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Maltempo in Veneto, campi allagati per mais, frumento e soia, ortofrutticoli in difficoltà , ciliegie ko. Vigneti in ritardo di tre settimane, focus sulla situazione il 13 giugno a Conegliano (TV) al Trittico Vitivinicolo.

Un mese di maggio estremamente piovoso, accompagnato da temperature al di sotto della media, sta causando anche nel Veneto gravi danni all’agricoltura, tanto che i tecnici di Veneto Agricoltura segnalano che nei diversi comparti gli operatori sono alle prese con difficoltà di ogni tipo.

I dati. Del resto, basta dare uno sguardo ai dati forniti da ARPAV – Servizio Meteorologico  di Teolo per comprendere la gravità della situazione: nel corso dei primi 19 giorni di maggio nel Veneto sono caduti mediamente 161,7 mm di pioggia, contro una precipitazione media registrata nel periodo 1994-2018 nell’intero stesso mese di 120 mm. Stiamo dunque parlando di un +30%, percentuale che sale addirittura al +50% se il calcolo della media lo fermiamo al 19 maggio (83,4 mm). Le precipitazioni più abbondanti sono state registrate nell’area compresa tra le Prealpi e la pianura settentrionale della regione, dove sono caduti dai 200 ai 360 mm di pioggia. Per quanto riguardano invece le temperature, quelle registrate dal 1° al 19 maggio risultano essere le più basse dal 1992, ovvero da quando l’ARPAV effettua questo servizio.

A giugno il primo focus sulla vendemmia 2019. Analizzando brevemente lo stato delle diverse colture di fronte a questo andamento climatico primaverile anomalo, relativamente ai vigneti, le strutture di Veneto Agricoltura, Regione e CREA sono alle prese con un monitoraggio costante di tutte le aree vocate regionali. Tutto ciò anche in funzione del primo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto in programma il prossimo 13 giugno a Conegliano, appuntamento che ogni anno fornisce ai viticoltori indispensabili indicazioni di carattere tecnico-operativo. Vediamole.

Da un primo riscontro in vigneto, risulta che l’apparato radicale delle viti é quasi ovunque ancora inattivo a causa del terreno troppo umido. Inoltre, la vegetazione delle piante soffre per le basse temperature fin qui registrate, al punto che lo stato fenologico delle viti é in ritardo di 15/18 giorni rispetto alla data di germogliamento.

Passando alle grandi colture, la fioritura del frumento, seminato in autunno, è in grande ritardo proprio a causa delle basse temperature e della scarsità di giornate di sole. Anche il mais, seminato a marzo, stenta a crescere per gli stessi motivi ed è concreto il rischio, se la situazione meteo non cambierà a breve, che gli agricoltori si vedano costretti a riseminare a causa dell’asfissia delle piantine che stanno “annegando” nei campi allagati. I coltivatori che per loro fortuna non si sono ritrovati i campi completamente invasi dall’acqua hanno, comunque, grosse difficoltà a svolgere le normali operazioni di diserbo e sarchiatura necessarie in questo periodo dell’anno. La semina della soia, che normalmente si fa nella prima decade di maggio, al momento è saltata proprio a causa dell’impraticabilità dei terreni. Inoltre è da tener conto che, dal momento in cui le condizioni meteo volgeranno al bello, bisognerà attendere ancora una settimana/dieci giorni prima di poter avviare le operazioni nei campi, ritardando ulteriormente la programmazione aziendale.

Anche l’ortofrutta sta pagando un prezzo altissimo dovuto alle abbondanti precipitazioni e alle basse temperature di questa strana primavera. La persistenza del maltempo rende infatti difficile lo svolgimento delle operazioni di intervento a protezione delle colture. Le ciliegie, per esempio, risultano ovunque ko. I frutti si presentano pieni d’acqua e assaliti da malattie fungine. Come non bastasse, l’area di Marostica (Vi), famosa per le ciliegie IGP, è stata interessata da una forte grandinata che ha notevolmente ridotto la produzione. Comunque tutti i fruttiferi, che in questo periodo dovrebbero essere nel pieno dello sviluppo vegetativo, si trovano in grosse difficoltà, come pure il comparto degli ortaggi in pieno campo per il quale le semine e i trapianti risultano essere in grandissimo ritardo.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Firmata in Veneto l’intesa per contrastare il capolarato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura

Ieri a Venezia a Palazzo Balbi è avvenuta la firma del protocollo d’intesa per contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura tra Regione Veneto, Veneto Lavoro, Agenzia nazionale per le politiche del lavoro, Ispettorato interregionale del lavoro, Inps, Inail, sindacati, associazioni datoriali e rappresentanze delle cooperative del mondo agricolo. Il protocollo siglato è il risultato del tavolo costituitosi a luglio 2018 per favorire l’incontro trasparente tra domanda e offerta di lavoro in campagna.

Daniele Salvagno

Commento Coldiretti Veneto. “Il documento prevede azioni finalizzate a rafforzare le condizioni di legalità, nonché di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro, compresa la circolazione di corrette informazioni per la tutela dei diritti dei lavoratori, con particolare riferimento alle persone vittime di grave sfruttamento. Rilevante la condivisione dei dati statistici, in modalità aggregata, al fine di rendere maggiormente efficace ed efficiente le attività di controllo. Fondamentale sarà il supporto di Veneto Lavoro attraverso una attività di monitoraggio, indagini e confronti nonché la realizzazione di report specifici”, ha commentato al riguardo Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto”.

Luigi Bassani

Commento Confagricoltura Veneto. “Concordiamo con il presidente Luca Zaia che il fenomeno in Veneto è ancora contenuto rispetto ad altre regioni italiane e che il provvedimento punta soprattutto alla prevenzione del fenomeno. Tuttavia occorre un impegno da parte di tutti per scongiurare forme di sfruttamento e illegalità che rischiano di prendere sempre più piede nelle campagne. E dicendo tutti ci riferiamo anche al commercio e ai consumatori. Il caporalato si combatte anche a tavola e facendo la spesa, con una consapevolezza negli acquisti: quando si comprano ortaggi a 20 centesimi il chilo o l’olio a 3 euro bisogna porsi la domanda come sia stato possibile ribassare i prezzi in maniera così consistente”, ha detto invece Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto.

Enti bilaterali. Bassani, come presidente di Agribi, ente bilaterale per l’agricoltura di Verona di cui fanno parte Confagricoltura, Cia agricoltori italiani e Coldiretti come associazioni agricole e i sindacati Cgil, Cisl e Uil, rimarca anche l’importanza degli enti bilaterali per l’agricoltura nel contrasto alla piaga, un aspetto evidenziato nel protocollo d’intesa: “Da anni lavoriamo sul fronte della sicurezza dei lavoratori incentivando le visite mediche e i comportamenti virtuosi nelle aziende agricole. Ora stiamo perfezionando alcuni aspetti tecnici che ci permetteranno di costituire una cabina di regia con Inps e Inail per monitorare il mercato del lavoro e favorire buone pratiche nell’incontro tra domanda e offerta a presidio della legalità”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

Bandi PSR Veneto, impegni agroambientali e indennità in zona montana, proroga al 15 giugno 2019 per presentare le domande

Si ampliano i tempi per la presentazione delle domande per alcuni dei recenti bandi del PSR Veneto. La Giunta Regionale ha approvato, infatti, al 15 giugno 2019 la proroga dei termini per presentare le domande di aiuto per quattro tipi d’intervento e per le domande di conferma pluriennali in ambito agroambientale.

La proroga riguarda nello specifico i seguenti bandi: Tipo intervento 10.1.3 – Gestione attiva di infrastrutture verdi; importo a bando: 4 milioni di euro (collegato a Tipo di intervento 4.4.2); Tipo intervento 10.1.6 – Tutela ed incremento degli habitat seminaturali, importo a bando: 2. Milioni di euro (collegato a Tipi di intervento 4.4.2 e 4.4.3); Tipo intervento 10.1.7 – Biodiversità – Allevatori custodi, importo a bando: 750 mila euro; Tipo intervento 13.1.1 – , importo a bando: 20 milioni di euro. Misura 221 del PSR 2007-2013; Misure 6 e 8 del PSR 2000-2006; Regolamenti CEE 2078 e 2080/1992.

La domanda riguarda i beneficiari degli impegni pluriennali sottoscritti nel corso delle programmazioni 2007-2013, 2000-2006 e con i regolamenti del 1992 in materia agroambientale e forestale. In particolare sono coinvolti quanti hanno assunto impegni pluriennali nell’ambito delle misure: 221 – Primo imboschimento dei terreni agricoli del PSR 2007-2013, 6 – Agroambiente e 8 – Forestazione nel periodo 2000-2006, e infine, quanti hanno assunto impegni nel quadro dei regolamenti europei sui programmi agroambientali e forestali n. 2080 del 1992. Misure 10 e 11 del PSR 2014-2020
 Riguarda i beneficiari che negli ultimi quattro anni hanno presentato domanda di aiuto per gli impegni pluriennali nel quadro del PSR 2014-2020, a seguito dei bandi aperti con le deliberazioni n. 465 del 19 aprile 2016, n. 440 del 31 marzo 2015 e n. 435 del 6 aprile 2017 e n.396 del 2018. Si tratta in particolare dei beneficiari dei tipi d’intervento: 10.1.1 – Tecniche agronomiche a ridotto impatto ambientale, 10.1.2 Ottimizzazione ambientale delle tecniche agronomiche ed irrigue, 10.1.3 – Gestione attiva di infrastrutture verdi, 10.1.4 Gestione sostenibile di prati, prati-seminaturali, pascoli e prati-pascoli in zone montane, 10.1.7 – Biodiversità – Allevatori e coltivatori custodi, 11.1.1 – Pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica e 11.2.1 – Pagamenti per il mantenimento dell’agricoltura biologica del PSR 2014-2020. Si precisa che la proroga è condizionata all’approvazione dell’analogo provvedimento da parte della Commissione europea e del Ministero delle politiche agricole. Il testo ufficiale del provvedimento è stato pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto il 14 maggio.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Castelguglielmo (RO), 4 maggio, inaugurazione nuova sede di Villa Nani cooperativa agricola, partecipazione aperta anche al pubblico

La casa è la “confort zone”. Ma a volte è necessario cambiare per un nuovo inizio. Vale per gli esseri umani, ma vale anche per Villa Nani, la cooperativa agricola nata nel 1965, che della collaborazione tra le persone e per le persone ha fatto la sua bandiera, come suggerisce l’ape laboriosa del logo sociale.

Damiano Giacometti

Da Bagnolo di Po a Castelguglielmo. E’ così che Villa Nani trasferisce la propria sede principale dai locali attuali di Bagnolo di Po (Ro), al nuovo immobile di Castelguglielmo (Ro), in zona agricola-industriale “Il castello”. Per festeggiare questo passaggio epocale per la cooperativa, il direttivo sociale guidato dal presidente Damiano Giacometti, ha organizzato un evento inaugurale, aperto ai soci, agli imprenditori agricoli e a tutta la cittadinanza che vorrà condividere il momento, per sabato 4 maggio 2019, alle ore 10 e trenta, nella nuova sede.

Il taglio del nastro sarà preceduto da un incontro in cui il presidente Giacometti presenterà le attività sociali di Villa Nani nel panorama di un settore agricolo sempre più complesso e in cambiamento. Interverranno sul tema il sottosegretario al Ministero delle Politiche agricole Franco Manzato, l’onorevole Antonietta Giacometti, l’assessore regionale al Territorio Cristiano Corazzari ed i presidenti provinciali delle tre principali organizzazioni agricole: Carlo Salvan per Coldiretti Rovigo, Stefano Casalini per Confagricoltura Rovigo e Giordano Aglio per Cia Rovigo. A segnare il legame di Villa Nani con la propria storia ed il territorio, il presidente Damiano Giacometti consegnerà un riconoscimento ufficiale ai fratelli Giancarlo e Renzo Mantovani, per l’impegno profuso nella fondazione della cooperativa, e alla memoria del loro fratello Felice Mantovani, che ne fu il primo presidente. Dopo il taglio del nastro, ci sarà la visita alla nuova sede ed un brindisi conviviale benaugurale per tutti.

La nuova sede. “La cooperativa è nata dal niente ed oggi ci stiamo allargando e strutturando – spiega il presidente Damiano Giacometti. – Erano 20 i soci fondatori e siamo arrivati ad oltre 600 aziende, tra associate e clienti. La nuova sede – prosegue Giacometti – ci consentirà finalmente di avere un magazzino di stoccaggio per i cereali (con una capacità di circa 10 mila tonnellate), che completerà il servizio offerto ai cerealicoltori rendendoci autonomi dai terzi e consentendoci di tagliare i costi ai nostri conferenti. In più avremo la sicurezza ed il controllo di chi ha la merce sotto il proprio tetto; avremo anche un laboratorio che analizzerà tutto il prodotto all’ingresso”. “Nella nuova sede si trasferiranno gli uffici amministrativi – continua ancora Giacometti – e dunque, diverrà la sede principale della cooperativa. Però non abbandoneremo gli stabili attuali a Bagnolo, ma li dedicheremo esclusivamente allo stoccaggio dei cereali da agricoltura biologica, settore che curiamo da anni e che si è molto espanso, attuando così una perfetta separazione col prodotto tradizionale, nel segno della trasparenza dell’origine”. La nuova sede, infine, complice il fronte strada, accoglierà l’esposizione di macchine ed attrezzature agricole, nuove ed usate, che non potevano trovare spazio negli immobili attuali, molto più ristretti, anche se fanno parte della storia sociale.

Fonte: Servizio stampa Villa Nani società coop agricola

Cooperazione per lo sviluppo delle filiere corte, nuovo bando del Gal Patavino, domande entro il 4 giugno 2019

Il Gal Patavino ha aperto i termini per la presentazione delle domande di aiuto a valere sull’intervento “bando 16.4.1. cooperazione per lo sviluppo delle filiere corte“. Può fare domanda un Gruppo di Cooperazione (GC), che può assumere tre composizioni: imprese agricole attive nel settore della produzione primaria; imprese agricole attive nel settore della produzione primaria e imprese di trasformazione e commercializzazione; imprese agricole attive nel settore della produzione primaria e imprese di servizi di ristorazione. Ciascuna composizione può essere integrata con associazioni dei consumatori. La percentuale del contributo a fondo perduto è del 70 centro, minimo e massimo investimento: 10.000 – 50.000 euro, si può fare domanda entro il 4 giugno 2019.

Altri progetti in corso. Sta proseguendo, inoltre, l’attuazione del progetto chiave “Rigenerare Territori, coltivare innovazioni”, avviato con i progetti “PerCorsi Rurali” (capofila comune di Vò in collaborazione con i comuni di Conselve e Merlara) e con “RISORSA (Rete Innovativa per la Sostenibilità Rurale e Sensibile alla salute e nutrizione del vigneto” (capofila la Cantina dei Colli Euganei, in collaborazione con Conselve Vigneti e Cantine, Consorzio per la tutela dei vini “Merlara” e Consorzio Padovano di Difesa di attività e produzioni agricole). Quest’ultima fase prevede la pubblicazione del tipo di intervento dedicato alle imprese che realizzano investimenti nelle soluzioni innovative identificate nel progetto. I testi integrali dei bandi possono essere scaricati alla sezione Bandi e finanziamenti – Bandi Pubblici del sito del Gal. Ulteriori info: email: servizio.tecnico@galpatavino.it; pec: galpatavino@pec.it

L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie di Legnaro (PD) si rinnova e si potenzia con il nuovo asse centrale dei laboratori

IZSVe, nuovo asse centrale laboratori

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) di Legnaro (PD) ha inaugurato lo scorso 20 marzo il nuovo Asse centrale laboratori. L’investimento complessivo per l’opera è stato di circa 7,3 milioni di euro, compresi i 3 milioni coperti dal finanziamento del Ministero della Salute, e ben 4,3 milioni autofinanziati dall’Istituto.

Le attività ospitate dalle nuove strutture. L’edificio costituisce un momento importante della vita dell’IZSVe poiché rappresenterà uno dei cardini delle attività scientifiche dei prossimi decenni. La struttura ospiterà i Laboratori di riferimento europeo per l’influenza aviaria, il Centro di referenza OIE e FAO per l’influenza animale e la malattia di Newcastle, il Centro di referenza nazionale e FAO per la rabbia, il Centro di referenza nazionale/OIE per la ricerca scientifica sulle malattie infettive nell’interfaccia uomo/animale, il Dipartimento di scienze biomediche comparate, la Diagnostica specialistica e l’Accettazione centralizzata.

La nuova costruzione è in possesso di requisiti logistici e strutturali avanzati e di dotazioni strumentali innovative, anche funzionale a ottenere un migliore benessere dei lavoratori. In fase progettuale è stata assegnata particolare attenzione alla sostenibilità ambientale ed energetica, che si è concretizzata con l’installazione di impianti fotovoltaici e pannelli solari. Essa si sviluppa su una superficie di circa 4.500 m2, distribuiti su tre livelli, dei quali i primi due destinati allo svolgimento delle attività scientifiche-sanitarie, mente il terzo funge da piano tecnico. Gli spazi ospiteranno circa 80 persone, fra veterinari, biologi, tecnici di laboratorio e personale amministrativo.

Nel dettaglio. L’Asse centrale riunisce al piano terra i servizi centralizzati di Accettazione e smistamento di campioni e reperti attualmente allocate negli altri edifici dell’IZSVe e la Necroscopia, capace di accogliere animali di grossa taglia con annessa diagnostica (locali e laboratori di supporto). Al primo piano saranno ospitati laboratori per la ricerca scientifica (influenza aviaria, rabbia), laboratori di base (tipo BSL1 e BSL2 per la diagnostica di base/ricerca) e laboratori speciali (BSL3 per la diagnostica specialistica e la ricerca). Gli spazi e le tecnologie garantiranno un’elevata qualità nell’erogazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie.

Un po’ di storia. L’opera si inquadra in una programmazione edilizia, cominciata negli anni ‘90 del secolo scorso con la costruzione della sede centrale dell’IZSVe nell’area di Agripolis a Legnaro, e proseguita negli anni con il progressivo ampliamento sia di laboratori scientifici e uffici, che di servizi per i dipendenti: la realizzazione dell’asilo nido aziendale e del ristobar, l’ampliamento del centro direzionale, i nuovi laboratori per il controllo chimico e microbiologico degli alimenti di origine vegetale (con contributo ministeriale), oltre a consistenti opere di ristrutturazione e adeguamento funzionale delle strutture esistenti. L’Asse centrale laboratori rappresenta tuttavia l’opera più importante e significativa prevista con la nuova programmazione, che consentirà il migliore adeguamento funzionale e distributivo delle attività, soprattutto relativamente alle caratteristiche di comfort ambientale e di sicurezza lavorativa. Per realizzare un’opera così importante e impegnativa l’Istituto ha avviato una specifica richiesta di finanziamento al Ministero della Salute, che ha inserito la nuova struttura nell’ambito del programma di investimenti in favore degli Istituti Zooprofilattici, disposto con D.M. 19 maggio 2011, ex art. 20 legge n. 67/1988, e ha destinato allo scopo un finanziamento di 3 milioni di euro a fronte di una spesa prevista complessiva di 6,5 milioni di euro.

Fonte: Servizio comunicazione IZSVe

 

Zucchero, accordo tra Italia Zuccheri-Coprob e Terranostra per sostenere la produzione italiana

A sostegno del settore bieticolo saccarifero scendono in campo seicento agriturismi di Coldiretti Veneto, che utilizzeranno solo zucchero nostrano grazie all’accordo con la cooperativa Coprob, proprietaria dell’impianto di trasformazione di Pontelongo (PD), che trasforma in zucchero le barbabietole prodotte in Veneto.

A tavola e in cucina. “Abbiamo siglato un patto per la filiera – spiega Diego Scaramuzza, presidente regionale di Terranostra – che prevede la distribuzione di bustine di zucchero classico e grezzo da filiera locale. Non solo in tavola, ma anche in cucina gli agrichef utilizzeranno per addolcire bevande, confetture e pietanze solo prodotto italiano. Questa iniziativa infatti è un primo passo significativo che aprirà poi la porta all’utilizzo dello zucchero veneto nella Rete di Campagna Amica che oggi conta oltre mille aziende accreditate”. Un contributo poi a sostegno del lavoro di migliaia di persone sia in campagna che nell’agroindustria. La coltivazione delle barbabietole è affidata agli agricoltori di Rovigo, Venezia, Padova, province dove si concentrano gli ettari che danno 700 mila tonnellate di produzione pari ad un valore di 32 milioni di euro.

Equa remunerazione. Il presidente di Italia Zuccheri-Coprob a tal proposito ricorda che la mission aziendale è quella di dare continuità al settore bieticolo saccarifero italiano con un impegno di responsabilità sociale, ambientale ed economica nei confronti dei territori in cui si coltivano le bietole trasformate dalla cooperativa. “Questa partnership con Terranostra è un importante tassello nel lavoro dello zucchero 100% italiano – afferma Claudio Gallerani – che ci consente, da un lato, una equa remunerazione dei nostri associati, fondamentale per il mantenimento della bietola in un corretta rotazione agraria e dall’altro di garantire l’agroalimentare di potersi fregiare di essere vero Made in Italy”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Birra artigianale veneta: nascono disciplinare e marchio di qualità

Un marchio di qualità e un disciplinare per valorizzare la birra artigianale veneta. È iniziato il percorso che porterà alla realizzazione di Birra Artigianale di Qualità o semplicemente BAQ, il marchio fortemente voluto dalla Categoria Birrai di Contartigianato Veneto col supporto di EBAV (Ente Bilaterale di Artigianato Veneto).

Obiettivo: certificare la qualità dei birrai veneti attraverso un percorso specifico. Dopo la legge regionale 2016 sui birrifici artigianali e a fronte di un mercato in continua espansione, l’obiettivo è dunque quello di certificare la qualità dei birrai veneti, che potranno ottenere il riconoscimento al termine di un “percorso di qualità”, che vedrà in campo diversi attori, dai birrifici ai tecnici esperti in materia. Il disciplinare redatto per ottenere il marchio #BAQ è frutto di un lungo lavoro di studio e analisi operati dai birrai veneti per i birrai veneti.

Ivan Borsato

Il mercato della birra artigianale è in continua evoluzione, un contesto economico-produttivo che ha sempre più appeal e, proprio per questo, ha visto comparire molti più attori rispetto a quello che il mercato stesso è pronto a ricevere. In questo contesto, aumentare la qualità del prodotto, offrire garanzia al consumatore e comunicare al meglio le caratteristiche dei birrifici indipendenti veneti è una vera e propria necessità. Ecco da qui l’esigenza di stabilire delle “regole comuni”. “Il disciplinare serve a certificare l’impegno e la dedizione verso la professione di birrai indipendenti per la qualità, seguendo le tre “S”: Sistema”, “Sicurezza” e “Stabilità”. Ciò significa la capacità di organizzare in maniera ottimale il proprio ambiente di lavoro, dallo stoccaggio delle materie prime alla tracciabilità del prodotto finito, passando anche attraverso il layout di laboratorio. Un buon “sistema” limita lo spreco di tempo e di risorse, dando garanzia di continuità. Sicurezza: solo applicando le corrette prassi di igiene e sicurezza alimentare e ottimizzando i processi di pulizia e sanitizzazione, possiamo garantire un prodotto sicuro, libero da contaminazioni e difetti che potrebbero manifestarsi in futuro. Ed infine stabilità: Non possiamo scendere a compromessi, il controllo di laboratorio e l’autocontrollo interno sono tasselli fondamentali e irrinunciabili per garantire nel tempo stabilità del prodotto finito, anche dal punto di vista organolettico e sensoriale – spiega Ivan Borsato, presidente della Categoria Birrai – Per questo, più che il marchio, il vero obiettivo è il percorso che poterà i vari birrifici a ottenerlo. In questo modo, il consumatore potrà avere la certezza e la garanzia di un prodotto di massima qualità. Il passo successivo sarà poi la promozione e la diffusione del marchio, tramite iniziative ed eventi dedicati”.

Il disciplinare è rivolto a tutti i Birrifici Indipendenti che abbiano sede legale e produttiva in Veneto e che producano esclusivamente “birra artigianale” così come definita nella legge, associati a Confartigianato. I birrifici aderenti dovranno produrre almeno una birra che contenga una materia prima prevalente o un ingrediente caratterizzante con origine e tracciabilità nel territorio Veneto. Il progetto ha per ora un respiro regionale, ma punta ad essere esportato altrove. La qualità è un concetto indiscutibile e uno dei pochi argomenti che mette tutti i birrai d’accordo.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Latte, nel 2018 in Veneto se ne produce di più ma hanno chiuso 130 allevamenti. Tra questi, soprattutto quelli piccoli, a danno del presidio del territorio.

La rivolta del latte in Sardegna riporta l’attenzione sul comparto anche in Veneto, che nell’ultimo decennio ha vissuto momenti di crisi molto pesanti. I dati del 2018 confermano il trend negativo dell’ultimo decennio, con la chiusura di oltre un centinaio di stalle in tutta la regione, e un’ennesima flessione del prezzo medio del latte crudo.

In un decennio, chiuse il 30 per cento delle stalle. Secondo l’elaborazione dati dell’Ufficio studi di Confagricoltura Veneto e Cgia, che ha preso in esame dati camerali e Agea sulle imprese che hanno indicato come attività prevalente l’allevamento di bovini da latte, l’anno scorso hanno chiuso 130 allevamenti, passando dai 3.636 del 2017 ai 3.506 del 2018. Un’emorragia continua, per il Veneto, perché le stalle sono diminuite in quasi un decennio da 4.938 del 2009 alle attuali 3.506, con una perdita di 1.432 strutture, pari a quasi il 30%. Anche il prezzo del latte è progressivamente calato, scendendo dal prezzo medio di 40,65 centesimi al litro del 2014 ai 36,78 dell’anno scorso, anche se il quadro negli ultimi anni è in miglioramento considerato che nel 2015 e 2016 (anni del passaggio dal regime delle quote latte al libero mercato) era sceso a 33,04, quando i costi di produzione superano i 42 centesimi.

In aumento invece la produzione di latte, che sale a quota 1.183.000 tonnellate contro le 1.179.000 tonnellate del 2017. A fare la parte del leone sono Vicenza, con 374.000 tonnellate prodotte e Verona con 304.000. Seguono Padova con 207.000, Treviso (164.000), Belluno (52.000), Venezia (48.000) e Rovigo (24.000).
“In questo momento il prezzo del latte non è malissimo, perché viene pagato 40 centesimi al litro – sottolinea Fabio Curto, presidente della sezione lattiero casearia di Confagricoltura Veneto -, ma il problema sono i contratti, che vengono stipulati sempre a breve termine, senza quindi dare stabilità e certezze ai produttori. Molti di questi contratti in primavera andranno ridiscussi e quindi non sappiamo se le industrie ci garantiranno ancora il prezzo attuale”.

Chiusura piccoli allevamenti incide sul presidio del territorio. Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto, osserva che “la produzione di latte in aumento sta ad indicare che, mentre stanno sparendo i piccoli allevamenti, quelli di dimensioni medio-grandi stanno cercando di strutturarsi ampliando le strutture e aumentando il numero di capi. Questo da un lato di traduce in una maggiore efficienza degli allevamenti, che cercano di tenere il passo con il mercato globale, ma dall’altro vuol dire perdere un po’ di presidio del territorio, che i piccoli allevamenti contribuiscono a garantire”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Produzione salumi in Veneto, “Bechèr” porta al successo il gruppo Bonazza di Venezia

Crescita a doppia cifra per Gruppo Bonazza Spa di Venezia, che chiude il 2018 con un fatturato record di 50 milioni di euro e una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Di tutto rilievo la quota di Bechèr Spa, fiore all’occhiello della famiglia Bonazza, che registra un incremento del 3% e un ricavato pari a 34 milioni di euro.

Il gruppo. Dati che attestano l’efficacia delle strategie di business messe in atto negli ultimi anni dall’azienda e che pone l’accento sulla solidità di un gruppo imprenditoriale multibrand, che conta cinque stabilimenti dislocati tra le province di Treviso, Vicenza e Belluno, affermandosi così leader nella produzione di salumi in Veneto. Oltre a Bechèr, specializzata nella lavorazione della carne suina per la produzione di coppe, pancette, cotti ed arrosti, e Bonazza, specializzata nella produzione di wurstel, si aggiunge l’azienda di Perarolo di Cadore (BL) Unterberger acquisita nel 2013 per la produzione dello speck, oltre a Salumificio Vicentino specialista nella soppressa vicentina Dop.

Investimenti. Ad ampliare la capacità produttiva con nuove celle di stagionatura, è l’intervento completato ad ottobre presso il laboratorio di Ponzano Veneto (TV), che ha permesso di raddoppiare la produzione del comparto stagionato raggiungendo 1500 quintali a settimana, creando nuovi posti di lavoro nel territorio. Tra i prossimi obiettivi del gruppo, il potenziamento dei mercati esteri, che dimostrano già ottimi risultati in Portogallo, Canada, Polonia ed in particolare Gran Bretagna e Slovenia.“In pochi anni il brand ha fatto della ricerca e sviluppo di referenze sempre nuove il suo vero punto di forza ed oggi può contare su un’ampia varietà di prodotti privi di Ogm, derivati del latte e polifosfatisostiene Simone Bonazza, ceo di Becher spa – abbiamo inoltre investito sui mercati esteri, promuovendo il made in Italy nelle fiere di settore”. Nel vasto ventaglio prodotti proposti da Becher, la percentuale di insediamento nei vari canali distributivi si attesta per il 27% (+3%) a discount, 35% (+5%) Gdo, al dettaglio e ingrosso al 20% (+2%) e industria al 8%. Il Gruppo Bonazza nel 2017ha inaugurato Becher House, un ristorante dal look “industrial-vintage”, enoteca, birreria e caffetteria e che offre in degustazione i prodotti e le ricette più significative della tradizione culinaria veneta, rivisitate in chiave moderna dalla creatività dello chef, oltre ad un punto vendita. Il gruppo, che nasce nel 1955 a Venezia, è oggi gestito dalla famiglia Bonazza, Simone, Silvia, Samuele e Sara.

Fonte: servizio stampa Gruppo Bonazza Spa