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Regione Veneto, danni agricoltura cimice asiatica, risarcimenti a chi ha perso più del 30 per cento della produzione vendibile

Prende forma l’azione di risarcimento disposta dalla Regione Veneto nei confronti dei frutticoltori la cui colture sono state gravemente danneggiate dalla cimice asiatica. La Giunta regionale del Veneto ha stabilito le modalità di calcolo e assegnazione del fondo di emergenza di 3 milioni e 48 mila euro stanziato nel bilancio 2019.

Risarciti danni superiori al 30 per cento della produzione. “I danni denunciati dagli agricoltori veneti – premette l’assessore all’agricoltura Pan – sono stimati tra gli 80 e i 100 milioni di euro per l’intero comparto frutticolo. Siamo in presenza di una vera e propria calamità, diffusa in tutta la pianura veneta, che richiede un piano organico di contenimento e prevenzione, a valenza nazionale, dotato di adeguate risorse, mezzi e finanze. In attesa che il ministero competente e il governo adotti un intervento incisivo di contrasto e di indennizzo, la regione Veneto, per parte propria, ha messo in campo un primo aiuto emergenziale per soccorrere i frutticoltori che hanno subito, a causa della cimice marmorata, danni superiori al 30 per cento della produzione lorda vendibile ordinaria dell’azienda. I risarcimenti saranno ripartiti in misura proporzionale tra tutti gli eventi diritti, sino ad un massimo dell’80 per cento del danno subito”.

Per le domande di risarcimento bisogna attendere i dati delle colture ancora in atto. La definizione del valore del parametro risarcitorio per le singole colture (melo, pero, pesco, actinidia, noce da frutto e altri fruttiferi) sarà individuata con prossimo decreto del direttore della Direzione regionale agroalimentare in collaborazione con il servizio fitosanitario regionale e con Avepa, sentite le organizzazioni dei produttori agricoli e le organizzazioni professionali agricole che aderiscono al tavolo verde. Con il medesimo provvedimento, per la cui emanazione sarà necessario attendere i dati delle colture ancora in atto, verranno aperti i termini per la presentazione delle domande al fine della quantificazione del contributo regionale.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto

Radicchio di Treviso Igp, tra “Gastomania”, “Mark”, “Globalgap”, “Sqnpi”, “Certificazione residuo zero”, cambiamenti climatici e insetti alieni, s’interroga sul proprio futuro

In attesa dei grandi freddi che porteranno a maturazione la varietà tardiva, il Consorzio del Radicchio Rosso di Treviso Igp e Radicchio Variegato di Castelfranco Igp guarda al futuro delle varietà che da 23 anni tutela, e lo fa attraverso un convegno dal titolo “Il radicchio si interroga sul suo futuro”, svoltosi nei giorni scorsi. Un’iniziativa che è parte di un percorso iniziato dal Consorzio 5 anni fa con l’obiettivo di formare e informare soci produttori, associazioni di categoria e amministratori su quelle che possono essere le potenzialità di sviluppo e i traguardi raggiungibili attraverso la valorizzazione e la promozione delle 3 varietà protette. Un prodotto che registra un trend in continua crescita dal 2015, ma che necessita di pianificare il prossimo futuro per mettersi in gioco anche in ottica globale e non solo territoriale.

Da elevare il concetto di “marchio”. A fornire il proprio contributo quattro relatori, ognuno dei quali ha espresso il proprio punto di vista su quelle che possono essere le prospettive di breve e medio periodo delle pregiate cicorie. Ad aprire le riflessioni Roberto della Casa, docente, fondatore e coordinatore di Italiafruit News, che ha indagato le dinamiche del mercato ortofrutticolo nella distribuzione moderna rispetto a diversi tipo di consumatori “Il radicchio ha tutte le carte in regola per fare da traino per questo territorio – spiega Dalla Casa – Il cliente cerca un prodotto buono, garantito, sostenibile, tracciabile, biologico ma premia anche il suggerimento e l’abbinamento consigliato. Nella distribuzione moderna dovrebbe esserci più spazio dedicato ad un prodotto come il Radicchio Rosso di Treviso IGP per far comprendere cosa c’è dietro. Va considerato che tra Treviso e Bologna l’impatto del ‘fiore che si mangia’ è diverso, pertanto o il consumatore conosce quello che sta acquistando o probabilmente non lo acquista, soprattutto se ha un costo superiore ai prodotti similie conclude – bisogna elevare il concetto di ‘mark’, dobbiamo far parlare il prodotto prima, in modo immediato, ha bisogno di un marketing che spieghi cos’è come si produce, ricette, abbinamenti, e aiuti a leggere un prodotto locale in ottica globale.”

E’ vera e propria “Gastomania”. A rafforzare il punto di vista anche l’intervento di Roberta Garibaldi, docente e componente di presidenza della Società Italiana Scienze del Turismo, che ha sottolineato come grazie all’attenzione mediatica sviluppata nei confronti dei prodotti agroalimentari ci troviamo davanti ad una vera e propria “Gastomania”. “Oggi la ricchezza enogastronomica è considerata uno degli elementi più rilevanti per la scelta della meta turistica. La totalità dei turisti vuole vivere esperienze enogastronomiche (86%) – e sottolinea – quello che emerge è che c’è un forte gap tra domanda e offerta, perché spesso le aziende alimentari non sono preparate a rispondere ad un segmento di domanda affine al loro core business. Il turismo enogastonomico è turismo culturale perché deve intrecciare tre elementi: prodotto, storia, servizio.” Singolare, inoltre, l’esempio che evidenzia come stati quali Thailandia o Giamaica si stiano evolvendo molto in questa direzione pur avendo una cultura e una proposta alimentare più ristretta di quella italiana. Ed infine conclude “Da considerare inoltre in un’ottica di accoglienza finalizzata alla valorizzazione del Radicchio Rosso di Treviso IGP che a richiedere esperienze sono, non solo i turisti abbienti, ma anche i giovani e i millennials”.

Certificazioni. Riflessioni più tecniche durante la seconda parte del convegno, dove è stata evidenziata limportanza delle certificazioni nelle transizioni dei prodotti ortofrutticoli grazie all’intervento di Maria Chiara Ferrarese, vicedirettore CSQA di Thiene La certificazione è una scelta, è un concetto di garanzia che si è affermato per i retailer di tutto il mondo, i quali hanno bisogno di tutelarsi rispetto al prodotto che stanno mettendo in commercio. Questo perché molto spesso le certificazioni comunicano claim sensibili al consumatore. Il Global GAP in questo momento è uno standard mondiale che rappresenta un elemento basilare per vendere non solo alle catene più note ma anche nei discount i quali, sempre più, chiedendo le stesse garanzie delle catene maggiormente conosciute. Global GAP è nna certificazione che oggi conta 200.000 aziende registrate al mondo di cui 110.000 solo in Europa e sottolinea come in questo momento si stiano sviluppando dei moduli aggiuntivi chiesti dai grandi retailer che vanno a toccare aspetti sociali e di sostenibilità rivolta all’intera filiera. Preciso inoltre l’intervento rivolto ai nuovo marchio ministeriale SQNPI “certifica una produzione sostenibile che non include elementi di sostenibilità sociale o economica ma ha il vantaggio di poter essere richiesta da una singola azienda o da aziende associate”. Non sono mancate inoltre le precisazioni sulla Certificazione Residuo Zero, partita nel 2018 “sarà un indicatore utile per il consumatore in quanto, oltre al residuo di pesticidi sul prodotto finito (inferiore a 0,01 mg/kg), attesta anche un sistema di rintracciabilità in tutte le varie fasi e valuta il procedimento attivato per arrivare al risultato finale”.

Cambiamenti climatici e insetti alieni. A chiudere la sessione Paolo Fontana, presidente di World Biodiversity AssociationLa sostenibilità non è una alternativa, è l’unica strada. Ci sono 2 aspetti che dimostrano il perché la sostenibilità non è un’opzione, i cambiamenti climatici e gli insetti alieni. I prodotti agricoli non sono qualcosa si standard sono esposti al ciclo organico, meteorologico, di stabile c’è poco. Va sempre considerato che il cambiamento climatico mette in crisi un sistema economico, i parassiti son diversi.  Gli organismi risentono molto dei cambiamenti climatici e si comporteranno in modo diverso e l’agricoltura degli ultimi 70 anni non è resiliente, è fragile da tanti punti di vista, è vulnerabile, la moderna agricoltura deve fare qualche passo in avanti e si deve sviluppare in un’ottica ecologica capace di adattarsi e progredire, come è sempre stato, in un’ottica di ciclo ecologico”. Tanti gli spunti per la platea presente composta prevalentemente di produttori che oggi hanno la fortuna di operare in uno dei settori con maggiore margine di innovazione. Un settore al centro di numerosi dibattiti ma che, soprattutto in termini di accoglienza e valorizzazione, può ancora esprimere molto grazie a spazi a misura d’uomo situati ad un passo dalle grandi mete turistiche. Necessaria quindi la formulazione di un’offerta articolata al consumatore che esprime, sempre più, l’esigenza di incontrare il produttore

Fonte: Servizio stampa Consorzio Radicchio di Treviso Igp


Al cinema in 7 multisala del Veneto, storie e volti per far conoscere i benefici del Psr Veneto e della politica agricola comunitaria

 

Dal 17 ottobre sul grande schermo delle multisale venete si proietta “Storie di sviluppo rurale”, trailer della docu-serie che racconta l’agricoltura presente e futura del Veneto e le realtà più significative finanziate con il programma di Sviluppo rurale. I trailer sono in programmazione nelle sale UCI e The Space di Venezia – Marghera, Marcon (VE), San Giovanni Lupatoto (VR), Lugagnano di Sona (VR), Silea (TV), Torri di Quartesolo (VI), Limena (PD) e inviteranno gli spettatori ad approfondire nel sito online del Psr veneto o nei social (Youtube) le storie dei protagonisti dello sviluppo rurale veneto: cinque brevi puntate dedicate a raccontare storie di competitività aziendale, di agricoltura sostenibile e sociale, di rispetto ambientale e di valorizzazione delle aree rurali.

Protagonisti della prima puntata della docu-serie, dedicata alla redditività, alla competitività delle aziende agricole e all’ammodernamento delle strutture, sono Sara Tognato della “Cooperativa Caresà” Brugine (Padova), Carlo Finotello de “I Sapori di Sant’Erasmo” Venezia, Valentina Tomezzoli de “El Restel” di Oppeano (Verona) e Andrea Borletti, della “Tenuta Ca’ Negra” Loreo (Rovigo). Il tema della competitività ritorna anche nella seconda puntata, dedicata all’insediamento dei giovani agricoltori e alla diversificazione delle attività: a raccontarsi sono l’azienda orticola di Francesco Saltarin di Vighizzolo D’Este (Padova), Genny Varotto della “Società Agricola La Magiara” di Pozzoveggiani (PD), Ilaria Nidini della “Tenuta Santa Maria Valverde” di Marano di Valpolicella (VR) e Nicola Dalla Grana dell’“Azienda Agricola Officinalis” a Val Liona (Vicenza). La terza e la quarta puntata sono riservate all’ambiente e alla valorizzazione degli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura e all’uso efficiente delle risorse e alla riduzione delle emissioni. La quinta puntata è centrata sullo sviluppo locale delle zone rurali. Tutti gli episodi si chiudono con un pensiero rivolto al domani: agli agricoltori è stato di chiesto di immaginare il futuro dell’agricoltura veneta e della politica agricola europea.

La docu-serie si affida inoltre alle parole di Goffredo Parise, Fulvio Ervas, Dino Coltro, Mario Rigoni Stern, Giuseppe Berto, Andrea Zanzotto, per aprire ciascuna puntata con una citazione introduttiva al tema, in omaggio ad alcune delle più importanti figure della cultura veneta che hanno saputo raccontare con profondità il legame tra il mondo rurale e il territorio regionale. L’iniziativa è stata realizzata dall’Autorità di gestione, in collaborazione con l’Avepa, l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, nel quadro del piano di comunicazione del PSR Veneto.“Abbiamo voluto questa campagna di comunicazione della nostra quotidianità multimediale – commenta l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan – per far conoscere a tutti che cos’è il piano di sviluppo rurale e come sono cambiate le imprese e le aree che hanno beneficiato dei fondi comunitari del Psr. Le parole e i volti dei beneficiari renderanno più immediata la comprensione di quanto il PSR non sia solo un aiuto economico, ma anche un’adesione agli obiettivi di innovazione e sostenibilità ambientale, sociale ed economica della politica agricola europea”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Olive Colli Euganei (PD), annata nera con perdite fino all’80 per cento

olive pronte per il frantoio

Annata da dimenticare per l’olio dei Colli Euganei, in provincia di Padova, con previsioni catastrofiche per la raccolta 2019. Dopo un 2018 eccellente, coronato da un’abbondante produzione (220.000 quintali di olive in Veneto), si può parlare di vera e propria debacle, visto che si parla di perdite previste nell’ordine di decine di milioni di euro.

Niente reti a terra perché sugli alberi non c’è quasi nulla. “Nella migliore delle ipotesi, prevediamo che la raccolta segni perdite dal 70 all’80 per cento – allarga le braccia Leonardo Granata, olivicoltore di Monte Sereo del settore olivicoltori di Confagricoltura Padova -, ma io e molti altri colleghi non metteremo neppure a terra le reti per la raccolta, perché sugli alberi non c’è quasi più nulla. Trattandosi di olive, è fisiologico che anni carichi, come quello scorso, si alternino ad anni di scarica, ma un quadro così desolante è da catastrofe. Il mese di maggio molto piovoso e freddo ha interferito pesantemente nella fioritura, in quanto il fiore dell’olivo è molto delicato e ha bisogno di un buon clima per svilupparsi. Da giugno è seguito un rialzo termico importante, che ha ulteriormente aggravato la situazione. Infine c’è stato un aumento delle fitopatie, che hanno accentuato la cascola. Molti, avendo poche olive, non hanno neppure trattato adeguatamente contro la mosca olearia e perciò gli attacchi sono stati letali”.

La produzione in Veneto. Lo scorso anno la resa, favorita dalle ottimali condizioni climatiche, era stata pari a più del doppio rispetto alla pessima annata 2017. In Veneto ci sono 3.560 ettari a olivo, con crescita annua del +0,7 per cento. A Verona si concentra circa il 70 per cento delle superfici regionali, seguita da Vicenza (562 ettari, +0,4%), Treviso (550 ettari, +18,3%) e Padova (430 ettari, +3,6%). (dati Veneto agricoltura).

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova

L’Associazione Polesana Coldiretti Rovigo festeggia i primi 100 anni di storia

Coldiretti Rovigo oggi, venerdì 18 ottobre 2019, festeggia i 100 anni di storia al teatro comunale Ballarin a Lendinara (RO), città che ha dato i natali all’Associazione Polesana. Rovigo è l’unica federazione provinciale che si chiama ancora associazione; ed ecco perché festeggerà un centenario in questo 2019 anche se l’associazione nazionale è nata il 30 ottobre 1944 al termine del secondo conflitto mondiale.

Programma. Il convegno celebrativo “100 anni di Coldiretti a Rovigo: una storia di cambiamenti. Dalla terra allo stile di vita, come è cambiato il ruolo dell’agricoltore” si terrà a partire dalle 9,30. A fare gli onori di casa sarà il direttore di Coldiretti Rovigo Silvio Parizzi. Coordinerà i lavori il presidente di Coldiretti Rovigo Carlo Salvan. Presenti per i saluti il sindaco di Lendinara Luigi Viaro, il presidente della Provincia Ivan Dall’Ara, il Prefetto di Rovigo Maddalena De Luca, il vescovo della Diocesi di Adria-Rovigo Pierantonio Pavanello; seguiranno l’intervento di matrice storica di Leonardo Raito, docente dell’Università di Ferrara seguito dal presidente di Coldiretti Veneto, Daniele Sanvagno e dall’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan. Chiuderà la mattinata il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini. Infine, i presenti si sposteranno in via Conti per la mostra fotografica e documentale “Cento anni di storia”; poi in piazza Risorgimento di terrà la celebrazione con inaugurazione della targa memoriale e un buffet preparato con i prodotti delle aziende agricole polesane.

Il numero di Terra Polesana del 1920

Un po’ di storia. A febbraio del 1919, come si apprende dalla stampa locale di quel tempo, si tenne una “adunanza fra tutti i piccoli proprietari e fittavoli del comune di Lendinara per gettare le basi per la costituenda Associazione Polesana tra piccoli proprietari e fittavoli”. Qualche settimana dopo, domenica 1° marzo 1919, a Rovigo, nacque ufficialmente l’associazione. Nulla arriva per caso; si trattava di in un momento storico particolare dove vigeva una forte contrapposizione politica tra agrari liberi e leghe rosse socialiste. I piccoli proprietari e i fittavoli stavano vivendo una forte crisi economica, come del resto in tutta Europa, che non dava prospettive a tutti coloro che lavoravano per vivere nei campi polesani. Da questa situazione nacque una aggregazione proprio per difendere la dignità dei piccoli proprietari e per riconoscere valore del loro lavoro. Lo sviluppo dell’associazione prese vita velocemente in tutta la provincia perché, come scriveva l’associazione sul suo foglio, “la causa del piccolo proprietario è la causa dell’agricoltura italiana!”.

L’agricoltura in Polesine. “Nella nostra provincia – sottolinea il presidente di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan – l’agricoltura ha sempre ricoperto un ruolo importante dell’economia polesana. Anche oggi si mostra il settore economico di riferimento in tutte le sue declinazioni che vanno dall’allevamento, all’estensivo, alla pesca passando per l’ortofrutticolo e proprio per questo vorremmo che il centenario fosse l’occasione per ribadire l’importanza della valorizzazione di questo grande patrimonio economico e sociale, nonché speranza di futuro per le nostre aziende e per il nostro territorio”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Rovigo

19-20 ottobre 2019, al via il “week-end Unesco” sulle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene con escursioni gratuite su prenotazione

Il prossimo fine settimana, 19 e 20 ottobre, sarà un week end dedicato alle colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, insignite lo scorso luglio del Patrimonio dell’Umanità Unesco. Una due giorni di festeggiamenti pensato da Regione del Veneto e ATS per condividere il traguardo con tutti gli abitanti dei comuni coinvolti e i visitatori.

Escursioni e assaggi. Sia sabato 19 sia domenica 20, sono previste escursioni “A piedi tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene” organizzate in collaborazione con Unpli Treviso e Primavera del Prosecco Superiore. Per i turisti del gusto, poi, già da oggi, giovedì 17 fino a domenica 20, è previsto il programma “A tavola con il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg”. Che, grazie a numerosi ristoranti del Conegliano Valdobbiadene aderenti all’iniziativa, consentirà di degustare, sia a pranzo sia a cena, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg abbinato a un “piatto Unesco” creato per l’occasione. Prenotazione obbligatoria  (IAT Conegliano – 0438.21230. Ulteriori informazioni: treviso@unpliveneto.it. Le escursioni sono gratuite e riservate ad un massimo di 25 partecipanti. Si consigliano abbigliamento e scarpe da trekking. Itinerari: Tra Rive e Chiesette | Farra di Soligosabato 19 ottobre, ore 9.30; Le Grotte del Caglieron | Fregona sabato 19 ottobre, ore 10.0; L’anello del Prosecco | Valdobbiadene sabato 19 ottobre, ore 14.00;  Nei dintorni del Castello | Susegana sabato 19 ottobre, ore 14.30; Passeggiata tra i castagneti | Combai (Miane) domenica 20 ottobre, ore 9.30; Il Molinetto della Croda | Refrontolo domenica 20 ottobre, ore 14.30; Itinerari storico-culturali Serravalle e i suoi luoghi storici | Vittorio Veneto sabato 19 ottobre, ore 10.00; La Confraternita dei Battuti | Conegliano sabato 19 sabato, partenza ore 15.00; L’Abbazia e il Borgo di Follina| Follina domenica 20 ottobre, ore 14.30. Per organizzare al meglio il proprio “week-end Unesco” saranno operativi durante il fine settimana degli info-point, a cura di Unpli Treviso e Primavera del Prosecco Superiore. I punti informativi saranno allestiti nei Comuni di: Cison di Valmarino, Conegliano, Follina, Fregona, Miane (Combai), Pieve di Soligo, Refrontolo, Revine Lago, San Pietro di Feletto, Sarmede, Sernaglia della Battaglia, Tarzo, Treviso, Valdobbiadene e Vittorio Veneto. In generale, per informazioni: ATS “Colline di Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità” Tel. 0438 83028; segreteria@prosecco.it

Convegno “Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene: prospettive per il territorio”. Domenica 20 ottobre ore 10.00 – Teatro Careni, Pieve di Soligo (Treviso) Interverranno, moderati da Luciano Ferraro, giornalista esperto di enologia, il sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan, per i saluti iniziali, Franco Bernabè, presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, Innocente Nardi, presidente dell’Associazione temporanea di scopo, Pia Petrangeli, segretariato Generale – Servizio I Coordinamento- Ufficio Unesco Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed Emilio Gatto – direttore Generale dello Sviluppo Rurale del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. L’incontro, inoltre, sarà arricchito dagli approfondimenti di Amerigo Restucci, coordinatore Comitato Scientifico del sito Unesco; Mauro Agnoletti – coordinatore dossier candidatura del sito Unesco, Roberto Cerrato, direttore associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato Unesco; Vincenzo Tinè – soprintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso. Chiuderà il presidente Luca Zaia.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Strade del vino e dei prodotti tipici del Veneto, scarseggiano le risorse finanziarie per la loro affermazione in Italia e all’estero

Il coordinamento delle Strade del vino e dei sapori tipici del Veneto

Veneto Agricoltura ha realizzato il report sulle “Strade del vino e dei prodotti tipici”, in Veneto 19, sorte 18 anni fa con una legge regionale. Lo studio dell’Agenzia regionale si è posto l’obiettivo di analizzare queste realtà, di verificarne i fattori di successo e le criticità, nonché di individuare azioni, strumenti e informazioni utili ad affrontare le sfide future.

La metodologia utilizzata ha visto la messa a punto e distribuzione di un apposito questionario ad un campione rappresentativo di 211 associati alle Strade, su circa 800 complessivi, suddivisi in base alla tipologia di attività, ovvero: aziende produttrici (aziende agricole, cantine); strutture ricettive (agriturismo, alberghi, bed & breakfast); servizi per la ristorazione (trattorie, ristoranti, enoteche, bar); altre attività inerenti la Strada (agenzie turistiche, guide, musei, piccoli negozi). All’analisi hanno collaborato sia il neonato Coordinamento regionale delle Strade del vino e dei prodotti tipici, che il referente ufficio della Regione del Veneto.

Punti di forza. Riguardo alla “base associativa” del Coordinamento delle Strade del vino e dei prodotti tipici, essa è formata da un nucleo consolidato pari a circa il 50% (soci da più di 8 anni), mentre l’8% lo è da meno di due anni, ma con la caratteristica della prevalenza di produttori che effettuano anche vendita diretta. Alcune Strade attraggono turisti grazie al brand vino, incoming del quale beneficiano alberghi, ristoranti e altri soggetti ma, ahi loro, non i produttori: il prodotto vino pur possedendo dei brand molto forti (Amarone, Prosecco, etc.), non sempre è correttamente allineato/utilizzato per la valorizzazione comunicativa del territorio. Il principale veicolo promozionale a disposizione delle Strade del Vino è il web, Internet, in linea con il tipo di turismo che esse attraggono, dall’estero o comunque da fuori Veneto; dato questo che fornisce un’indicazione molto precisa sull’investimento strategico da fare in termini di marketing. L’altro binario informativo è il sempreverde “passaparola”, che indica quali fattori determinanti il contatto fiduciario e il gradimento dell’esperienza; l’analisi dei questionari fa emergere con grande chiarezza che il “passaparola” premia soprattutto i produttori e la vendita diretta. Le Guide, invece, sono il maggior veicolo pubblicitario dei ristoratori, mentre per l’accoglienza contano oltre ad internet, le agenzie turistiche. La provenienza dei turisti dall’estero premia maggiormente i produttori. Quella di prossimità, cioè italiani specie del Nord, premia invece i ristoratori che comunque hanno anche un 39% di clienti dall’estero.

Punti di debolezza. Il Report segnala invece criticità nella scarsità di risorse finanziarie a disposizione dell’attività delle Strade, e quindi nella conseguente mancanza di eventi promozionali. Sono soprattutto albergatori e attività collegate alla Strada che richiamano il tema della scarsa notorietà turistica del loro territorio. La carenza di personale e la concorrenza tra vicini sono lacune evidenziate soprattutto tra i produttori.

Prospettive future. Quindi, che fare?  La prospettiva più agognata che i tecnici di Veneto Agricoltura rilevano dall’analisi comparata dei questionari è la necessità di aprirsi maggiormente al turismo estero. In particolare, gli albergatori sono più sensibili alla costruzione di proposte integrate, che implichino una permanenza più lunga e una capienza di spesa più generosa. Nonostante molti soci avvertano la difficoltà di coordinare le attività aziendali con quelle delle Strade, ben l’85% è risoluto a continuare e a investire in questa esperienza. Anzi, lì dove si registrano alcune sacche di disaffezione, vi è anche una quota importante di soci determinati ad impegnarsi di più nell’organismo associativo. Le minacce più sentite dagli scettici riguardano la riduzione dei contributi pubblici e la marginalità nella promozione turistica. Ma poiché si avverte che il contesto è quello di un mercato in crescita, in particolare tra gli stranieri e i non veneti, è evidente che le Strade rappresentano sicuramente uno strumento importante da utilizzare e da sfruttare per la promozione del territorio e la produzione di esperienze non replicabili destinate ai turisti.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Agricoltura 4.0. Presentato oggi a Zenson di Piave (TV) il robot che poterà le vigne e raccoglierà l’uva

Nel prossimo futuro un robot sfalcerà l’erba nei vigneti, distribuirà i fitofarmaci necessari alle piante e sarà anche in grado di potare le vigne e di raccogliere l’uva. Si chiama Rovitis 4.0 e sarà presentato oggi alle 15 nell’azienda Terre Grosse a Zenson di Piave (Treviso), a una delegazione in arrivo dalla Polonia, composta da rappresentanti ministeriali, ricercatori, tecnici e agricoltori, interessati dai progetti innovativi nel campo dell’agricoltura.

Rovitis 4.0 è un progetto finanziato dal Programma di sviluppo rurale (Psr) del Veneto di cui sono partner Confagricoltura Veneto, il Centro per la ricerca in agricoltura Crea e il Centro per la ricerca in viticoltura ed enologia Cirve. Si tratta di un sistema altamente innovativo per il settore vitivinicolo del Veneto: una gestione robotizzata del vigneto, che si basa sul dialogo tra un mezzo robotico, la sensoristica e un software Dss (Sistema di supporto alle decisioni). Una macchina intelligente, dotata di sensori e presto anche di telecamere, grazie ai quali tutte le operazioni saranno completamente automatizzate. Al viticoltore sarà sufficiente impostare il programma di trattamenti, che poi il robot eseguirà in modalità autonoma. Oggi il macchinario viene già impiegato in alcune aziende, come quella di Zenson di Piave, nella distribuzione dei fitofarmaci in vigneto. Ma in futuro si prospettano altre applicazioni quali lo sfalcio dell’erba, la lavorazione sottofila, l’attività di potatura e la raccolta dell’uva.

“Non si tratta di sostituire gli uomini con i robot, ma di trovare nelle nuove tecnologie un valido supporto per le aziende vitivinicole nel lavoro agricolo. L’obiettivo dell’agricoltura 4.0 è di andare a implementare dei modelli di robotizzazione, con macchinari senza operatore, che consentono di elaborare velocemente dei dati per capire lo stato di salute della vite, quali trattamenti fare, come usare meno principi attivi. Il fatto che non ci sia un operatore alla guida ci consente di operare con sicurezza anche dove le pendenze sono proibitive e con assoluta precisione. I robot, infatti, contengono all’interno tutta la mappatura dei vigneti, con la disposizione dei filari, e sono in grado di seguire il percorso indicato senza errori”, sottolinea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto. Aggiunge Francesco Meneghetti, responsabile dei progetti innovativi per Confagricoltura Veneto: “Con questi macchinari innovativi sarà possibile ottimizzare le risorse, ridurre i costi di produzione delle uve anche nelle aziende di piccole e medie dimensioni, minimizzare l’impatto ambientale grazie a un uso razionale e mirato dei prodotti fitosanitari e ridurre i rischi per la salute degli operatori nelle pratiche agricole. Naturalmente è indispensabile che i nuovi macchinari abbiano costi contenuti, in modo da essere accessibili anche alle piccole aziende”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Incidenti in agricoltura, calano a Verona, la provincia più agricola del Veneto

Negli ultimi 5 anni gli infortuni nei campi nel Veronese, provincia che è la prima del Veneto per produzione agricola e quindi ha un utilizzo maggiore di manodopera, sono diminuiti del 17,1%, in controtendenza rispetto al totale assoluto riguardante tutti i settori lavorativi che segna un aumento del 2,4%. Nel 2018, infatti, il numero di infortuni in agricoltura è passato da 1.161 del 2014 a 962 del 2018, mentre quello generale ha fatto un balzo in avanti dai 15.826 del 2014 ai 16.212 del 2018. Un dato che fa ben sperare alla vigilia della vendemmia.

L’andamento positivo emerge da un’indagine di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre su dati Inail, che ha esaminato l’andamento dell’ultimo quinquennio. I numeri parlano chiaro: tra il 2014 e il 2018 nella provincia di Verona si è registrato il maggiore calo in termini assoluti di infortuni in agricoltura: 1.161 nel 2014, 1.110 nel 2015, 1.059 nel 2016, 924 nel 2017, 962 nel 2018. Un miglioramento che posiziona la provincia di Verona, con -199 infortuni, al primo posto nel Veneto, prima di Vicenza (-114), Treviso (-70), Rovigo (-50), Venezia (-43), Belluno (-1), Padova (+3). Al diminuire degli infortuni corrisponde una diminuzione del numero di giorni di indennizzo: oltre 2.800 giornate in meno, rispetto al 2014, che corrispondono a un calo di oltre il 11,3%.

Le conseguenze. Verona nel 2018 ha segnato 5 infortuni con esito mortale, mentre la percentuale di infortuni senza menomazioni è stata pari al 75,8%, inferiore alla media nazionale (78,1%) e quella con macro menomazioni è inferiore rispetto alla media veneta e italiana. Per quanto riguarda le fasce d’età, rispetto al 2014 si nota nel 2018 una diminuzione degli infortuni più evidente nel caso delle età intermedie (-24,3% tra 45-54 anni); rilevante anche il calo che si registra tra i giovani fino a 35 anni (-23,1%). Gli infortuni sul luogo di lavoro sono 916 e sono diminuiti in maniera meno rilevante di quelli in itinere, che rappresentano il 5%. Un altro dato interessante sono le denunce per nazionalità. Mentre sono costantemente in calo gli infortuni che riguardano i cittadini italiani (-20,4%), dopo tre annate positive sono di nuovo in crescita quelli che vedono coinvolti gli stranieri. Il 29% ha riguardato cittadini di nazionalità romena, il 15,5% romena, il 26% marocchina e il 9% indiana. In generale il calo riguarda molto più gli uomini (-18,3%) delle donne (-10,4%). Infine, un cenno alle malattie professionali, che segnano un lieve incremento passando da 121 denunce del 2014 a 126 del 2018 (+ 4,1%).

Le malattie più frequenti sono le lesioni alla spalla, l’ernia di altro disco intervertebrale, la sindrome del tunnel carpale, le malattie all’orecchio. “Anche in questo caso si stanno vedendo i frutti di decenni di scarsa sensibilità e attenzione. Basti dire che le malattie prevalenti sono quelle del sistema ostomuscolare, dell’orecchio e del sistema nervoso centrale: sono patologie di accumulo che maturano in anni di esposizione, sforzi e movimenti non corretti. Perciò oggi stiamo lavorando affinché l’onda lunga si esaurisca e, con adeguate informazioni e assistenza, si possa ridurre drasticamente il numero delle patologie professionali, con beneficio per i lavoratori e riduzione dei costi sociali connessi. In questo stiamo dando un contributo fondamentale con l’ente bilaterale veronese per l’agricoltura Agribi, che sta ampliando la sua attività anche nell’ambito della sorveglianza sanitaria e nella partita della legalità del lavoro”, ha commentato al riguardo Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto

Cimice asiatica, Regione Veneto chiede sostegno economico a Governo ed Europa per quello che è diventato uno stato di calamità. In Trentino, danni per 5 milioni di euro.

Cimice asiatica su una mela (foto Codipra Trento)

“La Regione Veneto ha già stanziato quasi un milione di euro del proprio bilancio nel biennio 2019-2020 per fronteggiare l’emergenza cimice asiatica, finanziando in particolare la ricerca, affidata all’Università di Padova, e sostegni agli agricoltori per reti antinsetto, trappole, dissuasione feromonica. Ma questa non è una battaglia che potremo vincere da soli, serve l’impegno unitario e coordinato di associazioni e istituzioni ad ogni livello per predisporre un piano nazionale straordinario di interventi, che sia condiviso e sostenuto anche dall’Unione Europea”. Con queste parole Giuseppe Pan, assessore all’agricoltura regionale ha salutato i lavori del tavolo verde sulla cimice asiatica riunito ieri in Regione.

Un problema agricolo, ma non solo. “Al governo nazionale e all’Europa chiediamo la stessa attenzione riservata alla Xylella, il batterio che ha colpito gli olivi mediterranei e che ha messo a rischio l’olivicoltura, così la cimice asiatica sta compromettendo l’intero comparto frutticolo e le produzioni che più caratterizzano il nostro sistema produttivo. Inoltre, danni causati dalla proliferazione dall’insetto alieno non sono solo un problema agricolo, ma anche sociale e turistico. Il problema ha assunto dimensioni tali che richiedono un piano quinquennale di sostegno al settore dal 2019 al 2023 da 100 milioni di euro l’anno”.

Impegni e interventi. L’assessore ha quindi proposto ai rappresentanti delle organizzazioni dei produttori una sequenza di impegni e di interventi da condividere: ricerca chimica sugli insetticidi più idonei e meno volatili e ricerca biologica sugli antagonisti mirata non solo all’introduzione della ‘vespa samurai’, ma anche alla valorizzazione di insetti autoctoni; coinvolgimento diretto del Crea e delle sue sperimentazioni; un tavolo nazionale nel quale Governo e Regioni possano condividere velocemente gli esiti di ricerche e sperimentazioni, individuare parametri ed eventuali deroghe per l’utilizzo di prodotti fitosanitari, attivare forme di indennizzo e di sostegno.

La situazione in Trentino. Se il Veneto piange, il Trentino non ride. In una nota stampa del Co.Di.Pr.A. di Trento, risulta che, da una prima stima effettuata attraverso i periti in azione per i rilievi dei danni da grandine, i danni causati dalla cimice asiatica alle produzioni della Provincia ammontano a già circa 5 milioni di euro. Tra  gli studi in corso sul territorio provinciale per capire come contrastare la cimice, vi è il Partenariato europeo per l’Innovazione Innovation Tecnology Agriculture (PEI ITA 2.0) che sta cercando di capire come attivare una tutela mutualistica per gli agricoltori trentini al fine di indennizzare i danni causati da cimice asiatica. I partner del Progetto sono Co.Di.Pr.A. (capofila), Agriduemila srl, Fondazione Edmund Mach, Università di Padova, Coldiretti Trento, Asnacodi, C.A.A. ATS (Confagricoltura), Itas Mutua e A&A. “In pratica – evidenzia Andrea Berti, direttore di Co.Di.Pr.A., – abbiamo strutturato un fondo mutualistico e richiesto il riconoscimento in qualità di Soggetto Gestore al Ministero dell’Agricoltura che nel 2020 andrà a coprire anche le perdite di produzione causate dalla cimice. Il fondo fitopatie, così è stato denominato, ha già riscosso un notevole successo tra gli agricoltori e, appena avremmo il via dal Ministero dell’agricoltura, saremo in grado di attivare eventuali indennizzi già a partire dal 2020. Va evidenziato che questo tipo di fondi godono di una elevata contribuzione pubblica pari al 70%, una vera e propria risorsa economica per l’agricoltura provinciale”.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto/Co.di.pr.a.