo maggiore di manodopera, sono diminuiti del 17,1%, in controtendenza rispetto al totale assoluto riguardante tutti i settori lavorativi che segna un aumento del 2,4%. Nel 2018, infatti, il numero di infortuni in agricoltura è passato da 1.161 del 2014 a 962 del 2018, mentre quello generale ha fatto un balzo in avanti dai 15.826 del 2014 ai 16.212 del 2018. Un dato che fa ben sperare alla vigilia della vendemmia.

L’andamento positivo emerge da un’indagine di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre su dati Inail, che ha esaminato l’andamento dell’ultimo quinquennio. I numeri parlano chiaro: tra il 2014 e il 2018 nella provincia di Verona si è registrato il maggiore calo in termini assoluti di infortuni in agricoltura: 1.161 nel 2014, 1.110 nel 2015, 1.059 nel 2016, 924 nel 2017, 962 nel 2018. Un miglioramento che posiziona la provincia di Verona, con -199 infortuni, al primo posto nel Veneto, prima di Vicenza (-114), Treviso (-70), Rovigo (-50), Venezia (-43), Belluno (-1), Padova (+3). Al diminuire degli infortuni corrisponde una diminuzione del numero di giorni di indennizzo: oltre 2.800 giornate in meno, rispetto al 2014, che corrispondono a un calo di oltre il 11,3%.

Le conseguenze. Verona nel 2018 ha segnato 5 infortuni con esito mortale, mentre la percentuale di infortuni senza menomazioni è stata pari al 75,8%, inferiore alla media nazionale (78,1%) e quella con macro menomazioni è inferiore rispetto alla media veneta e italiana. Per quanto riguarda le fasce d’età, rispetto al 2014 si nota nel 2018 una diminuzione degli infortuni più evidente nel caso delle età intermedie (-24,3% tra 45-54 anni); rilevante anche il calo che si registra tra i giovani fino a 35 anni (-23,1%). Gli infortuni sul luogo di lavoro sono 916 e sono diminuiti in maniera meno rilevante di quelli in itinere, che rappresentano il 5%. Un altro dato interessante sono le denunce per nazionalità. Mentre sono costantemente in calo gli infortuni che riguardano i cittadini italiani (-20,4%), dopo tre annate positive sono di nuovo in crescita quelli che vedono coinvolti gli stranieri. Il 29% ha riguardato cittadini di nazionalità romena, il 15,5% romena, il 26% marocchina e il 9% indiana. In generale il calo riguarda molto più gli uomini (-18,3%) delle donne (-10,4%). Infine, un cenno alle malattie professionali, che segnano un lieve incremento passando da 121 denunce del 2014 a 126 del 2018 (+ 4,1%).

Le malattie più frequenti sono le lesioni alla spalla, l’ernia di altro disco intervertebrale, la sindrome del tunnel carpale, le malattie all’orecchio. “Anche in questo caso si stanno vedendo i frutti di decenni di scarsa sensibilità e attenzione. Basti dire che le malattie prevalenti sono quelle del sistema ostomuscolare, dell’orecchio e del sistema nervoso centrale: sono patologie di accumulo che maturano in anni di esposizione, sforzi e movimenti non corretti. Perciò oggi stiamo lavorando affinché l’onda lunga si esaurisca e, con adeguate informazioni e assistenza, si possa ridurre drasticamente il numero delle patologie professionali, con beneficio per i lavoratori e riduzione dei costi sociali connessi. In questo stiamo dando un contributo fondamentale con l’ente bilaterale veronese per l’agricoltura Agribi, che sta ampliando la sua attività anche nell’ambito della sorveglianza sanitaria e nella partita della legalità del lavoro”, ha commentato al riguardo Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto

Cimice asiatica, Regione Veneto chiede sostegno economico a Governo ed Europa per quello che è diventato uno stato di calamità. In Trentino, danni per 5 milioni di euro.

Cimice asiatica su una mela (foto Codipra Trento)

“La Regione Veneto ha già stanziato quasi un milione di euro del proprio bilancio nel biennio 2019-2020 per fronteggiare l’emergenza cimice asiatica, finanziando in particolare la ricerca, affidata all’Università di Padova, e sostegni agli agricoltori per reti antinsetto, trappole, dissuasione feromonica. Ma questa non è una battaglia che potremo vincere da soli, serve l’impegno unitario e coordinato di associazioni e istituzioni ad ogni livello per predisporre un piano nazionale straordinario di interventi, che sia condiviso e sostenuto anche dall’Unione Europea”. Con queste parole Giuseppe Pan, assessore all’agricoltura regionale ha salutato i lavori del tavolo verde sulla cimice asiatica riunito ieri in Regione.

Un problema agricolo, ma non solo. “Al governo nazionale e all’Europa chiediamo la stessa attenzione riservata alla Xylella, il batterio che ha colpito gli olivi mediterranei e che ha messo a rischio l’olivicoltura, così la cimice asiatica sta compromettendo l’intero comparto frutticolo e le produzioni che più caratterizzano il nostro sistema produttivo. Inoltre, danni causati dalla proliferazione dall’insetto alieno non sono solo un problema agricolo, ma anche sociale e turistico. Il problema ha assunto dimensioni tali che richiedono un piano quinquennale di sostegno al settore dal 2019 al 2023 da 100 milioni di euro l’anno”.

Impegni e interventi. L’assessore ha quindi proposto ai rappresentanti delle organizzazioni dei produttori una sequenza di impegni e di interventi da condividere: ricerca chimica sugli insetticidi più idonei e meno volatili e ricerca biologica sugli antagonisti mirata non solo all’introduzione della ‘vespa samurai’, ma anche alla valorizzazione di insetti autoctoni; coinvolgimento diretto del Crea e delle sue sperimentazioni; un tavolo nazionale nel quale Governo e Regioni possano condividere velocemente gli esiti di ricerche e sperimentazioni, individuare parametri ed eventuali deroghe per l’utilizzo di prodotti fitosanitari, attivare forme di indennizzo e di sostegno.

La situazione in Trentino. Se il Veneto piange, il Trentino non ride. In una nota stampa del Co.Di.Pr.A. di Trento, risulta che, da una prima stima effettuata attraverso i periti in azione per i rilievi dei danni da grandine, i danni causati dalla cimice asiatica alle produzioni della Provincia ammontano a già circa 5 milioni di euro. Tra  gli studi in corso sul territorio provinciale per capire come contrastare la cimice, vi è il Partenariato europeo per l’Innovazione Innovation Tecnology Agriculture (PEI ITA 2.0) che sta cercando di capire come attivare una tutela mutualistica per gli agricoltori trentini al fine di indennizzare i danni causati da cimice asiatica. I partner del Progetto sono Co.Di.Pr.A. (capofila), Agriduemila srl, Fondazione Edmund Mach, Università di Padova, Coldiretti Trento, Asnacodi, C.A.A. ATS (Confagricoltura), Itas Mutua e A&A. “In pratica – evidenzia Andrea Berti, direttore di Co.Di.Pr.A., – abbiamo strutturato un fondo mutualistico e richiesto il riconoscimento in qualità di Soggetto Gestore al Ministero dell’Agricoltura che nel 2020 andrà a coprire anche le perdite di produzione causate dalla cimice. Il fondo fitopatie, così è stato denominato, ha già riscosso un notevole successo tra gli agricoltori e, appena avremmo il via dal Ministero dell’agricoltura, saremo in grado di attivare eventuali indennizzi già a partire dal 2020. Va evidenziato che questo tipo di fondi godono di una elevata contribuzione pubblica pari al 70%, una vera e propria risorsa economica per l’agricoltura provinciale”.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto/Co.di.pr.a.

23 settembre 2019, all’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (PD) cena benefica “Sotte le stelle per Adamitullo”

Lunedì 23 settembre 2019, nella corte dell’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (PD), alle ore 20, sarà organizzata in collaborazione con l’associazione Amici di Adamitullo, onlus che collabora da oltre 10 anni con i padri Salesiani sostenendo progetti di sviluppo in Etiopia, la cena d’autore e di beneficenza “Sotto le stelle per Adamitullo“. La serata sarà supportata dalla collaborazione di 11 chef e 2 pasticceri che “doneranno” 1 creazione gastronomica ciascuno e 14 aziende che metteranno a disposizione le loro migliori etichette.

I protagonisti a tavola. A dar vita alla serata saranno:  Peppe Zullo – Il cuoco contadino;  Luca Tomasicchio – Tola Rasa, Padova; Andrea Valentinetti – Radici, Padova; Nelson Meneghello – Garibaldi, Chioggia (VE); Davide di Rocco – Fuel Ristorante in Prato, Padova; Silvia Moro – Aldo Moro, Montagnana (PD); Paolo Giraldo – Corte Verde Chiara, Correzzola (PD); Franco Favaretto – Baccalà Divino, Mestre (VE); Davide Filippetto – Storie d’amore, Borgoricco (PD); Gregorio Scicchitano – Grand Hotel Terme Spa Montegrotto Terme (PD); Filippo Riatti – Osterie Meccaniche;  Roberto dalla Bona – Pasticceria Dalla Bona Montegrotto Terme (PD);  Jacopo Braggion – Gelateria da Bepi. Le etichette: Zenato, Verona; Vignalta, Colli Euganei; Astoria, Susegana; Tunella, Premariacco; Belon du Belon, Franciacorta; Tramin, Termeno; Ca’ della vigna, Colli Euganei; Montegrande, Colli Euganei; Ca’ Lustra, Colli Euganei; Birra Antoniana, Padova; Vicentini, Colognola ai Colli (VR); Comunian, Padova; Poli1898, Bassano del Grappa (VI); Tu coffe. Contributo di partecipazione a partire da 50 euro a persona, prenotazioni tel. trattoria Ballotta 049.5212970, oppure 049-8070631 info@amicidiadamitullo.org, max 200 partecipanti.

don Cesare Bullo

Il progetto di solidarietà. La missione salesiana di Adamitullo si trova in Etiopia e ospita, nutre e istruisce più di 900 bambini provenienti dalle aree rurali più povere della regione. La coesione dei volontari dell’onlus Amici di Adamitullo, la loro passione e lo spirito di amicizia che li lega a don Cesare Bullo, missionario in Africa dal 1975 e referente delle 13 missioni salesiane in Etiopia, di cui la più piccola è proprio quella del villaggio di Adamitullo, a circa 170 km da Adis Abeba, hanno presto convinto l’Antica Trattoria Ballotta della famiglia Legnaro/Cucco ad organizzare l’evento, con le brigate di sala e cucina dello storico ristorante ai piedi dei Colli Euganei pronte a dare tutto il supporto logistico agli chef e ai vigneron delle cantine partecipanti ma anche a un mastro birraio e a un gran caffettiere.

Fonte: Servizio stampa Antica Trattoria Ballotta

A.A.A. Cercansi “giudici buongustai” di 600 tiramisù

giudice buongustaioTorna il test online per poter diventare uno dei 100 “giudici buongustai” alla Tiramisù World Cup 2019. In tutto, 600 piatti da assaggiare e quattro le possibilità per avere il proprio posto al tavolo della giuria: 21 e 22 settembre a Villa Passariano di Udine1 e 2 novembre a Treviso.

Chiunque, se maggiorenne, può iscriversi al test online e rispondere alle 15 domande riferite al Tiramisù e al regolamento di gara. Nel 2018, oltre 7200 persone da tutto il mondo avevano tentato il test: «Quest’anno i quesiti si sono fatti un po’ più duri – spiega Francesco Redi di Twissen, ideatore ed organizzatore della competizione – . Sarà necessario aver letto a fondo il regolamento di gara, consultabile sul sito www.tiramisuworldcup.com, per poter ottenere il punteggio più alto e sperare di far parte della giuria». Le domande variano dalla conoscenza della ricetta del dolce ai casi specifici che si possono presentare in fase di gara: «Vogliamo assicurare serietà e preparazione nella scelta dei nostri giurati e questo a garanzia della qualità della competizione e dei vincitori finali – ha detto ancora Redi – . Coloro che vengono selezionati come giudici devono essere in grado di valutare il dolce, secondo tutti i criteri previsti, sia nella ricetta originale sia in quella creativa del tiramisù».

I criteri di giudizio. Armati di cucchiaini, i giudici dovranno valutare i Tiramisù secondo i già collaudati cinque punti: l’esecuzione tecnica (per l’organizzazione del tavolo, la pulizia, la gestione degli ingredienti, la capacità esecutiva), la presentazione estetica (l’aspetto, la disposizione del piatto, le decorazioni e la gradevolezza estetica finale), l’intensità gustativa (la forza e la permanenza in bocca dell’assaggio), l’equilibrio del piatto (l’equilibrio tra gli ingredienti utilizzati), la sapidità e l’armonia (la gradevolezza, l’intensità e l’armonia dei sapori, la giusta dosatura degli ingredienti). Per il Grand Final del 3 novembre a Treviso ci sarà una giuria di soli “addetti ai lavori” (fra cui chef, professionisti ed esperti di settore, docenti di pasticceria), nelle Selezioni chiunque può diventare giudice, proprio perché il tiramisù è il dolce popolare per eccellenza.

Fonte: Servizio stampa TWC 2019

Birra: patto tra Regione Veneto e Università di Padova per produrre varietà autoctone di luppolo

L’università di Padova, con il Dipartimento di agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente (Dafne), collaborerà con la Direzione agroalimentare della Regione Veneto per promuovere e sperimentare nuove coltivazioni e nuove varietà di luppolo, ingrediente base della filiera della birra.

L’accordo. La Giunta regionale del Veneto ha dato il via libera all’accordo di collaborazione che vede la Regione impegnare 30 mila euro e l’Università di Padova altri 19.050 euro al fine di approfondire la possibilità di produrre varietà autoctone del luppolo, pianta che conferisce l’aroma alla birra. L’accordo Regione-Università consentirà di attrezzare una struttura per la conservazione del materiale genetico prevenendo eventuali virus, e di analizzare campioni di germogli di luppolo per valutarne le componenti aromatiche individuando in anticipo le qualità organolettiche, al fine di poter selezionare le miglior varietà da mettere in produzione per ottenere ottime birre ‘ made in Italy’.

Sostenere la produzione locale. “A tutt’oggi nel territorio nazionale non risulta iscritta nel registro delle varietà alcun tipo di luppolo. La produzione nazionale è limitata a poche centinaia di ettari, ma il consumo di luppolo da parte dei birrifici artigianali è crescente – spiega l’assessore all’Agricoltura Pan – sinora i birrifici hanno utilizzato soprattutto luppolo prodotto pressoché esclusivamente in Germania, Francia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia e Regno Unito, in areali limitati. Il Veneto è la terza regione in Italia per numero di birrifici artigianali: se ne contano almeno 74 degli 850 censiti nella penisola da Assobirra, tra imprese di produzione diretta e brew pab. Si tratta di un settore in grande espansione, sia produttiva che commerciale, che vede la presenza determinante di giovani imprenditori. La Regione ha inteso sostenere la produzione locale varando lo scorso anno una apposita legge ‘Promozione e valorizzazione dei prodotti e delle attività dei produttori di birra artigianale” (legge 7/2018). La scelta di materie prime di qualità è il primo passo per garantire la produzione locale di birre artigianali di successo, originali e apprezzate dagli estimatori”.