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L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie di Legnaro (PD) si rinnova e si potenzia con il nuovo asse centrale dei laboratori

IZSVe, nuovo asse centrale laboratori

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) di Legnaro (PD) ha inaugurato lo scorso 20 marzo il nuovo Asse centrale laboratori. L’investimento complessivo per l’opera è stato di circa 7,3 milioni di euro, compresi i 3 milioni coperti dal finanziamento del Ministero della Salute, e ben 4,3 milioni autofinanziati dall’Istituto.

Le attività ospitate dalle nuove strutture. L’edificio costituisce un momento importante della vita dell’IZSVe poiché rappresenterà uno dei cardini delle attività scientifiche dei prossimi decenni. La struttura ospiterà i Laboratori di riferimento europeo per l’influenza aviaria, il Centro di referenza OIE e FAO per l’influenza animale e la malattia di Newcastle, il Centro di referenza nazionale e FAO per la rabbia, il Centro di referenza nazionale/OIE per la ricerca scientifica sulle malattie infettive nell’interfaccia uomo/animale, il Dipartimento di scienze biomediche comparate, la Diagnostica specialistica e l’Accettazione centralizzata.

La nuova costruzione è in possesso di requisiti logistici e strutturali avanzati e di dotazioni strumentali innovative, anche funzionale a ottenere un migliore benessere dei lavoratori. In fase progettuale è stata assegnata particolare attenzione alla sostenibilità ambientale ed energetica, che si è concretizzata con l’installazione di impianti fotovoltaici e pannelli solari. Essa si sviluppa su una superficie di circa 4.500 m2, distribuiti su tre livelli, dei quali i primi due destinati allo svolgimento delle attività scientifiche-sanitarie, mente il terzo funge da piano tecnico. Gli spazi ospiteranno circa 80 persone, fra veterinari, biologi, tecnici di laboratorio e personale amministrativo.

Nel dettaglio. L’Asse centrale riunisce al piano terra i servizi centralizzati di Accettazione e smistamento di campioni e reperti attualmente allocate negli altri edifici dell’IZSVe e la Necroscopia, capace di accogliere animali di grossa taglia con annessa diagnostica (locali e laboratori di supporto). Al primo piano saranno ospitati laboratori per la ricerca scientifica (influenza aviaria, rabbia), laboratori di base (tipo BSL1 e BSL2 per la diagnostica di base/ricerca) e laboratori speciali (BSL3 per la diagnostica specialistica e la ricerca). Gli spazi e le tecnologie garantiranno un’elevata qualità nell’erogazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie.

Un po’ di storia. L’opera si inquadra in una programmazione edilizia, cominciata negli anni ‘90 del secolo scorso con la costruzione della sede centrale dell’IZSVe nell’area di Agripolis a Legnaro, e proseguita negli anni con il progressivo ampliamento sia di laboratori scientifici e uffici, che di servizi per i dipendenti: la realizzazione dell’asilo nido aziendale e del ristobar, l’ampliamento del centro direzionale, i nuovi laboratori per il controllo chimico e microbiologico degli alimenti di origine vegetale (con contributo ministeriale), oltre a consistenti opere di ristrutturazione e adeguamento funzionale delle strutture esistenti. L’Asse centrale laboratori rappresenta tuttavia l’opera più importante e significativa prevista con la nuova programmazione, che consentirà il migliore adeguamento funzionale e distributivo delle attività, soprattutto relativamente alle caratteristiche di comfort ambientale e di sicurezza lavorativa. Per realizzare un’opera così importante e impegnativa l’Istituto ha avviato una specifica richiesta di finanziamento al Ministero della Salute, che ha inserito la nuova struttura nell’ambito del programma di investimenti in favore degli Istituti Zooprofilattici, disposto con D.M. 19 maggio 2011, ex art. 20 legge n. 67/1988, e ha destinato allo scopo un finanziamento di 3 milioni di euro a fronte di una spesa prevista complessiva di 6,5 milioni di euro.

Fonte: Servizio comunicazione IZSVe

 

Zucchero, accordo tra Italia Zuccheri-Coprob e Terranostra per sostenere la produzione italiana

A sostegno del settore bieticolo saccarifero scendono in campo seicento agriturismi di Coldiretti Veneto, che utilizzeranno solo zucchero nostrano grazie all’accordo con la cooperativa Coprob, proprietaria dell’impianto di trasformazione di Pontelongo (PD), che trasforma in zucchero le barbabietole prodotte in Veneto.

A tavola e in cucina. “Abbiamo siglato un patto per la filiera – spiega Diego Scaramuzza, presidente regionale di Terranostra – che prevede la distribuzione di bustine di zucchero classico e grezzo da filiera locale. Non solo in tavola, ma anche in cucina gli agrichef utilizzeranno per addolcire bevande, confetture e pietanze solo prodotto italiano. Questa iniziativa infatti è un primo passo significativo che aprirà poi la porta all’utilizzo dello zucchero veneto nella Rete di Campagna Amica che oggi conta oltre mille aziende accreditate”. Un contributo poi a sostegno del lavoro di migliaia di persone sia in campagna che nell’agroindustria. La coltivazione delle barbabietole è affidata agli agricoltori di Rovigo, Venezia, Padova, province dove si concentrano gli ettari che danno 700 mila tonnellate di produzione pari ad un valore di 32 milioni di euro.

Equa remunerazione. Il presidente di Italia Zuccheri-Coprob a tal proposito ricorda che la mission aziendale è quella di dare continuità al settore bieticolo saccarifero italiano con un impegno di responsabilità sociale, ambientale ed economica nei confronti dei territori in cui si coltivano le bietole trasformate dalla cooperativa. “Questa partnership con Terranostra è un importante tassello nel lavoro dello zucchero 100% italiano – afferma Claudio Gallerani – che ci consente, da un lato, una equa remunerazione dei nostri associati, fondamentale per il mantenimento della bietola in un corretta rotazione agraria e dall’altro di garantire l’agroalimentare di potersi fregiare di essere vero Made in Italy”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Birra artigianale veneta: nascono disciplinare e marchio di qualità

Un marchio di qualità e un disciplinare per valorizzare la birra artigianale veneta. È iniziato il percorso che porterà alla realizzazione di Birra Artigianale di Qualità o semplicemente BAQ, il marchio fortemente voluto dalla Categoria Birrai di Contartigianato Veneto col supporto di EBAV (Ente Bilaterale di Artigianato Veneto).

Obiettivo: certificare la qualità dei birrai veneti attraverso un percorso specifico. Dopo la legge regionale 2016 sui birrifici artigianali e a fronte di un mercato in continua espansione, l’obiettivo è dunque quello di certificare la qualità dei birrai veneti, che potranno ottenere il riconoscimento al termine di un “percorso di qualità”, che vedrà in campo diversi attori, dai birrifici ai tecnici esperti in materia. Il disciplinare redatto per ottenere il marchio #BAQ è frutto di un lungo lavoro di studio e analisi operati dai birrai veneti per i birrai veneti.

Ivan Borsato

Il mercato della birra artigianale è in continua evoluzione, un contesto economico-produttivo che ha sempre più appeal e, proprio per questo, ha visto comparire molti più attori rispetto a quello che il mercato stesso è pronto a ricevere. In questo contesto, aumentare la qualità del prodotto, offrire garanzia al consumatore e comunicare al meglio le caratteristiche dei birrifici indipendenti veneti è una vera e propria necessità. Ecco da qui l’esigenza di stabilire delle “regole comuni”. “Il disciplinare serve a certificare l’impegno e la dedizione verso la professione di birrai indipendenti per la qualità, seguendo le tre “S”: Sistema”, “Sicurezza” e “Stabilità”. Ciò significa la capacità di organizzare in maniera ottimale il proprio ambiente di lavoro, dallo stoccaggio delle materie prime alla tracciabilità del prodotto finito, passando anche attraverso il layout di laboratorio. Un buon “sistema” limita lo spreco di tempo e di risorse, dando garanzia di continuità. Sicurezza: solo applicando le corrette prassi di igiene e sicurezza alimentare e ottimizzando i processi di pulizia e sanitizzazione, possiamo garantire un prodotto sicuro, libero da contaminazioni e difetti che potrebbero manifestarsi in futuro. Ed infine stabilità: Non possiamo scendere a compromessi, il controllo di laboratorio e l’autocontrollo interno sono tasselli fondamentali e irrinunciabili per garantire nel tempo stabilità del prodotto finito, anche dal punto di vista organolettico e sensoriale – spiega Ivan Borsato, presidente della Categoria Birrai – Per questo, più che il marchio, il vero obiettivo è il percorso che poterà i vari birrifici a ottenerlo. In questo modo, il consumatore potrà avere la certezza e la garanzia di un prodotto di massima qualità. Il passo successivo sarà poi la promozione e la diffusione del marchio, tramite iniziative ed eventi dedicati”.

Il disciplinare è rivolto a tutti i Birrifici Indipendenti che abbiano sede legale e produttiva in Veneto e che producano esclusivamente “birra artigianale” così come definita nella legge, associati a Confartigianato. I birrifici aderenti dovranno produrre almeno una birra che contenga una materia prima prevalente o un ingrediente caratterizzante con origine e tracciabilità nel territorio Veneto. Il progetto ha per ora un respiro regionale, ma punta ad essere esportato altrove. La qualità è un concetto indiscutibile e uno dei pochi argomenti che mette tutti i birrai d’accordo.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Latte, nel 2018 in Veneto se ne produce di più ma hanno chiuso 130 allevamenti. Tra questi, soprattutto quelli piccoli, a danno del presidio del territorio.

La rivolta del latte in Sardegna riporta l’attenzione sul comparto anche in Veneto, che nell’ultimo decennio ha vissuto momenti di crisi molto pesanti. I dati del 2018 confermano il trend negativo dell’ultimo decennio, con la chiusura di oltre un centinaio di stalle in tutta la regione, e un’ennesima flessione del prezzo medio del latte crudo.

In un decennio, chiuse il 30 per cento delle stalle. Secondo l’elaborazione dati dell’Ufficio studi di Confagricoltura Veneto e Cgia, che ha preso in esame dati camerali e Agea sulle imprese che hanno indicato come attività prevalente l’allevamento di bovini da latte, l’anno scorso hanno chiuso 130 allevamenti, passando dai 3.636 del 2017 ai 3.506 del 2018. Un’emorragia continua, per il Veneto, perché le stalle sono diminuite in quasi un decennio da 4.938 del 2009 alle attuali 3.506, con una perdita di 1.432 strutture, pari a quasi il 30%. Anche il prezzo del latte è progressivamente calato, scendendo dal prezzo medio di 40,65 centesimi al litro del 2014 ai 36,78 dell’anno scorso, anche se il quadro negli ultimi anni è in miglioramento considerato che nel 2015 e 2016 (anni del passaggio dal regime delle quote latte al libero mercato) era sceso a 33,04, quando i costi di produzione superano i 42 centesimi.

In aumento invece la produzione di latte, che sale a quota 1.183.000 tonnellate contro le 1.179.000 tonnellate del 2017. A fare la parte del leone sono Vicenza, con 374.000 tonnellate prodotte e Verona con 304.000. Seguono Padova con 207.000, Treviso (164.000), Belluno (52.000), Venezia (48.000) e Rovigo (24.000).
“In questo momento il prezzo del latte non è malissimo, perché viene pagato 40 centesimi al litro – sottolinea Fabio Curto, presidente della sezione lattiero casearia di Confagricoltura Veneto -, ma il problema sono i contratti, che vengono stipulati sempre a breve termine, senza quindi dare stabilità e certezze ai produttori. Molti di questi contratti in primavera andranno ridiscussi e quindi non sappiamo se le industrie ci garantiranno ancora il prezzo attuale”.

Chiusura piccoli allevamenti incide sul presidio del territorio. Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto, osserva che “la produzione di latte in aumento sta ad indicare che, mentre stanno sparendo i piccoli allevamenti, quelli di dimensioni medio-grandi stanno cercando di strutturarsi ampliando le strutture e aumentando il numero di capi. Questo da un lato di traduce in una maggiore efficienza degli allevamenti, che cercano di tenere il passo con il mercato globale, ma dall’altro vuol dire perdere un po’ di presidio del territorio, che i piccoli allevamenti contribuiscono a garantire”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Produzione salumi in Veneto, “Bechèr” porta al successo il gruppo Bonazza di Venezia

Crescita a doppia cifra per Gruppo Bonazza Spa di Venezia, che chiude il 2018 con un fatturato record di 50 milioni di euro e una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Di tutto rilievo la quota di Bechèr Spa, fiore all’occhiello della famiglia Bonazza, che registra un incremento del 3% e un ricavato pari a 34 milioni di euro.

Il gruppo. Dati che attestano l’efficacia delle strategie di business messe in atto negli ultimi anni dall’azienda e che pone l’accento sulla solidità di un gruppo imprenditoriale multibrand, che conta cinque stabilimenti dislocati tra le province di Treviso, Vicenza e Belluno, affermandosi così leader nella produzione di salumi in Veneto. Oltre a Bechèr, specializzata nella lavorazione della carne suina per la produzione di coppe, pancette, cotti ed arrosti, e Bonazza, specializzata nella produzione di wurstel, si aggiunge l’azienda di Perarolo di Cadore (BL) Unterberger acquisita nel 2013 per la produzione dello speck, oltre a Salumificio Vicentino specialista nella soppressa vicentina Dop.

Investimenti. Ad ampliare la capacità produttiva con nuove celle di stagionatura, è l’intervento completato ad ottobre presso il laboratorio di Ponzano Veneto (TV), che ha permesso di raddoppiare la produzione del comparto stagionato raggiungendo 1500 quintali a settimana, creando nuovi posti di lavoro nel territorio. Tra i prossimi obiettivi del gruppo, il potenziamento dei mercati esteri, che dimostrano già ottimi risultati in Portogallo, Canada, Polonia ed in particolare Gran Bretagna e Slovenia.“In pochi anni il brand ha fatto della ricerca e sviluppo di referenze sempre nuove il suo vero punto di forza ed oggi può contare su un’ampia varietà di prodotti privi di Ogm, derivati del latte e polifosfatisostiene Simone Bonazza, ceo di Becher spa – abbiamo inoltre investito sui mercati esteri, promuovendo il made in Italy nelle fiere di settore”. Nel vasto ventaglio prodotti proposti da Becher, la percentuale di insediamento nei vari canali distributivi si attesta per il 27% (+3%) a discount, 35% (+5%) Gdo, al dettaglio e ingrosso al 20% (+2%) e industria al 8%. Il Gruppo Bonazza nel 2017ha inaugurato Becher House, un ristorante dal look “industrial-vintage”, enoteca, birreria e caffetteria e che offre in degustazione i prodotti e le ricette più significative della tradizione culinaria veneta, rivisitate in chiave moderna dalla creatività dello chef, oltre ad un punto vendita. Il gruppo, che nasce nel 1955 a Venezia, è oggi gestito dalla famiglia Bonazza, Simone, Silvia, Samuele e Sara.

Fonte: servizio stampa Gruppo Bonazza Spa

Rifiorisce il mandorlo sui colli Euganei, opportunità per le imprese agricole, se ne parla il 10 marzo ad Arquà Petrarca (PD) durante la Festa del Mandorlo

Mandorli in fioriuta sui colli Euganei, nel Padovano

La riscossa del mandorlo, coltura alternativa che rappresenta un’interessante opportunità di diversificazione per le aziende imprese agricole dei Colli Euganei e non solo. Gli esperti di Coldiretti Padova ne parleranno, insieme agli imprenditori interessati e a tutti i cittadini attenti alla sostenibilità e alle tematiche ambientali, domenica 10 marzo ad Arquà Petrarca in occasione della “Festa del Mandorlo” organizzata dalla “Confraternita dea britoea” nel borgo medievale.

Appuntamento formativo e informativo. Con l’occasione Coldiretti Padova propone un incontro, alle ore 11 in Foresteria Callegari, per affrontare i dettagli sulla coltivazione e la lavorazione del mandorlo. Si tratta di un appuntamento formativo e informativo, dedicato al recupero delle varietà locali di mandorlo e sull’utilizzo di questa specie nella preparazione dei prodotti locali. L’incontro, tenuto da tecnici, ricercatori e rappresentati del mondo produttivo, è rivolto a tutti gli operatori coinvolti nella filiera e sarà l’occasione per fare il punto sulle prospettive della coltivazione sul territorio dei Colli Euganei. Interviene il prof. Claudio Giulivo, già professore ordinario di Coltivazioni Arboree e di viticoltura all’Università di Padova, appassionato di mandorlicoltura e olivicoltura.

Recupero del mandorlo. Coldiretti Padova, nell’ambito dell’attività di formazione finanziata da Unione Europea e Regione, relativa alle colture alternative e con una forte carica innovativa per introdurre nuove filiere nella nostra provincia, sta lavorando anche al recupero del mandorlo, coltivazione storicamente presente sui colli Euganei, anche se negli ultimi decenni un po’ lasciata a se stessa. Le piante presenti, nell’ordine di qualche migliaio, sono sparse nell’area collinare e, in misura marginale, anche in pianura. “Sui Colli Euganei stiamo lavorando per costruire una rete d’impresa che possa far rinascere la filiera del mandorlo, sia per il consumo fresco che trasformato, vista la presenza, a pochi chilometri di distanza, del “distretto del mandorlato” a Cologna Veneta (Vr). Alcuni rappresentanti delle aziende dolciarie saranno presenti anche all’incontro di domenica. Stiamo eseguendo, inoltre, dei test per diffondere la coltivazione anche in pianura”, afferma Paolo Minella, responsabile filiere innovative di Coldiretti Padova, che interverrà all’incontro di domenica.

Le statistiche nazionali parlano chiaro: i consumi di frutta in guscio sono raddoppiati negli ultimi dieci anni, raggiungendo i tre chilogrammi all’anno a persona. Secondo Coldiretti, se oggi le mandorle sono entrate nel novero dei prodotti alimentari più richiesti lo si deve sia ai benefici che comporta alla salute, i nutrizionisti consigliano un consumo quotidiano di 5/6 mandorle, che alla scelta di molti giovani agricoltori under 40 di avviare in diverse zone d’Italia la produzione dei mandorleti ripristinando gli impianti dei nonni o dei genitori.

Alla Festa del Mandorlo di domenica sono in programma il mercatino con gustosi piatti a base di mandorle dai ristoratori e lungo le vie del borgo. Alle 14 la passeggiata guidata tra i mandorli con partenza dal sagrato della chiesa di Arquà.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Padova

Bando VeGAL per mezzo milione di Euro per le attività extra-agricole, oggi la presentazione

VeGAL organizza oggi, martedì 5 marzo alle ore 14:30, nella sua sede di Portogruaro in via Cimetta 1, l’incontro di presentazione di un nuovo bando PSL Leader 2014-2020 relativo al Progetto Chiave Itinerari, Intervento 6.4.2 “Creazione e sviluppo di attività extra-agricole nelle aree rurali”.

Il bando mette a disposizione dei potenziali beneficiari (microimprese e piccole imprese, artigianali e turistiche, persone fisiche) una dotazione finanziaria di 552.840,83€. La spesa ammessa è compresa tra i 15mila e i 140mila euro. Gli investimenti ammissibili possono riguardare, a titolo esemplificativo, la ristrutturazione e l’ammodernamento di beni immobili, la sistemazione delle aree esterne, l’acquisto di macchinari, attrezzature, programmi informatici, brevetti, licenze e molto altro. Molte sono le iniziative imprenditoriali che potrebbero essere finanziate: B&B, locande di fiume, bacari fluviali, osterie, locali storici, alberghi diffusi, bike hotel, attività artigianali e della moda.

La pubblicazione dell’avviso del bando, sul BUR Veneto, è prevista per venerdì 8 marzo 2019.  Ai partecipanti alla presentazione verrà rilasciato l’attestato di partecipazione che consente di ottenere un punteggio previsto dal bando. Il testo integrale del bando è scaricabile on line dal sito internet di VeGAL (www.vegal.net).

Fonte: Servizio stampa VeGAL

Filiera dello zucchero italiano a rischio, ma al momento, salva la produzione in Veneto ed Emilia. Si mira però ad estendere la coltivazione della barbabietola, coltura che gode di incentivi, non è attaccata dalla cimice asiatica e resiste ai cambiamenti climatici

Un’inversione di tendenza che permetta di aumentare la coltivazione di barbabietola e valorizzare lo zuccherificio di Pontelongo, in provincia di Padova, uno dei due stabilimenti da cui esce l’autentico zucchero “made in Italy”. E’ il piano a cui stanno lavorando i produttori di Coldiretti Padova con l’obiettivo di invertire la serie negativa che negli ultimi anni ha portato ad una sensibile riduzione della superficie coltivata a barbabietole, a causa della politica europea dei prezzi e alle manovre dei grandi gruppi esteri a danno del mercato italiano.

Obiettivo, una crescita di produzione del 30/40 per cento. Ora ci sono tutte le condizioni per dare una svolta al settore dello zucchero made in Italy, grazie ad una filiera certificata, e garantire un futuro allo stabilimento padovano di Pontelongo, con Minerbio, in Emilia-Romagna, uno dei due zuccherifici gestiti dalla cooperativa Coprob. “Partiamo dalla buona notizia dell’avvio della campagna bieticola 2019 per entrambi gli stabilimenti – spiega Ettore Menozzi Piacentini, consigliere di Coldiretti Padova e di Coprob – per lavorare ad un sensibile incremento della superficie coltivata a barbabietole nella nostra provincia. L’obiettivo è quello di favorire una crescita di circa il 30-40% , portando nella nostra provincia la superficie coltivata nel 2020 a2 circa 13 mila ettari”.

Impegno per migliorare la sostenibilità della produzione. Continua Piacentini: “Le condizioni ci sono tutte e i nostri imprenditori hanno la possibilità di fare la propria parte per consolidare una filiera di qualità come quella dello zucchero, a cui teniamo molto. Non possiamo permetterci di vanificare gli sforzi di questi anni in difesa del vero zucchero made in Italy, sostenuto anche da una forte mobilitazione popolare. Con Coprob abbiamo messo a punto una efficace strategia per dare maggiore competitività alla nostra filiera certificata bieticolo saccarifera. Grazie all’apporto della nuova genetica e di tecnologie innovative la coltivazione della bietola è preziosa per il nostro territorio, anche per consentire ai nostri terreni una maggiore efficienza e sostenibilità nella coltivazione di cereali”.

Contributi. Da sottolineare poi l’interessante opportunità di integrazione del reddito con gli incentivi del contributo di base e del contributo accoppiato che consentono di superare i 700 euro ad ettaro per chi sceglie di coltivare barbabietola. E’ una coltivazione che ha tutte le caratteristiche agronomiche ideali per tornare in auge nella nostra campagna e arricchire i nostri terreni. Non va sottovalutata poi la resistenza ai cambiamenti climatici e anche agli attacchi di insetti alieni come la cimice asiatica che sta minacciando numerose coltivazioni. Piantare barbabietola aiuta pertanto a limitare la diffusione di questo parassita che sta creando fin troppi danni alla nostra agricoltura.

Veneto in controtendenza. E’ di questi giorni la notizia che Sadam del Gruppo Maccaferri ha sospeso la campagna bieticola  nello stabilimento di San Quirico (Parma), che coinvolge Lombardia ed Emilia, per la scarsità di semine. Inoltre a livello europeo continua la “guerra” dei prezzi che ha contraccolpi sulle quotazioni. In Veneto invece l’intenzione è quella di andare nella direzione opposta, restituendo valore e reddito alla filiera. “In queste settimane – conclude Piacentini – stiamo incontrando gli imprenditori agricoli proprio per invitarli a cogliere questa opportunità di arricchire la varietà colturale della nostra campagna e di contribuire concretamente a salvare lo zucchero al cento per cento italiano e di qualità, investendo anche sul biologico”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Agromafie, presentata a Padova la strategia per tutelare il Made in Veneto

L’agropirateria e la contraffazione di prodotti del Made in Italy valgono ogni anno un fatturato da 60 miliardi di euro. Un fenomeno, quello dell’italian sounding, che non risparmia il Veneto. L’elenco del cibo fake non è di poco conto: tra il falso Prosecco, il finto Asiago, persino la “povera” polenta che viene venduta nei supermercati stranieri confezionata con svariati nomi, per non dimenticarci dell’Amarone che addirittura in Canada viene distribuito con un wine kit che nulla ha a che fare con il vero vino, ma piuttosto una miscela di fantasia “insaporita” con i trucioli per dare quel che di barricato: insomma tutto nel mondo, in qualsiasi modo, è “BelPaese”.

Il mercato del cibo ha bisogno di regole giuste che possano definirlo libero e trasparente. “Il grande valore economico e culturale del nostro agroalimentare – spiega Daniele Salvagno, presidente regionale di Coldiretti – ha paradossalmente un suo rovescio della medaglia che si manifesta nel vizioso operato delle agromafie le quali, sfruttando la fertilità della filiera del cibo, danneggiano produttori agricoli e cittadini. I fenomeni distorsivi del mercato, la concorrenza sleale e l’illegalità compromettono ogni giorno il nostro settore così importante per la crescita e la stabilità dei nostri territori”. Dal terreno alla commercializzazione, le attuali strutture normative a livello nazionale, comunitario e internazionale stanno giocando un ruolo chiave nella proliferazione dei fenomeni distorsivi, il mercato del cibo ha bisogno di regole giuste che possano definirlo libero e trasparente. Per questi motivi è sempre più urgente l’approvazione della riforma dei reati agroalimentari che ha la finalità di rivedere l’intera materia penale riguardante il settore, la piena attualizzazione dell’etichettatura di origine, il rifiuto di ogni processo che implichi l’omologazione produttiva, l’efficacia dei controlli e l’attuazione di sanzioni adeguate.

In Italia si calcolano 120 miliardi l’anno di evasione fiscale, 60 miliardi sono il costo della corruzione, il volume d’affari dell’economia mafiosa è stimato, per difetto, in 150 miliardi, facendo la somma quante cose si potrebbero fare con 330 miliardi di euro all’anno per migliorare la qualità della vita dei cittadini e la correttezza di un mercato che premi la serietà delle aziende oneste”. “Le eccellenze venete – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan – debbono misurarsi con la concorrenza sleale di imitatori stranieri che si affacciano al di qua o al di là del confine orientale, occhieggiando da Austria, Slovenia e Croazia per intercettare ignari consumatori, ma anche più strutturati ristoratori con una bottiglia di “Secco” dalla forma panciuta, una vassoio di “Radizzo” celofanato in viola, un prosciutto “Dulze”, con l’immagine di una città murata che nell’etichetta fa da sfondo al nome: certo, l’Austria abbonda di castelli, ma le robuste mura rosse di mattoni sono un’altra cosa, estranea alla cultura della Carinzia”. La Regione non sta a guardare, continua Pan, e ha commissionato all’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema agroalimentare la predisposizione di uno strumento giuridico agile e di pronto intervento per ottenere la rimozione dagli scaffali d’oltre confine di quei prodotti contraffatti, d’imitazione servile, che danneggiano il comparto regionale. Una cosa non facile, che deve muoversi fra la libertà di concorrenza predicata dall’Unione europea, la sovranità degli Stati esteri ed un certo protezionismo di cui godono i produttori esteri. Non di meno, la via è stata trovata, le collaborazioni estere ottenute, le disponibilità comunitarie raccolte.

Come, quando e cosa fare è stato illustrato agli operatori del settore da chi sta già lavorando in stretto legame con le Autorità estere, nel convegno organizzato da Coldiretti Veneto lo scorso 4 febbraio alla CCIAA di Padova. Lo studio operativo è stato presentato da Andrea Baldanza della Corte dei Conti e vice presidente vicario del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie” e da Marcello Maria Fracanzani della Corte Suprema di Cassazione e anche componente dello stesso Comitato Scientifico, moderati dal professore Francesco Saverio Marini dell’Università di “Tor Vergata”.

Il primo passo è individuare il soggetto, totalmente pubblico, che possa accreditarsi presso il sistema giudiziario di Austria, Slovenia e Croazia e agire per conto dei produttori locali, compresi quelli piccoli che non hanno la forza di affrontare complicate cause internazionali. “Qui entra in gioco la Regione – spiega Fracanzani- che diventa braccio operativo per la difesa dei prodotti, in grado di togliere materialmente dagli scaffali dei supermercati esteri i prodotti similari che richiamano le nostre tipicità. In sostanza, bisogna individuare una società totalmente pubblica che ha come scopo istituzionale tutelare i prodotti made in delle aziende venete. È una “portaerei” che agisce per conto dei produttori con i tempi rapidi del commercio rivolgendosi direttamente ai tribunali amministrativi per rivalersi nei confronti di chi mette in vendita prodotti che richiamano i nostri originali. È dunque un soggetto pubblico a tutela di un interesse pubblico superiore, in grado di agire con rapidità perché già accreditato in quei Paesi come sostituto processuale.

Il consumatore deve essere libero di scegliere con consapevolezza. “Questa soluzione – conclude Fracanzani – messa in atto con l’apporto di Coldiretti in stretto contatto con la Regione, permetterà di avere l’assist dall’autorità amministrativa per togliere dal mercato i prodotti mimetici che danneggiano i nostri originali. La vera concorrenza infatti funziona sulla comparazione e sull’informazione, ma con una precisa distinzione, tenendo presente che la qualità si paga. In tutto questo il consumatore deve essere libero di scegliere con consapevolezza e sapere che il radicchio che sta comprando non è radicchio. In questo modo abbiamo tutta l’accelerazione di una causa che dall’ambito privatistico investe quello pubblico, senza dimenticare la tutela della salute“.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Export prodotti alimentari e bevande veneti ai massimi storici. Preoccupa però Brexit.

Nel corso del 2018 l’export made in Veneto di prodotti alimentari e bevande conferma il trend di crescita degli ultimi dieci anni collocandosi al massimo storico, con un valore di 2,7 miliardi di euro negli ultimi dodici mesi (da novembre 2017 a ottobre 2018) e con una incidenza del 1,85% del PIL regionale, anch’essa ai massimi. L’export di alimentare e bevande è sostenuto dalla qualità dell’offerta delle piccole imprese e in particolare dell’artigianato che conta il 28,6% degli addetti del comparto.

Secondi solo a Piemonte. “La propensione all’export della nostra regione è straordinaria –spiega Christian Malinverni, presidente della Federazione Alimentazione di Confartigianato Imprese Veneto- e ci vede secondi solo al Piemonte (4,54%) con un indice pari a 4,19% del valore aggiunto. Dato quasi doppio rispetto alla media nazionale 2,28% (propensione calcolata rapportando il valore dell’export con il valore aggiunto territoriale). Seguono Trentino-Alto Adige con il 4,18% ed Emilia-Romagna con il 4,01%. Con oltre 2,7 miliardi di export, in valori assoluti il Veneto è dietro, per una incollatura, alla sola Lombardia (2,9 miliardi), il tutto raggiunto con un numero di imprese e di addetti inferiore ai nostri competitor come Lombardia, Campania, Emilia Romagna e Toscana”.

Effetto Brexit. Nei primi dieci mesi del 2018 l’export di prodotti alimentari e bevande – che rappresenta il 6,7% delle esportazioni regionali – è cresciuto dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2017. “Un quadro roseo -conclude Malinverni- che rischia però di essere rovinato dal mancato accordo sulla Brexit che mette a rischio oltre 300 milioni di export agroalimentare verso la Gran Bretagna (il 10% del totale) per effetto dei dazi e dei ritardi doganali che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea. Sarebbe un danno grave in particolare per coloro che producono i 39 prodotti agroalimentari di qualità a denominazione di origine e a indicazione geografica ed i 376 prodotti agroalimentari tradizionali che caratterizzano la nostra Regione”.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto