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Report 2018 agroalimentare Veneto: vitivinicoltura locomotiva regionale (produzione +48,9%), cereali e colture industriali con alti e bassi, come pure l’ortofrutta.

Veneto Agricoltura ha pubblicato il report di inizio estate sull’andamento agroalimentare regionale dell’anno precedente e i primi risultati del 2019.

In breve. Nel 2018 l’agricoltura veneta ha raggiunto un valore di 6,3 miliardi di euro, in crescita del +7,5% rispetto all’anno precedente. La buona performance è dovuta essenzialmente all’incremento quantitativo di alcune produzioni, in particolare della vite, mentre i prezzi hanno inciso in maniera piuttosto ridotta. E’ risultato invece in leggero calo il valore della produzione degli allevamenti. Cereali e grandi colture in altalena come pure l’ortofrutta. Il numero di imprese agricole iscritte nel Registro delle Camere di Commercio del Veneto è sceso a 63.186 aziende (-0,7% rispetto al 2017), proseguendo il trend negativo registrato negli ultimi anni. Sul versante import/export è diminuito il saldo negativo della bilancia agroalimentare veneta, scesa a circa 305 milioni di euro (-12,4% rispetto al 2017). In pratica, sono aumentate le esportazioni, che hanno raggiunto i 6,79 miliardi di euro (+0,4% rispetto al 2017), mentre si sono leggermente ridotte le importazioni, che hanno sfiorato i 7,1 miliardi di euro (-0,3%).

Cereali e colture industrialiAndamento climatico sfavorevole per i cereali autunno-vernini che ha determinato un decremento delle rese del -12,1% per il frumento tenero e del -10,6% per il grano duro. In aumento invece la produzione complessiva del frumento tenero (+15%), mentre per l’orzo il calo è stato del -8%. Il mais ha visto crescere le rese di oltre l’11%, ma la diminuzione della superficie coltivata (137 mila ettari, -17% sul 2017) ha determinato una contrazione della produzione del -5,6%. Per la soia le rese sono aumentate del +11,8% per una produzione complessiva pari al+19,4% sul 2017). Male tabacco e barbabietola che hanno risentito di problemi fitosanitari legati al clima e alla cimice asiatica. Bene girasole, al cui ampliamento delle superfici (+21,6%) è corrisposto un aumento della produzione del 28% per via dell’incremento delle rese di oltre il 5%. In calo del 9% la resa della colza per le stesse problematiche manifestate dalle colture autunno-vernine. Listini in crescita per mais, frumento tenero, orzo, riso, girasole e tabacco, negativi per barbabietola, soia e frumento duro.

Colture ortofrutticole. Nel 2018 le superfici investite a orticole sono scese nel Veneto a circa 26.700 ettari (-3% rispetto al 2017). Si stima che le orticole in piena aria, che rappresentano il 75% degli ortaggi coltivati in Veneto, possano attestarsi su circa 23.400 ettari (-4%), mentre le orticole in serra, stimate in circa 3.850 ettari, si riducono del -2,8%; in aumento le piante da tubero (3.270 ha, +5%). Il valore della produzione ai prezzi di base di patate e ortaggi viene stimato a circa 690 milioni di euro, in aumento del +2,5% circa rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda la frutticoltura, le superfici investite sono state pari a 17.700 ettari, con un calo del -0,4%, mentre l’olivo è in salita con 5.106 ettari (+2,6%). Il valore della produzione di frutta fresca ha sfiorato i 300 milioni di euro, salendo del +27,8% rispetto all’anno precedente, anche grazie alle buone condizioni climatiche e all’entrata in produzione di nuovi impianti. Produzioni e rese più che raddoppiate per l’olivo.

Florovivaismo. Il numero di aziende attive nel florovivaismo è sceso nel 2018 a 1.451 unità (-2,4% rispetto al 2017). In calo le superfici in piena aria (1.930 ha, -5%), mentre registrano un calo più contenuto gli ettari in coltura protetta (650 ha, -1%). La produzione complessiva regionale è rimasta sostanzialmente invariata attestandosi su circa 1,6 miliardi di piante, con l’83% della quale di natura vivaistica.

Vitivinicoltura. La vendemmia 2018 ha segnato diversi record. La produzione di uve si è attestata sui 16,4 milioni di quintali (+48,9% sul 2017, che però era stata un’annata scarsa). Di conseguenza, anche la produzione di vino è cresciuta, segnando un +51,8% rispetto all’anno precedente. La superficie vitata è pari a 86.973 ha, con un rialzo annuo del +8,4%. Anche nel 2018 il vino veneto, che per il 68% è di tipo DOC/DOCG,  da solo ha rappresentato il 35,8% dell’export italiano del settore. Si pensi che nell’ultimo anno il Veneto ha esportato vino per ben 2,2 miliardi di euro, con un rialzo annuo del +3,6%.

Zootecnia. In Veneto nel 2018 sono state prodotte 1,18 milioni di tonnellate di latte (+0,4% sul 2017) per un valore in leggera flessione pari a 415 milioni di euro (-0,5%), dovuto ad un lieve calo del prezzo del latte crudo attestatosi sui 36,29 euro/hl. La produzione di carne bovina è diminuita del -1% pari a 171.400 tonnellate. Il valore della produzione veneta è risultata pari a 420 milioni di euro. Nella nostra regione sono presenti circa 6.500 allevamenti da carne con almeno 1 capo (-7% rispetto al 2017).

Primi risultati del 2019. Dalle prime indicazioni fornite dagli operatori, sembrano tenere le superfici coltivate a frumento tenero, mentre dovrebbero diminuire quelle a frumento duro (-10/-15%). Per le colture a semina primaverile le superfici a barbabietola dovrebbero aumentare di circa un migliaio di ettari, mentre si stima una ripresa degli investimenti a mais granella (140.000/150.000 ha,+5/10%) a scapito delle superfici coltivate a soia che si prevedono in calo (145.000/150.000 (-5/10%).Il vigneto veneto sta facendo i conti, ma è in fase di recupero, con le conseguenze delle abbondanti precipitazioni di aprile e maggio, mesi questi caratterizzati anche da temperature al di sotto della media stagionale. I dati previsionali della vendemmia saranno comunque presentati il prossimo 27 agosto a Legnaro (Pd) nel consueto appuntamento prevendemmiale del Trittico Vitivinicolo Veneto. Il primo trimestre 2019 vede il Veneto esportare vino per oltre mezzo miliardo di euro, con un ulteriore rialzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+4,7%). Nel ranking italiano, il Veneto si conferma al primo posto con circa 504 milioni di euro di export di vino, doppiando di fatto il Piemonte, la Toscana e, ancor più, il Trentino-Alto Adige.

Nei primi mesi del 2019 le consegne venete di latte sotto leggermente scese (-3% rispetto allo stesso periodo del 2018). Le quotazioni del latte sono invece in aumento del +9/10% con valori pari a 40 euro/hl. Buone anche le quotazioni dei principali formaggi, tutte in aumento. Nei primi mesi del 2019 le quotazioni degli animali da macello (Charaloise e Limousine) sono su buoni livelli: intorno ai 2,6 euro/kg il primo e sopra il 2,8 euro/kg il secondo. Su valori più contenuti i baliotti delle razze da carne.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

 

In Veneto metà della superficie agricola è in affitto

In Veneto metà della superficie agricola utilizzata dalle aziende è in affitto. A dirlo sono i dati del Rapporto Istat del 2016 relativi all’affittanza agraria, che segnalano come nel periodo 2000 – 2016 la superficie agricola utilizzata (Sau) in affitto a livello nazionale abbia registrato un notevole aumento, passando da 3 milioni di ettari a 5,8 milioni, pari a oltre il 45% della superficie agricola totale, con un aumento quindi di oltre il 90%.

Una percentuale che per quanto riguarda il Veneto sale al 50,7% della superficie agricola totale, con un balzo pari al doppio rispetto al 24,8% del 2000. Nei dettagli, in Veneto la superficie in affitto è pari a 396.247 ettari su 781.633 totali. Al Nord fanno meglio solo il Piemonte con 607.356 ettari di superficie in affitto (63% sul totale) e la Lombardia con 596.000 ettari (62%), ma nella top ten si collocano anche la Sicilia (598.018 ettari, 41,5%), la Sardegna (553.292 ettari, 46,5%), l’Emilia Romagna (544.407, 50,3%) e la Puglia (428.614, 33,3%). “I dati rilevano un aumento importante della superficie media aziendale, favorita sicuramente dallo strumento dell’affitto, che ha permesso alle aziende di crescere – sottolinea Rinaldo Ferrini Portalupi, presidente del sindacato della proprietà fondiaria concessa in affitto di Confagricoltura Verona -. Il costo della terra è sempre elevato, la possibilità di crescere attraverso l’acquisto è limitata e quindi l’affitto agrario permette di rendere disponibile la terra alle aziende agricole a fronte di un canone, evitando forti esposizioni per l’acquisto e consentendo invece che le risorse aziendali vengano dirottate a investimenti funzionali all’attività agricola. L’impennata nelle affittanze è stata favorita senz’altro dal patto in deroga, strumento flessibile e funzionale che ha reso più semplice rispetto a prima il contratto tra le parti. Negli ultimi 20 anni i contenziosi si sono quasi azzerati e inoltre le aziende, grazie al contratto d’affitto, possono accedere alle misure previste dalla politica agricola europea, nazionale e regionale”.

Una strada fondamentale per rendere accessibile l’agricoltura anche alle giovani generazioni. L’istituto dell’affitto si conferma quindi lo strumento più duttile per rendere disponibile la terra alle aziende agricole e un elemento essenziale per la competitività, la valorizzazione del patrimonio fondiario e lo sviluppo dell’agricoltura italiana. “Nel prossimo futuro andrà potenziato il rapporto sinergico tra proprietà fondiaria e conduttrice – rimarca Ferrini Portalupi -, che potrebbe dare un ulteriore incentivo allo sviluppo dell’impresa agricola”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Bonifica: tavolo tecnico al lavoro con i Consorzi per ridurre consumi idrici in agricoltura, prorogata di 3 anni la scadenza delle concessioni

L’obiettivo è ridurre del 12 per cento entro il 2022 i prelievi d’acqua a fini irrigui nelle campagne venete coniugando la salvaguardia degli ecosistemi dei corsi d’acqua con le esigenze di una produzione agricola di qualità. Questo il compito che la Regione Veneto, su proposta dell’assessore all’agricoltura e alla bonifica Giuseppe Pan, ha affidato al tavolo tecnico costituito dai responsabili delle Direzioni regionali Difesa Suolo, Geni civili e Servizi forestali e Agroambiente, delle Commissioni Via, nonché dal direttore dell’Associazione dei Consorzi di Bonifica.

Il gruppo di lavoro, che si avvarrà della collaborazione dei Dipartimenti di Ingegneria civile e di Agronomia dell’Università di Padova per le attività di studio, dovrà approfondire e proporre interventi per ridurre i prelievi a scopo irriguo dei Consorzi di bonifica, in particolare dai grandi corsi d’acqua, e dovrà programmare al meglio l’uso della risorsa acqua nei 17 sottoschemi in cui si articola la rete irrigua veneta, formata da canali e scoli, che attinge dai principali fiumi. “Gestire la risorsa idrica secondo criteri di efficienza, quando è scarsa, è sempre più difficile – spiega l’assessore Pan – tenuto conto della complessità di coniugare gli usi civili, legati all’approvvigionamento idropotabile e all’allontanamento dei reflui di scarico dei depuratori, con i fabbisogni dell’agricoltura, dell’industria, della produzione di energia idroelettrica, nonché con la tutela degli ecosistemi acquatici. Ci siamo prefissi di riuscire, entro 3 anni, a definire un quadro di programmazione dell’irrigazione nel territorio regionale”. A tal fine, la Giunta veneta ha prorogato per altri tre anni le autorizzazioni ai Consorzi di bonifica per le derivazioni ad uso irriguo in forma collettiva, dando così tempo sino al 2022 per la redazione del quadro programmatorio regionale dell’irrigazione. Intanto, in via sperimentale, i Consorzi sono invitati a ridurre del 12 per cento le principali derivazioni dai corsi d’acqua già autorizzate.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Conto alla rovescia per la seconda edizione del Premio della Cucina Veneta, in programma a Torreglia (PD) il 21 giugno 2019. Nel corso della serata, premiati Bruno Gambacorta, Davide Rampello e Sergio Dussin.

E’ iniziato il conto alla rovescia per la seconda edizione del Premio della Cucina Veneta, in programma venerdì 21 giugno 2019 all’AnticaTrattoria Ballotta di Torreglia (PD), locale storico italiano che vanta il primato di essere il ristorante più antico dei Colli Euganei e culla di alcune fra le migliori tradizioni gastronomiche del Veneto.

I premiati. Nella serata del Premio della Cucina Veneta vengono premiati tre autorevoli personaggi del mondo della cultura, del giornalismo e della storia enogastronomica che più di altri hanno diffuso al di fuori dei confini del Veneto, la conoscenza del patrimonio gastronomico di una regione che abbraccia gusti e sapori dai monti al mare. Dopo aver attribuito i premi nella scorsa edizione ai giornalisti Stefano Edel di Rai 3, Renato Malaman del Gruppo Espresso e Mattino di Padova e al gran patron dell’Harrys Bar, Arrigo Cipriani, per il 2019 la giuria del concorso ha scelto il giornalista Bruno Gambacorta della trasmissione“Eat Parade” di Rai 2, il professor Davide Rampello curatore della rubrica “Paesi, paesaggi…” di Striscia la Notizia di Canale5 e il cuoco “dei tre Papi”, Sergio Dussin. Una terna di personalità che condividerà con il pubblico i gusti e i sapori di un menù ancora in fase di elaborazione ma che si preannuncia già come degno di entrare nell’albo d’oro della cucina dell’Antica Trattoria Ballotta 1605.

Fonte: Servizio stampa Antica Trattoria Ballotta 1605

Olivi veneti a rischio disseccamento, progetto regionale di monitoraggio con Università di Padova

Laboratori universitari ed esperti fitosanitari chiamati al capezzale delle piante di olivo del Veneto, colpite negli ultimi anni da fenomeni di disseccamento di cui si ignorano le cause.

Tra i possibili fattori, a cui imputare il disseccamento delle infiorescenze e la cascola delle olive, pare ci siano gli squilibri fisiologici creati dalla siccità del 2017 che faceva seguito ad una annata di produzione record. Per individuare con precisione le cause e mettere a punto strategie di intervento che arrestino il degrado dei circa 5 mila ettari di oliveti del Veneto la Giunta regionale ha avviato una collaborazione con il Dipartimento territorio e sistemi agroforestali dell’università di Padova.

Oliveti sotto osservazione. Lo scorso anno i tecnici hanno messo sotto osservazione gli oliveti della fascia pedemontana, in particolare quelli dei Colli Euganei, dei Berici e del Grappa, in modo da monitorare i possibili agenti eziologici, cioè i fattori di causa del disseccamento. Per il 2019 la Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Agricoltura e di intesa con le organizzazioni professionali del settore e i consorzi di tutela delle denominazioni d’origine, ha deciso di proseguire la collaborazione con il Dipartimento territorio e sistemi agroforestali dell’università di Padova per dare continuità al monitoraggio fitosanitario avviato e arrivare a mettere a punto interventi che contrastino le cause di disseccamento delle piante. Per la seconda fase del progetto la regione intervenire con un contributo di 50 mila euro, a titolo di rimborso spese dei costi sostenuti dai ricercatori dall’Università.

Difesa produttiva e del paesaggio. “Visti i positivi risultati della prima fase, valutati con interesse e soddisfazione anche dalle organizzazioni dei produttori e dai Consorzi – fa presente l’assessore all’agricoltura Pan – appare utile dare continuità al lavoro di monitoraggio e studio avviato, in modo di poter raggiungere evidenze scientifiche su come intervenire in difesa degli oliveti e della produzione di olio del Veneto. Si tratta infatti di difendere non solo colture di alta collina, che consentono una produzione di alta qualità e valore dalle singolari proprietà organolettiche, ma anche di arrestare il degrado paesaggistico delle zone colpite e di difendere le potenzialità del sistema produttivo veneto”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

In Veneto, contributi regionali alle sagre (ma non solo) per lo smaltimento rifiuti

Una serata della Sagra del Pesce di Chioggia (VE)

“Con l’obiettivo di coinvolgere i cittadini nelle buone pratiche di gestione dei rifiuti, abbiamo ritenuto opportuno avviare alcune iniziative dedicate all’intera popolazione regionale, con particolare riguardo agli organizzatori di sagre, che nel nostro territorio costituiscono un’importante luogo di aggregazione”. Ad affermarlo è l’assessore all’ambiente della Regione del Veneto, annunciando l’approvazione di un bando, deliberato dalla Giunta su sua proposta, che prevede contributi per uno smaltimento accorto dei rifiuti.

Contributi fino a mille euro. “Oltre che per la grande affluenza di pubblico – prosegue l’assessore –, eventi come le sagre sono infatti importanti anche per il numero di addetti all’organizzazione e per il vario target di soggetti cui ci si rivolge nel medesimo luogo. Con questo bando abbiamo, pertanto, deciso di sostenere una cultura dell’attenzione nello smaltimento dei rifiuti, prevedendo contributi fino a mille euro a favore degli organizzatori di sagre e feste aperte al pubblico, nella misura in cui contribuiranno alla riduzione della produzione di rifiuti solidi urbani, ma anche a favore di soggetti che svolgono attività di ristorazione nelle mense di enti pubblici o privati, nelle mense scolastiche, negli ospedali e nei luoghi di cura”.

Potrà accedere al contributo chi farà utilizzo di stoviglie riutilizzabili, somministrazione di cibi e bevande sfusi e privi di imballaggio primario o distribuiti con vuoti a rendere e chi utilizzerà stoviglie biodegradabili e compostabili
 qualora non sia possibile il ricorso a stoviglie riutilizzabili. Ovviamente la concessione dei contributi sarà condizionata all’effettuazione della raccolta differenziata dei rifiuti prodotti nella rispettiva attività di ristorazione, secondo le modalità definite dal comune del territorio di competenza.

Le domande di contributo dovranno essere trasmesse entro 30 giorni dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Veneto alla Direzione Ambiente, a cui ci si potrà rivolgere anche per ulteriori informazioni in merito ai contenuti del bando (041.2792143 – email: ambiente@regione.veneto.it).

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Prodotti veneti serviti al ricevimento dell’Ambasciata d’Italia a Bruxelles per la celebrazione della Festa della Repubblica

Ambasciata Italiana a Bruxelles

Il Radicchio di Chioggia Igp sarà tra gli ingredienti dei piatti che verranno offerti nel ricevimento in occasione della celebrazione della Festa della Repubblica nella Residenza dell’Ambasciata italiana a Bruxelles, a cui parteciperanno oltre quattrocento ospiti, tra autorità politiche, istituzionali e diplomatiche, imprenditori, operatori commerciali, giornalisti e blogger. Assieme al radicchio, rappresenteranno il Veneto anche i prodotti di Lattebusche e il Consorzio del Prosecco Doc.

Celebrazioni in programma il 4 giugno. «Siamo stati invitati dall’Ambasciata d’Italia in Belgio a partecipare alle iniziative celebrative della Festa della nostra Repubblica previste il prossimo 4 giugno. Un invito che è stato prontamente accolto e che segna la reputazione che il Consorzio è riuscito a conquistare anche presso le Istituzioni internazionali, avendo partecipato negli scorsi due anni agli eventi organizzati presso l’Ambasciata d’Italia a Helsinki in occasione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo”, spiega il presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo.

Internazionalizzazione del prodotto. Continua Boscolo: “E’ un’azione che ben si inquadra tra i compiti istituzionali di tutela e promozione per diffondere in Italia e all’estero il consumo e la conoscenza del Radicchio di Chioggia, in stretto collegamento con la valorizzazione del suo territorio di produzione attraverso l’indicazione geografica protetta. Puntiamo decisamente all’internazionalizzazione della promozione, soprattutto verso il Nord-Europa, perché l’esperienza di questi ultimi anni di assidua presenza alle maggiori fiere nazionali ed estere ha fatto intravvedere ottime possibilità di affermazione del nostro prodotto in questi mercati, dove il consumatore è attento alle certificazioni di origine e di qualità ambientale. Inoltre, vi è un grande interesse per l’Italia, la nostra cultura, i nostri prodotti, soprattutto per quelli tipici regionali a denominazione di origine protetta e controllata che garantiscono lo stretto legame col territorio. L’agroalimentare “Made in Italy” è molto apprezzato soprattutto nelle fasce di popolazione con discreto potere d’acquisto».

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela radicchio di Chioggia Igp

La “Tiramisù World Cup” arriva a giugno 2019 sulle spiagge di Bibione (VE)

Grazie alla collaborazione con il Comune di San Michele al Tagliamento (VE), Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia, Confcommercio Bibione e Confcommercio Portogruaro e con la promozione e il coordinamento generale del Distretto Turistico Venezia Orientale, la “Tiramisù World Cup” (TWC) approda sulle spiagge dell’Adriatico, scegliendo Bibione per la sua prima selezione di quest’anno.

80 posti a disposizione per chi vuole prendere parte alla sfida che si tiene nel fine settimana del 22 e 23 giugno. La formula: i concorrenti, rigorosamente non-professionisti, possono iscriversi alla gara nella preparazione del Tiramisù nella sua versione originale (savoiardi, mascarpone, uova, zucchero, caffè e cacao) oppure in quella creativa (con la possibilità di aggiungere fino a tre ingredienti e cambiare il biscotto). I partecipanti avranno a disposizione 40 minuti per realizzare la “porzione perfetta” e poi una giuria armata di cucchiaino decreterà il  migliore pasticcere, che avrà così accesso direttamente alle semifinali (1-3 novembre a Treviso). Nei suoi primi due anni, la TWC ha visto la partecipazione di chef amatoriali provenienti da tutto il mondo, ognuno con la propria versione del dolce: dall’Africa, dall’Australia, dalla Cina e da molti Paesi europei fra cui Austria, Francia  e Germania. «La tappa che apre l’estate 2019 è una selezione ufficiale della TWC: chi vince va in semifinale a Treviso – spiega Francesco Redi di Twissen, organizzatore della rassegna. Ulteriori info www.tiramisuworldcup.com

Fonte: servizio stampa TWC

Giunta veneta approva bandi per 34,2 mln per sviluppo rurale, biodiversità e ripristino foreste

La Giunta regionale del Veneto ha approvato due provvedimenti di attuazione del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 sostenuto dal fondo europeo FEASR e cofinanziato da Stato eRegione.

Il primo provvedimento attiva 26,2 milioni di euro per bandi di finanziamento a sostegno sia del settore agricolo e agroalimentare, che del settore forestale. Verranno finanziati interventi per a) strutture funzionali all’incremento e valorizzazione della biodiversità naturalistica, in particolare dotazioni necessarie al miglioramento della coesistenza tra le attività agricolo/zootecniche e fauna selvatica (500 mila euro); b) creazione e sviluppo della diversificazione delle imprese agricole mediante investimenti nella produzione di energia da fonti rinnovabili negli allevamenti (5,7 milioni); c) creazione e sviluppo di attività extra-agricole nelle aree rurali (7 milioni); e) imboschimento di terreni agricoli e non agricoli (500mila); f) risanamento e ripristino foreste danneggiate da calamità naturali, fitopatie, infestazioni parassitarie e eventi climatici (3 milioni); g) investimenti per aumentare la resilienza, il pregio ambientale e il potenziale di mitigazione delle foreste (5 milioni); h) investimenti in tecnologie forestali e nella trasformazione, mobilitazione e commercializzazione dei prodotti forestali (4,5 milioni).

Con il secondo provvedimento la Giunta ha stanziato 8 milioni di euro per l’azione complementare del Psr alla Strategia nazionale aree interne (SNAI), prevista dall’Accordo di partenariato 2014-2020. Le aree individuate in Veneto per questo tipo di sostegno sono: l’Unione montana Agordina, l’Unione Montana Comelico, l’Unione Montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni e il Contratto di foce Delta del Po. I richiedenti possono contare su aiuti per 2 milioni di euro, distribuiti tra i diversi tipi d’intervento scelti dalle strategie d’Area. Sono previsti dal bando a) investimenti a sostegno delle prestazioni e della sostenibilità delle aziende; b) investimenti per la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli; c) infrastrutture viarie silvopastorali, ricomposizione e miglioramento fondiario e servizi in rete; e) creazione e sviluppo della diversificazione delle imprese agricole; f) creazione e sviluppo di attività extra-agricole nelle aree rurali; g) investimenti in tecnologie forestali e nella trasformazione dei prodotti forestali.

I due provvedimenti passano ora all’esame della terza commissione del Consiglio regionale che avrà trenta giorni di tempo per formulare le proprie osservazioni. Una volta ottenuto il via libera, la Giunta approverà in via definitiva i testi dei bandi che saranno poi pubblicati nel Bollettino Ufficiale regionale.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

il caldo risveglia la cimice asiatica, agricoltori in allarme nella Bassa Padovana. Reti anti-insetto al momento l’unica soluzione, ma pochi agricoltori hanno usufruito dei contributi regionali per prenderle.

Le temperature in rialzo svegliano le cimici, in particolare la specie asiatica che già lo scorso anno ha causato danni alle coltivazioni. Gli agricoltori sono già in allarme in tutta la provincia di Padova, in particolare nella Bassa Padovana, dove si concentra la maggior produzione di frutta, su tutte le mele e le pere, molto gradite dall’insetto alieno.

Inverno mite. Se il maltempo e le temperature al di sotto della media di questa “maledetta primavera” ha tenuto, fino ad ora, a bada la diffusione delle cimici, Coldiretti Padova ricorda che ci siamo lasciati alle spalle un inverno mite e secco, durante il quale le temperature minime sono scese rare volte al di sotto dello zero. Condizioni ideali dunque per la sopravvivenza delle cimici che hanno svernato in luoghi riparati e protetti. La cimice asiatica, poi, ha anche una maggiore resistenza alle basse temperature e riesce a sfruttare ogni anfratto per superare l’inverno.

Ogni femmina depone 400 uova per volta. Già con il caldo fuori stagione tra marzo e la prima metà di aprile si erano notate le prime forme di mobilità delle cimici: intorno ai 20 gradi infatti l’insetto cammina e inizia a spostarsi. Con l’affermarsi di temperature più elevate gli insetti si sposteranno dunque in campagna, per alimentarsi e riprodursi. “La cimice asiatica è infatti altamente infestante e priva di nemici naturali. – ricorda Paolo Minella, responsabile ambiente di Coldiretti Padova – Ogni femmina in questa stagione depone fino a 400 uova per volta. L’insetto prende di mira mele, pere, pesche, albicocche, kiwi e molte altre coltivazioni sul territorio. Con le sue punture rovina i frutti rendendoli inutilizzabili, col rischio di compromettere seriamente parte del raccolto. L’anno scorso nella nostra provincia abbiamo subito perdite del 40 per cento sulla produzione di pere e del 30 per cento sulle mele”. L’attenzione è massima dunque nei 700 ettari in cui si coltivano mele e pere, soprattutto lungo il corso dell’Adige, ma anche per altre colture come le ciliegie, già finite sotto attacco in questi giorni, e il grano in fase di maturazione.

Le reti anti insetto rimangono una delle principali forme di difesa e di contenimento per proteggere soprattutto le piante da frutto anche se, ricordano gli esperti, difficilmente si riesce a salvare dalla cimice più del 70 per cento del raccolto. E’ anche per questo, oltre che per i costi dei nuovi impianti particolarmente elevati, che pochi produttori hanno presentato la domanda di partecipazione al bando regionale che ha stanziato un contributo per le reti anti insetto.

A Castelbaldo i produttori riuniti nella Cooperativa Frutta sono in preallarme ormai da mesi: “Quest’anno ci aspettiamo un massiccio attacco da parte di questo micidiale insetto – spiega il presidente Graziano Balbo – che non ha antagonisti naturali. Chi è dotato delle reti qualcosa riesce a salvare ma ovviamente il problema rimane. Per contrastare la proliferazione dell’insetto alieno è importante proseguire a marcia spedita con la ricerca di insetti antagonisti e di molecole per interventi a basso impatto ambientale, attività già avviata dall’Università di Padova. Ed è proprio ai ricercatori dell’Ateneo che i nostri produttori, insieme a Coldiretti, confermano la propria disponibilità a mettere a disposizione terreni con frutteti e seminativi per condurre la necessaria sperimentazione sul campo. Le nostre aziende sono aperte e a disposizione della comunità scientifica”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto