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Ocm vino, approvati dalla Regione Veneto 22 progetti per la promozione all’estero di vini di qualità

bottiglie-di-vinoSi è conclusa anche quest’anno la fase di valutazione dei progetti presentati dalla imprese venete per l’utilizzo di risorse comunitarie destinate alla promozione all’estero dei vini di qualità. Ad annunciarlo è l’assessore regionale al turismo, alla promozione e al commercio estero, Federico Caner, che insieme al collega assessore all’agricoltura, Giuseppe Pan, segue l’applicazione della normativa europea relativa all’Organizzazione Comune di Mercato del settore vitivinicolo e in particolare la misura relativa alla promozione dei vini nei Paesi extraeuropei.

Approvati 22 progetti per un importo pari a 10 milioni di euro. “Complessivamente sono stati approvati 22 progetti a valere sulla quota regionale – spiega Caner –: 18 relativi alla promozione commerciale diretta da parte delle imprese singole o riunite in associazioni temporanee, 4 relativi alla promozione delle denominazioni, presentate dai relativi Consorzi di Tutela. La Regione per queste iniziative destina ogni anno oltre 10 milioni di euro, un investimento importante e un piano di interventi impegnativo”. “Ai progetti di quest’anno – prosegue l’assessore – aderiscono 170 piccole e medie imprese vitivinicole venete, molte delle quali da anni fortemente orientate all’export. Forte è l’impegno verso i mercati tradizionali, come quelli statunitense, canadese e svizzero, caratterizzati da una forte competitività con altri Paesi produttori. Ma le imprese venete sono orientate anche verso nuove piazze, alcune già affermate, come quelle di Cina, compresa Hong Kong, Giappone e Russia, altre in fase di espansione commerciale: Sud Est Asiatico, America Latina e Centro America”. . “Complessivamente a questi progetti sono stati destinati oltre 9 milioni di euro – sottolinea l’assessore – mentre per la promozione delle denominazioni sono stati investiti poco meno di 1 milione di euro. Rimangono da definire i progetti multiregionali, ai quali stiamo lavorando per chiuderli entro la fine dei questo mese di agosto”. L’assessore Caner ricorda che l’export del vino veneto, nel 2013, valeva 1.588 milioni di euro, pari al 32% dell’intero export enologico nazionale e interessa oltre 1.380 aziende esportatrici.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Nel vicentino, prodotta la prima generazione di patate da seme derivata da cinque antiche cultivar italiane a rischio estinzione

Gruppo coltivatori patate

Il gruppo di produttori patata Monte Faldo De.Co. impegnato nella prima raccolta delle antiche cultivar di patate a rischio estinzione (foto Efrem Tassinato)

(di Marina Meneguzzi) E’ stata una raccolta di patate a carattere eccezionale quella effettuata lo scorso 9 agosto sul monte Faldo, cima d’avvio della dorsale Lessinica che segna lo spartiacque tra le valli dell’Agno e del Chiampo. Un’eccezionalità data non tanto dalla quantità – in tutto sono stati raccolti 15 q di patate – quanto dal fatto che i tuberi appartengono a cinque antiche cultivar italiane a rischio estinzione che, grazie ad alcune accortezze tecnico-scientifiche, oggi costituiscono una prima generazione di patate da seme di varietà italiane, fattore quest’ultimo da considerare tutt’altro che scontato nel panorama dell’orticoltura del Bel Paese. Ad effettuare la raccolta, nonché la semina, è stato un gruppo di produttori iscritti al registro della Patata Monte Faldo De.Co (Denominazione Comunale).

mano patate

parte del raccolto di patate (foto Efrem Tassinato)

5 antiche cultivar. A raccontare l’evento, interviene Enrico Corato, vicesindaco di Nogarole Vicentino, comune che, insieme alle amministrazioni comunali di Trissino, Brogliano, Valdagno e Cornedo Vicentino, ha dato vita nel 2010 alla De.Co Patata Monte Faldo. “Invece che far pervenire i tuberi-seme dall’Olanda, abbiamo voluto auto-produrre delle sementi di patata ricorrendo a varietà italiane molto rare. In questo modo, con il nostro progetto di coltivazione abbiamo conseguito due risultati: innanzitutto abbiamo salvato dall’estinzione delle cultivar italiane di patate pressoché scomparse, ed in secondo luogo, possiamo garantire ai consumatori un prodotto di qualità 100 per cento italiano“, racconta Corato. Che aggiunge una dettagliata descrizione del progetto: “Grazie all’interessamento della Commissione intercomunale della De.Co. e all’indispensabile collaborazione di Giovanni Guarda, già direttore dell’Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria “N. Strampelli” di Lonigo (Vi), abbiamo avviato un programma di moltiplicazione della patata Rossa Vicentina, originaria come rivela il nome dalla nostra area (forma ovale, buccia rossa, pasta gialla, ottima par tutti gli usi), della patata Alba, selezionata dal dottor Guarda (forma tondo-ovale, buccia gialla, pasta giallo-chiara, ottima per insalata e arrosto) e di tre cultivar autoctone della Val Formazza (valle alpina nel nord del Piemonte), vale a dire la patata Formazza (forma tonda, buccia rossa, pasta gialla, eccellente per gli gnocchi), la patata Walser (forma ovale, buccia gialla, pasta giallo-chiara, ottima per tutti gli usi e arrosto) e  la patata Occhi Rossi (conosciuta nel dialetto locale come Roti Öigjè, forma tonda, buccia gialla, occhi rossastri, pasta gialla, ottima per tutti gli usi e gnocchi)”.

raccolta patate

Un momento della raccolta (foto Efrem Tassinato)

Il progetto. “Le cultivar recuperate sono state sanificate in laboratorio da possibili virosi attraverso delle delicate tecniche di micropropagazione messe in atto dalla dottoressa Luisa Andrenelli, ricercatrice della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze – continua Corato – quindi, abbiamo curato la propagazione delle plantule sanificate dapprima in un ambiente controllato e poi, nel 2015 è stata eseguita la prima coltivazione dei tuberi virus-esenti in un campo di montagna secondo il metodo biologico. Per la coltivazione di questa prima generazione di patate da seme è stato scelto un campo al di sopra degli 800 metri, poiché oltre questa altezza si evita la proliferazione di afidi e virosi. Il terreno adatto è stato individuato nei pressi di Cima Marana, nel territorio comunale di Valdagno (Vi).  La raccolta è stata fatta leggermente in anticipo, perché si tratta di tuberi da seme. Delle cinque varietà, l’Alba si è rivelata per essere la cultivar più delicata e precoce, mentre le altre hanno risposto in maniera più che positiva. Ora le patate saranno selezionate per calibro e sanità e conservate in appositi frigoriferi al naturale, senza anti-germoglianti, in modo da poter essere piantate a marzo 2016. Chi vorrà acquistare patate di eccezionale qualità al 100 % italiane – conclude Corato – l’anno prossimo potrà trovarle unicamente dai produttori iscritti alla nostra De.Co

terreno patate

Le antiche cultivar di patate raccolte sul monte Baldo (foto Efrem Tassinato)

Coltivazione delle patate sul monte Faldo, una storia di lungo corso. Gli appezzamenti di terreno coltivato che interessano la zona del Faldo, strappati nei secoli all’incolto, sono adatti per l’orticoltura di qualità ed in particolar modo per la patata, grazie alla natura del suolo, vulcanico e quindi assai mineralizzato, e al clima, reso fresco dalle correnti che discendono dalle Piccole Dolomiti, con una discreta piovosità estiva. Per la patata, poi, la forte escursione termica tra notte e giorno favorisce l’accumulo dell’amido nei tuberi, rendendoli più saporiti, più consistenti e meno acquosi. La produzione di patate, alimento essenziale per la popolazione contadina, è documentata nelle contrade dell’area fin dagli inizi dell’Ottocento, ed ancor oggi è affidata a molte piccole aziende a carattere familiare. La rosa delle varietà coltivate nel territorio del Monte Faldo comprende patate a pasta gialla e bianca, dal gusto delicato o più deciso, e si presta a soddisfare ogni esigenza in cucina, dalla patata farinosaper gli gnocchi, a quella a pasta compatta per insalate, da cucinare al forno o per farne purè.

volantino_festa_del_gnocco_selva_di_trissino-Il progetto De.Co. Il valore e la qualità delle patate prodotte sul monte Faldo sono da sempre riconosciuti, ma con l’avvento del boom economico e lo sviluppo artigianale e industriale nel fondovalle l’attività agricola, un tempo prevalente, si è trasformata gradualmente in un’attività da svolgere nel tempo libero. La tradizione e la qualità della produzione sono tuttavia rimaste inalterate, così, una decina d’anni fa, nella frazione di Selva di Trissino è nata l’idea di celebrare le patate con una manifestazione dedicata allo gnocco di patata, la Festa del Gnoco, la cui 11^ edizione si tiene quest’anno in due fine settimana, 29-31 agosto e 4-8 settembre. Dal successo della manifestazione, nel 2010 i cinque Comuni che condividono nel proprio territorio la presenza del Monte Faldo hanno scelto di riconoscere il valore e la qualità delle patate qui prodotte creando la Patata De.Co. Monte Faldo. Fu così individuato un preciso areale di produzione, ben definito per la tipologia di terreno (non tutto il territorio di tutti e cinque i Comuni è adatto alla coltivazione), e fu stilato il “Disciplinare di identificazione, produzione e commercializzazione delle Patate De.Co. Monte Faldo” che detta le regole fondamentali da seguire per consentire la vendita di patate sotto il marchio De.Co.

Agriturismo in Veneto, una modifica alla legge consente l’adeguamento entro il 2017

Agriturismo LE COLLINE“Abbiamo allineato la cronologia della normativa regionale alle esigenze degli operatori agrituristici, una norma tanto semplice quanto importante per le aziende che operano in un segmento significativo dell’offerta turistica del Veneto”. Con queste parole l’assessore regionale al turismo, Federico Caner, ha salutato l’approvazione della norma con la quale viene modificata la legge quadro in materia di agriturismo.

Oltre 1.350 gli agriturismi riconosciuti in Veneto, di cui 800 offrono alloggio.In sostanza, con la modifica della legge regionale n. 28/2012, si ricalcolano i tre anni entro i quali gli imprenditori agrituristici che erano già operativi quando è entrata in vigore la legge ed erano regolarmente iscritti negli albi provinciali, devono adeguarsi alle nuove disposizioni stabilite dalla suddetta norma. I tre anni avrebbero dovuto iniziare dal 2012, ma a gennaio 2014 il Consiglio regionale aveva apportato delle modifiche sostanziali alla normativa, cambiando profondamente le regole di gestione di un’azienda agrituristica, non prevedendo però di dare il tempo agli agriturismi stessi di adeguarsi, facendo ripartire i tre anni da quell’ultima data. “Con questa modifica – ha precisato Caner – il Consiglio regionale ha stabilito che gli agriturismi che già operano devono adeguarsi alle nuove regole a partire dalla data di entrata in vigore della legge regionale n. 35 e quindi i tre anni scadranno il 12 gennaio 2017”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Regione Veneto, passo avanti verso i nuovi bandi di finanziamento Psr 2014-2020

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiLo scorso 23 luglio, il Comitato di Sorveglianza del PSR 2014-2020 ha definito i criteri di priorità che orienteranno i bandi di finanziamento del nuovo Programma di Sviluppo Rurale del Veneto, e che daranno, quindi, attuazione alla politica di sviluppo rurale regionale dei prossimi anni.

L’incontro  è stato un momento di confronto sul merito tra la Regione del Veneto, la Commissione europea, il Ministero delle politiche agricole e i rappresentanti dei diversi settori dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. I componenti del Comitato sono stati consultati sui criteri proposti dall’Autorità di gestione (Dipartimento Agricoltura e sviluppo rurale) per quanto riguarda i seguenti interventi: Sostegno per azioni di formazione professionale e acquisizione di competenze (1.1.1); Sostegno per l’utilizzo dei servizi di consulenza da parte delle aziende (2.1.1); Investimenti strutturali e dotazionali che migliorino le prestazioni e la sostenibilità globali dell’azienda agricola (4.1.1); Investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli (4.2.1); Insediamento di giovani agricoltori (6.1.1); Creazione e sviluppo della diversificazione delle imprese agricole (6.4.1).

Terreni e produzioni agricole danneggiati da calamità naturali, inseriti i criteri per gli interventi. Il rappresentante della Commissione europea ha richiamato in particolare i principi di concorrenza, non discriminazione e libera circolazione in ambito economico. La Commissione ha inoltre sottolineato la necessità di garantire criteri trasparenti e coerenti con il programma approvato. Per quanto riguarda invece i soggetti del settore sono intervenuti i rappresentanti delle Organizzazioni regionali dei produttori agricoli, degli Ordini e dei collegi professionali, dell’Unione delle Province, delle Organizzazioni regionali delle imprese artigiane, del commercio e dell’industria, del Coordinamento regionale dei Gruppi di azione locale e delle Organizzazioni regionali delle Cooperative. Di particolare importanza è stato l’inserimento all’ordine del giorno dei criteri anche per l’intervento “5.2.1 – Investimenti per il ripristino dei terreni e del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali”. In questo modo sarà possibile attivare un bando di finanziamento che possa garantire una parte delle risorse necessarie al ripristino e alla ricostruzione delle realtà agricole colpite dal tornado che ha interessato l’area della Riviera del Brenta lo scorso 8 luglio.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

A Rosà (Vi), un tris d’assi “rosa” con la passione per la qualità alla guida del Caseificio Castellan

famiglia castellan

La famiglia Castellan

(di Maurizio Drago) Sonia, Sara e Manola Castellan: sono le tre sorelle, molto unite tra loro, che producono nel loro caseificio di  Rosà, in provincia di Vicenza, uno dei più buoni stracchini d’Italia, premiato e riconosciuto a livello nazionale.

Spirito imprenditoriale per un prodotto artigianale. Manola segue la produzione, Sara la clientela e Sonia l’amministrazione. Dotate di un forte spirito imprenditoriale, le tre sorelle, insieme ai mariti, seguono con tenacia tutti gli aspetti aziendali (nel caseificio, che registra 4 milioni di euro di fatturato, lavorano oltre 20 persone), puntando da sempre  sulla qualità e ora sulla differenziazione nella vendita:  più che nella grande distribuzione, i prodotti del caseificio, come la “linea oro” e la “linea gourmet”, nel prossimo futuro si troveranno, infatti, nei negozi specializzati o nei corner di qualità.

Lavorazine stracchino1Una famiglia affiatata che guarda alla solidarietà. Le tre sorelle  hanno ereditato il lavoro caseario  dal padre Urbano, che segue con orgoglio l’evoluzione del suo caseificio, nato nel 1969. Urbano ora segue il parco da lui creato, coltivato con piante di frutta (alcune rientranti tra i “frutti dimenticati”) ed in cui c’è un  laghetto con le carpe e altri pesci. Quest’oasi  la utilizza anche per momenti di festa e di benefica raccolta fondi per la Città della Speranza di Padova, di cui è socio fondatore, a seguito della triste scomparsa della quarta figlia per una grave malattia. Per quello,  lui e la moglie Armida vogliono sostenere la ricerca nella Città della Speranza, loro sanno quanto hanno fatto per quella figlia scomparsa, portandola in cliniche specializzate di mezza Italia e negli Stati Uniti.

Stracchino CastellanUn caseificio che attrae gli appassionati del buon cibo. Lo stracchino è il loro prodotto di eccellenza,  che ha ottenuto l’ambito “Oscar  dei Formaggi” del maestro Alberto Marcomini a “Formaggio in Villa” e il riconosciuto “Biancone” a Caseus Veneti. Il loro prodotto va in giro per l’Italia. Chi mangia le famose focacce liguri (la focaccia di Recco è entrata nel mondo delle IGP) o chi degusta una piadina con lo squacquerone in Emilia Romagna, può incontrare  il prodotto del caseificio Castellan.  Su 100 litri di latte si ricavano 15-17 kg di stracchino (mentre sulle caciotte la resa scende a 10 – 11 kg per ogni 100 litri). A  sovrintendere il processo di lavorazione e a metterci il “la” è il maestro casaro Walter Milani:  da 14 anni lavora da Castellan, conosce i trucchi e molto altro per fare del formaggio di Castellan un ottimo prodotto.

Lavorazione StracchinoQualità più importante della quantità. Il processo lavorativo dello stracchino impone la raccolta del latte e il controllo in giornata, poi si procede alla cagliatura e alla messa nelle forme che vengono poste in celle frigo. Dopo 7 giorni sono pronte per il taglio, confezionamento e spedizione. Al caseificio arrivano 200 quintali di latte al giorno da cui si ricavano quasi 30 quintali, tutto lavorato a mano. Sonia, Sara e Manola non vogliono puntare sulla quantità.  Lo stracchino di Castellan non vuole prendere le ali e volare in alto, ma rimanere quello che è: un buon formaggio prodotto nella sfera “artigianale” continuando sulla qualità.

8 agosto 2015, a Mira (Ve), Calici di Stelle solidale

Villa Fini Dolo prima_dopo tornadoDopo qualche anno torna a villa Widmann Foscari di Mira (Ve) l’appuntamento con “Calici di Stelle”, manifestazione nazionale promossa dal Movimento Turismo del Vino alla scoperta delle eccellenze enologiche, ma non solo, in occasione della notte di San Lorenzo.

Protagonista lo street food. Quest’anno, la data dell’evento è leggermente anticipata rispetto alla “notte delle stelle cadenti”: il “cin cin” collettivo si terrà infatti il prossimo sabato 8 agosto secondo un collaudato format di abbinamenti enogastronomici. Confermate le partecipazioni di produttori di birra ed olio, la novità sarà la presenza dello “street food” al centro oggi di grande attenzione. Organizzato da My Venice Food and Wine” in collaborazione con Fondazione Italiana Sommelier (F.I.S.), l’appuntamento in Riviera del Brenta non poteva dimenticare un gesto di solidarietà per le vittime del recente tornado: parte del ricavato andrà infatti all’Amministrazione Comunale di Mira per interventi a sostegno di chi ha subito danni.

Fonte: Servizio Stampa My Venice Food and Wine

 

Danni all’agricoltura provocati dalla fauna selvatica, Coldiretti presenta a Zaia una proposta di legge regionale

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Terreno rovinato dai cinghiali in Lessinia

Lupi in Lessinia, orsi nel vicentino, cervi in Cansiglio, cinghiali che imperversano sui colli Euganei; ed ancora lepri, gazze e cornacchie ovunque sparsi in tutte le campagne sommano danni che sfiorano i due milioni di euro l’anno solo in Veneto. Coldiretti ha presentato al presidente Luca Zaia una proposta di legge regionale  in materia di prevenzione, contenimento e indennizzi per gli operatori agricoli. A San Vendemiano una delegazione di agricoltori guidata da Pietro Piccioni e Giorgio Piazza, rispettivamente direttore e presidente regionale, ha chiesto l’impegno a tradurre il pdl in norma, coordinandolo con la legislazione vigente al fine di risolvere  alla radice il problema una volta per tutte.

Mantenere l’equilibrio tra agricoltura e fauna selvatica. In primo luogo – si legge nel documento – occorre dare priorità al controllo della fauna selvatica nelle molte aree sensibili: montagna, collina, pianura e zone lagunari con piani ordinari e straordinari, in armonia con l’attività venatoria. Il testo di base, sul quale si è avviato un proficuo confronto con Legambiente, costituisce una prima piattaforma da approfondire e rappresenta l’avvio di un comune percorso di lavoro per arrivare ad una più efficace e ampia analisi degli strumenti finalizzati ad organizzare forme di programmazione di lungo periodo. Comprendere l’importanza del mantenimento dell’equilibrio tra agricoltura e selvatici è cosa non da poco per la valorizzazione della biodiversità.Tra le novità anche la corsia preferenziale agli imprenditori agricoli professionali (coltivatori diretti/IAP)  in caso di rimborso e per la realizzazione di opere di prevenzione.

Risorse, dove trovarle. Per risolvere l’annosa questione della scarsità delle risorse viene proposto di destinare il 50% dei 5 milioni corrispondenti alla tassa di concessione versata annualmente dai cacciatori per rimpinguare la cassa della Regione. Infine, da non sottovalutare, l’introduzione dell’incentivo regionale sulle assicurazioni che i produttori possono stipulare liberamente. La normativa datata 1993, a quei tempi efficace, non è più strumento adeguato per affrontare una situazione incancrenita a causa della pressione venatoria in diminuzione e dal continuo manifestarsi di specie nocive sul territorio. L’operazione coordinata da Coldiretti su tutta la Penisola è stata colta come un’opportunità imnovativa dal Governatore Zaia che ha preso in considerazione  quanto descritto dai vari vertici presenti  per dare una risposta all’altezza delle aspettative delle imprese annunciando l’impegno di valutarla e poi consegnarla alla commissione competente e al Consiglio regionale per l’approvazione.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

 

Agroalimentare veneto, report 2014 molto altalenante

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIl comparto agroalimentare veneto vede alternare grandi soddisfazioni e forti preoccupazioni. E così si presenta anche il 2014.  Bene la produzione (+2,7% rispetto al 2013), favorita da un andamento climatico complessivamente favorevole; meno si può dire per i prezzi, generalmente in calo (-6,1%), che sempre più soffrono il fenomeno dell’internazionalizzazione dei mercati,  non controllabile a livello locale. Ciononostante, la produzione agricola regionale ha raggiunto lo scorso anno l’importante valore di 5,7 miliardi di euro, comunque in calo del 3,6% rispetto al 2013. In contrazione anche la redditività delle imprese agricole. Sono questi, in sintesi, i macrodati che emergono dal “Rapporto 2014 sulla congiuntura del settore agroalimentare veneto”, presentato ieri a Legnaro (Pd) da Veneto Agricoltura.

Luci ed ombre. Giuseppe Nezzo, Commissario Liquidatore dell’Azienda regionale, nell’inquadrare il Report, strumento oramai di riferimento per il mondo agricolo veneto, ha messo in evidenza “quanto siano importanti per le risultanze economiche del comparto, i fattori climatici e della globalizzazione dei mercati. Anche l’annata agricola 2014 ha dovuto sottostare a questi due fattori”. Il neo assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, ha rafforzato il concetto ricordando come “il Report 2014 sulla congiuntura evidenzi la presenza di settori in difficoltà, per via degli alti costi di produzione e dei bassi prezzi spuntati dagli agricoltori, e altri in forte crescita (vino su tutti). Per affrontare le difficoltà che sta vivendo il comparto, dopo l’estate arriveranno i primi bandi del nuovo PSR 2020, che in particolare punterà sui giovani agricoltori”. L’Assessore ha anche voluto esprimere la sua contrarietà alla produzione di formaggio con il latte in polvere.

Nel dettaglioAlessandro Censori, a capo del Settore Economia e Mercati di Veneto Agricoltura, ha ricordato che se da una parte la fresca e piovosa estate scorsa ha penalizzato alcune colture, in particolare la vite, dall’altra ha favorito la produzione di mais (+35%, ma prezzi giù, -16%), soia (+45% di superficie coltivata, -13% prezzi medi), molto bene le barbabietole da zucchero (+48% superficie coltivata, raccolto raddoppiato, resa +40) e di diverse colture ortofrutticole (patate +49%, lattuga +13%, mele +15%, pere +5%, ecc.). Si è detto della difficile passata stagione vitivinicola, caratterizzata da un andamento climatico estivo particolarmente umido e piovoso che ha consentito una raccolta di uva pari a circa 10,4 milioni di quintali (-11% rispetto al 2013). Di conseguenza, la produzione di vino é scesa a 8,2 milioni di ettolitri (-9%). Note positive arrivano però dalle esportazioni di vino dal Veneto che nel 2014 hanno registrato un fatturato di 1,67 miliardi di euro (+5,1%), sostenuto dal boom del Prosecco nei mercati internazionali.

Zootecnia e multifunzionalità in agricoltura. Il 2014 segna una crescita del 2,9% della produzione di latte (11,2 milioni di quintali, prezzo medio annuo +2%; ma forti ribassi, tutt’ora in corso, hanno segnato la seconda parte della’anno). La produzione veneta di carne bovina è invece scesa ulteriormente (-2%, 189.200 tonn.), fotografia di una situazione stagnante dal punto di vista commerciale che si riscontra anche nel comparto suinicolo (produzione e prezzo medio -2%). Le attività di supporto all’agricoltura (contoterzismo, manutenzione del verde, attività post-raccolta, ecc.) si sono invece rafforzate, dimostrando come la multifunzionalità sia uno strumento sempre più adottato dalle aziende agricole.

Imprese e occupazione. L’alternanza di preoccupazioni e soddisfazioni che caratterizzano l’annata 2014 riguarda anche il numero delle imprese attive e l’occupazione. Lo scorso anno, il numero di aziende agricole iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio del Veneto è ulteriormente diminuito, attestandosi su 65.988 aziende (-2,5% rispetto al 2013). Si confermano invece in crescita le imprese agricole costituite nella forma di “società di persone” (+1,8%). In calo la forza lavoro che ha visto ridursi il numero di addetti in agricoltura del 3,9% (62.998 unità). Alternanza anche nei settori dell’import e dell’export: il deficit della bilancia commerciale è salito a 1.301 milioni di euro, ma l’export trainato soprattutto dal vino, in particolare dal prosecco, scatta in avanti del +16,8%.

Pesca e acquacoltura. Nel 2014 il valore regionale della pesca è di 179,1 milioni di euro, -3% sul 2013. In flessione la flotta peschereccia veneta: 652 le imbarcazioni. Continuano le difficoltà per la produzione di vongole di mare.

Prime valutazioni 2015. Le prime indicazioni danno una flessione degli investimenti a frumento tenero e orzo. Al contrario, si stima che gli ettari coltivati a frumento possano triplicare. Previsto per il mais un forte calo pari al 15-20%, compensato dall’aumento della soia. Durante i primi mesi del 2015 si osserva una tendenziale stabilità dei prezzi per frumento tenero e mais, con valori comunque inferiori rispetto a quelli dell’anno precedente rispettivamente dell’11% e del 20%. L’annata viticola 2015 sembra progredire bene. Ancora bene l’export di vino, grazie soprattutto agli spumanti. Determinante il successo del Prosecco: il settore degli spumanti italiani, dove le bollicine trevigiane fanno la parte del leone, registra nel primo trimestre 2015 aumenti superiori al 30% in valore e al 40% in quantità. Difficile la situazione nel comparto lattiero caseario dovuta anche al termine del regime delle quote latte. Nel primo semestre del 2015 le quotazioni del latte crudo alla stalla sono in calo del 10-15%, su valori considerati critici per la redditività degli allevamenti. In diminuzione le quotazioni dei principali formaggi DOP veneti. Il comparto della carne resta caratterizzato da una condizione recessiva della produzione. In ripresa i consumi alimentari ma solo per i prodotti confezionati.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Il Radicchio di Chioggia Igp trova il proprio ristorante “Ambasciatore” 2015 e la nuova sede all’Ortomercato di Brondolo (Ve)

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da sx Cristina e Luigi Ghirardon, titolari del ristorante Tavernino di Sottomarina, Ambasciatore 2015 del Radicchio di Chioggia Igp, con Giuseppe Boscolo Palo (presidente Consorzio) e Maurizio Drago (presidente Giuria)

(di Marina Meneguzzi) Al suono di un gioioso rap CRC  – carote, radicchi, cipolle -, tre delle principali colture agricole chiozzotte, ben registrato e cantato dagli alunni di II e III D della scuola Don Milani del IV Istituto Comprensivo di Chioggia (Ve), Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp, ha premiato lo scorso 29 giugno Luigi e Cristina Ghirardon nominando il loro ristorante, il Tavernino di Sottomarina, “Ambasciatore del Radicchio di Chioggia IGP”.

Campi e confezione Radicchio di Chioggia IgpMix tra gusto, cultura e tradizioni. Titolo che spettava al loro locale in quanto vincitore, con la ricetta “Crema di mais al radicchio con mazzancolle in saore di Radicchio di Chioggia Igp”, della gara gastronomica indetta dal Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia IGP in partnership con Venezia Opportunità per dimostrare la versatilità in tavola del “Principe Rosso di Chioggia” e per valorizzarne il territorio di produzione, che va dalla Laguna di Venezia fino al Delta del Po (l’area della Denominazione comprende Chioggia, Cona, Cavarzere, Rosolina, Ariano Polesine, Taglio di Po, Porto Viro, Loreo, Codevigo e Correzzola).

Gruppo ristoranti

La premiazione di alcuni rappresentanti dei ristoranti partecipanti alla gara presenti alla cerimonia

I magnifici dieci. La ricetta vincitrice è stata individuata da una giuria di giornalisti del settore agroalimentare ed enogastronomico, presieduta da Maurizio Drago, socio ARGAV, e chiamata a dare una valutazione dei piatti misurando il giusto apporto del Radicchio di Chioggia IGP, l’abbinamento con gli altri ingredienti, la realizzazione del piatto e la bontà del servizio. Nel ripercorrere le tappe della gara, Boscolo Palo ha rivolto “un sentito ringraziamento ai titolari dei 10 ristoranti partecipanti, che hanno espresso un grande impegno nell’ideare un piatto in grado di esaltare il gusto e le peculiarità del radicchio di Chioggia Igp“. Ha altresì auspicato che “la collaborazione possa continuare e crescere ancor più, e che se ogni gara vuole un vincitore, in questo caso tutti gli altri ristoranti sono arrivati secondi”. A questo riguardo, oltre al Tavernino, i locali che hanno partecipato alla competizione sono: ristorante Mano Amica di Chioggia, ristorante pizzeria Minerva di Sottomarina, Facecook Social-Restaurant di Sottomarina, ristorante pizzeria Medioevo da Raffaele di Rosolina, agriturismo Tenuta Civrana di Pegolotte, ristorante Villa Momi’s di Cavarzere, trattoria Veronese da Gian di Valcerere-Dolfina, ristorante Zafferano di Porto Viro, trattoria La Tavolozza di Torreglia.

Scuola Chioggia rap crc

Alcuni rappresentanti – maestre, genitori, alunni – del progetto “Esploratori” condotto dalle classi II e III D scuola Don Milani del IV Istituto Comprensivo di Chioggia

Valorizzare e formare. “La gara non è stata solo un’iniziativa di valorizzazione, ma anche di formazione per far capire, anche e soprattutto qui, nel territorio dove il Radicchio di Chioggia Igp si coltiva, il grande valore aggiunto insito nel prodotto col marchio della Denominazione“, ha aggiunto Boscolo Palo. Il valore della conoscenza è stato caldeggiato anche da Mary Nordio, maestra della Don Milani che ha condotto, insieme ad altre colleghe e ai genitori dei bambini, il progetto scolastico “Esploratori”, che ha portato anche alla realizzazione della performance rap degli allievi. “Si sa, i bambini hanno sempre difficoltà a mangiare le verdure, ma bisogna conoscere per sapere, e con questo progetto abbiamo fatto capire ai bambini, in modo divertente, le salutari virtù offerte dalle colture agricole del nostro territorio“, ha spiegato la Nordio.

Taglio Nastro

Da sx Giuseppe Boscolo Palo (Consorzio Radicchio di Chioggia Igp) e Marco Dughiero (Assessorato Attività Commerciali di Chioggia)

Ritorno all’antica sede. Oltre alle premiazioni della gara, nel corso della mattinata è stata inaugurata anche la nuova sede operativa del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia IGP all’Ortomercato di Chioggia, in cui aveva trovato spazio inzialmente nel 2009, all’epoca della costituzione del Consorzio, successiva al riconoscimento Igp.  A tagliare il nastro, insieme a Boscolo  Palo, c’era l’assessore alle Attività Economiche e Produttive, Marco Dughiero, che ha propiziato, insieme al presidente Coldiretti Venezia e consigliere della CCIAA veneziana Jacopo Giraldo, il ritorno del Consorzio presso le strutture del Mercato Orticolo di Brondolo. “Il dovere di chi rappresenta le imprese è andare loro incontro e la tutela attraverso il Consorzio è l’unica strada per la valorizzazione del radicchio di Chioggia“, ha detto Giraldo. “Promuovere il marchio radicchio di Chioggia Igp significa anche promuovere la città di Chioggia, ed in questo senso il Consorzio potrà contare sempre sulla nostra fattiva collaborazione“, ha aggiunto Dughiero.

Boscolo Palo_Coldiretti

da sx Jacopo Girardo (presidente Coldiretti Venezia e consigliere CCIAA Venezia) con Giuseppe Boscolo Palo (Consorzio Radicchio di Chioggia Igp)

Verso una Borsa dei Radicchi veneti a Chioggia? Il Consorzio sta conducendo una forte azione di promozione – fiere nazionali e all’estero, manifestazioni regionali e locali, realizzazione di materiale informativo – confortata da successi mediatici. Al momento, purtroppo, mancano i riflessi positivi sulle quotazioni del Radicchio a marchio Igp, i cui quantitativi prodotti e certificati, sia pur incrementati fino al raddoppio negli ultimi due anni, rimangono ancora marginali rispetto alla potenzialità dell’area della denominazione, che si aggira attorno ai 600mila quintali. Di conseguenza, il Consorzio ha riscontrato una certa problematicità nel convincere le aziende agricole del territorio a certificarsi per la produzione di Radicchio a marchio Igp, anche ai fini di un ampliamento della platea sociale. Aspetto, questo, che il Consorzio auspica di superare anche grazie alla presenza all’interno dell’Ortomercato e alla conseguente possibilità di contatto quotidiano con i produttori. Il fatto di trovarsi all’interno dell’Ortomercato, sarà anche elemento catalizzatore nell’evoluzione della gestione dei due mercati contigui di Chioggia e Rosolina, ipotesi conseguente alla fusione tra le Camere di Commercio di Venezia e Rovigo nella Camera Delta-Lagunare. Infine, essendo l’Ortomercato di Chioggia la “piazza mercantile” dove si forma il prezzo dell’unico radicchio presente sugli scaffali tutto l’anno, proprio qui – grazie anche alle Organizzazioni di produttori Consorzio, operanti sul territorio – potrebbe trovare collocazione una “Borsa dei Radicchi Veneti”.

Alta Val di Chiampo, terra di sapori (e cuori) genuini, vanta il primato in Veneto di produzione di carciofi di montagna

Soci Argav

I soci ARGAV a Marana di Crespadoro, nei campi di Agrimea

(di Marina Meneguzzi) Da alcuni anni a questa parte, è tradizione per la nostra Associazione condividere parte della giornata dedicata all’Assemblea sociale di metà anno con coloro ai quali abbiamo attribuito, nell’anno precedente, il Premio ARGAV. Così è stato per l’Assemblea tenutasi il 14 giugno scorso, ospitata a Marana, frazione di Crespadoro (VI), in Alta Val di Chiampo, a 850 metri d’altezza, nella sala riunioni di Villa Santa Rita, struttura nata come casa di preghiera degli Agostiniani, poi passata alla Provincia ed ora sede di Agrimea, la cooperativa agricola sociale a cui è andato il Premio ARGAV 2014 (leggi le motivazioni e lo scopo sociale della Cooperativa).

Terre alte, sole, mani e cuore. Ad accoglierci con un caldo benvenuto c’erano alcuni ragazzi ospiti della Cooperativa, insieme al presidente Giancarlo Sanavio, psicologo ed economista, e al vicepresidente Alessandro Mecenero, già sindaco di Crespadoro.  A parlarci “in campo”, oltre a loro c’era Nicolò Franco, giovane perito agrario che segue i lavori agricoli, coadiuvato da altri consulenti agronomi e dai ragazzi ospiti della cooperativa, che vengono coinvolti in tutte le fasi della filiera agricola.

Campo carciofi

campi di carciofi Agrimea

Nessuno ci credeva. “In tutto coltiviamo 4 mila piante di carciofo – ha raccontato Nicolò – una varietà ibrida pugliese che ben si adatta alla montagna, solo che in Puglia matura a novembre mentre da noi matura in estate, da maggio a settembre. Quando abbiamo iniziato l’attività, neanche i tecnici di Veneto Agricoltura  credevano nella nostra buona riuscita, oggi siamo i primi e gli unici produttori di carciofo di montagna in Veneto. Produzione, questa, a cui abbiamo affiancato quella invernale della Rosa di Marana, radicchio tenero e prelibato che fiorisce anche sotto la neve e che, dopo la raccolta, completa la sua maturazione al chiuso, al buio e al caldo. Coltiviamo anche fagioli – ha concluso Nicolò – soprattutto per arricchire di azoto il terreno“.

Siviero

da sx Alessandro Mecenero e Giancarlo Sanavio, rispettivamente vicepresidente e presidente Agrimea

Pochi minuti di attività agricola al giorno, e già si notano benefici nel temperamento dei ragazzi autistici. L’attività agricola è stata avviata per soddisfare la necessità di autofinanziamento della Cooperativa, ma è molto importante  anche a livello terapeutico. “Da quanto abbiamo iniziato,  circa un anno e mezzo fa, abbiamo avuto risultati più che soddisfacenti sulla ventina di ragazzi ospiti della nostra struttura, che vanno dai 10 ai 22 anni“, ha spiegato Sanavio. Che ha aggiunto: “In Veneto oggi si registra 1 caso di autismo ogni 130 nati, quindi c’è un numero incredibile di bambini autistici, malattia che sembra colpire in prevalenza i maschi (1 femmina su 5), ma che fino ai 3 anni di vita è difficile da diagnosticare e anche dopo, i familiari e la stessa scuola, sono poco attrezzati culturalmente per riconoscerla, mentre sarebbe importante individuarla già nel primo anno di vita“. “L’autismo – ha continuato Sanavio – porta chi ne è colpito a chiudersi in se stesso, a non voler comunicare, è una patologia le cui cause sono ancora da accertare, anche se un recente studio americano della Nasa sembra individuare la causa scatenante nell’alimentazione dei genitori ed in particolare nell’assunzione di oli vegetali, come l’olio di palma, che possono modificare il Dna”. “Siamo una delle poche realtà che si fa “carico”, dal punto di vista psicologico, anche delle famiglie dei ragazzi“, ha concluso Sanavio, aggiungendo: “Il fatto di essere in montagna costituisce uno “splendido isolamento” necessario per la loro cura, condotta da 30 operatori, che lavorano a turno notte e giorno. Al 90% i ragazzi da noi seguiti riescono a integrarsi in famiglia e nella società. E questo, anche grazie al lavoro nei campi“.

Prodotti 2Marana, terra di squisiti tartufi. Una realtà così appagante dal punto di vista umano ha destato nei soci ARGAV molte sensazioni, dalla preoccupazione verso una patologia a cosi alto tasso di incidenza sulla popolazione, all’ammirazione verso coloro che si spendono con tanta energia e passione nella cura, al pizzico di orgoglio per aver premiato una realtà agricola-sociale dall’obiettivo così importante. E che, in fase di conclusione dell’incontro, ha fatto conoscere anche aspetti enogastronomici d’eccellenza dell’alta Val di Chiampo, ad iniziare dal buon tartufo nero di Marana,  promosso dall’Associazione per Marana e Tartufai dei Lessini Vicentini presieduta da Giuseppe Cacciavillani, presente al convivio. Dopo i Colli Berici, il territorio di Marana di Crespadoro è il secondo centro per importanza di produzione di questo scorzone, che si trova in Primavera e in Autunno grazie al fiuto di cani appositamente addestrati. La tradizione locale lo vuole gustato insieme a riso, tagliatelle e spaghetti, se volete averne un assaggio ricordate che la mostra mercato del prelibato tubero si tiene l’11 ottobre 2015 a Marana di Crespadoro (maggiori info cell. 348-8047561).

Sindaco Vice Sindaco Associazione Assemblea Soci Crespadoro

da sx Liliana Monchelato, sindaco di Altissimo, Enrico Corato, vicesindaco di Nogarole Vicentino e Giuseppe Cacciavillani, presidente Ass.ne Tartufo di Marana

Noci Altissimo

Le noci di Altissimo

Sapori (e noci) soprendenti. Oltre al tartufo, abbiamo assaggiato altre prelibatezze, tra cui la trota e il formaggio di montagna del comune di Altissimo, entrambi prodotti De.Co. (Denominazione Comunale), presentati nell’occasione dal sindaco Liliana Monchelato. Altissimo ha una solida tradizione nel settore della troticoltura. Le trote fario e iridea sono allevate in peschiere alimentate dalle acque del fiume Chiampo e vengono nutrite con mangimi naturali. La trota, preparata ai ferri o fritta, è protagonista di una festa che si tiene ogni maggio ad Altissimo ed è curata dall’Associazione GS Molino (maggiori info Adriano Gefry Cracco tel. 335-7755373). Il formaggio, invece, è  prodotto dal Caseificio Cooperativa di Altissimo (tel. 0444-487114), è fatto solo con latte crudo, stagionato da 2 mesi a 2 anni, ed è l’unico autorizzato nel territorio a chiamarsi “formaggio di montagna”, essendo il Caseificio, i pascoli e le aziende agricole che conferiscono il latte situate ad una altitudine superiore ai 600 metri. Parte del formaggio in degustazione era farcito con le noci di Altissimo, la cui grandezza ha colpito tutti i presenti.

IMG_3853-Copia-1024x489Formaggi da concorso. Altra bella località che si trova a cavallo tra le valli del Chiampo e dell’Agno è Nogarole Vicentino che, sempre a maggio, organizza la festa del formaggio e dei prodotti De.Co. “La manifestazione promuove il ricco patrimonio gastronomico del territorio – ha raccontato Enrico Corato, vice sindaco di Nogarole – e consta di un concorso tra i quattro caseifici delle valli Agno-Chiampo (Nogarole, Altissimo, Castelgomberto e Trissino), l’organizzazione di una camminata naturalistica e culturale alla scoperta delle contrade e dei capitelli disseminati sul territorio e la realizzazione di un menù enogastronomico in cui a farla da padrone sono i formaggi locali e gli gnocchi con la “fioretta” prodotta per affioramento in una delle fasi di produzione della ricotta”.