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Agricoltura 4.0. Presentato oggi a Zenson di Piave (TV) il robot che poterà le vigne e raccoglierà l’uva

Nel prossimo futuro un robot sfalcerà l’erba nei vigneti, distribuirà i fitofarmaci necessari alle piante e sarà anche in grado di potare le vigne e di raccogliere l’uva. Si chiama Rovitis 4.0 e sarà presentato oggi alle 15 nell’azienda Terre Grosse a Zenson di Piave (Treviso), a una delegazione in arrivo dalla Polonia, composta da rappresentanti ministeriali, ricercatori, tecnici e agricoltori, interessati dai progetti innovativi nel campo dell’agricoltura.

Rovitis 4.0 è un progetto finanziato dal Programma di sviluppo rurale (Psr) del Veneto di cui sono partner Confagricoltura Veneto, il Centro per la ricerca in agricoltura Crea e il Centro per la ricerca in viticoltura ed enologia Cirve. Si tratta di un sistema altamente innovativo per il settore vitivinicolo del Veneto: una gestione robotizzata del vigneto, che si basa sul dialogo tra un mezzo robotico, la sensoristica e un software Dss (Sistema di supporto alle decisioni). Una macchina intelligente, dotata di sensori e presto anche di telecamere, grazie ai quali tutte le operazioni saranno completamente automatizzate. Al viticoltore sarà sufficiente impostare il programma di trattamenti, che poi il robot eseguirà in modalità autonoma. Oggi il macchinario viene già impiegato in alcune aziende, come quella di Zenson di Piave, nella distribuzione dei fitofarmaci in vigneto. Ma in futuro si prospettano altre applicazioni quali lo sfalcio dell’erba, la lavorazione sottofila, l’attività di potatura e la raccolta dell’uva.

“Non si tratta di sostituire gli uomini con i robot, ma di trovare nelle nuove tecnologie un valido supporto per le aziende vitivinicole nel lavoro agricolo. L’obiettivo dell’agricoltura 4.0 è di andare a implementare dei modelli di robotizzazione, con macchinari senza operatore, che consentono di elaborare velocemente dei dati per capire lo stato di salute della vite, quali trattamenti fare, come usare meno principi attivi. Il fatto che non ci sia un operatore alla guida ci consente di operare con sicurezza anche dove le pendenze sono proibitive e con assoluta precisione. I robot, infatti, contengono all’interno tutta la mappatura dei vigneti, con la disposizione dei filari, e sono in grado di seguire il percorso indicato senza errori”, sottolinea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto. Aggiunge Francesco Meneghetti, responsabile dei progetti innovativi per Confagricoltura Veneto: “Con questi macchinari innovativi sarà possibile ottimizzare le risorse, ridurre i costi di produzione delle uve anche nelle aziende di piccole e medie dimensioni, minimizzare l’impatto ambientale grazie a un uso razionale e mirato dei prodotti fitosanitari e ridurre i rischi per la salute degli operatori nelle pratiche agricole. Naturalmente è indispensabile che i nuovi macchinari abbiano costi contenuti, in modo da essere accessibili anche alle piccole aziende”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Incidenti in agricoltura, calano a Verona, la provincia più agricola del Veneto

Negli ultimi 5 anni gli infortuni nei campi nel Veronese, provincia che è la prima del Veneto per produzione agricola e quindi ha un utilizzo maggiore di manodopera, sono diminuiti del 17,1%, in controtendenza rispetto al totale assoluto riguardante tutti i settori lavorativi che segna un aumento del 2,4%. Nel 2018, infatti, il numero di infortuni in agricoltura è passato da 1.161 del 2014 a 962 del 2018, mentre quello generale ha fatto un balzo in avanti dai 15.826 del 2014 ai 16.212 del 2018. Un dato che fa ben sperare alla vigilia della vendemmia.

L’andamento positivo emerge da un’indagine di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre su dati Inail, che ha esaminato l’andamento dell’ultimo quinquennio. I numeri parlano chiaro: tra il 2014 e il 2018 nella provincia di Verona si è registrato il maggiore calo in termini assoluti di infortuni in agricoltura: 1.161 nel 2014, 1.110 nel 2015, 1.059 nel 2016, 924 nel 2017, 962 nel 2018. Un miglioramento che posiziona la provincia di Verona, con -199 infortuni, al primo posto nel Veneto, prima di Vicenza (-114), Treviso (-70), Rovigo (-50), Venezia (-43), Belluno (-1), Padova (+3). Al diminuire degli infortuni corrisponde una diminuzione del numero di giorni di indennizzo: oltre 2.800 giornate in meno, rispetto al 2014, che corrispondono a un calo di oltre il 11,3%.

Le conseguenze. Verona nel 2018 ha segnato 5 infortuni con esito mortale, mentre la percentuale di infortuni senza menomazioni è stata pari al 75,8%, inferiore alla media nazionale (78,1%) e quella con macro menomazioni è inferiore rispetto alla media veneta e italiana. Per quanto riguarda le fasce d’età, rispetto al 2014 si nota nel 2018 una diminuzione degli infortuni più evidente nel caso delle età intermedie (-24,3% tra 45-54 anni); rilevante anche il calo che si registra tra i giovani fino a 35 anni (-23,1%). Gli infortuni sul luogo di lavoro sono 916 e sono diminuiti in maniera meno rilevante di quelli in itinere, che rappresentano il 5%. Un altro dato interessante sono le denunce per nazionalità. Mentre sono costantemente in calo gli infortuni che riguardano i cittadini italiani (-20,4%), dopo tre annate positive sono di nuovo in crescita quelli che vedono coinvolti gli stranieri. Il 29% ha riguardato cittadini di nazionalità romena, il 15,5% romena, il 26% marocchina e il 9% indiana. In generale il calo riguarda molto più gli uomini (-18,3%) delle donne (-10,4%). Infine, un cenno alle malattie professionali, che segnano un lieve incremento passando da 121 denunce del 2014 a 126 del 2018 (+ 4,1%).

Le malattie più frequenti sono le lesioni alla spalla, l’ernia di altro disco intervertebrale, la sindrome del tunnel carpale, le malattie all’orecchio. “Anche in questo caso si stanno vedendo i frutti di decenni di scarsa sensibilità e attenzione. Basti dire che le malattie prevalenti sono quelle del sistema ostomuscolare, dell’orecchio e del sistema nervoso centrale: sono patologie di accumulo che maturano in anni di esposizione, sforzi e movimenti non corretti. Perciò oggi stiamo lavorando affinché l’onda lunga si esaurisca e, con adeguate informazioni e assistenza, si possa ridurre drasticamente il numero delle patologie professionali, con beneficio per i lavoratori e riduzione dei costi sociali connessi. In questo stiamo dando un contributo fondamentale con l’ente bilaterale veronese per l’agricoltura Agribi, che sta ampliando la sua attività anche nell’ambito della sorveglianza sanitaria e nella partita della legalità del lavoro”, ha commentato al riguardo Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto

Cimice asiatica, Regione Veneto chiede sostegno economico a Governo ed Europa per quello che è diventato uno stato di calamità. In Trentino, danni per 5 milioni di euro.

Cimice asiatica su una mela (foto Codipra Trento)

“La Regione Veneto ha già stanziato quasi un milione di euro del proprio bilancio nel biennio 2019-2020 per fronteggiare l’emergenza cimice asiatica, finanziando in particolare la ricerca, affidata all’Università di Padova, e sostegni agli agricoltori per reti antinsetto, trappole, dissuasione feromonica. Ma questa non è una battaglia che potremo vincere da soli, serve l’impegno unitario e coordinato di associazioni e istituzioni ad ogni livello per predisporre un piano nazionale straordinario di interventi, che sia condiviso e sostenuto anche dall’Unione Europea”. Con queste parole Giuseppe Pan, assessore all’agricoltura regionale ha salutato i lavori del tavolo verde sulla cimice asiatica riunito ieri in Regione.

Un problema agricolo, ma non solo. “Al governo nazionale e all’Europa chiediamo la stessa attenzione riservata alla Xylella, il batterio che ha colpito gli olivi mediterranei e che ha messo a rischio l’olivicoltura, così la cimice asiatica sta compromettendo l’intero comparto frutticolo e le produzioni che più caratterizzano il nostro sistema produttivo. Inoltre, danni causati dalla proliferazione dall’insetto alieno non sono solo un problema agricolo, ma anche sociale e turistico. Il problema ha assunto dimensioni tali che richiedono un piano quinquennale di sostegno al settore dal 2019 al 2023 da 100 milioni di euro l’anno”.

Impegni e interventi. L’assessore ha quindi proposto ai rappresentanti delle organizzazioni dei produttori una sequenza di impegni e di interventi da condividere: ricerca chimica sugli insetticidi più idonei e meno volatili e ricerca biologica sugli antagonisti mirata non solo all’introduzione della ‘vespa samurai’, ma anche alla valorizzazione di insetti autoctoni; coinvolgimento diretto del Crea e delle sue sperimentazioni; un tavolo nazionale nel quale Governo e Regioni possano condividere velocemente gli esiti di ricerche e sperimentazioni, individuare parametri ed eventuali deroghe per l’utilizzo di prodotti fitosanitari, attivare forme di indennizzo e di sostegno.

La situazione in Trentino. Se il Veneto piange, il Trentino non ride. In una nota stampa del Co.Di.Pr.A. di Trento, risulta che, da una prima stima effettuata attraverso i periti in azione per i rilievi dei danni da grandine, i danni causati dalla cimice asiatica alle produzioni della Provincia ammontano a già circa 5 milioni di euro. Tra  gli studi in corso sul territorio provinciale per capire come contrastare la cimice, vi è il Partenariato europeo per l’Innovazione Innovation Tecnology Agriculture (PEI ITA 2.0) che sta cercando di capire come attivare una tutela mutualistica per gli agricoltori trentini al fine di indennizzare i danni causati da cimice asiatica. I partner del Progetto sono Co.Di.Pr.A. (capofila), Agriduemila srl, Fondazione Edmund Mach, Università di Padova, Coldiretti Trento, Asnacodi, C.A.A. ATS (Confagricoltura), Itas Mutua e A&A. “In pratica – evidenzia Andrea Berti, direttore di Co.Di.Pr.A., – abbiamo strutturato un fondo mutualistico e richiesto il riconoscimento in qualità di Soggetto Gestore al Ministero dell’Agricoltura che nel 2020 andrà a coprire anche le perdite di produzione causate dalla cimice. Il fondo fitopatie, così è stato denominato, ha già riscosso un notevole successo tra gli agricoltori e, appena avremmo il via dal Ministero dell’agricoltura, saremo in grado di attivare eventuali indennizzi già a partire dal 2020. Va evidenziato che questo tipo di fondi godono di una elevata contribuzione pubblica pari al 70%, una vera e propria risorsa economica per l’agricoltura provinciale”.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto/Co.di.pr.a.

23 settembre 2019, all’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (PD) cena benefica “Sotte le stelle per Adamitullo”

Lunedì 23 settembre 2019, nella corte dell’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (PD), alle ore 20, sarà organizzata in collaborazione con l’associazione Amici di Adamitullo, onlus che collabora da oltre 10 anni con i padri Salesiani sostenendo progetti di sviluppo in Etiopia, la cena d’autore e di beneficenza “Sotto le stelle per Adamitullo“. La serata sarà supportata dalla collaborazione di 11 chef e 2 pasticceri che “doneranno” 1 creazione gastronomica ciascuno e 14 aziende che metteranno a disposizione le loro migliori etichette.

I protagonisti a tavola. A dar vita alla serata saranno:  Peppe Zullo – Il cuoco contadino;  Luca Tomasicchio – Tola Rasa, Padova; Andrea Valentinetti – Radici, Padova; Nelson Meneghello – Garibaldi, Chioggia (VE); Davide di Rocco – Fuel Ristorante in Prato, Padova; Silvia Moro – Aldo Moro, Montagnana (PD); Paolo Giraldo – Corte Verde Chiara, Correzzola (PD); Franco Favaretto – Baccalà Divino, Mestre (VE); Davide Filippetto – Storie d’amore, Borgoricco (PD); Gregorio Scicchitano – Grand Hotel Terme Spa Montegrotto Terme (PD); Filippo Riatti – Osterie Meccaniche;  Roberto dalla Bona – Pasticceria Dalla Bona Montegrotto Terme (PD);  Jacopo Braggion – Gelateria da Bepi. Le etichette: Zenato, Verona; Vignalta, Colli Euganei; Astoria, Susegana; Tunella, Premariacco; Belon du Belon, Franciacorta; Tramin, Termeno; Ca’ della vigna, Colli Euganei; Montegrande, Colli Euganei; Ca’ Lustra, Colli Euganei; Birra Antoniana, Padova; Vicentini, Colognola ai Colli (VR); Comunian, Padova; Poli1898, Bassano del Grappa (VI); Tu coffe. Contributo di partecipazione a partire da 50 euro a persona, prenotazioni tel. trattoria Ballotta 049.5212970, oppure 049-8070631 info@amicidiadamitullo.org, max 200 partecipanti.

don Cesare Bullo

Il progetto di solidarietà. La missione salesiana di Adamitullo si trova in Etiopia e ospita, nutre e istruisce più di 900 bambini provenienti dalle aree rurali più povere della regione. La coesione dei volontari dell’onlus Amici di Adamitullo, la loro passione e lo spirito di amicizia che li lega a don Cesare Bullo, missionario in Africa dal 1975 e referente delle 13 missioni salesiane in Etiopia, di cui la più piccola è proprio quella del villaggio di Adamitullo, a circa 170 km da Adis Abeba, hanno presto convinto l’Antica Trattoria Ballotta della famiglia Legnaro/Cucco ad organizzare l’evento, con le brigate di sala e cucina dello storico ristorante ai piedi dei Colli Euganei pronte a dare tutto il supporto logistico agli chef e ai vigneron delle cantine partecipanti ma anche a un mastro birraio e a un gran caffettiere.

Fonte: Servizio stampa Antica Trattoria Ballotta

A.A.A. Cercansi “giudici buongustai” di 600 tiramisù

giudice buongustaioTorna il test online per poter diventare uno dei 100 “giudici buongustai” alla Tiramisù World Cup 2019. In tutto, 600 piatti da assaggiare e quattro le possibilità per avere il proprio posto al tavolo della giuria: 21 e 22 settembre a Villa Passariano di Udine1 e 2 novembre a Treviso.

Chiunque, se maggiorenne, può iscriversi al test online e rispondere alle 15 domande riferite al Tiramisù e al regolamento di gara. Nel 2018, oltre 7200 persone da tutto il mondo avevano tentato il test: «Quest’anno i quesiti si sono fatti un po’ più duri – spiega Francesco Redi di Twissen, ideatore ed organizzatore della competizione – . Sarà necessario aver letto a fondo il regolamento di gara, consultabile sul sito www.tiramisuworldcup.com, per poter ottenere il punteggio più alto e sperare di far parte della giuria». Le domande variano dalla conoscenza della ricetta del dolce ai casi specifici che si possono presentare in fase di gara: «Vogliamo assicurare serietà e preparazione nella scelta dei nostri giurati e questo a garanzia della qualità della competizione e dei vincitori finali – ha detto ancora Redi – . Coloro che vengono selezionati come giudici devono essere in grado di valutare il dolce, secondo tutti i criteri previsti, sia nella ricetta originale sia in quella creativa del tiramisù».

I criteri di giudizio. Armati di cucchiaini, i giudici dovranno valutare i Tiramisù secondo i già collaudati cinque punti: l’esecuzione tecnica (per l’organizzazione del tavolo, la pulizia, la gestione degli ingredienti, la capacità esecutiva), la presentazione estetica (l’aspetto, la disposizione del piatto, le decorazioni e la gradevolezza estetica finale), l’intensità gustativa (la forza e la permanenza in bocca dell’assaggio), l’equilibrio del piatto (l’equilibrio tra gli ingredienti utilizzati), la sapidità e l’armonia (la gradevolezza, l’intensità e l’armonia dei sapori, la giusta dosatura degli ingredienti). Per il Grand Final del 3 novembre a Treviso ci sarà una giuria di soli “addetti ai lavori” (fra cui chef, professionisti ed esperti di settore, docenti di pasticceria), nelle Selezioni chiunque può diventare giudice, proprio perché il tiramisù è il dolce popolare per eccellenza.

Fonte: Servizio stampa TWC 2019

Birra: patto tra Regione Veneto e Università di Padova per produrre varietà autoctone di luppolo

L’università di Padova, con il Dipartimento di agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente (Dafne), collaborerà con la Direzione agroalimentare della Regione Veneto per promuovere e sperimentare nuove coltivazioni e nuove varietà di luppolo, ingrediente base della filiera della birra.

L’accordo. La Giunta regionale del Veneto ha dato il via libera all’accordo di collaborazione che vede la Regione impegnare 30 mila euro e l’Università di Padova altri 19.050 euro al fine di approfondire la possibilità di produrre varietà autoctone del luppolo, pianta che conferisce l’aroma alla birra. L’accordo Regione-Università consentirà di attrezzare una struttura per la conservazione del materiale genetico prevenendo eventuali virus, e di analizzare campioni di germogli di luppolo per valutarne le componenti aromatiche individuando in anticipo le qualità organolettiche, al fine di poter selezionare le miglior varietà da mettere in produzione per ottenere ottime birre ‘ made in Italy’.

Sostenere la produzione locale. “A tutt’oggi nel territorio nazionale non risulta iscritta nel registro delle varietà alcun tipo di luppolo. La produzione nazionale è limitata a poche centinaia di ettari, ma il consumo di luppolo da parte dei birrifici artigianali è crescente – spiega l’assessore all’Agricoltura Pan – sinora i birrifici hanno utilizzato soprattutto luppolo prodotto pressoché esclusivamente in Germania, Francia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia e Regno Unito, in areali limitati. Il Veneto è la terza regione in Italia per numero di birrifici artigianali: se ne contano almeno 74 degli 850 censiti nella penisola da Assobirra, tra imprese di produzione diretta e brew pab. Si tratta di un settore in grande espansione, sia produttiva che commerciale, che vede la presenza determinante di giovani imprenditori. La Regione ha inteso sostenere la produzione locale varando lo scorso anno una apposita legge ‘Promozione e valorizzazione dei prodotti e delle attività dei produttori di birra artigianale” (legge 7/2018). La scelta di materie prime di qualità è il primo passo per garantire la produzione locale di birre artigianali di successo, originali e apprezzate dagli estimatori”.

 

Aiuti agli apicoltori, la regione Veneto apre i bandi a favore delle associazioni apistiche

La Giunta regionale del Veneto ha dato il via al piano per la campagna 2919-2020 che mette a disposizione degli apicoltori, tramite le associazioni apistiche, 365 mila euro, provenienti da fondi comunitari e statali, per contribuire alle iniziative di formazione, aggiornamento e miglioramento produttivo concordate nell’ambito della Consulta regionale per l’apicoltura.

Il piano regionale andrà a finanziare: assistenza tecnica agli apicoltori e alle organizzazioni di apicoltori; lotta contro gli aggressori e le malattie dell’alveare, in particolare la varroatosi; misure di sostegno ai laboratori di analisi dei prodotti dell’apicoltura al fine di aiutare gli apicoltori a commercializzare e valorizzare i loro prodotti; misure di sostegno del ripopolamento del patrimonio apicolo dell’Unione; iniziative di collaborazione con gli organismi specializzati nella realizzazione dei programmi di ricerca applicata nei settori dell’apicoltura e dei prodotti dell’apicoltura; miglioramento della qualità dei prodotti per una loro maggiore valorizzazione sul mercato. A gestire le domande di contributo e l’erogazione dei fondi è Avepa, l’organismo per i pagamenti in agricoltura. Il bando va a finanziare spese effettuate entro il 31 luglio 2020.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto

Allagamenti negli orti di Chioggia (VE), a rischio i raccolti di settembre. Boscolo Palo chiama in causa il Consorzio di bonifica Delta Po.

La pioggia caduta tra venerdì 26 e domenica 28 luglio scorso ha provocato vasti allagamenti a Chioggia (VE), negli orti di Ca’ Lino/Isolaverde, un’area vasta centinaia di ettari. “I circa 140 mm caduti possono aver compromesso la produzione del radicchio che sarebbe stata raccolta nel mese di settembre. Le piantine trapiantate sono state letteralmente sommerse dall’acqua e si teme una volta riemerse che il caldo estivo le porti all’asfissia, visto che il terreno è e rimarrà impregnato d’acqua per diversi giorni. Questa situazione andrà a pregiudicare il regolare trapianto delle varietà tardive. Ovviamente anche le altre produzioni, come ad esempio le carote seminate a giugno e le patate ancora da raccogliere, corrono glistessi rischi”, ha affermato Giuseppe Boscolo Palo, amministratore unico del Mercato di Chioggia/Brondolo.

Problemi strutturali? “Aldilà del fatto contingente – continua Boscolo Palo – il problema dello scolo delle acque in questa vasta area è strutturale e lo avevo segnalato al Consorzio di Bonifica Delta Po a febbraio di quest’anno a seguito dell’evento atmosferico del settembre 2018, che aveva causato anche allora allagamenti e perdite di prodotto. In quel caso il Consorzio di Bonifica aveva rilevato che la mancata manutenzione dei fossi dei terreni di proprietà privata era stata una delle cause, sostenendo che la rete di scolo consortile risultava ottimamente idonea per garantire il deflusso delle acque anche in caso di eventi metereologici di severa entità. La mia missiva al Consorzio di Bonifica – conclude Boscolo Palo – aveva voluto evidenziare che le criticità e le inadeguatezze della rete di scolo consortile sono sempre esistite, prova ne sia che molti anni fa era stato posizionato un tubo sotto la strada arginale del Brenta per permettere ad una pompa di smaltire l’acqua in eccesso. Questo intervento, come le tombinature sotto le rampe di accesso alle capezzagne che dall’argine si diramano verso gli orti, è stato rimosso alcuni anni fa quando sono stati eseguiti i lavori del rialzamento dell’argine. È evidente che bisogna intervenire attraverso un progetto complessivo che metta in sicurezza tutto il territorio orticolo“.

Sinergia d’intenti. L’assessore all’Agricoltura Daniele Stecco ha affermato: “Convocherò nei prossimi giorni il Consorzio di Bonifica Delta Po, il Mercato Orticolo di Brondolo e le tre organizzazioni di rappresentanza agricola al tavolo verde per capire quali interventi bisogna mettere in campo per contrastare con efficacia gli effetti sempre più violenti del cambiamento climatico, che mettono gravemente a repentaglio la produzione e quindi la redditività delle aziende agricole”.

Fonte: Servizio stampa Mercato ortofrutticolo di Chioggia

Il mondo della viticoltura veneta piange la scomparsa di Franco Zanovello, un uomo che voleva il bene del territorio

Franco Zanovello

(foto e testo di Maurizio Drago, consigliere Argav) L’improvvisa scomparsa di Franco Zanovello, presidente della Strada del Vino dei Colli Euganei, nel Padovano, ha lasciato sconcertati tutti coloro che lo conoscevano.

Stroncato da infarto il 27 luglio 2019 mentre si trovava per una breve vacanza a Creta, era stato il fondatore della cantina vitivinicola “Ca’ Lustra” di Cinto Euganeo. 64 anni, 2 figli (Linda e Marco che ora seguono la cantina), ingegnere, aveva abbandonato quell’attività e si era dedicato totalmente alla coltura della vite e alla realizzazione del vino “buono”, valorizzando le 12 Doc e le 3 Docg dei Colli Euganei, insistendo sempre con i suoi colleghi vignaioli di produrre un vino di qualità. Una determinazione che lo aveva portato ad assumere, qualche anno fa, la carica di presidente della Strada del Vino dei Colli Euganei, facendo conoscere con la sua attività il vino sia in Italia che all’estero.

Franco Zanovello era un uomo di poche parole, anche quando veniva intervistato dai giornalisti. Quelle che diceva, le calibrava e le usava in modo giusto per portare avanti i suoi progetti visionari. Che poi concretizzava. Tempo fa parlava di realizzare un evento importante sui Colli Euganei, i “Vulcanei” (importante rassegna enologica dei vini vulcanici) e ci è riuscito. Voleva portare Calici sotto le stelle ad Arquà Petrarca e ci è riuscito. Voleva costruire un palcoscenico naturale nei Colli Euganei, a ridosso del Monastero degli Olivetani per promuovere concerti, musica e teatro all’aperto e ci è riuscito. Diceva che i Colli Euganei rappresentano un “unicum” mondiale grazie alla loro formazione vulcanica e al terreno, puntava sulla qualità dei vini e ci è riuscito a dar valore a territorio e vini! Quando si intestardiva su un obiettivo andava avanti sino in fondo e ci riusciva.

Franco Zanovello, conosciuto e rispettato da moltissimi colleghi italiani e non, si batteva constantemente per il rispetto del territorio, dell’ambiente e della natura. Fin dallo scorso anno, sempre più assiduamente, portava avanti il suo più grande progetto: far divenire i Colli Euganei PARCO BIOLOGICO D’ITALIA! Sarebbe stato il primo in assoluto nel Belpaese. Era un visionario, un visionario filosofo. Amante del buono e del bello. Ma, soprattutto, con la voglia di svilupparlo e farlo apprezzare a un sempre maggior numero di persone. Non aveva nessuna mira politica o ambizione istituzionale, non voleva questo. La sua passione erano la moto, la letteratura, il saper gustare attimo per attimo la vita con la voglia di condividere. Come degustare lentamente un bicchiere di vino, quello migliore, sorseggiando e misurando il tempo della vita. Lui l’aveva capito facendo di questa sua passione il suo lavoro e la sua filosofia di vita.

Il direttivo e i soci Argav porgono le più sentite condoglianze alla famiglia Zanovello

Il Mercato Ortofrutticolo di Chioggia ammoderna la propria struttura, obiettivo diventare sempre più un polo agroalimentare esteso

Costruito nel 1972 su progetto dell’architetto Pier Luigi Nervi e ristrutturato nel 2010, il Mercato Ortofrutticolo di Chioggia – Brondolo (VE) il 24 luglio scorso ha inaugurato una serie di migliorie, realizzate grazie ai fondi del Patto Territoriale Chioggia, Cavarzere, Cona: innanzitutto, due nuove celle frigo utili per la conservazione dei prodotti orticoli nonché un impianto fotovoltaico per l’autoproduzione di energia elettrica a copertura di una quota di consumo delle celle stesse, un impianto con telecamere di sorveglianza e la costruzione di pedane mobili per il carico e lo scarico merci dagli automezzi.

Giuseppe Boscolo Paolo, presidente Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia

Migliorie a servizio delle imprese agricole. L’amministratore unico del Mercato Ortofrutticolo Giuseppe Boscolo Palo, nel suo intervento introduttivo, ha spiegato che questi progetti sono stati sviluppati negli anni da due amministrazioni, ascoltando anche le nostre indicazioni per apportare le opportune modifiche, prevedendo celle più grandi, che ora misurano 281 e 168 mq, per un volume complessivo di 1350 metri cubi. L’abbattimento dei prodotti che vi saranno stoccati consentirà di offrire un servizio in più alle imprese agricole che vorranno lavorare direttamente nei campi il prodotto consentendo così che il valore
aggiunto possa rimanere in azienda. Da oggi si può partire verso questa nuova sfida, le celle sono un primo passo verso una riorganizzazione anche interna del mercato. Con un futuro progetto di coibentatura sul padiglione Est (3.000 mq) e una macchina per selezionare il prodotto si potrà ulteriormente ampliare i servizi disponibili anche verso la grande distribuzione.

da sx assessore Stecco e Giuseppe Boscolo Palo

Anno di forti cambiamenti per il mercato. «È una giornata emozionante arrivare a una fine di un percorso, ma che è anche un nuovo inizio – aggiunge l’assessore all’agricoltura e alle partecipate Daniele Stecco -, abbiamo messo una base per la riqualificazione e valorizzazione dell’ortomercato di Chioggia, a seguito di un anno di forti cambiamenti per il mercato: come la convenzione per la gestione del mercato ortofrutticolo firmata circa un mese fa tra Sst e Chioggia Ortomercato del Veneto srl per garantire l’operatività della struttura fino al 2033, il lavoro di squadra con SST e con i sottosegretari Pesce e Manzato al fine di togliere il vincolo, almeno per il settore orticolo, imposto dal decreto Madia, affinché il Comune possa invece mantenere la partecipazione all’interno di una società sana come Chioggia Ortomercato del Veneto Srl. Inoltre ricordo una novità molto importante, ovvero la liberà dei privati di investire all’interno del mercato, con il riconoscimento degli investimenti tramite l’ammortamento delle quote in concessione. L’amministrazione comunale vuole tutelare le attività produttive locali, parlo della pesca, ma anche dell’agricoltura: un altro obiettivo sarà il recupero della seconda cupola, per continuare il lavoro di riqualificazione dell’area. Dobbiamo continuare questo lavoro di innovazione, creare le condizioni per investire in servizi, rendere il Mercato Orticolo sempre più competitivo e salvaguardare le aziende agricole e commerciali, garantendo loro delle entrate più eque nelle trattative con la grande distribuzione e puntare ad accordi di rete tra mercati specializzati».

taglio del nastro

taglio del nastro

Investimenti per il rilancio del Mercato ortofrutticolo. «Società Servizi Territoriali, società per azioni interamente partecipata dal Comune di Chioggia – spiega l’amministratore unico di SST Emanuele Mazzaro – è proprietaria del Mercato Ortofrutticolo, ma ci tengo a dire che è anche socia della società che gestisce il mercato e questo è un passaggio molto importante, che fotografa la collaborazione in essere tra gli enti. Anche prima della convenzione, abbiamo garantito la continuità delle attività con atti utili affinché tutta l’area del compendio sia dedicata al mercato. Io personalmente credo molto al mercato, che è fondamentale per il territorio e la società. Sono contento, come proprietario e come socio». «Sono orgoglioso di questa giornata – conclude il sindaco di Chioggia Alessandro Ferro. Queste celle sono un piccolo passo per la riqualificazione del Mercato Ortofrutticolo e condivido appieno la visione lungimirante dell’amministratore unico Giuseppe Boscolo Palo, che si spende con passione e con idee innovative come un imprenditore deve fare, per esempio nell’utilizzo del nostro buonissimo radicchio in tanti prodotti diversi, dal gelato alla birra. Mi piace la formula che lui vede del mercato, come futuro polo agroalimentare esteso. La nostra amministrazione, dopo alcune incertezze dovute anche alla Legge Madia, ci tiene ad un rilancio completo del mercato ortofrutticolo: ci impegneremo ad esempio nel dirottare dei fondi della legge speciale per qualche ulteriore opera e struttura necessaria, perché sono convinto che abbiamo una grande opportunità, prodotti meravigliosi come il radicchio e un’infrastruttura unica nel suo genere, che merita di essere all’altezza. Dico che bisogna iniziare dal settore primario. Mi unisco anch’io nel ringraziamento di tutti i presenti».

Fonte: Servizio stampa Mercato ortofrutticolo di Chioggia