• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Manodopera stagionale, al Veneto destinata la metà del numero necessario, CIA e Confagricoltura Veneto chiedono alla Regione unità d’intenti contro il capolarato

Lotta al caporalato: occorre uno sforzo congiunto e non di parte. CIA Agricoltori Italiani Veneto e Confagricoltura Veneto, a poco più di un anno dalla sottoscrizione del protocollo con la Regione Veneto (avvenuta il 21 maggio 2018), fanno il punto sulla reperibilità della manodopera stagionale e sulle iniziative per incrociare domanda e offerta di lavoro.

Per tutto il Veneto sono arrivati infatti solo 831 lavoratori stagionali non comunitari, assegnati dal Ministero, quando le domande di manodopera sono state il doppio. Una carenza che rischia di favorire il lavoro illegale. Per la provincia di Treviso sono arrivati solo 40 lavoratori stagionali, quando il fabbisogno sarebbe stato di 150 braccianti. «Quest’anno – spiega Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto – si sta acuendo il problema relativo alla reperibilità della manodopera. Sono tre anni che le quote per l’ingresso di cittadini non comunitari per il lavoro stagionale in Veneto sono state ridotte di due terzi, mentre quelle di altre regioni sono aumentate. Stiamo cercando di avere spiegazioni dal Ministero dell’Interno e di riavere le quote che ci sono state sottratte. Lo scopo rimane quello di contrastare forme illegali di somministrazione di manodopera, perché un migliaio di lavoratori in meno concessi equivalgono ad altrettanti lavoratori concessi al Far West del lavoro illegale».

A Venezia 20 quote di lavoro stagionale. «Ci sono casi eclatanti – conferma Maurizio Antonini, direttore di CIA Veneto – come quello di Venezia. Una città che vive di turismo, che conta (solo a livello alberghiero) 8.000.000 di arrivi l’anno, ha avuto 20 quote per lavoro stagionale. Con questi 20 lavoratori, vanno coperti tutti i settori stagionali: bar, ristoranti, alberghi, spiagge e imprese agricole. Una situazione insostenibile, che va nella direzione opposta a quanto firmato con la Regione del Veneto. A Padova sono stati concessi 80 posti su quasi 400 richieste. A Verona i 500 concessi potrebbero sembrare tanti, ma se si considera che si comincia ad aprile con la raccolta delle fragole, a luglio con le pesche, in agosto con le pere, in settembre con l’uva, a novembre con kiwi e olive, si capisce che la stagionalità da coprire diventa ampia».

Necessità di unità di intenti. In sede di firma del protocollo, Confagricoltura e CIA avevano sottolineato come anche gli enti bilaterali per l’agricoltura potessero svolgere un ruolo importante per far incontrare domanda e offerta di lavoro. «Ora prendiamo atto – commentano Bassani e Antonini – di un accordo sottoscritto dalla Regione Veneto con un’altra associazione (Coldiretti, ndr), che prevede di fare quello che noi stiamo già facendo a livello locale. Ci chiediamo se sia opportuno che su un tema così delicato e cruciale, sul quale la Regione Veneto ha deciso di impegnarsi a fondo, abbia senso interloquire con soggetti che rappresentano solo una parte del vasto mondo dell’agricoltura e non coinvolgere tutto il mondo della rappresentanza agricola».

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

 

 

 

Mercato ortofrutticolo di Chioggia, firmata la convenzione che ne affida la gestione fino al 2021 a Chioggia Ortomercato del Veneto

Chioggia Ortomercato del Veneto

Lo scorso 28 giugno gli amministratori di Sst Spa e Chioggia Ortomercato del Veneto Srl hanno sottoscritto la nuova convenzione per la gestione del mercato orticolo di Brondolo.

La nuova convenzione affida la gestione del mercato a Chioggia Ortomercato del Veneto fino al 31/12/2021, termine indicato dalla legge finanziaria 2019 che consente agli enti locali di rimandare le dismissioni delle proprie partecipate come inizialmente veniva richiesto dal decreto Madia. Scaduto questo termine, SST dovrà individuare tramite avviso pubblico il gestore del mercato, nel caso in cui il legislatore non riveda i parametri del decreto Madia, ovvero mantenere la partecipazione in Chioggia Ortomercato del Veneto in caso vi sia una specifica deroga normativa.

Dichiarazioni. “La nuova convenzione è importante per il Mercato orticolo di Chioggia e per il nostro settore agricolo perché chiude una fase di incertezza sia per le imprese chiamate ad operarvi sia per la stessa società di gestione. Con questa nuova convenzione, che sostituisce quella scaduta il 31/12/2017 e prorogata finora, abbiamo oggi lo strumento ideale per operare. Ho convocato un tavolo tecnico incentrato nel mettere a fuoco un piano di interventi per rendere più moderno il nostro Mercato Ortofrutticolo, in grado di essere scelto dalle imprese di commercializzazione per la qualità dei prodotti trattati e per i servizi che saprà erogare”, afferma l’amministratore unico Giuseppe Boscolo Palo. “Anche se la scadenza temporale prevista è a breve termine, vengono garantiti la continuità operativa e gli investimenti a prescindere da quale società gestirà il complesso dopo il 2021 e con il riconoscimento, da parte della proprietà, degli ammortamenti sulle opere strutturali che saranno eseguiti sia dagli operatori sia da Chioggia Ortomercato, così si liberano risorse che saranno reinvestite nel compendio del Mercato” riferisce l’amministratore unico Emanuele Mazzaro.

Fonte: Servizio stampa Chioggia Ortomercato

 

Canapa, per il mondo agricolo veneto non è un capitolo chiuso, venerdì 12 luglio 2019 a Legnaro (PD) se ne traccia lo stato dell’arte

Nonostante la pronuncia della Cassazione di maggio, il Veneto si presenta come regione strutturata a portare avanti una genuina filiera della canapa, con il rilancio della coltura molto diffusa in Italia nel secolo scorso, ma dalle grandi potenzialità economiche dovute alle numerose applicabilità del prodotto. Ci penserà un convegno a fare chiarezza: appuntamento quindi il 12 luglio alle 9:30 a Legnaro (PD) in sala Agricoltura della Corte Benedettina della sede di Veneto Agricoltura per il convegno “Produrre canapa nella filiera alimentare e agro industriale” organizzato da Coldiretti Rovigo assieme ad altri attori.

Gruppo operativo. Sarà l’occasione di presentare il progetto e il gruppo operativo nell’ambito delle misure 16.1 e 16.2 del Psr 2014-2020 che hanno ottenuto la finanziabilità con il decreto di Avepa n. 42598/2019. Il convegno si svolgerà. A formare il gruppo operativo sono: l’associazione polesana Coldiretti Rovigo, la federazione regionale Coldiretti Veneto, Impresa Verde Rovigo S.r.l., Impresa Verde Treviso e Belluno S.r.l., il Crea di Rovigo, l’Università di Padova dipartimento Biotecnologie e tre aziende agricole quella di Christian Rigolin di Fiesso Umbertiano, quella di Diego Boccato di Ceregnano e l’azienda agricola Elia Barban di Castelfranco Veneto.

Il programma del convegno. Coordinerà i lavori Silvio Parizzi, direttore di Coldiretti Rovigo, capofila del progetto; il programma prevede la descrizione delle attività del gruppo e del progetto a cura di Dina Merlo, consulente di Impresa Verde Rovigo e Morena Umana, coordinatrice della sviluppo rurale di Impresa Verde Treviso e Belluno. Seguirà la relazione di Giampaolo Grassi del Crea di Rovigo che tratterà della sperimentazione agronomica e la scelta varietale, seguito da Lucia Bailoni dell’Università di Padova che si occuperà invece della caratterizzazione chimica e nutrizionale della canapa e impiego in alimentazione animale. Seguirà Alberto Bertin dell’ufficio legislativo di Coldiretti Veneto che porterà la riflessione sulla normativa e gli aspetti giuridici del progetto e chiuderà Alberto Zannol della Direzione agroalimentare della Regione, che relazionerà sul sostegno del Veneto allo sviluppo della filiera della canapa.

Le priorità e gli obiettivi. Con la canapa in Veneto, tramite un gruppo di imprese, si sta tentando di creare  una filiera vera e propria con l’impiego della canapa in tantissimi settori, dagli impieghi alimentari (con farine, olio ecc.), dalla cosmesi all’alimentazione animale fino all’abbigliamento e l’uso in bioedilizia. Tramite questo progetto già finanziato il gruppo operativo cercherà di dimostrare che puntare sulla canapa non è sinonimo di mettere in commercio sostanze stupefacenti, ma c’è tutto un mondo agroalimentare e produttivo attorno ad essa che merita di essere valorizzato e che non va abbandonato.

Fonte: Coldiretti Padova, Associazione Polesana Coldiretti Rovigo

 

Colline del Prosecco patrimonio Unesco. Zaia: “Vittoria meritata e attesa di un intero territorio”

San Pietro di Barbozza ValdobbiadeneLe Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono patrimonio dell’Umanità. La 43° sessione del Comitato per il Patrimonio mondiale Unesco, riunita a Baku, capitale dell’Azerbaijan, ha iscritto le Colline trevigiane nella lista dei paesaggi culturali da tutelare come patrimonio dell’umanità.

La felicità della delegazione italiana a Baku alla notizia dell'assegnazione del riconoscimento Unesco alle colline del ProseccoI 97 chilometri quadrati di declivi vitati e di borghi della Sinistra Piave tra Conegliano e Valdobbiadene diventano così l’ottavo sito veneto e il 55° sito italiano sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite per la cultura che tutela 1092 (ora 1093) luoghi ‘unici’ in 167 Paesi. L’Italia rafforza ulteriormente il proprio primato di Paese con il maggior numero di siti iscritti nel registro dei patrimoni dell’umanità. “Ci avevamo creduto sin dall’inizio, dieci anni fa, quando demmo avvio al percorso per candidare questa porzione così unica e particolare del territorio veneto a patrimonio dell’umanità e ora, grazie anche agli approfondimenti richiesti da Icomos, siamo riusciti a portare la palla in meta”, dichiara il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, presente a Baku insieme ai tre consulenti scientifici del dossier della candidatura, Mauro Agnoletti (docente di pianificazione del paesaggio rurale all’università di Firenze e coordinatore scientifico del catalogo nazionale dei paesaggi rurali), Amerigo Restucci (ex rettore dello Iuav di Venezia) e Leopoldo Saccon (architetto di Conegliano) e al presidente dell’Associazione temporanea di scopo per la candidatura, Innocente Nardi. “Il riconoscimento del massimo organismo mondiale per la tutela dei beni culturali – prosegue il presidente – consacra il lavoro di un intero territorio, il laborioso gioco di squadra, creato tra istituzioni, esperti, produttori e abitanti, per identificare e far apprezzare al mondo intero identità, valori e caratteristiche di un paesaggio plasmato dall’attività agricola e che si è conservato integro e autentico attraverso i secoli. Aver realizzato questo sogno, e averlo fatto insieme, esalta la gioia della vittoria”.

Colline di Farra di SoligoNuove opportunità di sviluppo. “L’iscrizione delle colline del Prosecco nell’esclusivo registro dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura – ribadisce Zaia –significa promuovere a livello internazionale un microcosmo fatto di natura e di cultura, di attività rurali e di insediamenti storici che hanno plasmato in modo  originale e inconfondibile i rilievi della Sinistra Piave. Il blasone Unesco consacra la particolare conformazione geomorfologica delle nostre colline e il ricamo di coltivazioni vitate, di ciglioni erbosi e terrazzamenti creato nei secoli dal lavoro di agricoltori eroici. D’ora in poi istituzioni, imprenditori e abitanti saranno ancor più impegnati nel conservare l’integrità di questo habitat, salvaguardandone la biodiversità e sviluppando le potenzialità attrattive”.

Farra di Soligo CollaguIl dossier. Il successo della candidatura –  avviata nel 2009 dall’Associazione temporanea di scopo costituita dal Consorzio di tutela del Prosecco di Valdobbiadene Conegliano, dalla Provincia e dalla Camera di commercio della Marca, nonché dall’Ipa composta da enti pubblici e stakeholders del territorio -va individuato in un insieme di fattori. Il dossier presentato a Baku si  è incentrato sulla qualità del paesaggio, traendo spunto dall’iscrizione dell’area nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali storici del Ministero dell’Agricoltura e tenendo conto dei suggerimenti di Icomos. I consulenti scientifici del dossier della candidatura hanno messo in evidenza come i prodotti tipici abbiano una qualità non solo legata ai processi produttivi, ma trovano un valore aggiunto non riproducibile nel paesaggio.

Nel caso del Prosecco, già dal Medioevo la struttura mezzadrile ha creato appezzamenti di piccole dimensioni che si sono mantenuti fino ai nostri giorni, creando un mosaico di piccole vigne che si inframezzano al bosco. Questa struttura, in abbinamento alle sistemazioni del terreno, in particolare ai ciglioni erbosi che si arrampicano sulle ripidissime pendici collinari, documentati almeno dal 1600, contribuisce all’unicità dell’area e alla bellezza dei luoghi. Alle forme del paesaggio si associano poi le architetture degli impianti viticoli e le tecniche di allevamento, le quali, come nel caso della Bellussera, inventata a Tezze di Piave a fine Ottocento, conferiscono ulteriori elementi di diversificazione ed unicità rispetto ai paesaggi viticoli già candidati nella World Heritage List. La candidatura del Prosecco appare, al momento, l’unica, fra i siti viticoli iscritti nel Worl Heritage, a puntare sul paesaggio. Altro elemento fondamentale per il successo della candidatura è stata la capacità della Regione Veneto di mettere in piedi una struttura organizzativa ed un gruppo di lavoro molto efficienti, che in un tempo limitatissimo hanno realizzato un dossier davvero convincente.

Il futuro. Valorizzare l’iscrizione, assicurando la conservazione dei valori del sito e  promuovendo un turismo di qualità che faccia conoscere il paesaggio al grande pubblico è solo il primo passo. Il paesaggio rurale è un elemento fondamentale del nostro patrimonio culturale e della competitività di tutto il nostro sistema agricolo, che trova nel turismo un naturale complemento per lo sviluppo del territorio rurale. E’ però necessario che il successo ottenuto porti ad una crescita della consapevolezza riguardo al potenziale che il paesaggio rappresenta per tutto il paese. Valorizzare il registro nazionale dei paesaggi storici, trampolino di lancio per l’iscrizione nei programmi Unesco e Fao, proteggere il territorio rurale dall’abbandono, adeguando anche gli strumenti di tutela e promuovere le unicità dell’Italia nella prossima politica agricola comunitaria 2020-27, sono gli obiettivi più ambiziosi.

Il voto. A Baku il comitato per il Patrimonio mondiale Unesco, ha approvato a pieni voti l’iscrizione delle Colline delle Marca nel registro mondiale, facendo proprie le valutazioni consegnate dagli esperti di Icomos (Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti) accompagnate da 14 raccomandazioni per il mantenimento dell’egida Unesco al sito: raccomandazioni che spaziano dalla mappa dettagliata dei manufatti di architettura rurale ad una migliore distinzione tra la ‘core zone’ e la cosiddetta ‘buffer zone’ (‘zona cuscinetto’), per mitigare l’impatto ambientale degli insediamenti produttivi; dall’approfondimento del modello socio-economico in vigore alla pianificazione della sostenibilità a lungo termine del paesaggio culturale; dell’elaborazione di un piano strategico per lo sviluppo sostenibile e coerente del turismo e del ricorso alle energie rinnovabili ad un maggiore coinvolgimento delle comunità locali nella gestione del sito.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Latte: accordo di programma, 10 milioni di aiuti per 25 milioni di investimento per lo sviluppo industriale di Lattebusche-Latteria di Soligo

Un progetto industriale del valore di 24,5 milioni di euro aiuterà il settore lattiero-caseario del Veneto a recuperare ulteriore efficienza e sostenibilità e a competere, sul fronte della qualità, con i maggiori produttori internazionali di latte, gelati, formaggi e latticini: questo l’obiettivo dell’accordo di programma tra il Ministero per lo Sviluppo economico, la Regione Veneto e Invitalia, che mette a disposizione 10,2 milioni di agevolazioni pubbliche per lo sviluppo dalla società cooperativa Lattebusche e della Latteria di Soligo.

Si tratta di un progetto quadriennale che investe nella riqualificazione di quattro dei cinque stabilimenti di Lattebusche (Busche, Sandrigo, Carmignano e Chioggia) e nel potenziamento della centrale di Farra di Soligo della Latteria di Soligo, nonché della sede logistica di san Donà di Piave. La Latteria di Soligo avvierà, inoltre, un percorso di ricerca volto ad aumentare la qualità e la conservabilità dei formaggi freschi, riutilizzando e valorizzando il siero che deriva dalla lavorazione dei formaggi. Il programma di investimenti rafforzerà la produttività delle due latterie e creerà 34 nuovi posti di lavoro.

Obiettivi. “Così il settore lattiero-caseario del Veneto potrà guardare al futuro con maggiore competitività portando sul mercato prodotti freschi con maggiori capacità di conservazione – commenta l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan – Obiettivo di questo investimento, infatti, è ridurre i costi di produzione, creare un sistema logistico e produttivo efficiente, migliorare l’impatto ambientale e incrementare la qualità dei prodotti e quindi delle vendite. Per questo la Regione Veneto ha scelto di modificare le regole del fondo di rotazione regionale a sostegno dell’agroalimentare e di concedere la quota massima, cioè 500 mila euro, per cofinanziare il contratto di sviluppo siglato con Ministero e Invitalia”.

Nel dettaglio. Il piano di investimenti prevede, nel dettaglio che la cooperativa Lattebusche (che conta circa 380 soci e gestisce 5 stabilimenti e 8 spazi aziendali) investa 15,5 milioni (di cui 6,2 coperti da agevolazioni) nella sede di Busche (Bl) realizzando un nuovo edificio direzionale, un magazzino per lo stoccaggio, spostando il depuratore all’esterno e installando nuovi impianti e macchinari; a Sandrigo (Vi) sono previsti l’ampliamento dello stabilimento, il potenziamento del sistema di affioramento del latte e delle saline, una nuova linea di doppifondi e serbatoi, una struttura adibita a carico e scarico, impianti e macchinari; a Carmignano (Pd) sono in programma l’ampliamento della sala lavorazione, un nuovo impianto di refrigerazione, nuovi macchinari per ottimizzare e automatizzare la produzione e riorganizzare il magazzino; a Chioggia (Ve) amplierà la produzione di gelati. La Latteria di Soligo (che conta anch’essa 5 stabilimenti produttivi e sedi logistiche a Padova, Belluno, San Michele al Tagliamento e a Pagnacco, in Friuli) investe 7,4 milioni di euro (di cui 3 garantiti agli aiuti dell’accordo di programma) per realizzare una nuova piattaforma logistica nella sede di Farra di Soligo e per rinnovare la sede di confezionamento e deposito di San Donà di Piave. Agli investimenti strutturali si aggiunge il progetto di ricerca e sviluppo a Farra di Soligo che, in collaborazione con l’Università di Padova, punta al riutilizzo di scarti di produzione per migliorare la qualità dei formaggi: dal recupero del siero che deriva dalla produzione di formaggi verranno ricavate frazioni proteiche, quali lattoferrina e proteine antiossidanti, che migliorano la conservabilità dei formaggi freschi e la loro qualità nutrizionale, riducendo nel contempo l’utilizzo di conservanti e i costi di smaltimento degli scarti. Il processo produttivo di frazionamento del siero e riutilizzo sarà certificato dal CSQA di Thiene, il più importante ente italiano di certificazione della qualità alimentare.

Fonte: Servizio stampa regione veneto

Report 2018 agroalimentare Veneto: vitivinicoltura locomotiva regionale (produzione +48,9%), cereali e colture industriali con alti e bassi, come pure l’ortofrutta.

Veneto Agricoltura ha pubblicato il report di inizio estate sull’andamento agroalimentare regionale dell’anno precedente e i primi risultati del 2019.

In breve. Nel 2018 l’agricoltura veneta ha raggiunto un valore di 6,3 miliardi di euro, in crescita del +7,5% rispetto all’anno precedente. La buona performance è dovuta essenzialmente all’incremento quantitativo di alcune produzioni, in particolare della vite, mentre i prezzi hanno inciso in maniera piuttosto ridotta. E’ risultato invece in leggero calo il valore della produzione degli allevamenti. Cereali e grandi colture in altalena come pure l’ortofrutta. Il numero di imprese agricole iscritte nel Registro delle Camere di Commercio del Veneto è sceso a 63.186 aziende (-0,7% rispetto al 2017), proseguendo il trend negativo registrato negli ultimi anni. Sul versante import/export è diminuito il saldo negativo della bilancia agroalimentare veneta, scesa a circa 305 milioni di euro (-12,4% rispetto al 2017). In pratica, sono aumentate le esportazioni, che hanno raggiunto i 6,79 miliardi di euro (+0,4% rispetto al 2017), mentre si sono leggermente ridotte le importazioni, che hanno sfiorato i 7,1 miliardi di euro (-0,3%).

Cereali e colture industrialiAndamento climatico sfavorevole per i cereali autunno-vernini che ha determinato un decremento delle rese del -12,1% per il frumento tenero e del -10,6% per il grano duro. In aumento invece la produzione complessiva del frumento tenero (+15%), mentre per l’orzo il calo è stato del -8%. Il mais ha visto crescere le rese di oltre l’11%, ma la diminuzione della superficie coltivata (137 mila ettari, -17% sul 2017) ha determinato una contrazione della produzione del -5,6%. Per la soia le rese sono aumentate del +11,8% per una produzione complessiva pari al+19,4% sul 2017). Male tabacco e barbabietola che hanno risentito di problemi fitosanitari legati al clima e alla cimice asiatica. Bene girasole, al cui ampliamento delle superfici (+21,6%) è corrisposto un aumento della produzione del 28% per via dell’incremento delle rese di oltre il 5%. In calo del 9% la resa della colza per le stesse problematiche manifestate dalle colture autunno-vernine. Listini in crescita per mais, frumento tenero, orzo, riso, girasole e tabacco, negativi per barbabietola, soia e frumento duro.

Colture ortofrutticole. Nel 2018 le superfici investite a orticole sono scese nel Veneto a circa 26.700 ettari (-3% rispetto al 2017). Si stima che le orticole in piena aria, che rappresentano il 75% degli ortaggi coltivati in Veneto, possano attestarsi su circa 23.400 ettari (-4%), mentre le orticole in serra, stimate in circa 3.850 ettari, si riducono del -2,8%; in aumento le piante da tubero (3.270 ha, +5%). Il valore della produzione ai prezzi di base di patate e ortaggi viene stimato a circa 690 milioni di euro, in aumento del +2,5% circa rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda la frutticoltura, le superfici investite sono state pari a 17.700 ettari, con un calo del -0,4%, mentre l’olivo è in salita con 5.106 ettari (+2,6%). Il valore della produzione di frutta fresca ha sfiorato i 300 milioni di euro, salendo del +27,8% rispetto all’anno precedente, anche grazie alle buone condizioni climatiche e all’entrata in produzione di nuovi impianti. Produzioni e rese più che raddoppiate per l’olivo.

Florovivaismo. Il numero di aziende attive nel florovivaismo è sceso nel 2018 a 1.451 unità (-2,4% rispetto al 2017). In calo le superfici in piena aria (1.930 ha, -5%), mentre registrano un calo più contenuto gli ettari in coltura protetta (650 ha, -1%). La produzione complessiva regionale è rimasta sostanzialmente invariata attestandosi su circa 1,6 miliardi di piante, con l’83% della quale di natura vivaistica.

Vitivinicoltura. La vendemmia 2018 ha segnato diversi record. La produzione di uve si è attestata sui 16,4 milioni di quintali (+48,9% sul 2017, che però era stata un’annata scarsa). Di conseguenza, anche la produzione di vino è cresciuta, segnando un +51,8% rispetto all’anno precedente. La superficie vitata è pari a 86.973 ha, con un rialzo annuo del +8,4%. Anche nel 2018 il vino veneto, che per il 68% è di tipo DOC/DOCG,  da solo ha rappresentato il 35,8% dell’export italiano del settore. Si pensi che nell’ultimo anno il Veneto ha esportato vino per ben 2,2 miliardi di euro, con un rialzo annuo del +3,6%.

Zootecnia. In Veneto nel 2018 sono state prodotte 1,18 milioni di tonnellate di latte (+0,4% sul 2017) per un valore in leggera flessione pari a 415 milioni di euro (-0,5%), dovuto ad un lieve calo del prezzo del latte crudo attestatosi sui 36,29 euro/hl. La produzione di carne bovina è diminuita del -1% pari a 171.400 tonnellate. Il valore della produzione veneta è risultata pari a 420 milioni di euro. Nella nostra regione sono presenti circa 6.500 allevamenti da carne con almeno 1 capo (-7% rispetto al 2017).

Primi risultati del 2019. Dalle prime indicazioni fornite dagli operatori, sembrano tenere le superfici coltivate a frumento tenero, mentre dovrebbero diminuire quelle a frumento duro (-10/-15%). Per le colture a semina primaverile le superfici a barbabietola dovrebbero aumentare di circa un migliaio di ettari, mentre si stima una ripresa degli investimenti a mais granella (140.000/150.000 ha,+5/10%) a scapito delle superfici coltivate a soia che si prevedono in calo (145.000/150.000 (-5/10%).Il vigneto veneto sta facendo i conti, ma è in fase di recupero, con le conseguenze delle abbondanti precipitazioni di aprile e maggio, mesi questi caratterizzati anche da temperature al di sotto della media stagionale. I dati previsionali della vendemmia saranno comunque presentati il prossimo 27 agosto a Legnaro (Pd) nel consueto appuntamento prevendemmiale del Trittico Vitivinicolo Veneto. Il primo trimestre 2019 vede il Veneto esportare vino per oltre mezzo miliardo di euro, con un ulteriore rialzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+4,7%). Nel ranking italiano, il Veneto si conferma al primo posto con circa 504 milioni di euro di export di vino, doppiando di fatto il Piemonte, la Toscana e, ancor più, il Trentino-Alto Adige.

Nei primi mesi del 2019 le consegne venete di latte sotto leggermente scese (-3% rispetto allo stesso periodo del 2018). Le quotazioni del latte sono invece in aumento del +9/10% con valori pari a 40 euro/hl. Buone anche le quotazioni dei principali formaggi, tutte in aumento. Nei primi mesi del 2019 le quotazioni degli animali da macello (Charaloise e Limousine) sono su buoni livelli: intorno ai 2,6 euro/kg il primo e sopra il 2,8 euro/kg il secondo. Su valori più contenuti i baliotti delle razze da carne.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

 

In Veneto metà della superficie agricola è in affitto

In Veneto metà della superficie agricola utilizzata dalle aziende è in affitto. A dirlo sono i dati del Rapporto Istat del 2016 relativi all’affittanza agraria, che segnalano come nel periodo 2000 – 2016 la superficie agricola utilizzata (Sau) in affitto a livello nazionale abbia registrato un notevole aumento, passando da 3 milioni di ettari a 5,8 milioni, pari a oltre il 45% della superficie agricola totale, con un aumento quindi di oltre il 90%.

Una percentuale che per quanto riguarda il Veneto sale al 50,7% della superficie agricola totale, con un balzo pari al doppio rispetto al 24,8% del 2000. Nei dettagli, in Veneto la superficie in affitto è pari a 396.247 ettari su 781.633 totali. Al Nord fanno meglio solo il Piemonte con 607.356 ettari di superficie in affitto (63% sul totale) e la Lombardia con 596.000 ettari (62%), ma nella top ten si collocano anche la Sicilia (598.018 ettari, 41,5%), la Sardegna (553.292 ettari, 46,5%), l’Emilia Romagna (544.407, 50,3%) e la Puglia (428.614, 33,3%). “I dati rilevano un aumento importante della superficie media aziendale, favorita sicuramente dallo strumento dell’affitto, che ha permesso alle aziende di crescere – sottolinea Rinaldo Ferrini Portalupi, presidente del sindacato della proprietà fondiaria concessa in affitto di Confagricoltura Verona -. Il costo della terra è sempre elevato, la possibilità di crescere attraverso l’acquisto è limitata e quindi l’affitto agrario permette di rendere disponibile la terra alle aziende agricole a fronte di un canone, evitando forti esposizioni per l’acquisto e consentendo invece che le risorse aziendali vengano dirottate a investimenti funzionali all’attività agricola. L’impennata nelle affittanze è stata favorita senz’altro dal patto in deroga, strumento flessibile e funzionale che ha reso più semplice rispetto a prima il contratto tra le parti. Negli ultimi 20 anni i contenziosi si sono quasi azzerati e inoltre le aziende, grazie al contratto d’affitto, possono accedere alle misure previste dalla politica agricola europea, nazionale e regionale”.

Una strada fondamentale per rendere accessibile l’agricoltura anche alle giovani generazioni. L’istituto dell’affitto si conferma quindi lo strumento più duttile per rendere disponibile la terra alle aziende agricole e un elemento essenziale per la competitività, la valorizzazione del patrimonio fondiario e lo sviluppo dell’agricoltura italiana. “Nel prossimo futuro andrà potenziato il rapporto sinergico tra proprietà fondiaria e conduttrice – rimarca Ferrini Portalupi -, che potrebbe dare un ulteriore incentivo allo sviluppo dell’impresa agricola”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Bonifica: tavolo tecnico al lavoro con i Consorzi per ridurre consumi idrici in agricoltura, prorogata di 3 anni la scadenza delle concessioni

L’obiettivo è ridurre del 12 per cento entro il 2022 i prelievi d’acqua a fini irrigui nelle campagne venete coniugando la salvaguardia degli ecosistemi dei corsi d’acqua con le esigenze di una produzione agricola di qualità. Questo il compito che la Regione Veneto, su proposta dell’assessore all’agricoltura e alla bonifica Giuseppe Pan, ha affidato al tavolo tecnico costituito dai responsabili delle Direzioni regionali Difesa Suolo, Geni civili e Servizi forestali e Agroambiente, delle Commissioni Via, nonché dal direttore dell’Associazione dei Consorzi di Bonifica.

Il gruppo di lavoro, che si avvarrà della collaborazione dei Dipartimenti di Ingegneria civile e di Agronomia dell’Università di Padova per le attività di studio, dovrà approfondire e proporre interventi per ridurre i prelievi a scopo irriguo dei Consorzi di bonifica, in particolare dai grandi corsi d’acqua, e dovrà programmare al meglio l’uso della risorsa acqua nei 17 sottoschemi in cui si articola la rete irrigua veneta, formata da canali e scoli, che attinge dai principali fiumi. “Gestire la risorsa idrica secondo criteri di efficienza, quando è scarsa, è sempre più difficile – spiega l’assessore Pan – tenuto conto della complessità di coniugare gli usi civili, legati all’approvvigionamento idropotabile e all’allontanamento dei reflui di scarico dei depuratori, con i fabbisogni dell’agricoltura, dell’industria, della produzione di energia idroelettrica, nonché con la tutela degli ecosistemi acquatici. Ci siamo prefissi di riuscire, entro 3 anni, a definire un quadro di programmazione dell’irrigazione nel territorio regionale”. A tal fine, la Giunta veneta ha prorogato per altri tre anni le autorizzazioni ai Consorzi di bonifica per le derivazioni ad uso irriguo in forma collettiva, dando così tempo sino al 2022 per la redazione del quadro programmatorio regionale dell’irrigazione. Intanto, in via sperimentale, i Consorzi sono invitati a ridurre del 12 per cento le principali derivazioni dai corsi d’acqua già autorizzate.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Conto alla rovescia per la seconda edizione del Premio della Cucina Veneta, in programma a Torreglia (PD) il 21 giugno 2019. Nel corso della serata, premiati Bruno Gambacorta, Davide Rampello e Sergio Dussin.

E’ iniziato il conto alla rovescia per la seconda edizione del Premio della Cucina Veneta, in programma venerdì 21 giugno 2019 all’AnticaTrattoria Ballotta di Torreglia (PD), locale storico italiano che vanta il primato di essere il ristorante più antico dei Colli Euganei e culla di alcune fra le migliori tradizioni gastronomiche del Veneto.

I premiati. Nella serata del Premio della Cucina Veneta vengono premiati tre autorevoli personaggi del mondo della cultura, del giornalismo e della storia enogastronomica che più di altri hanno diffuso al di fuori dei confini del Veneto, la conoscenza del patrimonio gastronomico di una regione che abbraccia gusti e sapori dai monti al mare. Dopo aver attribuito i premi nella scorsa edizione ai giornalisti Stefano Edel di Rai 3, Renato Malaman del Gruppo Espresso e Mattino di Padova e al gran patron dell’Harrys Bar, Arrigo Cipriani, per il 2019 la giuria del concorso ha scelto il giornalista Bruno Gambacorta della trasmissione“Eat Parade” di Rai 2, il professor Davide Rampello curatore della rubrica “Paesi, paesaggi…” di Striscia la Notizia di Canale5 e il cuoco “dei tre Papi”, Sergio Dussin. Una terna di personalità che condividerà con il pubblico i gusti e i sapori di un menù ancora in fase di elaborazione ma che si preannuncia già come degno di entrare nell’albo d’oro della cucina dell’Antica Trattoria Ballotta 1605.

Fonte: Servizio stampa Antica Trattoria Ballotta 1605

Olivi veneti a rischio disseccamento, progetto regionale di monitoraggio con Università di Padova

Laboratori universitari ed esperti fitosanitari chiamati al capezzale delle piante di olivo del Veneto, colpite negli ultimi anni da fenomeni di disseccamento di cui si ignorano le cause.

Tra i possibili fattori, a cui imputare il disseccamento delle infiorescenze e la cascola delle olive, pare ci siano gli squilibri fisiologici creati dalla siccità del 2017 che faceva seguito ad una annata di produzione record. Per individuare con precisione le cause e mettere a punto strategie di intervento che arrestino il degrado dei circa 5 mila ettari di oliveti del Veneto la Giunta regionale ha avviato una collaborazione con il Dipartimento territorio e sistemi agroforestali dell’università di Padova.

Oliveti sotto osservazione. Lo scorso anno i tecnici hanno messo sotto osservazione gli oliveti della fascia pedemontana, in particolare quelli dei Colli Euganei, dei Berici e del Grappa, in modo da monitorare i possibili agenti eziologici, cioè i fattori di causa del disseccamento. Per il 2019 la Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Agricoltura e di intesa con le organizzazioni professionali del settore e i consorzi di tutela delle denominazioni d’origine, ha deciso di proseguire la collaborazione con il Dipartimento territorio e sistemi agroforestali dell’università di Padova per dare continuità al monitoraggio fitosanitario avviato e arrivare a mettere a punto interventi che contrastino le cause di disseccamento delle piante. Per la seconda fase del progetto la regione intervenire con un contributo di 50 mila euro, a titolo di rimborso spese dei costi sostenuti dai ricercatori dall’Università.

Difesa produttiva e del paesaggio. “Visti i positivi risultati della prima fase, valutati con interesse e soddisfazione anche dalle organizzazioni dei produttori e dai Consorzi – fa presente l’assessore all’agricoltura Pan – appare utile dare continuità al lavoro di monitoraggio e studio avviato, in modo di poter raggiungere evidenze scientifiche su come intervenire in difesa degli oliveti e della produzione di olio del Veneto. Si tratta infatti di difendere non solo colture di alta collina, che consentono una produzione di alta qualità e valore dalle singolari proprietà organolettiche, ma anche di arrestare il degrado paesaggistico delle zone colpite e di difendere le potenzialità del sistema produttivo veneto”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto