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Latte: aperti i bandi in Veneto per domande di aiuto per riduzione produzione

latte_16492“Il pacchetto complessivo di aiuti da 500 milioni, adottato in luglio dalla Commissione Ue a sostegno dei produttori di latte e degli allevatori, inizia ad assumere concretezza attraverso l’apertura di quattro bandi distribuiti da settembre 2016 a marzo 2017, per una dotazione complessiva di 150 milioni di euro per l’intero territorio comunitario”. A darne notizia l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan, che ha attivato le strutture regionali di Avepa (Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura) al fine di dare immediata attuazione al Regolamento Delegato UE; dall’8 settembre scorso, infatti, sono aperti i termini per la presentazione delle domande per la riduzione della produzione lattiera.

Domande accettate sino ad esaurimento fondo Ue. “Il provvedimento è stato assunto al fine di equilibrare una condizione di mercato particolarmente precaria, dovuta in buona parte alla liberalizzazione della produzione del latte – spiega Pan – l’obiettivo delle Istituzione europee è quello di supportare le aziende e garantire nuova stabilità a un settore che sta attraversando, particolarmente in questo periodo, i minimi storici in termini di prezzi e reddittività”. “Bruxelles ha quindi stabilito che le domande saranno accettate sino ad esaurimento della somma disponibile – spiega l’assessore –, consiglio pertanto agli allevatori veneti interessati ad una riduzione della produzione lattiero-casearia, di presentare la documentazione entro le prime scadenze programmate”.

Chi può accedere al bando e scadenze. Le domande potranno essere presentate da singole aziende agricole, organizzazioni di produttori o cooperative e dovranno essere inviate (in riferimento alla prima scadenza) entro il 21 settembre per il primo periodo ottobre-dicembre 2016, entro il 12 ottobre per il periodo novembre 2016-gennaio 2017, entro il 9 novembre per il periodo dicembre 2016-febbraio 2017 ed entro il 7 dicembre per il periodo gennaio-marzo 2017.

Il premio unitario massimo sarà pari a 14 centesimi di euro per chilo di latte. Inoltre, per accedere all’aiuto il produttore dovrà aver prodotto e consegnato latte a un primo acquirente riconosciuto nel mese di luglio 2016. Il quantitativo di riduzione delle consegne di latte vaccino per il quale è richiesto l’aiuto, non deve superare il 50% del quantitativo totale prodotto dal produttore nel periodo di riferimento né essere inferiore a 1.500 kg. Infine, è ammessa una sola domanda per produttore nell’arco dei quattro periodi previsti (con una deroga per il primo e l’ultimo periodo). La domanda di aiuto, in Veneto, dovrà essere acquisita e compilata tramite l’applicativo presente nel sito web istituzionale di AVEPA disponibile al link  http://app.avepa.it/mainapp. Per completare la domanda, è necessario richiedere il proprio ACCOUNT e correlata PASSWORD registrandosi nel GUARD; ciò consente l’accesso riservato alla compilazione on-line.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Mais, allerta aflatossine in Veneto

aflatossine-pigozzoTorna l’allerta aflatossine in Veneto. In vista dell’imminente avvio delle operazioni di raccolta del mais, l’Associazione italiana raccoglitori, essiccatori e stoccatori (Aires) ha trasmesso una nota in cui informa di una contaminazione in atto a macchia di leopardo del fungo Aspergillo che intacca il cereale, rilevata da un monitoraggio condotto dall’Università di Padova.

Meglio anticipare la raccolta. Le aflatossine sono sostanze tossiche che, oltre i limiti stabiliti dalle direttive Ue, sono vietate anche per la destinazione a mangimi animali. Per questo, Confagricoltura Veneto chiede agli agricoltori di prestare attenzione allo stato delle colture, anticipando la raccolta in modo da essiccare la granella di mais con valori superiori al 22 per cento di umidità, al fine di contenere i danni. “L’infezione fungina ha intaccato soprattutto le varietà precoci, che hanno sofferto la variabilità del clima con le bombe d’acqua prima e il caldo umido poi – spiega Giangiacomo Bonaldi, membro di giunta di Confagricoltura e referente dell’area Triveneto e presidente del Consorzio maiscoltori e cerealicoltori del Piave – Il timore è che la malattia si sviluppi in maniera diffusa nei raccolti, con il rischio di trovarsi con un mais declassato qualitativamente e vendibile solo per uso agroenergetico. Raccogliere il mais prima comporta un più elevato costo di essicazione, ma consentirà di salvare il prodotto e la redditività dell’azienda”.

In Veneto, calo superifici coltivate a mais e rese. Confagricoltura ricorda che i produttori veneti soffrono già a causa dei prezzi ai minimi storici, scesi a 16 euro e mezzo il quintale, che coprono a stento i costi di produzione. A pesare sono le grosse importazioni di mais dall’estero, che vedono in prima fila i Paesi dell’Est come l’Ucraina, la Romania e l’Ungheria, produttori di un mais qualitativamente inferiore ma più sano in conseguenza di condizioni climatiche più favorevoli. Il tonfo dei prezzi e l’andamento climatico sfavorevole ha portato in Veneto sia ad un calo delle superfici (– 6 per cento), sia delle rese (– 20 per cento), come attestano i dati di Veneto Agricoltura. Nel 2015 la superficie coltivata a mais è risultata essere di 209 mila ettari, con Padova prima provincia con 44 mila ettari, seguita da Rovigo con 37.800, Venezia con 35.200, Verona con 30 mila, Treviso con 25 mila, Vicenza con 18.500. “Al Ministero chiediamo un progetto che possa rilanciare il settore – esorta Bonaldi -, centrato sulla ricerca, su investimenti per i centri di stoccaggio perché riescano a selezionare meglio i prodotti e su contributi che possano calmierare il disagio dei produttori. Agli agricoltori chiediamo di scegliere varietà migliori e più produttive. Il clima umido del Veneto ci sottopone costantemente al rischio aflatossine e perciò dobbiamo puntare su specie più resistenti, per ottenere un mais più sano e più spendibile sul mercato”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Caldo e siccità in Veneto, Avepa riconosce carburante agricolo agevolato per irrigazioni

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiLa Regione Veneto informa che, alla luce delle richieste pervenute dal territorio per la concessione di assegnazioni supplementari di carburante agricolo agevolato e dei dati dell’Arpav, che hanno confermato la scarsa piovosità dell’ultimo periodo, Avepa, con decreto del direttore n. 94 del 04 agosto 2016, ha approvato le assegnazioni supplementari di carburante agricolo agevolato per l’irrigazione di soccorso per l’anno 2016.

L’autorizzazione interessa tutte le province del Veneto ad eccezione di Belluno,  per le colture di mais, sorgo, soia, girasole, leguminose, barbabietole, tabacco, pomodoro, ortaggi, piante officinali, erba e pascoli, frutta, viti, pioppo e vivai. Gli applicativi sono già allineati per la presentazione delle apposite istanze.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Dal 12 agosto aperti i bandi Psr Veneto per infrastrutture silvopastorali, terreni, energie rinnovabili, misure forestali e cooperazione, domande entro 60-90 giorni

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiDa venerdì 12 agosto 2016 gli agricoltori veneti possono concorrere all’assegnazione dei 30,7 milioni del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 per infrastrutture silvo-pastorali, terreni  danneggiati, energie rinnovabili e misure forestali. Domani saranno infatti pubblicati sul Bollettino ufficiale della Regione Veneto i nuovi bandi del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020.

I beneficiari avranno dai 60 ai 90 giorni di tempo per presentare domanda e accedere ai finanziamenti previsti per cinque misure: 10 milioni per le “Infrastrutture viarie silvopastorali, ricomposizione e miglioramento fondiario e servizi in rete”, 3 milioni per “Investimenti per il ripristino di terreni e del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali”, 4 milioni per “Creazione e sviluppo della diversificazione delle imprese agricole”, 12,7 milioni per “Investimenti in tecnologie forestali e nella trasformazione, mobilitazione e commercializzazione dei prodotti forestali” e 1 milione di euro per “Costituzione e gestione dei gruppi operativi PEI in materia di produttività e sostenibilità in agricoltura”. 
“I bandi riguardano interventi di diversa natura – ricorda l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan – ed attivano una serie di misure innovative come la costituzione di Partenariati Europei per l’Innovazione (PEI): il Veneto ha scelto di investire 28 milioni di euro entro il 2020 per sviluppare e promuovere la collaborazione tra imprese e centri di ricerca europei, al fine di realizzare idee innovative suggerite dalle aziende stesse e quindi utili al sistema produttivo veneto”.

Misure a favore di impianti agricoli danneggiati da calamità naturali, zone di motnagna, fonti rinnovabili. Attenzione particolare è stata dedicata alle misure di sostegno agli investimenti per il ripristino dei terreni e del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali, verificatesi a gennaio-febbraio 2014 in provincia di Verona, al fine di ripristinare gli impianti di actinidia (kiwi) danneggiate dalle piogge alluvionali.
 “Aprono per la prima volta le misure forestali, dedicate soprattutto alle zone di montagna – ha spiegato Pan – indirizzate a sostenere le spese per la sistemazione di strade, della viabilità e delle infrastrutture di approvvigionamento necessarie per migliorare la competitività delle aziende forestali. Altresì saranno finanziati: l’acquisto di macchinari, impianti ed attrezzature per lavorazioni forestali, l’acquisizione di terreni, investimenti in immobilizzazioni e in piazzole attrezzate”. 
“Particolare attenzione è stata data alle fonti rinnovabili e alla costruzione o ristrutturazione di impianti per la produzione di energia – ha concluso Pan – dedicati unicamente alle aziende agricole che desiderano conferire maggiore efficienza alle proprie attività, avvicinandosi ad un’idea di economia circolare nella quale lo scarto di produzione diventa nuova risorsa per produrre energia utile al funzionamento dell’attività stessa”.
Maggiori dettagli sui bandi possono essere recuperati nel sito regionale http://www.piave.veneto.it e nel sito http://www.regione.veneto.it sezione bandi-agricoltura.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Pacchetto giovani del Psr, in Veneto tagliati i tempi di attesa per l’apertura di un’attività agrituristica

Giovani agricoltoriGli imprenditori agricoli neo insediati che volessero dedicarsi all’attività agrituristica d’ora in poi possono farlo già dal primo anno, senza dover attendere i due dalla norma regionale che disciplina l’agriturismo.

Deroga per giovani agricoltori. Si tratta di una deroga proposta da Coldiretti Veneto ed approvata dal Consiglio regionale che vale solo nel caso di under 40 legati al finanziamento europeo previsto dal Pacchetto Giovani del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020. Grazie all’approvazione avvenuta in Consiglio regionale durante le recenti sedute in aula dedicate al collegato della finanziaria, il futuro operatore agrituristico potrà ridurre i tempi di avvio dell’attività di ristorazione e accoglienza in campagna. Con questa formula – spiega Coldiretti Veneto –  si dà un’ulteriore chance di crescita all’imprenditorialità che nel settore primario è in netta crescita nonostante la crisi economica.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Parte in Polesine la campagna del grano duro e tenero

grano giugnoSegnali di speranza per la campagna dei cereali a paglia (grano e orzo) che si sta aprendo in questi giorni. A dispetto delle abbondanti piogge delle scorse settimane, i primi rilievi vanno nella direzione di una buona qualità del prodotto.

“Le prime mietiture di grano duro – commenta Damiano Giacometti, presidente della cooperativa Villa Nani di Bagnolo (Ro), importante centro di raccolta e commercializzazione di cereali dell’Alto/medio Polesine – ci stanno danno soddisfazione per la quantità di prodotto ricavato, ma soprattutto per la qualità. Si temeva che le piogge potessero compromettere il tenore proteico del grano che è la caratteristica che permette alla pasta di tenere la cottura – spiega il presidente – ma se i primi segnali si confermeranno positivi nel prosieguo della campagna, possiamo dire di avere buone speranze che questa qualità sostenga le quotazioni del mercato che stanno per ripartire al centro-nord Italia. Buone rese produttive si sono viste in anteprima nella raccolta del pisello proteico e dei cereali minori, come l’orzo. Attualmente – continua il presidente – le uniche quotazioni di cui disponiamo sono quelle della borsa merci di Foggia, rilevante per il sud Italia, in cui il prezzo del grano duro, ancora purtroppo deludente rispetto all’anno passato, va dai 215 ai 220 euro a tonnellata, per un prodotto con una percentuale minima di proteine intorno all’11,50, ossia per un grano di qualità non eccelsa, se teniamo conto che un buon grano duro deve avere un tenore proteico superiore al 14,50 per cento. Pertanto – conclude il presidente Giacometti – se la nostra qualità si manterrà alta come appare dai primi rilievi e se il clima ci assiste, possiamo ben sperare che sia questa qualità a fare la differenza sul mercato cerealicolo nazionale”.

Grano, per la prima volta strappa al mais il primato di prima coltura in Polesine. Per il grano tenero, come per il duro, il mercato ha bisogno di avere dati maggiormente consolidati prima di formulare le quotazioni. Intanto, in questa campagna cerealicola 2015/2016 per la prima volta il grano, fra duro e tenero, strappa al mais il primato di prima coltura della pianura polesana. La provincia di Rovigo conta infatti quest’anno circa 38 mila ettari di superficie investita a grano sul totale di 108 mila ettari di superficie agricola utile. L’andamento dei mercati del grano, dunque, diventa l’indice fondamentale che le aziende agricole polesane dovranno guardare, considerando che gli italiani consumano mediamente all’anno 25 chili di pasta pro capite e che il Belpaese è deficitario di grano duro per il 30/40 per cento del fabbisogno nazionale.

Fonte: Servizio Stampa Cooperativa Villa Nani

Agroalimentare Veneto 2015, “ebbro” di vino ma “a secco” in altri settori

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIl valore complessivo della produzione lorda agricola veneta nel 2015 è stimato in 5,5 miliardi di euro, in leggero calo rispetto al 2014 (-2,2%). È uno dei dati più salienti emersi ieri a Legnaro (PD), nella conferenza stampa in cui l’agenzia regionale Veneto Agricoltura ha presentato i dati definitivi 2015 dell’agroalimentare veneto.

Luci e ombre. “Se da una parte il comparto del vino vola, sia sotto il profilo della produzione che dell’export, altri settori, in primis quelli della zootecnia e dell’ortofrutta, per motivi diversi, evidenziano notevoli sofferenze”, ha esordito nel presentare i dati l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan. “La Regione – ha ricordato Pan – sta facendo la sua parte, non perdendo mai di vista gli obiettivi principali, quali la redditività delle imprese agricole, la loro innovazione, il ricambio generazionale che, grazie al nuovo Programma di Sviluppo Rurale 2020, stiamo cercando di rafforzare”. Nel presentare il neo direttore generale Alberto Negro, ingegnere con lunga esperienza nel settore privato, Pan ha indicato la strada che egli dovrà seguire, portando Veneto Agricoltura ad essere sempre più al servizio dell’innovazione dell’impresa agricola veneta. L’incontro si è comunque focalizzato sull’andamento dei diversi comparti agricoli veneti che, come accennato, nel 2015 sono saliti in altalena.

Tra produzione e prezzi in calo (non per il vino), spunta la multifunzionalità. “Il fattore principale del leggero calo del valore della produzione agricola – ha sottolineato Alessandro Censori, di Veneto Agricoltura – proviene dalla discesa di produzione e di prezzo delle principali colture erbacee e la flessione del settore zootecnico (per il ribasso delle quotazioni del latte); compensato però dall’incremento di produzione e di prezzo dei prodotti vitivinicoli”. Ecco un dato importante nella lettura della Congiuntura agroalimentare veneta 2015. Ad un’area che possiamo chiamare “tradizionale” in difficoltà (anche storica) si contrappone una più “dinamica”, con al vertice il vitivinicolo, più performante. L’analisi dei dati mostra ancora in aumento, sia nella quantità che nel prezzo, le attività di supporto al primario regionale (contoterzismo, manutenzione del verde, attività post-raccolta, ecc.) a dimostrazione di come la multifunzionalità sia uno strumento sempre più diffuso tra le aziende agricole.

Continua la diminuzione delle aziende. Nel 2015 il numero di imprese agricole risulta di 64.950 aziende, -1,6% rispetto al 2014. Ma qualcosa sta cambiando. Si confermano infatti in crescita le imprese agricole costituite nella forma di “società di persone” (+1%) e soprattutto in quella di “società di capitali” (+4,6%), che insieme  rappresentano il 15,5% del totale delle aziende agricole regionali; mentre (inesorabile) prosegue la diminuzione delle “ditte individuali” (-2,1%), l’83,8% del totale.  Anche gli addetti sono scesi a 62.551 unità (-0,7%): quindi cala in misura rilevante il lavoro “indipendente”, che pur restando la parte preponderante degli addetti del comparto (circa il 58%) presenta una flessione del -15,9%, mentre sono in forte crescita gli occupati dipendenti (+32%).

Andamento climatico. Il 2015 è stato più caldo e secco rispetto alla norma. Le anomalie termiche più significative hanno caratterizzato tutto l’anno meno la primavera. Cereali e colture industriali. Il meteo anomalo ha penalizzato mais e soia, le principali colture del Veneto per estensione (rispettivamente 229.000 e 134.000 ettari), con diminuzioni di resa intorno al -20% e conseguente flessione produttiva; medesima sorte ha subìto la barbabietola da zucchero. Annata invece moderatamente favorevole per riso, tabacco e per cereali autunno-vernini come frumento duro (che ha triplicato la superficie coltivata) e orzo; per frumento tenero, girasole e colza invece contrazione di investimenti e produzione. Da notare che, con la globalizzazione dei mercati delle commodity, le abbondanti disponibilità di prodotto e l’elevata quantità di scorte presenti a livello internazionale ha condizionato i mercati nazionali deprimendo i listini e determinando quotazioni negative per quasi tutte le colture citate.

Colture ortofrutticole. La superficie complessivamente investita a patate e ortaggi è rimasta sostanzialmente invariata rispetto al 2014, pari a circa 26.000 ettari. Crescono le coltivazioni orticole in serra (+7%) ma diminuisce la coltivazione di piante da tubero (-12%). Aumenta la resa per patata (+6%), radicchio (+25%) e fragola (+14%); cala per lattuga (-17%) e pomodoro da industria (-20%).  Continua la crisi della frutticoltura, specie quella estiva, con conseguente “ridimensionamento”; comunque l’annata è stata favorevole: produzione in crescita per pesco (+15%), actinidia (kiwi, +10%), melo (+4,4%), pero (+3,7%); non per il ciliegio (-27%). Più prodotto equivale però a calo delle quotazioni: pesche (-38%) e mele (-15%). Bene l’olivicolo (+45%) dopo il disastroso raccolto 2014.

Florovivaismo. Continua qui la “moria” delle aziende agricole (-2,3%) e delle superfici investite (2.750 ha, -3,4%). La produzione, soprattutto quelle di piante ornamentali, è stata influenzata dall’andamento climatico a seconda della stagionalità, ma nel complesso le rese sono rimaste sostanzialmente invariate e la produzione complessiva si è solo leggermente ridotta (1,4 miliardi di piante, 1,3%).

Vitivinicoltura. Annata particolarmente favorevole, con vendemmia abbondante e raccolta record pari a 12,5 milioni di quintali di uva (+20% rispetto al 2014) e un volume di vino di 9,7 milioni di ettolitri (+18%); prezzi delle uve in aumento su tutte le piazze e per quasi tutte le tipologie considerate. La media regionale delle quotazioni osservata nel 2015 è salita a 0,65 euro/kg, in aumento del 14,7%. In aumento anche la superficie vitata, salita a 80.500 ettari. E cresce anche l’export: Veneto, +10% in valore e +3,6% in quantità, trascinato dal boom del Prosecco sui mercati internazionali (+30% circa sia in valore che in quantità).

 Zootecnia. Non si può dire lo stesso del settore zootecnico. Bene la produzione di latte in Veneto (+2,7%), ma son crollati i prezzi alla stalla (-13%), con conseguente forte calo del valore della produzione ai prezzi di base (-9%). In sofferenza anche i consumi interni di formaggi e latticini, ad eccezione dello yogurt, l’unico dato positivo è il parziale calo dei costi alimentari. Anche la carne bovina ha sofferto del calo al consumo e il ricavato spesso ha coperto poco più dei soli costi espliciti; la contrazione produttiva in Veneto è stata del -3%, con “frenata” quindi anche della dinamica dei ristalli importati (-3,2%). Il comparto suinicolo ha subìto una forte contrazione delle quotazioni di mercato (-7,4%) condizionate da un eccesso di produzione e dalla pressione della disponibilità estera. Anche qui i consumi sono risultati in discesa. Bene la produzione di carne avicola, aumentata del +4,1%, (specie quella di pollo), ma sono diminuite le quotazioni di mercato che complessivamente hanno favorito la tenuta dei consumi.

Pesca e acquacoltura. Timidi segnali di ripresa per il settore ittico veneto: dopo il notevole calo osservato dal 2001 (-42%), la flotta peschereccia veneta è salita a 654 unità, mentre la produzione locale conferita ai mercati ittici del Veneto ha registrato un incremento di quantità e valore pari a circa il +6,5% su base annua. In crescita anche la produzione di molluschi bivalvi (+6,6%). Considerando il transito di prodotto sia locale che nazionale ed estero, l’analisi dei mercati ittici regionali evidenzia un aumento del +3,2% del quantitativo commercializzato e un incasso complessivo pari a 114 milioni di euro (+2,5%).

Industria alimentare. Nel 2015 il numero delle Industrie alimentari venete attive è leggermente salito a 3.720 unità (+1,4%). Buoni gli indici: produzione +3,5%, fatturato +2,9%, ordinativi interni +3%, ordinativi esteri +5,1%, occupazione +0,5%. Import/Export. Il deficit nel 2015 è più che dimezzato, scendendo a 464 milioni di euro (-54,7%) in seguito a un aumento più che proporzionale delle esportazioni (+12,1%) rispetto alle importazioni (+1,4%). Il significativo incremento delle esportazioni è dovuto principalmente ai prodotti per l’alimentazione degli animali (+21,9%), prodotti di colture permanenti (+21,1%) e piante vive (+20,4%); rilevanti anche le variazioni positive di carni lavorate e conservate (+19%), prodotti di colture agricole non permanenti (+12,4%), prodotti da forno (+11,5%) e bevande (+10%), le quali rappresentano il 35% del totale delle esportazioni agroalimentari del Veneto.

Primi risultati 2016. Le prime indicazioni raccolte presso gli operatori locali sulle intenzioni di semina per la nuova annata agraria evidenziano una ripresa degli investimenti a frumento tenero e duro e orzo, rispettivamente +10/15%, +50%, +10%. Sugli stessi livelli del 2015 le superfici a barbabietola da zucchero e soia; in ulteriore diminuzione gli ettari coltivati a mais (-5/10%). Andamento altalenante dei prezzi nei primi mesi del 2016, su livelli comunque inferiori a quelli del 2015 per il frumento tenero; per mais e soia invece aumenti del 30% e del 10%. I settori vitivinicolo e frutticolo in generale stanno risentendo dell’anomalo meteo di maggio e soprattutto di giugno, con  basse temperature e piovosità elevata. Si registrano raccolti compromessi a causa di grandinate, un’elevata pressione di malattie fungine e danni da insetti che hanno particolarmente danneggiato ciliegie e pesche, soprattutto per le varietà precoci. Per quanto riguarda la vite, il quadro fitosanitario è caratterizzato da una forte pressione di peronospora, che richiede ripetuti trattamenti antiparassitari.

Export. I dati relativi al primo trimestre 2016 per i vini nazionali indicano un calo dei vini in bottiglia in valore (-0,6%) e in quantità (-4,9%), mentre risultano ancora in notevole crescita gli spumanti (+21,4% in valore e +26,1% in quantità). Sembra pertanto proseguire di buon passo il successo del Prosecco all’estero, sebbene le tensioni sui mercati finanziari e la svalutazione della sterlina in seguito al Brexit potrebbero creare difficoltà alle esportazioni verso il Regno Unito, che nel 2015 è stato il principale importatore di vino dal Veneto in termini di valore. Nel primo semestre 2016 è continuato il calo dei prezzi del latte crudo alla stalla scesi su livelli mediamente prossimi a 33-32 euro/100 lt (IVA esclusa), subendo l’andamento negativo delle quotazioni dei maggiori paesi produttori di latte europei. Quotazioni negative anche per i principali formaggi DOP veneti, soprattutto per l’Asiago e il Montasio; meno accentuato il ribasso per il Grana, più stabile il prezzo del Piave. Il comparto veneto della carne bovina risulta ancora caratterizzato da una “situazione recessiva”: stabili, o tendenti al ribasso, le quotazioni degli animali da macello e dei ristalli. Male anche il comparto dei suini pesanti, penalizzato sia dal calo delle quotazioni, sia dall’aumento dei costi alimentari osservato negli ultimi due mesi. Gli avicoli infine, purtroppo, non mostrano segnali di ripresa.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

L’apicoltura del Montello vale 300 ettari di prosecco. Gli addetti ai lavori chiedono maggior riconoscimento:”Siamo nomadi e lavoriamo di notte, creiamo ricchezza e tuteliamo l’ambiente”

apicoltori1E’ l’oro del Montello, anche se pochi lo sanno. Nonostante il maltempo delle ultime settimane, la produzione di miele dalle profumate acacie trevigiane arriverà a sfiorare quest’anno quota 500 tonnellate, pari a 3,5 milioni di fatturato. Un valore notevole, che può essere equiparato a quello di 300 ettari di prosecco.

Richiesta di miele in crescita. Per questo gli imprenditori apistici sono stanchi di essere considerati alla stregua di semplici hobbisti e chiedono che il loro settore abbia la stessa dignità degli altri: “Siamo professionisti e viviamo di miele – dice Francesco Bortot, degli apicoltori di Confagricoltura Treviso, con azienda a Biadene di Montebelluna -. Deteniamo gran parte degli alveari del Veneto, lavoriamo tutto l’anno e la richiesta di miele è costantemente in crescita, soprattutto nel campo del biologico. Chiediamo attenzione alla Regione, ai Comuni e agli agricoltori, perché le api sono un importante patrimonio per il territorio”.

20 mila alveari. L’acacia, importata in Europa dall’America, inizialmente era una pianta rustica e infestante. Dagli anni ’80 ha cominciato ad assumere un’importante valenza per l’apicoltura del Montello, raggiungendo l’exploit negli scorsi anni grazie all’avvento del “nomadismo del miele”. In 15 giorni di fioritura il numero di alveari raggiunge quota 20 mila. Ogni alveare è abitato nel massimo sviluppo da circa 50 mila api operaie e produce dai 20 ai 30 chili di miele. Il prezzo di mercato attualmente va dai 7-8 euro al chilo, che sale a 16 euro se il prodotto è biologico. Spiega Bortot: “Inizialmente il nostro lavoro era stagionale, mentre oggi dura tutto l’anno. Ad una condizione: dobbiamo spostarci da una zona all’altra. Il nomadismo degli alveari è indispensabile sia per l’impollinazione e lo sviluppo degli alveari, sia per garantire con diverse fioriture tipologie variegate di prodotto. In marzo, quando le api si svegliano dal letargo invernale, le portiamo in Trentino o in Emilia Romagna per l’impollinazione del melo, del pero e del ciliegio. In maggio torniamo nel Montello per la fioritura dell’acacia. In giugno ci spostiamo nella Pedemontana per il castagno, quindi nel Bellunese per la fioritura del tiglio e infine in alta quota per il rododendro”.

apicoltori3Sono le api a selezionare chi deve fare l’apicoltore. Il Montello come la California, che muove alveari da tutti gli Stati Uniti per l’impollinazione del mandorlo. In questi giorni sono presenti produttori da tutto il Nordest e oltre: Friuli, Trentino, Veneto, Emilia Romagna, Slovenia: “Carichiamo gli alveari sui camion di notte, quando le api dormono – racconta Elisa Caramore, produttrice trentina di Canal San Bovo -. Ogni camion ne trasporta una sessantina: impieghiamo una settimana per trasferirle tutte da una zona all’altra. Di giorno dobbiamo accudire le api, come animali in stalla: controlliamo che non ci siano orfane senza regina, verifichiamo se stanno bene, valutiamo quando è il momento di spostarle su un’altra fioritura. E’ un lavoro impegnativo e altamente specializzato, che non si può improvvisare e richiede anni di esperienza, studio e lavoro. L’apicoltura attrae molti giovani, perché richiede investimenti più limitati rispetto ad altri allevamenti: un alveare chiavi in mano costa circa 250 euro. Ma alla fine sono le api a selezionare chi è davvero in grado di fare l’apicoltore: devi capire che cosa sta succedendo nell’alveare, se le api stanno facendo miele, se sono disadattate e aggressive, se si perdono le famiglie. E agire di conseguenza”.

In Italia, prodotti 150 mila q di miele all’anno. Gli Agostini arrivano dalla provincia di Belluno. E le api a Volpago del Montello le maneggiano senza maschera: “Le api non sono cattive. Sono mansuete se si rispettano i loro ritmi e si salvaguarda l’habitat in cui si muovono”. In Italia, ogni anno, si producono circa 150 mila quintali di miele. Problemi con la concorrenza straniera non ce ne sono, nonostante le produzioni dell’Est siano battute a prezzi bassissimi che arrivano a meno di 2 euro al chilo: “La dicitura “vero miele italiano” è una garanzia per noi produttori e per i consumatori – assicura Bortot -. Il mercato va sempre più verso il bio: il consumatore di miele cerca un prodotto genuino e locale come il nostro: chiaro, profumato e dolcissimo”.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

L’industria dolciaria guarda alla filiera agricola, accordo Coldiretti Veneto e Paluani

PRODOTTILo storico zuccherificio di Pontelongo (PD) della Co.Pro.Bi, il più grande in Italia, in attività da un secolo, fornirà a Paluani, storica azienda dolciaria veronese, il suo “zucchero italiano” per la produzione dei dolciumi e dei tradizionali pandori e panettoni. La dolce fornitura è frutto dell’accordo sottoscritto ieri fra Coldiretti Veneto e Paluani e che prevede l’impiego di materie prime del territorio e fornite direttamente dalla filiera agricola.

Da questo momento in poi, quindi,  l’ufficio acquisti dello stabilimento di Verona potrà contare su 200/300 mila tonnellate di zucchero frutto dei 33 mila ettari di barbabietole coltivate in Veneto e lavorate nello zuccherificio di Pontelongo. Il latte e il burro verranno dalla Latteria Virgilio di Mantova, che riunisce le latterie veneto-lombarde, oltre 2.000 soci allevatori che dal 1966 garantiscono tradizione e solidarietà. Inoltre, anche le uova saranno consegnate da produttori locali.

“E’ a giugno che si fanno i contratti commerciali – ha esordito Michele Cordioli vice presidente di Paluani  – e noi guardiamo ad un Natale al 95% fatto di materia prima proveniente dall’Italia, puntando ovviamente a recuperare presto quei 5 punti di percentuale e arrivare ad una cifra tonda”. Su questo auspicio concorda Coldiretti che non solo è promotore dell’iniziativa ma, come ha precisato il direttore Martino Cerantola, è garante dell’operazione. “La ricaduta positiva per i nostri agricoltori è indubbia – ha precisato – ma sottolineiamo che l’operazione non deve essere di facciata ma una scelta convinta per rispetto soprattutto dei consumatori finali”. I presupposti per una buona partenza e una sicura riuscita ci sono tutti, nonostante i protagonisti si siano dati appuntamento tra un anno per una prima verifica.

Nel frattempo lo stabilimento dolciario ha sfornato pandori anche la scorsa settimana per il mercato tedesco, segno di un successo che non conosce stagioni, come ogni giorno vengono confezionate focaccine e cornetti senza sosta. “D’altro canto Paluani ama definirsi una grande pasticceria –ha specificato Diego Romanini direttore generale – presente sul mercato da quasi cent’anni che lavora un valore di  25 milioni di ingredienti, dallo zucchero alle uova usando il burro al posto dell’olio di palma, e per le ricette particolari ricorre pure alle denominazioni blasonate come il pistacchio di Bronte, limone di Amalfi e le nocciole del Piemonte. “Con questo patto creiamo un’economia virtuosa – ha concluso Pietro Piccioni direttore di Coldiretti –   riconoscendo così l’impegno degli imprenditori agricoli per la sicurezza alimentare,  lasciando a tutti il giusto margine di reddito, riducendo l’impatto ambientale visto il raggio limitato da cui provengono tutti gli attori della filiera”.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova

31 maggio 2016, al via a Bagnolo di Po (RO), una quattro giorni per gli studenti delle elementari (ma non solo) all’insegna dell’arte bianca

nei campi 2Quando l’agricoltura diventa cultura, i campi si trasformano in aule scolastiche ed i mulini in palestre. Si rinnova per il secondo anno a Bagnolo di Po (Ro) l’evento “Il piccolo laboratorio verde”, attività didattica per conoscere come nascono gli alimenti dalla campagna alla tavola, dedicato ai bambini delle scuole primarie di Bagnolo di Po, Castelguglielmo, Canda e San Bellino.

31  maggio, dalle 17 visita ai campi varietali aperta anche ai non soci. Quest’anno il laboratorio ha per tema “La fantastica storia di un chicco di grano/ Magicando con il pane”, e si svolgerà nelle mattinate di martedì 31 maggio, mercoledì 1° giugno e poi venerdì 3 e sabato 4 giugno prossimi, alla sede della cooperativa agricola Villa Nani, a Bagnolo e parteciperanno circa 160 alunni, suddivisi per scuola durante i quattro giorni. La manifestazione, che impegnerà insegnanti e tecnici della cooperativa è organizzata dalle due amministrazioni comunali di Bagnolo e di Castelguglielmo in collaborazione con Villa Nani, realtà economica ben radicata nel territorio e molto attenta alla valorizzazione di cereali ed altre produzioni agricole locali attraverso contratti di filiera. “Queste giornate didattiche coi bambini – spiega il presidente della coop Damiano Giacometti – sono il naturale collegamento della nostra struttura col suo territorio, perché siamo nati per dare servizi alle imprese agricole. E come aggregazione di imprese vogliamo mettere in evidenza che fare impresa ha anche un valore sociale.”Oltre al laboratorio con le scuole – continua Giacometti – nel pomeriggio di martedì 31 maggio, a partire dalle 17, saremo aperti a soci e non soci per la visita ai nostri campi varietali e per la presentazione delle nostre attività e servizi”.

cruschelloCapire la diversità dei cereali. Ogni giornata di laboratorio inizierà alle 10.30. Gli alunni saranno accolti dal presidente Giacometti e poi affidati al direttore commerciale Federico Pasqualini, che farà loro da cicerone nei campi della cooperativa, per vedere come sono diversi il grano tenero dal grano duro o dall’orzo e scopriranno alcuni cereali antichi, come il farro dicocco (Triticum dicoccum), le cui prime menzioni risalgono alla Bibbia. Quindi tutti a vedere come si passa dal chicco alla farina e poi al pane. “Ci siamo attrezzati con mulino, impastatrice e forno – spiega Pasqualini – per calarci appieno dentro la“magica arte bianca”. Impareremo a distinguere i diversi tipi di farina, come si fanno gli impasti per il pane e come si cuociono. Infine, ci sarà una sorpresa per tutti i bambini: posso solo dire che sarà una cosa buona e fragrante”.

Fonte: Servizio Stampa Cooperativa Villa Nani