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Strade del vino e dei prodotti tipici del Veneto, scarseggiano le risorse finanziarie per la loro affermazione in Italia e all’estero

Il coordinamento delle Strade del vino e dei sapori tipici del Veneto

Veneto Agricoltura ha realizzato il report sulle “Strade del vino e dei prodotti tipici”, in Veneto 19, sorte 18 anni fa con una legge regionale. Lo studio dell’Agenzia regionale si è posto l’obiettivo di analizzare queste realtà, di verificarne i fattori di successo e le criticità, nonché di individuare azioni, strumenti e informazioni utili ad affrontare le sfide future.

La metodologia utilizzata ha visto la messa a punto e distribuzione di un apposito questionario ad un campione rappresentativo di 211 associati alle Strade, su circa 800 complessivi, suddivisi in base alla tipologia di attività, ovvero: aziende produttrici (aziende agricole, cantine); strutture ricettive (agriturismo, alberghi, bed & breakfast); servizi per la ristorazione (trattorie, ristoranti, enoteche, bar); altre attività inerenti la Strada (agenzie turistiche, guide, musei, piccoli negozi). All’analisi hanno collaborato sia il neonato Coordinamento regionale delle Strade del vino e dei prodotti tipici, che il referente ufficio della Regione del Veneto.

Punti di forza. Riguardo alla “base associativa” del Coordinamento delle Strade del vino e dei prodotti tipici, essa è formata da un nucleo consolidato pari a circa il 50% (soci da più di 8 anni), mentre l’8% lo è da meno di due anni, ma con la caratteristica della prevalenza di produttori che effettuano anche vendita diretta. Alcune Strade attraggono turisti grazie al brand vino, incoming del quale beneficiano alberghi, ristoranti e altri soggetti ma, ahi loro, non i produttori: il prodotto vino pur possedendo dei brand molto forti (Amarone, Prosecco, etc.), non sempre è correttamente allineato/utilizzato per la valorizzazione comunicativa del territorio. Il principale veicolo promozionale a disposizione delle Strade del Vino è il web, Internet, in linea con il tipo di turismo che esse attraggono, dall’estero o comunque da fuori Veneto; dato questo che fornisce un’indicazione molto precisa sull’investimento strategico da fare in termini di marketing. L’altro binario informativo è il sempreverde “passaparola”, che indica quali fattori determinanti il contatto fiduciario e il gradimento dell’esperienza; l’analisi dei questionari fa emergere con grande chiarezza che il “passaparola” premia soprattutto i produttori e la vendita diretta. Le Guide, invece, sono il maggior veicolo pubblicitario dei ristoratori, mentre per l’accoglienza contano oltre ad internet, le agenzie turistiche. La provenienza dei turisti dall’estero premia maggiormente i produttori. Quella di prossimità, cioè italiani specie del Nord, premia invece i ristoratori che comunque hanno anche un 39% di clienti dall’estero.

Punti di debolezza. Il Report segnala invece criticità nella scarsità di risorse finanziarie a disposizione dell’attività delle Strade, e quindi nella conseguente mancanza di eventi promozionali. Sono soprattutto albergatori e attività collegate alla Strada che richiamano il tema della scarsa notorietà turistica del loro territorio. La carenza di personale e la concorrenza tra vicini sono lacune evidenziate soprattutto tra i produttori.

Prospettive future. Quindi, che fare?  La prospettiva più agognata che i tecnici di Veneto Agricoltura rilevano dall’analisi comparata dei questionari è la necessità di aprirsi maggiormente al turismo estero. In particolare, gli albergatori sono più sensibili alla costruzione di proposte integrate, che implichino una permanenza più lunga e una capienza di spesa più generosa. Nonostante molti soci avvertano la difficoltà di coordinare le attività aziendali con quelle delle Strade, ben l’85% è risoluto a continuare e a investire in questa esperienza. Anzi, lì dove si registrano alcune sacche di disaffezione, vi è anche una quota importante di soci determinati ad impegnarsi di più nell’organismo associativo. Le minacce più sentite dagli scettici riguardano la riduzione dei contributi pubblici e la marginalità nella promozione turistica. Ma poiché si avverte che il contesto è quello di un mercato in crescita, in particolare tra gli stranieri e i non veneti, è evidente che le Strade rappresentano sicuramente uno strumento importante da utilizzare e da sfruttare per la promozione del territorio e la produzione di esperienze non replicabili destinate ai turisti.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Agricoltura 4.0. Presentato oggi a Zenson di Piave (TV) il robot che poterà le vigne e raccoglierà l’uva

Nel prossimo futuro un robot sfalcerà l’erba nei vigneti, distribuirà i fitofarmaci necessari alle piante e sarà anche in grado di potare le vigne e di raccogliere l’uva. Si chiama Rovitis 4.0 e sarà presentato oggi alle 15 nell’azienda Terre Grosse a Zenson di Piave (Treviso), a una delegazione in arrivo dalla Polonia, composta da rappresentanti ministeriali, ricercatori, tecnici e agricoltori, interessati dai progetti innovativi nel campo dell’agricoltura.

Rovitis 4.0 è un progetto finanziato dal Programma di sviluppo rurale (Psr) del Veneto di cui sono partner Confagricoltura Veneto, il Centro per la ricerca in agricoltura Crea e il Centro per la ricerca in viticoltura ed enologia Cirve. Si tratta di un sistema altamente innovativo per il settore vitivinicolo del Veneto: una gestione robotizzata del vigneto, che si basa sul dialogo tra un mezzo robotico, la sensoristica e un software Dss (Sistema di supporto alle decisioni). Una macchina intelligente, dotata di sensori e presto anche di telecamere, grazie ai quali tutte le operazioni saranno completamente automatizzate. Al viticoltore sarà sufficiente impostare il programma di trattamenti, che poi il robot eseguirà in modalità autonoma. Oggi il macchinario viene già impiegato in alcune aziende, come quella di Zenson di Piave, nella distribuzione dei fitofarmaci in vigneto. Ma in futuro si prospettano altre applicazioni quali lo sfalcio dell’erba, la lavorazione sottofila, l’attività di potatura e la raccolta dell’uva.

“Non si tratta di sostituire gli uomini con i robot, ma di trovare nelle nuove tecnologie un valido supporto per le aziende vitivinicole nel lavoro agricolo. L’obiettivo dell’agricoltura 4.0 è di andare a implementare dei modelli di robotizzazione, con macchinari senza operatore, che consentono di elaborare velocemente dei dati per capire lo stato di salute della vite, quali trattamenti fare, come usare meno principi attivi. Il fatto che non ci sia un operatore alla guida ci consente di operare con sicurezza anche dove le pendenze sono proibitive e con assoluta precisione. I robot, infatti, contengono all’interno tutta la mappatura dei vigneti, con la disposizione dei filari, e sono in grado di seguire il percorso indicato senza errori”, sottolinea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto. Aggiunge Francesco Meneghetti, responsabile dei progetti innovativi per Confagricoltura Veneto: “Con questi macchinari innovativi sarà possibile ottimizzare le risorse, ridurre i costi di produzione delle uve anche nelle aziende di piccole e medie dimensioni, minimizzare l’impatto ambientale grazie a un uso razionale e mirato dei prodotti fitosanitari e ridurre i rischi per la salute degli operatori nelle pratiche agricole. Naturalmente è indispensabile che i nuovi macchinari abbiano costi contenuti, in modo da essere accessibili anche alle piccole aziende”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Incidenti in agricoltura, calano a Verona, la provincia più agricola del Veneto

Negli ultimi 5 anni gli infortuni nei campi nel Veronese, provincia che è la prima del Veneto per produzione agricola e quindi ha un utilizzo maggiore di manodopera, sono diminuiti del 17,1%, in controtendenza rispetto al totale assoluto riguardante tutti i settori lavorativi che segna un aumento del 2,4%. Nel 2018, infatti, il numero di infortuni in agricoltura è passato da 1.161 del 2014 a 962 del 2018, mentre quello generale ha fatto un balzo in avanti dai 15.826 del 2014 ai 16.212 del 2018. Un dato che fa ben sperare alla vigilia della vendemmia.

L’andamento positivo emerge da un’indagine di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre su dati Inail, che ha esaminato l’andamento dell’ultimo quinquennio. I numeri parlano chiaro: tra il 2014 e il 2018 nella provincia di Verona si è registrato il maggiore calo in termini assoluti di infortuni in agricoltura: 1.161 nel 2014, 1.110 nel 2015, 1.059 nel 2016, 924 nel 2017, 962 nel 2018. Un miglioramento che posiziona la provincia di Verona, con -199 infortuni, al primo posto nel Veneto, prima di Vicenza (-114), Treviso (-70), Rovigo (-50), Venezia (-43), Belluno (-1), Padova (+3). Al diminuire degli infortuni corrisponde una diminuzione del numero di giorni di indennizzo: oltre 2.800 giornate in meno, rispetto al 2014, che corrispondono a un calo di oltre il 11,3%.

Le conseguenze. Verona nel 2018 ha segnato 5 infortuni con esito mortale, mentre la percentuale di infortuni senza menomazioni è stata pari al 75,8%, inferiore alla media nazionale (78,1%) e quella con macro menomazioni è inferiore rispetto alla media veneta e italiana. Per quanto riguarda le fasce d’età, rispetto al 2014 si nota nel 2018 una diminuzione degli infortuni più evidente nel caso delle età intermedie (-24,3% tra 45-54 anni); rilevante anche il calo che si registra tra i giovani fino a 35 anni (-23,1%). Gli infortuni sul luogo di lavoro sono 916 e sono diminuiti in maniera meno rilevante di quelli in itinere, che rappresentano il 5%. Un altro dato interessante sono le denunce per nazionalità. Mentre sono costantemente in calo gli infortuni che riguardano i cittadini italiani (-20,4%), dopo tre annate positive sono di nuovo in crescita quelli che vedono coinvolti gli stranieri. Il 29% ha riguardato cittadini di nazionalità romena, il 15,5% romena, il 26% marocchina e il 9% indiana. In generale il calo riguarda molto più gli uomini (-18,3%) delle donne (-10,4%). Infine, un cenno alle malattie professionali, che segnano un lieve incremento passando da 121 denunce del 2014 a 126 del 2018 (+ 4,1%).

Le malattie più frequenti sono le lesioni alla spalla, l’ernia di altro disco intervertebrale, la sindrome del tunnel carpale, le malattie all’orecchio. “Anche in questo caso si stanno vedendo i frutti di decenni di scarsa sensibilità e attenzione. Basti dire che le malattie prevalenti sono quelle del sistema ostomuscolare, dell’orecchio e del sistema nervoso centrale: sono patologie di accumulo che maturano in anni di esposizione, sforzi e movimenti non corretti. Perciò oggi stiamo lavorando affinché l’onda lunga si esaurisca e, con adeguate informazioni e assistenza, si possa ridurre drasticamente il numero delle patologie professionali, con beneficio per i lavoratori e riduzione dei costi sociali connessi. In questo stiamo dando un contributo fondamentale con l’ente bilaterale veronese per l’agricoltura Agribi, che sta ampliando la sua attività anche nell’ambito della sorveglianza sanitaria e nella partita della legalità del lavoro”, ha commentato al riguardo Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto

Cimice asiatica, Regione Veneto chiede sostegno economico a Governo ed Europa per quello che è diventato uno stato di calamità. In Trentino, danni per 5 milioni di euro.

Cimice asiatica su una mela (foto Codipra Trento)

“La Regione Veneto ha già stanziato quasi un milione di euro del proprio bilancio nel biennio 2019-2020 per fronteggiare l’emergenza cimice asiatica, finanziando in particolare la ricerca, affidata all’Università di Padova, e sostegni agli agricoltori per reti antinsetto, trappole, dissuasione feromonica. Ma questa non è una battaglia che potremo vincere da soli, serve l’impegno unitario e coordinato di associazioni e istituzioni ad ogni livello per predisporre un piano nazionale straordinario di interventi, che sia condiviso e sostenuto anche dall’Unione Europea”. Con queste parole Giuseppe Pan, assessore all’agricoltura regionale ha salutato i lavori del tavolo verde sulla cimice asiatica riunito ieri in Regione.

Un problema agricolo, ma non solo. “Al governo nazionale e all’Europa chiediamo la stessa attenzione riservata alla Xylella, il batterio che ha colpito gli olivi mediterranei e che ha messo a rischio l’olivicoltura, così la cimice asiatica sta compromettendo l’intero comparto frutticolo e le produzioni che più caratterizzano il nostro sistema produttivo. Inoltre, danni causati dalla proliferazione dall’insetto alieno non sono solo un problema agricolo, ma anche sociale e turistico. Il problema ha assunto dimensioni tali che richiedono un piano quinquennale di sostegno al settore dal 2019 al 2023 da 100 milioni di euro l’anno”.

Impegni e interventi. L’assessore ha quindi proposto ai rappresentanti delle organizzazioni dei produttori una sequenza di impegni e di interventi da condividere: ricerca chimica sugli insetticidi più idonei e meno volatili e ricerca biologica sugli antagonisti mirata non solo all’introduzione della ‘vespa samurai’, ma anche alla valorizzazione di insetti autoctoni; coinvolgimento diretto del Crea e delle sue sperimentazioni; un tavolo nazionale nel quale Governo e Regioni possano condividere velocemente gli esiti di ricerche e sperimentazioni, individuare parametri ed eventuali deroghe per l’utilizzo di prodotti fitosanitari, attivare forme di indennizzo e di sostegno.

La situazione in Trentino. Se il Veneto piange, il Trentino non ride. In una nota stampa del Co.Di.Pr.A. di Trento, risulta che, da una prima stima effettuata attraverso i periti in azione per i rilievi dei danni da grandine, i danni causati dalla cimice asiatica alle produzioni della Provincia ammontano a già circa 5 milioni di euro. Tra  gli studi in corso sul territorio provinciale per capire come contrastare la cimice, vi è il Partenariato europeo per l’Innovazione Innovation Tecnology Agriculture (PEI ITA 2.0) che sta cercando di capire come attivare una tutela mutualistica per gli agricoltori trentini al fine di indennizzare i danni causati da cimice asiatica. I partner del Progetto sono Co.Di.Pr.A. (capofila), Agriduemila srl, Fondazione Edmund Mach, Università di Padova, Coldiretti Trento, Asnacodi, C.A.A. ATS (Confagricoltura), Itas Mutua e A&A. “In pratica – evidenzia Andrea Berti, direttore di Co.Di.Pr.A., – abbiamo strutturato un fondo mutualistico e richiesto il riconoscimento in qualità di Soggetto Gestore al Ministero dell’Agricoltura che nel 2020 andrà a coprire anche le perdite di produzione causate dalla cimice. Il fondo fitopatie, così è stato denominato, ha già riscosso un notevole successo tra gli agricoltori e, appena avremmo il via dal Ministero dell’agricoltura, saremo in grado di attivare eventuali indennizzi già a partire dal 2020. Va evidenziato che questo tipo di fondi godono di una elevata contribuzione pubblica pari al 70%, una vera e propria risorsa economica per l’agricoltura provinciale”.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto/Co.di.pr.a.

23 settembre 2019, all’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (PD) cena benefica “Sotte le stelle per Adamitullo”

Lunedì 23 settembre 2019, nella corte dell’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (PD), alle ore 20, sarà organizzata in collaborazione con l’associazione Amici di Adamitullo, onlus che collabora da oltre 10 anni con i padri Salesiani sostenendo progetti di sviluppo in Etiopia, la cena d’autore e di beneficenza “Sotto le stelle per Adamitullo“. La serata sarà supportata dalla collaborazione di 11 chef e 2 pasticceri che “doneranno” 1 creazione gastronomica ciascuno e 14 aziende che metteranno a disposizione le loro migliori etichette.

I protagonisti a tavola. A dar vita alla serata saranno:  Peppe Zullo – Il cuoco contadino;  Luca Tomasicchio – Tola Rasa, Padova; Andrea Valentinetti – Radici, Padova; Nelson Meneghello – Garibaldi, Chioggia (VE); Davide di Rocco – Fuel Ristorante in Prato, Padova; Silvia Moro – Aldo Moro, Montagnana (PD); Paolo Giraldo – Corte Verde Chiara, Correzzola (PD); Franco Favaretto – Baccalà Divino, Mestre (VE); Davide Filippetto – Storie d’amore, Borgoricco (PD); Gregorio Scicchitano – Grand Hotel Terme Spa Montegrotto Terme (PD); Filippo Riatti – Osterie Meccaniche;  Roberto dalla Bona – Pasticceria Dalla Bona Montegrotto Terme (PD);  Jacopo Braggion – Gelateria da Bepi. Le etichette: Zenato, Verona; Vignalta, Colli Euganei; Astoria, Susegana; Tunella, Premariacco; Belon du Belon, Franciacorta; Tramin, Termeno; Ca’ della vigna, Colli Euganei; Montegrande, Colli Euganei; Ca’ Lustra, Colli Euganei; Birra Antoniana, Padova; Vicentini, Colognola ai Colli (VR); Comunian, Padova; Poli1898, Bassano del Grappa (VI); Tu coffe. Contributo di partecipazione a partire da 50 euro a persona, prenotazioni tel. trattoria Ballotta 049.5212970, oppure 049-8070631 info@amicidiadamitullo.org, max 200 partecipanti.

don Cesare Bullo

Il progetto di solidarietà. La missione salesiana di Adamitullo si trova in Etiopia e ospita, nutre e istruisce più di 900 bambini provenienti dalle aree rurali più povere della regione. La coesione dei volontari dell’onlus Amici di Adamitullo, la loro passione e lo spirito di amicizia che li lega a don Cesare Bullo, missionario in Africa dal 1975 e referente delle 13 missioni salesiane in Etiopia, di cui la più piccola è proprio quella del villaggio di Adamitullo, a circa 170 km da Adis Abeba, hanno presto convinto l’Antica Trattoria Ballotta della famiglia Legnaro/Cucco ad organizzare l’evento, con le brigate di sala e cucina dello storico ristorante ai piedi dei Colli Euganei pronte a dare tutto il supporto logistico agli chef e ai vigneron delle cantine partecipanti ma anche a un mastro birraio e a un gran caffettiere.

Fonte: Servizio stampa Antica Trattoria Ballotta

A.A.A. Cercansi “giudici buongustai” di 600 tiramisù

giudice buongustaioTorna il test online per poter diventare uno dei 100 “giudici buongustai” alla Tiramisù World Cup 2019. In tutto, 600 piatti da assaggiare e quattro le possibilità per avere il proprio posto al tavolo della giuria: 21 e 22 settembre a Villa Passariano di Udine, 1 e 2 novembre a Treviso.

Chiunque, se maggiorenne, può iscriversi al test online e rispondere alle 15 domande riferite al Tiramisù e al regolamento di gara. Nel 2018, oltre 7200 persone da tutto il mondo avevano tentato il test: «Quest’anno i quesiti si sono fatti un po’ più duri – spiega Francesco Redi di Twissen, ideatore ed organizzatore della competizione – . Sarà necessario aver letto a fondo il regolamento di gara, consultabile sul sito www.tiramisuworldcup.com, per poter ottenere il punteggio più alto e sperare di far parte della giuria». Le domande variano dalla conoscenza della ricetta del dolce ai casi specifici che si possono presentare in fase di gara: «Vogliamo assicurare serietà e preparazione nella scelta dei nostri giurati e questo a garanzia della qualità della competizione e dei vincitori finali – ha detto ancora Redi – . Coloro che vengono selezionati come giudici devono essere in grado di valutare il dolce, secondo tutti i criteri previsti, sia nella ricetta originale sia in quella creativa del tiramisù».

I criteri di giudizio. Armati di cucchiaini, i giudici dovranno valutare i Tiramisù secondo i già collaudati cinque punti: l’esecuzione tecnica (per l’organizzazione del tavolo, la pulizia, la gestione degli ingredienti, la capacità esecutiva), la presentazione estetica (l’aspetto, la disposizione del piatto, le decorazioni e la gradevolezza estetica finale), l’intensità gustativa (la forza e la permanenza in bocca dell’assaggio), l’equilibrio del piatto (l’equilibrio tra gli ingredienti utilizzati), la sapidità e l’armonia (la gradevolezza, l’intensità e l’armonia dei sapori, la giusta dosatura degli ingredienti). Per il Grand Final del 3 novembre a Treviso ci sarà una giuria di soli “addetti ai lavori” (fra cui chef, professionisti ed esperti di settore, docenti di pasticceria), nelle Selezioni chiunque può diventare giudice, proprio perché il tiramisù è il dolce popolare per eccellenza.

Fonte: Servizio stampa TWC 2019

Birra: patto tra Regione Veneto e Università di Padova per produrre varietà autoctone di luppolo

L’università di Padova, con il Dipartimento di agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente (Dafne), collaborerà con la Direzione agroalimentare della Regione Veneto per promuovere e sperimentare nuove coltivazioni e nuove varietà di luppolo, ingrediente base della filiera della birra.

L’accordo. La Giunta regionale del Veneto ha dato il via libera all’accordo di collaborazione che vede la Regione impegnare 30 mila euro e l’Università di Padova altri 19.050 euro al fine di approfondire la possibilità di produrre varietà autoctone del luppolo, pianta che conferisce l’aroma alla birra. L’accordo Regione-Università consentirà di attrezzare una struttura per la conservazione del materiale genetico prevenendo eventuali virus, e di analizzare campioni di germogli di luppolo per valutarne le componenti aromatiche individuando in anticipo le qualità organolettiche, al fine di poter selezionare le miglior varietà da mettere in produzione per ottenere ottime birre ‘ made in Italy’.

Sostenere la produzione locale. “A tutt’oggi nel territorio nazionale non risulta iscritta nel registro delle varietà alcun tipo di luppolo. La produzione nazionale è limitata a poche centinaia di ettari, ma il consumo di luppolo da parte dei birrifici artigianali è crescente – spiega l’assessore all’Agricoltura Pan – sinora i birrifici hanno utilizzato soprattutto luppolo prodotto pressoché esclusivamente in Germania, Francia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia e Regno Unito, in areali limitati. Il Veneto è la terza regione in Italia per numero di birrifici artigianali: se ne contano almeno 74 degli 850 censiti nella penisola da Assobirra, tra imprese di produzione diretta e brew pab. Si tratta di un settore in grande espansione, sia produttiva che commerciale, che vede la presenza determinante di giovani imprenditori. La Regione ha inteso sostenere la produzione locale varando lo scorso anno una apposita legge ‘Promozione e valorizzazione dei prodotti e delle attività dei produttori di birra artigianale” (legge 7/2018). La scelta di materie prime di qualità è il primo passo per garantire la produzione locale di birre artigianali di successo, originali e apprezzate dagli estimatori”.

 

Aiuti agli apicoltori, la regione Veneto apre i bandi a favore delle associazioni apistiche

La Giunta regionale del Veneto ha dato il via al piano per la campagna 2919-2020 che mette a disposizione degli apicoltori, tramite le associazioni apistiche, 365 mila euro, provenienti da fondi comunitari e statali, per contribuire alle iniziative di formazione, aggiornamento e miglioramento produttivo concordate nell’ambito della Consulta regionale per l’apicoltura.

Il piano regionale andrà a finanziare: assistenza tecnica agli apicoltori e alle organizzazioni di apicoltori; lotta contro gli aggressori e le malattie dell’alveare, in particolare la varroatosi; misure di sostegno ai laboratori di analisi dei prodotti dell’apicoltura al fine di aiutare gli apicoltori a commercializzare e valorizzare i loro prodotti; misure di sostegno del ripopolamento del patrimonio apicolo dell’Unione; iniziative di collaborazione con gli organismi specializzati nella realizzazione dei programmi di ricerca applicata nei settori dell’apicoltura e dei prodotti dell’apicoltura; miglioramento della qualità dei prodotti per una loro maggiore valorizzazione sul mercato. A gestire le domande di contributo e l’erogazione dei fondi è Avepa, l’organismo per i pagamenti in agricoltura. Il bando va a finanziare spese effettuate entro il 31 luglio 2020.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto

Allagamenti negli orti di Chioggia (VE), a rischio i raccolti di settembre. Boscolo Palo chiama in causa il Consorzio di bonifica Delta Po.

La pioggia caduta tra venerdì 26 e domenica 28 luglio scorso ha provocato vasti allagamenti a Chioggia (VE), negli orti di Ca’ Lino/Isolaverde, un’area vasta centinaia di ettari. “I circa 140 mm caduti possono aver compromesso la produzione del radicchio che sarebbe stata raccolta nel mese di settembre. Le piantine trapiantate sono state letteralmente sommerse dall’acqua e si teme una volta riemerse che il caldo estivo le porti all’asfissia, visto che il terreno è e rimarrà impregnato d’acqua per diversi giorni. Questa situazione andrà a pregiudicare il regolare trapianto delle varietà tardive. Ovviamente anche le altre produzioni, come ad esempio le carote seminate a giugno e le patate ancora da raccogliere, corrono glistessi rischi”, ha affermato Giuseppe Boscolo Palo, amministratore unico del Mercato di Chioggia/Brondolo.

Problemi strutturali? “Aldilà del fatto contingente – continua Boscolo Palo – il problema dello scolo delle acque in questa vasta area è strutturale e lo avevo segnalato al Consorzio di Bonifica Delta Po a febbraio di quest’anno a seguito dell’evento atmosferico del settembre 2018, che aveva causato anche allora allagamenti e perdite di prodotto. In quel caso il Consorzio di Bonifica aveva rilevato che la mancata manutenzione dei fossi dei terreni di proprietà privata era stata una delle cause, sostenendo che la rete di scolo consortile risultava ottimamente idonea per garantire il deflusso delle acque anche in caso di eventi metereologici di severa entità. La mia missiva al Consorzio di Bonifica – conclude Boscolo Palo – aveva voluto evidenziare che le criticità e le inadeguatezze della rete di scolo consortile sono sempre esistite, prova ne sia che molti anni fa era stato posizionato un tubo sotto la strada arginale del Brenta per permettere ad una pompa di smaltire l’acqua in eccesso. Questo intervento, come le tombinature sotto le rampe di accesso alle capezzagne che dall’argine si diramano verso gli orti, è stato rimosso alcuni anni fa quando sono stati eseguiti i lavori del rialzamento dell’argine. È evidente che bisogna intervenire attraverso un progetto complessivo che metta in sicurezza tutto il territorio orticolo“.

Sinergia d’intenti. L’assessore all’Agricoltura Daniele Stecco ha affermato: “Convocherò nei prossimi giorni il Consorzio di Bonifica Delta Po, il Mercato Orticolo di Brondolo e le tre organizzazioni di rappresentanza agricola al tavolo verde per capire quali interventi bisogna mettere in campo per contrastare con efficacia gli effetti sempre più violenti del cambiamento climatico, che mettono gravemente a repentaglio la produzione e quindi la redditività delle aziende agricole”.

Fonte: Servizio stampa Mercato ortofrutticolo di Chioggia

Il mondo della viticoltura veneta piange la scomparsa di Franco Zanovello, un uomo che voleva il bene del territorio

Franco Zanovello

(foto e testo di Maurizio Drago, consigliere Argav) L’improvvisa scomparsa di Franco Zanovello, presidente della Strada del Vino dei Colli Euganei, nel Padovano, ha lasciato sconcertati tutti coloro che lo conoscevano.

Stroncato da infarto il 27 luglio 2019 mentre si trovava per una breve vacanza a Creta, era stato il fondatore della cantina vitivinicola “Ca’ Lustra” di Cinto Euganeo. 64 anni, 2 figli (Linda e Marco che ora seguono la cantina), ingegnere, aveva abbandonato quell’attività e si era dedicato totalmente alla coltura della vite e alla realizzazione del vino “buono”, valorizzando le 12 Doc e le 3 Docg dei Colli Euganei, insistendo sempre con i suoi colleghi vignaioli di produrre un vino di qualità. Una determinazione che lo aveva portato ad assumere, qualche anno fa, la carica di presidente della Strada del Vino dei Colli Euganei, facendo conoscere con la sua attività il vino sia in Italia che all’estero.

Franco Zanovello era un uomo di poche parole, anche quando veniva intervistato dai giornalisti. Quelle che diceva, le calibrava e le usava in modo giusto per portare avanti i suoi progetti visionari. Che poi concretizzava. Tempo fa parlava di realizzare un evento importante sui Colli Euganei, i “Vulcanei” (importante rassegna enologica dei vini vulcanici) e ci è riuscito. Voleva portare Calici sotto le stelle ad Arquà Petrarca e ci è riuscito. Voleva costruire un palcoscenico naturale nei Colli Euganei, a ridosso del Monastero degli Olivetani per promuovere concerti, musica e teatro all’aperto e ci è riuscito. Diceva che i Colli Euganei rappresentano un “unicum” mondiale grazie alla loro formazione vulcanica e al terreno, puntava sulla qualità dei vini e ci è riuscito a dar valore a territorio e vini! Quando si intestardiva su un obiettivo andava avanti sino in fondo e ci riusciva.

Franco Zanovello, conosciuto e rispettato da moltissimi colleghi italiani e non, si batteva constantemente per il rispetto del territorio, dell’ambiente e della natura. Fin dallo scorso anno, sempre più assiduamente, portava avanti il suo più grande progetto: far divenire i Colli Euganei PARCO BIOLOGICO D’ITALIA! Sarebbe stato il primo in assoluto nel Belpaese. Era un visionario, un visionario filosofo. Amante del buono e del bello. Ma, soprattutto, con la voglia di svilupparlo e farlo apprezzare a un sempre maggior numero di persone. Non aveva nessuna mira politica o ambizione istituzionale, non voleva questo. La sua passione erano la moto, la letteratura, il saper gustare attimo per attimo la vita con la voglia di condividere. Come degustare lentamente un bicchiere di vino, quello migliore, sorseggiando e misurando il tempo della vita. Lui l’aveva capito facendo di questa sua passione il suo lavoro e la sua filosofia di vita.

Il direttivo e i soci Argav porgono le più sentite condoglianze alla famiglia Zanovello